Avvento 2008

Omelie di Monsignor Antonio Riboldi e altri commenti alla Parola, a cura di miriam bolfissimo

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 01, 2008 2:51 pm

Immagine Miei carissimi tutti, pace e bene! con una grande Speranza nei nostri cuori, prendiamoci per mano e camminano questo Tempo prezioso d’Avvento: che il Signore ci benedica con la tenerezza del Suo sorriso…

Unabbraccissimocaldissimo, miriam bolfissimo ;)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 01, 2008 2:54 pm

Con la I Domenica di Avvento inizia un nuovo anno liturgico (Anno B); nelle domeniche del tempo ordinario si leggerà il Vangelo di Marco. La parola avvento viene del latino “adventus”, ed indica l’azione dell’arrivare, l’arrivo imminente di qualcosa o di qualcuno.

Nel rito romano della Chiesa cattolica dura quattro settimane, in quello ambrosiano sei. L'avvento è presente anche nei calendari liturgici delle chiese luterane e anglicane. In tutte le confessioni questo periodo è contraddistinto da un atteggiamento di attesa della venuta di Nostro Signore: una venuta invocata, un’attesa che troverà un culmine nella celebrazione della nascita di Gesù, il 25 dicembre.

Occorre precisare, però, che non si tratta soltanto di fare memoria storica del passato - Cristo nella sua prima venuta nel mondo più di duemila anni fa - altrimenti non avrebbe senso continuare ad invocare questa venuta. È invece soprattutto celebrazione dell’attesa della sua venuta definitiva nella gloria, la “parusia” che deve ancora venire. Quindi è celebrazione dell’attesa escatologica, della speranza espressa dalla preghiera ardente delle prime comunità cristiane: “Maràna thà!” = “Signore, vieni!” (1 Cor 16,22).

Thomas Merton (1915/1968) scrittore e religioso statunitense dell’ordine dei Trappisti, scriveva:
  • Meditando l’Avvento passato e l’Avvento futuro,
    impariamo a riconoscere l’Avvento presente,
    che si situa in ogni momento della nostra vita di pellegrini terreni.
Questo tempo di avvento è simile a quel periodo, testimoniato dai profeti dell’Antico Testamento, che ha preparato la prima venuta del messia. Per questo si leggeranno quelle antiche profezie che raccontano quanto grande fosse l’attesa, il desiderio di salvezza del popolo di Dio, specialmente nell’epoca in cui si trovava deportato ed esule a Babilonia. Non bisogna dimenticare, dunque, che, proprio in questo tempo liturgico, ci scopriamo in particolare sintonia con l’esperienza religiosa del popolo dell’Antica Alleanza che tuttora vive, come elemento costitutivo della propria identità, la speranza nella venuta del messia: in fondo aspettiamo insieme la stessa persona, loro la sua prima, noi la sua ultima venuta.

Nella liturgia delle Sante Messe del periodo di avvento (come in quaresima) il colore dei paramenti sacri del sacerdote è il viola e non viene recitato l'inno del Gloria. Negli ultimi nove giorni d'avvento è tradizione celebrare, in molte chiese latine, la pratica della Novena di Natale.

Nelle chiese ortodosse - in cui viene anche chiamato digiuno della natività, quaresima invernale o di Natale - l'avvento dura 40 giorni, a partire dal 15 novembre (28 novembre per le chiese che usano il calendario giuliano), mentre in altre chiese orientali comincia a partire dalla domenica più vicina al giorno di Sant'Andrea (30 novembre) e dura fino a Natale.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 01, 2008 3:03 pm


  • Angelus della I Domenica di Avvento, 30 novembre 2008
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Cari fratelli e sorelle!

Iniziamo oggi, con la prima Domenica di Avvento, un nuovo Anno liturgico. Questo fatto ci invita a riflettere sulla dimensione del tempo, che esercita sempre su di noi un grande fascino. Sull’esempio di quanto amava fare Gesù, desidererei tuttavia partire da una constatazione molto concreta: tutti diciamo che "ci manca il tempo", perché il ritmo della vita quotidiana è diventato per tutti frenetico.

Anche a tale riguardo la Chiesa ha una "buona notizia" da portare: Dio ci dona il suo tempo. Noi abbiamo sempre poco tempo; specialmente per il Signore non sappiamo o, talvolta, non vogliamo trovarlo. Ebbene, Dio ha tempo per noi! Questa è la prima cosa che l’inizio di un anno liturgico ci fa riscoprire con meraviglia sempre nuova. Sì: Dio ci dona il suo tempo, perché è entrato nella storia con la sua parola e le sue opere di salvezza, per aprirla all’eterno, per farla diventare storia di alleanza. In questa prospettiva, il tempo è già in se stesso un segno fondamentale dell’amore di Dio: un dono che l’uomo, come ogni altra cosa, è in grado di valorizzare o, al contrario, di sciupare; di cogliere nel suo significato, o di trascurare con ottusa superficialità.

