Santa Maria di Jaddico

Luoghi di devozione alla Madonna

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Santa Maria di Jaddico

Messaggio da Ospite » dom mag 02, 2010 11:29 am

STORIA DEL SANTUARIO DI JADDICO

Il Santuario è aperto notte e giorno e sempre numerose sono le persone che vengono a pregare. Sono rari i pellegrinaggi di pullman, mentre è continuo l'afflusso di gente, soprattutto uomini, che silenziosamente sostano con le loro auto davanti al piazzale ed entrano per affidare al Signore i segreti del proprio cuore. All'ingresso c'è un grande Crocefisso che attira l'attenzione. Non si può rimanere indifferenti davanti al sacrificio di Gesù. La consueta acquasantiera ci fa bagnare con l'acqua del battesimo e rinnova in noi la purificazione e la santificazione. Poi lo sguardo, e quindi la fede, ci portano in avanti verso il basso, dove ammiriamo qualcosa di originale in confronto a tutte le altre chiese. Dobbiamo scendere diversi gradini per trovarci davanti ad un alto muro, un avanzo di una vecchia costruzione, un enorme portale diroccato, massiccio e fatiscente, dove al centro ammiriamo un'immagine che porta i segni di un intonaco corroso dal tempo: è la Madonna di Jaddico. Si tratta di un affresco raffigurante la Vergine Santissima con in braccio Gesù, nelle fattezze di un bimbo biondo. Con una mano Maria sorregge e quasi guida il divino bambino a benedire, con l'altra sorregge, in un misto di colori sbiaditi e poco marcati, un gallo che sembra accarezzato dalla manina di Gesù. Maria appare come una mamma non giovanissima, intenta a fissare, con i suoi grandi occhi materni, chi le sta davanti. La stessa bocca chiusa ed accorciata dal logorio del tempo, sembra invitare alla contemplazione silenziosa del Figlio. E' Maria che ci porta a Gesù. E' Maria che continua ad offrirci Gesù e, non a caso, sullo stesso rudere, poco a fianco dell'immagine, è stato incassato un tabernacolo, che contiene la presenza reale di Dio nell'Eucarestia.

L'origine di un Santuario in genere ha le sue radici in un fatto straordinario che ha creato interesse. Tornare indietro nel tempo per stabilire la nascita della nostra vecchia chiesa e quella dell'immagine, rimasta miracolosamente impressa su quel muro ormai in rovina, è difficile. Dobbiamo accontentarci di rivivere ciò che ha attirato da non molti anni l'attenzione e la preghiera di tanti fedeli che vengono a pregare ed a presentare a Maria le proprie necessità. I Santuari sono luoghi privilegiati nei quali aleggia in un modo tutto particolare la presenza di Dio attraverso la mediazione di una persona cara a Dio stesso. Chi più caro di Maria? Chi più amato e perciò più ascoltato da Dio di Colei che ha avuto il privilegio di essergli madre nella sua vita terrena? Chiedere a Dio per intercessione di Maria è il mezzo più efficace per ottenere. Chi viene al Santuario di Jaddico con l'intenzione di domandare qualcosa, appena entra si sente avvolto da questa materna protezione, tanto che non ha più bisogno di specificare la richiesta. Maria sa ciò di cui abbiamo bisogno e Maria ottiene certamente qualcosa per il nostro bene, anche quando non appare immediatamente.


Madonna di jaddico

1962. Intorno a Brindisi c'è molto spazio verde ingiallito d'estate dal sole cocente. Qua e là macchie più scure di alberi e canne, che, specialmente intorno a canali e ruscelli, rendono meno brullo il terreno. Così è la zona, chiamata Jaddico, a cinque chilometri da Brindisi venendo da Bari. Un canale, che va verso il mare, attraversa la strada in terra battuta che porta a Ostuni. Poco all'interno gli avanzi di una vecchia chiesa medievale, della quale resta in piedi un solo mezzo arco sostenuto da una parete di pietre, che benché grosse, lentamente vanno sbriciolandosi rendendo ancora più impervio il terreno circostante. Arbusti, canne ed alberi frangivento nascondono quel rudere che solo qualche contadino del luogo conosce. Ormai rovi e spine lo hanno completamente circondato e nessuno fa più caso ad una vecchia immagine consumata e graffiata dal tempo, dipinta sotto l'arco che sta per crollare. La storia di Brindisi parla di questa chiesa come un luogo di riferimento per le autorità ecclesiastiche che entrando in città si fermavano a rifocillarsi e mettersi in ordine prima di intraprendere il viaggio degli ultimi chilometri. Questo fino al 1770. Poi più nulla.

La notte tra l'11 e il 12 agosto di quell'anno un vigile urbano della città fa un sogno che egli definisce "strano". Si trova in questa zona, che conosce bene, perché ha un pezzo di terra poco lontano, e sente una voce femminile che gli ripete due volte: "portami ceri e fiori!" Teodoro D'Amici, questo è il nome del vigile cinquantenne che sogna, non dà importanza a quanto sentito e continua il suo lavoro di vigilanza in città, dimenticando ogni cosa.
Teodoro, era visto da tutti come un uomo autoritario e rapido nei gesti, per questo incuteva rispetto e timore ed era destinato ai servizi più scomodi; quando alzava la mano erano dolori, non la perdonava a nessuno.Pochi però, sapevano che dietro quella "ruvida scorza", si nascondeva un uomo semplice e gioviale.
La notte seguente il sogno si ripete e Teodoro comincia a preoccuparsi. Non vuole dare retta ai sogni, lui specialmente che in chiesa non va mai, lui che è tanto serio da mettere paura alla gente durante il suo lavoro. Gli sembra ridicolo credere a certe fantasie. Ma il pensiero di quando sentito per la seconda volta lo tormenta. Nel suo lavoro è fortemente distratto. Si meraviglia con se stesso: lascia correre tante infrazioni, lui che aveva fatto la contravvenzione persino al padre ed aveva richiamato all'ordine il suo comandante. La mente sta a Jaddico. Altra notte, questa volta quasi insonne.

E' l'antivigilia dell'Assunta. Domani avrà un'altra giornata di lavoro e poi sarà ferragosto… ma non riesce a dormire. Finalmente si assopisce e nel sogno sente di nuovo quella voce, questa volta più insistente, anche se più dolce: "Portami ceri e fiori!" Si sveglia di soprassalto. Non riesce più a chiudere occhio. Pensa e ripensa come fare per togliersi di dosso quest'assillo. L'unica cosa è andare a Jaddico e fare ciò che il sogno gli ha suggerito, ma come non farsi notare? Si vergogna e non vorrebbe davvero che qualcuno dubitasse della sua serietà. Un'azione del genere lo renderebbe ridicolo. Ci tiene ad essere considerato integerrimo, intransigente e severo e il credere a certe fantasie, lo screditerebbe certamente.

La sua giornata di lavoro diventa un inferno. Passa e ripassa davanti a un chiosco di fiori e finalmente verso sera, quando il traffico si è molto rallentato, compra in gran fretta un mazzo di fiori e lo depone nella sua auto. Con forzata indifferenza entra anche nel negozio di lumini e ne acquista due. Poi di volata a casa, sperando che nessuno l'abbia visto. Non entra, ma nel garage, facendosi coraggio, si rivolge all'amico Martinelli, che sta mettendo un po' d'ordine, e con un fare alquanto imbarazzato, gli chiede se lo può accompagnare, perché per motivi di lavoro deve andare in campagna. L'amico accetta e sale in macchina con lui. Durante il viaggio silenzio assoluto. E' il fare consueto di Teodoro.

