Anno liturgico 2009 - 2010

Omelie di Monsignor Antonio Riboldi e altri commenti alla Parola, a cura di miriam bolfissimo

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Anno liturgico 2009 - 2010

Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 28, 2010 9:11 am

      • XIII domenica del Tempo Ordinario. 27 giugno 2010
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Dal primo libro dei Re (19, 16; 19-21)
In quei giorni, disse il Signore ad Elia: «Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsi, come re di Israele e ungerai Eliseo figlio di Safàt, di Abel-Mecola, come profeta al tuo posto. ]Partito di lì, Elia incontrò Eliseo figlio di Safàt. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il decimosecondo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. Quegli lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elia disse: «Và e torna, perché sai bene che cosa ho fatto di te». Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con gli attrezzi per arare ne fece cuocere la carne e la diede alla gente, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati (5,1; 13-18)
Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. ]Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso. Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri! Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge.



Dal vangelo secondo Luca (9, 51-62)
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Ma Gesù si voltò e li rimproverò. E si avviarono verso un altro villaggio. Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre». Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».




    • Dissodare il terreno
    Qualcuno sostiene che se vedesse fisicamente Gesù, certamente, lo seguirebbe… vaniloquio! La prova schiacciante che la considerazione è insostenibile è nel vangelo di oggi: c’è un villaggio intero che, per partito preso, non vuole incontrare Gesù. La decisione è previa l’incontro: è tutta questione di apertura, di disponibilità, di permeabilità all’Altro e al trascendente in specie!

    Gesù non è come “blob” che invade ogni spazio e insenatura, sorpassando limiti e chiusure: Gesù è persona che interpella la libertà, chiede dialogo, sprona alla relazione! Rispetta la libertà perché ne ha una considerazione altissima. Di fonte al rifiuto dei Samaritani di accoglierlo nel villaggio, i discepoli chiedono di usare la violenza ma Lui li sgrida e passa oltre: nessuno è costretto all’incontro, se vuole, potrà avere altre occasioni per incontrarlo. Ed è così ancora oggi! Gesù vive tra le nostre case, ogni domenica si racconta e si dona, chi lo desidera lo può incontrare e chi non lo desidera lo evita. Ma non è Gesù che non si fa conoscere! È l’uomo che si defila…

    E poi c’è anche chi con grande slancio decide di seguire Gesù e si sente dare una risposta imbarazzante «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo»: Gesù non è alla ricerca di consenso a basso costo, non gioca a far l’imbonitore, pone davanti tutta la serietà e l’esigenza della sequela. L’incontro con Gesù non lascia indifferenti, è tutto fuorchè accomodante, sprona al cambiamento, spinge a scelte radicali… c’è da dare la vita… guarda caso, Gesù è diretto verso Gerusalemme, e Lui sa che non si tratta di una passeggiata…

    Incontrare Gesù è effettivamente destabilizzante: forse è per questo che c’è qualcuno che lo evita! C’erano anche un tempo mille giustificazioni «permettimi di andare prima a seppellire mio padre», «lascia che io mi congedi da quelli di casa mia»: alla fine ci si preclude l’unica speranza della vita… mettiamo mano all’aratro!
    • don Natalino Pedrana
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 05, 2010 8:16 am

      • XIV domenica del Tempo Ordinario. 4 luglio 2010
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Dal libro del profeta Isaia (66, 10-14)
Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti la amate. Sfavillate di gioia con essa voi tutti che avete partecipato al suo lutto. Così succhierete al suo petto e vi sazierete delle sue consolazioni; succhierete, deliziandovi, all'abbondanza del suo seno. Poiché così dice il Signore: «Ecco io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la prosperità; come un torrente in piena la ricchezza dei popoli; i suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati. Come una madre consola un figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati. Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saran rigogliose come erba fresca. La mano del Signore si farà manifesta ai suoi servi, ma si sdegnerà contro i suoi nemici.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati (6, 14-18)
Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio. D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.



Dal vangelo secondo Luca (10, 1-12; 17-20)
Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. Io vi dico che in quel giorno Sodoma sarà trattata meno duramente di quella città. I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli».




    • Esortati all’annuncio
    Prima lettura: “Sarete allattati e vi sazierete al seno delle sue consolazioni; succhierete e vi delizierete al petto della sua gloria”: la città di Dio è colma di beni! Dio non smette di riempire gli uomini delle sue ricchezze! C’è solo da allargare le mani ed esse sono riempite…

    Vangelo: “La messe è abbondante”: anche Gesù ribadisce la copiosità di beni che Dio continuamente pone nelle mani degli uomini! Tutto parla di abbondanza! C’è DIO da mietere ovunque! La terra è piena di Dio! Tutto trasuda di Dio! Qual è il problema? Manca gente che sia capace di mostrare questa abbondanza e insegni a raccoglierla! Lo si canta ogni domenica: “I cieli e la terra sono pieni della tua gloria”, eppure siamo sempre alla ricerca di Dio come se non ce ne fosse più nemmeno l’ombra!

    Fratelli, Gesù ci chiama a raccolta: l’evangelista Luca dice che “ne designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi”. Settantadue è il prodotto di dodici per sei: la perfezione è il sette! Manchiamo noi! Manca la nostra squadra, quella che deve raccogliere in questo tempo! È significativo che Gesù li invii “davanti a sé”: significa che la nostra missione è semplicemente preparatoria! I discepoli sono chiamati a sollecitare i fratelli ad accorgersi che “il Regno di Dio è vicino”, cioè a ricordare che, se lo si vuole, Dio lo si può incrociare nelle pieghe del quotidiano, nell’ordinarietà della vita…

    C’è qualcuno che non ne vuol sapere… anche domenica scorsa abbiamo visto il rifiuto di Gesù da parte dei Samaritani… Non c’è problema! La riuscita della missione non sta nel convincimento di qualcuno ma nell’annuncio senza riserve! Gesù, infatti, dice ai suoi amici: “Non rallegratevi perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”…
    • don Natalino Pedrana
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 12, 2010 8:06 am

      • XV domenica del Tempo Ordinario. 11 luglio 2010
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Dal libro del Deuteronomio (30, 10-14)
Mosè parlò al popolo dicendo: «Obbedirai alla voce del Signore tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge; quando ti sarai convertito al Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l'anima. Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? Non è di là dal mare, perché tu dica: Chi attraverserà per noi il mare per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (1, 15-20)
Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.



Dal vangelo secondo Luca (10, 25-37)
Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai». Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. er caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Và e anche tu fa' lo stesso».




    • Volare alto
    "Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te": l'essere persone che tendono alla santità non è missione impossibile! Mi torna alla mente spesso quel giorno nel quale chiesi ad una classe di ragazzi chi di loro avesse voluto diventare santo - la risposta fu netta -: "nessuno"! Tutti scossero la testa come se la santità non fosse cosa che li riguardava... È evidente che la considerazione che avevano della santità era talmente alta da ritenerla inarrivabile. Dio ci dice che non è così! La chiamata alla sequela che rivolge all'uomo è assolutamente alla portata!

    È possibile tendere alla santità! Soprattutto è auspicabile che ogni uomo avverta il desiderio di scalare la montagna della virtù! Non accontentiamoci di un vivere secondo quanto ci 'sentiamo: siamo chiamati "figli di Dio" e lessiamo realmente! Perché adattarci ad essere gente mediocre!

    Poi sarà la misericordia di Dio a salvarci, fuori dubbio... ma una vita che vola ad alta quota non ha paragoni rispetto a quella di chi si trascina stanco per le strade del mondo accontentandosi di tirare a campare!

    Bella la domanda che il dottore della Legge fa a Gesù "Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna": si tratta di una persona che non vive a casaccio ma riflette sul senso della sua esistenza! La vita si compie solo se si apre all'eternità, altrimenti è tutto tempo perso... Peccato che la sua è un interrogazione chiusa, non aperta alla novità! Sa benissimo quali sono i comandamenti di Dio ma si ferma lì, non si lancia ad una concreta attuazione degli stessi...

    Questo dottore che al nostro sguardo appare stolto non è molto lontano da ciascuno di noi... La vita eterna ha bisogno di concretezza... e quanto ci costa!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 19, 2010 7:39 am

      • XVI domenica del Tempo Ordinario. 18 luglio 2010
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Dal libro della Genesi (18, 1-10a)
Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po' di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa' pure come hai detto». Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce». All'armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr'egli stava in piedi presso di loro sotto l'albero, quelli mangiarono. Poi gli dissero: «Dov'è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (1, 24-28)
Fratelli, sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi di realizzare la sua parola, cioè il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi, ai quali Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi, speranza della gloria. È lui infatti che noi annunziamo, ammonendo e istruendo ogni uomo con ogni sapienza, per rendere ciascuno perfetto in Cristo.



Dal vangelo secondo Luca (10, 38-42)
Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».