Tre poi sono i grandi "cardini" del tempo, che scandiscono la storia della salvezza: all’inizio la creazione, al centro l’incarnazione-redenzione e al termine la "parusia", la venuta finale che comprende anche il giudizio universale. Questi tre momenti però non sono da intendersi semplicemente in successione cronologica. Infatti, la creazione è sì all’origine di tutto, ma è anche continua e si attua lungo l’intero arco del divenire cosmico, fino alla fine dei tempi. Così pure l’incarnazione-redenzione, se è avvenuta in un determinato momento storico, il periodo del passaggio di Gesù sulla terra, tuttavia estende il suo raggio d’azione a tutto il tempo precedente e a tutto quello seguente. E a loro volta l’ultima venuta e il giudizio finale, che proprio nella Croce di Cristo hanno avuto un decisivo anticipo, esercitano il loro influsso sulla condotta degli uomini di ogni epoca.

Il tempo liturgico dell’Avvento celebra la venuta di Dio, nei suoi due momenti: dapprima ci invita a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo; quindi, avvicinandosi il Natale, ci chiama ad accogliere il Verbo fatto uomo per la nostra salvezza. Ma il Signore viene continuamente nella nostra vita. Quanto mai opportuno è quindi l’appello di Gesù, che in questa prima Domenica ci viene riproposto con forza: "Vegliate!" (Mc 13,33.35.37). È rivolto ai discepoli, ma anche "a tutti", perché ciascuno, nell’ora che solo Dio conosce, sarà chiamato a rendere conto della propria esistenza. Questo comporta un giusto distacco dai beni terreni, un sincero pentimento dei propri errori, una carità operosa verso il prossimo e soprattutto un umile e fiducioso affidamento alle mani di Dio, nostro Padre tenero e misericordioso. Icona dell’Avvento è la Vergine Maria, la Madre di Gesù. InvochiamoLa perché aiuti anche noi a diventare un prolungamento di umanità per il Signore che viene.
  • Benedetto XVI
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 01, 2008 3:28 pm

  • Immagine O Signore, ti chiediamo
    di non farci mai mancare la capacità di essere vigilanti.

    Abbiamo bisogno del tuo sostegno
    per non cedere alla tentazione di dimenticarci del tuo ritorno
    e per non considerare la nostra vita terrena, come la meta definitiva.

    Attendiamo con gioia la tua grazia,
    affinché nell’attesa non ci addormentiamo sulle nostre miserie.



            • Nicola Gori
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 01, 2008 3:29 pm


  • È di nuovo Avvento!
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Inizia l'Avvento, e il rischio è che non trovi uno spazio adeguato nella fitta agenda del quotidiano. Anche l'attesa è diventata... una cosa da fare, che si aggiunge alle mille altre che ingolfano la vita.

E poi, attesa di che cosa? È una domanda essenziale, che deve abitare il nostro cuore in queste settimane che precedono il Natale. Sì, perché dobbiamo riappropriarci di una visuale più ampia di quella che ci vorrebbero incollare davanti agli occhi. C'è la crisi, è vero, e, purtroppo, tanti la stavano vivendo anche prima che la annunciassero in televisione o la misurassero in Borsa. La povertà - per chi è povero - non è un indice statistico, ma una cruda realtà. Eppure la crisi finanziaria mondiale fa notizia tutti i giorni, ci rende ansiosi, ma anche un poco assuefatti. C'è la crisi, e ci attendiamo che i potenti facciano qualcosa, che prendano le decisioni giuste per noi. Adesso, poi, al posto di Bush c'è Obama... Che sia lui il salvatore dell'umanità? Mi viene in mente questo pensiero, perché, quando nacque Gesù, in quella che san Paolo si ostina a credere «la pienezza del tempo», l'imperatore romano, il «divo Augusto», stava censendo la terra per incrementare le imposte.Un modo antico per risolvere la crisi finanziaria imperiale? Non so, ma la notizia certamente era quella. L'avrebbero data a tutti i telegiornali... Eppure, di quella «registrazione» imperiale non si ricorda più nessuno, se non perché è stata la cornice di un altro fatto, di un'altra notizia. Di un Avvento.