Si arriva a Jaddico. Teodoro scende prendendo dal sedile posteriore il mazzo di fiori e la busta coi due lumini. Dice all'amico di aspettare un momento e sparisce in gran fretta tra le sterpaglie del fosso che divide la strada dal rudere. Il buio lo inghiotte. Deve farsi strada tra arbusti e rovi, deve scendere e risalire. Pietre e sassi, resti della vecchia chiesa, lo fanno inciampare più volte. Ci mette un po' di tempo, ma poi finalmente arriva davanti al muro. Scansa come può qualche ramo di spine che insiste proprio davanti al dipinto. Prende una pietra cercando di creare un piano per mettere i lumini che intanto ha acceso per vederci meglio. Fa un mezzo segno di croce, accompagnato dal consueto bacio della mano, e non potendo o non sapendo fare di più torna alla macchina. Sale parlando a voce alta con sé stesso: "Ho fatto un sogno strano" e non aggiunge altro. L'amico fa finta di non sentire, perché sa che a qualsiasi domanda non riceverebbe risposta. Tornano a casa. La moglie di Teodoro sta ad aspettarli. L'ora è tarda, ma soprattutto inconsueta per Teodoro, sempre tanto preciso.

Licenziato l'amico, tra le quattro mura domestiche comincia un'animata discussione con la moglie Giuseppina, che, senza farsi vedere, l'aveva osservato mentre partiva e soprattutto aveva notato il mazzo di fiori nella macchina. Lo assale prima con una tempesta di domande, poi con esclamazioni, invettive ed anche minacce: "Dove sei stato? A chi hai portato quei fiori?". Teodoro esclama solo: “motivi di lavoro!” e all'insistenza loquace della moglie aggiunge: "Non ti sporcare la bocca, che potresti pentirtene". E’ stranamente tranquillo e questa calma infastidisce ancora di più Giuseppina che va a letto eccitatissima. Non è mai successo. La famiglia è stata sempre unita. Quale donna l'avrà tentato? Non sa darsi pace e non riesce a prendere sonno. Teodoro, invece, tranquillo si addormenta pensando a quel muro, a quella immagine sbiadita davanti alla quale ha acceso i lumini. Prima di chiudere gli occhi, gli sembra di stare ancora lì davanti. Vorrebbe dire una preghiera, ma da quando era bambino non ha più pregato. Il cuore è in pace, in una pace che non ha mai sentito prima. Le lamentele della moglie non lo turbano più di tanto.

La notte avanza. Giuseppina è sempre sveglia, non riesce ad addormentarsi e si tormenta la mente facendo scorrere nella sua fantasia le possibili persone destinatarie dei fiori. A dire il vero non trova alcun appiglio, Teodoro non ha mai dato adito a sospetti, è stato sempre serio e attaccato alla famiglia. Le congetture si moltiplicano inutilmente innervosendola sempre di più. Si gira e rigira nel letto. Poi si calma e immobile fissa il soffitto. Improvvisamente si accorge che il marito sospirando balbetta qualche parola. Tende l'orecchio, trattiene il respiro, non vuole perdere una sillaba di quello che il marito nel sonno possa rivelare.

E' convinta che finalmente scoprirà il segreto. E… meraviglia, ascolta: "Sei stata contenta dei fiori? - Sì, Madonna mia, te ne porterò degli altri. - Tutto come vuoi tu!… - Va bene, di notte… fra sette giorni, a mezzanotte, te ne porterò ancora… - Sì, Madonna mia, farò come mi dici… Tutto quello che mi dici lo farò". Altro che tradimento! Resta sbigottita e confusa. Si stropiccia gli occhi nel buio. Lei è proprio sveglia ed ha sentito bene. "La Madonna! - ripete dentro di sé. - I fiori erano per la Madonna! - La Madonna a mio marito? - Proprio a lui…?!" Esclamazioni e domande che non ricevono risposta. Cerca di ricordare nei dettagli ciò che ha ascoltato. Vorrebbe farsene una ragione, capire di più, saperne di più, ma non riesce a spiegare nulla. "Teodoro non è mai andato in chiesa… Teodoro non ha mai parlato della Madonna, di nessuna Madonna…", mormora dentro di sé e stenta di nuovo a prendere sonno, questa volta però non per rabbia, ma per stupore. Nell'anima anche in lei torna la pace, la serenità, anzi gli occhi le si inumidiscono. Continua a guardare il soffitto, e si accorge che sta pregando piangendo. Alla fine si addormenta.

La luce del mattino vede i nostri sposi rappacificati. Nessuna parola, nessun commento, nessuna rivelazione di ciò che ciascuno ha ascoltato. Silenziosamente ognuno riprende le proprie attività e sembra che un alone di mistero aleggi per casa. Lui va al lavoro, lei alle faccende domestiche. Del sogno neppure un accenno ed anche della sera precedente nessuna menzione, sembra tutto dimenticato. Cosa avrà pensato Teodoro di questo repentino cambiamento della moglie? Forse anche a lei la Madonna nel sonno ha parlato? Non osa fare domande per non turbare la pace riacquistata. Percorre le strade di Brindisi sempre più distratto. Per Giuseppina c'è solo da scoprire dove Teodoro sia andato a portare quei fiori e dove soprattutto dovrà andare, come chiesto dalla Santa Vergine. A casa si respira una curiosa ma serena attesa, sembra proprio che si aspetti qualcosa. Lui sempre riservato continua il suo lavoro. Lei, forse più rispettosa, aspetta con ansia la sera del ventuno agosto. Già una trasformazione è avvenuta nel cuore di Teodoro e di Giuseppina. Maria opera silenziosamente e con molta delicatezza.

Teodoro con la gente è differente, resta ligio al suo dovere, ma il modo di trattare appare meno rigido. Con la famiglia continua nell'abituale poca espansività. Durante la settimana si prepara a questo secondo incontro, e senza farci troppo caso comincia a pregare, così, spontaneamente, col pensiero, dicendo solo qualche invocazione alla Vergine Santissima. Se passa davanti a qualche chiesa, un po’ timidamente si segna, poi qualche volta prova pure ad entrare, resta in piedi, in fondo, e nella mente gli ritorna l’Ave Maria che balbetta lentamente. Giuseppina passa la settimana pensando e ripensando a quelle parole pronunciate di notte dal marito, vorrebbe scoprire qualcosa di più, ma la prudenza le suggerisce di avere pazienza.

I sette giorni passano lentamente e finalmente arriva il 21 Agosto 1962. Dopo cena Teodoro scende dall’amico Martinelli. Ha già preparato nella macchina un bel mazzo di fiori e qualche lumino. Stando davanti al garage, timidamente, come se continuasse un discorso, propone all’amico di accompagnarlo “dove siamo stati la settimana scorsa per motivi di lavoro”, dice. L’amico scuote la testa e con fare deciso: “Ma sei matto!? In quel luogo impervio... di notte... luogo di briganti... così isolato? No, mi dispiace, ma non vengo!” Teodoro insiste imbarazzato e triste: "E' un dovere che devo compiere!", ma non c’è nulla da fare, l’amico appare veramente irremovibile. Giuseppina che cerca di seguire il marito soprattutto questa sera in tutte le sue mosse, sta lì, vicino alla porta del garage e fingendo di trovarsi per caso e interviene, prima un po’ timidamente, poi con più coraggio: “Dovunque devi andare, ti accompagno io!” Teodoro la guarda perplesso e titubante. Giuseppina insiste, si fa avanti, usa tutte le ragioni per convincerlo ad accettare la sua disponibilità, senza naturalmente far capire quello che già sa, ed ottiene finalmente il freddo e tagliente “Andiamo!”.

Durante il viaggio nemmeno una parola. Un silenzio pesante e alquanto imbarazzante per tutti e due. Giuseppina non osa fare domande; ora, ciò che segretamente sa, le basta, fra poco conoscerà anche il luogo, la chiesa, la Madonna, cerca perciò di mantenersi calma e paziente. Possiamo immaginare l'animo di Teodoro: cosa dovrà dire alla moglie? La Madonna pensa a distrarre tutti e due dalle loro angosce e vanno avanti. Arrivano finalmente sulla strada adiacente al vecchio muro e si fermano più vicino possibile al fosso che li separa dal rudere stesso. Teodoro prende i fiori e i lumini, scende, mentre la moglie resta in macchina. Silenzio. Un solo: "Aspettami qui!" Teodoro sparisce nel buio.

