Anno liturgico 2008 - 2009

Omelie di Monsignor Antonio Riboldi e altri commenti alla Parola, a cura di miriam bolfissimo

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Anno liturgico 2008 - 2009

Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 01, 2008 9:59 am

      • I domenica di Avvento. 30 novembre 2008
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Dal libro del profeta Isaia 63, 16b-17.19b; 64, 2-7
Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità. Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti. Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo, tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti. Mai si udì parlare da tempi lontani, orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui. Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia e si ricordano delle tue vie. Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli. Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te; perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balìa della nostra iniquità. Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1, 3-9
Fratelli, grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo! Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!



Dal vangelo secondo Marco 13, 33-37
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».




    • "Lo dico a tutti: vegliate"
    Iniziamo l'Avvento con l'invito di Gesù. E, più che un invito, quel perentorio "vegliate!" suona come un imperativo.

    L'Avvento è il tempo dell'attesa: il Vangelo usa il paragone, allora molto efficace, del padrone che, inaspettato, tornerà a controllare l'operato dei servi. In tempi come i nostri, nei quali sembra andare di moda il termine "fannulloni", il paragone usato da Gesù non perde il suo mordente e ci fa pensare ad un Dio che arriverà a chiederci conto di come abbiamo "amministrato" i suoi beni. Pensiamo allora ai compiti che il Signore ci ha assegnato: innanzitutto quello di annunciarlo "a tutte le genti", poi quello di rendere presente il suo amore attraverso i nostri gesti e le nostre parole. Gli anni della nostra vita trascorrono velocemente, i giorni ci sfuggono di mano.

    Quante occasioni perdiamo, ogni giorno: potremmo essere più buoni e non lo siamo, potremmo evitare di dire quella parola cattiva e invece la diciamo... Metterci di fronte all'incontro definitivo con Gesù Cristo, giudice della storia e dell'umanità, ci può aiutare a vivere un'attesa operosa, piena di sollecitudine verso il nostro prossimo.

    Pensiamo che la qualità della nostra vita sarebbe molto diversa se riuscissimo ad avere in noi "gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù": la capacità di accogliere, di perdonare, di vedere il bene più che il male ci permetterebbero di avere dentro di noi la serena consapevolezza di essere un po' come Dio di vuole. Ecco perché l'Avvento si qualifica come tempo di carità.
    • don Roberto Pandolfi
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 08, 2008 5:36 pm

      • II domenica di Avvento. 7 dicembre 2008
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Dal libro del profeta Isaia 40, 1-5.9-11
«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».



Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo 3, 8-14
Una cosa non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta. Dato che tutte queste cose dovranno finire in questo modo, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia. Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia.



Dal vangelo secondo Marco 1, 1-8
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».




    • "Inizio del Vangelo di Gesù"
    La seconda Domenica di Avvento ci porta una "buona notizia", un Vangelo. Attraverso la figura austera e il ministero di Giovanni il Battista risuona l'annuncio che si ripeteva da millenni, "viene Colui che è più forte di me". Sì, sta per giungere l'Atteso delle nazioni, sta per arrivare Colui che porta la speranza, che annuncia la misericordia per i poveri e i peccatori.

    "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri", proclama Giovanni il Battista. Prepariamo dunque il nostro cuore ad accogliere la "Buona Notizia", facciamo nostri gli atteggiamenti di bontà che tanto raccomandiamo ai bambini. Lasciamoci interpellare e convertire da Colui che battezza in Spirito Santo, ma lasciamoci anche amare dal pastore "che porta gii agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri".

    Forse è questo il problema più grande del mondo d'oggi: non è più capace di cogliere l'Amore quotidiano di Dio. Si è sempre più distratti, si finisce per rinchiudersi sempre più nel proprio guscio e a difendere quel poco che abbiamo di benessere, illudendoci di poter assaporare, così, uno spicchio di felicità.

    La Buona Notizia ci esorta, invece, ad uscire dai nostri piccoli egoismi, ci esorta ad alzare gli occhi per fissare lo sguardo in Colui che è grande nell'Amore, per guardare a Gesù Cristo, Figlio di Dio, giudice crocifisso per Amore. Forse è sogno, forse è illusione, ma è bello pensare ad un mondo dove il progetto di misericordia dei Signore possa trovare attuazione.

    Magari cominciando dal nostro cuore.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 15, 2008 10:06 am

      • III domenica di Avvento. 14 dicembre 2008
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Dal libro del profeta Isaia 61, 1-2.10-11
Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore. Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli. Poiché, come la terra produce i suoi germogli e come un giardino fa germogliare i suoi semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le genti.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 5, 16-24
Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!



Dal vangelo secondo Giovanni 1, 6-8. 19-28
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.




    • “Io gioisco pienamente nel Signore”
    Potrebbe essere questo lo stato d’animo di Giovanni il Battista quando incontra Gesù: la gioia. La gioia piena di chi vede realizzato un sogno. La gioia piena di chi si sente testimone di un evento che generazioni di profeti avrebbero voluto vedere: la salvezza è realizzata, essa ha un nome e un volto, Gesù di Nazareth.

    Certo, per tanti questo Gesù non è che il “figlio di Giuseppe”, un mago, un sobillatore, persino un indemoniato! Ma Giovanni il Batista scruta nel profondo, la sua missione è quella di indicare al mondo la presenza del Messia, “dell’Agnello di Dio”. È il motivo della gioia del profeta Isaia che si sente “rivestito delle vesti della salvezza ... come uno sposo che si cinge il diadema e come una sposa che si adorna di gioielli”.

    L’immagine nuziale è l’immagine della gioia per eccellenza, una gioia che si fonda nell’amore, nella certezza di una vita insieme. È l’immagine utilizzata spesso per la Chiesa, “sposa adorna per il suo Sposo”. E allora è come se, in Avvento, ci stessimo preparando alla celebrazione delle nozze, con la stessa trepidazione, con le stesse emozioni dei fidanzati che sono arrivati ad un passo dal matrimonio. Certo, ci manca ancora qualcosa, oggi.

    Non viviamo ancora nella pienezza della comunione con Dio; non siamo ancora immersi in quella pace con Lui e con gli altri che è la caratteristica del Suo Regno. Siamo in cammino, ma anche camminando si può già gustare qualcosa di buono, si può già godere di un paesaggio bello. La bontà che troviamo in noi e negli altri, la bellezza che ci circonda sono piccole anticipazioni di ciò che troveremo nel giorno della “venuta del Signore nostro Gesù Cristo”.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 22, 2008 9:00 pm

      • IV domenica di Avvento. 21 dicembre 2008
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Dal secondo libro di Samuele 7, 1-5.8b-12.14a.16
Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te». Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: "Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me, il tuo trono sarà reso stabile per sempre"».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 16, 25-27
Fratelli, a colui che ha il potere di confermarvi nel mio vangelo, che annuncia Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni, ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti, per ordine dell’eterno Dio, annunciato a tutte le genti perché giungano all’obbedienza della fede, a Dio, che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli. Amen.



Dal vangelo secondo Luca 1, 26-38
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.




    • "Rallegrati, piena di grazia"
    Il saluto dell'angelo a Maria ci aiuta a sottolineare una caratteristica fondamentale dell'esperienza cristiana: la gioia che viene dal vedere all'opera la grazia di Dio. E proprio questa è la gioia tipica del Natale: essere consapevoli che Dio non si stanca dell'uomo.

    La gioia biblica non è solo "contentezza" per qualcosa di umano, per aver ricevuto un dono, per aver incontrato una persona cara, per aver provato un'emozione piacevole. Certo, c'è anche tutto questo, nella gioia del Natale che noi cerchiamo di comunicare anche ai più piccolini (i doni portati da Gesù Bambino, il ritrovarsi della famiglia, il presepe...).

    Però tutto questo non avrebbe senso se non ci fosse la contemplazione della tenerezza di Dio che si fa Bambino, se non vedessimo quel Bambino nella mangiatoia come il segno della "strana" onnipotenza di Dio, se non sentissimo profondamente nel nostro intimo l'annuncio gioioso degli angeli ai pastori: "Oggi è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo Signore". La nostra vita viene allora trasformata, scopriamo che "c'è più gioia nel dare che nel ricevere", ci facciamo portatori di speranza perché sappiamo andare oltre le apparenze per cogliere i segni, belli e numerosi, della presenza di Dio nel mondo.

