Anno liturgico 2009 - 2010

Omelie di Monsignor Antonio Riboldi e altri commenti alla Parola, a cura di miriam bolfissimo

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Messaggio da miriam bolfissimo » ven nov 27, 2009 5:47 pm

      • I domenica di Avvento. 29 novembre 2009
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Dal libro del profeta Geremia (33, 14-16)
Ecco verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa di Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio di giustizia; egli eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla. Così sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (3, 12-13; 4, 1-2)
Il Signore poi vi faccia crescere e abbondare nell'amore vicendevole e verso tutti, come anche noi lo siamo verso di voi, per rendere saldi e irreprensibili i vostri cuori nella santità, davanti a Dio Padre nostro, al momento della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi. Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù: avete appreso da noi come comportarvi in modo da piacere a Dio, e così già vi comportate; cercate di agire sempre così per distinguervi ancora di più. Voi conoscete infatti quali norme vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.



Dal vangelo secondo Luca (21, 25-28; 34-36)
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con potenza e gloria grande. Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo.




    • Per amore, solo per amore...
    E per la comunità cristiana inizia un nuovo anno... Come tutte le cose di Dio, questo nuovo esordio non suscita né rumore né clamore, semplicemente avviene... nel silenzio e nella discrezione più assoluti. Avviene solo per chi è attento e si mette in ascolto di ciò che Dio desidera dire e fare ancora oggi. Mettersi in ascolto non è atteggiamento scontato, spontaneo! Si può partecipare alla messa della prima domenica d'Avvento e rimanere assolutamente ignari di quanto Dio intenda fare di nuovo nella storia degli uomini.

    Rischio ancor più ricorrente nei credenti è pensare che non c'è proprio niente di nuovo da attendere: fermi noi, si pensa, sia fermo anche Dio! Brutto vizio quello che appiccica a Dio l'inettitudine dell'uomo: "Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d'Israele"! Dio è fedele, non mancherà di portare a termine ciò che ha promesso.

    Bisogna attendere. Attendere è diverso da aspettare. Attendere implica una tensione, un tendere verso, un mettersi in movimento. L'avvento segnala proprio questa situazione: da una parte c'è Dio che attende l'uomo e dall'altra c'è l'uomo che attende Dio! Dio fa di tutto per venirci incontro e ci chiede di fare altrettanto! Se corriamo uno incontro all'altro vicinissimo sarà l'abbraccio, non si dovrà attendere a lungo. Il correre dell'avvento è il correre dell'innamorato verso l'amata: benché non abbia ancora realizzato in pienezza il suo amore, nella mente e nel cuore già lo pregusta e ne gode!

    Potremmo dire che l'avvento è la dimensione più evocativa della fede, è la condizione che identifica mirabilmente l'impegno credente nella storia: tutto quello che facciamo non è altro che l'espressione dell'ansia di affrettare l'incontro con il Signore. Ma che bello l'innamoramento, non è così?
    • don Natalino Pedrana
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » mer dic 09, 2009 8:28 am

      • II domenica di Avvento. 6 dicembre 2009
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Dal libro del profeta Baruc 5,1-9
Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell'afflizione, rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre. Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio, metti sul tuo capo il diadema di gloria dell'Eterno, perché Dio mostrerà il tuo splendore a ogni creatura sotto il cielo. Sarai chiamata da Dio per sempre: «Pace di giustizia» e «Gloria di pietà». Sorgi, o Gerusalemme, sta' in piedi sull'altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti, dal tramonto del sole fino al suo sorgere, alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio. Si sono allontanati da te a piedi, incalzati dai nemici; ora Dio te li riconduce in trionfo come sopra un trono regale. Poiché Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio. Anche le selve e ogni albero odoroso hanno fatto ombra a Israele per comando di Dio. Perché Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 1,4-6,8-11
Fratelli, sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell'amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.



Dal vangelo secondo Luca 3,1-6
Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea. Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell'Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell'Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».




    • Nel deserto delle voci... una Parola!
    La nomenclatura che conta per Dio non è la stessa di quella degli uomini: il Vangelo di Luca (3,1-6) descrive mirabilmente chi erano le autorità che contavano in quel tempo, quelli che facevano la storia. Non su di loro, tuttavia, è scesa la Parola ma su Giovanni, un piccolo, un infinitesimale dettaglio della storia... Dove? Non in locali sfarzosi e devoti ma nel ruvido e austero deserto. Nel vuoto e nel silenzio più totali!

    Ce lo si dice mille volte che Dio parla nel silenzio, quando tutte le altre voci finiscono di sbraitare, di eccitarci a chissà quali imprese... è ora che la smettiamo di sostenere che Dio non parla più! Dio continua a parlare e come un tempo parla non nei microfoni dell'ufficialità e del clamore ma nella quotidianità più riservata e apparentemente più irrilevante...

    Dio parla laddove non parla più nessun altro, quando il silenzio è assordante, quando tutte le voci umane esauriscono la loro tiritera scontata di soluzioni al caso e finalmente si presta attenzione al leggero sussurro di Dio... Così Giovanni Battista: nel silenzio del deserto ha accolto il dolce mormorio di Dio che in lui è diventato grido spietato di conversione. Il Battista: grancassa di Dio, sferza severa per tutti coloro che costruiscono colline e montagne di giustificazioni ad una vita santa!

    Pochi i Giovanni Battista viventi! Pochi quelli che gridano e spronano con radicalità, dopo aver prestato personale attenzione alla SUA Parola, ad una accoglienza incondizionata di Dio! Troppi, al contrario, quelli che urlano le PROPRIE parole, ossessivamente... parole prive di profondità, di speranza, di futuro...prive di Dio!

    Nella nostra diocesi celebriamo la Giornata del Seminario. preghiamo perché chi vive questa esperienza di deserto - in particolare per i nostri Luca e Alberto - possa diventare grido sapido del Dio che sempre viene e desidera abitare la storia!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 14, 2009 8:19 am

      • III domenica di Avvento. 13 dicembre 2009
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Dal libro del profeta Sofonia 3,14-18a
Rallegrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d'Israele è il Signore in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura. In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 4,4-7
Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.



Dal vangelo secondo Luca 3,10-18
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.




    • Che cosa dobbiamo fare?
    «Che cosa dobbiamo fare?» chiedono a Giovanni Battista le folle, i pubblicani (=gli esattori delle tasse) e i soldati. Fa davvero specie questa richiesta - quasi infantile - sulla bocca di uomini navigati e scaltri come questi... Anche chi è diventato grande, fa girare soldi, affronta situazioni pericolose, alla fin fine, ha bisogno di capire che cosa sia davvero giusto fare... forse anche noi...

    Il tempo corre veloce, gli affari quotidiani assorbono ogni singola frazione della giornata: siamo trottole impazzite che non trovano più il tempo per fermarsi e pensare che cosa sia essenziale fare... tutti facciamo qualcosa... tanto... ma che cosa "dobbiamo" fare? Che cosa dobbiamo fare per essere delle brave persone? Che cosa dobbiamo fare per essere dei bravi professionisti? Che cosa dobbiamo fare per essere dei bravi cristiani? Che cosa dobbiamo fare per entrare nel regno dei cieli? Che cosa dobbiamo fare...

    Ci sono tanti interrogativi che possiamo porre: ma a chi? C'è qualcuno di cui ci fidiamo e dal quale accettiamo di farci condurre? Mi sembra di ravvisare una esagerata autoreferenzialità nel cercare risposte alle nostre domande! La grandezza delle persone elencate oggi nel Vangelo sta nell'umiltà di chiedere indicazioni, di accettare suggerimenti, di riconoscere una guida. Finché lasciamo la nostra vita in balia delle risposte avventate che la ferialità dei giorni impone non andiamo un granché lontano: è bene che ci facciamo un po' bambini, inesperti del vivere, e chiediamo al Qualcuno che cosa sia bene fare.

    Lasciarci condurre da Lui è salvezza! Sì, perché ciò che si deve fare non è più realizzare ogni cosa nella perfezione, secondo i parametri posti dal galateo del buon senso, ma vivere in sua compagnia! L'obiettivo della vita è non perdere mai di vista Gesù adempiendo con fedeltà ai doveri quotidiani! Che cosa "dobbiamo" fare? Rimanere discepoli...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 21, 2009 9:50 am

      • IV domenica di Avvento. 20 dicembre 2009
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Dal libro del profeta Michea 5,1-4a
Così dice il Signore: «E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui, fino a quando partorirà colei che deve partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d'Israele. Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio. Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra. Egli stesso sarà la pace!».



Dalla lettera agli Ebrei 10,5-10
Fratelli, entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: "Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà"». Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo per fare la tua volontà». Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell'offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.



Dal vangelo secondo Luca 1,39-45
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».




    • Non finisca lo stupore!
    Maria non sta più nella pelle dalla gioia per quanto l'Angelo le ha annunciato. Ha avuto un iniziale briciolo di timore (un po' bisogna sempre averne!) ritenendo esorbitante la richiesta del messo celeste, ma poi è tutta "magnificat"! Deve essere talmente evidente questa sua esultanza che Giovanni Battista, ancora natante nel liquido amniotico, appena vede arrivare la zia fa una capriola di gioia nel grembo della mamma Elisabetta!

    Maria, donna di umilissima condizione, percepisce tutta la sua piccolezza e meschinità eppure non può che vivere trasbordante di esultanza per quanto Dio ha operato in lei: deve dire, deve annunciare, deve contagiare! E, miracolosamente, la sua persona - così feriale e così normale - diventa un'immagine dell'Angelo Gabriele: la sua cugina Elisabetta è assalita dallo stesso timore di Maria di fronte al celebre annuncio! "A che devo che (la madre del) Signore venga a me!".
    La gioia di Dio è riempire della sua grandezza tutti coloro che sono piccoli! È condividere la sua ricchezza con tutti coloro che sono poveri! È andare incontro a tutti coloro che hanno bisogno di tutto! Inevitabilmente, chi riceve non può che rimanere a bocca aperta e stupirsi di tanta generosità. Ma ci accorgiamo che siamo poveri, piccoli, incapaci... visitati da Dio? Avvertiamo lo stupore di quanto Dio sta per fare per noi? Da Maria è iniziato un movimento di meraviglia che non può più essere fermato!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 28, 2009 9:20 am

      • Sacra Famiglia. 27 dicembre 2009
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Dal primo libro di Samuele 1,20-22.24-28
Al finir dell'anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele, «perché - diceva - al Signore l'ho richiesto». Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo voto, Anna non andò, perché disse al marito: «Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre». Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un'efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo. Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch'io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore». E si prostrarono là davanti al Signore.



Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 3,1-2.21-24
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi coman­damenti e facciamo quello che gli è gradito. Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.



Dal vangelo secondo Luca 2,41-52
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.




