Quaresima 2008

Omelie di Monsignor Antonio Riboldi e altri commenti alla Parola, a cura di miriam bolfissimo

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Messaggio da miriam bolfissimo » mar feb 05, 2008 6:25 pm

Miei carissimi tutti, pace e bene! mentre siamo in comunione di preghiera con la novena alla Beata Vergine di Lourdes, inizia il cammino quaresimale: accogliamo con semplicità di cuore questo prezioso tempo, e proviamo a far parlare d'Amore ogni nostro passo: buona santa quaresima a tutti!

Un abbraccissimo, miriam bolfissimo ;)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » mar feb 05, 2008 6:32 pm


  • Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la Quaresima 2008
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Cari fratelli e sorelle!

1. Ogni anno, la Quaresima ci offre una provvidenziale occasione per approfondire il senso e il valore del nostro essere cristiani, e ci stimola a riscoprire la misericordia di Dio perché diventiamo, a nostra volta, più misericordiosi verso i fratelli. Nel tempo quaresimale la Chiesa si preoccupa di proporre alcuni specifici impegni che accompagnino concretamente i fedeli in questo processo di rinnovamento interiore: essi sono la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Quest’anno, nel consueto Messaggio quaresimale, desidero soffermarmi a riflettere sulla pratica dell’elemosina, che rappresenta un modo concreto di venire in aiuto a chi è nel bisogno e, al tempo stesso, un esercizio ascetico per liberarsi dall’attaccamento ai beni terreni. Quanto sia forte la suggestione delle ricchezze materiali, e quanto netta debba essere la nostra decisione di non idolatrarle, lo afferma Gesù in maniera perentoria: “Non potete servire a Dio e al denaro” (Lc 16,13). L’elemosina ci aiuta a vincere questa costante tentazione, educandoci a venire incontro alle necessità del prossimo e a condividere con gli altri quanto per bontà divina possediamo. A questo mirano le collette speciali a favore dei poveri, che in Quaresima vengono promosse in molte parti del mondo. In tal modo, alla purificazione interiore si aggiunge un gesto di comunione ecclesiale, secondo quanto avveniva già nella Chiesa primitiva. San Paolo ne parla nelle sue Lettere a proposito della colletta a favore della comunità di Gerusalemme (cfr 2 Cor 8-9; Rm 15,25-27).

2. Secondo l’insegnamento evangelico, noi non siamo proprietari bensì amministratori dei beni che possediamo: essi quindi non vanno considerati come esclusiva proprietà, ma come mezzi attraverso i quali il Signore chiama ciascuno di noi a farsi tramite della sua provvidenza verso il prossimo. Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica, i beni materiali rivestono una valenza sociale, secondo il principio della loro destinazione universale (cfr n. 2404). Nel Vangelo è chiaro il monito di Gesù verso chi possiede e utilizza solo per sé le ricchezze terrene. Di fronte alle moltitudini che, carenti di tutto, patiscono la fame, acquistano il tono di un forte rimprovero le parole di san Giovanni: “Se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il proprio fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio?” (1 Gv 3,17). Con maggiore eloquenza risuona il richiamo alla condivisione nei Paesi la cui popolazione è composta in maggioranza da cristiani, essendo ancor più grave la loro responsabilità di fronte alle moltitudini che soffrono nell’indigenza e nell’abbandono. Soccorrerle è un dovere di giustizia prima ancora che un atto di carità.

