ASPETTANDO IL NATALE-qui POESIE e non solo dei POETIXCASO

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ASPETTANDO IL NATALE-qui POESIE e non solo dei POETIXCASO

Messaggio da Beldanubioblu » sab dic 09, 2006 10:47 pm

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LA STELLA COMETA


la stella cometa
ci guida alla meta
l'han seguita i re magi
schivando tranelli
per ore , per giorni
sui loro cammelli
volevan vedere
il Piccolo nato
prostarsi ai Suoi piedi
adorarlo ed amarlo

La stella cometa
è dentro il mio cuore
perenne, la inseguo
a piedi cantando
scendendo la valle
per ore, per anni
imbiancando i capelli.

Lei li mi conduce
dal Bimbo Divino
che è la mia luce
Ti porto per dono
ogni mio respiro
accettando serena
questa mia croce
Ti prego mio Re
Tu dacci la PACE.


Lucia D Iulio Beldanubioblu
Ultima modifica di Beldanubioblu il gio gen 04, 2007 8:12 pm, modificato 2 volte in totale.
Il sole non ti serve per vedere perchè tu luce sei in mezzo al buio...(Lucia Di Iulio)

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Messaggio da Beldanubioblu » sab dic 09, 2006 11:40 pm

ImmagineStoria e origini del NataleImmagine

Come lo festeggiavano gli antichi

Nella Persia antica il solstizio invernale era celebrato cantando l'inno che narrava la nascita del mondo.

In Alessandria d'Egitto esso ebbe la sua più completa espressione, prima dell'era cristiana, nella grande festa del Natale di Horus.

Le statue della dea madre Iside, col piccolo in grembo o attaccato al seno, venivano portate in processione di notte verso i campi al lume delle torce.

Nella Roma pagana lo stesso significato avevano le feste d'inverno che si celebravano due o tre secoli prima della nascita di Cristo, note con il nome di Saturnali o feste di Saturno.

I Saturnali romani avevano inizio il giorno 19 dicembre e si prolungavano fino al successivo 25. Erano feste di gioia, di rinnovamento, di speranza per il futuro e in tale occasione si rinnovavano i contratti agrari.
Nel corso dell'ultimo cinquantennio precedente la nascita di Cristo fu introdotto a Roma il culto del Dio Sole, probabilmente diffuso dalle legioni reclutate in Siria e dagli schiavi orientali.


Come la festa pagana diventò cristiana

Il Cristianesimo inserì nelle proprie concezioni religiose tradizioni popolari preesistenti, e fu così che il giorno natalizio del dio solare e agricolo dell'Egitto e della Persia, cadente nel solstizio d'inverno, diventò il Natale cristiano: la statua di Iside che allatta Horus diventò quella della Madonna che allatta il sacro Bambino.

Non fu facile, però, utilizzare la data del 25 dicembre dal momento che il racconto evangelico di S.Luca, il più completo sull'argomento, narrando di pastori che passano la notte all'aperto, evocava piuttosto un ambiente primaverile, che non il freddo periodo invernale. Poi c'era la precedente tradizione cristiana che fissava la nascita di Cristo in un giorno di primavera: Clemente di Alessandria l'aveva stabilita il 19 aprile, altri padri della Chiesa il 18 aprile, altri ancora il 29 maggio e il 28 marzo.

Fu dopo molte discussioni ed esitazioni che i vescovi di Roma scelsero il 25 dicembre. La data fu ricavata calcolando gli anni di Cristo a ritroso, partendo cioè dalla cifra "magica" di 33, quanti sono gli anni che il figlio di Dio avrebbe trascorso sulla terra. Essendo stata fissata in precedenza la morte di Cristo al 25 marzo, presumendo dunque che essa fosse caduta 33 anni esatti dopo la sua incarnazione, che quindi veniva fissata anch'essa a un 25 marzo, la nascita non poteva essere avvenuta che nove mesi dopo la sua incarnazione nel ventre di Maria e precisamente il 25 dicembre.


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Il Natale oggi

La festa della Natività di Gesù, il Natale, quale lo conosciamo oggi, è divenuta la maggior festa ufficiale della cristianità solo in tempo relativamente recente.
Le sue prime tracce come festività cristiana si incontrano solo intorno al terzo secolo dopo Cristo e il suo definitivo affermarsi solo a metà del quarto secolo.
L'osservanza della festa natalizia fu introdotta in Antiochia solo verso il 375 dopo Cristo e in Alessandria solo dopo il 430.