    • Chi ha paura di un Dio bambino?
    Quanti libri sono stati scritti su Dio! Forse Lui li ha anche letti... si deve essersi fatto delle risate incredibili! Credo davvero che l'argomento "Dio" sia il più dibattuto nella storia... Lo si è studiato, psicanalizzato, vivisezionato ma nessuna delle conclusioni a cui si è giunti è mai riuscita a convincere del tutto. Il fatto è che non riusciamo ad abbandonare le nostre precomprensioni e non vogliamo convertire la nostra ragione a fissare lo sguardo sull'unico avvenimento che ha avuto la pretesa di essere epifania rivelativa di Dio: Gesù!

    Sì, Gesù! Un uomo nato a Betlemme di Giudea da una donna, Maria, promessa sposa di un uomo di nome Giuseppe. Dio non è un'idea da dibattere sostenendola o negandola! Dio è una persona da incontrare, da conoscere, da seguire...da amare! Per quello che è! Non per quello che vorremmo fosse!

    Dio è una storia impastata di carne e di Spirito, di silenzio e di parola, di gioia e di dolore, di vita e di morte... Dio è un avvenimento che accetta di partire dalla condizione di bambino fino ad arrivare all'età adulta per illuminare di senso tutte le nostre età della vita-Dio è mistero che si svela senza mai esaurire il mistero... così come ogni uomo e ogni donna che rimangono indefinibili ad ogni pretesa di descrizione risolutiva...per questo amabili!

    Dio si fa bambino perché vuole attirare i nostri sguardi sulla realtà, per riportare la nostra attenzione sulla vita...dalla quale inconsciamente cerchiamo di scappare! Non c'è altra strada per arrivare a Dio che la storia: anche Giuseppe e Maria di ritorno dalla festa di Pasqua hanno cercato Gesù tra i parenti e gli amici, ma non era lì! Per cercarlo dovevano seguirlo tutta la vita...e allora lo avrebbero trovato!

    Oggi è - ancora - solo un inizio!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » dom gen 03, 2010 8:19 pm

      • Seconda domenica dopo Natale. 3 gennaio 2010
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Dal libro del Siracide 24, 1-4. 8-12
La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta, mentre dice: «Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti”. Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l'eternità non verrò meno. Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell'assemblea dei santi ho preso dimora».



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1, 3-6. 15-18
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. Perciò anch'io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.



Dal vangelo secondo Giovanni 1,1-18
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.




    • Chi ha paura di un Dio bambino?
    La Parola proclamata nella liturgia indugia di nuovo sul mistero dell'Incarnazione: ancora è proposto il prologo di San Giovanni, proprio come nel giorno di Natale. Nonostante il testo giovanneo sia antico di millenni conserva tutta la sua attualità: se vogliamo entrare nello stupore della fede è necessario riconoscere che "il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi"! O riusciamo a scorgere nel mistero che celebriamo in questi giorni la meraviglia dell'incontro e dell'unione del divino con l'umano nella persona di Gesù, oppure rimaniamo completamente estranei all'avvenimento clou della storia!

    Gesù non è un uomo che è diventato Dio e nemmeno un Dio sottoforma di uomo! Gesù è il Figlio di Dio: la sua carne è Dio e Dio è la sua carne! Il mistero che abbiamo celebrato nel primo giorno dell'anno "Maria, madre di Dio" esprime in maniera chiara questa verità: il bambino che in lei si è formato e che poi ha partorito non era un involucro per la divinità, ma era il Figlio di Dio!

    È chiaro che qui siamo di fronte ad un accadimento oggettivamente da brivido, ma se bypassiamo questo nodo l'uomo è ancora irredento e Dio completamente estraneo alla vicenda dell'umanità! San Giovanni è assolutamente inequivocabile: "Dio nessuno l'ha mai visto", proprio Gesù ce lo ha rivelato! Non raccontato o spiegato, ma svelato! Dio, grazie a Gesù, non è più un segreto!

    A volte ho l'impressione che viviamo come se non avessimo ancora visto Dio! Nonostante tutti i "natali" che abbiamo celebrato nella storia... Sì, vogliamo bene a Gesù e ci definiamo suoi discepoli, ma sul mistero di Dio vogliamo riservarci di discuterne a prescindere... Gesù è l'unico e perfetto rivelatore di Dio... "venne nel mondo la luce ma i suoi non l’hanno accolta"... parla forse di noi?
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun gen 11, 2010 9:11 am

      • Battesimo del Signore. 10 gennaio 2010
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Dal libro del profeta Isaia (40, 1-5; 9-11)
Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che è finita la sua schiavitù, è stata scontata la sua iniquità, perché ha ricevuto dalla mano del Signore doppio castigo per tutti i suoi peccati. Una voce grida: Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in pianura. Allora si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà, poiché la bocca del Signore ha parlato». Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Sion; alza la voce con forza, tu che rechi liete notizie in Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annunzia alle città di Giuda: Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, con il braccio egli detiene il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e i suoi trofei lo precedono. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le pecore madri.



Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito (2, 11-14; 3, 4-7)
È apparsa infatti la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo; il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone. Quando però si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, perché giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna.





Dal vangelo secondo Luca (3, 15-16; 21-22)
Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto».




    • Trent'anni di silenzio...
    Da pochissimo abbiamo celebrato la nascita di Gesù e già la liturgia ci immerge nella contemplazione del suo Battesimo nelle acque del fiume Giordano alla bell'età di trent'anni. Di Gesù i vangeli ci raccontano qualcosa della sua nascita, tanto dei suoi tre anni finali e niente dei suoi primi trent'anni... è un silenzio che ci deve far riflettere! La maggior parte della sua vita, Gesù la trascorre nell'anonimato, nel silenzio più profondo...

    Perché tutto questo tempo "buttato"? Non poteva darsi da fare un po' prima! Avrebbe guarito, sanato, istruito più persone... Gesù sceglie di vivere! Di vivere e basta! Come un qualsiasi uomo di questo mondo che deve affrontare le questioni più banali e feriali del quotidiano.

    Ed era Dio in quei trent'anni di vita nascosta? Certo che sì! Egli era Dio a tutti gli effetti! Ha vissuto una vita da Dio dentro la carne umana e ha mostrato come sia possibile vivere la vita in una comunione perfetto con Dio. Non ci sono più scuse per nessuno: alla vita non manca alcuna risorsa per una sua qualifica di santità! La vita nella carne non è un ostacolo al vivere la vita di Dio! Non c'è alcuna contrapposizione tra l'una e l'altra!

    Mi sembra di percepire ancora una diffusa convinzione che per essere di Dio ci si debba staccare dal mondo, dalle cose, privando il corpo delle sue soddisfazioni e del suo benessere... ma Gesù non ci ha insegnato così! Gesù ci ha mostrato come nella carne si possa vivere la dimensione più alta dell'amore che è perdere il corpo per i propri amici! Non è la privazione del corpo che salva ma l'amore! Solo l'amore! Per questo, il giorno del battesimo si è aperto il cielo e il Padre ha proclamato: "Tu se il mio figlio, in te mi sono compiaciuto!". Solo così Dio è veramente Dio e l'uomo è veramente uomo!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun gen 18, 2010 9:22 am

      • II domenica del Tempo Ordinario. 17 gennaio 2010
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Dal libro del profeta Isaia (62, 1-5)
Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finché non sorga come stella la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada. Allora i popoli vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria; ti si chiamerà con un nome nuovo che la bocca del Signore indicherà. Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio. Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai chiamata Mio compiacimento e la tua terra, Sposata, perché il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo architetto; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (12, 4-11)
Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune: a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza; a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell'unico Spirito; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l'interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole.



Dal vangelo secondo Giovanni (2, 1-12)
Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le giare»; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono». Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. Dopo questo fatto, discese a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni.




    • Questo matrimonio s’ha da fare!
    La Parola di questa domenica ruota attorno all’immagine del matrimonio: Dio non sta più nella pelle dal desiderio di sposarsi con l’umanità! È una umanità infedele, ingrata, immorale… ma Dio sa che nel suo cuore c’è spazio per un radicale cambiamento! Non è più possibile attendere che il cuore degli uomini si converta, c’è da investire di persona!

    Nella prima lettura, dal libro del profeta Isaia, non è difficile intravedere nell’immagine del giovane che non si da pace finché non ha dato tutto il suo amore alla sua amata, la persona di Gesù! È un giovane che non vuole l’amata per interesse ma per offrirle tutto se stesso: vuole darle un nome nuovo, vuole renderla così attraente al punto che persino Dio ne sia sedotto…

    E poi il Vangelo: si tratta della prima uscita pubblica del maestro di Nazaret, appena dopo essere stato riconosciuto «Figlio di Dio» nel battesimo ricevuto da Giovanni Battista. Gesù si trova ad un matrimonio a Cana di Galilea: è uno sposalizio che è caduto di tono per la mancanza di vino! È una festa fatta da gente ubriaca che finge di essere contenta ma ha bisogno di vino, pure avariato, per soprassedere al vuoto e alla tristezza che ha nel profondo del cuore… Gesù viene a riformulare il matrimonio: c’è spazio per una festa autentica, per una gioia sostenuta da vino buono, per uno stupore di una vita graziata… c’è Lui!

    E io mi chiedo: che cosa ci troverà di così bello Dio in noi per continuare questo matrimonio? Quanto ci ha perso per trovarci, salvarci e tenerci? Cavolo, ma è proprio fedele! Ma è proprio innamorato!

    Ogni domenica, nell’Eucaristia, abbiamo modo di sperimentare questo avvenimento: è davvero festa? Viviamo di una gioia straripante il nostro stare con Gesù? Siamo sposati con Dio: ci è proprio andata bene...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun gen 25, 2010 10:29 am

      • III domenica del Tempo Ordinario. 24 gennaio 2010
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Dal libro di Neemia (8, 2-6; 8-10)
Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all'assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere. Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntar della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci di intendere; tutto il popolo porgeva l'orecchio a sentire il libro della legge. Esdra lo scriba stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l'occorrenza e accanto a lui stavano, a destra Mattitia, Sema, Anaia, Uria, Chelkia e Maaseia; a sinistra Pedaia, Misael, Malchia, Casum, Casbaddàna, Zaccaria e Mesullàm. Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutto il popolo; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore Dio grande e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore. Essi leggevano nel libro della legge di Dio a brani distinti e con spiegazioni del senso e così facevano comprendere la lettura. Neemia, che era il governatore, Esdra sacerdote e scriba e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Perché tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. Poi Neemia disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (12, 12-31)
Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. E se l'orecchio dicesse: «Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l'udito? Se fosse tutto udito, dove l'odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli? Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte.



Dal vangelo secondo Luca (1, 1-4; 4, 14-21)
Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch'io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi. Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: [18]Lo Spirito del Signore è sopra di me per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore. Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi».