    • Attenzione alle persone e a Dio
    Ascolteremo dal libro della Parola due brani che parlano di accoglienza: il primo, dal libro della Genesi, racconta l'incontro tra Abramo e tre misteriosi personaggi - i Padri della Chiesa ci han sempre visto l'icona della Trinità -. Appena Abramo scorge questi tre forestieri si attiva per un'accoglienza di tutto rispetto: non si tratta di un'attenzione interessata ma assolutamente gratuita. Chi è in cammino va accolto, senza alcuna riserva o resistenza... I tre, per riconoscenza, promettono ad Abramo la realizzazione della sua attesa più grande: una discendenza da Sara. L'accoglienza dell'uomo è sempre accoglienza di Dio: porta sempre frutti abbondanti! Dobbiamo ricordarcelo di più...

    E poi, il brano di Vangelo, che narra l'accoglienza di Marta nei confronti di Gesù. Gesù è un amico di casa, c'è una certa confidenza... A Marta sembra sufficiente offrire un po' di cibo e un letto su cui dormire: cosa si può pretendere di più! Eppure Gesù, incalzato da Marta sulla apparente inettitudine della sorella Maria, spiega a Marta la necessità del fermarsi e dello stare ad ascoltare! Il primato dell'accoglienza deve essere dato all'ascolto, non al fare!

    Non facciamo i soliti ragionamenti per cui oltre alla contemplazione è necessaria l'azione e blabla blabla! Lo sappiamo tutti! Intanto lasciamoci provocare da questo rimprovero di Gesù: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta»! Non si scappa! Ordinariamente noi ci occupiamo di cose penultime, non immediatamente necessarie! C'è una parte migliore e riguarda la relazione personale con Dio e con le persone: questa viene prima di tutto e non ammette tentennamenti...

    Sono certo che tutti dobbiamo lavorarci parecchio su sta cosa!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 26, 2010 7:51 am

      • XVII domenica del Tempo Ordinario. 25 luglio 2010
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Dal libro della Genesi (18, 20-21; 23-32)
Disse allora il Signore: «Il grido contro Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!». Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l'empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lungi da te il far morire il giusto con l'empio, così che il giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Rispose il Signore: «Se a Sodoma troverò cinquanta giusti nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città». Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere... Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque». Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (2, 12-14)
Fratelli, con Cristo infatti siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l'incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce.



Dal vangelo secondo Luca (11, 1-13)
Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione». Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall'interno gli risponde: Non m'importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza. Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».




    • Il Padre darà lo Spirito a quanti glielo chiedono
    In un racconto giapponese si narra di tre bambini di fronte a un cuculo. Il primo vuole imporgli di cantare, il secondo sostiene che è meglio invitarlo a cantare, il terzo – il più piccolo – dice: «Io aspetterò semplicemente che canti».

    Ecco il nostro atteggiamento corretto di fronte a Dio: da lui attendiamo che la sua grazia canti in noi, per questo nella preghiera che Gesù ci ha consegnato noi narriamo a Dio le opere grandi del suo amore e gli chiediamo che quanto egli ha compiuto nel suo Figlio unigenito si realizzi anche nella nostra vita (Vangelo), noi che, mediante il Battesimo, siamo suoi figli adottivi (II Lettura).

    Non si tratta allora di insistere perché Dio si manifesti vicino a noi: egli lo è già! Si tratta di porsi nell'atteggiamento corretto di umiltà, quella stessa di Abramo di fronte a Dio mentre gli chiede pazienza con Sodoma e Gomorra (I Lettura) e di disponibilità ad accogliere in noi l’opera della sua misericordia. Dimoreranno allora nella nostra esistenza gli stessi sentimenti di Gesù, il quale, certo che Dio agiva in suo favore, rendeva grazie a lui ancora prima che le sue opere si realizzassero.
    • Tiberio Cantaboni
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ago 02, 2010 7:39 am

      • XVIII domenica del Tempo Ordinario. 1 agosto 2010
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Dal libro del Qoèlet (1,2; 2, 21-23)
Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità. Perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e grande sventura. Allora quale profitto c'è per l'uomo in tutta la sua fatica e in tutto l'affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e preoccupazioni penose; il suo cuore non riposa neppure di notte. Anche questo è vanità!


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (3,1-5; 9-11)
Fratelli, se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria. Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria. Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore. Qui non c'è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti.



Dal vangelo secondo Luca (12,13-21)
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, dì a mio fratello che divida con me l'eredità». a egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni». Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio».




    • Arricchiamoci per il Cielo!
    Ave Maria!
    In questa domenica Gesù ci fa riflettere su ciò che sarà il nostro ultimo esame di coscienza sulla terra, prima di partire per il Cielo, prima di lasciare questo mondo per sempre. Nella nostra coscienza, prima di spirare, risuonerà questa parola: “… Questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita, e quello che hai preparato di chi sarà?”. …Quale tesoro porterai ora in Cielo per te? Per essere davvero ricco è necessario portare con sé in Cielo il “tesoro nascosto per il quale vale la pena vendere tutto” per acquistarlo durante la vita terrena; è la “gemma preziosa d’inestimabile valore”: è il Cuore di Gesù che entra nei nostri cuori attraverso il suo Santo Spirito, attraverso la sua Santa Parola, e attraverso la Comunione al suo Corpo e al suo Sangue prezioso. Sì, Gesù è il vero tesoro, un tesoro che avremo in eterno, un Bene immenso che nessuno potrà toglierci mai, e per cui vale la pena vivere ed operare, il resto è paglia secca, il resto è… “vanità delle vanità!”.

    L’uomo di oggi è diventato materialista e perciò anche ateo; è divenuto cioè idolatra del danaro, dei divertimenti, della carnalità, delle vanità e delle cose terrene. Ma ecco San Paolo che ci entusiasma, ricordandoci: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio. Rivolgete il pensiero alle cose alle cose di lassù, e non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio (attraverso il vostro Battesimo)! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con Lui nella gloria. Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria. Non dite menzogne gli uni agli altri; vi siete svestiti dell’uomo vecchio (nel Battesimo) con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che Lo ha creato… Cristo è tutto in tutti”.

    E nelle Gocce di luce del 09 09 09 così leggo: “Guardate le cose di lassù, figlia, il Cielo, che dà senso alla vostra vita. Guarda in alto e riempiti dell’azzurro del cielo e del calore del sole, che colorano gli occhi e giungono al cuore, sicché la terra, pur attraversandola con i piedi, non sommerga, non ricopra con il suo fango, dato che la pioggia del cielo lo lava, e il sole lo asciuga, e si possa così continuare a camminare per andare verso la Patria celeste.

    Guardate le cose di lassù: esse vi danno il senso delle mie beatitudini: beata la sofferenza, la povertà, la persecuzione. Beati!… perché attraverso di esse, unendole a Dio, l’uomo riscopre la parte migliore di sé, riscopre sé stesso e si riavvia alla vita del Cielo. Ma povero chi, ricco, si è dilettato dei piaceri e di sé, poiché non avrà ritrovato Dio: perirà in essi, dato che lo conducono al fango, alla terra che li fa perire nelle sue profondità. A che è valsa tanta ricchezza di piaceri e beni, che conduce alla perdizione? Guardate al Cielo! Ed esso sosterrà il vostro peregrinare, il vostro dolore. Io cammino con voi e, contemplandolo, vi si formeranno le ali, che vi aiuteranno a raggiungerlo per l’eternità”. Pace e gioia!
    • don Armando Maria
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Ospite

Anno liturgico 2009 - 2010

Messaggio da Ospite » sab ago 07, 2010 8:30 am

      • XIX domenica del Tempo Ordinario. 8 agosto 2010
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Dal libro della Sapienza (18, 6-9)
La notte [della liberazione] fu preannunziata ai nostri padri, perché sapendo a quali promesse avevano creduto, stessero di buon animo. Il tuo popolo si attendeva la salvezza dei giusti come lo sterminio dei nemici. Difatti come punisti gli avversari, così ci rendesti gloriosi, chiamandoci a te. I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto e si imposero, concordi, questa legge divina: i santi avrebbero partecipato ugualmente ai beni e ai pericoli, intonando prima i canti di lode dei padri.



Dalla lettera agli Ebrei (11, 1-2; 8-19)
Fratelli, la fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza. Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso. Per fede anche Sara, sebbene fuori dell'età, ricevette la possibilità di diventare madre perché ritenne fedele colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia innumerevole che si trova lungo la spiaggia del mare. Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra. Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città. Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unico figlio, del quale era stato detto: In Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome. Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo.



Dal vangelo secondo Luca (12, 32-48)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro! Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l'aspetta e in un'ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».




    • Evitare la ruggine
    Amore al prossimo, disponibilità al servizio, donazione agli altri a tutti i livelli. Sono concetti assai ricorrenti che mostrano l'urgenza della loro attuazione, perché noi ci si renda credibili e attendibili nella testimonianza evangelica. La carità del resto, come si è detto tante volte, è la nostra fede in atto, cioè l'esteriorizzazione pratica della nostra fiducia libera e incondizionata al Signore. Se c'è una virtù praticando la quale si è certi di realizzare in ogni caso la volontà di Dio, questa non può consistere che nella carità pratica ed effettiva, senza riserve o restrizioni.

