La Domus e il Corso

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La Domus e il Corso

Messaggio da Redazione » dom set 04, 2005 11:47 am

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Oggi c'è chi pensa, ad un progetto che restituirà la vita ad uno dei più bei corsi della Marsica.Notevoli sono le difficoltà per gli automobilisti che si avventurano ad attraversare le strade del centro del paese

DOMUS PATRIZIA
La città romana si trova, oggi, a non più di 2.50 mt. di profondità rispetto all'attuale piano di sedime del centro abitato. Recentemente, nella primavera del 1993 e nell'autunno del 1994, una campagna di scavi condotta dalla Sovraintendenza Archeologica di Chieti, proprio nell'area più centrale del paese, il tratto di Corso Vittorio Veneto, compreso tra Santa Sabina e la vecchia caserma dei Carabinieri, ha portato alla luce una grande domus patrizia (abitazione privata) con bellissimi pavimenti in mosaico. A causa dell'esiguità dei fondi, gli scavi, che hanno interessato un'area di circa 500 mq., si sono dovuti interrompere senza aver neppure completato il ritrovamento dell'intera domus, che probabilmente si estende in misura maggiore della parte venuta alla luce. La domus con orientamento NE/SW presenta strutture in opera incerta. La disposizione degli ambienti risulta quella canonica con "atrium" di tipo tuscanio pavimento con mosaico nero e inserzioni di tessere bianche più grandi a formare un reticolato geometrico; al centro vi è I' "impluvium" lastricato. Ai lati dell'atrio si aprono due "alae" pavimentate
con mosaico bianco con fascia perimetrale nera e tappetino d'accesso con il motivo del meandro continuo; oltre l'atrio si aòcede al "tablinum" e lo stacco è evidenziato da un tappetino in mosaico bianco e nero, assai singolare e di ottima fattura, riproducente un portico con cancellate e tetti spioventi di cui non hanno riscontri in altri contesti; il "tablinum" èpavimentato con il motivo del "cancellum" nero su fondo bianco. Dal tablinio si accede alla sinistra di un "triclinium" pavimentato con mosaico bianco decorato con l'alternanza dei quadretti, meandri e svastiche. Sulla destrasi apre un "oecus", probabilmente l'ambiente più antico, testimonianza di una fase precedente, ma sempre relativa ad un edificio domestico; I' "oecus", monumentale sala da pranzo, è pavimentato con battuto bianco decorato da tessere nere disposte a reticolo di quadretti includenti inserzioni di "crustae" policrome; le pareti sono intonacate con riquadri decorati in finto marmo. Il tablinio mette in comunicazione anche l'atrio con il portico e il peristilio del giardino interno della "domus", pavimentato con mosaico di tessere allungate bianche e inserzioni di "crustae" policrome e perimetrato da fascia nera. Il repertorio decorativo, di alta qualità e raffinatezza, sembra consentire l'ipotesi che la "domus" fosse strutturata su un progetto ben definitivo voluto da un committente da identificare con un personaggio di rilievo appartenente all'aristocrazia marruviana. La prima fase dell'edificio sembra risalire alla fine de lI~ sec. a.C., mentre il repertorio decorativo fa ascrivere la globale ristrutturazione alla metà del V sec. a.C. Solo un proseguo degli scavi potrà fornire ulteriori elementi conoscitivi sui sistemi decorativi adottati a Marrivium e di indagine sugli interscambi culturali e artistici fra l'area marsa e Roma, per verificare se e in che mi- sura si possa parlare di "attardamento culturale" fra questo ambiente periferico e il governo centrale. La datazione finora proposta farebbe propendere per una contemporaneità delle scelte decorative, forse da ricercare in un evidente e prolungato ancoraggio di una classe dominante presente a Marruvium, ma proveniente da Roma. Il sito archeologico, in senso stretto, dell'area della domus ha una larghezza di circa 25 mt. Nella direzione parallela a corso Vittorio Veneto ed una lunghezza accertata di circa 32 mt., per 18 mt. al di sotto dell'area libera della strada e dei marciapiedi, per il resto, è al di sotto dei fabbricati esistenti ai due lati della strada stessa. Oggi, attraverso un progetto per la valorizzazione del patrimonio archeologico del comune di San Benedetto, si è deciso di intraprendere la realizzazione di un museo "in situ", integrato con la città moderna di cui è parte. Il progetto prevede l'intera riapertura dell'area di scavo, fino ai limiti esterni del perimetro murario della domus in senso longitudinale e fin dove possibile in senso trasversale, senza intaccare i fabbricati esistenti. L'intendo è quello di creare, attraverso l'isola archeologa, un adeguato dialogo fra la città moderna e l'antica Marruvium, già iniziato con altri recenti interventi quali quello sulla strada romana esistente sotto la Piazza della Chiesa Parrocchiale o quello sui Morroni.

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