    Diventiamo, quindi, uomini e donne di pace, viviamo noi per primi la riconciliazione e il perdono. È facile, a Natale, essere un po' più buoni, ma occorre esserlo anche tutti gli altri giorni dell'anno, se abbiamo capito il vero senso del Natale!
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 29, 2008 10:14 am

      • Festa della Santa Famiglia. 28 dicembre 2008
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Dal libro della Genesi 15, 1-6; 21, 1-3
In quei giorni, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede». Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia. Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.



Dalla lettera agli Ebrei 11, 8.11-12.17-19
Fratelli, per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare. Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.



Dal vangelo secondo Luca 2,22-40
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, (Maria e Giuseppe) portarono il bambino (Gesù) a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.




    • "Anche a te una spada trafiggerà l'anima"
    Le parole che il vecchio Simeone rivolge a Maria prospettano quello che sarà il destino di Gesù, chiamato alla morte di croce, ma anche la sorte della Madre, che accompagnerà il Figlio sulla via del Calvario e lo vedrà morire tra atroci tormenti, schernito e sbeffeggiato da tutti.

    Ci troviamo di fronte ad una componente della vita di tante (tutte?) famiglie: la sofferenza. In un famoso inno, la Chiesa fa cantare: "Famiglia di Nazareth, esperta nel soffrire": come per dire che la sofferenza è compagna di viaggio e si può manifestare in tanti modi. Proviamo a pensare alle famiglie ferite; a quelle messe alla prova dalla sofferenza, dalla morte, dalle preoccupazioni, dalle separazioni... "Ma è proprio necessaria, tutta questa sofferenza?", ci verrebbe da dire.

    Ed è fin troppo facile prendertela con Dio. Rischiamo di allontanarci da Lui, invece di rafforzare ancora di più la nostra fede con la preghiera assidua e profonda. Se restiamo da soli, se lasciamo Dio fuori dalla porta della nostra anima, le povere forze umane non saranno in grado di superare la prova.

    Che bello sarebbe se nelle nostre famiglie si scoprisse l'importanza della preghiera. Pregare da soli e pregare insieme, tra sposi, tra genitori e figli. La preghiera unisce, aiuta a perdonare, rende più forti nelle tribolazioni. La preghiera permette di accogliere con serenità la volontà del Padre, anche quando essa prevede la croce.

    Gesù nell'orto degli ulivi ci insegna che è solo nella preghiera che ci può essere confronto con Dio e,alla fine, si può testimoniare il suo amore.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » dom gen 04, 2009 6:06 pm

      • Seconda domenica dopo Natale. 4 gennaio 2009
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Dal libro del Siracide 24, 1-4. 8-12
La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta, mentre dice: «Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: "Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti". Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l'eternità non verrò meno. Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell'assemblea dei santi ho preso dimora».



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1, 3-6. 15-18
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. Perciò anch'io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.



Dal vangelo secondo Giovanni 1,1-18
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.




    • "Dio illumini gli occhi del vostro cuore"
    Questo augurio, che Paolo rivolge ai cristiani di Efeso, può essere valido anche per noi all'inizio di un nuovo anno. Abbiamo bisogno della luce che viene dall'alto! Abbiamo bisogno di vedere con occhi diversi, quelli, appunto, di un cuore illuminato da Dio.

    Ci aspettano tempi non facili, non solo a livello economico. Come discepoli di Gesù siamo chiamati a vedere l'opera di Dio nel mondo e a contribuire a quest'opera. Come persone di fede siamo chiamati a donare speranza e ad essere testimoni di carità, per alleviare le difficoltà materiali di tanti fratelli, ma anche per dare un senso pieno a tante situazioni di sofferenza, che solo in Gesù e nella sua Croce redentrice lasciano intuire qualche spiraglio di luce.
    Con gli occhi del cuore riusciamo a cogliere l'essenza profonda di Dio che è Amore, sotto l'azione dello Spirito Santo riusciamo a testimoniare questo Amore, rendendolo presente nel mondo. Certo, siamo piccoli e fragili, ma non dimentichiamoci che, in Cristo, il Padre "ci ha scelti prima della creazione dei mondo, per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità".

    Dio, dunque, si fida di noi e ci ha affidato il compito di essere portatori del Suo messaggio, della "buona notizia" della vittoria sulla morte e sul peccato. Il Cristo ci accompagna, è con noi "tutti i giorni, fino alla fine del mondo".

    Ecco perché le tenebre non devono farci paura. Esse non possono vincere la luce: anche se sono fitte, noi siamo consapevoli che nulla è più grande e potente del verbo fatto carne.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun gen 12, 2009 9:37 am

      • Battesimo del Signore. 11 gennaio 2009
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Dal libro del profeta Isaia 55, 1-11
Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all'acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un'alleanza eterna, i favori assicurati a Davide. Ecco, l'ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d'Israele, che ti onora. Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L'empio abbandoni la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata».



Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo Gv 5, 1-9
Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e os­serviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l'acqua soltanto, ma con l'acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio.



Dal vangelo secondo Marco 1, 7-11
In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento».




    • "O voi tutti, assetati, venite all'acqua"
    Oggi è il giorno più adatto per contemplare la Grazia di Dio operante in noi. Il Battesimo di Gesù, infatti, non può non farci pensare al nostro Battesimo, a! giorno della rinascita "dall'acqua e dallo Spirito". Chiamati ad essere figli nel Figlio, elevati alla dignità regale, sacerdotale e profetica, coeredi della salvezza: come potremo non ringraziare il Signore e i nostri genitori per il dono che ci è stato fatto?

    Ogni giorno, al mattino, quando facciamo il segno della croce, dovremmo fare memoria dell'evento che ci ha cambiato radicalmente e dovremmo impegnarci per tutta la giornata a vivere da battezzati. Anche per noi dovrebbe essere facile contemplare i cieli aperti e udire là voce del Padre; "Tu sei mio figlio, l’amato!". Sì, perché con il Battesimo Dio si è impegnato in un patto d'alleanza totale e fedele con noi. E sappiamo che Dio non viene mai meno ai patti!

    Ci ha aperto i tesori della Grazia, dei meriti infiniti di Cristo, ci ha regalato la possibilità di vivere i sacramenti, ai quali attingere le energie necessarie per compiere la nostra missione, con i quali rendere lode e onore a Colui che ci ha amato per primo. Siamo, dunque, un popolo che Dio si è scelto per testimoniare il suo Amore nel mondo. E siamo un popolo in cammino, sempre bisognoso di conversione e di rivolgere lo sguardo a Gesù, per non smarrirsi nelle curve pericolose e spesso tenebrose del mondo. Un popolo che ha, comunque, una meta, dove vedremo "faccia a faccia" e raggiungeremo la pienezza della felicità.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun gen 19, 2009 11:22 am

      • II Domenica dei Tempo Ordinario. 18 gennaio 2009
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Dal primo libro di Samuele 3, 3b-10. 19
In quei giorni, Samuele dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l'arca di Dio. Allora il Signore chiamò: «Samuele!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire. Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuele!»; Samuele si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuele fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: «Samuele!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuele: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: "Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta"». Samuele andò a dormire al suo posto. Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: Samuele, Samuele!». Samuele rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta». Samuele crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 6, 13c-15, 17-20
Fratelli, il corpo non è per l'impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall'impurità! Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all'impurità, pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!



Dal vangelo secondo Giovanni 1,35-42
In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbi - che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui: erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa», che significa Pietro.




    • "Venite e vedrete"
    Il tempo ordinario della Liturgia inizia con l'incontro tra Gesù e i primi discepoli narrato dall'evangelista Giovanni. Potremmo dire, però, che tutte le letture odierne ci fanno riflettere sulla vocazione. Dio ha chiamato ciascuno di noi ad essere Tempio dello Spirito Santo, per realizzare nella nostra vita la missione che Egli ci ha affidato, cioè quella di credere nel Figlio Gesù e di diffondere questa fede, annunciando il Vangelo e testimoniandolo nella vita.