Come la settimana precedente si fa strada tra arbusti e rovi, passa il fosso e arriva davanti all’affresco dell’immagine della Madonna. A questo punto è la moglie che racconta: "Vidi improvvisamente una grande luce che veniva da quel muro". Non solo il muro è illuminato, ma la luce si spande per tutta la campagna. Teodoro dirà in seguito a qualche amico che appena deposti i fiori, mentre si accingeva ad accendere i lumini, improvvisamente viene avvolto da questa luce straordinaria e ricorda solo di essersi sentito male, di essere caduto in ginocchio e di non ricordare più nulla. Gli esce dal cuore, più che dalla bocca, qualche Ave Maria, ma la luce lo copre come se fosse un manto. Resta preso, immerso in questa luce e l'emozione è grande. Anche quando, cercando di ricordare, racconterà, non riuscirà che a ripetere: "Che luce!" e nient'altro. Quanto tempo passi non se ne rende conto. Balbetta le parole dell'Ave Maria, poi tace, poi di nuovo "Ave Maria". Sente la presenza della Madonna anche se non dirà mai di averla vista. Poi, riprese alquanto le forze, gli viene da gridare, e riesce a balbettare: "Dimmi cosa vuoi!... sono pronto a tutto... voglio essere servo tuo!" Le parole giungono alle orecchie della moglie, che frattanto è scesa dalla macchina, le sente spezzettate tra un sospiro e l’altro, ripetute più volte, e non sa cosa fare. Appena scorge quella luce pensa a un incendio, poi a un'imboscata, a un tranello. Si accorge che la luce non è come le altre luci, non è né un fuoco e neppure un riflettore. Vorrebbe tornare a Brindisi per chiedere aiuto, ma non sa guidare. Si chiude in macchina impaurita e tremante.

Dopo qualche minuto torna il buio e all'oscuro aspetta con ansia. Finalmente arriva Teodoro che barcollando si accosta alla macchina. Ha il respiro affannoso. Ansimante si butta sul sedile di guida e piange... suda freddo.... Giuseppina lo scuote, gli fa molte domande, non riceve risposta. Capisce che la situazione è delicata e non insiste, aspetta che si riprenda. Deve passare un buon quarto d'ora perché Teodoro possa calmarsi. Mette in moto l’auto e mentre si avviano a casa scambiano tra loro poche battute su quanto visto, senza commento: "Hai acceso un fuoco?" "Perché, tu hai visto il fumo?" "Ma quella luce?" "L'hai vista anche tu?" "Ma che era? Ho avuto paura!" "Paura? E perché? Era la luce! Luce, solo luce!" Giuseppina è emozionata anche lei, si ripetono l'un l'altro: "Che luce!". Quindi silenzio fino a casa. Quando scendono dalla macchina devono asciugarsi gli occhi perché senza accorgersene hanno pianto..... In fondo al cuore quella luce ha prodotto qualcosa di nuovo, c'è in loro una pace soprannaturale. Si guardano, sorridono e vanno a letto segnandosi e dicendo per la prima volta insieme l'Ave Maria.

Il giorno dopo Teodoro trova il tempo per andare di nuovo presso il muro diroccato, ci va di giorno per cercare di togliere rovi e spine. L'impresa non è facile e deve tornarci anche i giorni seguenti. Silenziosamente e da solo comincia anche a zappettare intorno al muro, a togliere arbusti e spine, a creare un po' di spazio. E' sempre riservato e dell'accaduto non dice nulla a nessuno. Giuseppina invece non vede l'ora di parlarne. Così, appena vede la figlia le racconta tutto. Se ne parla in famiglia. Anche Martinelli, che aveva accompagnato Teodoro la settimana precedente, viene messo al corrente. Le domande fatte a Teodoro continuano a non ricevere risposta. Guarda in alto, sembra che riviva quello spettacolo luminoso, e tace. Il giorno dopo coloro che sono venuti a conoscenza dell'accaduto non osano parlarne fuori della loro cerchia. Sono alquanto perplessi e anche se non vogliono mettere in dubbio il racconto di Giuseppina, pure stentano a pensare a qualcosa di veramente straordinario.

La notte del 26 Agosto 1962 Teodoro sogna ancora la Madonna. "Sono servo tuo, dimmi quello che vuoi!" "Vieni a pregare, ma di notte. Portami fiori e ceri!" Da semplici ceri e fiori questa volta la Madonna passa a chiedere qualcosa di più importante, chiede la preghiera e la chiede unita al sacrificio del sonno. E’ la psicologia di Maria che ci porta piano piano all’incontro con Dio, che avviene sempre attraverso la preghiera e il sacrificio. Teodoro deve imparare tutto questo, e lo imparerà presto. Ora si apre con Giuseppina e le racconta il sogno: “devo andare di nuovo la sera a portare fiori” le dice. Bast

ano queste poche parole per mettere in agitazione la moglie che corre ad avvertire la famiglia Martinelli. Cercano di non spargere la voce, perché in giro si è già sentita qualche malevola interpretazione.

La sera si organizzano due macchine: sono sette persone, tre dei Martinelli e quattro della famiglia D'Amici. Giuseppina che ha visto la luce è emozionatissima, lui, Teodoro, è calmo di una calma che sorprende; gli altri sono tra lo scettico e il curioso. Sorridono. Si parte. Nella macchina di Teodoro c'è silenzio, nell'altra si fanno ipotesi le più strane per spiegare, prima del tempo, l’eventuale fenomeno sentito raccontare da Giuseppina. Sarà vero? E' solo un'impressione? Si è ingannata? Non dubitano della sincerità, ma…. Arrivano all'altezza del muro. Le macchine si fermano sulla strada. Cauti scendono tutti. Teodoro solo però va avanti verso il muro. Appena comincia la discesa del fosso, prima ancora che arrivi davanti all'immagine di Maria, una luce grandissima investe tutta la campagna circostante: la luce viene dal muro. Teodoro scompare tra rovi e spine, gli altri impietriti restano appoggiati alle proprie macchine, non osando andare oltre.

L'emozione di tutti è grande. Poi cadono uno dopo l'altro in ginocchio e tremanti lentamente e quasi singhiozzando cominciano a recitare l’ Ave Maria. L'affresco della Madonna sul muro continua a risplendere e ad illuminare tutto dintorno. Da lontano si vede Teodoro in ginocchio davanti al quadro, avvolto dalla stessa luce. Non si muove, sembra avere gli occhi fissi in avanti. Quanti minuti passano? Nessuno sa dirlo. Torna il buio, che sembra ancora più pesto, dopo la grande luce di prima. Teodoro si alza, sembra barcollare, e si avvia verso le macchine guidato dal tenue bagliore delle lampade accese. Anche questa volta si sente male, ha l’affanno e ci vuole del tempo perché riprenda a guidare la macchina. Tutti tacciono commossi. Non ci sono più domande da fare, non ci sono più dubbi. Hanno gli occhi umidi di pianto e dalla bocca esce solo qualche esclamazione: "Madonna mia!" Il cuore di tutti batte forte. Si aspetta ancora qualche minuto, poi finalmente si riparte, sono le prime ore del 27 Agosto. Questa data la ricorderemo insieme a quella dell'ultima illuminazione che, vista sempre da tutti i presenti, avverrà il 27 maggio dell'anno successivo. "Ventisette" sarà per il Santuario un numero sacro, che chiamerà tanta gente ai piedi di Maria, ogni mese.

L'avvenimento, ora, non può restare più riservato. Ma quale la risposta della gente? Quando avvengono fatti straordinari la prima reazione di chi li sente raccontare è quella della diffidenza o per lo meno del dubbio. Poi vengono messi al vaglio gli eventuali protagonisti, e chi più ne sa più ne mette, per decretare inesorabilmente l’impossibilità dell’accaduto. Specialmente all'inizio, coloro che credono sono pochi e vengono subito apostrofati come “creduloni”. Così anche nel nostro caso, quando la cosa fa cautamente il giro delle famiglie, pochi si trovano disposti ad accettare. Si dice: "Proprio a quel vigile urbano, senza scrupoli e senza cuore, un messaggio dal cielo? Impossibile!"