    • Gesù: il nuovo ”libro" da leggere!
    In questo anno liturgico, nelle domeniche del tempo ordinario, il Vangelo che fa da sottofondo alle nostre assemblee eucaristiche è quello di Luca. Rispetto agli altri evangelisti, Luca premette al suo racconto un prologo nel quale afferma di aver fatto accurate indagini storiche rispetto alla vita di Gesù. La tradizione tramanda che Luca fosse un medico, uno, quindi, abituato ad andare a fondo delle questioni, meticoloso nelle indagini e attento ai dettagli: ciò ci da modo di poggiare la nostra adesione di fede non su "favole artificiosamente inventate" ma su fatti ed eventi ben precisi.

    Non è irrilevante questa particolarità: in un contesto come il nostro dove tutti dicono di credere e nessuno crede, il poter basare le nostre certezze di fede su eventi realmente accaduti non è di poco conto. Il "secondo me" tanto diffuso, di fronte agli accadimenti nudi e crudi, rivela tutta la sua debolezza: dinanzi a Gesù c'è un sì o un no, un "ci sto" o un "non ci sto"! Il resto sono solo chiacchiere!

    In questo senso, è emblematica la presentazione di Gesù alla sinagoga di Nazareth, quella "sotto casa", frequentata da amici e parenti: Gesù entra come tutti gli altri giorni, gli viene dato da leggere il Rotolo della Torah - era il suo turno - chiude il rotolo, guarda in faccia le persone raccolte e dice: «oggi si è compiuta la parola che avete ascoltato con i vostri orecchi»! Non c'è modo di discutere: o gli credi o lo spacci, o lo segui o lo ignori!

    Ma non si può non dire che quest'uomo ha la stoffa di chi gioca una sfida di alto profilo: è finito il tempo di chi sta seduto ad ascoltare aspettando chissà che cosa! Ora è il tempo di alzarsi e mettersi a camminare, giorno per giorno, dietro a Gesù! Non è una magia, ma una storia che, se sei fedele, ti mostrerà tutta la sua meravigliosa bellezza...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 01, 2010 9:40 am

      • IV domenica del Tempo Ordinario. 31 gennaio 2010
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Dal libro del profeta Geremia (1, 4-5; 17-19)
Mi fu rivolta la parola del Signore: [5]«Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni». Tu, poi, cingiti i fianchi, alzati e dì loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti alla loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro. Ed ecco oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti». Oracolo del Signore.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (12, 31; 13, 13)
Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte. Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!



Dal vangelo secondo Luca (4, 21-30)
Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!». Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro». All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.




    • Ma chi crede di essere!
    Ma se mi piace questo Gesù del vangelo...tanto diverso da quello mieloso e sdolcinato che passa da certi articoli di giornale o da discorsi di persone devote, così dipendenti da un immaginario di Dio buonista e pacioccone...

    Gesù ha una missione da svolgere: essere il volto di Dio fattosi carne per salvare l'uomo prigioniero del peccato e della morte! Il fatto è che porta su di sé tutto il limite di una umanità che fa riferimento a volti ben precisi (non è costui il figlio di Giuseppe!)... per quelli che lo hanno visto crescere nel cortile di casa della minuscola Nazareth come fa quell'uomo a pretendere di essere riconosciuto figlio di Dio...

    Eppure non sì tira indietro! Sa tutta la fatica che possono fare i suoi compaesani, ma non si nasconde: Dio o lo si riconosce vivente dentro la storia oppure lo si esilia dentro pensieri astratti e ininfluenti!

    "Adam" (l'uomo) che camminava nel giardino di Eden con JHWH e ha perso questo privilegio a causa della sua presunzione, ha la possibilità di identificare nuovamente Colui che lo ha creato riconoscendolo in quel Gesù che passeggia per le strade del suo paese! Riconoscere chi non si vede da "anni" non è impresa scontata: è necessario abbandonare il proprio immaginario e mettersi nelle condizioni di scorgere quei segni di somiglianza capaci di riabilitare la memoria alla verità!

    Non ce l'hanno proprio fatta i Nazaretani! Hanno cacciato via un'altra volta Dio dalla loro vita... lo volevano persino buttar giù dal dirupo della città, la discarica dei rifiuti...ma Gesù non ha indietreggiato! Li ha sfidati con il suo sguardo di verità e ad uno ad uno essi si sono messi da parte creando come un cordone di sicurezza per favorirne il passaggio...

    Gesù si mette in cammino: chi lo vuole conoscere lo deve seguire! Non è una passeggiata, ma ne vale la pena...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 08, 2010 10:25 am

      • V domenica del Tempo Ordinario. 7 febbraio 2010
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Dal libro del profeta Isaia (6, 1-8)
Nell'anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l'uno all'altro: «Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria». Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti». Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall'altare. Egli mi toccò la bocca e mi disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato». Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».




Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (15, 1-11)

Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l'ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano! Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono l'infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Pertanto, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.



Dal vangelo secondo Luca (5, 1-11)
Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genesaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono




    • Pietro sa che pesce pigliare!
    Che fame di Dio! Un tempo come oggi... "La gente gli faceva ressa attorno per ascoltare la Parola di Dio": mi sembra si possa accostare questa immagine a quella che abbiamo visto in questi giorni quando arrivava ad Haiti un carico di viveri! La rincorsa della gente per occupare le prime postazioni... più deboli rimanevano ancora senza... La stessa cosa: Gesù è il cibo necessario alla vita! Ma non accetta di essere divorato dai più prepotenti... si stacca da terra e si mette su una barca perché tutti ne possano fruire.

    Guarda caso è la barca di quel tale che si chiama Simone, soprannominato successivamente Pietro... sulla barca di Pietro, la Chiesa, Gesù parla e mette i pesci in quantità perché la folla intera si possa sfamare. È una barca leggermente scostata da terra - "siamo nel mondo ma non del mondo" - guidata da gente normalissima e che non ha da vantare nessuna conquista personale - "abbiamo faticato tutta la notte ma non abbiamo preso nulla" - però disposta a lavorare secondo il comando di Gesù - "sulla tua parola getterò le reti".

    Due cose mi fanno impazzire di questo racconto evangelico: la prima è che Pietro a fronte del miracolo di Gesù si dichiara peccatore e gli chiede di allontanarsi. È Gesù che lo chiama lo vuole con sé... proprio perché capace di riconoscere il proprio limite! Di certo Pietro non è un opportunista! Se segue Gesù non è perché ha trovato l'America ma semplicemente perché in Gesù ha trovato un senso alla sua vita che andava oltre un ipotetico supermercato del pesce...

    La seconda è che tutti, Pietro e compagni, hanno tirato le barche a riva e hanno seguito Gesù! Che ne è stato del pesce che c'era sulle barche! Non si dice nulla al riguardo... è il cibo per tutti, per chi ne ha bisogno... i discepoli non devono guardare che fine fanno i frutti del loro lavoro! Devono solo seguire il Maestro e obbedire ai suoi comandi: ancora grazie a Lui potranno sfamare la gente! Ma è sempre Gesù che dà il necessario!

    Non fermiamoci ai regali di Gesù ma seguiamo il regalo che è Gesù!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 15, 2010 8:55 am

      • VI domenica del Tempo Ordinario. 14 febbraio 2010
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Dal libro del profeta Geremia (17, 5-8)
Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, che pone nella carne il suo sostegno e il cui cuore si allontana dal Signore. Egli sarà come un tamerisco nella steppa, quando viene il bene non lo vede; dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere. Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è sua fiducia. Egli è come un albero piantato lungo l'acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi; nell'anno della siccità non intristisce, non smette di produrre i suoi frutti.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (15,12; 16-20)
Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti.



Dal vangelo secondo Luca (6,17; 20-26)
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone. Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.




    • «Beati» o «inguaiati»?
    “Essere cristiani significa seguire Gesù!”. Apparentemente tale affermazione suona scontata ma, credetemi, nei colloqui che intrattengo emerge chiaramente che l’oggetto del contendere non è Gesù ma i sacramenti! È chiaro che i sacramenti sono segni efficaci della grazia di Cristo, ma senza la fede in Cristo sono idoli vani!

    L’ammonimento del profeta Geremia che risuona nelle chiese di tutto il mondo in questa sesta domenica del tempo ordinario “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo” credo si possa tranquillamente applicare a chi vuole i sacramenti senza seguire Gesù! I sacramenti per come sono considerati e celebrati hanno sempre di più la connotazione di feste personali, di conquiste mondane, di riti pagani che non hanno niente a che fare con la sequela di Gesù.

    Ci apprestiamo a celebrare la festa del Crocifisso: la chiesa è addobbata a festa, fiori e parate mostrano con evidenza il fulcro delle celebrazioni, Gesù appeso ad una croce! È dall’alto di questo trono regale che Gesù vuole parlarci in questi giorni! Non ci dice semplicemente “datemi un bacetto”! Ci dice: “venite dietro a me”, seguite la mia stessa strada, prestate ascolto alle mie Parole!

    L’evangelista Luca ci offre l’apice della proposta cristiana: le beatitudini. Non si tratta di un nuovo codice religioso ma di un annuncio nel quale scorgere l’identità vera del discepolo: “Beato” o “Inguaiato” non in forza di una vita che funziona bene e ha tutti i crismi della felicità, ma in relazione all’assolutezza di Gesù, quale origine e fine di ogni consolazione!

    È Gesù la chiave della beatitudine cristiana, non c’è altro all’infuori di Lui! Puoi essere ricco, sazio, gaio ma se non fai consistere la ricchezza, la sazietà e la gioia in Lui sei sempre sotto lo scacco della precarietà della vita!

    Carissimi fratelli e sorelle, non ci basti passare sotto il Crocifisso per un bacio, proviamo ad ascoltare che cosa ha da dirci…
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 22, 2010 9:33 am

      • I domenica di Quaresima. 21 febbraio 2010
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Dal Libro del Deuteronomio (26, 4-10)
Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all'altare del Signore tuo Dio e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore tuo Dio: Mio padre era un Arameo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi, e ci condusse in questo luogo e ci diede questo paese, dove scorre latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato. Le deporrai davanti al Signore tuo Dio e ti prostrerai davanti al Signore tuo Dio.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (10, 8-13)
Che dice dunque? Vicino a te è la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore: cioè la parola della fede che noi predichiamo. Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso. Poiché non c'è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l'invocano. Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.



Dal vangelo secondo Luca (4, 1-13)
Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo». Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «È stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.




    • Il Diavolo c’è! Eccome!
    Quaresima: tempo propizio per un ritorno all’essenziale. Dopati come siamo di tante cose inutili è bene che qualcuno ci dica: “datti una regolata!”. Ma per che cosa stai correndo? Chi stai inseguendo? Alt! Fermati! Prova a regalarti un po’ di silenzio, anche solo una mezz’oretta, e chiediti che cosa ha a che fare Gesù con la tua vita… se nel tuo correre Lui c’entra o no… e se ce l’hai come Maestro, se stai ascoltando i suoi consigli…

    Non sono domande inutili, ti assicuro: nella tua vita c’è all’opera oltre al Signore anche il Diavolo e, forse, già ti ha convinto che lui non c’è e non c’è altra vita che quell’inferno nel quale ora stai vivendo! Gesù, non appena ha iniziato la sua vita pubblica, scaltro e scafato come nessun altro, ha subito messo in atto una serrata lotta contro il Diavolo, riconoscendone la malizia e l’astuzia.