3. Il Vangelo pone in luce una caratteristica tipica dell’elemosina cristiana: deve essere nascosta. “Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra”, dice Gesù, “perché la tua elemosina resti segreta” (Mt 6,3-4). E poco prima aveva detto che non ci si deve vantare delle proprie buone azioni, per non rischiare di essere privati della ricompensa celeste (cfr Mt 6,1-2). La preoccupazione del discepolo è che tutto vada a maggior gloria di Dio. Gesù ammonisce: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,16). Tutto deve essere dunque compiuto a gloria di Dio e non nostra. Questa consapevolezza accompagni, cari fratelli e sorelle, ogni gesto di aiuto al prossimo evitando che si trasformi in un mezzo per porre in evidenza noi stessi. Se nel compiere una buona azione non abbiamo come fine la gloria di Dio e il vero bene dei fratelli, ma miriamo piuttosto ad un ritorno di interesse personale o semplicemente di plauso, ci poniamo fuori dell’ottica evangelica. Nella moderna società dell’immagine occorre vigilare attentamente, poiché questa tentazione è ricorrente. L’elemosina evangelica non è semplice filantropia: è piuttosto un’espressione concreta della carità, virtù teologale che esige l’interiore conversione all’amore di Dio e dei fratelli, ad imitazione di Gesù Cristo, il quale morendo in croce donò tutto se stesso per noi. Come non ringraziare Dio per le tante persone che nel silenzio, lontano dai riflettori della società mediatica, compiono con questo spirito azioni generose di sostegno al prossimo in difficoltà? A ben poco serve donare i propri beni agli altri, se per questo il cuore si gonfia di vanagloria: ecco perché non cerca un riconoscimento umano per le opere di misericordia che compie chi sa che Dio “vede nel segreto” e nel segreto ricompenserà.

4. Invitandoci a considerare l’elemosina con uno sguardo più profondo, che trascenda la dimensione puramente materiale, la Scrittura ci insegna che c’è più gioia nel dare che nel ricevere (cfr At 20,35). Quando agiamo con amore esprimiamo la verità del nostro essere: siamo stati infatti creati non per noi stessi, ma per Dio e per i fratelli (cfr 2 Cor 5,15). Ogni volta che per amore di Dio condividiamo i nostri beni con il prossimo bisognoso, sperimentiamo che la pienezza di vita viene dall’amore e tutto ci ritorna come benedizione in forma di pace, di interiore soddisfazione e di gioia. Il Padre celeste ricompensa le nostre elemosine con la sua gioia. E c’è di più: san Pietro cita tra i frutti spirituali dell’elemosina il perdono dei peccati. “La carità - egli scrive - copre una moltitudine di peccati” (1 Pt 4,8). Come spesso ripete la liturgia quaresimale, Iddio offre a noi peccatori la possibilità di essere perdonati. Il fatto di condividere con i poveri ciò che possediamo ci dispone a ricevere tale dono. Penso, in questo momento, a quanti avvertono il peso del male compiuto e, proprio per questo, si sentono lontani da Dio, timorosi e quasi incapaci di ricorrere a Lui. L’elemosina, avvicinandoci agli altri, ci avvicina a Dio e può diventare strumento di autentica conversione e riconciliazione con Lui e con i fratelli.

5. L’elemosina educa alla generosità dell’amore. San Giuseppe Benedetto Cottolengo soleva raccomandare: “Non contate mai le monete che date, perché io dico sempre così: se nel fare l’elemosina la mano sinistra non ha da sapere ciò che fa la destra, anche la destra non ha da sapere ciò che fa essa medesima” (Detti e pensieri, Edilibri, n. 201). Al riguardo, è quanto mai significativo l’episodio evangelico della vedova che, nella sua miseria, getta nel tesoro del tempio “tutto quanto aveva per vivere” (Mc 12,44). La sua piccola e insignificante moneta diviene un simbolo eloquente: questa vedova dona a Dio non del suo superfluo, non tanto ciò che ha, ma quello che è. Tutta se stessa.

Questo episodio commovente si trova inserito nella descrizione dei giorni che precedono immediatamente la passione e morte di Gesù, il quale, come nota san Paolo, si è fatto povero per arricchirci della sua povertà (cfr 2 Cor 8,9); ha dato tutto se stesso per noi. La Quaresima, anche attraverso la pratica dell’elemosina ci spinge a seguire il suo esempio. Alla sua scuola possiamo imparare a fare della nostra vita un dono totale; imitandolo riusciamo a renderci disponibili, non tanto a dare qualcosa di ciò che possediamo, bensì noi stessi. L’intero Vangelo non si riassume forse nell’unico comandamento della carità? La pratica quaresimale dell’elemosina diviene pertanto un mezzo per approfondire la nostra vocazione cristiana. Quando gratuitamente offre se stesso, il cristiano testimonia che non è la ricchezza materiale a dettare le leggi dell’esistenza, ma l’amore. Ciò che dà valore all’elemosina è dunque l’amore, che ispira forme diverse di dono, secondo le possibilità e le condizioni di ciascuno.