    In questa pagina di vangelo odierna si pongono tuttavia le fondamenta e le condizioni per l'esercizio di questa virtù, affinché l'amore verso gli altri diventi effettivamente estemporaneo e scevro di falsità e doppiezze, mirando realmente al perseguimento del bene dei fratelli. Se infatti non si coltiva previamente la distanza dai beni materiali, se ci si lascia avvincere dal fascino dei beni di questo mondo la cui scena è passeggera e illusoria (cfr 1Cor 7, 31) non si potrà mai disporre di un cuore spassionato e disinvolto per il prossimo: l'accanimento e l'ansia per l'accumulo delle futilità e delle banalità destinate ad uscire di scena non può che illuderci di false sicurezze nella fattispecie di beni solo apparentemente appaganti e forieri di benefici, ma in realtà sottoposti alla ruggine e al tarlo. Quando un oggetto si arrugginisce e si consuma, può perdurare ed essere utile fintanto che la ruggine non ne ha pregiudicato l'utilità o la possibilità di utilizzo: quando la ruggine ha corroso anche gli ingranaggi senza che nessuno abbia posto opportuni provvedimenti, allora avverrà che l'oggetto, il macchinario o struttura che sia, non potrà essere più utilizzata e perderà il suo valore. Così avviene, in senso traslato, di tutti i beni di questo mondo il cui fascino accattivante e seducente sono la nostra ingannevole attrattiva: essi sono costantemente minati da una ruggine corrosiva che nessuno smalto o vernice può mai prevenire o scongiurare, poiché possiedono in se stessi un carattere di soddisfazione e di benessere solamente momentaneo, destinato a trasformarsi in delusione e vacuità. Oro, argento, denaro, possedimenti materiali considerati in se stessi e ogni altra sorta di tesoro materiale, a ben vedere non hanno mai soddisfatto né lasciato sereno nessuno e la soddisfazione che essi arrecano è solamente momentanea e fittizia, visto che chi più possiede, più tende ad accumulare senza raggiungere lo scopo dell'appagamento pieno e definitivo. Quale ruggine o tarlo è più lesivo e pernicioso della futilità intrinseca di un oggetto? Quale ruggine è peggiore dell'inganno che traggono le futilità terrene? Per meglio dire, quale ruggine o corrosione è più deleteria della nostra cupidigia, dell'insaziabile aspirazione al possesso della frenesia del guadagno sproporzionato, che ci porta a considerare oltre misura beni materiali e le ricchezze di questo mondo? Poiché non sono i beni materiali in se medesimi a costituire il tarlo distruttivo, quanto la bramosia smodata e insensata che possiamo nutrire verso di essi, la spregiudicatezza e la sproporzione nel tendere ad accumularli, l'avarizia e il feticismo con cui si tendono ad idolatrarli come fini anziché mezzi. La ruggine risiede insomma nelle false sicurezze che erroneamente possiamo costruirci attorno ai beni materiali e nell'avidità della nostra corsa verso di essi e non può che essere un corrosivo deleterio e irrimediabile. Aspirare oltre misura ai beni materiali e lasciarsi avvincere dal morbo della cupidigia e della vanità comporta inevitabilmente il divenire schiavi degli stessi ogetti che si dovrebbero dominare e sfruttare allo stesso scopo strumentale e di conseguenza anche autocondannarsi ad una vita caduca, banale e assillante nelle angosce e nelle perdizioni della propria instabilità personale. Le ambizioni al guadagno e agli alti livelli di potere e di ricchezza e l'accumulo dei beni non può che condurre infatti allo stato deplorevole di smarrimento personale e alle felicità illusorie poiché chi più raccoglie più resta insoddisfatto e tende ad accumulare ulteriormente.

    Tignola, tarli e ruggine non consumano invece chi procaccia quale primo obiettivo sicuro e promettente il Regno di Dio, che è la presenza del Signore come unica certezza in mezzo a noi, che è sinonimo di libertà e padronanza di sé, di affrancamento dalle catene inutili e lesive e garanzia di sicure soddisfazioni che si ottengono nel dare piuttosto che nel ricevere. Resistere alla cupidigia e vincere la brama di possesso con la generosità di concreti atti di donazione, non soccombere all'ingannevole attrattiva del guadagno e del potere è alla radice della carità e siffatta liberazione ci proviene da una fede radicata e provata che apporta sempre copiosi frutti, così come ce li illustra il cap. 11 della Lettera agli Ebrei (II Lettura): come la fede è capace di grandi cose perché ottiene la grazia del Signore, così essa è capace di debellare la ruggine della malizia e della perversità per aprire il cuore alla carità sincera e operosa, i cui risvolti non si faranno attendere.

    Saper dominare se stessi e sprezzare le seduzioni mondane è certo una virtù il cui esercizio richiede uno sforzo continuo non indifferente; si tratta di un dominio di se stessi che non si consegue se non dopo lunghe e tenaci lotte che hanno per avversarie le nostre stesse passioni, i vizi e le insidie di noi stessi; il che comporta vigilanza ferrea e categorica contro quanto ci è di ostacolo alla vera realizzazione. Tuttavia la fede in Colui che ci da la forza può ottenerci che noi ci liberiamo di quanto è inutile per essere noi utili agli altri, rendendo possibile ed effettivo il traguardo della perfezione.

    Il premio dell'essere stati vigili, desti e solerti nell'amore comporterà il dono da parte del Signore che non solamente elogerà i suoi fedeli esaltando le loro disposizioni ed encomiando i loro preziosi frutti, ma... "Si cingerà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli." Rendendosi così perfino schiavo dei suoi servi e dei suoi fedeli... E nei restanti paragoni fra padrone - servo - servi la pedagogia evangelica non omette di sottolineare che non è nella logica della paura del padrone o del timore di una sua probabile punizione che noi si debba vivere la dimensione del Regno nell'amore, ma nella semplice convinzione che la vera utilità e il vero progredire di noi stessi e degli altri si rende effettivo solo nel servizio.
    • Padre Gian Franco Scarpitta
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Ospite

Anno liturgico 2009 - 2010

Messaggio da Ospite » sab ago 14, 2010 6:31 am

      • Assunzione della Beata Vergine Maria. 15 agosto 2010
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Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo 11,19; 12,1-6.10
Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza. Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo».



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 15,20-26
Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi.



Dal vangelo secondo Luca 1,39-56
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.




    • Con Maria aspiriamo all'eterno paradiso
    Con la Vergine Santissima Assunta alla gloria del cielo tra i cori festosi degli angeli anche noi fissiamo il nostro sguardo ed orizzonte nell’eternità. Con Maria aspiriamo all’eterno Paradiso, ove ci attende la Madre di Dio e Madre nostra, ma soprattutto la Santissima Trinità che in Maria ha operato in modo singolare.

    La solennità di oggi è tra le più importanti che la cristianità dai primi secoli dedica alla Madre del Signore e quindi è quella che maggiormente è stata celebrata con particolare cura e devozione. E non solo da un punto di vista liturgico, ma anche artistico e associativo. Con la proclamazione del dogma, il 1 novembre 1950, Pio XII veniva a confermare anche nel dato dottrinale il culto all’Assunta vissuto nella liturgia dal popolo cristiano. In questo caso davvero il senso comune della fede, la religiosità popolare ha anticipato di secoli quello che poi è stato dichiarato un dogma di fede, con il quale professiamo che Maria è stata assunta in cielo in corpo e anima e quindi non ha sperimentato la morte, ma i meriti del Cristo suo Figlio: è stata assunta dalla potenza di Dio alla gloria dei cieli.

    In questi nostri tempi in cui la cultura della festa si è trasformata in qualcosa di assolutamente esteriore, questa giornata si colloca nel cuore dell’estate ed è un forte richiamo ai valori soprannaturali e spirituali. Con la Vergine Maria noi vogliamo sperimentare giorno per giorno quanto sia importante vivere completamente di Dio ed attendere il momento del nostro passaggio all’eternità come qualcosa di positivo, senza angoscia o preoccupazione del buio e del nulla dopo la morte. Questa è da considerarsi davvero come un addormentarsi in Cristo per essere accolti, ce lo auguriamo tutti, subito nella gloria del suo Regno, ben sapendo che anche i nostri corpi mortali risorgeranno alla fine dei tempi per un’eternità beata. Per Maria questo è stato possibile, in quanto per singolare privilegio, preservata dal peccato originale, non ha potuto essere soggetta alla morte, in quanto Dio stesso l’ha voluta tutta per sé dall’eternità e una volta concluso il cammino terreno nella sua realtà di composto umano costituito dall’anima e dal corpo. Ecco perché all’inizio della celebrazione della santa messa del giorno dell’Assunta noi preghiamo con tutta la chiesa con queste espressioni di grande apertura alla speranza. E Maria Stella della Speranza, come l’ha definita il Santo Padre Benedetto XVI nella sua Enciclica, Spe Salvi, è certamente la Maestra di vita spirituale da cui vogliamo apprendere il linguaggio dell’amore, della verità, della bontà e dell’eternità. Dio onnipotente ed eterno, che hai innalzato alla gloria del cielo in corpo e anima l’immacolata Vergine Maria, madre di Cristo tuo Figlio, fa’ che viviamo in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni, per condividere la sua stessa gloria. La parola di Dio ci aiuta ad introdurci in modo responsabile e pieno alla solennità di oggi, che ha un forte richiamo all’essenza stessa della vita cristiana.