Si deve essere prudenti in fatti del genere, la Chiesa stessa lo consiglia per non dare adito al demonio di approfittarne, ma la cattiveria dell'uomo tante volte supera l'opera stessa di satana. Così cominciano critiche, frecciate, motteggi, scherni. Proprio a Teodoro una manifestazione di Maria? Proprio a quell’uomo burbero, freddo, intransigente? A Brindisi tutti hanno paura di lui. Quando lo vedono, da lontano, attraversano la strada per non incontrarlo. Ma i disegni di Dio non coincidono con i nostri, soprattutto le scelte del Signore per far parlare Maria con l’umanità, sono differenti da quelle degli uomini.

La Madonna si rivolge a gente semplice, spesso ignorante, noi diremmo ai meno adatti, secondo i nostri criteri. Così è stato e sarà sempre nella storia delle tante apparizioni. La gente critica, pochi credono e purtroppo pochi approfittano di questi segni per crescere nella fede attraverso la preghiera. Eppure Maria ha chiesto di pregare. Teodoro l'ha sentito nel sonno, ma l'ha sentito soprattutto nel cuore e tutte le sere, dopo il lavoro, prima di tornare a casa si porta a Jaddico a mettere il suo cuore nelle mani della Vergine Santissima. Continua a pulire e a rendere più decoroso lo spiazzo davanti al muro. Qualcuno lo aiuta, spinto più da una forza interiore che dal racconto dei testimoni. Ciò che impressiona è soprattutto il silenzio di Teodoro che non solo non racconta, ma non risponde a chi gli domanda qualcosa. E’ raccolto, riservato, sembra che abbia il pensiero rivolto altrove. Ci si accorge che un cambiamento anche esteriore si sta operando in lui. Il suo sguardo è diventato più limpido, più luminoso. Questo suo atteggiamento diventa una garanzia sulla verità di quanto è accaduto.

Egli tace e lavora, tace e, quando non c'è nessuno, si mette in ginocchio davanti a quella immagine e prega. Chi lo accosta si accorge che spesso ha gli occhi umidi di pianto. Le spine e gli arbusti sono ormai tolti, resta di tracciare un percorso più comodo che dalla strada porti al muro. Il dover scendere e risalire dal fosso è pericoloso. Così Teodoro pensa di creare un nuovo sentiero, più lungo, ma più comodo, per coloro che vogliono venire a pregare. Mette un inginocchiatoio, qualche vaso di piante e dei portafiori. L'immagine di Maria col Bambino, anche se molto rovinata, comincia a spiccare nel rozzo muro e ad attirare l'attenzione di coloro che si accostano. Le autorità ecclesiastiche, come sempre in questi casi, cercano di non intromettersi. Chi si reca a pregare lo fa a carattere personale senza chiasso.

Così piace anche a Teodoro che non invita nessuno. Egli impara presto a pregare e a dire il Rosario, che, raccolto, recita ogni sera in ginocchio presso il muro. Un gruppo di persone lo seguono e pregano, ma all’inizio prevale la preghiera personale. Di giorno Teodoro continua a compiere bene il suo lavoro di vigile urbano. E' ligio al dovere, e chi lo incontra, anche se nei modi è cambiato, continua ad avere paura della sua ormai nota severità. Questi fatti, e soprattutto la preghiera, stanno modificando il suo carattere e anche quando riceve motteggi e provocazioni tace e sorride, cosa che non avrebbe mai fatto in passato. Non reagisce neppure agli insulti che qualche sconsiderato osa rivolgergli per provocarlo. La Madonna sta veramente operando qualcosa di nuovo in lui.

Tre giorni dopo quel 27 agosto, Teodoro fa un altro sogno, ma differente dai precedenti. Finora Teodoro, anche se solo in sogno, aveva avuto un dialogo diretto con la Madonna. Ora cominciano dei sogni premonitori nei quali la Madonna entra talvolta solo indirettamente. Attraverso qualche avvenimento, sempre sognato, Teodoro scopre, capisce ed agisce guidato da Maria. Questa volta sogna di trovarsi a Jaddico presso il rudere della vecchia chiesa e di trovarsi improvvisamente davanti un personaggio misterioso, un cavaliere di altri tempi su un cavallo bianco. Il sogno sembra vivo in tutti i suoi particolari: il cavallo, il mantello, il cappuccio, la pioggia che non disturba il cavaliere, i lampi che rischiarano il muro ed egli stesso bagnato che cerca rifugio sotto il muro. Il cavaliere appare non far caso della presenza di Teodoro, che invece se ne sta lì impaurito e quasi nascosto. Questo strano personaggio fa' una preghiera a voce alta. Si rivolge a Maria chiamandola “Madonna Assunta in Cielo”, poi aggiunge: "Ora non posso più edificare, come in passato, questa tua chiesa, ci dovrà pensare un altro". L’impressione è così forte che Teodoro si sveglia.

Pensa e ripensa a quella frase: “edificare questa tua chiesa”. Poi, quel “ci dovrà pensare un altro” lo illumina. Capisce interiormente che quel discorso è per lui. Intuisce che la Madonna sta per chiedergli di mettersi all’opera per fare rinascere la sua chiesa. Sì, non ci sono dubbi: la Madonna vuole che quel muro non resti un isolato centro di culto all’aperto, vuole una chiesa. Gli altri particolari del sogno non interessano. I curiosi potrebbero porsi mille domande sul cavaliere, sul cavallo bianco, probabilmente sull’epoca delle Crociate rievocata da quel cavaliere, perché la vecchia chiesa sembra sia stata costruita proprio in quei tempi e probabilmente dai Crociati di ritorno dalla Terra Santa. Non importa. Ora bisogna pensare ad altro e Teodoro ha imparato a cogliere l'essenziale. Inoltre nel sogno il rudere gli appare come forse da sveglio non era ancora riuscito a vedere. La pioggia e il temporale con i suoi lampi, sempre nel sogno, mettono in luce le precarie condizioni di quel muro che è veramente fatiscente e rischia seriamente di crollare. Il giorno dopo si reca, come ormai di consueto, a sistemare meglio lo spazio intorno al rudere, constata il pericolo e capisce l’urgenza di fare qualcosa. Così avviene il primo puntellamento del muro. Anche in famiglia racconta di aver fatto un sogno strano, differente dagli altri, ma non aggiunge altro.

La notte seguente, 31 Agosto, si uniscono al gruppo ormai consueto anche i genitori di Martinelli. Sono ancora in pochi, nove persone. Teodoro corre avanti passando per il fosso, nonostante abbia tracciato lui stesso con cura il sentiero meno scosceso, più comodo. Arriva al muro prima degli altri. Quando gli altri arrivano lo trovano già in ginocchio. Piange. Vede qualcosa... "Che luce!" esclama e mentre dice così anche gli altri vengono avvolti di nuovo da quella misteriosa luce che nasce dal quadro della Madonna. Tutti cadono in ginocchio e cominciano a pregare piangendo per l’emozione. Anche questa volta non si riesce a stabile quanto tempo duri questo fenomeno. Tutto, intorno, sembra essersi fermato. Non più vento, nessun rumore neppure da lontano. Inoltre la luce che irraggia dal quadro è meravigliosa: prende diversi colori e illumina la campagna vicina.

Teodoro è lì in ginocchio, gli occhi fissi all'immagine di Maria, il suo aspetto è estatico, ha gli occhi come sempre pieni di lacrime. Poi tutto torna normale e come le altre volte si torna alle macchine. Questa volta, oltre alla luce, i presenti hanno potuto constatare da vicino l'atteggiamento di Teodoro e nessuno mette in dubbio che abbia visto qualcosa in più della semplice luce. Sono sconvolti, emozionati. Hanno percepito anche loro, oltre alla luce, una certa presenza, che ora sentono nel cuore. In macchina si trovano d’accordo di invitare altra gente a pregare in quel luogo. Ad un certo punto Teodoro rompe il consueto silenzio: "Ci vuole una chiesa! Dobbiamo costruire una chiesa!" Non fa riferimento a quell'ultima preghiera, durante l'illuminazione, racconta solo il sogno che aveva mantenuto riservato, quel sogno "un po' differente". E’ ora convinto che il sogno voleva dirgli proprio questo. Forse nella preghiera o in un segreto dialogo con la Madonna riceve la conferma sulla sua interpretazione? Non è dato saperlo.