6. Cari fratelli e sorelle, la Quaresima ci invita ad “allenarci” spiritualmente, anche mediante la pratica dell’elemosina, per crescere nella carità e riconoscere nei poveri Cristo stesso. Negli Atti degli Apostoli si racconta che l’apostolo Pietro allo storpio che chiedeva l’elemosina alla porta del tempio disse: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina” (At 3,6). Con l’elemosina regaliamo qualcosa di materiale, segno del dono più grande che possiamo offrire agli altri con l’annuncio e la testimonianza di Cristo, nel Cui nome c’è la vita vera. Questo periodo sia pertanto caratterizzato da uno sforzo personale e comunitario di adesione a Cristo per essere testimoni del suo amore. Maria, Madre e Serva fedele del Signore, aiuti i credenti a condurre il “combattimento spirituale” della Quaresima armati della preghiera, del digiuno e della pratica dell’elemosina, per giungere alle celebrazioni delle Feste pasquali rinnovati nello spirito. Con questi voti imparto volentieri a tutti l’Apostolica Benedizione.
  • Benedetto XVI
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Messaggio da miriam bolfissimo » mer feb 06, 2008 9:48 am

      • 6 febbraio 2008, Mercoledì delle Ceneri:

        Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
  • Dal libro del profeta Gioele 2,12-18
Così dice il Signore: «Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti». Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e benigno, tardo all'ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura. Chi sa che non cambi e si plachi e lasci dietro a sé una benedizione? Offerta e libazione per il Signore vostro Dio. Suonate la tromba in Sion, proclamate un digiuno, convocate un'adunanza solenne. Radunate il popolo, indite un'assemblea, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo tàlamo. Tra il vestibolo e l'altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: «Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al vituperio e alla derisione delle genti». Perché si dovrebbe dire fra i popoli: «Dov'è il loro Dio?». Il Signore si mostri geloso per la sua terra e si muova a compassione del suo popolo.

  • Dal Salmo 50: Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.

Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.

  • Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 5,20-6,2
Fratelli, noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio.
E poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: "Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso". Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

  • Dal vangelo secondo Matteo 6,1-6.16-18
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » mer feb 06, 2008 10:02 am

      • 6 febbraio 2008, Mercoledì delle Ceneri:

        Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
  • Nesso tra le letture
Il testo del profeta Gioele apre il periodo quaresimale, un tempo forte nella vita della Chiesa, e denso di significati. Il profeta invita il popolo con toni drammatici a convertirsi al Signore di ogni cuore. Non si tratta di una conversione superficiale e transitoria, bensì "di tutto il cuore" che arrivi al fondo degli atteggiamenti e dei comportamenti e supponga un sincero proposito di ravvedimento (prima lettura).

Queste parole trovano eco anche nella lettera di Paolo ai Corinzi: "lasciatevi riconciliare con Dio" ed esprimono la benevolente disposizione del Signore a concedere perdono e povertà a chi a Lui si avvicina. Perché, in realtà, chi è puro agli occhi di Dio? Se il Signore osservasse i nostri peccati e le nostre iniquità, chi potrebbe resistere al suo sguardo? Ma Egli è ricco in misericordia (seconda lettura).

Il vangelo ci offre il cammino di conversione: certamente, comprenderà il digiuno, la preghiera, l'elemosina come carità fraterna, ma tutto questo fatto ed offerto agli occhi di Dio e non degli uomini (vangelo). Gli uomini guardano l'esteriorità, ma Dio guarda il cuore. La conversione che ci propone Gesù è una conversione interiore. Si tratta, pertanto, di riaccostarsi dal distacco e dalla tristezza del peccato che ci aveva allontanato da Dio, all'amicizia di chi tanto ci vuole e diede la sua vita per noi. Ora è il tempo della grazia, oggi è il giorno della salvezza!
  • totustuus
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Messaggio da miriam bolfissimo » mer feb 06, 2008 10:31 am

      • 6 febbraio 2008, Mercoledì delle Ceneri:

        Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
  • Messaggio dottrinale
1. Per comprendere il peccato è necessario riconoscere il profondo vincolo che esiste tra Dio e l'uomo. Vincolo di dipendenza e di amore. Se non si presta attenzione a questo vincolo non si arriva alla vera profondità del peccato. In questo senso, la quaresima è una strada che rivela l'amicizia di Dio con l'uomo e la disgrazia dell'uomo che si allontana da Dio. È un periodo nel quale l'uomo, come gli Israeliti nel deserto, sperimentano la protezione appassionata di Dio, nonostante le loro ribellioni.

