Il Santuario di Marienfried

Luoghi di devozione alla Madonna

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Il Santuario di Marienfried

Messaggio da Ospite » lun nov 30, 2009 12:10 pm

La storia delle apparizioni

Durante la predicazione mariana del maggio dell'anno di guerra 1944 il parroco d. Humpf aveva lanciato l'idea, vedendo che la catastrofe si stava avvicinando, di fare un voto alla Madonna: se Ella proteggerà la parrocchia di Pfaffenhofen, allora in ringraziamento si edificherà una cappella in Suo onore. Il pericolo era grande per Pfaffenhofen, poiché ogni giorno la zona veniva sorvolata dagli aerei nemici, e nessuno era ormai più al sicuro. Alcuni mesi prima Ulm era stata bombardata dagli aerei. Vicino a Pfaffenhofen c'erano importanti obbiettivi militari. Un'importante strada strategica di ritirata per le truppe tedesche passava per Pfaffenhofen. Quasi ogni settimana sostavano automezzi militari sulla piazza e attorno alla Chiesa. C'era da aspettarsi il peggio. Chi avrebbe potuto salvare il paese da questo pericolo? In questa situazione la comunità parrocchiale si rivolse a Colei che è l'Aiuto dei Cristiani, non solo con la preghiera, ma promettendoLe di edificare una Cappella, se Ella fosse venuta loro in aiuto.

Il Parroco Humpf aveva fatto questa proposta, anche perché, fin dai primi anni del suo sacerdozio, aveva desiderato di avere un piccolo santuario mariano nella sua parrocchia. Così il grande spirito di fede, spinto dalla necessità, e il desiderio amoroso del parroco si incontrarono per fare la promessa alla Madonna. La fiducia dei parrocchiani non fu delusa. La guerra finì senza disastri per Pfaffenhofen. Le bombe pesanti, che avrebbero dovuto esser lanciate su Pfaffenhofen, caddero nel bosco vicino, dove scavarono parecchi e profondi crateri. Sarebbe bastata una di queste bombe a distruggere il centro di Pfaffenhofen. Questa salvezza non era forse la risposta della Madonna al voto dei suoi figli? La risposta dei parrocchiani non poteva essere che questa: darsi da fare per mantenere la promessa fatta. Tutta la parrocchia era pronta a costruire la Cappella promessa in voto a Maria. Ma dove si doveva costruire? A sud-est di Pfaffenhofen sorgeva una collina coperta di alberi. Che ci sarebbe stato di più bello di una Chiesetta al margine del bosco? Si trattava di scegliere fra due posti: uno al margine ovest dei bosco, e l'altro al margine opposto, ad est. A Pfaffenhofen c'era l'usanza che, la domenica in Albis, i bambini della prima comunione facessero un'escursione, assieme al Parroco, ad una cappella di Lourdes. Quell'anno si volle celebrare un'ora solenne di preghiera, in onore della Madonna, sul luogo dove sarebbe dovuta sorgere la cappella. Era quindi necessario abbellire un po' il luogo.
Anna, la sorella del parroco, preparò un'immagine della Madonna di Schónstatt per l'edicola.
Anna, la sorella del parroco, preparò un'immagine della Madonna di Schónstatt per l'edicola.
Questo il suo racconto :Quando nel pomeriggio del 25 aprile uscimmo di casa alle tre per cercare il luogo adatto per la cappella e per dissodare il terreno, il parroco, Barbara di 22 anni ed io di 26, avevo preso con me l'immagine della Madonna di Schónstatt. Il parroco avrebbe voluto servirsene solo provvisoriamente per ornare l'oratorio, poiché voleva mettere poi nella cappella una statua della Madonna scolpita in legno. Ma questa si trovava dal restauratore, e per il 25 aprile non era ancora finita. Io stavo pensando: "Ciò che si è offerto una volta alla Madonna e Lei ha preso ed accettato come cosa Sua, lo deve anche tenere". Nessuno di noi pensava che succedesse o che potesse succedere qualcosa di nuovo o di straordinario. I due posti scelti per la cappella sembravano ugualmente adatti, per cui la scelta era difficile.

Mentre stavamo andando a vedere i due posti dove avrebbe potuto sorgere la cappella, il parroco ci raccontò la storia dell'origine della Basilica di S. Maria Maggiore in Roma. Poi soggiunse: "Ora bisognerebbe sapere quale sarebbe il posto adatto per costruire la cappella. Un segno come quello di Roma ci faciliterebbe la scelta". Ma, mentre parlava in questo modo, egli pensava ad un segno dei tutto naturale, come, per esempio, ad un passante che arrivasse all'improvviso e scegliesse il posto adatto. Noi andammo quindi insieme al primo posto, recitando il Rosario. Appena arrivammo, ci mettemmo a dissodare il terreno attorno ad un giovane ciliegio. Noi volevamo appunto appendere all'albero il quadro che avevamo portato con noi.