Ecco la visuale più ampia, di cui abbiamo tanto bisogno, noi uomini e donne del terzo millennio. Scriveva Madeleine Delbrél, una donna che ha cercato testardamente di vivere la sua passione per Gesù Cristo dentro la trama apparentemente banale della città:
  • Noialtri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi è per noi il luogo della nostra santità. Noi crediamo che niente di necessario ci manca. Perché se questo necessario ci mancasse Dio ce lo avrebbe già dato.
Sì, ce lo ha già dato e, perciò, lo attendiamo. E, perciò, è di nuovo Avvento, anche quest'anno. Un altro? La noia del dejà vu, la rassegnazione del nihil novi sub sole, la preoccupazione per i soldi che non bastano mai e che finiscono prima che termini il mese, l'affanno per le feste con tutto il loro carico di fatica, tutto ciò rischia di spegnere l'attesa del Dio che viene, di un Dio umano che non è rimasto in cielo. È di nuovo Avvento perché, come scriveva il teologo Dietrich Bonhoeffer,
  • nessuno possiede Dio in modo tale da non doverlo più attendere…
Aggiungeva però:
  • Eppure non può attendere Dio chi non sapesse che Dio ha già atteso lungamente lui.
Forse ci manca proprio questa certezza, che Dio mi attende nono stante la mia lentezza. Questo è l’Avvento cristiano.
  • don Agostino Clerici
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 01, 2008 3:39 pm

ImmagineVieni Signore Gesù!





  • Sei il Dono del Padre
    all'uomo infelice.

    Sei il Figlio
    che giunge per germogliare speranza.

    Sei il Fratello
    che annuncia misericordia paterna.

      • Vieni Signore Gesù!Immagine[/i][/color]
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 01, 2008 3:44 pm


  • Attenzione!
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Evvai, si riparte! Dopo aver salutato Matteo che ci ha accompagnato per tutto lo scorso anno liturgico, la Madre Chiesa ci invita a iniziare un nuovo cammino in compagnia dell’evangelista Marco. Ripartiamo insieme per (ri)scoprire il mistero di quel Dio innamorato che irrompe nella storia dell’uomo con il vagito di un cucciolo di Messia stretto fra le braccia della giovane Maria.

Riguardo al tempo d’Avvento vorrei subito chiarire un equivoco nel quale possiamo cadere. L’Avvento non è un “bel giochino” in cui si fa finta che Gesù non sia ancora venuto e ci si mette ad aspettare tutti preoccupati che finalmente nasca il Salvatore. Gesù è già venuto! Lui è già in mezzo a noi! Siamo noi che ce lo scordiamo e viviamo come se Dio non si fosse ancora impastato con la nostra carne e con la nostra storia.

Il brano del Vangelo di questa prima domenica ruota attorno ad una mini-parabola. Dio è come quel padrone che torna all’improvviso, senza annunciarsi con un sms o con una mail... è proprio così: ogni ingresso di Dio nella nostra vita è libero e misterioso, non è calcolabile o intuibile. Allora, dice Gesù, è necessario essere uomini svegli e attenti per non lasciarsi sballottare e stordire dalle false urgenze del mondo. Mi piacerebbe fare una statistica: quanto tempo usiamo per scegliere e acquistare i regali da sfoderare a Natale con i nostri parenti e amici, e quanto tempo invece dedichiamo a prepararci per accogliere Gesù e riconoscerlo presente nella nostra vita?

A volte ho l’impressione che il cristianesimo sia ridotto a qualcosa di mieloso e consolante con cui addolcire le amarezze della vita. Soffro nel costatare che Dio viene tirato a destra e a sinistra, come un talismano per sfuggire le sfortune o come una super-camomilla per cercare un ritaglio di quiete… Un po’ poco, non vi pare?

Per fortuna Gesù ha in mente un'altra cosa! All’inizio dell’Avvento 2008 ci sveglia con uno squillo di tromba: “Fate attenzione!”.

Attenzione per non far diventare la nostra fede un impasto di scaramanzie e superstizioni.

Attenzione per non cadere nell’abitudinarietà che surgela la preghiera e lo stupore.

Attenzione per non mettere in stand-by la ricerca di Dio, illudendoci di essere già a posto.

Attenzione per darci una mossa e abbandonare il demone della pigrizia.

Attenzione per sfuggire al Natale finto dei buoni sentimenti, e lasciarci interpellare dal Dio che irrompe dentro storia degli uomini.

Attenzione per dare ordine alla vita, per stabilire priorità e imparare a scegliere nella logica di Dio.

Attenzione per riconoscere il volto inedito di quel Dio che in incognito si affaccia nella nostra vita…

Buon Avvento!
  • don Roberto Seregni
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 08, 2008 6:17 pm


  • Angelus della II Domenica di Avvento, 7 dicembre 2008
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Cari fratelli e sorelle!