Di qui nasce la conversione. "L'appello di Cristo alla conversione - ci dice il Catechismo - continua a risuonare nella vita dei cristiani. Questa seconda conversione è un impegno continuo per tutta la Chiesa che "comprende nel suo seno i peccatori" e che, "santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento". Questo sforzo di conversione non è soltanto un'opera umana. È il dinamismo del "cuore contrito" (Sal 51,19), attratto e mosso dalla grazia a rispondere all'amore misericordioso di Dio che ci ha amati per primo" (CCC, n.1428).

Il profeta Gioele prende spunto da una disgrazia che si era abbattuta sul popolo - la piaga delle locuste che distrusse tutti i raccolti - per invitare ad una penitenza interiore. Si tratta di "lacerarsi il cuore, non le vesti". Cioè, si tratta di un atteggiamento di conversione interiore a Dio per riconoscere la sua santità, il suo potere, la sua maestà. Gioele avverte i suoi contemporanei che il "giorno di Yahveh" arriverà e che devono essere preparati, perché il suo potere è immenso. Dobbiamo pentirci sinceramente dei nostri peccati, perché essi ci hanno allontanati da Dio e ci hanno fatto cadere in un abisso di miseria. Ci invita ad una conversione "di tutto il cuore", cioè sincera, stabile e con un fermo proposito di emendamento. E questa conversione è possibile perché Dio è ricco di misericordia, è compassionevole e misericordioso. Solo Dio è capace di creare in noi un cuore puro e rinnovarci nell'intimo con spirito fermo e di restituirci l'allegria della salvezza, (cfr. Sal 50). Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Così il profeta invoca un "ambiente penitenziale": bisogna suonare la tromba, convocare l'adunanza, risvegliare le coscienze. Il periodo quaresimale vuole pure creare questo ambito liturgico e penitenziale nei fedeli: un cammino di quaranta giorni dove sperimenteremo in modo efficace l'amore misericordioso di Dio. Facciamo sì che in questa Quaresima nessuno voglia escludersi dell'abbraccio del Padre, (cfr Incarnationis Mysterium, 11). Il tempo di Quaresima è il tempo della grazia e il tempo della salvezza.





2. La conversione del peccato è un processo misterioso e nascosto. Dio bussa alle porte del cuore del peccatore e lo spinge ad una trasformazione interiore. Questa trasformazione non è mai facile e richiede un processo di conversione perché, come dice il Papa Giovanni Paolo II in una delle sue poesie di gioventù, "la verità tarda a sondare l'errore". Non è, dunque, un atteggiamento esteriore e superficiale, affinché lo veda la gente, come facevano i farisei, bensì una conversione che si fa "alla presenza di Dio che guarda il cuore". Ci dice il catechismo al numero 1431:
  • "La penitenza interiore è un radicale riorientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura col peccato, un'avversione per il male, insieme con la riprovazione bei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse. Nello stesso tempo, essa comporta il desiderio e la risoluzione di cambiare vita con la speranza della misericordia divina e la fiducia nell'aiuto della sua grazia. Questa conversione del cuore è accompagnata da un dolore e da una tristezza salutari, che i Padri hanno chiamato "animi cruciatus" (afflizione dello spirito), "compunctio cordis" (contrizione del cuore)".
Com'è bello ed esigente l'invito del Signore! Saper portare la propria croce, le proprie sofferenze, l'oblazione della propria vita nella semplicità del silenzio e dell'amicizia con Dio. Non stiamo ad aspettare di essere consolati, quando il mondo chiede a noi di consolare gli altri e di essere disposti a dare di più. Non cerchiamo di essere apprezzati, riconosciuti, stimati, compatiti, quando come cristiani, dobbiamo darci agli altri. Il distacco che tutto questo implica non è cosa da poco e ha una definizione ben preciso: conversione continua del cuore al Dio della misericordia.