    Dalla prima lettura tratta dall’Apocalisse di san Giovanni apostolo, come tutti i grandi esegeti, teologi e biblisti riferiscono questo brano alla figura di Maria: questa donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, un corona di dodici stelle, noi vediamo la Vergine Santissima assunta alla gloria del paradiso. Ed è un consolante segno per il popolo pellegrino sulla terra, perché dove è giunta lei possiamo, con la nostra risposta di fede, giungere anche noi.
    Il Vangelo di Luca ci riporta alla realtà storica di Maria che fa visita alla sua cugina Elisabetta. Una Maria operativa, concreta, fattiva, vicino ai bisogni degli altri, modello di attenzione verso chi ha più bisogno, tabernacolo dell’altissimo che reca agli altri il suo Figlio, concepito in Lei per opera dello Spirito Santo e portato nel suo grembo verginale. Lo stile di vita di una donna che, per quanto preservata dal peccato originale e purissima in ogni suo comportamento è gesto, era una donna libera, perché la libertà vera è quella che si esercita per il bene, e quindi una donna che ci invita costruire la nostra felicità futura e presente lavorando seriamente per la nostra personale santificazione, con concreti gesti di amore, con il ringraziamento e la lode a Dio, con il riconoscerci umili e servi del Signore, con l’abbattere nella nostra vita tutte quelle forme ed espressioni di orgoglio che non possono aiutarci a dialogare in profondità con Dio e con la Vergine Maria.

    Il Magnificat, inno mariano per eccellenza, costituisca la nostra personale preghiera nelle varie circostanze della vita non solo per rivolgerci alla Madonna per la preghiera del vespro quotidiano, ma anche per riflettere continuamente su questo brano del vangelo e trarre da esso la forza necessaria per vivere nella legge di Dio e nella carità verso il prossimo.

    San Paolo apostolo, giustamente, nella sua riflessione sul mistero della risurrezione di Cristo e, indirettamente sull’Assunzione della Madonna al cielo, usa nei confronti dei cristiani di Corinto espressioni di portata teologica unica, in quanto ci dice esattamente ciò che succederà alla fine dei tempi, leggendo il tutto nel mistero del Cristo risorto. Le cose che verranno sono state descritte in questo testo, ma il giudizio universale, a cui fa riferimento l’Apostolo delle Genti, al secondo e definitivo avvento di Cristo sarà quello conclusivo in quanto il dolore e la morte saranno vinti per sempre, essendo la morte non solo quella fisica, ma quella spirituale ed interiore dell’uomo il vero nemico di Cristo, in quanto Lui vuole che tutti gli uomini si salvino nella sua morte e risurrezione. Egli è il primo di tutti i fratelli che nella fede e nella verità e bontà lo seguiranno nell’eternità. Maria in questa eternità per espresso volere e disegno di Dio c’è tutta interamente. Per cui rallegriamoci tutti nel Signore, in questa solennità della Vergine Maria; della sua Assunzione gioiscono gli angeli e lodano il Figlio di Dio.
    • Padre Antonio Rungi
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Ultima modifica di Ospite il ven ago 27, 2010 1:36 pm, modificato 3 volte in totale.

Ospite

Anno liturgico 2009 - 2010

Messaggio da Ospite » ven ago 20, 2010 6:15 am

      • XXI domenica del Tempo Ordinario. 22 agosto 2010
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Dal libro del profeta Isaia (66, 18-21)
Così dice il Signore: «Io verrò a radunare tutti i popoli e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle genti di Tarsis, Put, Lud, Mesech, Ros, Tubal e di Grecia, ai lidi lontani che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunzieranno la mia gloria alle nazioni. Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutti i popoli come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari al mio santo monte di Gerusalemme, dice il Signore, come i figli di Israele portano l'offerta su vasi puri nel tempio del Signore. Anche tra essi mi prenderò sacerdoti e leviti».



Dalla lettera agli Ebrei (12, 5-7; 11-13)
Fratelli, avete gia dimenticato l'esortazione a voi rivolta come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d'animo quando sei ripreso da lui; perché il Signore corregge colui che egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio». È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non è corretto dal padre? Certo, ogni correzione, sul momento, non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo però arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati. Perciò rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia infiacchite e raddrizzate le vie storte per i vostri passi, perché il piede zoppicante non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.



Dal vangelo secondo Luca (13, 22-30)
In quel tempo, Gesù passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità! Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi».




    • Piccoli per entrare nel regno.
    La salvezza è per noi credenti in Cristo, la mèta ultima di tutta la nostra esistenza. A nulla ci gioverebbe aver conquistato il mondo intero se poi perdiamo la nostra anima. Sarebbe un fallimento totale ed irrimediabile. Siamo però fortemente condizionati dall’idea che per conseguire un premio, per avere successo, per vincere le lotte della vita dobbiamo dotarci di forza e di grandezza, di umana potenza. Rispetto al regno di Dio accade esattamente il contrario. Sono ben altre le condizioni per accedervi.

    Gesù ci ammonisce, con un esempio di facile comprensione, che la porta per entrare in Paradiso è stretta e soltanto i piccoli riescono a varcarla. Ci dice ancora: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!». Vuol dire che il paradiso non si compra ne con i soldi ne con altri mezzi umani. Ci sollecita infatti a diventare come bambini perché l’innocenza e la semplicità di cuore sono le chiavi per aprire quella porta. «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio». San Paolo esortava i primi cristiani a cercare le cose di lassù e non quelle della terra.

    Il Signore ci indica poi quale deve essere il nostro vero tesoro: «Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano». A proposito degli affanni che ci possono distogliere dai pensieri di vera umiltà, Gesù dice: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta». La triste sorpresa per coloro che confidano in se stessi, nelle proprie forze, o cercano Dio solo per farne uno scudo protettivo ci viene ben descritta nel Vangelo odierno.

    Siamo al rendimento dei conti: «Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità! Là ci sarà pianto e stridore di denti». Auguriamoci di non sentire mai rivolte a noi queste parole. Chiediamo la vera sapienza cristiana, dono dello Spirito e accettiamo di essere o diventare piccoli per poter varcare quella porta che ci introdurrà nella beatitudine eterna.
    • a cura dei giovani monaci del monastero di San Vincenzo Martire
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Ospite

Anno liturgico 2009 - 2010

Messaggio da Ospite » ven ago 27, 2010 1:34 pm

      • XXII domenica del Tempo Ordinario. 29 agosto 2010
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Dal libro del Siracide (3, 17-18; 20; 28-29)
Figlio, nella tua attività sii modesto, sarai amato dall'uomo gradito a Dio. Quanto più sei grande, tanto più umiliati; così troverai grazia davanti al Signore; perchè dagli umili egli è glorificato. Una mente saggia medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio. L'acqua spegne un fuoco acceso, l'elemosina espia i peccati.



Dalla lettera agli Ebrei (12, 18-19; 22-24)
Fratelli, voi infatti non vi siete accostati a un luogo tangibile e a un fuoco ardente, né a oscurità, tenebra e tempesta, né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano che Dio non rivolgesse più a loro la parola. Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all'adunanza festosa e all'assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell'aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele.



Dal vangelo secondo Luca (14, 1; 7-14)
Avvenne un sabato che Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo. Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece quando sei invitato, và a metterti all'ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».




    • Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.
    Il Vangelo presenta Gesù che, invitato a pranzo in casa di un capo dei farisei, osserva gli ospiti precipitarsi a scegliere i primi posti. E’ una scena che ci è forse familiare anche se, magari per timore o per educazione, non ci ha visti protagonisti sciocchi. Eppure, non siamo tanto lontani dalle abitudini stigmatizzate dal Vangelo. E Gesù, che legge nel profondo dei cuori, oggi forse vede anche noi correre per prendere i primi posti, come quegli invitati del Vangelo. Ma non è questione di cercare la poltrona più bella o la prima fila. Si può scegliere il primo posto anche mettendosi nell’ultima fila o nell’ultima sedia. La scelta del primo posto, infatti, riguarda il cuore, non le sedie. Scegliere i primi posti è porre se stessi davanti a tutto; è voler piegare tutto ai propri comodi; è pretendere di essere serviti piuttosto che servire; essere onorati piuttosto che essere disponibili; essere amati prima di amare. Scegliere il primo posto, insomma, vuol dire anteporre se stessi ad ogni cosa. Si comprende bene che non è questione di sedie, bensì di stile della vita.