    Su questa vocazione fondamentale, che è di tutti, si innestano tutte le altre vocazioni, come rami che spuntano dall'unico tronco. Ognuna di esse richiede di vivere, con una specifica sottolineatura e svolgendo un particolare servizio nella Chiesa, quello che è comune per ogni discepolo. Certo, per ognuno è importante l'esperienza che hanno fatto Andrea e Giovanni: "dimorare" con Gesù, sperimentare, cioè, una comunione profonda con Lui, che viene dall'immergersi completamente nella preghiera.

    Ecco perché non è facoltativo, per il discepolo, cercare (anche con sacrificio, se necessario) tempi di preghiera quotidiani e un po' prolungati. È in questi momenti che coltiviamo e facciamo crescere il nostro amore per Gesù, è qui che troviamo anche la forza e l'entusiasmo per realizzare in pienezza la nostra vocazione e il nostro impegno nella Chiesa.

    Lo scopo finale della nostra vita è la santità. È questa "l'universale vocazione" dei discepoli di Gesù. Ma senza una profonda conoscenza di Lui resteremo sempre a metà: buoni cristiani, forse, ma non certo santi!
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun gen 26, 2009 10:17 am

      • III Domenica dei Tempo Ordinario. 25 gennaio 2009
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Dal libro del profeta Giona 3, 1-5. 10
Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Alzati, va' a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta». I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 7, 29-31
Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d'ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l'avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!



Dal vangelo secondo Marco 1, 14-20
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.




    • "Fammi conoscere, Signore, le tue vie"
    Il salmo 24 ci aiuta a riassumere in una invocazione le letture di questa Domenica. Il profeta Giona, i cristiani di Corinto, i primi discepoli di Gesù e noi, oggi: che cosa chiede il Signore, in ogni tempo, in ogni luogo, a ciascuno?

    Certo, sarà stato sconvolgente, per quattro pescatori, essere trasformati in "pescatori di uomini" e per il profeta Giona andare in una città pagana, Ninive, a predicarvi la penitenza e la conversione. Le vie di Dio richiedono per tutti, e quindi anche per noi, una conversione, cioè un "convergere" delle nostre energie, dei nostri pensieri, dei nostri desideri su Gesù. Convenirsi significa accogliere con cuore disponibile, aperto e riconoscente la "Buona Notizia": il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino.

    Si può, dunque, iniziare una vita nuova! Si può vivere Usando i beni del mondo come se non li usassimo pienamente. Si può davvero pensare ad un progetto d'amore per noi e per l'umanità intera. La via del Signore, infatti, è la via della fedeltà è della misericordia: Egli non potrà mai venir meno ai Suoi impegni d'amore, alle Sue promesse di salvezza.

    E su questa via anche noi ci siamo incamminati fin dal giorno del Battesimo. Ogni tanto troviamo qualche tratto difficile e in salita perché la nostra debolezza ci inclina a cedere, ma con il sostegno di Dio sappiamo che è possibile riprendere con nuovo slancio il cammino. È importante sentirsi poveri e bisognosi: è proprio ai poveri, cioè a coloro che confidano in Lui, che Dio rivela le Sue vie, guidandoli per i Suoi sentieri.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 02, 2009 10:34 am

      • IV Domenica del Tempo Ordinario. 1 febbraio 2009
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Dal libro del Deuteronomio 18, 15-20
Mosè parlò al popolo dicendo: «Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull'Oreb, il giorno dell'assemblea, dicendo: "Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia". Il Signore mi rispose: "Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire"».



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 7, 32-35
Fratelli, io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni.



Dal vangelo secondo Marco 1, 21-28
In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnaménto nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.




    • "Ascoltate oggi la voce del Signore"
    Il ritornello del salmo responsoriale di questa Domenica è un invito pressante all'ascolto. Quante volte e in quanti modi Dio ci ha parlato e ci parla! Pensiamo alle Sacre Scritture, pensiamo alla dottrina della Chiesa e al suo magistero, pensiamo alle vite dei santi, che ci offrono un esempio e uno stimolo. Ma Dio parla a noi, oggi, anche attraverso i fatti e le situazioni quotidiane, ci parla attraverso le persone che incontriamo ogni giorno. Dio parla, dunque, ancora.

    Ma noi sappiamo davvero ascoltare? Ci accorgiamo della Sua presenza amorevole? Qualche volta siamo un po' distratti. Forse anche nei confronti del Vangelo e della persona di Gesù tendiamo ad abituarci, a vederli con un po' di superficialità; ci accontentiamo di come siamo, nel senso che sappiamo di avere sufficiente conoscenza e sufficiente amore per il Signore.

    Mettiamoci in ascolto, dunque, di Dio che parla, non lasciamo cadere nemmeno una delle sue parole. Sono parole di vita eterna, sono parole che aprono il cuore alla felicità perché lo incitano ad amare, ad andare oltre le nostre fragilità e le nostre debolezze per percorrere sentieri stupendi, a volte decisamente impegnativi, ma che lasciano tanta serenità. Certo, ognuno di noi sperimenta anche la forza del Maligno che grida a Gesù: "che cosa vuoi? Sei venuto a rovinarci?" Quando siamo tentati, però, abbiamo sempre la possibilità di lasciarci guidare e sostenere da Dio. D'altronde "se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?"
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 09, 2009 11:23 am

      • V Domenica del Tempo Ordinario. 8 febbraio 2009
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Dal libro di Giobbe 7, 1-4. 6-7
Giobbe parlò e disse: «L'uomo non compie forse un duro servizio sulla terra e i suoi giorni non sono come quelli d'un mercenario? Come lo schiavo sospira l'ombra e come il mercenario aspetta il suo salario, così a me sono toccati mesi d'illusione e notti di affanno mi sono state assegnate. Se mi corico dico: "Quando mi alzerò?". La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all'alba. I miei giorni scorrono più veloci d'una spola, svanisco­no senza un filo di speranza. Ricordati che un soffio è la mia vita: il mio occhio non rivedrà più il bene».



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 9, 16-19.22-23
Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo. Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch'io.



Dal vangelo secondo Marco 1, 29-39
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini. perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.




    • "... e là pregava"
    Siamo giunti alla famosa “giornata di Cafarnao”: l’evangelista Marco ci offre un esempio della tipica giornata di Gesù. Ci presenta, quindi Gesù che, arrivato a Cafarnao, insegna nella sinagoga, poi guarisce la suocera di Pietro e molti altri malati: una giornata intensa, nella quale il Messia si rivela per quello che è, Maestro e Taumaturgo, impegnato a fondo nella lotta contro Satana e contro il male.

    Cala la notte, ed ecco l’annotazione forse meno scontata, per noi, da parte dell’Evangelista: “al mattino presto si alzò quando era ancora buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava”. Mi piace tantissimo questo bisogno di Gesù di cercare il Padre, di avere momenti di intimità assoluta con Lui. Non si svaluta, certo, il valore della preghiera comunitaria, della famiglia, del gruppo, della parrocchia intera. Semplicemente Gesù ci ricorda che Dio ci ama personalmente, uno ad uno, e non solo come popolo.

    E con questo Dio che ama ognuno di noi deve costruire un rapporto personale profondo, capace di illuminare e indirizzare la nostra vita, costruendola sulla roccia, che è Cristo. Gesù non sottrae tempo agli altri aspetti della sua missione: Egli annuncia e insegna, guarisce e libera dal demonio. Semmai sottrae tempo al proprio riposo, si alza quando è ancora buio. Bella lezione anche per noi, spesso travolti (o forse no?) da tante attività che non ci fanno trovare il tempo per pregare. “Volere è potere”, dice un vecchio proverbio. E viene il dubbio che, se non preghiamo, è proprio perché non vogliamo pregare.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 16, 2009 8:44 am

      • VI Domenica del Tempo Ordinario. 15 febbraio 2009
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Dal libro del Levitico 13,1-2.45-46
Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse: «Se qualcuno ha sulla pelle del corpo un tumore o una pustola o macchia bianca che faccia sospettare una piaga di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno dei sacerdoti, suoi figli. Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: "Impuro! Impuro!". Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell'accampamento».



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 10,31 - 11,1
Fratelli, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza. Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo.



Dal vangelo secondo Marco 1, 40-45
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.




