BALENE

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BALENE

Messaggio da Ospite » gio mar 03, 2011 9:19 am

La rapiva quella sua voce dolce, fioca, tranquilla.Chi era? Era un sogno?

Sognava sempre, anche ad occhi aperti, ed era la parte più bella della giornata, per Laura.
Lasciarsi librare nell'aria, senza fretta di tornare giù, poter immaginare ciò che si vuole, senza aver paura che qualcuno senta, veda…
Ma quella volta non era un sogno…
La voce l'aveva sentita veramente ed era davanti a lei, la persona.
Aveva contattato quell'associazione per poter stare in compagnia di persone disabili, come lei.
La psicologa era veramente disponibile e aveva capito, già solo dalla frase: "Mi annoio a casa".
Aveva capito dallo sguardo, dalle mani…
La settimana dopo, Laura, tornò all'associazione, e iniziò a provare a partecipare alle attività. Le persone che conosceva erano anche abbastanza perché tre persone erano dello stesso paese di Laura.
Erano disabili intellettivi e, il primo pomeriggio con loro, fu strano.
Laura era solo disabile motoria e, l'idea di stare con persone più gravi, l'aveva sempre impaurita.
Quel venerdì pomeriggio però non fu così perché solo in due ore, Laura, si accorse, che anche loro potevano fare molte cose, che lei non avrebbe mai immaginato.
Anche il parlare era diverso, ma comunque si capivano fra di loro. Uno cantando, uno con gesti, l'altro guardando una lavagna e indicando con gli occhi, le lettere della frase che voleva dire.
Ci si divideva in gruppi, nell'associazione, e il primo si chiamava AQUILE, così decisero che l'altro, cioèquello con anche Laura, si sarebbechiamato con la B.
Così si iniziarono a proporre nomi con la B.: bistecca, bar, balene….
Alla fine, dopo le votazioni, si decise per BALENE.
A Laura piacque subito come idea perché le veniva in mente FRESCHEZZA, MARE, insomma cose piacevoli.
I volontari decisero di fare disegni di balene personalizzati: una con gli occhiali, una con la barba, una con la treccia.
Quella che colpì di più Laura era una balena quadrata, nera.
Cercava di pensare a cosa le poteva trasmettere quel disegno e vedeva solo SOLITUDINE.
Forse era quello che provava quella ragazza down, che parlava solo attraverso brontolii e sembrava distante, nel suo mondo.
Brontolava perché non voleva mettersi gli occhiali e continuava a cancellare linee, su quel cartoncino marrone.
Chissà cosa voleva togliere, dimenticare…?
Laura se lo chiedeva, tutte le volte che la fissava.
Le aveva chiesto la gomma e non aveva risposto.
I giorni seguenti Laura si sentiva sempre più dentro quel mondo, che iniziava a piacerle. Conosceva gente nuova e capiva di essere UTILE.
Era felice perché quello era il sogno di Laura: ESSERE UTILE E IMPORTANTE PER QUALCUNO.
Aiutò alcuni a scrivere al computer e spiegò come è fatto un giornale.
Infatti avrebbero voluto creare un giornale dell'associazione, con articoli, giochi, gite.
I pomeriggi all'associazione proseguivano sempre bene, fino al giorno in cui tutto cambiò.
Era sempre un venerdì. Laura arrivò all'associazione con la macchina fotografica: voleva avere un ricordo di quel gruppo che stava conoscendo giorno per giorno.
Ma, appena arrivata, una volontaria, le corse incontro, dicendo: "Oggi c'è una gita!!!".
Una fitta gelida percorse tutta la schiena di Laura.
Odiava le sorprese, le aveva sempre odiate.
Era quello che toglieva l'allegria dal carattere della ragazza.
La gita era interessante perché si andava a vedere una mostra di arte moderna, ma questo non fece cambiare idea a Laura.
"Se me l'avessero detto prima!!!!" pensò arrabbiata.
Poi fu costretta ad unirsi alle altre BALENE, per non fare la figura dell'asociale, come si dice.
La partenza, fu, normale, per gli altri, che ormai erano abituati alle gite, ma drammatica per Laura.
La carrozzina non stava nel pullman e così dovette salire a piedi.
Non sarebbe stato difficoltoso, se non fosse stato alto il gradino……
Così, i volontari, dovettero tirare fuori il gradino in più.
Finalmente Laura, salì con gli altri. L'umore della ragazza era già bassissimo, ma lei, in quell'istante, sentiva solo rabbia. Perchè dev'essere così difficile fare le cose che per gli altri, sono normali??????
La discesa dal pullman fu sempre difficoltosa.
La gita fu interessante e fu un modo per dimenticarsi, almeno in superficie, della rabbia accumulata nella giornata.