    Gesù stigmatizza questo comportamento. Esso non giova, anzi è dannoso perché ci rende concorrenti e nemici l’uno dell’altro, condannandoci così ad una vita fatta di spiate, di spinte, di invidie, di soprusi. Non è questione di galateo o di buone maniere. Gesù va ben oltre; intende cogliere la concezione che ognuno ha di se stesso. E la lezione è chiara: chi crede di essere giusto e pensa di poter stare a testa alta tanto da meritare il primo posto avanti ad altri, costui sentirà dirsi: "cedigli il posto!", e dovrà arretrare pieno di vergogna. E’ bene allora vergognarsi della propria superbia e dell’indulgenza che ciascuno ha verso se stesso, già prima di prendere posto. E’ bene vergognarsi davanti a Dio del proprio peccato, senza che questo comporti abbattimento, poiché "solo Dio è buono". La santa Liturgia ci suggerisce questo atteggiamento quando all’inizio ci fa cantare per tre volte: "Signore, pietà". E il Signore viene accanto a ciascuno e ci esorta: "Amico, passa più avanti!", "amico vieni, ascolta la mia parola, gusta il mio pane e bevi il mio calice".

    Sì! Chi si umilia e chiede perdono, chi china il capo davanti al Signore, costui sarà esaltato. Il Signore non sopporta i superbi e non tollera gli egoisti. Egli è il "Padre degli umili". "Figlio – esorta il libro del Siracide – nella tua attività sii modesto, sarai amato dall’uomo gradito a Dio. Quanto più sei grande, tanto più umiliati; così troverai grazia davanti al Signore" (Sir 3, 19-20). E la prima Lettera di Pietro esorta i cristiani a "rivestirsi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili". L’umiltà, che non ha nulla a che vedere con l’umilismo. L’umiltà è riconoscere che solo Dio è grande, solo Dio è buono, solo Dio è misericordioso. Nessuno di noi è buono per carattere o per natura. Al contrario, siamo impastati di egoismo. E la bontà è frutto di conversione, dell’ascolto della Parola di Dio, della pratica della carità.

    L’umile capisce, sa amare, sa essere fratello e sorella, sa pregare, sa essere umano, sa smuovere le montagne più alte e sa colmare gli abissi più profondi. L’umile realizza l’altra parabola evangelica: "Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli...perché anch’essi non ti invitino...e tu ne abbia il contraccambio. Al contrario...invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti". In un mondo in cui tutto è commercializzato, in cui il "do ut des" è la legge ferrea che regola ogni comportamento, davvero è una bella notizia, l’annuncio della gratuità, del gesto fatto per amore e con disinteresse. Di qui nasce una nuova, più ampia solidarietà. Noi, umili discepoli, cosa faremo quest’anno? Quale impegno cercheremo di portare avanti? Il compito affidatoci è quello di apparecchiare e servire il banchetto dell’amore, di voler bene a tutti e particolarmente ai più poveri.
    • monsignor Vincenzo Paglia
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Messaggio da miriam bolfissimo » sab set 04, 2010 8:03 am

      • XXIII domenica del Tempo Ordinario. 5 settembre 2010
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Dal libro della Sapienza (9, 13-18)
Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l'anima e la tenda d'argilla grava la mente dai molti pensieri. A stento ci raffiguriamo le cose terrestri, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi può rintracciare le cose del cielo? Chi ha conosciuto il tuo pensiero, se tu non gli hai concesso la sapienza e non gli hai inviato il tuo santo spirito dall'alto? Così furono raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono ammaestrati in ciò che ti è gradito; essi furono salvati per mezzo della sapienza».


Dalla lettera di san Paolo apostolo a Filemone (9-17)
Carissimo, io Paolo, vecchio, e ora anche prigioniero per Cristo Gesù; ti prego dunque per il mio figlio, che ho generato in catene, Onesimo, quello che un giorno ti fu inutile, ma ora è utile a te e a me. Te l'ho rimandato, lui, il mio cuore. Avrei voluto trattenerlo presso di me perché mi servisse in vece tua nelle catene che porto per il vangelo. Ma non ho voluto far nulla senza il tuo parere, perché il bene che farai non sapesse di costrizione, ma fosse spontaneo. Forse per questo è stato separato da te per un momento perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello carissimo in primo luogo a me, ma quanto più a te, sia come uomo, sia come fratello nel Signore. Se dunque tu mi consideri come amico, accoglilo come me stesso. E se in qualche cosa ti ha offeso o ti è debitore, metti tutto sul mio conto. Lo scrivo di mio pugno, io, Paolo: pagherò io stesso. Per non dirti che anche tu mi sei debitore e proprio di te stesso! Sì, fratello! Che io possa ottenere da te questo favore nel Signore; dà questo sollievo al mio cuore in Cristo!



Dal vangelo secondo Luca (14, 25-33)
Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.




    • Illuminati da Gesù
    Quale, uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni… Così leggiamo dal libro della Sapienza questa domenica: l'uomo, di fronte al mistero di Dio, deve disporsi con atteggiamenti di grande rispetto e profonda umiltà. Mi hanno sempre infastidito certi discorsi di teologi che parevano aver afferrato Dio, vivisezionato, e conosciuto fin nei più intimi particolari… così come mi hanno sempre infastidito i discorsi di certi intellettuali che liquidano il discorso di Dio come questione superata e di poco valore…

    Dio è il mistero più avvincente e più conturbante che esista! Nessun uomo può bypassarlo: volenti o nolenti tutti si incontrano o si scontrano con Colui che è! E non è mai un incontro che lascia indifferenti: ti coinvolge, ti sconvolge, ti travolge…

    La Sapienza dice una cosa verissima: i ragionamenti dei mortali sono timidi! Esattamente! Fintanto che affrontiamo il mistero di Dio con i ragionamenti saremo sempre con le spalle al muro! Dio non è un meccanismo ma una persona! Dio lo si conosce con la vita non con speculazioni intellettuali! Nessuno mai riuscirà ad ingabbiare Dio dentro un sillogismo o un teorema!

    Per questo Dio ci è venuto incontro! In Gesù ci ha evitato tutta una serie interminabile di strade a fondo cieco! Lui è la Via, la Verità e la Vita! Per questo a tutta la gente che lo segue dice: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo»! Cioè: non si può anteporre nulla a Gesù per conoscere la Verità ed essere veramente liberi! Se a Gesù preferiamo affetti e cose rimarremo ancorati alle nostre miopi convinzioni e non troveremo l'unica Porta che da l'accesso a Dio… niente paura!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » sab set 11, 2010 9:59 am

      • XXIV domenica del Tempo Ordinario. 12 settembre 2010
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Dal libro dell'Esodo 32, 7-11. 13-14
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va', scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: "Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto"». Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervìce. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione». Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto con grande forza e con mano potente? Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: "Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre"». Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 1, 12-17
Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.



Dal vangelo secondo Luca 15, 1-32
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta". Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto". Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati". Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo". Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso". Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"».




    • Ma che gran Papà!
    Troppo tenera l'immagine di Dio che ci è presentata dalla prima lettura dal libro dell'Esodo: dapprima un Dio pieno d'ira, incontenibile nel suo sdegno e nel suo desiderio di vendetta nei confronti del popolo infedele e poi, a seguito dell'intervento intermediario di Mosè, un Dio pietoso e benevolo, quasi amareggiato per aver anche solo pensato del male per i suoi figli... Non è splendido un Dio così! Mi sembra di vedere la scena di un qualsiasi papà, che dopo la marachella del figlio, dice peste e corna e, alla fine, lo abbraccia perché è troppo grande il bene che gli vuole rispetto al male procurato...

    Abbiamo bisogno di un Dio così, non c'è storia! Dobbiamo convertirci ancora a questo Dio, tanto diverso dall'immaginario che la tradizione ci ha consegnato. Un Dio che sì commuove, che visceralmente non sopporta la separazione dai suoi figli! L'ira non è dovuta all'orgoglio di un potente che si sente preso in giro, ma alla tristezza per un amore allontanato di cui avverte la mancanza...

    Gesù nelle sue parabole della misericordia non fa altro che ribadire questa idea: Dio è alla ricerca dell'uomo! Di qualsiasi uomo... non c'è alcuna distinzione! Tutti gli appartengono! Sembra che 99 su 100 ci siano ma basta quell'uno che manca per buttare all'aria la serenità di Dio. Di più: anche i 99 che sono in casa hanno qualcosa che li fa essere lontani dall'amore... sono i figli maggiori che stanno lì per inerzia, senza alcun sentimento filiale.

    Mi ricorderò sempre un libro di David Maria Turoldo letto vent'anni fa dal titolo "Anche Dio è infelice": parlava proprio di questa pena di Dio nell'amare senza riserve e sentire tutta la fredda distanza degli uomini... Capisco la parabola del Padre misericordioso: la sua gioia si scatena quando un figlio torna perché ha capito quanto era grande il suo amore... e che tristezza, invece, quel figlio sempre a casa ma regolarmente con il muso... ma è così difficile essere figli grati!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 20, 2010 8:40 am

      • XXV domenica del Tempo Ordinario. 19 settembre 2010
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Dal libro del profeta Amos 8, 4-7
Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, voi che dite: «Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano? E il sabato, perché si possa smerciare il frumento, diminuendo le misure e aumentando il siclo e usando bilance false, per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali? Venderemo anche lo scarto del grano». Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: certo non dimenticherò mai le loro opere.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 2, 1-8
Carissimo, ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità. Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l'ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto banditore e apostolo - dico la verità, non mentisco -, maestro dei pagani nella fede e nella verità. Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese.