    • "Gesù ne ebbe compassione e lo toccò"
    Gesù guarisce un lebbroso, lo libera da una malattia che significava isolamento e morte sociale, assenza di relazioni se non con i propri simili. E, oltre a questo, la lebbra era anche giudicata castigo per una vita immorale, peccaminosa. Di quest'uomo reietto e disperato, che lo supplica in ginocchio, Gesù ha "compassione", cioè "patisce insieme", si fa coinvolgere da quella sofferenza estrema, da quell'isolamento forzato.

    Ma la parola "compassione" non chiarisce bene il reale sentimento di Gesù. Il verbo greco utilizzato dall'evangelista Marco andrebbe tradotto così: "ebbe viscere materne". Sì, Gesù prova lo stesso sentimento che una madre prova per il proprio figlio, fin da quando inizia a dimorare nel suo grembo. È lo stesso sentimento di Dio, che non si dimentica mai delle sue creature.

    Diventa più comprensibile, allora, in questo slancio d'amore "materno", il gesto di Gesù che tocca il lebbroso. Non è solo un miracolo di guarigione, questo. È prima di tutto un miracolo di vicinanza, di condivisione, un gesto che ricrea una relazione, che fa sentire accolti e amati. È il gesto della mamma, appunto, che accarezza il bambino che piange, per tranquillizzarlo, per consolarlo, per dirgli "io sono qui, con te e ti voglio bene".

    Come sarebbe bello se tutti noi riuscissimo ad imitare Gesù in questo ridonare la dignità di persona amata a chi è emarginato, escluso, destinato a morire senza disturbare il mondo "civile". Che bello sarebbe stato per Eluana Englaro se nei suoi ultimi momenti avesse ricevuto parole d'amore e qualche carezza. Ma forse in quella camera non c'era che Dio: Lui sì, come diceva papa Luciani, "è Padre,ma, ancora di più, è mamma".
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 23, 2009 11:43 am

      • VII domenica del Tempo Ordinario. 22 febbraio 2009
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Dal libro del profeta Isaia 43,18-19.21-22.24b-25
Così dice il Signore: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi. Invece tu non mi hai invocato, o Giacobbe; anzi ti sei stancato di me, o Israele. Tu mi hai dato molestia con ì peccati, mi hai stancato con le tue iniquità. Io, io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso, e non ricordo più i tuoi peccati».



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1, 18-22
Fratelli, Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è «sì» e «no». Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu il «sì». Infatti tutte le promesse di Dio in lui sono «sì». Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro «Amen» per la sua gloria. È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l'unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.



Dal vangelo secondo Marco 2, 1-12
Gesù entrò di nuovo a Cafarnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire "Alzati, prendi la tua barella e cammina"? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -: alzati, prendi la tua barella e va' a casa tua». Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».




    • "Ti sono perdonati i peccati"
    L’episodio del paralitico di Cafarnao ci spinge a numerose riflessioni su Dio, sull’uomo, sul peccato e sulla sofferenza. Possiamo immaginare la delusione di coloro che, scoperchiando persino il tetto di una casa, hanno portato il paralitico davanti a Gesù: si aspettavano il miracolo della guarigione immediata e, invece, sentono parole che suonano così strane in bocca ad un semplice uomo: "Figlio, ti sono perdonati i peccati". E infatti gli scribi presenti subito si scandalizzarono: Gesù si è arrogato un potere che è esclusivo di Dio.

    Perdonare i peccati! Un uomo potrebbe al massimo perdonare un peccato di cui è stato vittima, ma non certo i peccati di tutta una vita. Gesù può. E può permettersi di rivolgersi al paralitico con il termine di "figlio". Gesù che rivela la paternità di Dio, Gesù che vuole comunicarci una cosa importantissima: il peccato è peggio della malattia, perché il peccato ci allontana da Dio, condanna la nostra anima alla sterilità, offre la nostra vita in pasto al demonio.

    C’è proprio bisogno, allora, del perdono dei peccati, prima ancora che della guarigione fisica. La paternità di Dio si manifesta innanzitutto nel desiderio che tutti i suoi figli partecipino della gioia piena nel Regno dei Cieli. Dio ci ha creati per la felicità suprema. Una felicità che noi spesso perdiamo di vista, presi come siamo dall’inseguire le "felicità" minori, quelle che in realtà non saziano e lasciano ancora infelici. Nel progetto di Dio, invece, tutto serve al conseguimento di una realtà più grande, la piena comunione con Lui. È la logica dell’Amore, nella quale siamo coinvolti, e che comincia qui, per trovare la sua pienezza di Là.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 02, 2009 9:53 am

      • I domenica di Quaresima. 1 marzo 2009
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Dal libro della Genesi 9,8-15
Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra». Dio disse: «Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra. Quando ammasserò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi, ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e ogni essere che vive in ogni carne, e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne».



Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 3,18-22
Carissimi, Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito. E nello spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua. Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo. Egli è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.



Dal vangelo secondo Marco 1,12-15
In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».




    • "Gesù rimase quaranta giorni nel deserto"
    Inizia il cammino della Quaresima con l’immagine di Gesù nel deserto: quaranta giorni di privazioni, di digiuno, tentato da Satana. Ed è proprio per riproporre oggi l’esperienza di Gesù che la Chiesa ci invita alla preghiera, al digiuno, alla penitenza. In questi quaranta giorni siamo chiamati a rivedere il nostro rapporto con le cose, con noi stessi, con Dio. Siamo invitati a non accontentarci di come siamo e di quello che facciamo, ad andare oltre la nostra pigrizia e i nostri comandi.

    Il senso profondo del digiuno, della penitenza è, per noi, l’imitazione di Gesù. Nello stesso tempo scopriamo che è molto meglio non lasciarsi dominare da nulla che non sia Dio. Il cibo e tutto il resto (cioè tutto ciò che rischia di essere una schiavitù: computer, televisione, fumo, irascibilità, mancanza di pazienza...) non è nostro padrone: il Signore ci fa riscoprire la nostra dignità di creatura eccelsa, di principe della creazione, di luogotenente di Dio. Certo, sappiamo che la rinuncia non è mai facile: lo stiamo sperimentando, anche drammaticamente, in questo tempo di vita economica. È difficile abbassare il proprio tenore di vita!

    La Quaresima invita alla sobrietà "per scelta", non per forza. All’essenzialità per essere liberi, non a quella degli schiavi che soffrono perché si scoprono più poveri. E, ovviamente, a dare un connotato tipicamente cristiano alla penitenza ecco la carità. Rinunciamo per condividere, non per accumulare di più. Ricordarsi del povero e aiutarlo ci aiuta a superare l’egoismo e ad essere ancora di più in sintonia con Dio.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » sab mar 07, 2009 8:13 am

      • II domenica di Quaresima. 8 marzo 2009
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Dal libro della Genesi 22,1-2.9a.10-13.15-18
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito». Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8,31b-34
Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!



Dal vangelo secondo Marco 9,2-10
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.




    • "Dio mise alla prova Abramo"
    Che strano, questo Dio! Prima promette ad Abramo una discendenza più numerosa delle stelle del cielo e poi gli chiede di sacrificargli l'unico figlio che era arrivato! Ogni tanto penso allo stato d'animo mentre conduceva sul monte quell'unico figlio, il suo carissimo Isacco. Che cosa ci sarà stato nel cuore di quel padre? Rassegnazione? Rabbia? Confusione? Fiducia?

    Abramo è sempre citato nella Bibbia per la sua fede. Credo, quindi, che nel suo cuore albergasse la fiducia. Fiducia verso un Dio che conosceva bene, che non era venuto meno alle promesse, un Dio che ne sa più di noi.

    Quante volte siamo presi dal dubbio e, abbiamo bisogno di una prova in più dell'amore di Dio! Quante volte ci troviamo come gli apostoli dopo l'annuncio della passione e della morte di Gesù: scoraggiati, sfiduciati, senza più certezze. Per loro è stata necessaria la Trasfigurazione: e per noi? Quando Dio scombina i nostri piani, quando esce dai nostri schemi, quando la sua azione ci appare misteriosa o illogica, che cosa pensiamo, che cosa facciamo, a chi ci aggrappiamo?