    Il tentatore non ha proposto a Gesù scelte in sé cattive: a fronte dei quaranta giorni di digiuno gli ha semplicemente proposto di sfamarsi con un piccolo miracolo… il mondo non ci propone continuamente modalità di soddisfacimento a qualsivoglia desiderio che l’istinto ci presenta? Gesù ha una missione da compiere: portare tutti al Padre. Basta adorare il Satana e le scorciatoie per raggiungere lo scopo si illuminano all’istante… il mondo non solletica continui espedienti per evitare i sentieri più impegnativi della giustizia e dell’onestà? Da ultimo: Gesù essendo Dio può tranquillamente ovviare a tutte le fatiche e le precarietà tipiche dell’uomo e godere del privilegio divino… il mondo non continua forse a proporre un Dio miracolistico capace di bay passare la serietà e l’impegnatività del vivere nel mondo?

    Alla fine, la questione del discernimento si pone come dirimente per tentare una vita sanamente evangelica… Non si è cristiani per inerzia…diamoci tempo per non sbagliare!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 01, 2010 9:29 am

      • II domenica di Quaresima. 28 febbraio 2010
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Dal libro della Genesi (15, 5-12; 17-18)
Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia. E gli disse: «Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questo paese». Rispose: «Signore mio Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?». Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un piccione». Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all'altra; non divise però gli uccelli. Gli uccelli rapaci calavano su quei cadaveri, ma Abram li scacciava. Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco un oscuro terrore lo assalì. Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un forno fumante e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abram: «Alla tua discendenza io do questo paese dal fiume d'Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi (3, 17 – 4,1)
Fatevi miei imitatori, fratelli, e guardate a quelli che si comportano secondo l'esempio che avete in noi. Perché molti, ve l'ho già detto più volte e ora con le lacrime agli occhi ve lo ripeto, si comportano da nemici della croce di Cristo: la perdizione però sarà la loro fine, perché essi, che hanno come dio il loro ventre, si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra. La nostra patria invece è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose. Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete saldi nel Signore così come avete imparato, carissimi!



Dal vangelo secondo Luca (9, 28-36)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all'entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo». Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.




    • Aguzza la vista
    «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» disse JHWH ad Abramo. Sarà certamente capitato anche a voi di alzare lo sguardo al cielo in qualche notte calda d’estate… meraviglia allo stato puro! Poi, se il cielo lo avete ammirato sulla vetta di una montagna senza la minima traccia di inquinamento luminoso, la concentrazione delle stelle vi sarà apparsa smisurata… È lo stupore di fronte ad una realtà che mostra tutta la sua spropositata immensità rispetto alla infinitesimale limitatezza umana!

    La sproporzione è pari all’amore che Dio ha per l’uomo! «Abramo credette al Signore». Ci mancherebbe! Come si fa a non credere davanti a un amore così grande… non c’è bisogno di altro! Sarebbe sufficiente uno sguardo meno orgoglioso e superficiale davanti alla creazione per constatare IL-DI-PIÙ che sfugge al calcolo e all’analisi matematica e abbandonarsi tra le braccia del Signore…

    Non è tanto diverso quello che accade ai discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni che sono saliti sul monte Tabor con Gesù per pregare un po’… per grazia, hanno visto IL-DI-PIÙ che risplendeva sul volto del Cristo: non era semplicemente il loro maestro e compagno di viaggio! Era il Figlio di Dio da ascoltare! Tutto questo grazie ad una visone approfondita della sua persona. Altrimenti rimanevano al «Gesù solo»…

    Il Vangelo della Trasfigurazione nella seconda domenica di quaresima non è altro che l’invito ad andare oltre l’abitudine, ad andare oltre il una fede scontata. Come diceva Antoine de Saint-Exupery nel suo libro “Il piccolo principe” «l’essenziale è invisibile agli occhi»: c’è da cogliere dentro la nostra vita lo splendore della presenza di Dio. La preghiera profonda è un’occasione da non perdere perché oltre che a seguire il maestro di vita Gesù nell’austero cammino quaresimale lo possiamo riconoscere vivo, risorto nella notte di Pasqua!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 08, 2010 9:20 am

      • III domenica di Quaresima. 7 marzo 2010
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Dal libro dell’Esodo (3, 1-8; 13-15)
Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb. L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?". Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!". E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. Il Signore disse: "Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Hittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo. ]Mosè disse a Dio: "Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?". Dio disse a Mosè: "Io sono colui che sono!". Poi disse: "Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi". Dio aggiunse a Mosè: "Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (10, 1-6; 10-12)
Non voglio infatti che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nuvola e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque e perciò furono abbattuti nel deserto. Ora ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono. Non mormorate, come mormorarono alcuni di essi, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per ammonimento nostro, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.



Dal vangelo secondo Luca (13, 1-9)
In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai».




    • Una Parola incalzante
    Tre input che mi vengono leggendo le letture della domenica:

    1. Mosè nell’esperienza del roveto che brucia senza consumarsi avverte la chiamata a liberare Israele dalla schiavitù. Sente che deve mettere fuori la faccia…e, guarda caso, tenta di defilarsi! “Ma non so… non sono all’altezza…e poi la gente che cosa pensa…mi chiederà chi credo di essere…”. Dio lo incalza e gli dice “Va’ e dì loro che “IO SONO” ti manda!”. È sempre Dio che compie la salvezza, noi semplici strumenti! Basta prendere scuse: IO SONO vuole liberare ancora oggi chi vive in schiavitù! Chiama noi…

    2. “Chi crede di stare in piedi guardi di non cadere”: troppo un grande san Paolo. Così conscio della sua fragilità da ricordare anche a noi le insidie dell’orgoglio e della presunzione. Ma mi chiedo: siamo in piedi o siamo per terra? A volte mi sembra che siamo così convinti di non cadere semplicemente perché più in basso di così non si può proprio andare…non è il caso di rialzarci? Stiamo andando verso la Pasqua dove il verbo utilizzato per esprimere la risurrezione indica proprio la condizione di chi da steso perché morto passa ad essere in piedi perché vivo… In piedi fratelli!

    3. “Se non vi convertite perirete tutti allo stesso modo!”: niente mezze misure, giustamente! Gesù commenta degli episodi di cronaca del tempo: un “regolamento conti” presso il tempio e il crollo di una torre. La gente sta a discutere di chi è la colpa, chi deve pagare, perché Dio non ha fatto qualcosa… Ieri esattamente come oggi! Succedono fatti che lasciano effettivamente a bocca aperta ma l’unica cosa che si è in grado di fare è commentarli e chiosarli con osservazioni sterili e qualunquiste. Gesù taglia giù dritto: l’unica cosa davvero necessaria di fronte a ciò che accade non è l’analisi che se ne fa ma il risvolto dell’accaduto sulla nostra libertà! Ciò che accade, accade, non lo si può cambiare! Io, invece, a fronte di ciò che accade posso cambiare…e devo cambiare! Conversione…
    Troppo bella la Parola di Dio… troppo vera!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 15, 2010 8:51 am

      • IV domenica di Quaresima. 14 marzo 2010
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Dal libro di Giosuè (5, 9-12)
Allora il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l'infamia d'Egitto». Quel luogo si chiamò Gàlgala fino ad oggi. Si accamparono dunque in Gàlgala gli Israeliti e celebrarono la pasqua al quattordici del mese, alla sera, nella steppa di Gerico. Il giorno dopo la pasqua mangiarono i prodotti della regione, azzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno. La manna cessò il giorno dopo, come essi ebbero mangiato i prodotti della terra e non ci fu più manna per gli Israeliti; in quell'anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (5, 17-21)
Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio.



Dal vangelo secondo Luca (15, 1-3. 11-32)
Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». Allora egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».




    • Nostalgia di Dio
    Quando a scuola parlavo delle parabole evangeliche ai ragazzi chiedevo sempre a bruciapelo di indicarmi su un foglietto le prime cinque parabole che si ricordavano: immancabilmente - direi scientificamente – la totalità ricordava per prima la parabola cosiddetta del “Figliol prodigo”.

    Mi sono chiesto più volte il perché della memoria così specifica di tale parabola. Ritengo che la motivazione sia da far risiedere in una sua assonanza profonda al più intimo dei desideri umani che è quello dell’essere e del sentirsi amati.

    A fronte di una relazione umana tanto caricata di aspettative eppure sempre deludente, il sapersi amati e desiderati così gratuitamente da un Dio che in quanto PADRE non scorda mai i suoi figli è davvero rassicurante!

    Tutti - chi più, chi meno - ci sentiamo immediatamente solidali, direi quasi intimi, al figlio che scappa di casa. Avvertiamo in noi quella stessa contraddittoria spinta ad andare lontano da casa e insieme il desiderio irresistibile del calore di un accogliente focolare domestico…sempre in guerra con noi stessi…spesso perdenti…

    Avere un Dio sempre pronto ad accoglierci a braccia aperte è notizia troppo bella per potersela dimenticare! E non si tratta di una comoda alternativa: è il senso più profondo della nostra vita che, benché uno possa nascondere e criptare con i più astuti sotterfugi, ci connota come figli!

    Scriveva mirabilmente sant’Agostino, esperto girovago esule da Dio: “Inquieto è il nostro cuore finché non riposa in Dio”. È proprio così! Non ci piove! Può essere prima o dopo la morte, ma è così! Il consiglio che ci viene da san Paolo, altro figlio discolo e scalmanato, nella seconda lettura è: “Lasciatevi riconciliare da Dio”! È l’unica maniera saggia per non aspettare chissà quale accadimento a decidersi ad essere quello che siamo!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 22, 2010 9:12 am

      • V domenica di Quaresima. 21 marzo 2010
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Dal libro di profeta Isaia (43, 16-21)

Così dice il Signore che offrì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti che fece uscire carri e cavalli, esercito ed eroi insieme; essi giacciono morti: mai più si rialzeranno; si spensero come un lucignolo, sono estinti. Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, il mio eletto. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi (3, 8-14)
Fratelli, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti. Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.



Dal vangelo secondo Giovanni (8, 1-11)
Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più».




    • Siamo fatti per la vita
    «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?»: No! Cavolo, è proprio sta cosa qui che mi fa star male. Non ci accorgiamo che Dio sta lavorando per rendere la storia una meraviglia.