Nelle vicinanze del muro costruisce una piccola baracca per far riparare chi viene a pregare, in caso di pioggia. E la gente che viene la sera aumenta. Come pure purtroppo aumentano critiche e diffidenza che Teodoro sopporta con la sua consueta pazienza, riservatezza e silenzio. Niente vale a disturbare la sua preghiera che fa sempre con maggior raccoglimento. Ora si fa a gara per guidare la preghiera, che ormai è diventata comunitaria. Teodoro preferisce venire da solo. Chi viene lo trova quasi sempre davanti all'affresco in ginocchio con gli occhi chiusi o fissi al volto di Maria.

Il 4 Settembre è qui, prima in piedi, poi cade in ginocchio, allarga le braccia, il suo volto si illumina. Vede solo lui la luce un'altra volta? Vede la Madonna? Vede il quadro animarsi, muovere gli occhi? Anche questa volta non ci è dato rispondere. La sua riservatezza non lo tradisce. L’atteggiamento del volto fa capire che questa sera c'è stato qualche altro evento straordinario, ma solo per lui. Solo in seguito a qualche stretto amico racconterà la trasformazione dell'immagine del quadro, ma senza specificarne quante volte e come. La notte del 6 Settembre sogna di nuovo di trovarsi presso il muro.....e sente nel sonno nuovamente la voce di Maria. Questa volta nel discorso gli fa un invito strano: "Figlio mio, coprimi!": "Ho bisogno di essere coperta! Sento tanto freddo!" Si sveglia turbato. Collega questo sogno a quello precedente del cavaliere. E' la stessa richiesta, è ancora una conferma che la Madonna vuole una chiesa, vuole che si costruisca una chiesa che possa coprire e riparare il muro con la sua immagine. Fa molta impressione a Teodoro il sentirsi chiamare "figlio mio". Egli si era professato “servo della Madonna” e considera la richiesta quasi come una risposta alla sua disponibilità di servizio. E' una impresa che deve sostenere da solo, pensa, perché rivolta a lui, fatta a lui personalmente.

Il fatto forse più straordinario è quello che accadde la notte tra il 7 e l'8 Settembre, festa della Natività della Beata Vergine Maria. Il giorno precedente Teodoro va dalla figlia Tina che si trova a Brindisi con la famiglia per qualche giorno. Dovevano partire per tornare a Taranto, dove abitano. E' molto presto, ma Teodoro sa che la figlia è mattiniera. Senza troppi preamboli le dice: "Non andate via. Questa notte ho sognato la Madonna, mi ha chiesto di andarla a trovare a mezzanotte, per portare fiori e ceri e per un momento di preghiera, non posso assicurarvi nulla, però capita che dopo essere stato invitato dalla Madonna ad andare a Jaddico, talvolta si verifica il miracolo della luce".

Tina convince il marito e tutta la famiglia la sera si reca a Jaddico. Si prega con molto fervore. Teodoro, come sempre, è davanti all'immagine, in ginocchio, qualcuno gli fa corona intorno al quadro, qualche altro si mantiene alquanto lontano. Ci sono ancora delle persone incredule, in piedi, con un sorrisetto malizioso e la voglia di andarsene via presto. Improvvisamente si sente un gran rumore che viene da dietro il muro, come di tuono prolungato, Giuseppina dirà che sembrava il rumore di un camion che scaricava brecciolino. Lo sentono tutti. Teodoro si alza di scatto e corre verso il rumore. Dietro il muro cade in ginocchio. Ha davanti a sé un grosso tufo, sopra di questo si sprigiona una luce che vedono tutti i presenti, anche quelli che sono rimasti lontano. Una luce più intensa delle altre volte, più bella, sono dei raggi che illuminano oltre il muro tutto all’intorno e sembra che abbiano come due sorgenti luminose una vicina all'altra. Pochi istanti e Teodoro sviene, ma in quei pochi istanti, quasi fuori del tempo, Teodoro vede la Vergine Santissima ed ha con lei certamente un dialogo.

I raggi di luce, dirà in seguito, uscivano dalle mani della Madonna allargate verso il basso. Un fotografo presente racconterà in seguito di essere rimasto colpito dalla luce, ma, ciò che lo aveva impressionato maggiormente era il fatto che la luce non creava ombre, infatti i ceppi di vite poco lontani sembravano come illuminati di luce propria. Teodoro sta per terra privo di sensi. L'illuminazione dura forse dieci minuti. Poi torna il buio, i presenti corrono a soccorrere Teodoro e con molta difficoltà riescono a portarlo sulla strada per metterlo in macchina. Dopo una buona mezz'ora Teodoro si riprende. Alle domande della gente risponde solo: "bellissima", si commuove e piange, non sa dire altro. Che cosa gli ha detto la Madonna? Continua a tacere anche perché, rivelerà in seguito in confidenza ad un amico, la Vergine Santissima, in uno dei tanti incontri avuti con lei gli avrebbe detto: “Non tutti possono vedere quello che tu vedi, non tutti possono sentire quello che tu senti”. Questa espressione di Maria la interpreta come una raccomandazione della Madonna a mantenere segreto questo suo rapporto con lei. Parla quando è necessario, soprattutto se gli capita di chiedere aiuto per qualche cosa che la Madonna gli ha indicato. Così in seguito, racconterà a qualche altro, che lo sorprende a zappettare un po’ lontano dal muro, che la Madonna gli avrebbe anche detto: “Cerca l'acqua mia, e la troverai, l'acqua c'è!"

Nel mese di Settembre si ripetono sogni e forse apparizioni a Teodoro che continua ad andare a pregare davanti al muro e a mantenere la sua costante riservatezza. Anche sulla chiesa, che ormai ha deciso di costruire, non ne fa parola che a pochi e lo fa solo per cercare collaboratori. Non vuole denaro, ma solo manodopera che deve essere offerta gratuitamente per la Madonna. "Coprimi" gli risuona nel cuore e comincia a darsi da fare per acquistare il terreno.

Il 30 Settembre sogna di vedere il muro pericolante e la Madonna che ripete la richiesta di "una casa". Il giorno dopo constata che realmente il muro è lesionato. Lo ha già puntellato, ma non basta. La conferma di questo pericolo avviene il 2 Ottobre. Mentre un gruppo di persone sta recitando il Rosario, Teodoro come fuori di sé grida che il muro sta crollando; in quel momento nessuno vede nulla. Poi improvvisamente si illumina l'immagine della Madonna e tutti i presenti vedono il muro che oscilla paurosamente, trema e sembra crollare da un momento all'altro. Tutti gridano. Poi torna il buio, mentre si continua a gridare, a pregare e a piangere per l'emozione. Il giorno dopo viene chiamato un geometra e si provvede a rinforzare il muro con cemento soprattutto nella parte dell’affresco che appare più sbriciolato.

Anche nel mese di ottobre si verificano altri fenomeni straordinari alcuni dei quali li vede solo Teodoro che continua a mantenere la consueta riservatezza e segreto su ciò che lo riguarda personalmente, memore della frase ascoltata dalla Madonna, che gli risuona ancora nelle orecchie: "Quello che tu vedi e che senti altri non possono né vederlo, né sentirlo". Nel pomeriggio del 10 ottobre, mentre Teodoro guida la sua macchina in direzione di Jaddico, nel cielo terzo e azzurro, appare una nuvola che assume d’improvviso la forma precisa di una grande croce che lo precede fino al rudere. Lì scompare come per incanto dietro l’alta schiera di alberi frangivento che sono in quella zona. Nella macchina ci sono altre quattro persone: due uomini e due donne; sono loro a raccontare il fenomeno.

Teodoro continua a tacere, allarga le braccia e alza gli occhi al cielo. Anche quel giorno la preghiera di Teodoro ai piedi dell’immagine è intensa, tanto intensa che ad un certo punto si sente male, perde i sensi, e deve essere accompagnato a casa da altri. Molti sentono dei forti profumi sul luogo o come un alone che circonda Teodoro quando sta per rientrare nella sua auto. Nel cielo appare spesso l'arcobaleno che fa da aureola al muro. La gente che viene a pregare aumenta e quando piove si rifugia sotto la piccola baracca eretta da Teodoro lì vicino. Non è dato sapere quante volte Teodoro abbia parlato o abbia ricevuto messaggi dalla Madonna. Più di qualche volta il dialogo con Maria avviene nel sonno attraverso dei sogni. Si apre solo con Giuseppina, sua moglie, per trovare insieme una giusta interpretazione.