    In realtà l'unica cosa che ci è necessaria è la fiducia assoluta in Dio. Egli non può volere il nostro male. Anche la realtà apparentemente inconciliabile con il bene può trovare un senso pieno solo nel progetto d'amore di Dio. Noi sappiamo dalla Bibbia, dalla storia, dalla nostra stessa vita, che Dio ci prende per mano e non ci abbandona mai: abbiamo sperimentato tante volte la sua vicinanza e il suo sostegno nelle difficoltà. Non sfamo mai soli. Forse, però, a volte siamo distratti e non ci accorgiamo di Lui.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 16, 2009 9:07 am

      • III domenica di Quaresima. 15 marzo 2009
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Dal libro dell'Esodo 20, 1-17
In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricordati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà. Non ucciderai. Non commetterai adulterio. Non ruberai. Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».



Dalla prima lettera di Paolo apostolo ai Corinzi 1,22-25
Fratelli, mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.



Dal vangelo secondo Giovanni 2,13-25
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.




    • "Non avrai altro dio oltre a Me"
    I comandamenti sono perentori nel sottolineare l'unicità di Dio. Egli è il Signore, l'unico, della nostra vita. Nella prima lettura Dio qualifica se stesso come "geloso", non vuole che il suo popolo dedichi il proprio cuore ad altre divinità. Gesù, però, ci dimostra attraverso il gesto profetico della cacciata dei mercanti dal tempio, che non si deve necessariamente pensare al politeismo, quando si parla di altre "divinità".

    Si può ridurre ad un "mercato" persino la casa di Dio, pur dicendo di credere in Lui! Il denaro, quindi, potrebbe diventare una divinità, a cui sacrificare parte della nostra vita. Ma, oggi, ci sono altre forme di idolatria, estremamente pericolose e sempre più presenti anche nella mentalità comune: ci sono la tecnologia e la scienza, che pretendono di procedere senza alcun vincolo morale, per il presunto "bene" dell'umanità; c'è la libertà, intesa come possibilità di agire, senza freni, facendo tutto ciò che piace, ed elevando i propri capricci a "diritto" che tutti devono rispettare. Si potrebbe continuare a lungo con l'elenco delle moderne "divinità". Ma possiamo fermarci a quella che spesso regna sovrana anche in noi, che ci diciamo discepoli di Gesù: il nostro "io"! Siamo molto capaci di citare il comandamento "ama il prossimo tuo come te stesso", ma lo mettiamo bene in pratica solo nella seconda parte.

    Amiamo noi stessi più di chiunque altro e facciamo una gran fatica a liberarci da questa specie di adorazione, che ci vuole sempre al centro della nostra attenzione, mettendo davanti a tutto le nostre esigenze, i nostri bisogni e, spesso, i nostri capricci.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 23, 2009 9:19 am

      • IV domenica di Quaresima. 22 marzo 2009
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Dal secondo libro delle Cronache 36,14-16.19-23
In quei giorni, tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme. Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l’ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. Quindi incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi. Il re [dei Caldei] deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore per bocca di Geremia: «Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni». Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola del Signore pronunciata per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: "Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!"».



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 2,4-10
Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.



Dal vangelo secondo Giovanni 3,14-21
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».




    • "Dio, ricco di misericordia"
    In questa Domenica siamo invitati a contemplare la misericordia di Dio, di un Dio che non si stanca mai di richiamare il suo popolo alla conversione, che lo ama e lo purifica (anche questa è misericordia!), insomma lo aiuta ad esercitare nel bene la libertà che gli ha donato. Sì, perché è vero che possiamo contemplare l'amore di Dio nel fatto che ci perdona, nel fatto che ha mandato il Figlio unigenito per la nostra salvezza, è altrettanto che Dio ci manifesta il Suo amore nell'averci creati liberi.

    Dio non vuole marionette attorno a sé, non vuole schiavi obbligati a servirlo. Dio ci vuole "persone", capaci di amare liberamente ed anche di rifiutare liberamente. Non siamo mai obbligati né a riconoscerlo né a pregarlo né ad amarlo. Non siamo obbligati a seguire la via del bene e della gioia. Abbiamo il tremendo potere di allontanarci da Lui, di percorrere altre vie, persino di erigere il male come principio della nostra vita.

    Ed è questa libertà a renderci responsabili delle nostre scelte e delle nostre azioni conseguenti. È questo il senso della frase che troviamo nel Vangelo odierno e che può sembrare in contraddizione con la misericordia di Dio: "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui. Chi crede in Lui non è condannato, ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'Unigenito Figlio di Dio".

    Condanna e salvezza, morte e vita, tristezza e gioia: tutto questo è nelle nostre mani, per dono di Dio. E Lui ci da tutto quello che è necessario per fare la scelta giusta.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 30, 2009 8:08 am

      • V domenica di Quaresima. 29 marzo 2009
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Dal libro del profeta Geremia 31, 31-34
Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore. Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore –: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: «Conoscete il Signore», perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore –, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato.



Dalla lettera agli Ebrei 5,7-9
Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.



Dal vangelo secondo Giovanni 12,20-33
In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsaida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.




    • "Vogliamo vedere Gesù"
    Qualche volta penso, magari illudendomi, che questo desiderio non sia solo dei Greci che lo manifestano all'apostolo Filippo. Voglio credere che il desiderio di vedere Gesù sia radicato anche nel cuore dell'uomo d'oggi. Spesso ho l'impressione che la ricerca di Dio (quella vera, che impegna i pensieri e le riflessioni) sia un po' lasciata da parte. Ci si accontenta di considerare Dio tra gli accessori della vita, un po' meno importante della casa e della macchina, decisamente meno importante del lavoro, della salute, del divertimento.

    Eppure l'uomo è fatto per Dio! Mi chiedo, a volte, a che cosa pensano le centinaia di migliaia di persone che ogni giorno trascorrono ore in macchina oppure in treno. Non voglio ritenere che pensino solo alle cose contingenti della vita: il lavoro oggi, la televisione di questa sera, la partita di ieri, chissà che belle le vacanze in Egitto a Pasqua. E nemmeno posso credere che quando si affacciano alla mente i pensieri importanti (i figli, i genitori, gli amici, qualcuno che non sta bene) non entri, con essi, anche il pensiero di Dio.

    Ma è diverso "voler vedere Gesù": si tratta di volere un incontro vero, significativo, non fugace e frettoloso. Vuoi dire desiderio di ascoltare "parole di vita eterna", di allargare i nostri orizzonti per contemplare ed accogliere l'Amore inaudito di Dio, che dona il Figlio unigenito. È più difficile e meno bello affrontare la vita quando non si conosce Gesù. È sentirsi perennemente soli e incapaci, tristemente consapevoli di una realtà espressa da Gesù stesso: "senza di me non potete far nulla".
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 06, 2009 8:57 am

      • Domenica delle Palme. 5 aprile 2009
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Dal libro del profeta Isaia 50,4-7
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati. Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 2,6-11
Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.



Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco 14,1 - 15,47
  • Cercavano il modo di impadronirsi di lui per ucciderlo
Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Azzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».
  • Ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura
Gesù si trovava a Betania, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un'azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».
  • Promisero a Giuda Iscariota di dargli denaro
Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all'udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.
  • Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?
Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?". Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
  • Uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà
Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l'altro: «Sono forse io?». Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo, dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!».
  • Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue dell'alleanza
E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: X«Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
  • Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai
Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto: "Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse". Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.
  • Cominciò a sentire paura e angoscia
Giunsero a un podere chiamato Getsemani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po' innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell'ora. E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
  • Arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta
E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì» e lo baciò. Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio. Allora Gesù disse loro: «Come se fossi un brigante siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!». Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.
  • Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?
Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Lo abbiamo udito mentre diceva: "Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d'uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d'uomo"». Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: «Fa' il profeta!». E i servi lo schiaffeggiavano.
  • Non conosco quest'uomo di cui parlate
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l'ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest'uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.
  • Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?
E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
  • Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.
  • Condussero Gesù al luogo del Golgota
Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Golgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.
  • Con lui crocifissero anche due ladroni
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.
  • Ha salvato altri e non può salvare se stesso!
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
  • Gesù, dando un forte grido, spirò
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!». Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.
  • Giuseppe fece rotolare una pietra all'entrata del sepolcro
Venuta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch'egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all'entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.