Dal vangelo secondo Luca 16, 1-13
In quel tempo, Gesù diceva anche ai discepoli: «C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona».




    • Pensiamo alla vita eterna?
    Un'altra parabola di quelle sconvolgenti: il padrone che loda il servo che lo ha frodato… è ovvio che non è possibile immaginare Dio schierato dalla parte degli operatori di iniquità… nella interpretazione dei più c'è un passaggio indebito nell'identificare il padrone con Dio. Probabilmente si tratta di un fatto realmente accaduto dove Gesù sa raccogliere un aspetto che è applicabile alla vita di fede: il servo, per salvarsi la pelle, ha l'astuzia e l'avvedutezza di creare le condizioni per un futuro tranquillo! Usa tutta la sua intelligenza e le sue facoltà per assicurarsi un profitto.

    Perché i credenti non sono capaci della stessa determinazione nel rendere sicuro il loro destino di salvezza? Perché per soddisfare i desideri mondani siamo disposti a sacrifici sovrumani mentre per la salvezza eterna non sentiamo la benché minima pressione?

    È fuori dubbio che anche il Vangelo di questa domenica ci pone con le spalle contro il muro: tutto sommato non crediamo che ci sia vita eterna e, peggio ancora, non crediamo di dovercela garantire con una degna condotta di vita! L'idea del «guadagnarsi la vita eterna» è del tutto tramontata nell'immaginario del credente medio! Sembra una questione pacifica che tutti verranno salvati a prescindere dai comportamenti assunti nel corso della vita terrena… tutti in paradiso, ci mancherebbe… mica è buono Dio?

    Di sicuro non spetta a noi stabilire i criteri con i quali Dio giudicherà il mondo, ma di certo l'amore ai fratelli sarà una condizione imprescindibile! Dio legge i cuori, sa Lui che cosa c'è nel fondo delle scelte che facciamo…Lui lo sa! Non possiamo nasconderci!

    Non sarà per niente indifferente, quindi, ciò che abbiamo fatto, l'impegno che avremo messo nella ricerca della giustizia e della verità, negli atti di carità e di disponibilità, nel primato che avremo dato a Dio rispetto che alla ricchezza! Io non riesco a sentirmi completamente sereno… per me e per voi…
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 27, 2010 8:53 am

      • XXVI domenica del Tempo Ordinario. 26 settembre 2010
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Dal libro del profeta Amos 6, 1; 4-7
Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria! Essi su letti d'avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell'arpa, si pareggiano a David negli strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. Perciò andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l'orgia dei buontemponi.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 6, 11-16
Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose; tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni. Al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose e di Gesù Cristo che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti scongiuro di conservare senza macchia e irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi rivelata dal beato e unico sovrano, il re dei regnanti e signore dei signori, il solo che possiede l'immortalità, che abita una luce inaccessibile; che nessuno fra gli uomini ha mai visto né può vedere. A lui onore e potenza per sempre. Amen.



Dal vangelo secondo Luca 16, 19-31
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvedranno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».




    • "Guadagnare" il paradiso…
    Non se ne parla più! E quando se ne parla si fanno tutta una serie di attenuanti e di distinguo! Si tratta della punizione dell'inferno. Eppure è Gesù che ne parla in maniera del tutto limpida e trasparente: alla fine della vita c'è un giudizio e qualcuno sarà salvato e qualcuno sarà dannato! Certo che è terribile e sembra cozzare con la misericordia di Dio, ma è il segno più inequivocabile della serietà della nostra libertà! Dio stesso "teme" la nostra dannazione e fa di tutto per evitarla, richiamandoci in ogni maniera! Ha persino mandato il Figlio perché avessimo la Via…

    La parabola che ascoltiamo oggi descrive una scena che non possiamo non considerare attualissima e stringente: sembra la descrizione esatta della condizione tra nord e sud del mondo! Un ricco che banchetta lautamente e, lì vicino, un povero che mangia le briciole che cadono dal tavolo! Quante volte siamo stati sollecitati a farci un esame di coscienza osservando la nostra agiatezza rispetto ad una povertà crescente vicino alle nostre case…

    È vero: lo stile di vita che stiamo mantenendo è frutto di grandi sacrifici e di snervante lavoro… ma è giusto difendere con i detti un'economia che priva i poveri delle risorse primarie e noi delle nostre famiglie e delle nostre relazioni? Non stiamo per caso servendo una bestia che, a poco a poco, soppianta la vivibilità dell'uomo e costringe a guadagnarci l'inferno per avere il paradiso quaggiù?

    Non saremo noi, purtroppo, a cambiare le logiche dell'economia con i soli nostri sforzi di giustizia, ma a garantirci la vita eterna sì! Gesù invita ciascuno di noi ad aprire gli occhi e vedere il povero che sta seduto vicino alla nostra tavola e prendercene cura! Non siamo chiamati a salvare il mondo, non siamo in grado e non abbiamo gli strumenti per farlo! Ma l'attenzione spicciola a chi, vicino a noi, fatica a sopravvivere non possiamo non averla! Ce ne chiederà conto!

    Non ci dirà perché non abbiamo cambiato il mondo, ma perché non abbiamo aiutato Giuseppe, Armando, Sara… che gli risponderemo?
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » dom ott 03, 2010 7:46 pm

      • XXVII domenica del Tempo Ordinario. 3 ottobre 2010
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Dal libro del profeta Abacuc 1,2-3; 2, 2-4
Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti, a te alzerò il grido: «Violenza!» e non soccorri? Perché mi fai vedere l'iniquità e resti spettatore dell'oppressione? Ho davanti rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese. Il Signore rispose e mi disse: «Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette perché la si legga speditamente. È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà». Ecco, soccombe colui che non ha l'animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede.



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 1, 6-8; 13-14
Carissimo, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l'imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza. Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio. Prendi come modello le sane parole che hai udito da me, con la fede e la carità che sono in Cristo Gesù. Custodisci il buon deposito con l'aiuto dello Spirito santo che abita in noi.



Dal Vangelo secondo Luca 17, 5-10
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».




    • La fede è grande
    «Signore, accresci in noi la fede!»: è la richiesta accorata che gli apostoli rivolgono a Gesù nel Vangelo di questa domenica. Quante volte l'ho fatta mia... e quante volte l'ho rivolta a nome della Comunità... senza fede, la vita perde colore, non ha più bellezza, non ha più attrattiva... abbiamo tutti un bisogno infinito di Dio!

    La cosa che stupisce è la risposta di Gesù: non è che si metta a spiegare il trucco per averne con facilità e nemmeno compie qualche miracolo per mostrarsi convincente! Anzi! Si mette a rimproverare gli apostoli mettendo a nudo la loro fede povera e inconsistente... Troppo strano: se gli apostoli si fossero vantati di qualcosa o avessero sostenuto una qualche prerogativa del gruppo sarebbe stato comprensibile! Ma i discepoli avevano appena dichiarato la loro difettosità...

    Gesù non ha dubbi: la fede non è un fluido particolare che può essere materialmente donato e nemmeno un privilegio di qualche illuminato! La fede non la si può attendere come la manna dal cielo ma va esercitata come opzione fondamentale della vita! Esercitandola si sviluppa, avvolge tutte le pieghe del cuore, diventa inenarrabile nelle potenzialità infinite che spalanca!

    In questo senso non c'è più o meno fede, non c'è una fede grande o piccola! La fede se c'è è sempre e solo grande! Altrimenti non c'è! Fa paura questo discorso, ma è proprio così! Tant'è che il discorso successivo ne è l'esplicitazione: «Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare"».

    Ebbene sì; la fede non fornisce privilegi! Dispone alla vita come obbedienza, come servizio! Se vuoi che ti "aumenti" la fede devi metterti a vivere senza alcuna pretesa, senza aspirare ad alcun tipo di premio o riconoscimento, certo soltanto che la storia è nelle mani di Dio e noi siamo chiamati semplicemente a dare il nostro piccolo contributo di servi! Dio sa...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 11, 2010 8:23 am

      • XXVIII domenica del Tempo Ordinario. 10 ottobre 2010
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Dal secondo libro dei Re 5, 14-17
In quei giorni, Naaman Siro scese e si lavò nel Giordano sette volte, secondo la parola dell'uomo di Dio, e la sua carne ridivenne come la carne di un giovinetto; egli era guarito. Tornò con tutto il seguito dall'uomo di Dio; entrò e si presentò a lui dicendo: «Ebbene, ora so che non c'è Dio su tutta la terra se non in Israele». Ora accetta un dono dal tuo servo». Quegli disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». Nàaman insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. Allora Nàaman disse: «Se è no, almeno sia permesso al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne portano due muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dei, ma solo al Signore.