Il 17 ottobre Teodoro sogna di trovarsi in quel luogo e, probabilmente, come riflesso del suo forte desiderio di costruire una nuova chiesa, sogna di assistere alcuni operai che sono alle prese con le fondamenta dell'edificio che deve nascere. Mentre guarda interessato e attento il lavoro dei muratori, uno schizzo di calce lo colpisce negli occhi. Sente un grande dolore, ma subito, sempre nel sogno, gli appare la Madonna che insiste: "Cerca l'acqua mia, lavati con quell'acqua e guarirai!"! Dicendo queste parole vede che la Madonna allunga la mano verso un posto ben preciso che Teodoro nelle sue ricerche precedenti non aveva mai considerato. Si sveglia e ricorda il luogo indicato dalla Madonna. Il giorno seguente si mette al lavoro nella speranza di trovare finalmente quest'acqua benedetta. Il posto è paludoso. Riesce a stento ad andare avanti, non riesce a capire come l'acqua possa sgorgare lì in mezzo alla terra. Non si stanca, con la zappa va avanti passo passo, ma l'acqua ancora non si trova. Dispiaciuto deve interrompere questa ricerca perché indaffarato con le pratiche per acquistare il terreno e cominciare i lavori dell’eventuale nuova chiesa.

Nel mese di ottobre, dedicato alla Vergine del Rosario, il quadro viene incorniciato da alcuni devoti con dei quadretti rappresentanti i quindici misteri. Dopo la consueta recita delle cinquanta Ave Maria con la corona, prima di andare via, la sera tardi, si prende l’abitudine di pregare con quindici Ave Maria, una per ciascun mistero lì rappresentato. Proprio in questo mese più volte Teodoro confida, piangendo, alla moglie che mentre prega davanti all'affresco gli sembra di vedere la Vergine Santissima animarsi, muovere gli occhi, quasi uscire dal quadro. Il 29 ottobre, vicino a lui, che sta in preghiera davanti al muro, c'è anche Giuseppina con il figlioletto Tonino. Improvvisamente Teodoro scoppia a piangere dicendo che gli sembra che la Madonna dal quadro gli voglia parlare. Giuseppina col figlio si accostano ancora di più e possono ammirare una strana illuminazione di diversi colori che mette in risalto i quadretti dei quindici misteri intorno al quadro. La luce, questa volta, sembra che parta da questi misteri. E' Maria che silenziosamente dice di gradire questa preghiera mettendo in risalto l'importanza della contemplazione degli avvenimenti della nostra redenzione, ricordati ogni dieci Ave Maria.

Il cinque novembre si ripete il fenomeno della luce alla presenza di diverse persone che vanno aumentando di sera in sera. Sembra che la Madonna parli ancora a Teodoro. Non la vede, ma ascolta la sua voce. Sembra che insista per fargli trovare l’acqua. Sta già sulla strada e sta per andare via quando improvvisamente si sente come spinto e corre verso il muro quasi volando. I presenti vedono che non tocca con i piedi la terra. Non percorre la strada comoda, ma quella impervia del fosso. Non cade, non inciampa. Ritorna a pregare davanti al quadro e il suo atteggiamento è, come sempre, molto raccolto, assente per le cose che gli sono intorno, è in estasi e la gente raggiuntolo si stringe intorno al muro senza disturbarlo. Già altre volte Teodoro non aveva preso il consueto sentiero da lui stesso preparato, preferiva la via più breve, molto pericolosa, e riusciva ad arrivare prima degli altri senza mai scivolare o farsi del male. Dirà che sentiva in sé come una forza soprannaturale che lo spingeva in avanti. Quelli che assistono a queste sue “corse” parlano di “volo” di Teodoro sopra sassi, arbusti, spine e cominciano a non farvi più tanto caso.

Finalmente il 21 Novembre 1962, dopo tante ricerche, Teodoro trova l'acqua. Tra fango e pantano, sembra esserci una grossa pietra, forse un pezzo di vecchio muro. Zappetta e rizappetta vengono alla luce non una, bensì quattro polle di acqua. E’ acqua sorgiva che, liberata da detriti, sassi e canne, proprio in quella zona paludosa appare limpida. Teodoro si mette in ginocchio, prende l'acqua con le due mani, ringrazia la Madonna, si lava il viso e la beve. Resta ora il lavoro per rendere quel posto più accessibile. Teodoro si mette all’opera e riesce a bonificare il terreno adiacente e a creare delle vasche che raccolgano l’acqua.

Da questo giorno molti fedeli vengono a prendere l’acqua per portarla agli ammalati e tanti ricevono grazie per intercessione di Maria attraverso questo segno sempre caro alla Madonna e a tutti noi. Intanto presso il muro si ripetono altre illuminazioni o fatti straordinari dei quali alcuni visibili anche ai presenti altri solo a Teodoro, mentre chi viene assiste alle sue estasi. La devozione alla Madonna, per volere di Teodoro (che sia stata la stessa Madonna a suggerirlo, non lo sappiamo), si rivolge soprattutto al mistero dell'Immacolata Concezione. Infatti in tutte le preghiere che si fanno in questo luogo viene sempre invocata la Madonna con la giaculatoria già conosciuta: "O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi!" Teodoro dirà che la Madonna, quando gli apparve dietro il muro, l’8 settembre, aveva le mani allargate verso il basso come è rappresentata in certe immagini di Luordes e come la vediamo nella Medaglia Miracolosa. Tra le richieste della Madonna primeggia quella della preghiera notturna.

Quasi tutti gli appuntamenti con Teodoro avvengono la sera tardi ed anche la gente prende l'abitudine di venire a pregare col buio e di fermarsi fino a notte inoltrata. Così la notte tra il 7 e l'8 dicembre, in preparazione della festa dell'Immacolata, un gruppo di persone si recano sul posto e restano in preghiera fino a dopo mezzanotte. Terminata la recita del S.Rosario, mentre tornano alle proprie auto, avvertono che Teodoro si sente male, è il consueto malessere che precede qualche fatto straordinario. Suda, respira affannosamente e dice di guardare il muro. E’ buio pesto, ma improvvisamente il muro e l’affresco della Madonna risplendono come le altre volte. E’ l’ennesima illuminazione constatata da tutti i presenti. Come sempre l'emozione è grande, si piange, si prega, si invoca Maria.

La sera del 24 Dicembre, Vigilia di Natale, alle 19,30 molti fedeli vengono di nuovo a pregare. Teodoro sta già qui, ma la pioggia a dirotto impedisce di recarsi davanti al muro. La baracca diventa un provvidenziale rifugio anche per Teodoro. Si recita il Santo Rosario. Verso la fine Teodoro, che sta pregando ad occhi chiusi, si sente investito da un raggio di luce e da una forza misteriosa che lo spinge ad uscire dalla baracca ed a recarsi davanti al muro. La figlia cerca di trattenerlo, perché vede che si muove senza aprire gli occhi, ma si svincola e va avanti. Dinanzi all'affresco di Maria si getta in ginocchio nonostante il terreno sia diventato fangoso. La gente meravigliata lo segue con lo sguardo. E' immobile con lo sguardo fisso all'immagine per più di qualche minuto, poi alquanto turbato torna nella baracca dicendo con tristezza: "Dobbiamo pregare molto, dobbiamo amare la Madonna!" e scoppia a piangere. Ha visto la Santa Vergine? Ha sentito qualche sua raccomandazione? Teodoro tace. Riprende la sua abituale riservatezza non confidando nulla a nessuno, questa volta neppure a Giuseppina.