    Così affannati per fare della storia il teatro della nostra personale soddisfazione non riusciamo a porci in ascolto di quello che il Signore sta facendo. Il guaio è che, spesso e volentieri, ci troviamo a portare avanti progetti che cozzano frontalmente con quelli di Dio e così la fatica e la delusione sono ancora più grandi…

    Come la primavera apre la terra ai germogli nuovi di vita così Dio sta preparando per noi qualcosa di inatteso: quante persone non si stupiscono più della meraviglia della natura che dopo il sonno invernale riprende la sua vitalità… così, è per quanto riguarda il mistero della risurrezione di Gesù! Per i più, la morte sembra seppellire inesorabilmente ogni istanza di Vita… Per chi ha occhi, invece, c’è un oltre che non spegne quella fiamma che Dio ha acceso…

    Il cambio di visuale sulla percezione della realtà ha una ricaduta quanto mai feconda su tutta una sorta di atteggiamenti: il vangelo di oggi, ad esempio, mostra come a fronte del peccato è ancora possibile rialzarsi e ricominciare! L’adultera, imperdonabile dal giudizio degli uomini, ormai condannata a morte per lapidazione vede nella misericordi di Gesù la possibilità di una vita nuova!

    Come è facile diventare alleati della morte piuttosto che della vita! Tutti quegli uomini pronti a scagliare la pietra in un innaturale delirio di potenza pregno di nulla e di morte sono smascherati dallo splendore della misericordia gravida di vita!

    Posto nella verità, aiutato nella pulizia degli occhi del cuore dal medico Gesù, ogni uomo si pone dalla parte della vita! Non c’è peccato, errore, sbaglio che possa tacitare quello squarcio di cielo dove vedere il sole brillare nonostante tutto attorno sia nube fitta e tenebrosa.

    C’è sempre uno squarcio di cielo se seguiamo Gesù…
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 29, 2010 7:48 am

      • Domenica delle Palme. 28 marzo 2010
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Dal libro del profeta Isaia 50,4-7
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati. Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 2,6-11
Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.



Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca (22, 14 - 23,56)
  • La cena pasquale
Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E preso un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio».
  • Istituzione dell'Eucaristia
Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi».
  • Annunzio del tradimento di Giuda
«Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell'uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell'uomo dal quale è tradito!». Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò.
  • Chi è il più grande?
Sorse anche una discussione, chi di loro poteva esser considerato il più grande. Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.
  • Ricompensa promessa agli apostoli
Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l'ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele.
  • Annunzio del ritorno e del ringraziamento di Pietro
Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli». E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte». Gli rispose: «Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi».
  • L'ora del combattimento decisivo
Poi disse: «Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine». Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli rispose «Basta!».
  • Sul monte degli Ulivi
Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. [Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».
  • L'arresto di Gesù
Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?». Allora quelli che eran con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: «Signore, dobbiamo colpire con la spada?». E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: «Lasciate, basta così!». E toccandogli l'orecchio, lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che gli eran venuti contro, sommi sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: «Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante? Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l'impero delle tenebre».
  • Rinnegamenti di Pietro
Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «Donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei di loro!». Ma Pietro rispose: «No, non lo sono!». Passata circa un'ora, un altro insisteva: «In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito, pianse amaramente.
  • Primi oltraggi
Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, [64]lo bendavano e gli dicevano: «Indovina: chi ti ha colpito?». E molti altri insulti dicevano contro di lui.
  • Gesù davanti al sinedrio
Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio e gli dissero: «Se tu sei il Cristo, diccelo». Gesù rispose: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio dell'uomo seduto alla destra della potenza di Dio». Allora tutti esclamarono: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli disse loro: «Lo dite voi stessi: io lo sono». Risposero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L'abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».
  • Gesù davanti a Pilato
Tutta l'assemblea si alzò, lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re». Pilato lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai sommi sacerdoti e alla folla: «Non trovo nessuna colpa in quest'uomo». Ma essi insistevano: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se era Galileo e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che in quei giorni si trovava anch'egli a Gerusalemme.
  • Gesù davanti a Erode
Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. C'erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c'era stata inimicizia tra loro.
  • Gesù di nuovo davanti a Pilato
Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: «Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; e neanche Erode, infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «A morte costui! Dacci libero Barabba!». Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà.
  • Sulla via del Calvario
Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?». Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati.
  • La crocifissione
Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.
  • Gesù in croce deriso e oltraggiato
Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.
  • Il "buon ladrone"
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».
  • La morte di Gesù
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. ]Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. ]Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò.
  • Dopo la morte di Gesù
Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: «Veramente quest'uomo era giusto». ]Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti.
  • La sepoltura
C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatea, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.




    • O Pasqua… o morte…
    Il tempo ci incalza… a prescindere dalla nostra preparazione, siamo catapultati dentro il mistero principale della storia: il Dio immaginato dagli uomini come colui che “comanda, vuole e può” sull’uomo si rivela come colui che “serve, ama e patisce” a favore dell’uomo.

    Il Triduo pasquale non è semplice ricordo - quasi una storiella edificante da ripetere per non dimenticare - ma memoriale! Cioè: evento che si ripete e si rifà per noi oggi! Gesù ancora oggi mostra la sua dedizione, la sua cura e il suo amore per l’umanità!

    I riti che ci disponiamo a celebrare non sono messinscene teatrali ereditate dalla tradizione ma atti reali di Cristo a nostro favore: giovedì sera Gesù celebrerà con noi l’ultima cena! Noi saremo i discepoli di oggi…ai nomi di Pietro, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo…si aggiungeranno i nostri… noi avremo Gesù ai nostri piedi pronto a lavarci… noi avremo fra le mani un pezzo di pane e il calice del vino attraverso i quali ci mostreremo alleati o traditori… noi saremo invitati a pregare al Getzemani e dormiremo o staremo svegli…

    Venerdì: noi saremo tra la folla a gridare una sentenza di morte o di vita nei confronti di Cristo… noi saremo sotto la croce a batterci il petto o disillusi dalle reale divinità di Gesù… noi saremo sconvolti dalla morte di Cristo e cambieremo vita oppure continueremo a vivere indifferenti e distaccati…

    Sabato: noi saremo scioccati dal silenzio assordante dell’assenza di Dio… noi ci metteremo sulle tracce del Maestro per cercarlo nel sepolcro… noi ci stupiremo del sepolcro vuoto…vuoto… Dov’è Gesù? Dov’è Dio? Dov’è il senso della vita? Dov’è l’amore…

    Domenica: noi diremo «È risorto»! È vivo! L’ho cercato e l’ho trovato! Non è nel sepolcro! Chi lo cerca nel sepolcro non lo troverà mai! Egli cammina con noi…
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » mar apr 06, 2010 10:08 am

      • Domenica di Pasqua. 4 aprile 2010
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Dagli Atti degli Apostoli 10, 34a. 37-43
In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 3, 1-4
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

oppure:

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 5, 6b-8
Fratelli, non sapete che un po' di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.



Dal vangelo secondo Giovanni 20, 1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

alla sera:

Dal vangelo secondo Luca 24, 13-35
In quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino» . Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.




    • È vivo! Sì, è risorto!
    Per riuscire a capire qualcosa del Vangelo che ascoltiamo ogni domenica dobbiamo fare lo sforzo di immaginare la scena che viene descritta e tentare di metterci con la testa e il cuore in sintonia con le persone che lì sono protagoniste.

    Maria di Magdala: una donna che ha amato Gesù e l'ha seguito da vicino. Di lei se ne sono dette di tutti i colori: un'adultera, l'amante di Gesù… Questa, semplicemente, era affascinata dalle parole, dai gesti, dalla bontà che Gesù dimostrava: Gesù era il Rabbi! Per riconoscenza, andava a piangere sulla tomba di Gesù, di buon mattino, come era giusto e doveroso fare! Tristezza, angoscia, dolore…e poi spavento! La tomba è scoperchiata: hanno portato via Gesù! Ovvio! Che cosa avremmo pensato noi? Qualche vandalo…

    Giovanni: il discepolo che Gesù amava pi più…o forse che amava di più Gesù. Senza perdere un istante è già sul sentiero che porta al sepolcro. Arriva in un batter d'occhio. Non entra a guardare: per paura…o perché ha già compreso… Troppo intimo a Gesù per non ricordarsi ogni singola virgola dei suoi discorsi: "il Figlio dell'uomo deve patire molto ma poi al terzo giorno risorgere"… Gesù è vivo! Non entra nel luogo della morte, si guarda in giro… per vedere il Risorto!

    Pietro: il discepolo sanguigno, quello che non riesce a resistere agli assalti dell'istinto, capace di cose grandi e di atti meschini. Alla notizia della tomba vuota, non ci pensa un secondo, vola via, di corsa, verso il sepolcro… Cosa avrà pensato: schifosi, maledetti… come vendicarsi… è più lento dell'altro discepolo, sia a correre, sia a capire… deve entrare nel sepolcro… deve pestarci il naso… Ancora una volta mostra tutta la sua fatica a fidarsi del Maestro…

    "Non avevano ancora compreso le scritture"! E noi le abbiamo comprese? Cosa ci venite a fare oggi a Messa? Cristòs anèsti…
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 12, 2010 9:11 am

      • Domenica della Divina Misericordia. 11 aprile 2010
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Dagli Atti degli Apostoli (5, 12-16)
Molti miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; degli altri, nessuno osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava. Intanto andava aumentando il numero degli uomini e delle donne che credevano nel Signore fino al punto che portavano gli ammalati nelle piazze, ponendoli su lettucci e giacigli, perché, quando Pietro passava, anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro. Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti immondi e tutti venivano guariti.



Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (1, 9-13; 17; 19)
Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, mi trovavo nell'isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù. Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Efeso, a Smirne, a Pèrgamo, a Tiàtira, a Sardi, a Filadèlfia e a Laodicèa. Ora, come mi voltai per vedere chi fosse colui che mi parlava, vidi sette candelabri d'oro e in mezzo ai candelabri c'era uno simile a figlio di uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d'oro. Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la destra, mi disse: Non temere! Io sono il Primo e l'Ultimo. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che accadranno dopo.



Dal vangelo secondo Giovanni (20, 19-31)
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.




    • Contemporanei di Gesù
    Che fatica fidarsi degli altri! Mi è capitato in più incontri nel corso di questi giorni di sentirmi dire rispetto alla richiesta di sposarsi “deve credere in me, deve fidarsi di me”! Devo dire che capisco profondamente Tommaso nel suo desiderio di mettere il dito… Fidarsi della parola di un fratello è diventato molto più complicato che fidarsi di Dio, almeno per me! Benché Dio non sia visibile, palpabile, tangibile ai sensi mi pare molto più credibile delle persone che incontro quotidianamente. È terribile…non è vero?