    • "Non ha sottratto la faccia agli insulti e agli sputi"
    Sembrano strane queste parole del profeta Isaia nella Domenica in cui si celebra l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme. La folla in festa, gli “osanna”, i rami di palma agitati in segno di gioia: tutto, oggi, farebbe pensare ad un percorso facile, tra gente disposta ad ascoltare e a seguire in ogni cosa il Maestro e invece... E invece la conclusione la conosciamo tutta: fosse stato per la folla tutto sarebbe finito, tra qualche giorno, con insulti e sputi, con un “poveraccio” messo in croce dietro richiesta di quello stesso popolo che oggi grida “osanna” e domani urla “crocifiggilo!”.

    La conclusione vera, però, è quella stabilita da Dio: il “poveraccio”, insultato, schernito, percosso, umiliato e ucciso, risorge. Lui è veramente il Cristo, il Figlio di Dio. Siamo chiamati, dunque, ad accompagnare Gesù sulla via della croce, per poter arrivare alla gioia della risurrezione. Ma siamo invitati, soprattutto, a contemplare e a gustare la profondità dell’Amore di Dio: un Amore totale, infinito.

    Stupiti da questo Amore, ci sentiamo coinvolti in uno stile, in un progetto, in una dimensione diversa da quella che propone il “mondo”; come è stato per Gesù, ci scopriamo chiamati a servire anziché ad essere serviti, a dare gratuitamente ciò che gratuitamente abbiamo ricevuto, disposti a morire come il chicco di grano, che proprio morendo potrà portare frutto. Condividere la vita di Gesù, ripresentandola oggi, così da permettere a tutti d’incontrarlo: è lo scopo della nostra esistenza. È la felicità.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 13, 2009 7:46 am

      • Domenica di Pasqua. 12 aprile 2009
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Dagli Atti degli Apostoli 10, 34a. 37-43
In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 3, 1-4
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

oppure:

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 5, 6b-8
Fratelli, non sapete che un po' di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.



Dal vangelo secondo Giovanni 20, 1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

alla sera:

Dal vangelo secondo Luca 24, 13-35
In quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino» . Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.




    • "La pietra era stata tolta dal sepolcro
    Appena maria di Magdala vede la grande pietra tolta dal sepolcro corre subito da Pietro e Giovanni per dire loro una sua certezza: “hanno portato via il Signore dal sepolcro!”. La pietra tolta diventa, per questa donna, il segno eloquente che qualcosa di strano è successo: un morto è stato portato via! La pietra, ostacolo notevole, non è più al suo posto, non frena più gli slanci, non può più evitare l’entrata e nemmeno l’uscita.

    Quel sepolcro torna ad essere ciò che era, un buco nella roccia, ma si apre anche ad essere qualcosa di nuovo, il segno della Risurrezione. Il morto è ora il Vivente. Il Crocifisso è il Risorto. Davanti a questa pietra rimossa mi vien da pensare a tutte le pietre che ostacolano la nostra fede e la nostra carità. A tutti quei sassi che costellano il terreno del nostro cuore, rendendolo spesso arido e incapace di scorgere le meraviglie di Dio. E quando le pietre diventano troppo grandi cancellano anche la nostra speranza, diventano un peso che non ci permette di cercare le cose di lassù, “dove è Cristo, seduto alla destra di Dio”.

    Oggi siamo chiamati anche noi a rimuovere la pietra per permettere alla gioia del Signore Risorto di passare, di entrare nel nostro cuore a ravvivare il nostro entusiasmo, a far risplendere la bellezza del sentirsi discepoli di Gesù. Un’esistenza trasformata, che passa dalla tristezza di giorni trascinati, alla gioiosa consapevolezza che ogni istante della nostra vita è dono gratuito del Padre e, merita di essere vissuto con intensità e amore. Buona Pasqua!
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 20, 2009 8:48 am

      • II domenica di Pasqua. 19 aprile 2009
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Dagli Atti degli Apostoli 4, 32-35
La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.



Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 5, 1-6
Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.



Dal vangelo secondo Giovanni 20, 19-31
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.




    • "I discepoli gioirono al vedere il Signore"
    Vedere Gesù: dopo la morte in croce poteva essere crollata ogni speranza. E chissà, forse anche la vista del sepolcro vuoto non era bastata ad alimentare una fede ormai delusa. E, invece, ecco Gesù! È proprio Lui, sono evidenti sul suo corpo i segni della crocifissione: è il Crocifisso Risorto!

    Solo guardandolo bene, solo fissando lo sguardo del cuore su di Lui possiamo ritrovare la forza di affrontare con gioia la vita. Il Dio che ha fatto esperienza della morte ci fa partecipi della sua Risurrezione per renderci, a nostra volta, diffusori di un messaggio di vita e di pace.

    Tutto questo non ci fa chiudere gli occhi sui drammi del mondo e sulle nostre stesse difficoltà: il discepolo di Gesù risorto non è un ingenuo sempliciotto che vive perennemente sulle nuvole. È , invece, una persona estremamente realista. Un realismo che nasce dalla fede in Colui che ha vinto tutto, anche il peccato e la morte, e diventa incrollabile fiducia in un Dio che, attraverso la sua misericordiosa potenza, ci aiuta a superare i nostri limiti e le nostre debolezze, per metterci a servizio di un grandioso progetto d'amore.

    Attraverso la nostra opera l'annuncio di Pasqua deve continuare a sconvolgere il mondo, deve offrire speranza a chi è abbattuto e sfiduciato, deve diventare solidarietà concreta con il povero, il malato, l'abbandonato. In noi è attraverso di noi il Crocifisso risorto può ancora abbracciare il mondo, accogliendo i peccatori e ridonando la dignità di figli di Dio anche a coloro che l'hanno rifiutata. In noi e attraverso di noi Cristo continua ad "attirare tutti a sé".
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 27, 2009 7:30 am

      • III domenica di Pasqua. 26 aprile 2009
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Dagli Atti degli Apostoli 3, 13-15. 17-19
In quei giorni, Pietro disse al popolo: «Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni. Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati».



Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 2, 1-5
Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paraclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.



Dal vangelo secondo Luca 24, 35-48
In quel tempo, narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».





    • ”Lo avevano riconosciuto nello spezzare il pane”
    Il brano evangelico di questa Domenica si apre con una retrospettiva: i due discepoli di Emmaus si presentano agli Apostoli e raccontano “ciò che era accaduto lungo la via”. Se oggi qualcuno ci chiedesse di raccontare il nostro incontro con Gesù, che cosa gli diremmo? Quali esperienze di incontro potremmo descrivere? Quali sensazioni potremmo dire di aver provato?

    Incontrare Gesù: in fondo è questo il momento fondamentale della nostra vita di fede ed è a questo incontro che dovremmo condurre tanti uomini e tante donne che cercano di dare un senso pieno alla propria vita. Dove incontriamo Gesù? I discepoli di Emmaus non hanno dubbi: la loro esperienza è quella dell’Eucaristia. Gesù illustra le Sacre Scritture svelandone il senso profondo e alla fine spezza il pane.

    Potremmo dire, allora, che il luogo privilegiato dell’incontro con Gesù è, oggi, la santa Messa. Qui Gesù è presente nella Parola, qui Gesù offre in dono se stesso nel pane e nel vino. Certo, può capitare anche a noi di non riconoscerlo, di essere “sciocchi e tardi di cuore”, di ritenerlo un fantasma e di non credere fino in fondo. Quante volte partecipiamo alla Messa in modo superficiale e distratto, impegnati più a seguire pensieri estranei che a lasciarci nutrire di Lui? Eppure, con pazienza infinita, il Signore continua ad invitarci al suo banchetto, continua a volerci partecipi del suo sacrificio. Il “convito nuziale” vede lo Sposo continuare ad amare follemente una Sposa qualche volta disinteressata e un po’ infedele. Quanto amore nel nostro Dio!
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 04, 2009 10:01 am

      • IV domenica di Pasqua. 3 maggio 2009
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Dagli Atti degli Apostoli 4, 8-12
In quei giorni, Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».



Dalla prima lettera di san Giovanni Apostolo 3,1-2
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.



Dal vangelo secondo Giovanni 10, 11-18
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».