Da una settimana stiamo vivendo il tempo liturgico dell’Avvento: tempo di apertura al futuro di Dio, tempo di preparazione al santo Natale, quando Lui, il Signore, che è la novità assoluta, è venuto ad abitare in mezzo a questa umanità decaduta per rinnovarla dall’interno. Nella liturgia dell’Avvento risuona un messaggio pieno di speranza, che invita ad alzare lo sguardo all’orizzonte ultimo, ma al tempo stesso a riconoscere nel presente i segni del Dio-con-noi. In questa seconda Domenica di Avvento la Parola di Dio assume gli accenti commoventi del cosiddetto Secondo Isaia, che agli Israeliti, provati da decenni di amaro esilio in Babilonia, annunciò finalmente la liberazione: "Consolate, consolate il mio popolo – dice il profeta a nome di Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e ditele che la sua tribolazione è compiuta" (Is 40,1-2). Questo vuole fare il Signore in Avvento: parlare al cuore del suo Popolo e, per suo tramite, all’umanità intera, per annunciare la salvezza. Anche oggi si leva la voce della Chiesa: "Nel deserto preparate la via del Signore" (Is 40, 3). Per le popolazioni sfinite dalla miseria e dalla fame, per le schiere dei profughi, per quanti patiscono gravi e sistematiche violazioni dei loro diritti, la Chiesa si pone come sentinella sul monte alto della fede e annuncia: "Ecco il vostro Dio! Ecco il Signore Dio viene con potenza" (Is 40,11).

Questo annuncio profetico si è realizzato in Gesù Cristo. Egli, con la sua predicazione e poi con la sua morte e risurrezione, ha portato a compimento le antiche promesse, rivelando una prospettiva più profonda e universale. Ha inaugurato un esodo non più solo terreno, storico, e come tale provvisorio, ma radicale e definitivo: il passaggio dal regno del male al regno di Dio, dal dominio del peccato e della morte a quello dell’amore e della vita. Pertanto, la speranza cristiana va oltre la legittima attesa di una liberazione sociale e politica, perché ciò che Gesù ha iniziato è un’umanità nuova, che viene "da Dio", ma al tempo stesso germoglia in questa nostra terra, nella misura in cui essa si lascia fecondare dallo Spirito del Signore. Si tratta perciò di entrare pienamente nella logica della fede: credere in Dio, nel suo disegno di salvezza, ed al tempo stesso impegnarsi per la costruzione del suo Regno. La giustizia e la pace, infatti, sono dono di Dio, ma richiedono uomini e donne che siano "terra buona", pronta ad accogliere il buon seme della sua Parola.

Primizia di questa nuova umanità è Gesù, Figlio di Dio e figlio di Maria. Lei, la Vergine Madre, è la "via" che Dio stesso si è preparata per venire nel mondo. Con tutta la sua umiltà, Maria cammina alla testa del nuovo Israele nell’esodo da ogni esilio, da ogni oppressione, da ogni schiavitù morale e materiale, verso "i nuovi cieli e la terra nuova, nei quali abita la giustizia" (2 Pt 3,13). Alla sua materna intercessione affidiamo l’attesa di pace e di salvezza degli uomini del nostro tempo.
  • Benedetto XVI
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 08, 2008 6:18 pm

  • ImmagineO Signore, ti chiediamo
    di saper riconoscere i segni della tua venuta annunciata dai profeti.

    Fa’ che ci apriamo alla novità del Vangelo che ti proclama Figlio di Dio
    e sull’esempio di San Giovanni Battista impariamo ad accogliere il tuo Spirito.

    Non lasciare che rimaniamo indifferenti
    davanti alla voce di quanti ci richiamano
    alla tua amicizia per goderti in eterno.



            • Nicola Gori
    [/i][/color]
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 08, 2008 6:20 pm


  • Angelus della Solennità dell’Immacolata Concezione, 8 dicembre 2008
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Cari fratelli e sorelle!

Il mistero dell’Immacolata Concezione di Maria, che oggi solennemente celebriamo, ci ricorda due verità fondamentali della nostra fede: il peccato originale innanzitutto, e poi la vittoria su di esso della grazia di Cristo, vittoria che risplende in modo sublime in Maria Santissima. L’esistenza di quello che la Chiesa chiama "peccato originale" è purtroppo di un’evidenza schiacciante, se solo guardiamo intorno a noi e prima di tutto dentro di noi. L’esperienza del male è infatti così consistente, da imporsi da sé e da suscitare in noi la domanda: da dove proviene? Specialmente per un credente, l’interrogativo è ancora più profondo: se Dio, che è Bontà assoluta, ha creato tutto, da dove viene il male? Le prime pagine della Bibbia (Gn 1-3) rispondono proprio a questa domanda fondamentale, che interpella ogni generazione umana, con il racconto della creazione e della caduta dei progenitori: Dio ha creato tutto per l’esistenza, in particolare ha creato l’essere umano a propria immagine; non ha creato la morte, ma questa è entrata nel mondo per invidia del diavolo (cfr Sap 1,13-14; 2,23-24) il quale, ribellatosi a Dio, ha attirato nell’inganno anche gli uomini, inducendoli alla ribellione. E’ il dramma della libertà, che Dio accetta fino in fondo per amore, promettendo però che ci sarà un figlio di donna che schiaccerà la testa all’antico serpente (Gn 3,15).