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 2, 8-13
Carissimo, ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti, secondo il mio vangelo, a causa del quale io soffro fino a portare le catene come un malfattore; ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò sopporto ogni cosa per gli eletti, perché anch'essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Certa è questa parola: Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch'egli ci rinnegherà; se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.



Dal vangelo secondo Luca 17, 11-19
Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse: «Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».




    • Un lebbroso, vedendosi guarito tornò indietro…
    Il tema della fede che non conosce confini viene proposto oggi dal vangelo di Luca che, come Paolo, celebra il dono universale della salvezza offerta a tutti i popoli.

    Naaman, capo dell’esercito del re di Siria, va a cercare la guarigione presso il profeta Eliseo, in terra straniera (I Lettura). Su richiesta dell’uomo di Dio, va a bagnarsi nelle acque del Giordano. Un gesto di umiltà e obbedienza che viene premiato con una guarigione completa. Naaman, uno straniero, prorompe allora nella confessione di fede esclusiva in Dio, diventando così l’emblema del vero credente.

    Paolo, messo in carcere a Roma, esorta il discepolo Timoteo (II Lettura) a rinnovare la splendida professione di fede in Gesù Cristo. Per incoraggiarlo, riprende le parole di un inno pasquale che è un programma di vita per il cristiano. Inoltre presenta se stesso quale autentico apostolo del Signore, che non si abbatte di fronte alle opposizioni.

    La guarigione dei dieci lebbrosi operata da Gesù (Vangelo) sottolinea da una parte l’emarginazione cui era costretto lo straniero e il lebbroso presso gli ebrei e dall’altra la presenza di Dio presso gli emarginati.
    • don Domenico Brandolino
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 18, 2010 7:49 am

      • XXIX domenica del Tempo Ordinario. 17 ottobre 2010
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Dal libro dell'Esodo 17, 8-13
In quei giorni, Amalek venne a combattere contro Israele a Refidim. Mosè disse a Giosuè: "Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio". Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalek, mentre Mosè, Aronne, e Cur salirono sulla cima del colle. Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek. Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l'altro dall'altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo.



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 3, 14-16; 4, 1-2
Carissimo, rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l'hai appreso e che fin dall'infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina.



Dal vangelo secondo Luca 18, 1-8
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: «C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi». E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».




    • La forza della preghiera
    Inquietante...: «Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra!». L'espressione nata a seguito di una parabola raccontata da Gesù attorno alla necessità di pregare sempre: la preghiera come segno eminente di fede, quindi. Quando Gesù tornerà, ci sarà ancora qualcuno che si fida di Dio! Non pensiamo a un futuro lontano e agli altri, ma ad adesso e a noi! lo posso ritenermi uno, che se arriva Gesù oggi, è pronto all'accoglienza in atteggiamento di fede!

    È interessante notare come Gesù metta in relazione la fede con la preghiera: la fede non è il credere in Dio ma il pregarlo! Cioè il mettersi in relazione con lui, il confidare la propria fragilità e attendere da Lui la forza e il sostegno! Quanto confidiamo in Dio e quanto, invece, in noi stessi... Non voglio fare quello che dice "una volta c'era più fede", ma è fuori dubbio che la nostra cultura va sempre più nella direzione dell'arrangiarsi, del contare sulle sole proprie forze, del potenziare al massimo l'autonomia: Dio è sempre più relegato all'inutile o, tutt'al più, al folkloristico...

    Davvero, quando ci troviamo a pregare, confidiamo nella provvidenza di Dio! Oppure adempiamo anche a questo dovere ma, alla fine, la vita rimane totalmente nelle nostre mani... Sono convinto che tutto l'affanno e la corsa che connota le nostre giornate sia l'emblema di uomini non convertiti... è un'amara constatazione, ma non possiamo pensare che con Dio o senza Dio è sempre la stessa vita!

    La preghiera: c'è da riscoprirla! Non possiamo continuare a considerarla una delle tante attività! Deve essere l'anima, la struttura, la sostanza dei nostri giorni. La preghiera deve dettare l'agenda del quotidiano affinchè il tempo non ci consumi ma ci realizzi. Nel momento in cui vivremo in comunione profonda con Dio ci accorgeremo che la preghiera è l'attività più utile alla resa vera della vita!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 25, 2010 8:40 am

      • XXX domenica del Tempo Ordinario. 24 ottobre 2010
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Dal libro del Siracide 35, 12-14; 16-18
Perché il Signore è giudice e non v'è presso di lui preferenza di persone. Non è parziale con nessuno contro il povero, anzi ascolta proprio la preghiera dell'oppresso. Non trascura la supplica dell'orfano né la vedova, quando si sfoga nel lamento. Chi venera Dio sarà accolto con benevolenza, la sua preghiera giungerà fino alle nubi. La preghiera dell'umile penetra le nubi, finché non sia arrivata, non si contenta; non desiste finché l'Altissimo non sia intervenuto, rendendo soddisfazione ai giusti e ristabilendo l'equità.



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 4, 6-8; 16-18
Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione. Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Non se ne tenga conto contro di loro. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili: e così fui liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.



Dal vangelo secondo Luca 18, 9-14
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».




    • A testa bassa…
    La memoria di Cristo risorto e vivo è resa efficace dentro la celebrazione eucaristica nella quale, attraverso il gesto dello spezzare il pane, siamo catapultati simultaneamente nel Cenacolo e sul Monte Calvario. È dentro una cena tra compagni che esprimiamo la nostra comune fame di Dio. Condizione essenziale per partecipare adeguatamente alla cena e aver fame, mirabile metafora del bisogno, del carattere mendicante dell'umano.

    Terribili le nostre assemblee così anoressiche di Gesù! Assemblee strabordanti di persone già sazie, già piene di sé… proprio come quel fariseo che entra in Sinagoga per pregare e, invece di chiedere, inizia a snocciolare i propri meriti! Quasi a dire a Dio: "Non ho bisogno di te, sei tu che hai bisogno di me"… "Siamo venuti a messa, che altro vuoi da noi?"…

    Osserviamo, al contrario, il Pubblicano: testa bassa, profonda umiltà, piena consapevolezza dei propri limiti, estrema dichiarazione di bisogno… credo piaccia a tutti questa immagine! Fa tenerezza e riscuote l'apprezzamento di tutti noi che ascoltiamo… Ma ci vediamo in quel pubblicano? Ci sentiamo così? Al di là della retorica dell'umiltà dichiarata, c'è la consapevolezza di essere dei poveri? Da prete mi interrogo: sto educando la mia comunità ad essere capace di battersi il petto, ad essere disposta alla marginalità, ad essere consapevole del limite che sempre l'accompagnerà finchè non verrà il nostro Signore Gesù Cristo? Che tentazione grande quella di essere una comunità che funziona, organizza eventi, produce servizi… nel nome di chi? Semplicemente per poter vantare una serie di opere buone come il Fariseo della parabola?

    Fratelli e sorelle care: l'immaginario di Chiesa che ci siamo fatti ha bisogno di una profonda conversione! È necessario che ripartiamo dalla verità di quello che siamo: "peccatori"! Dalla nascita alla morte… sempre a testa bassa con l'unica speranza di essere salvati!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » mar nov 02, 2010 9:00 am

      • XXXI domenica del Tempo Ordinario. 31 ottobre 2010
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Dal libro della Sapienza 11, 22 - 12, 2
Signore, tutto il mondo davanti a te, come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra. Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento. Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita, poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose. Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli e li ammonisci ricordando loro i propri peccati, perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore.



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 1, 11 - 2, 2
Fratelli, anche per questo preghiamo di continuo per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e porti a compimento, con la sua potenza, ogni vostra volontà di bene e l'opera della vostra fede; perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo. Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente.



Dal vangelo secondo Luca 19, 1-10
In quel tempo, Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «E' andato ad alloggiare da un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».




    • Torniamo all'Originale
    Non c'è bisogno di lunghi commenti... Il passo del libro della Sapienza che leggiamo in questa domenica è di una immediatezza e di una bellezza incredibile: viene tratteggiato il volto di Dio in una forma tale da non finire di stupire! Sono sicuro che chiunque legge con un briciolo di attenzione questo brano vi troverà motivo per meravigliarsi e innamorarsi.
    • Dal libro della Sapienza

      Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia,
      come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.
      Hai compassione di tutti, perché tutto puoi,
      chiudi gli occhi sui peccati degli uomini,
      aspettando il loro pentimento.
      Tu infatti ami tutte le cose che esistono
      e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato,
      se avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure formata.
      Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l'avessi voluta!
      Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all'esistenza!
      Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue,
      Signore, amante della vita.
      Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.
      Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano
      e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato,
      perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.
    Dai, non ditemi che non è sorprendente un Dio così! Rispetto alla vulgata che gira di un Dio controllore, inibente, intollerante... ecco annunciato il volto vero della Rivelazione! Sono convinto che troppo abbiamo lasciato parlare i nostri ragionamenti e i nostri immaginali rispetto alla candida e tenera manifestazione di Dio nella storia del popolo d'Israele prima e nella persona di Gesù poi...