    • "Io sono il buon pastore"
    In un'epoca tecnologica come la nostra è sempre più difficile venire a contatto con i pastori veri, quelli cioè che accompagnano il proprio gregge alla continua ricerca di pascoli. Al massimo potrà capitare a chi ama le vacanze in montagna, di incontrare qualche mandriano o qualche "casaro" che, d'estate, vive con le mandrie di mucche sugli alpeggi. Per il resto, suppliscono le immagini della televisione e quelle del catechismo o di qualche Bibbia illustrata. Così si perde la comprensione più profonda del compito dei pastori: i suoi sacrifici, il non avere, per molti mesi l'anno, una casa stabile, il dormire sotto una tenda con ogni tempo, l'accudire quotidianamente decine e decine di animali... Una vita tremenda, secondo gli schemi moderni.

    Quando Gesù applica a sé il termine "pastore", prendendo anche le distanze dai "mercenari" (cioè da quei pastori prezzolati, non proprietari del gregge, che non servivano il gregge, ma le proprie tasche e non esitavano ad abbandonarlo alle fauci dei lupi), vuole indicarci tutti i sacrifici e le sofferenze che è chiamato a sopportare per noi, fino al sacrificio supremo della propria vita.

    Con un pastore così le pecore possono sentirsi al sicuro: sono seguite, amate, guidate ai pascoli erbosi, accompagnate attraverso valli oscure. Insomma, non sono mai sole e abbandonate a se stesse. Il buon pastore ci permette di gustare quella realtà espressa in modo stupendo da San Giovanni nella seconda lettura: "quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!".
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 11, 2009 8:15 am

      • V domenica di Pasqua. 10 maggio 2009
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Dagli Atti degli Apostoli 9, 26-31
In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo. Allora Barnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso. La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.



Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 3, 18-24
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità. In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito. Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.



Dal vangelo secondo Giovanni 15, 1-8
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».




    • "Io sono la vite vera"
    È molto suggestivo il paragone che viene usato da Gesù in questo brano evangelico: la vite e i tralci. È l’immagine di una realtà unica, che non si può scindere. I tralci, senza la vite, muoiono. Se rimangono nella vite, invece, portano frutto. E quali sono, questi frutti? La prima lettera di Giovanni ci fa pensare allo Spirito Santo: “in questo conosciamo che Egli rimane in noi; dallo Spirito che ci ha dato”. Dunque colui è ben attaccato alla vite ha in sé lo Spirito Santo. E questo deve manifestarsi nell’esistenza concreta del discepolo.

    San Paolo, nella lettera ai Galati, ci parla dei frutti dello Spirito: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé. Da questi frutti si capisce se un tralcio è inserito nella vite. All’opposto vi sono i prodotti della “carne”, cioè quelle opere che sono tipiche di chi non si lascia plasmare dallo Spirito e si oppone tenacemente all’azione del Padre vignaiolo. Coloro nella cui vita sono presenti “fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge” sono sotto il potere di Satana e le loro opere contribuiscono a distruggere, a ferire il corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa.

    Se siamo in Cristo siamo fondati sulla roccia e il peccato non ha più potere su di noi. Il discepolo di Gesù può, dunque, vivere la piena libertà umana che è libertà di amare senza limiti. L’azione dello Spirito Santo ci porta verso traguardi inimmaginabili per una semplice creatura: siamo continuamente ricostruiti ad immagine di Cristo, per poterlo riproporre, oggi, all’umanità intera.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 18, 2009 7:44 am

      • VI domenica di Pasqua. 17 maggio 2009
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Dagli Atti degli Apostoli 10, 25-27. 34-35. 44-48
Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio], questi gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!». Poi prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga». Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.



Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo 4, 7-10
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.



Dal vangelo secondo Giovanni 15, 9-17
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».



    • "Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri"
    Si può comandare di amare? Si può amare “per comando”? Travolti da tanta letteratura adolescenziale (che offre proprio l’adolescenza come modello da imitare anche ai sessantenni), siamo portati a pensare che l’Amore sia esclusivamente “spontaneo”, cioè un sentimento (o un’emozione?) che c’è o non c’è, e, se non c’è, non possiamo imporcelo. Questo concetto dell’amore ci induce a fare nostra la frase titolo di un famoso libro: “Va’ dove ti porta il cuore”. E, oggi, ne vediamo i risultati! Famiglie sfasciate, esperienze affettive sempre più precoci e deleterie, perché non supportate da una sufficiente maturità personale, incapacità assoluta di fare sacrifici se non per ciò che “emoziona”.

    Benedetto XVI, nella sua prima Enciclica, ci ha ricordato che l’Amore è si sentimento, ma è anche volontà. Si possono fare gesti d’amore anche senza amare in modo diretto la persona che ne è oggetto: si può aiutare per amore di Gesù e non per amore degli “aiutati”. La radice profonda del Cristianesimo, oggi annunciata nel brano evangelico di Giovanni e ribadita nella sua prima lettera, è proprio un Amore che va oltre noi stessi, i nostri sentimenti e i nostri stessi limiti.

    Amiamo per Amore di un Altro, che ci chiede, dalla croce, di renderlo presente nel mondo. Amiamo perché Lui ci ha amato per primo, ci ha dato l’esempio. L’Amore, dunque, è tipico dei forti. Non è fatto di parole o di sdolcinature, è qualcosa che a volte sentiamo dentro e altre (la maggior parte?) ci imponiamo almeno esteriormente. Senza la tentazione di pensare che allora siamo ipocriti: siamo semplicemente persone che vincono il proprio naturale egoismo per Amore di Gesù.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 25, 2009 8:15 am

      • Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo. 24 maggio 2009
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Dagli atti degli Apostoli 1,1-11
Nel primo racconto, o Teofilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4, 1-13
Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell'amore, avendo a cuore di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.



Dal vangelo secondo Marco 16, 15-20
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.




    • "Proclamate il Vangelo ad ogni creatura"
    Condurre il mondo all'unità di una sola fede. Sarà mai possibile? In fondo, però, il Signore non ci dice di "convenire" (magari a forza, come pure è avvenuto nella storia della Chiesa e non solo!) tutti, anzi ammette già che alcuni non crederanno. Si tratta, allora, semplicemente di annunciare il Vangelo a tutti coloro che incontriamo. Ascoltino o non ascoltino, noi abbiamo il dovere di annunciare il mirabile progetto d'Amore di Dio, che vuole salvare l'umanità.

    Spesso abbiamo un po' di timore nel parlare di Gesù. Penso a tanti luoghi frequentati abitualmente e che richiederebbero un annuncio forte e coerente: l'ambiente di lavoro, la scuola, gli stessi amici che frequentiamo non sempre sono disponibili ad accoglierci come discepoli di Gesù. Qualche volta la battutina sarcastica, qualche un'opposizione più marcata contro la Chiesa, altre volte un'avversione verso tutto ciò che sa di religione: da queste cose spesso ci lasciamo intimidire e non pensiamo più al tesoro che abbiamo e che dobbiamo condividere con gli altri, con tutti gli altri.

    Certo, nel momento in cui annunciamo il Vangelo con le parole ci viene richiesta automaticamente anche la coerenza della vita. E gli altri (soprattutto quelli che non vogliono ascoltare) diventano giudici intransigenti di tutte le nostre azioni. Ma questo non deve farci indietreggiare, sapendo che non siamo soli: Gesù è con tutti noi, fino alla fine del mondo. Lui non è una delle tante ideologie o dottrine filosofico politiche, che costellano il nostro mondo: Lui è il vivente che da senso e scopo alla nostra vita. Senza di Lui non possiamo far nulla. E questo dobbiamo dirlo a tutti.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » sab mag 30, 2009 7:59 am

      • Domenica di Pentecoste. 31 maggio 2009
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Dagli Atti degli Apostoli 2, 1-11
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti; abitanti della Mesopotamica, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati 5, 16-25
Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c'è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.



Dal vangelo secondo Giovanni 15, 26-27; 16, 12-15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».




    • "Fratelli, camminate secondo lo Spirito"
    Lo Spirito Santo anima la vita dei discepoli di Gesù. Ci fa essere creature nuove, che non vivono più secondo la "carne", cioè il peccato, ma che superano anche il livello della "psiche", cioè della pura e semplice ragione umana: siamo ormai uniti indissolubilmente a Cristo e nella fede in Lui misuriamo tutto quello che accade.