Così come viene vissuto e festeggiato oggi giorno, il Natale deriva dalle tradizioni borghesi del secolo scorso: Immagineabeti addobbati di luci, nastri e ninnoli (che in passato erano dolcetti); strenne; Babbi Natale con slitte e renne, sono tradizioni nordiche, protestanti che si sono mescolate ai nostri presepi cattolici.

Il Natale comprende un periodo di festeggiamenti ininterrotti che dal solstizio di inverno arrivano all'epifania.
Quest'ultima, che per la cristianità d'oriente è la data del Natale, è stata introdotta in occidente solo in un secondo tempo, con contenuti religiosi e valenze diverse sulle quali ha finito poi per prevalere il ricordo dell'offerta dei doni dei Magi nella grotta di Betlemme. In Italia si è sovrapposta a precedenti tradizioni popolari dalle quali è nata la figura della befana, che, metà mendicante metà strega, a cavallo della sua scopa, distribuisce doni (ma in origine erano poveri, come arance e frutta secca) attraverso i camini.

Questa è la storia del Natale. E' una storia bella, poetica, creata dagli uomini per far posto a un poco di speranza e di letizia anche nel cuore dell'inverno più duro, quando sembra che tutto sia morto e sterile e invece il seme comincia a germinare nella terra e ha inizio la rivoluzione delle stagioni e la rapida, felice corsa dei giorni verso la fioritura di primavera.


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Messaggio da Giammarco De Vincentis » mar dic 12, 2006 8:45 pm

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NATALE



Gli alberi si vestono a festa,


e prendono il posto del cielo,

a chi per quella notte
hanno rubato la luna


e tutte stelle.

Piccole luci

improvvisano danze

intorno ad ogni ramo,

che si lasciano accarezzare

dalla neve che cade,
silenziosa con amore

dal cielo

che incredulo

resta a guardare.


Natale

è la festa dei cuori,

i rintocchi delle campane

si affidano a ogni vento,
il suono delle zampogne

accompagnano

ogni sguardo

verso l' alto

in cerca di quella scia

che indica il cammino

verso la speranza

e la fede,

in colui che nasce

quando ogni anno

muore.


13 Dicembre 2000
C'è piu' gioia nel dare :-) che nel ricevere
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Messaggio da Giammarco De Vincentis » mar dic 12, 2006 8:46 pm

IL NATALE DI IERI

Natale
era per me
la nonna che
mi faceva il cavalluccio
fatto di pasta di pane
e con al centro un uovo sodo
ed io l'aspettavo già
dal giorno dopo la befana,
quando tutte le feste
erano volate via,
in cambio di una calza,
che trovavo,
appesa al camino
piena di aglio,
di cipolla,
di carboni quelli veri
e non come quelli di oggi,
fatti di zucchero.
Se avevi fatto il bravo
durante tutto l'anno
e se eri fortunato
trovavi pure
qualche caramella
un soldatino di plastica
o un piccolo pupazzo
fatto di stoffa vecchia,
allora non esistevano i pelouches
Natale per me,
era un albero addobbato
e la nascita del Bambin Gesu'
dentro ad una fredda capanna
ed io ero felice
perchè portava a tutti bimbi
la felicità e la gioia della vita
Natale era per me
mio padre
che mi portava in braccio
quando faceva tanta neve
ed io affacciato alla finestra,
battevo le manine per la felicità.
Oggi
non ho piu' la nonna,
non ho piu' il mio papà
ma ho con me Gesu'
ed ogni giorno che nasce
gli offro per culla
il mio cuore.

Giammarco 24 di Dicembre 2003
Dedicata a mio padre e ai miei nonni
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alexnovo
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ASPETTANDO IL NATALE

Messaggio da alexnovo » mar dic 12, 2006 11:44 pm

TEMPO DI AVVENTO E DI RINNOVAMENTO

Profumo di Santità e di festa
tra gli uomini di chiesa
e nell’aria dell’attesa
già freme, tra battiti scanditi il loro cuore.
Nelle notti d’Avvento
qualche piccola luce
apparirà all’orizzonte
frugando tra le stelle
verso oriente
che in queste ore dense d’attese
sono già intente a farsi più belle.

E’ un Bambino
il Re che si festeggia
e che rinasce Divino
nell’anima che attende…
Ei gioirà per tutti quanti
mostrandoSi in una Santa culla
dove oltre al cuore Immacolato della Mamma
e l’amore vivo di Giuseppe Santo
a riscardarLi ci sarà solo una stalla.