Fin dal principio, dunque, "l’eterno consiglio" – come direbbe Dante – ha un "termine fisso" (Paradiso, XXXIII, 3): la Donna predestinata a diventare madre del Redentore, madre di Colui che si è umiliato fino all’estremo per ricondurre noi alla nostra originaria dignità. Questa Donna, agli occhi di Dio, ha da sempre un volto e un nome: "piena di grazia" (Lc 1,28), come la chiamò l’Angelo visitandola a Nazareth. E’ la nuova Eva, sposa del nuovo Adamo, destinata ad essere madre di tutti i redenti. Così scriveva sant’Andrea di Creta: "La Theotókos Maria, il comune rifugio di tutti i cristiani, è stata la prima ad essere liberata dalla primitiva caduta dei nostri progenitori" (Omelia IV sulla Natività, PG 97, 880 A). E la liturgia odierna afferma che Dio ha "preparato una degna dimora per il suo Figlio e, in previsione della morte di Lui, l’ha preservata da ogni macchia di peccato" (Orazione Colletta).

Carissimi, in Maria Immacolata, noi contempliamo il riflesso della Bellezza che salva il mondo: la bellezza di Dio che risplende sul volto di Cristo. In Maria questa bellezza è totalmente pura, umile, libera da ogni superbia e presunzione. Così la Vergine si è mostrata a santa Bernadette, 150 anni or sono, a Lourdes, e così è venerata in tanti santuari. Oggi pomeriggio, secondo la tradizione, anch’io Le renderò omaggio presso il monumento a Lei dedicato in Piazza di Spagna. Invochiamo ora con fiducia la Vergine Immacolata, riprendendo con l’Angelus le parole del Vangelo, che l’odierna liturgia propone alla nostra meditazione.
  • Benedetto XVI
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 08, 2008 6:23 pm

ImmagineVieni Signore Gesù!





  • Sei lo Sposo del Padre
    che si prende cura dell'uomo ingannato.

    Sei il Giorno
    che viene dopo la notte tremenda.

    Sei la Pace
    che scende dall'Alto.

      • Vieni Signore Gesù!Immagine[/i][/color]
Ultima modifica di miriam bolfissimo il mar gen 20, 2009 9:29 am, modificato 1 volta in totale.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 08, 2008 6:31 pm


  • Giovanni, la freccia
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La scorsa settimana la Parola di Dio ci ha investito come un bomba di caffeina per svegliarci dal sonno e prepararci ad accogliere il Veniente. In questa nuova domenica siamo raggiunti dal grido forte e inquietante di Giovanni Battista, cugino asceta del Rabbì che amava i banchetti.

Vi devo confessare che ogni anno quest’uomo mi affascina sempre di più! Mi piace perché è asciutto, diretto, cristallino e soprattutto non si lascia sedurre dalla tentazione di farsi passare per il Messia. Mi piace perché ci smaschera e ci obbliga a dirci la verità. Verità non solo sulle cose, ma prima di tutto verità su noi stessi, sulla nostra vita, sulla nostra fede.

A volte ho l’impressione che ci accontentiamo di rattoppare le cose che non vanno, senza avere il coraggio della novità, senza trovare uno spazio per riprendere contatto con la verità della nostra vita e guardarci con autenticità alla luce della Sua Parola.

In poche righe Marco ci descrive la figura di Giovanni Battista. Tutto in lui è in tensione verso Gesù. Ogni sua parola e ogni suo gesto sono una freccia puntata in direzione del futuro Rabbì, che non battezzerà con l’acqua del Giordano, ma con lo Spirito Santo. Le sue parole sono traboccanti di desiderio e di attesa. Ogni sua fibra è piena di passione per il Veniente, ogni sua parola è rivolta a Lui.

Leggendo questo brano mi è venuto spontaneo paragonare l’attesa di Giovanni alla nostra. Ma noi che aspettiamo? Soprattutto “chi” aspettiamo? Quali sono i desideri che riempiono la mia vita, che gli danno forza, direzione e passione? Cosa mi manca? E soprattutto “chi” mi manca? Certo, è facile scappare da queste domande, rintanarsi nelle proprie narcotizzate certezze e via così, a testa bassa…

La Parola ci interpella, ci permette di prendere contatto con i nostri desideri più profondi, quelli che non sanno trovare parole per essere detti e condivisi. La Parola ci invita a scrollarci di dosso tutte le maschere e i travestimenti, per imparare a dirci la verità sulla nostra vita, senza paure, senza menzogne. La Parola ci fa scoprire che solo Dio può saziare i desideri del nostro cuore, dilatandoli a misura del Suo amore e del Suo dono.
  • don Roberto Seregni
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 08, 2008 6:48 pm


  • Piena di grazia
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Mi sembra di vederla. Lei, Maria, la ragazza di Nazareth scelta dall’eternità per dare carne al Figlio di Dio. Lei, Maria, con ancora nelle orecchie la voce leggera dell’angelo e nello stomaco tutta la paura, la gioia, la confusione per quell’annuncio senza precedenti nella storia dell’umanità. Maria l’ha scoperto sulla sua pelle: le chiamate di Dio non prevedono addestramento. Esigono lo sbaraglio.