    Tuttavia Gesù desidera che la nostra fiducia in Lui si radichi dentro un rapporto fiduciale tra persone: Tommaso deve credere sulla parola dei suoi compagni, devi fidarsi di loro, non può continuare a sospettare e voler dimostrare tutto! Gesù nella sua infinita bontà gli va incontro e mostra le sue mani e il suo costato: quello che Gesù mostra coincide con quanto i suoi fratelli gli avevano raccontato! C’è perfetta coincidenza! E il rimprovero di Gesù è fermo: “perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che pur non avendo visto crederanno”!

    La Chiesa non è altro che la memoria viva di chi ha visto: è lì che abbiamo accesso alla verità autentica di Dio! Non c’è altra maniera! Ogni pensiero e ogni idea che sia difforme al sapere della Chiesa è sbagliato, non c’è verso! So che da tanto fastidio all’uomo d’oggi presentarsi con una pretesa così chiara e stringente. Ma Gesù non è la proiezione dei nostri desideri e delle nostre esperienze personali! Egli è ciò che è e non può essere uno, nessuno, centomila!

    Così il perdono che viene regalato ai discepoli come dono del Risorto da regalare e far girare tra compagni di fede nel Sacramento della Riconciliazione non è invenzione ecclesiastica ma memoria della pace che Gesù continua ad offrire agli uomini di oggi!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 19, 2010 8:09 am

      • III domenica di Pasqua. 18 aprile 2010
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Dagli Atti degli Apostoli (5, 27-32; 40-41)
Li condussero e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote cominciò a interrogarli dicendo: «Vi avevamo espressamente ordinato di non insegnare più nel nome di costui, ed ecco voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quell'uomo». Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avevate ucciso appendendolo alla croce. Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a lui». All'udire queste cose essi si irritarono e volevano metterli a morte. Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero fustigare e ordinarono loro di non continuare a parlare nel nome di Gesù; quindi li rimisero in libertà. Ma essi se ne andarono dal sinedrio lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù.



Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (5, 11-14)
Durante la visione poi intesi voci di molti angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce: "L'Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione". Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano: "A Colui che siede sul trono e all'Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli". E i quattro esseri viventi dicevano: "Amen". E i vegliardi si prostrarono in adorazione.



Dal vangelo secondo Giovanni (21, 1-19)
Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla. Quando già era l'alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «E' il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un pò del pesce che avete preso or ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», poiché sapevano bene che era il Signore. Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti. Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci le mie pecorelle». Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi».




    • …ancora a chiederci: "Mi ami tu?"
    Gesù dopo essere risorto appare più volte alle persone con cui ha condiviso la sua vita terrena: dai racconti evangelici emerge chiaramente
    che è Gesù a farsi vedere non sono i discepoli ad immaginarlo. Non è questione di poco conto! Guai a noi se releghiamo la risurrezione ad una semplice rievocazione spirituale del Maestro: pensare Gesù risorto è ben diverso dal vederlo!

    Gesù è apparso al mattino presto a Maria Maddalena, poi ai discepoli di Emmaus, poi ai discepoli riuniti nel cenacolo, senza Tommaso la prima volta, con Tommaso la seconda volta: sempre a Gerusalemme. Ogni volta che si mostra Gesù è un addensarsi di timore e stupore insieme…

    In questa domenica, Gesù appare sul lago di Tiberiade, in piena Galilea, il luogo della quotidianità. Gli esegeti sono concordi nel sostenere che questo racconto ha forti tinte redazionali, cioè: colui che ha messo mano per stendere il Vangelo, nel raccontare questo episodio, aveva l’intenzione di richiamare ai lettori il sapore di un vero e proprio ricominciamento della sequela dietro Gesù risorto.

    Infatti, il racconto della pesca miracolosa lo troviamo anche nel Vangelo di Luca, al capitolo 5, quando viene descritta la chiamata dei primi discepoli Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni: c’è da decidersi e seguire ancora Gesù! La morte non ha buttato all’aria la loro storia con Gesù: Lui è ancora insieme a loro, ancora ripete i miracoli di prima, ancora prepara la cena e mangia con loro…

    Davvero la convocazione settimanale alla mensa comune per la memoria della Pasqua è essenziale per una riconsiderazione seria della presenza del Risorto nella nostra vita! Vorremmo poter dire, con la stessa intensità di Giovanni, "È il Signore"! Come a Pietro, vorremmo poter sentirci dire da Gesù "Mi ami tu?" e rispondere con la stessa vergogna e inadeguatezza di Pietro "Certo, Signore, tu lo sai"! Mille volte… Lo sa Gesù quanto lo amiamo: possiamo mentire agli altri e a noi stessi ma non a Lui…
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 26, 2010 7:31 am

      • IV domenica di Pasqua. 25 aprile 2010
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Dagli Atti degli Apostoli (13, 13-14; 43-52)
Salpati da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge di Panfilia. Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme. Essi invece proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiochia di Pisidia ed entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, si sedettero. Sciolta poi l'assemblea, molti Giudei e proseliti credenti in Dio seguirono Paolo e Barnaba ed essi, intrattenendosi con loro, li esortavano a perseverare nella grazia di Dio. Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola di Dio. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono pieni di gelosia e contraddicevano le affermazioni di Paolo, bestemmiando. Allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto come luce per le genti, perché tu porti la salvezza sino all'estremità della terra». Nell'udir ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola di Dio e abbracciarono la fede tutti quelli che erano destinati alla vita eterna. La parola di Dio si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le donne pie di alto rango e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Barnaba e li scacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio, mentre i discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.



Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (7, 9; 14-17)
Io, Giovanni, vidi una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. E uno degli anziani disse: "Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, perché l'Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi".



Dal vangelo secondo Giovanni (10, 27-30)
Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola».




    • Chiamati perché amati
    Lo dico spesso ai bambini, ma va bene anche per noi “grandi”: il giorno del nostro battesimo il papà e la mamma pronunciano il nostro nome e Gesù, che è lì ad ascoltare, lo scrive nel libro dei suoi amici. Nel momento in cui siamo battezzati, Gesù si lega a noi con una amicizia così forte che nulla potrà mai spezzare! Né il peccato, né la morte! Niente ci potrà mai separare dall’amore di Gesù!

    Anche nel Vangelo di oggi ci viene ribadita questa verità: «Le mie pecore non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano»! Siamo proprio in una botte di ferro! Le paure che ci assalgono sono semplicemente legate al fatto che non ascoltiamo la sua voce, non ricordiamo di essere amati in una misura così grande! Gesù non smette mai di amarci, ma noi sì… e la nostra lontananza da Lui allenta terribilmente il ricordo del suo amore: e siamo soli, abbandonati, tristi.

    La IV domenica di Pasqua è la cosiddetta “Domenica del Buon pastore”: in questa giornata la Chiesa invita a pregare per le Vocazioni. Lo slogan proposto come anima della preghiera è “Ho una bella notizia! Io l’ho incontrato…”. Concepire la vita come vocazione è compito di tutti i cristiani: a partire dalla propria esperienza di fede ne deriva un desiderio di sequela. Un cristiano, per definizione, è un chiamato! È uno che concepisce la propria vita come obbedienza al Vangelo! Da qui nascono, poi, tutte le specificità vocazionali: matrimonio, ordine, vita religiosa, vita secolare. In ogni scelta ciò che deve stare a cuore è l’esprimere la gioia derivante dall’aver incontrato il Signore, il Pastore bello…

    Oggi il nostro Luca riceverà dal Vescovo il ministero dell’accolitato: è uno dei passi previi all’ordinazione, dove è richiesto di imparare a servire Gesù vivo nei segni sacramentali del pane e del vino. Una preghiera speciale per lui.
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 03, 2010 9:48 am

      • V domenica di Pasqua. 2 maggio 2010
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Dagli Atti degli Apostoli (14, 21-27)
Dopo aver predicato il vangelo in quella città e fatto un numero considerevole di discepoli, Paolo e Barnaba ritornarono a Listra, Icònio e Antiochia, rianimando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede poiché, dicevano, è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio. Costituirono quindi per loro in ogni comunità alcuni anziani e dopo avere pregato e digiunato li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto. Attraversata poi la Pisidia, raggiunsero la Panfilia e dopo avere predicato la parola di Dio a Perge, scesero ad Attalìa; di qui fecero vela per Antiochia là dove erano stati affidati alla grazia del Signore per l'impresa che avevano compiuto. Non appena furono arrivati, riunirono la comunità e riferirono tutto quello che Dio aveva compiuto per mezzo loro e come aveva aperto ai pagani la porta della fede.



Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (21, 1-5)
Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: "Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro". E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate". E Colui che sedeva sul trono disse: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose"; e soggiunse: "Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.



Dal vangelo secondo Giovanni (13, 31-33. 34-35)
Quando Giuda fu uscito dal cenacolo, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».




    • Amore, oltre la filantropia
    Dopo una full immersion nei vangeli della risurrezione, la liturgia ci riporta al Cenacolo…a quella sera dove con pochi intimi, prima di andare a morire, Gesù celebra la cena pasquale e offre pane e vino indicandoli come cifra della sua memoria. Non è un errore: ogni domenica, noi cristiani di oggi, abbiamo bisogno di spezzare il pane e bere il vino, per fare memoria della presenza di Gesù vivo. Ma la memoria non è completa se ci fermiamo al gesto: è bene che ci si ricordi anche delle Parole di quell’ultima cena.

    «Fate questo in memoria di me» non vuol dire semplicemente celebrare l’Eucaristia dentro le mura di un chiesa ma reduplicare nella quotidianità l’opzione fondamentale per l’amore di Gesù! È bello notare come Gesù, istruendo di senso il gesto dello spezzare il pane, dica “vi do un comandamento nuovo” e non “vi do un nuovo comandamento”: l’amore è un comandamento che esiste dal principio! Dio, che è amore, ci ha creati “a sua immagine e somiglianza” proprio per amare! Ogni uomo avverte questo desiderio di amare e di essere amato.

    Ma Gesù ci da “un comandamento nuovo”: la novità del comandamento è Lui! L’amore che noi cristiani siamo chiamati a ridire non è quello che “ci viene” ma quello che Gesù ci ha mostrato! Amore a tutti i costi, senza «se» e senza «ma», fino a morire!

    Il comandamento nuovo è il vero originale del cristiano “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”! Ma non l’amore del “volemose bene”, ma l’amore di chi non calcola ed è disposto a perdere pur di non tradire l’Originale che è Gesù!