Chiave per l’eternità scenderà per noi dal Cielo,
interminabile speranza, nostra garanzia,
luce nel buio. esempio da seguire
donata con la Grazia da inseguire.
Sarà semplice nostra offerta a Lui gradita
una devota e semplice preghiera
che sgorghi in umiltà dal cuore
e non sia offesa e né pretesa
in questo atteso e lieto Avvento
segno di svolta e di rinnovamento!

Alexnovo
(SS.Natale 2006)

Augurando a tutti di trovare la pace e la serenità....
Se pensiamo di essere parte del creato un giorno incontreremo il Creatore che vorrà riconoscerci come Sue creature in immagine e somiglianza facendoci partecipi nel Suo Regno Eterno di quanto sia mirabile il puro amore ...

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sandanydp
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Messaggio da sandanydp » mar dic 19, 2006 12:26 pm

PERCHE' SONO NATO, DICE DIO
di LAMBERT NOBEN

Sono nato nudo, dice Dio,
perché tu sappia spogliarti di te stesso.


Sono nato povero, perché tu possa
considerarmi l’unica ricchezza.


Sono nato in una stalla, perché tu impari a
santificare ogni ambiente.


Sono nato debole, dice Dio,
perché tu non abbia mai paura di me.


Sono nato per amore,
perché tu non dubiti mai del mio amore.


Sono nato di notte, perché tu creda
che posso illuminare qualsiasi realtà.


Sono nato persona, dice Dio,
perché tu non abbia mai a vergognarti di essere te stesso.


Sono nato uomo
perché tu possa essere “dio”.


Sono nato perseguitato
perché tu sappia
accettare le difficoltà per amor mio.


Sono nato nella semplicità
perché tu smetta di essere complicato.


Sono nato come figlio di Maria,

perché anche tu abbia una madre.



Sono nato come figlio adottivo di Giuseppe,

perché tu comprenda che il vero padre è quello che dà amore e protezione



Sono nato per darti la vita, dice Dio,
per portare tutti alla casa del Padre….
S D PETROCCHI

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miriam bolfissimo
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Messaggio da miriam bolfissimo » mer dic 20, 2006 10:11 pm

      • Immagine

        «Andiamo fino
        a Betlemme»,
        dissero i pastori.
        Andiamo anche noi
        a portare il nostro dono
        a Gesù,
        e il nostro cielo
        sarà illuminato
        di stelle.
        • don Tonino Bello


Un abbraccissimo, miriam bolfissimo ;)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » gio dic 21, 2006 6:31 pm

Immagine C'é ancora tempo... per Natale
      • Se hai nemici riconciliati:
        il Natale è pace!

        Se hai peccati convertiti:
        il Natale è amicizia con Dio!

        Se hai amici cercali:
        il Natale è comunione!

        Se hai debiti pagali:
        il Natale è giustizia!

        Se hai poveri al tuo fianco aiutali:
        il Natale è dono!

        Se hai superbia interrala:
        il Natale è umiltà!

        Se sei nelle tenebre, cerca la luce:
        il Natale è luce!

        Se sei nell'errore rifletti:
        il Natale è verità!

        Se sei triste rallegrati:
        il Natale è gioia!

        Se hai odio dimenticalo:
        il Natale è amore!
        • (dalla rete)


Un abbraccissimo, miriam bolfissimo ;)
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Messaggio da miriam bolfissimo » gio dic 21, 2006 6:50 pm

ImmagineMiei carissimi tutti, qndo l'ho letta, ho pianto di gioia: c'è ancora spazio nel ns cuore x un santo natale...



  • Guido Purlini aveva 12 anni e frequentava la prima media. Era già stato bocciato due volte. Era un ragazzo grande e goffo, lento di riflessi e di comprendonio, ma benvoluto dai compagni. Sempre servizievole, volenteroso e sorridente, era diventato il protettore naturale dei bambini più piccoli.

    L'avvenimento più importante della scuola, ogni anno, era la recita natalizia.

    A Guido sarebbe piaciuto fare il pastore con il flauto, ma la signorina Lombardi gli diede una parte più impegnativa, quella del locandiere, perché comportava poche battute e il fisico di Guido avrebbe dato più forza al suo rifiuto di accogliere Giuseppe e Maria.