Leggo e rileggo il brano dell’Annunciazione che la liturgia ci regala oggi. Al centro di tutto c’è la gratuità di Dio. Se Maria può accogliere il compito d’essere la madre del Messia, non è certo per meriti acquisiti sul campo di battaglia. L’angelo la saluta come “piena di grazia” e non come “piena di meriti”. Al centro c’è la il gratis di Dio nel quale “tutto è possibile”.

Anche in noi opera questa grazia che trasforma tutto ciò che tocca. Anche in noi è possibile questo miracolo se lasciamo aperta la porta, o almeno socchiusa; se ci decidiamo – finalmente! – a non considerare le chiamate di Dio esclusivamente come un premio per le nostre capacità e i nostri meriti, ma come un appello ad aprirsi alla Sua imprevedibile e misteriosa novità.

Quindi: se sei convinto di essere pieno di meriti, rilassati un po’; se invece ti senti uno straccio da buttare, tirati su e lasciati raggiungere e amare.

Mi piace questa sosta in compagnia di Maria all’inizio del percorso dell’Avvento. Lei, piena di grazia, ci ricorda che davanti a Dio non dobbiamo essere i migliori, gli splendidi, i primi della classe. Che almeno davanti a Lui non contano né le carte di credito, né i titoli di studio o gli amici influenti. Davanti a Lui possiamo liberarci della nostra ansia da prestazione. Davanti a Dio ci possiamo presentare nudi, con tutte le nostre paure e le nostre fatiche, con tutte le nostre imperfezioni e le nostre fragilità. Davanti a Dio ci possiamo presentare a mani vuote. A riempirle ci penserà Lui.

Buona festa dell’Immacolata!
  • don Roberto Seregni
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 15, 2008 10:22 am


  • Angelus della III Domenica di Avvento, 14 dicembre 2008
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Cari fratelli e sorelle!

questa domenica, la terza del tempo di Avvento, è detta "Domenica gaudete", "siate lieti", perché l’antifona d’ingresso della Santa Messa riprende un’espressione di san Paolo nella Lettera ai Filippesi che così dice: "Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti". E subito dopo aggiunge la motivazione: "Il Signore è vicino" (Fil 4,4-5). Ecco la ragione della gioia. Ma che cosa significa che "il Signore è vicino"? In che senso dobbiamo intendere questa "vicinanza" di Dio? L’apostolo Paolo, scrivendo ai cristiani di Filippi, pensa evidentemente al ritorno di Cristo, e li invita a rallegrarsi perché esso è sicuro. Tuttavia, lo stesso san Paolo, nella sua Lettera ai Tessalonicesi, avverte che nessuno può conoscere il momento della venuta del Signore (cfr 1 Ts 5,1-2) e mette in guardia da ogni allarmismo, quasi che il ritorno di Cristo fosse imminente (cfr 2 Ts 2,1-2). Così, già allora, la Chiesa, illuminata dallo Spirito Santo, comprendeva sempre meglio che la "vicinanza" di Dio non è una questione di spazio e di tempo, bensì una questione di amore: l’amore avvicina! Il prossimo Natale verrà a ricordarci questa verità fondamentale della nostra fede e, dinanzi al Presepe, potremo assaporare la letizia cristiana, contemplando nel neonato Gesù il volto del Dio che per amore si è fatto a noi vicino.

In questa luce, è per me un vero piacere rinnovare la bella tradizione della benedizione dei "Bambinelli", le statuette di Gesù Bambino da deporre nel presepe. Mi rivolgo in particolare a voi, cari ragazzi e ragazze di Roma, venuti stamattina con i vostri "Bambinelli", che ora benedico. Vi invito a unirvi a me seguendo attentamente questa preghiera:
  • Dio, nostro Padre,
    tu hai tanto amato gli uomini
    da mandare a noi il tuo unico Figlio Gesù,
    nato dalla Vergine Maria,
    per salvarci e ricondurci a te.

    Ti preghiamo, perché con la tua benedizione
    queste immagini di Gesù, che sta per venire tra noi,
    siano, nelle nostre case,
    segno della tua presenza e del tuo amore.

    Padre buono,
    dona la tua benedizione anche a noi,
    ai nostri genitori, alle nostre famiglie e ai nostri amici.

    Apri il nostro cuore,
    affinché sappiamo ricevere Gesù nella gioia,
    fare sempre ciò che egli chiede
    e vederlo in tutti quelli
    che hanno bisogno del nostro amore.