    Di amare sono tutti capaci…come Gesù è un’altra cosa!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 10, 2010 7:52 am

      • VI domenica di Pasqua. 9 maggio 2010
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Dagli Atti degli Apostoli (15, 1-2; 22-29)
Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli questa dottrina: «Se non vi fate circoncidere secondo l'uso di Mosè, non potete esser salvi». Poiché Paolo e Barnaba si opponevano risolutamente e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni altri di loro andassero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. Allora gli apostoli, gli anziani e tutta la Chiesa decisero di eleggere alcuni di loro e di inviarli ad Antiochia insieme a Paolo e Barnaba: Giuda chiamato Barsabba e Sila, uomini tenuti in grande considerazione tra i fratelli. E consegnarono loro la seguente lettera: «Gli apostoli e gli anziani ai fratelli di Antiochia, di Siria e di Cilicia che provengono dai pagani, salute! Abbiamo saputo che alcuni da parte nostra, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con i loro discorsi sconvolgendo i vostri animi. Abbiamo perciò deciso tutti d'accordo di eleggere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Barnaba e Paolo, uomini che hanno votato la loro vita al nome del nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo mandato dunque Giuda e Sila, che vi riferiranno anch'essi queste stesse cose a voce. Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia. Farete cosa buona perciò a guardarvi da queste cose. State bene».



Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (21, 10-14; 22-23)
L'angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. La città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d'Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell'Agnello. Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l'Agnello.



Dal vangelo secondo Giovanni (14, 23-29)
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate.




    • La novità cristiana
    Secoli di storia cristiana hanno disabituato a considerare la fede in Gesù una vera novità e l’hanno ridotta ad una delle tante religioni della terra. In realtà, la fede in Gesù non è una religione ma un rapporto, un legame, una relazione con una persona! Da un po’ di anni il Papa Benedetto XVI ribadisce questa verità per superare quella visione troppo legalistica e rubricistica che ancora ha la meglio nella testa e nel cuore della maggioranza dei battezzati.

    Il vangelo di oggi è esemplare nel definire la sequenza esatta che caratterizza un itinerario autentico di fede: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».

    Prima di tutto viene l’amore - se uno mi ama - : senza l’amore non c’è possibilità di istaurare un rapporto effettivamente salvifico con Gesù. È solo l’amore che trasforma e trasfigura la vita rendendola una meravigliosa avventura senza fine! Chi ama non si da un tempo per amare: ama e desidera che quell’amore sia per sempre! Non c’è nulla che possa interrompere o distruggere l’amore…

    Secondariamente viene la compagnia o la sequela, qual dir si voglia - osserverà la mia parola - : dall’amore nasce il desiderio di fare quello che dice l’amato, non come imposizione ma come risposta libera e contenta. Fare la volontà di Gesù, se non parte dall’amore, è giogo insopportabile e incomprensibile! Tant’è che il mondo reputa fuori da ogni logica lo stile di vita proposto da Gesù!

    E infine: la comunione - prenderemo dimora presso di lui -: chi ama e sta con Gesù sperimenta tutta la bellezza del paradiso già su questa terra! Spettacolo!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 17, 2010 9:02 am

      • Ascensione del Signore. 16 maggio 2010
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Dagli Atti degli Apostoli (1, 1-11)
Nel mio primo libro ho già trattato, o Teofilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo. Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre «quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni». Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo».



Dalla lettera agli Ebrei (9, 24-28; 10, 19-23)
Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore, e non per offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui. In questo caso, infatti, avrebbe dovuto soffrire più volte dalla fondazione del mondo. Ora invece una volta sola, alla pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione col peccato, a coloro che l'aspettano per la loro salvezza. Avendo dunque, fratelli, piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, per questa via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne; avendo noi un sacerdote grande sopra la casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha promesso.



Dal vangelo secondo Luca (14, 46-53)
Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto». Poi li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio.




    • È festa dell'Ascensione di Gesù al cielo...
    Siaan lodati Gesù e Maria! Anche oggi il Vangelo ci invita a guardare Gesù. A guardare il Cielo. Egli è il Figlio di Dio disceso sulla terra per noi, è il Figlio Benedetto di Maria di Nazareth. Egli è il più bello tra i figli degli uomini: è nato a Betlemme, è emigrato da bambino in Egitto, è vissuto in obbedienza e nascondimento a Nazareth. Ha lavorato come fabbro falegname per guadagnarsi da vivere con il sudore della sua fronte. Ha percorso tutta la Palestina, da nord a sud, per tre volte e in tre anni, ma a Gerusalemme i nemici di Dio Lo hanno fermato, Lo hanno condannato, e lo hanno inchiodato sulla Croce: è morto per noi dissanguato, crocifisso, dopo tre lunghissime ore di agonia dolorosissima. È stato sepolto; e sua Madre, l’Addolorata, ha sofferto con Lui e L’ha pianto con lacrime cocenti, con lacrime amare.

    Ma al terzo giorno, il primo della settimana, nel giorno del sole, Egli è tornato vivo: è risorto perché il Figlio dell’uomo, l’Uomo Dio non poteva rimanere morto. Il Dio della vita, la fonte della Vita, non poteva marcire nella terra. Egli è risorto!...E’ risorto con le sue stesse forze perché Egli è Dio! Alleluia! Ed è per questo che noi crediamo in Lui: perché Egli è Vivo: ha sconfitto la morte, è risorto davvero dalla morte, e risorgendo, ha ridato speranza a tutti gli uomini , e a noi oggi, perché ci aspetta la risurrezione e la Vita eterna. Egli ha pagato per tutti! Ha pagato a prezzo del suo Sangue prezioso: ha avuto dolori lancinanti, mortali, e per ultimo gli hanno squarciato anche il Cuore con una lancia romana… e da là dentro, da dentro al Cuore di Dio è uscita la Vita per noi: Sangue ed Acqua, i Sacramenti della Madre Chiesa.

    Oggi Gesù Lo vediamo uscire dalla casa di Lazzaro di Maria e Marta di Betania, che è una frazione non lontana da Gerusalemme e vicinissima all’orto degli ulivi. Egli entra nell’orto, che è tutto in fiore, e poi, tra gli ulivi, sale verso il colle assieme alla sua Mamma Santa e ai suoi discepoli. E fa le ultime raccomandazioni ai suoi, a noi: “Così sta scritto. “Il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo Nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni (di questo noi siamo testimoni. Siamolo!...). Ecco, Io mando su di voi Colui che il Padre mio ha promesso (lo Spirito Santo!).; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto”.

    Gli Apostoli Santi hanno poi ubbidito; infatti, con Maria, la Madre di Gesù, hanno atteso la Pentecoste Santa, tutti assieme, uniti nella preghiera e nella Comunione fraterna e nella ‘Frazione del Pane’, e cioè nella Celebrazione dell’Eucaristia. Com’è bella questa Comunità di cristiani… com’è bella! Ecco: la Chiesa che prega, che celebra con Maria e nel vero amore fraterno, unita a Maria, è una Chiesa davvero una, santa cattolica e apostolica. E’ una Chiesa che attira lo Spirito di Dio, lo Spirito del divino Amore. Infatti dov’ è Maria là arriva lo Spirito Santo perché Egli viene sempre attratto dalla presenza della sua divina Sposa Immacolata, come ci insegna il Santo da Manforte nel libro della “vera devozione a Maria”, un libro che Giovanni Paolo II conosceva tutto a memoria, e fin da giovane.

    Circa 32 anni fa sono stato anch’io là, al colle degli ulivi, e ho salito con un gruppo di pellegrini emozionati, quel colle santo e abbiamo visto e anche baciato il punto preciso da dove Gesù è salito al Cielo e ha voluto lasciare anche l’impronta, l’ultima sua impronta sulla terra, sulla roccia là in cima al colle degli ulivi, al colle della pace. Là Gesù ascese al Cielo, dopo aver ancora benedetto e sorriso alla sua Mamma e ai suoi amici del cuore. Il loro cuore fu ricolmo di gioia! Gioia che poi essi, incoraggiati da Maria e da Pietro, hanno sparso su tutta la faccia della terra, e fino ad arrivare a noi oggi. E’ la gioia che si ha dentro l’anima nella fede in Gesù Cristo morto e risorto. E’ la gioia della fede in Gesù Cristo Vivo, che mai ci abbandona perché, ascendendo in Cielo, ci ha sorriso e ci ha detto, com' scritto nel suo Vangelo: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace…Io vado al Padre, vado a prepararvi un posto... Io sarò con voi fino alla fine del mondo”.

    E la Madonna a Fatima rispose ai pastorelli. “…Io vengo la lassù, vengo dal Cielo!”. “Ed io ci verrò in Cielo?!”, esclamò Francesco… E noi ci andremo in Cielo?... Sì, se pregheremo, se diremo molti rosari e se faremo penitenza anche per la salvezza dei peccatori. Pace e gioia!
    • don Armando Maria
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 24, 2010 9:19 am

      • Domenica di Pentecoste. 23 maggio 2010
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Dagli Atti degli Apostoli (2, 1-11)
Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio».



Dalla lettera di san Paolo Apostolo ai Romani (8, 8-17)
Fratelli, quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l'aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete. Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.



Sequenza allo Spirito Santo
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch'è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna. Amen



Dal vangelo secondo Giovanni (14, 15-16; 23-26)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.




    • Veni creator Spiritus
    È sceso lo Spirito santo... scende... e scenderà! Troppo bello accorgersi che la storia della salvezza è un avvenimento: noi non crediamo semplicemente in ciò che è capitato tempo addietro ma in ciò che avviene ora! Questo è il senso della celebrazione della Pentecoste: Dio, nel suo Spirito è ancora all'opera! Quella colomba che librava sulle acque all'inizio della creazione, quando ancora il caos faceva da padrone, è ancora all'opera. C'è tanto da fare nel disordine della vita degli uomini: Dio non si tira indietro e manda il suo Spirito affinchè faccia luce e indichi la rotta!

    Sui discepoli riuniti nel Cenacolo Dio fa scendere lo Spirito: è uno stravolgimento sostanziale della loro vita! Niente è più come prima! La loro memoria della Pasqua di Gesù non è più semplice ricordo, ma è gioia ed entusiasmo attuali! Per intenderci: un conto è il giorno della nascita di un figlio e un conto è il suo compleanno. Ecco: grazie allo Spirito è come se fosse sempre il giorno della nascita! C'è quello straripamento dell'entusiasmo che nulla più inibisce! E non si tratta di una decisione volontaria ma di un'irruzione della Grazia: ciò che imprime una svolta nella vita è sempre frutto dell'azione di Dio.

    Per questo ci troviamo anche noi, ogni domenica, nel nostro Cenacolo parrocchiale, a pregare e a far memoria di Gesù: siamo in attesa perenne dell'effusione dello Spirito che ci faccia spendere la nostra vita secondo la volontà del Padre, sulle orme del Figlio. Vorremmo che la nostra fede, spesso e volentieri fiacca e stanca, si infiammasse di zelo e sollecitudine: è grazie all'onda dell'ardore pentecostale che i discepoli hanno messo fuoco in tutto il mondo!