Il parroco, Barbara ed io eravamo occupati in questo lavoro, e non pensavamo per nulla a qualcosa di straordinario, ma ci davamo molto da fare. Il parroco dissodava col piccone la grande sterpaglia, mentre noi due, tutte sudate, strappavamo con la zappa le ortiche e le altre erbacce. Era assolutamente assurdo che noi pensassimo ad un'apparizione. Tutto ciò che successe, arrivò come un fulmine a ciel sereno; fu una cosa inaspettata ed allo stesso tempo incomprensibile. Barbara stava lavorando a sinistra, a un metro da me. Improvvisamente alzò la testa, tendendo l'orecchio: - "Mi ha chiamato qualcuno".- Io non avevo sentito nulla. - "Eppure" -, essa corre un po' verso il bosco, si ferma, in modo che io la posso ancora vedere, e mi accorgo che parla e guarda come se qualcuno stesse davanti a lei. Io, in quel momento, non ci faccio caso, e continuo a lavorare. Essa ritorna dopo qualche minuto e mi dice raggiante di gioia e tutta eccitata: - "Hai visto la Signora?" E' la signora che ho visto allora, e che mi ha insegnato il Rosario dell'Immacolata. Non l'ho mai potuta dimenticare. Vorrei proprio sapere chi è questa signora. Ma essa non me l'ha detto -". Io le risposi che non avevo proprio visto nulla, e che non avevo prestato alcuna attenzione. Continuammo a lavorare sodo per strappare almeno le erbacce attorno all'albero. Dopo circa mezz'ora, Barbara mi disse: "Adesso mi chiama di nuovo". Io dissi: "Chi?" - "Deve essere quella signora", disse Barbara. Essa fu chiamata ancora una terza volta. Io dissi: "Và e fermati, se ti chiama". - "No, non ci vado, perché essa parla di cose che non capisco. Deve parlarmi in modo che si capisce. Io, per esempio, parlo chiaro". Io insistetti: "Se qualcuno ti ha chiamato, tu devi andare". Allora Barbara si allontanò di cinque o sei passi verso destra, fermandosi poi e parlando con una persona che noi non vedevamo.

Mio fratello mi disse a mezzavoce, un po' seccato: "Ma che cos'ha?". Io prima non dissi nulla, poi scuotendo la testa, mi misi ad ascoltare ciò che Barbara stava dicendo: "Ma chi è Lei? Dove abita?". Poi scosse la testa, come se non capisse. “Io non capisco ciò che dice”. "E Lei come lo sa? Sì, accadde sei anni fa: era il lunedì di Pentecoste". Poi essa si mise di nuovo in ascolto e rispose: "Sì, accadde esattamente un anno fa, all'arrivo degli Americani". Stette ancora un momento in ascolto. Mio fratello mi domandò a voce bassa: "Ma che cos'ha Barbara?" Io gli dissi: "Lei vede qualcosa che noi non vediamo". Stavolta era distante circa quattro metri da noi, guardava e parlava. Poi si volse indietro, e disse in tono sicuro: "Ma stavolta anche voi l'avete vista!" Il parroco disse: "E chi?" - "Ma la signora! - disse Barbara - Stava lì in piedi. Dovete pure averla vista!".

Noi scuotemmo la testa, dicendo: "Noi non abbiamo visto nulla". Barbara si inquietò, e disse: "Ma qui, in questo posto; è pur stata qui!". E ci fece vedere esattamente il posto. "Io non vedevo certo un fantasma! Essa ha detto qualcosa anche a voi". - "Che cosa?" - "La pace di Cristo sia con voi e con tutti coloro che qui pregano", disse Barbara.

Noi affermammo ancora una volta di non aver visto né sentito nulla. -"Macchè! - disse - io sono sana di mente, io so benissimo ciò che ho visto!". Ed era molto irritata con noi. In quel momento arrivarono cinque o sei ragazze del gruppo che, finito il loro lavoro, volevano aiutarci a preparare bene il posto per la cappellina. Così fu soltanto il giorno seguente, dopo la S. Messa, che Barbara ci raccontò tutto in canonica.

La settimana seguente, nel nostro stretto cerchio di persone, riflettendo sul nome adatto da dare alla cappella, ne venne fuori la proposta di chiamarla "Marienfried", la "Pace di Maria". E questo nome fu scelto pensando al silenzio ed alla quiete di questo angolo di bosco, al bisogno di quell'ora, al desiderio ardente di una vera pace, ma soprattutto pensando alle parole piene di significato della signora: "La pace di Cristo sia con voi e con tutti coloro che qui pregano".