La notte di Capodanno un gruppo di persone (una quarantina), invece di andare a far festa con parenti e amici, decide di terminare il vecchio anno e iniziare quello nuovo in preghiera sotto lo sguardo di Maria. C’è naturalmente anche Teodoro. Tutti sono raccolti a ringraziare il Signore e a mezzanotte la preghiera si fa ancora più intensa nonostante il rumore delle sirene e degli spari che vengono da Brindisi. Il cuore è pieno di gioia certamente più vera di quella che il mondo sta godendo in quel momento e la Madonna ricompensa quest’atto di fede e di devozione con un’altra meravigliosa illuminazione. Mezz'ora circa dopo la mezzanotte il quadro della Madonna diventa di nuovo sorgente di luce che si espande per la campagna circostante ed illumina il Bambinello che è nel primo presepio allestito dallo stesso Teodoro a fianco del muro.

Teodoro continua ad avere un dialogo con Maria sia attraverso i sogni come attraverso la preghiera che quando si fa più intensa si trasforma in qualche comunicazione celeste. La sua preghiera comunque è sempre fervorosa e da questa e dai sogni Teodoro prende coraggio per realizzare l’opera richiesta dalla Vergine e che ormai sta molto a cuore a lui stesso. Si tratta della nuova chiesa per la quale ha già iniziato a far scavare le fondamenta.

Uno dei sogni un po' particolari è quello del 18 Gennaio 1963. Sogna di recarsi la mattina alle 10 da Brindisi a Jaddico per seguire i lavori che sono cominciati. Strada facendo vede una signora per la strada che cammina nella sua stessa direzione. Lì per lì va avanti, poi ci ripensa e si ferma per farsi raggiungere: vuole offrirle un passaggio. Aspetta, seguendola con lo specchietto retrovisore, e quando le sta accanto la invita a salire nell’auto. La signora accetta e si siede al suo fianco. Mentre vanno avanti con la macchina la signora dice a Teodoro che da quelle parti gli stanno costruendo una casa. Teodoro, per volerla aiutare, osa metterla in guardia dagli operai che tante volte possono approfittarsi specie di persone deboli e semplici come le appare la medesima signora. Ella però lo tranquillizza dicendo che colui che costruisce sta seguendo con scrupolosità e molta attenzione da vicino tutti i lavori: ella ne ha molta fiducia. Teodoro, sempre nel sogno, si sente di confidarle che anch'egli sta costruendo, ma non una casa, bensì una chiesa ed esclama: "Speriamo che la Madonna mi dia la forza e la possibilità di finirla". La signora, con un fare familiare, appoggiandogli la mano sulla spalla, gli dice: "Figlio mio, tu credi che la Madonna non ti aiuterà ovunque andrai? Stai tranquillo, il suo aiuto non ti mancherà mai." Arrivati al bivio, Teodoro si ferma e domanda alla signora se vuole scendere, ma la signora risponde che preferisce proseguire con lui. Arrivati vicino alla baracca, Teodoro scende e si porta dall'altra parte della macchina per aprire lo sportello alla signora, ma con grande meraviglia vede che non c'è più, è sparita.

L'impressione è tanto grande che si sveglia. In seguito a questo sogno Teodoro invita i conoscenti a recarsi la sera del giorno seguente, domenica 20 gennaio, a pregare presso il rudere. Anche questa volta rispondono all'invito una quarantina di persone. Il clima è rigido e piovoso. Durante la recita del Santo Rosario un profumo inebriante di misteriosa provenienza avvolge l'atmosfera. Poi, come altre volte, quando tutti stanno per rientrare nelle proprie macchine, Teodoro non si sente bene, trema e piange, poi annuncia quasi gridando di guardare il muro e i presenti possono ancora una volta ammirare una luce intensissima sprigionarsi dal quadro della Madonna e investirli insieme alle campagne circostanti. La devozione aumenta ed alcuni fedeli fissano delle corone dorate sul capo della Madonna e del Bambino.

Il 23 gennaio 1963 Teodoro fa un altro sogno anch'esso abbastanza particolare. Sogna di essere l'organizzatore di una grande festa in una vasta sala. Molti sono gli invitati che accorrono e molti di essi giungono senza alcun invito creando delle difficoltà. Teodoro si preoccupa temendo di non poter accogliere tutti. La sala infatti comincia a gremirsi tanto che non c'è più spazio neppure per muoversi. Teodoro si agita, si allarma, si innervosisce. In quel momento al centro della sala si fa notare una signora che con un fare severo, ma insieme dolce, muove a Teodoro quasi un rimprovero: "Come mai non hai saputo regolarti nel prendere questo locale?. Molta gente è ancora fuori che attende di entrare e molte altre persone verranno ancora dall'estero; dove entreranno?" Teodoro la mattina dopo racconta il sogno ai suoi più cari amici e ai familiari, ma non riesce a spiegarsi cosa possa significare. Quella stessa mattina si reca alla Curia Arcivescovile per comunicare che le fondamenta dell'erigenda chiesa erano ultimate e che presto avrebbe provveduto a fare innalzare le mura. Nell'osservare il progetto la Curia nota che il quadro della Madonna rispetto alle fondamenta risulta fuori centro.

Teodoro erroneamente aveva curato di mettere al centro il muro, ma questa simmetria portava necessariamente ad un lato l'effigie sacra che invece sarebbe stato opportuno far rimanere il centro della costruzione. L'altare medesimo avrebbero avuto difficoltà ad erigerlo. Conclusione: bisogna rifare le fondamenta. Teodoro è addolorato. Esce dalla Curia triste e sconsolato. Non vuole arrendersi. Strada facendo è illuminato dal sogno che ha fatto, anzi il sogno prende luce e capisce che deve allargare la chiesa: la Madonna gli chiede una chiesa più grande. Verrà tanta gente e il disappunto per dover scavare di nuovo le fondamenta si cambia in gioia. Corre subito verso Jaddico per dare nuove disposizioni.

Il 2 febbraio viene posta la prima pietra. La provvidenza fa capitare per caso un salesiano, Don Francesco Esposito, che la benedice, mentre Teodoro, la moglie ed altri amici, con tanto di malta e cazzuola, la incastonano nella fondazione, festeggiano l'evento.

Il 12 Febbraio 1963, come ogni sera, Teodoro si reca a pregare presso il muro diroccato. Questa sera ci sono diverse persone che non credono a questi fenomeni straordinari. Sono in tutto 48 persone e la moglie di Teodoro descrive nel suo diario alcune di loro: "Ci sono 4 vigili urbani, suoi colleghi, un Assessore del Comune di Brindisi, il medico dentista Pezzuto con la famiglia, il geometra Iaia con la famiglia, un professore in lettere e tanta altra gente nuova". Ad un certo punto Teodoro sussulta, si rivolge alla gente invitandola ad ammirare l'illuminazione del quadro.

Proprio in quel momento una luce meravigliosa, come le altre volte, avvolge tutto il rudere, parte dal quadro e si irraggia tutt'intorno, avvolgendo le persone presenti e la campagna circostante. Tutti cadono in ginocchio ed è inutile dire che cadono così anche tutti i dubbi e le perplessità di coloro che ancora non credevano. Teodoro parla sempre molto poco e spesso non si riesce a capire ciò che dice. Sono frasi staccate, come se continuassero un discorso fatto in precedenza, ma con chi? Non si può insistere, perché cambia subito discorso. Bisogna accettarlo come è, come si presenta e si deve intuire o indovinare ciò che vuole dire. Così avviene anche il 25 Aprile seguente. Dopo la consueta preghiera stanno già tutti entrando nelle macchine quando improvvisamente Teodoro, come colto da un improvviso invito, dicendo "eccomi", torna indietro e, spinto da una mano invisibile, si getta nel fosso. Ci sono mucchi di rifiuti, calcinaccio, pietre, zone fangose. Teodoro sorvola tutto e arriva subito davanti al quadro quasi volando, seguito con lo sguardo dai presenti allibiti . Alcuni cercano di seguirlo per la strada normale e quando lo raggiungono è già immerso in preghiera da un pezzo. Poi soggiunge che l'aspettava lì, vicino al suo inginocchiatoio, un vecchio con la barba bianca. Era così vicino che l'aveva anche toccato, ma poi era scomparso. Non aggiunge altro. Cosa voleva dire? Chi aveva realmente visto? Cosa significava l'averlo quasi toccato: era un saluto, un incoraggiamento?