    La sera della rappresentazione c'era un folto pubblico di genitori e parenti. Nessuno viveva la magia della santa notte più intensamente di Guido Purlini.

    E venne il momento dell'entrata in scena di Giuseppe, che avanzò piano verso la porta della locanda sorreggendo teneramente Maria. Giuseppe bussò forte alla porta di legno inserita nello scenario dipinto. Guido il locandiere era là, in attesa.

    «Che cosa volete?» chiese Guido, aprendo bruscamente la porta.
    «Cerchiamo un alloggio».
    «Cercatelo altrove. La locanda è al completo».

    La recitazione di Guido era forse un po' statica, ma il suo tono era molto deciso.

    «Signore, abbiamo chiesto ovunque invano. Viaggiamo da molto tempo e siamo stanchi morti».
    «Non c'è posto per voi in questa locanda», replicò Guido con faccia burbera.
    «La prego, buon locandiere, mia moglie Maria, qui, aspetta un bambino e ha bisogno di un luogo per riposare. Sono certo che riuscirete a trovarle un angolino. Non ne può più».

    A questo punto, per la prima volta, il locandiere parve addolcirsi e guardò verso Maria. Seguì una lunga pausa, lunga abbastanza da far serpeggiare un filo d'imbarazzo tra il pubblico.

    «No! Andate via!» sussurrò il suggeritore da dietro le quinte.
    «No!» ripeté Guido automaticamente. «Andate via!».

    Rattristato, Giuseppe strinse a sé Maria, che gli appoggiò sconsolatamente la testa sulla spalla, e cominciò ad allontanarsi con lei. Invece di richiudere la porta, però, Guido il locandiere rimase sulla soglia con lo sguardo fisso sulla miseranda coppia. Aveva la bocca aperta, la fronte solcata da rughe di preoccupazione, e i suoi occhi si stavano riempiendo di lacrime.

    Tutt'a un tratto, quella recita divenne differente da tutte le altre. «Non andar via, Giuseppe» gridò Guido. «Riporta qui Maria». E, con il volto illuminato da un grande sorriso, aggiunse: «Potete prendere la mia stanza».

    Secondo alcuni, quel rimbambito di Guido Purlini aveva mandato a pallino la rappresentazione.

    Ma per gli altri, per la maggior parte, fu la più natalizia di tutte le rappresentazioni natalizie che avessero mai visto.

    • (dalla rete)
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Messaggio da Beldanubioblu » ven dic 22, 2006 11:11 pm

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Il piccolo Albero di Natale

di Giulio Gavino



C’era una volta un piccolo albero di Natale che, quando parlava con mamma albero di Natale e papà albero di Natale, non vedeva l’ora di poter mettersi addosso le palline colorate, i festoni argentati e le lampadine. Sognava ogni notte il suo momento, entrare nel salotto buono, gustarsi i sorrisi gli auguri in famiglia, lasciarsi sfuggire una lacrima di resina dalla contentezza.

E venne finalmente il giorno del piccolo albero di Natale. Venne scelto quasi per caso tra tanti amici alberi di Natale anche loro. Pensava: "Adesso è venuto il mio momento, adesso sono diventato grande". Il viaggio fu lungo, incappucciato di stoffa bagnata per non perdere il verde luminoso dei rami ancora giovani. Tornata la luce, il piccolo albero di Natale si trovò nella casa di una famiglia povera. Niente palline, niente festoni, solo il suo verde scintillante faceva la felicità dei bambini che lo stavano a guardare con gli occhi all’insù, affascinati. Era il loro primo albero di Natale. Subito fu deluso, sperava di poter dominare una sala ricca di regali e di addobbi eleganti.


Ma passarono i giorni e si abituò a quella casa povera ma ricca di amore. Nessuno aveva l’ardire di toccarlo. Venne la sera di natale e furono pochi i regali ai suoi piedi ma tanti i sorrisi di gioia dei bambini che per giorni erano rimasti a guardarli sotto il suo sguardo severo per cercare di indovinare che cosa ci fosse dentro. Venne il pranzo di Natale, niente di speciale. Venne Capodanno, con un brindisi discreto, ma auguri sinceri. E venne anche l’Epifania e il momento di andare via. Questa volta non lo incappucciarono. Lo tolsero dal vaso, gli bagnarono le radici e tutta la famiglia lo accompagnò verso il bosco. Era felice di ritornare con mamma albero di Natale e papà albero di Natale. Passando per la strada vide tanti suoi amici, ancora con le palline colorate e i fili d’oro e d’argento, che lo salutavano. Ma c’era qualcosa di strano, erano tutti nei cassonetti della spazzatura, ricchi e sventurati, piangevano anche loro resina, ma non per la contentezza. Chissà dove sarebbero finiti!