    Te lo chiediamo nel nome di Gesù,
    tuo amato Figlio, che viene per dare al mondo la pace.

    Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Ed ora recitiamo insieme la preghiera dell’Angelus Domini, invocando l’intercessione di Maria affinché Gesù, che nascendo porta agli uomini la benedizione di Dio, sia accolto con amore in tutte le case di Roma e del mondo.
  • Benedetto XVI
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 15, 2008 10:23 am

ImmagineVieni Signore Gesù!





  • Sei la Giustizia del Padre
    per l'uomo ingiusto.

    Sei la Verità
    che rallegra la vita.

    Sei la Misericordia
    che si stende feconda.

      • Vieni Signore Gesù!Immagine[/i][/color]
Ultima modifica di miriam bolfissimo il mar gen 20, 2009 9:30 am, modificato 1 volta in totale.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 15, 2008 10:30 am


  • Giovanni, il testimone scomodo
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La liturgia di oggi ci fa sostare tra le pagine del quarto Vangelo di nuovo in compagnia di Giovanni Battista, che viene presentato subito come il testimone di Cristo.

Testimone alquanto scomodo, diciamolo subito. Scomodo a tal punto da attivare i giudei che inviano sacerdoti e leviti per spremere qualche dichiarazione al profeta battezzatore. Giovanni è un personaggio scomodo perché si è rifiutato - sottraendosi alle consuetudini - di proseguire la prassi sacerdotale del padre Zaccaria.

Consacrato dallo Spirito nel grembo di Elisabetta, Giovanni è profeta in aperta contraddizione con la leader-ship religiosa. Predica nel deserto e lo Spirito Santo - latitante nel Tempio - esplode con forza nelle sue parole. In questo brano del quarto vangelo sono soprattutto due le cose che hanno attirato la mia attenzione.

La prima. In tutto e per tutto Giovanni è definito come uomo “eccentrico”, cioè che ha il centro fuori di sé. Alle tre domande risponde con una scalata incalzante di negazioni, si definisce per quello che non è, supera la tentazione di farsi passare per il messia e si presenta come uomo dell’attesa e del desiderio. È interessante anche notare come la testimonianza di Giovanni sia accompagnata da una sana ed equilibrata conoscenza di sé. Il vero testimone è colui che sa scomparire per lasciare vedere Cristo e non le proprie bravure o ricette religiose.

La seconda. “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”, dice Giovanni. Penso che il tempo dell’ Avvento possa veramente riassumersi in questa espressione. Come dicevo la prima settimana, questo tempo liturgico non serve a fare finta che Gesù non sia nato e poi, la notte di Natale, fare tante congratulazioni a Maria. Gesù è già nato. Lui è già in mezzo a noi. Siamo noi che ce lo siamo dimenticati, che preferiamo rilegare la Sua presenza nelle periferie abbandonate della nostra vita, in zone non “pericolose” per continuare a tenere tutto sotto controllo e non correre il rischio che quel Gesù ci porti fuori dai nostri bei progetti. Lasciamoci raggiungere dalla Parola e sull’esempio di Giovanni Battista facciamoci cercatori dell’Atteso, con la certezza di essere stati già trovati da Lui!

Buona settimana!
  • don Roberto Seregni
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 22, 2008 9:05 pm


  • Angelus della IV Domenica di Avvento, 21 dicembre 2008
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Cari fratelli e sorelle!

il Vangelo di questa quarta domenica di Avvento ci ripropone il racconto dell’Annunciazione (Lc 1,26-38), il mistero a cui ritorniamo ogni giorno recitando l’Angelus. Questa preghiera ci fa rivivere il momento decisivo, in cui Dio bussò al cuore di Maria e, ricevuto il suo "sì", incominciò a prendere carne in lei e da lei. L’orazione "Colletta" della Messa odierna è la stessa che si recita al termine dell’Angelus e, in italiano, dice così: "Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre. Tu, che all’annunzio dell’Angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione". A pochi giorni ormai dalla festa del Natale, siamo invitati a fissare lo sguardo sul mistero ineffabile che Maria ha custodito per nove mesi nel suo grembo verginale: il mistero di Dio che si fa uomo. E’ questo il primo cardine della redenzione. Il secondo è la morte e risurrezione di Gesù, e questi due cardini inseparabili manifestano un unico disegno divino: salvare l’umanità e la sua storia assumendole fino in fondo col farsi carico interamente di tutto il male che le opprime.