Teodoro torna al suo consueto silenzio. Una sessantina di persone assistono a questo strano "volo" di Teodoro e tutti ne restano fortemente scossi. Naturalmente davanti all'immagine di Maria è da tutti visto quasi incantato, rapito, raccolto in preghiera con quell'attenzione che fa intuire un dialogo segreto. L’attività del D’Amici frattanto è divenuta febbrile. Le fondamenta della chiesa sono state gettate ed una squadra di muratori lavora alacremente alla elevazione dei muri. Fra quanti hanno avuto la singolare fortuna di assistere una o più volte ai fenomeni dell'illuminazione del muro, non mancano quelli che vorrebbero offrire spontaneamente il loro contributo per la erigenda chiesa, ma il Teodoro energicamente rifiuta, dichiarando che spetta a lui solo l’onere e l’onore di costruirla. Così sacrificando qualcosa di suo e contraendo debiti, non solo ha acquistato il terreno, ma compra il materiale necessario per le opere murarie.

Nel maggio 1963, manca alla chiesa la sola copertura. Si torna da più parti ad insistere perché sia accettato il concorso di tutti, ma il D’Amici continua a rifiutare e non ammette repliche. Non vuole denaro. “Potrete intervenire e offrire tutto ciò che vorrete -così dichiara- dopo che la chiesa avrà la sua copertura. La Madonna mi ha chiesto di coprirla e spetta a me farlo”.



Diverse persone ormai frequentano ordinariamente Jaddico. E' iniziato il mese dedicato a Maria e la sera un gruppetto si riunisce davanti all'affresco per la preghiera del Santo Rosario. I lavori vanno avanti e le mura perimetrali crescono di giorno in giorno. Si deve entrare con molta difficoltà: più di qualcuno resta fuori, altri scavalcando palanche blocchi di tufo e travi e si portano fin davanti all'immagine sacra. Accompagnata dalla famiglia partecipa alla preghiera anche una ragazza di 26 anni che dall'età di dieci anni aveva perso l'udito e la voce. Tutte le sere prega con fervore. A metà maggio, mentre sta terminando il Rosario, la ragazza si agita ed accenna col dito di vedere qualcosa. Non sa esprimersi, piange e continua ad indicare il quadro. I parenti ed i vicini si preoccupano solo di calmarla.

Il 27 Maggio 1963, verso le undici di sera Teodoro è in ginocchio davanti all'immagine di Maria, tutto intorno e sulla strada di fronte c'è molta gente che partecipa come le altre sere. Non mancano i soliti curiosi e qualche diffidente che sorride. Finita la preghiera Teodoro si rivolge alla gente invitandola a guardare il muro. Lo dice con enfasi quando ancora è tutto buio e nel buio si sente una grido: "Ecco la Madonna!" E' la ragazza sordomuta che eccitata e piangente indica il quadro che in quel momento si illumina di quella luce indescrivibile, variopinta, intensa. Essendo già alzate le mura perimetrali della nuova chiesa non può sprigionarsi nella campagna adiacente, ma si irraggia solo nella chiesa e verso il cielo. Tutti cadono in ginocchio emozionatissimi. Molti piangono commossi. Il sorriso dei diffidenti si cambia in preghiera. E' l'ultima illuminazione del muro.

Ci piace riportare la testimonianza scritta dal Professor Del Sordo su quanto descritto: "La sera del 27 maggio, infatti, all’ora convenuta, mi recai sul posto in compagnia di una mia figliola, maggiorenne, accodandomi alle 70 e più persone che mi avevano preceduto di qualche attimo. Ultimato il Rosario, nell’interno della chiesa, ci spostammo tutti, come di consueto, sulla strada, per le ultime preghiere, prima di prendere la via del ritorno. Avevamo recitato le 15 Ave, il Padre nostro, il Gloria, il Credo e la Salve Regina e stavamo per concludere con l’invocazione: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi!”, quando in un fiat, il rudere s’illuminò di luce intensissima, argentea, sicché lo sbiadito affresco della Vergine apparve come rinnovato e vivo nei colori della veste e del manto; molti riflettori messi insieme non avrebbero potuto offrire un trionfo di luce come quello. Dopo pochi secondi tornarono fittissime le tenebre, mentre tutti in ginocchio piangevano e pregavano"

Questa descrizione ha maggiore valore in quanto lo stesso professore fino a quel giorno era diffidente e sprezzante sui fenomeni di Jaddico. Da quel giorno, ne è divenuto il più fervoroso sostenitore, scrivendo spesso articoli sui giornali locali con la descrizione di ciò che, ormai era convinto, stava accadendo di straordinario intorno a quel rudere abbandonato e fatiscente.

Da quel giorno non avvengono più illuminazioni visibili a tutti. Teodoro continua ad essere guidato da ispirazioni, che riceve attraverso questa sua particolare sensibilità spirituale, che naturalmente non racconta a nessuno, ma che si intuiscono da frasi spezzate che ogni tanto dice a coloro che lo stanno aiutando nella costruzione. Anche altri fatti straordinari si susseguono, ma ormai l'attenzione della gente è tutta per la preghiera. Si è convinti che la Madre di Dio pregata e venerata in questo luogo attraverso questa immagine, che stava per essere completamente distrutta, ha ricevuto dal Signore un incarico di particolare protezione per tutti coloro che vengono a raccomandarle le proprie necessità.

Nella festa del Corpus Domini del 13 giugno, i presenti assistono ad uno dei consueti "voli" di Teodoro verso il muro, alla sua estasi e - rivelata dal medesimo - alla visione della luce che però vedrà solo lui. Il 12 luglio Teodoro avvisa chi viene a pregare di portare impermeabili e coperte. Qualcuno lo deride perché nel cielo splende un sole meraviglioso. In serata improvvisamente il cielo si oscura e viene giù uno dei temporali che resterà famoso nella storia per la violenza del vento e per la grandine che raggiunge anche i cento grammi a chicco. Chi si era rifugiato nella baracca, benchè riparato dalle coperte, resta ugualmente inzuppato. Le macchine sono sommerse dal fango, ma - prodigio - quando sono messe in moto partono subito ed escono dalla melma creatasi intorno senza difficoltà, anzi gli stessi fedeli si ritrovano completamente asciutti.

Qualche altra testimonianza.

Un uomo che soffriva da mesi di un abbassamento di voce incurabile, bevuta l'acqua della Madonna, senza neppure chiedere la grazia, si ritrova guarito. E' la moglie che, rientrato a casa, gli fa notare come la voce era tornata normale.

Un altro che aveva ricevuto uno schizzo di calce su un occhio, lavatosi con l'acqua indicata dalla Madonna torna a vederci come prima.

Un operaio che sta lavorando sopra il muro dell'affresco scivola e, facendo un volo di diversi metri, cade proprio sopra il tufo dove era apparsa la Madonna a Teodoro: resta completamente incolume.

Quando le mura perimetrali arrivano al limite per far nascere la copertura, sorge il problema di come realizzarla. Improvvisamente viene dal nord un imprenditore che non solo suggerisce come fare il tetto, ma manda dal suo cantiere i camion col materiale necessario, senza chiedere un soldo.

Quando la chiesa è coperta, un devoto di Brindisi, dopo essersi confessato da Padre Pio a San Giovanni Rotorndo, vuole offrire una somma di denaro. Padre Pio, col suo consueto modo di fare, la rifiuta energicamente invitando il penitente a portarla a Brindisi: "Come, non sai che a Brindisi si sta costruendo una chiesa? Portala là!".

Questi e tanti altri fatti prodigiosi fanno capire che in questa opera c'è il dito di Dio. Il Santuario è frequentato da molta gente che viene a pregare silenziosamente di giorno e di notte. E' l'unica chiesa al mondo aperta ventiquattro ore su ventiquattro. Le coppie di sposi novelli vengono a deporre davanti all'immagine di Maria il bouquet di fiori mettendo sotto la protezione della Mamma celeste la nascente famiglia.

Molte mamme vengono a chiedere la grazia per avere un figlio, altre il buon esito di una gestazione difficile. I bambini sono portati per ricevereImmagine Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine [URL=http://img695.imageshack.us/i/2gu.jpg/][img]http://img695.i

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