CARO PRESIDENTE, lettera contro la guerra

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CARO PRESIDENTE, lettera contro la guerra

Messaggio da Giammarco De Vincentis » dom set 18, 2005 8:02 am

Non so se lei ha avuto la fortuna come me di passare dei momenti in un orfanotrofio, dove vivono bimbi che hanno incontrato gente umile e semplice, che gli fanno da mamma e papà, per aiutarli a sperare ancora nella vita, e chi crescendo diventa l’angelo custode di chi in seguito si aggiunge a quella famiglia che vive grazie alla provvidenza di Dio e di chi ancora sa ascoltare con il cuore, l’urlo della sofferenza, soprattutto quando a parlare sono gli occhi di chi si sente abbandonato dal mondo e con il viso chino va in cerca di una carezza, tanti di questi sono i figli di chi è stato sepolto dalla guerra, quella che oggi voi fate in nome del vostro Dio, ingannando chi vi ascolta, perché la vostra sete non è quella dell’amore di Dio ma di un potere che vi acceca e l’odio che vi copre gli occhi e vi rende sordi di chi si accontenta di poco per vivere, e preferisce l’ombra di un albero e non il freddo di grattacieli di metallo che rubano spazio al cielo, a chi cammina sulla terra, sempre meno terra, ma cio’ che gli stiamo spremendo dalle viscere e che oggi sta diventando il pretesto per scannarci come maiali e sfamare chi urla guerra ad ogni costo, cosi la distruzione porterà domani il potere a chi ha l’arma per ricostruire e sarà ancora la prepotenza il commercio di chi guarda oltre il suo sguardo e non è capace di vedersi dentro e di quando ogni giorno che passa diventa più povero.
Caro Presidente, immagino che anche lei avrà un figlio, nipote o parenti e che non è solo su di lei che imposta la vita su questa terra, provi a pensare cosa sarebbe di loro senza di lei, oppure provi ad immaginare cosa sarebbe la sua vita se una sua persona cara verrebbe sacrificata per avere una manciata di petrolio in più, perché se è questo che manca, sarebbe più semplice bruciarne di meno, io sono pronto per fare la mia parte.
Non so cosa vuol dire dominare il mondo, credo però che quando non sia una macchina a farlo, l’uomo non può restare indifferente ai lamenti di chi oggi sta morendo di fame ed ha gli occhi sbarrati seguendo il ronzio delle mosche che gli danzano sul viso anche esse meno fortunate di chi vive nelle grandi città sepolte da quei rifiuti, che se ben amministrati potrebbero ridare speranza a quei volti che di notte sognano, montagne di rifiuti dove trovare giocattoli vecchi e mai usati ed un pezzo di pane, con il quale vivere la vita con dignità.
Caro presidente il mio Dio non mi ha mai parlato di guerra, nessun Dio lo farà mai nemmeno quello di chi prima di lei ha ucciso e sta uccidendo, chi non si combatterà mai con la guerra, perché la sua morte partorirà altri mostri e l’odio si moltiplicherà nel tempo.
Se vi è una differenza tra chi vive nell’amore di Dio e chi in vece non ha questa fortuna è una sola, il senso della ragione, è questa che porta alla pace e lei fortunato ad avere la nostra cultura.
Se io fossi in lei non passerei alla storia per aver accorciato i tempi di una guerra, e ammazzato meno vite, ma per aver evitato un disastro, quella cicatrice che non basterà la vita di chi nasce oggi per risanare e la mia e la sua vita sarà compagnia di altre morti innocenti.
Caro presidente io sono una persona qualunque, le mie parole forse, potrebbero essere false, allora le faccio un invito, provi a guardare il papa di oggi, colui che non ha più voce e si ricordi le parole di Papa Giovanni, che è riuscito a fermare la guerra in un altro momento e provi ad ascoltarsi dentro, anche lei ha un cuore, lo usi per amare e dove oggi vede la guerra, provi ad andarci con l’umiltà di chi sa perdonare ed aprire il cuore al suo nemico.
Caro presidente a nella vita bisogna vivere in pace con se stessi e sapersi perdonare solo cosi si può predicare la pace, ci provi sono certo che saprà ascoltarsi.

Giammarco De Vincentis
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