Ora il piccolo albero di Natale è diventato un abete grande e possente, ha visto tanti figli andare in vacanza per le feste. Qualcuno è ritornato, sano o con un ramo spezzato. Lui guarda da lontano la città dove i bambini del suo Natale lo hanno amato e rispettato. Perché è un albero di Natale, albero di Natale tutto l’anno, perché Natale non vuol dire essere buoni e bravi solo il 25 dicembre, perché Natale può essere ogni giorno. Basta volerlo come quel piccolo albero di Natale che ci tiene compagnia sulla montagna, anche se lontano, anche se non lo vediamo.

E c’era una volta e c’è ancora oggi, un albero di Natale. Sempre diverso e sempre uguale, quasi un caro amico di famiglia che si presenta ogni anno per le vacanze, le sue vacanze, da Santa Lucia all’Epifania. Grande, piccolo, verde o dorato, testimone di ogni Natale, un amico con il quale aspettare l’apertura dei regali e l’occasione buona per scambiarsi gli auguri, per fare la pace, per dirsi anche una parola d’amore. E tutti vogliamo bene all’albero di Natale, ogni anno disposti ad arricchire il suo abbigliamento con nuove palline colorate, un puntale illuminato e addobbi d’oro e d’argento. È cresciuto con noi, cambiato ogni anno, sempre più bello agli occhi di chi guarda, occhi di bambino, ma anche occhi di adulto che vuole tornare bambino. Per quei giorni di festa è lui a fare la guardia al focolare, a salutare quando si rientra a casa, a tenere compagnia a chi è solo. Una presenza che conforta, non solo nell’anima. È meglio se l’albero è di quelli con le radici, pronto a dismettere l’albero della festa e a compiere il suo dovere in mezzo ai boschi, a diventare grande, libero e felice.
Il sole non ti serve per vedere perchè tu luce sei in mezzo al buio...(Lucia Di Iulio)

amgiusep2002
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24DICEMBRE 1971 (Iosif Brodskij)

Messaggio da amgiusep2002 » lun dic 25, 2006 10:01 pm

E' una poesia che ogni tanto torno a rileggere; mi è capitato questa
mattina e ho avvertito il desiderio di postarvela. Sarà stato
l'effetto del Natale.....
ANcora auguri
Pino Ambrosecchia

24 DICEMBRE 1971 (Iosif Brodskij)


Tutti a Natale siamo un poco Magi.
Bei negozi c'è fango e ressa. Per
un barattolo di chalvà al caffè
di assediare botteghe son capaci,
avvolte nei pacchetti, intere folle;
ognuno per se stesso Re e cammello.


Con sporte, reti, cartocci, cestini,
e colbacchi, cravatte di traverso.
Odor di vodka, di merluzzo e pino,
di mandarini, di cannella e mele.
Caos di visi, nel turbine di neve
non si vede il sentiero per Betlemme.


E, portatori di modesti doni,
sfondando porte, saltano sugli autobus,
nelle fosse dei cortili scompaiono,
anche sapendo che la grotta è vuota:
non c'è la greppia, né l'asino, né il bue,
non c'è la Donna aureolata di luce.


Vuoto. Ma all'improvviso a quest'idea
viene una luce non si sa da dove.
Sapesse Erede che, più forza ha,
più vero e inevitabile è il miracolo.
La costanza di quest'affinità
è il meccanismo base del Natale.


Per questo dappertutto si fa festa,
per il Suo avvento, unendo tanti tavoli.
Se non c'è ancora alcuna richiesta
di una stella, la buona volontà
nelle genti si vede da lontano,
e i pastori riaccendono i falò.


La neve cade; non mandano i camini
Fumo, ma squilli. Ogni viso è una macchia.
Beve Erode. Nascondono i bambini
le donne. Chi verrà non può saperlo
nessuno: noi non conosciamo i segni,
potrebbe il cuore non più riconoscerlo.


Ma se, nel giro d'aria della porta,
una figura, fazzoletto in capo,
compare dalla nebbia della notte,
senti senza vergogna il Nuovo Nato
in te, e il Santo Spirito; e allora
gli occhi alzi al cielo e la vedi:
la stella.

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