    Siamo quello che siamo, non è il caso di abbatterci, anche se vorremmo tanto essere più santi: l'invocazione corale dello Spirito è segno della nostra fiducia in Dio che, solo, può imprimere vigore ai desideri che coltiviamo nel nostro intimo! Vieni Spirito santo... vieni e facci testimoni contenti!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 31, 2010 7:12 am

      • Santissima Trinità. 30 maggio 2010
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Dal libro dei Proverbi (8, 22-31)
Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d'allora. Dall'eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua; prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io sono stata generata. Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi, né le prime zolle del mondo; quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull'abisso; quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell'abisso; quando stabiliva al mare i suoi limiti, sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia; quando disponeva le fondamenta della terra, allora io ero con lui come architetto ed ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante; dilettandomi sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo.



Dalla lettera di san Paolo ai Romani (5, 1-5)
Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; [2]per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. [3]E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata [4]e la virtù provata la speranza. [5]La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.



Dal vangelo secondo Giovanni (16, 12-15)
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l'annunzierà.




    • Dio è storia d'Amore
    Quando capita di porre la domanda "credi in Dio" la stragrande maggioranza risponde prontamente di "sì". Quando, poi, ci si spinge un poco oltre e si chiede "in quale Dio credi" inizia il panico e il disorientamento. Che ci sia un Dio è verità generalmente accettata e riconosciuta, ma la sua identità, per la maggioranza, rimane questione aperta e discutibile.

    Solitamente si sostiene che "ognuno" ha diritto di credere nel "proprio" Dio e nessuno ha diritto di contrariare la posizione personale imponendo una verità assoluta: il criterio della libertà religiosa è sacrosanto diritto, inviolabile, ci mancherebbe! Tuttavia, ragionevolmente, è bene intavolare un dialogo tra credenti al fine di giungere sempre più vicini alla Verità. La Verità è che non c'è il "proprio" Dio ma c'è Dio! Un Dio dai contorni ben definiti che sfugge da una definizione esaustiva ma che non è riducibile alle nostre idee.

    Così oggi, la liturgia della Chiesa ha l'ardire di presentare, a fronte della rivelazione di Gesù, l'identità precisa di Dio: Egli è relazione d'amore tra Padre e Figlio e Spirito Santo! Il Dio di Gesù Cristo ha il volto della Trinità! È innegabile che un approccio razionalistico al mistero della Trinità incorre in una estrema difficoltà di comprensione: qui sta l'originalità del Dio rivelato da Gesù! Un Dio che è persona! …e non concetto! Un Dio non riducibile ad oggetto: come ogni persona, benché ne conosciamo il nome e ne vediamo il volto, non è mai riconducibile totalmente ad essi, così Dio, pur mostrandosi, rimarrà mistero da amare e penetrare!

    C'è un di più che solo la storia, la vicinanza, l'amore renderà, via via, maggiormente comprensibile. Non fermiamoci alla nuda affermazione dogmatica del Dio Trino ed Uno, quasi a vantare un nostro Dio rispetto a quello di altri, ma riconosciamo in questo mistero il fascino e la bellezza di Dio che si rivela amando e chiedendo amore…da qui la conoscenza di Dio…
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 07, 2010 7:43 am

      • Corpo e Sangue del Signore. 6 giugno 2010
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Dal libro della Genesi (14, 18-20)
Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole: «Sia benedetto Abram dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra, e benedetto sia il Dio altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici». Abram gli diede la decima di tutto.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1, 23-26)
Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga.



Dal vangelo secondo Luca (9, 11-17)
Ma le folle lo seppero e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: «Fateli sedere per gruppi di cinquanta». Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti. Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.




    • Ci ha lasciato il suo Corpo
    Non può passare inosservata l'enormità della pretesa cristiana circa la disponibilità all'uomo del Corpo del Signore! Se le varie espressioni religiose del mondo hanno creato immagini e simulacri per rendere manifesto e visibile il mistero della propria divinità, il cristianesimo ha sempre considerato accessibile Dio dentro l'umanità risorta del Cristo presente nell'Eucaristia. Quando un battezzato si reca all'altare per ricevere la Comunione si sente dire "il Corpo di Cristo": non si tratta di un simbolo o di un segno ma della reale consistenza di Dio! L'Eucaristia non è un rinvio a Gesù, ma è Gesù! È Gesù che concretamente si mette nelle nostre mani e si fa compagno di viaggio.

    Attenzione: si parla di "corpo" e non di "spirito"! È il corpo di Dio con il quale entriamo in relazione! Non siamo dei pazzi nel momento in cui, dopo aver fatto la comunione, ci intratteniamo in un dialogo orante con Lui. Se parlassimo con uno spirito potremmo essere considerati degli allucinati, ma nel momento in cui parliamo alla presenza del Corpo di Cristo tutto diventa assolutamente normale e, anzi, doveroso! A Gesù sta a cuore che la fede dei suoi discepoli non sia costruita su immaginazioni o illuminazioni personali: davanti a Lui si sta come davanti a qualsiasi altra persona! In atteggiamento di accoglienza e di stima o di indifferenza e distacco…

    È l'incontro con Gesù di carne e sangue che fa sussistere la salvezza, non i nostri personali convincimenti: non è uguale ricevere o non ricevere l'Eucaristia! Come non è la stessa cosa guardare un immagine e abbracciare la persona che nell'immagine è ritratta! Mangiare di Gesù è l'atto più intimo di comunione che possiamo compiere per riconoscere il suo essere altro da noi e il nostro bisogno di Lui. L'Eucaristia non permette alcun alibi: o Cristo è davvero il Salvatore vivo oppure è tutta una grande e semplice illusione…
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 14, 2010 8:01 am

      • XI domenica del Tempo Ordinario. 13 giugno 2010
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Dal secondo libro di Samuele (12, 7-10; 13)
Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell'uomo! Così dice il Signore, Dio d'Israele: Io ti ho unto re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa di Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro. Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'Hittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l'Hittita. Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati (2, 16; 19-21)
Fratelli, sapendo tuttavia che l'uomo non è giustificato dalle opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Gesù Cristo per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; poiché dalle opere della legge non verrà mai giustificato nessuno». In realtà mediante la legge io sono morto alla legge, per vivere per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me. Non annullo dunque la grazia di Dio; infatti se la giustificazione viene dalla legge, Cristo è morto invano.



Dal vangelo secondo Luca (7, 36-8, 3)
Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, dì pure». «Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; và in pace!». In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni.




    • Amare di più, segreto della salvezza
    In un colloquio che ho avuto qualche giorno fa con una coppia mi è stato riferito di un certo disagio, quasi refrattarietà, nei confronti di un cattolicesimo troppo incline alla sottolineatura del peccato: si accusa una chiesa bacchettona, piena di regole e paletti, sempre moralisticamente con il dito puntato nei confronti dei trasgressori delle norme costituite... Mi ha fatto una impressione incredibile questo giudizio. Non che sia così estraneo al sentire del mondo per cui non mi sarei accorto di una disaffezione sempre più crescente verso la comunità cristiana, ma l'affondo su questo punto mi è sembrato diametralmente opposto al Vangelo che da secoli si annuncia!

    Un amore viscerale per Cristo e per la Chiesa l'ho maturato proprio sentendo l'abbraccio tenero e paterno nei confronti della mia umanità zoppicante alla ricerca di verità! Non è di certo stata l'accusa verso la mia povertà umana attraverso la quale Cristo mi ha afferrato...ma l'amore con il quale mi ha raggiunto, mi ha risollevato e mi ha mostrato la strada bella e promettente del Vangelo!

    So bene che i media non si stancano di stigmatizzare a più riprese quelli che sono i comportamenti giudicati come "peccato" dalla Chiesa, ma nella comunità cristiana che domenicalmente vive e si ritrova attorno all'Eucaristia al centro c'è sempre e solo l'offerta di sé di Cristo e il mandato a costruire una mondo più bello e più abitabile!

    Nessuno che sia entrato in chiesa si è sentito puntare il dito a mo' di j'accuse insindacabile...ma solo l'offerta di una Parola che illumina e di un Corpo che alimenta!

    Proprio come è avvenuto con la peccatrice di cui parla il Vangelo di oggi: hai sbagliato, ti sei fatto male, non riesci a cambiare... coraggio, rialzati! Ti voglio bene! Vedo gli sforzi che fai per stare a galla nelle sfide intricate e complicate della yita... sull'amore che metti in gioco sarai giudicato, non su altro...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 21, 2010 8:13 am

      • XII domenica del Tempo Ordinario. 20 giugno 2010
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Dal libro del profeta Zaccaria 12, 10-11; 13.1
Così dice il Signore: «Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito. In quel giorno grande sarà il lamento a Gerusalemme, simile al lamento di Adad-Rimmon nella pianura di Meghiddo. In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l'impurità».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati 3, 26-29
Fratelli, tutti voi siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.



Dal vangelo secondo Luca 9, 18-24
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell'uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».




    • Mai sazi di Gesù
    "O Dio, tu sei il mio Dio, dall'aurora ti cerco: di te ha sete l'anima mia!": così recita il salmo 62 che oggi preghiamo insieme nella liturgia. Credo rappresenti bene l'universale anelito a Dio dell'uomo, costituzionalmente bisognoso di pienezza: lo Spirito che in noi, con gemiti inesprimibili, continuamente ci sprona ad abbeverarci alla fonte della nostra verità. Purtroppo la volontà è spesso e volentieri scissa da questo intimo richiamo a Dio e da qui l'inquietudine che accompagna la vita dell'uomo, refrattario all'approdo in Dio.

    C'è sete di Dio, assolutamente! Anche in questo nostro mondo così disperso e frenetico! Stiamo tutti cercando Dio: in tutte le aspirazioni e i desideri che coltiviamo c'è la brama dell'Eterno! Il problema è che la ricerca di Dio non è corretta in qualsiasi maniera la si porti avanti... Dio ha un'identità precisa, va cercato dove effettivamente si trova... non ovunque...

    Per questo Gesù, la domanda sulla sua identità, la rivolge ai suoi discepoli in un momento di preghiera in un luogo solitario. I discepoli erano ogni giorno con Gesù, avevano accesso alla sua persona quotidianamente, si poteva dare per scontata la loro consapevolezza sull'identità di Gesù. Eppure, Gesù gliela chiede in uno spazio di silenzio e di interiorità: "voi chi dite che io sia!"...

    Né l'essere credenti né l'essere praticanti assolve al bisogno che ciascuno di noi ha di Dio: c'è da trovare spazi e momenti nei quali rispondere personalmente a chi sia effettivamente Gesù! Chi è per me Gesù! Sappiamo rispondere al di là della risposte precotte del catechismo, imparate da bambini!

    Non possiamo esimerci dal rispondere... non possiamo scappare! E non c'è nemmeno una risposta definitiva che possiamo dare una volta per tutte! "Se qualcuno vuoi venire dietro a me prenda la sua croce ogni giorno e mi segua": ogni giorno! Ogni giorno devo rispondere alla domanda su chi è Gesù per me, perché ogni giorno rivela un qualcosa in più...
    • don Natalino Pedrana
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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