Il giorno dopo fu terribile per Laura. La notte si addormentò tardi e pianse per un'ora.
Il motivo era che la ragazza si accorse di non essere solo arrabbiata con loro, ma invidiosa.
Loro erano BALENE, capaci di nuotare, di tuffarsi nell'onda più alta, lei no, lei aveva paura di annegare sotto le onde….
Anche se si accorse di essere invidiosa, comunque, la rabbia, nel cuore di Laura, non svanì e decise, di non andare più all'associazione.
Lei non era adatta alle gite, alle scoperte e alle novità.
Avrebbe voluto fare il giornalino, ma senza bisogno di girare.
Tutti gli articoli che aveva preparato non li avevano neanche guardati…….
E poi non doveva sentirsi in colpa per la decisione di smettere.
Le avevano dato un mese di prova e il mese era finito.
Voleva conoscere gente disabile e l'aveva fatto.
I volontari, però, la facevano sentire solo l'insegnante e basta.
Dopo, oltre che asociale, sembrava solo un'egocentrica.
Lei odiava quella parola e non voleva sentirsela ripetere………
Voleva sentirsi allo stesso livello degli altri e non dare l'impressione di sentirsi più intelligente. Voleva essere una di loro, e non "una per loro".
L'avevano detto i volontari che era utile avere una disabile motoria, in mezzo a disabili intellettivi, ma Laura, non avrebbe mai pensato di servire solo per spiegare cose o per scrivere al computer………
Se si toglieva dall'associazione, tutto tornava come prima, noioso come prima, ma non voleva rimanerci e stare male tutte le volte che si rendeva conto di non essere una vera BALENA.
Il venerdì successivo tutto era sotto sopra nella testa di Laura.
Dire e ammettere di non essere una vera balena, era come farsi del male.
Non avrebbe detto di volere smettere ma l'avrebbe fatto capire.
Le fecero leggere il commento della gita e piacque molto.
Quando fu il momento di comunicare la notizia, Laura era senza voce. Stavano per tirare fuori la creta…
Laura non l'aveva mai usata e le interessava provare.
Subito iniziò a massaggiarla: era morbida, molle…
Doveva fare delle sculture. Cosa può venirci fuori da un banale pezzo di creta?
Ma mentre pensava a questo, osservando bene il pezzo, si accorse che assomigliava a qualcosa…… una foca!!
Ecco il trucco! La soluzione stava già dentro il problema…
Come la risposta che doveva dare. Ma come, quando?!!!!!
Sentiva qualcuno che le correva dietro, che la obbligava a parlare, ma non aveva voce… era intenta a creare.
Il giorno dopo chiamò la psicologa che l'aveva ricevuta il primo giorno all'associazione per sapere se si iscriveva o no.
Perché di nuovo la realtà…..
Perché sempre scelte, sempre misure…
Laura diceva di non sentirsi al loro stesso livello, ma ora non le importava più, voleva solo stare con persone disabili, senza misurare niente…
Dopo il mese di prova, Laura, sapeva la risposta che avrebbe voluto dire, cioè positiva, ma, quando si trovò davanti, per la seconda volta, la psicologa, non riuscì a dire niente, se non rispondere semplici sì o no alle domande.
Per fortuna, l'ultimo quarto d'ora, le fu proposto di rimanere da sola con la dottoressa e così riuscì ad aprirsi e a spiegare meglio cosa ne pensava di quel mese.
Le disse che si era trovata bene con tutti, ma nel gruppo del computer meno, perché non c'erano attività.
Poi, finalmente, Laura, si sfogò, dicendo quello che veramente voleva dire e chiedere: SE ERA EGOCENTRICA.
La dottoressa, subito le disse di no, perché, se aveva paura anche ad esprimersi, non poteva esserlo.
Le disse anche non doveva sentirsi così, in mezzo ai ragazzi perché bisogna esaltare i pregi, per non pensare solo ai difetti.
Laura ascoltava, quasi commossa: non pensava che qualcuno credesse in lei, così tanto.
Invece il terrore della gita che aveva avuto, la psicologa, lo interpretò proprio come stava per dire Laura: PAURA DELLE NOVITA'.
La ragazza, quindi dovette dire che non era solo paura delle novità, ma anche paura delle cose all'ultimo minuto. Le fu spontaneo aggiungere che era la psichiatra da cui andava, che le aveva messo in testa l'idea di programmare tutto.
Da allora odiava le novità. Ne aveva anche molta paura…
Dopo questo incontro, Laura si rese conto di dover restare se stessa e di dover esaltare i suoi pregi, senza aver paura di mostrarsi. Non poteva chiudersi in sé pensando solo alle cose che non poteva fare.
Ora sapeva di essere anche lei, a suo modo …
UNA BALENA! E NON LE AVREBBE LASCIATE
(Dal web)
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