LA CAPPELLA

Costruzione e consacrazione della cappella

All'inizio del 1946 si cominciò a preparare il progetto e il preventivo per la costruzione della cappella, in esecuzione al voto fatto. Trovato il posto adatto, si trattava di ottenere l'approvazione del progetto da parte della Chiesa e dello Stato, che si ottennero senza difficoltà. Il terreno per la costruzione fu dato gratuitamente dal proprietario, signor Giuseppe Inhofer. Più tardi cedette, con un contratto di vendita, i suoi 3000 mq di bosco, situato ai due lati della cappella, alla fondazione ecclesiastica di Pfaffenhofen. Si aggiunse a questo, nel 1965, un prato della grandezza di due giornate lavorative a oriente della cappella, che fu regalato dalle sorelle Lore e Giuseppina Spiegler di Pfaffenhofen.

Numerosi furono i parrocchiani e le persone che aiutarono con offerte materiali e prestazioni di lavoro per la costruzioni della cappella. Così si volle sciogliere il voto fatto alla Madonna nei difficili tempi della guerra, nel 1944. La comunità di Pfaffenhofen visse gli anni di guerra senza subire gravi danni. Meditando le parole della Madonna, si puó dedurre che le cose sarebbero andate ben diversamente senza un suo speciale intervento. Infatti essa disse a Barbara: "Io ho esaudito il vostro desiderio; voi ora mantenete la vostra promessa!"

Ora tutta la parrocchia era pronta e piena di entusiasmo per costruire una bella cappella, degna della SS.Vergine. Il posto scelto al margine del bosco era veramente adatto, e i lavori procedevano bene. Tutte le pietre per la costruzione furono prese dalle rovine della casa del Sindaco di Ulma, dr.Nuiss. Il denaro necessario provenne da offerte. Il capomastro Giuseppe Eberhardinger fece i progetti e diresse i lavori. Il direttore Voilert di Augusta contribuì decisamente ad elaborare i piani.

Il parroco Don Martino Humpf voleva in un primo tempo mettere nella cappella una statua della Madonna. Ma quando l'apparizione disse, il 25 giugno, che bisognava prendere l'immagine della "Madonna tre volte ammirabile", egli si sottomise a questo desiderio. Fece eseguire dal Prof.Otto Riàckert, direttore dell'Accademia delle belle arti di Monaco, un gran dipinto, che trovò posto nel coro sopra l'altare. E' una bellissima Madonna col Bambino Gesù, che parlava al cuore dei devoti. L'anno 1971 la pala fu tolta dalla cappella, perchè il gruppo di Schónstatt trasformò la cappella in una "cappella di Schónstatt" rispondente al Santuario originale di Schónstatt. Finita la chiesa di emergenza, nel 1972, per desiderio dei pellegrini di Marienfried il quadro assieme all'altare di Marienfried ritornò nel vano della Chiesa. Purtroppo nell'incendio della chiesa di legno, il 3 agosto 1973, essa si bruciò. Il pittore Alfredo Schmid tentò di restaurare l'Immagine miracolosa, ma non riuscì del tutto conforme al quadro originale, per cui si pensò di far fare in seguito un'immagine più bella.

Sulla parte anteriore dell'altare si mise questa iscrizione:

"Descendat Maria ut fiat Germania sancta Mariana" ("Scendi, Maria sulla terra, affinchè la Germania diventi una terra consacrata a Te").

Sul rialzo destinato ai candelieri, che sta sull'altare, sono scritte le parole: "Io sono la grande Mediatrice di tutte le grazie". A sinistra e a destra del tabernacolo ci sono dei bassorilievi raffiguranti angeli che arricchiscono il tabernacolo. Lo scultore Siegfried Fricker di Jestetten eseguì il tabernacolo con rivestimento di bronzo. Le figure del tabernacolo rappresentano la Madonna come Mediatrice di grazie, che conduce i suoi figli diletti al sacrificio della Croce di suo Figlio. Questa raffigurazione si adatta molto bene alla cappella della "Madre ammirabile" e Mediatrice di tutte le grazie.

La Ditta Zettler di Monaco creò le bellissime vetrate a colori con la meravigliosa simbologia raffigurante la relazione fra la vita di Gesù e di Maria. Queste otto finestre di stile barocco lasciano entrare molta luce e danno all'interno della cappella un carattere particolarmente intimo, creano un'atmosfera familiare, come si fosse nella bella stanzetta della Madonna. Dalla grande pala d'altare i suoi occhi salutano chi entra a trovarla con dolcezza e serietà. Si ha l'impressione che i suoi occhi materni scrutino nel più intimo dell'anima in qualsiasi posto uno sia, nella corsia centrale o in ginocchio in un banco.