    Anche in questo senso lo Spirito Santo ci guida alla verità tutta intera: è grazie alla sua azione, infatti, che scopriamo i significati più veri e profondi dei fatti della nostra vita. Grazie a Lui riusciamo a vedere come un dono anche quello che, umanamente, poteva sembrarci una perdita. È ancora lo Spirito Santo che ci aiuta a cogliere l'Amore del Padre, che si manifesta nel supremo sacrificio del Figlio ed è ancora lo Spirito che ci sostiene nel nostro cammino dietro a Gesù, per riproporre la sua opera al mondo di oggi.

    Dallo Spirito Santo viene la forza di essere testimoni, sempre e comunque, qualunque cosa accada, dell'Amore di Dio, Senza di Lui ci perderemmo nei nostri vani ragionamenti, ci faremmo prendere da mille paure e tentennamenti, ci fermeremmo a considerazioni di "buon senso", ma non riusciremmo a vivere autenticamente il Vangelo con le sue esigenze radicali, con quell'amore verso Gesù che diventa unico criterio della nostra vita. Certo, ci si accorge di quanta resistenza facciamo all'opera dello Spirito Santo, in noi e nella Chiesa.

    Spesso siamo prigionieri dei nostri schemi, dei nostri pregiudizi e non accogliamo la fantasia dello Spirito, che magari sconvolge i progetti umani, ma sempre per un bene più grande. Ed è Lui il "padre dei poveri, il datore dei doni, la luce dei cuori". Vieni, Spirito Santo.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 08, 2009 7:59 am

      • Santissima Trinità. 7 giugno 2009
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Dal libro del Deuteronomio 4, 32-34. 39-40
Mosè parlò al popolo dicendo: «Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l'uomo sulla terra e da un'estremità all'altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l'hai udita tu, e che rimanesse vivo? O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un'altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore, vostro Dio, in Egitto, sotto i tuoi occhi? Sappi dunque oggi e medita bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n'è altro. Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà per sempre».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 14-17
Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.



Dal vangelo secondo Matteo 28, 16-20
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».




    • "Gli undici discepoli dubitarono"
    Certo, davanti ad un mistero impenetrabile come quello della Trinità, qualche dubbio potrebbe venire anche a noi, ormai abituati (assuefatti?) a duemila anni di cristianesimo. Bisogna però anche dire che le dispute teologiche che hanno arroventato i primi secoli della Chiesa sono molto lontane dal nostro sentire. Noi siamo più abituati ad andare all'osso delle questioni. Oppure le tematiche religiose non sono ritenute le più importanti della vita, che richiedono ben altro che disquisizioni colte: c'è da tirare la fine del mese, altro che storie!

    E allora andiamo all'osso della questione, che è più semplice di quanto si creda: Dio è Amore, Proprio questa è l'essenza del mistero Trinitario. E noi siamo chiamati ad amare allo stesso modo, siamo chiamati a rendere visibile l'Amore totalmente gratuito di Dio. Padre e Figlio e Spirito Santo: questo è il nostro modello e a realizzare questo modello dovremmo pensare ogni volta che facciamo il segno della croce.

    Sarebbe opportuno recuperare il significato autentico di questo gesto, troppo spesso ridotto al ruolo di scaramantico portafortuna. Iniziare la nostra giornata con il segno della croce significa mettersi, fin da subito, nell'ottica dell'Amore, significa prendersi il solenne impegno di vivere, per tutto il giorno, come autentici discepoli di Gesù. Non un gesto superficiale, dunque, ma una vera e propria adesione quotidiana al progetto di Dio per ciascuno di noi e per il mondo intero, costi quel che costi, fino alla croce, se necessario.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 15, 2009 10:49 am

      • Corpus Domini. 14 giugno 2009
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Dal libro dell'Esodo 24, 3-8
In quei giorni, Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!». Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d'Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore. Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l'altra metà sull'altare. Quindi prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto». Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell'alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».



Dalla lettera degli Ebrei 9, 11-15
Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d'uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna. Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo - il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio - purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente? Per questo egli è mediatore di un'alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l'eredità eterna che era stata promessa.



Dal vangelo secondo Marco14, 12-16. 22-26
Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.




    • "Preparate la cena per noi"
    Gesù ordina ai suoi discepoli di preparare la cena, l’ultima. È il momento più intimo della sua vita: solo Lui con i suoi, con coloro che lo hanno seguito nel cammino e che si preparano ad affrontare con Lui la prova suprema. Momento di comunione profonda, dunque, momento nel quale Gesù dona se stesso e dà vita ad un’alleanza perenne tra Dio e l’uomo.

    Ancora oggi, per noi, l’Eucaristia dovrebbe essere un momento d’intimità, di comunione profonda con Lui e tra di noi, come se partecipassimo in prima persona all’ultima Cena. E poi restiamo stupiti davanti a quella Presenza che si perpetua nel tempo, alla promessa momentanea di restare con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo! Presenza discreta e silenziosa, dimorante in una chiesa, in un Tabernacolo, eppure presenza così viva ed efficace, portatrice di luce, di consolazione. Gesù, nell’Eucaristia, continua ad accoglierci, a dirci “venite a me voi tutti, che siete affaticati ed oppressi e io vi ristorerò”.

    Eppure quanto poco sappiamo cogliere l’occasione di questa Presenza che attende: quante volte passiamo davanti alla chiesa distrattamente, senza nemmeno ricordarsi che lì c’è Qualcuno che può dirci parole di vita eterna? Noi corriamo, tutti presi dai nostri pensieri e dalle nostre attività e non ci rendiamo conto che una sosta davanti a Colui che è Pane di Vita ci darebbe maggiori energie e anche un po’ più di sapienza per affrontare diversamente il lungo scorrere dei giorni. Approfittiamo, allora, almeno di questa festa per andare a trovare Colui che ci ama.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » dom giu 21, 2009 6:34 pm

      • XII domenica del Tempo Ordinario. 21 giugno 2009
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Dal libro di Giobbe 38,1.8-11
Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all'uragano: «Chi ha chiuso tra due porte il mare, quando usciva impetuoso dal seno materno, quando io lo vestivo di nubi e lo fasciavo di una nuvola oscura, quando gli ho fissato un limite, gli ho messo chiavistello e due porte dicendo: "Fin qui giungerai e non oltre e qui s'infrangerà l'orgoglio delle tue onde"?».



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 5,14-17
Fratelli, l'amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.



Dal Vangelo secondo Marco 4,35-41
In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all'altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».




    • "Perché avete paura?"
    La barca sulla quale Gesù e i discepoli stanno viaggiando è in balia delle onde e del vento. Gesù dorme e i discepoli sono spaventati e si sentono abbandonati. Sembra quasi di vedere rappresentati, in questo episodio, alcuni momenti della nostra vita: quelli nei quali abbiamo sbandato un po' sotto i colpi delle avversità, quelli nei quali la fede ha vacillato e ci siamo sentiti un po' abbandonati da Dio.

    L'invito forte, che ci viene quest'oggi, è di non avere paura: Gesù è con noi sulla barca. Certo c'è anche una domanda, da parte di Gesù: "non avete ancora fede?". La risposta è ovvia, e la conosce bene anche Gesù: no, i discepoli non hanno ancora fede, fanno fatica a credere che quell'uomo si interessi veramente a loro, forse hanno anche dei dubbi di fronte alle sue reali possibilità davanti alla tempesta.

    "Chi è dunque costui, che il vento e il mare gli obbediscono?". Già, chi è davvero Gesù, per noi? Quale posto realmente occupa nella nostra vita? Quale spessore e consistenza ha la nostra fede? Sono tutte domande importanti, che spesso siamo portati a trascurare, un po' perché non abbiamo molto tempo per trovare le risposte, un po' perché la risposta fondamentalmente c'è l'abbiamo già: ci riteniamo ottimi cristiani, che hanno una "gran fede"! Sarebbe opportuno, invece, mettersi in discussione ed impegnarci a fare sempre più spazio a Gesù nel nostro cuore, senza accontentarsi della "gran fede" che pensiamo di avere. Viene sempre il momento, nella vita, in cui la tempesta mette alla prova la nostra fede: solo lì si vedrà se è davvero "grande".
    • don Roberto Pandolfi
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Ultima modifica di miriam bolfissimo il lun giu 29, 2009 9:47 am, modificato 1 volta in totale.
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