Questo mistero di salvezza, oltre a quella storica, ha una dimensione cosmica: Cristo è il sole di grazia che, con la sua luce, "trasfigura ed accende l’universo in attesa" (Liturgia). La stessa collocazione della festa del Natale è legata al solstizio d’inverno, quando le giornate, nell’emisfero boreale, ricominciano ad allungarsi. A questo proposito, forse non tutti sanno che Piazza San Pietro è anche una meridiana: il grande obelisco, infatti, getta la sua ombra lungo una linea che corre sul selciato verso la fontana sotto questa finestra, ed in questi giorni l’ombra è la più lunga dell’anno. Questo ci ricorda la funzione dell’astronomia nello scandire i tempi della preghiera. L’Angelus, ad esempio, si recita al mattino, a mezzogiorno e alla sera, e con la meridiana, che anticamente serviva proprio per conoscere il "mezzogiorno vero", si regolavano gli orologi.

Il fatto che proprio oggi, 21 dicembre, in questa stessa ora, cade il solstizio d’inverno, mi offre l’opportunità di salutare tutti coloro che parteciperanno a vario titolo alle iniziative per l’anno mondiale dell’astronomia, il 2009, indetto nel 4° centenario delle prime osservazioni al telescopio di Galileo Galilei. Tra i miei Predecessori di venerata memoria vi sono stati cultori di questa scienza, come Silvestro II, che la insegnò, Gregorio XIII, a cui dobbiamo il nostro calendario, e san Pio X, che sapeva costruire orologi solari. Se i cieli, secondo le belle parole del salmista, "narrano la gloria di Dio" (Sal 19[18],2), anche le leggi della natura, che nel corso dei secoli tanti uomini e donne di scienza ci hanno fatto capire sempre meglio, sono un grande stimolo a contemplare con gratitudine le opere del Signore.

Torniamo ora con lo sguardo verso Maria e Giuseppe, che attendono la nascita di Gesù, ed impariamo da loro il segreto del raccoglimento per gustare la gioia del Natale. Prepariamoci ad accogliere con fede il Redentore che viene a stare con noi, Parola d’amore di Dio per l’umanità di ogni tempo.
  • Benedetto XVI
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 22, 2008 9:09 pm

ImmagineVieni Signore Gesù!





  • Sei la Parola del Padre
    che comunica amore.

    Sei il Giudizio
    che salva i peccatori.

    Sei la Veste
    che copre la mia nudità.

      • Vieni Signore Gesù!Immagine[/i][/color]
Ultima modifica di miriam bolfissimo il mar gen 20, 2009 9:31 am, modificato 1 volta in totale.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 22, 2008 9:22 pm


  • Maria di Nazareth
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Indaffarati tra pacchetti e panettoni, la Parola di Dio giunge ancora al nostro cuore per ricordarci il centro di questi giorni santi che hanno cambiato il corso della storia e del mondo. A volte ci penso, mi sembra tutto così strano, assurdo… e mi convinco sempre di più che Dio è veramente grande e che la sua fantasia d’amore supera di gran lunga la nostra immaginazione. Ma ci pensate? Tutta questa festa, tutto questo movimento, tutta questa attesa... per chi? Per un bimbo che nasce come un profugo in una stalla di un paese della Giudea. Così è Dio! Fantastico! Non vi pare?

Ovviamente non parlo della festa degli sprechi, dei vizi e delle superficialità, ma di quella sana, quella di chi si ferma e sa festeggiare il vero Festeggiato! Ritorneremo su questo tema per la meditazione di Natale, perché oggi dobbiamo puntare la nostra attenzione su Maria di Nazareth. Non c’è che dire: Nazareth di Galilea è proprio il posto peggiore in cui andare a scegliere la madre del Salvatore. Secondo le nostre valutazioni, ovvio. Ma per fortuna le valutazioni di Dio non seguono quelle degli uomini. Mi stupisce e mi fa impazzire questo Dio che tra le infinite possibilità a sua disposizione per farsi presente tra di noi e rivelare il Suo volto d’amore, sceglie di farsi uomo tra gli uomini.

Ma questo ancora non gli basta! La liturgia di oggi ci fa capire che non solo Dio si fa uomo, ma sceglie una posto preciso nel suo farsi uomo. Non una città gloriosa in una regione rinomata e nota per la sua devozione, ma un paesino di poche case, mai nominato nelle Sacre Scritture, in una delle regioni considerate di “serie B” dai benpensanti del tempo. Non la figlia di un principe o la moglie di un grande faraone, ma l’adolescente Maria. Questo è il posto scelto da Dio, il “dove” del suo progetto d’amore: il più lontano dalle nostre aspettative, il più distante dalle nostre attese, il più scandaloso per i pii e i devoti.

Pochi giorni ci separano dal Natale. Proviamoci - almeno un po’ - a prendere distanza da quell’abisso di banalità che ci circonda e ci stordisce. Lo Spirito ci aiuti a sottrarci alle nostre tranquille sonnolenze e all’indifferenza che ci asfalta il cuore. Lasciamoci stupire e meravigliare da questo Dio che viene ad abitare in mezzo a noi!

Buona domenica
  • don Roberto Seregni
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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