Il primo paio di finestre porta l'iscrizione: "Tu Rex g!oriae Christe!" Tu Cristo, Re della gloria. "Regina coeli!" Regina del Cielo. Il secondo paio di finestre: "Hostia sancta, hostia immacolata". Ostia santa e immacolata. "Consors et spossa Cristi!" Coadiutrice e Sposa di Cristo. Il terzo paio di finestre: "Mediatrix omnium gratiarum". Mediatrice di tutte le grazie. "Rosa mystica". Rosa mistica.

La cappella può dirsi ben riuscita: essa ha un fascino perfettamente mariano. - Il 18 maggio 1947 la cappella potè essere benedetta, con una cerimonia solenne, dal Decano Sac. Edoardo Schmid di Weissenhorn. A questa cerimonia presero parte molte persone venute dalle vicinanze e anche da lontano.

Nel 1971 fu ingrandito il vano dei coro, secondo il primitivo Santuario di Schónstatt. Il nuovo altare di Schónstatt venne inaugurato il 31 maggio 1971 dal Presidente diocesano della "Famiglia Schónstatt", dott.Adalberto Vogel. L'altare originale fu portato nella Chiesetta che, purtroppo, bruciò nell'incendio del 1973.


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Il Rosario dell'Immacolata

Era il 13 maggio 1940, il lunedì di Pentecoste. Barbara Ruess di Pfaffenhofen fece una passeggiata nel bosco. Allora aveva 16 anni, faceva e volentieri belle camminate. Andava spesso nel bosco di suo padre, vicino a Marienfried. Anche il giorno prima, la domenica di Pentecoste, aveva fatto la stessa strada, recitando il Rosario, ma aveva perso senza accorgersi la corona. Rifaceva quindi il lunedì la stessa strada sperando di ritrovarla. Mentre si stava incamminando, domandandosi che Misteri del Rosario doveva recitare, i gloriosi o i gaudiosi, una signora la raggiunse, dicendo dopo un breve saluto: "Tu stai pensando che corona devi recitare. Io ti voglio insegnare un altro Rosario, e così pregheremo insieme". Barbara le chiese: "Scusi, come mai conosce il mio pensiero? Chi è Lei?" - La signora rispose: "Non è importante saperlo; se tu reciterai con diligenza questo Rosario, imparerai a conoscermi meglio". E le insegnò il Rosario dell'Immacolata.

In questo Rosario, dopo i soliti misteri, vengono recitate le invocazioni seguenti:

Per la tua Immacolata Concezione, salvaci!

Per la tua Immacolata Concezione, proteggici!

Per la tua Immacolata Concezione, guidaci!

Per la tua Immacolata Concezione, santificaci!

Per la tua Immacolata Concezione, governaci!

La signora volle recitare il Rosario con Barbara per la "Patria", poiché si era nel periodo della seconda guerra mondiale, quando Hitler riportava vittoria su vittoria e aveva sottomesso territori su territori. Così recitò con lei il Rosario dell'Immacolata per la Patria:

"Ave Maria... Per la tua Immacolata Concezione, salva la nostra Patria!".

Recitate le dieci Ave Maria, seguì il secondo mistero con l'invocazione: "Per la tua Immacolata Concezione, proteggi la nostra Patria!". Poi il terzo con l'invocazione: "Per la tua Immacolata Concezione, guida la nostra Patria!". Poi il quarto e il quinto con le invocazioni: "santifica" e "governa". La signora disse anche che secondo il bisogno si poteva scegliere l'intenzione sia per una singola persona che per una comunità. (Quindi, per esempio, aggiungere il nome se si recita il Rosario privatamente per una persona o per una specifica comunità. - In genere si può dire "noi" (es. salvaci); se è una comunità a recitarlo, ognuno può mettere la propria intenzione). Ma una cosa era strana: la donna non recitava che una parte dei Rosario, il "Padre Nostro" e il "Gloria Patri".

Appena ebbero finito di recitare il Rosario, la signora si allontanò, seguendo una strada laterale in un'altra direzione. Il viso di questa signora, vestita semplicemente, fece un'impressione indimenticabile su Barbara. Questo viso irradiava una forza straordinaria di spiritualità, di purezza e di bontà tali che Barbara sentì il desiderio di poterla conoscere meglio, e di incontrarla ancora. Da allora Barbara recitò spesso il Rosario dell'Immacolata, tenendo però per sé quanto le era successo, e non raccontando nulla a nessuno. Solo cinque anni dopo raccontò ciò che le era accaduto alla sua amica Anna Humpf.

FONTE: http://www.mariadinazareth.it/www2007/A ... 20cappella

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