    Ritorniamo a Dio! Ascoltiamolo più "in diretta" - Bibbia e Liturgia - e meno "in differita" - commenti e tradizioni popolari...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 08, 2010 8:58 am

      • XXXII domenica del Tempo Ordinario. 7 novembre 2010
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Dal secondo libro dei Maccabei 7, 1-2; 9-14
Ci fu anche il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re a forza di flagelli e nerbate a cibarsi di carni suine proibite. Uno di essi, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi di indagare o sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le patrie leggi». E il secondo, giunto all'ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani e disse dignitosamente: «Da Dio ho queste membra e, per le sue leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo»; così lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza del giovinetto, che non teneva in nessun conto le torture. Fatto morire anche costui, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «E' bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l'adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te la risurrezione non sarà per la vita».



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 2, 16 – 3, 5
Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene. Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore si diffonda e sia glorificata come lo è anche tra voi e veniamo liberati dagli uomini perversi e malvagi. Non di tutti infatti è la fede. Ma il Signore è fedele; egli vi confermerà e vi custodirà dal maligno. E riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore, che quanto vi ordiniamo già lo facciate e continuiate a farlo. Il Signore diriga i vostri cuori nell'amore di Dio e nella pazienza di Cristo.



Dal vangelo secondo Luca 20, 27-38
In quel tempo, si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. Da ultimo anche la donna morì. Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui».




    • Vita per sempre
    Se qualcuno mi chiedesse perché credo in Gesù Cristo non esiterei a rispondere "perché mi ha promesso che risorgerò"! Sì, è chiaro che detta così, parrebbe una sorta di fede un po' troppo interessata… Certo che provo un amore grande per Gesù per la bellezza del suo Vangelo, per l'ammirazione del dono di sé di cui è stato capace, per l'attenzione e la cura per gli uomini… Ma il nocciolo della ragione della mia fede risiede nella verità della risurrezione! Del resto, l'annuncio fondamentale della comunità primitiva consisteva nel fatto che Gesù fosse morto in croce e poi visto vivo dai discepoli: da qui lo stupore e la proclamazione di Gesù come IL SIGNORE, la rivelazione in carne ed ossa di Dio.

    Eppure, nonostante la risurrezione sia il fulcro della fede evangelica ho l'impressione che il virus sadduceo abbia intaccato non pochi cristiani che si professano tali… chiediamoci con sincerità: siamo certi che risorgeremo? Cioè: siamo persuasi che questo nostro corpo vedrà il Salvatore?

    La fede nella risurrezione ha delle ripercussioni sulla vita non indifferenti: anzitutto permette di guardare la vita non in funzione della morte ma dell'incontro con Gesù! Poi, la considerazione della sacralità del corpo di ogni uomo: Gesù risorto si presenta radioso ma con i segni della croce… delle ferite rese al nostro e altrui corpo dovremo rendere conto! Infine, la serietà della nostra vita che non è un coacervo di sequenze temporali che si infrange insensatamente sugli scogli della morte, ma un capolavoro di bellezza decorato con il cesello della libertà e della volontà da presentare al Padre!

    La vita è un dono splendido, fondamentale, il più grande che uno possa ricevere, ma se si concludesse nello spazio e nel tempo, sarebbe tanto meschino e deludente! La vita ci è donata da Dio perché possiamo godere dell'esistenza al pari di Lui! La morte è la nemica comune, nostra e di Dio! Che non capiti di combatterla da soli…ne usciremmo perdenti…
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 15, 2010 10:26 am

      • XXXIII domenica del Tempo Ordinario. 14 novembre 2010
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Dal libro del profeta Malachia 3, 19-20
Così dice il Signore: «Ecco infatti sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno venendo li incendierà - dice il Signore degli eserciti - in modo da non lasciar loro né radice né germoglio. Per voi invece, cultori del mio nome, sorgerà il sole di giustizia».



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 3, 7-12
Fratelli, sapete infatti come dovete imitarci: poiché noi non abbiamo vissuto oziosamente fra voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi. Non che non ne avessimo diritto, ma per darvi noi stessi come esempio da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi non vuol lavorare neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace.



Dal vangelo secondo Luca 21, 5-19
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, disse: «Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?». Rispose: «Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: "Sono io" e: "Il tempo è prossimo"; non seguiteli. Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine». Poi disse loro: «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime».




    • Chi ha paura?
    Non si può rimanere indifferenti alle parole che Gesù ci rivolge in questa liturgia domenicale: un po' di paura e di timore ci assalgono e, inevitabilmente, fanno mancare un po' il fiato… ma… Terremoti, carestie e pestilenze fanno presagire distruzione e morte! A noi buontemponi e benpensanti, sazi di benessere, sembra tutto un teatrino volto a impaurire e tenere quieto il popolino… come il ricco stolto ci ripetiamo «anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti» (Lc 12,19).

    La vita non è un bene che abbiamo da spendere illimitatamente: c'è un confine che riguarda la sua finitezza e uno che riguarda la storia nel suo insieme. Gesù ci vuole persone con gli occhi bene aperti, capaci di obiettività, di lungimiranza, di progettualità. La verità è che solo ad uno sguardo superficiale la parola di Gesù ci appare cupa e fosca: il sottofondo è carico di positività! È vero che deve capitare di tutto e di più ma la conclusione è «Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto».

    In mezzo all'apparente trionfo del male, in tutte le sue più terribili manifestazioni, ad ergersi difesa e baluardo è Gesù, con tutta la sua solidità e sicurezza! I suoi discepoli non hanno da temere perché "nessuno andrà perso di coloro che gli sono stati affidati"! Non c'è nulla che possa incrinare la speranza di coloro che hanno riposto la loro fiducia in Gesù: le crisi, le persecuzioni, i disastri, sono già stati tutti preventivati! Devono accadere queste cose perché sia manifestato pienamente il potere di Cristo sulla storia!

    Che crollino tutte le sicurezze vane ed effimere che l'uomo si è costruito nel corso della storia! Che finisca l'ipocrita sufficienza dell'intelligenza umana! Che ogni uomo sia posto nelle condizioni di riconoscere chi è veramente!

    Che venga "il nostro Salvatore Gesù Cristo"! Suo è il Regno e la gloria nei secoli! Paura di che?
    • don Natalino Pedrana
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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miriam bolfissimo
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Anno liturgico 2009 - 2010

Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 22, 2010 9:14 am

      • Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo, 21 novembre 2010
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Dal secondo libro di Samuele 5, 1-3
In quei giorni, vennero allora tutte le tribù d'Israele da Davide in Ebron e gli dissero: «Ecco noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: Tu pascerai Israele mio popolo, tu sarai capo in Israele». Vennero dunque tutti gli anziani d'Israele dal re in Ebron e il re Davide fece alleanza con loro in Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re sopra Israele.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 1, 12-20
Fratelli, ringraziamo con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.



Dal vangelo secondo Luca 23, 35-43
In quel tempo, il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei. [39]Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».




    • Come è andata quest'anno?
    Così, siamo giunti al termine di questo anno liturgico. Un anno di grazia nel quale abbiamo cercato di camminare dietro a Gesù. Il tempo può essere considerato veramente realizzato solo se lo abbiamo investito nel compimento del progetto di Dio. Dobbiamo chiederci: quanto ho vissuto nell'amicizia con Gesù? Quanto bene ho fatto per le persone che ho incontrato? Quanto ho inciso con il mio lavoro nella costruzione di un mondo secondo il Vangelo?

    Il bilancio che conta non è quello del conto in banca, della salute, del divertimento: spesso, tutte queste cose, non dipendono nemmeno da noi…vorremmo poter comandare tutto, in realtà, c‘è qualcosa di più grande che sfugge al nostro dominio. Il bilancio dei beni è effimero e contingente, il bilancio del bene è concreto ed eterno! Per questo non possiamo andare oltre senza chiederci seriamente quanto abbiamo amato: questo ambito è certamente imputabile alla nostra responsabilità! Così quanto siamo stati capaci di riporre la nostra vita nelle mani di Gesù riconoscendolo come Salvatore…

    Il vangelo che ascoltiamo in questa domenica mette chiaramente in risalto il ruolo salvifico del Crocifisso: si può essere anche stati mancanti e pigri nell'amare ma se si incontra il Volto misericordioso di Gesù e si riconosce il proprio peccato, il paradiso si spalanca e viene offerta un'eternità beata! È il caso del "buon" ladrone che, dopo averne combinate di ogni, si imbatte con l'amore Crocifisso e riconosce il suo bisogno di salvezza…

    A noi è dato di saperlo per tempo: vedendo l'esperienza di questo peccatore, non rimandiamo nel tempo la decisione di cambiare vita! Non crediamo di vivere bene prescindendo dal vangelo. Adesso, come il ladrone pentito, chiediamo «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Lui ci risponde «Oggi con me sarai nel paradiso». Il paradiso inizia nell'«oggi» in cui riconosciamo il nostro peccato e ci mettiamo nelle mani di Gesù!
    • don Natalino Pedrana
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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