3. La quaresima ricorda i quaranta giorni che Mosè passò digiunando sul monte Sinai prima di ricevere le tavole della legge; ricorda i quaranta anni passati da Israele nel deserto, che furono tempo di tentazione, ma anche tempo di una speciale vicinanza di Dio. I Padri della Chiesa considerano il numero quaranta come simbolico del tempo della storia umana, e i quaranta giorni che Gesù passò nel deserto pregando e digiunando come un'immagine della vita dell'uomo. L'uomo nella sua vita attraversa un deserto in cui la tentazione si fa presente, ma dove pure la presenza di Dio si fa più palpabile, più appassionata, più consolatrice.
  • totustuus
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Messaggio da miriam bolfissimo » mer feb 06, 2008 10:42 am

      • 6 febbraio 2008, Mercoledì delle Ceneri:

        Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
  • Suggerimenti pastorali
1. Dio riserva ad ogni anima il momento per la propria conversione. Sicuramente, per molte anime delle nostre parrocchie questa grazia arriverà in questa quaresima. Non ritardiamo la nostra conversione: "se ascoltiamo oggi la voce di Dio, non induriamo il nostro cuore". Non rimandiamo a domani l'amore che possiamo dare oggi. Ci accorgiamo che la nostra vita è fugace, fragile, instabile, come un fiore mattutino che appassisce alla sera: perché ritardare questa straordinaria grazia dell'amicizia con Dio? Valutiamo le cose alla luce dell'eternità, dell'eternità felice o sventurata. Diamo ad ogni cosa il suo valore. Ci rendiamo conto che la vita ci propone ad ogni istante un po' della nostra donazione e con esso continuiamo a costruire la storia della salvezza. Perché vivere nel peccato, se ci causa tanto male? Aveva ragione sant'Agostino: "Tardi ti amai, oh Bellezza tanto antica e tanto nuova". Tardi incominciai a sperimentare l'amore di Dio, tardi incominciai a vivere in pienezza. Si impone, perciò, in questi giorni un sereno e profondo esame di coscienza, è necessario scendere in fondo all'anima per strappare ogni bugia, ogni inganno, ogni peccato e ritornare alla vita in Dio, in Cristo. Mettiamo Dio al di sopra di qualunque altro valore umano ed interessato.

2. La quaresima ci offre l'opportunità di praticare la "rinuncia personale". Si tratta forse di qualcosa di cui si è ormai persa la memoria, nella nostra società del "benessere" e del massimo "comfort" possibile. Tuttavia, nell'ascesi cristiana la rinuncia personale occupa un posto, e pure di rilievo, perché le tendenze disordinate che assalgono l'uomo non possono essere dominate senza la grazia e Dio e la lotta spirituale. Impariamo, in questi giorni di Quaresima, ad offrire piccoli o grandi sacrifici: cerchiamo di rinunciare a piaceri leciti, a gusti personali, a comodità e beni superflui, ma tutto questo solo per amor di Dio, per manifestargli che Egli è al primo nel nostro cuore, e per vivere sempre con una maggior libertà di spirito nella scelta del bene. Quanto bene possiamo fare insegnando ai bambini il cammino dei piccoli sacrifici offerti a Gesù per amore! Offerti a Gesù per la salvezza del mondo. Il caso di una bambina di otto anni che offriva le sue sofferenze, dovute alla leucemia, per la perseveranza dei sacerdoti, è un esempio bello e convincente che l'amore desidera donarsi ed offrirsi in sacrificio per l'amato.
  • totustuus
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Messaggio da miriam bolfissimo » mer feb 06, 2008 11:29 am

Tempo di conversione
  • O Maria, Madre dolcissima di Dio e Madre nostra,
    ti affidiamo questo tempo di conversione:
    donaci, per intercessione del Tuo Cuore Addolorato ed Immacolato,
    la grazia di metterci in cammino,
    la forza di perseverare,
    il sostegno nelle cadute.

    Aiuto dei cristiani, donaci il coraggio
    di fare dono della nostra vita.
    Porta del cielo, donaci il desiderio
    di essere come il Tuo Dilettissimo figlio Gesù ci vuole.
    Rifugio dei peccatori, donaci l’umiltà
    di vedere i nostri errori, e chiedere perdono…
Con tutto il mio piccolo cuore, miriam bolfissimo ;)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » mer feb 06, 2008 6:52 pm


  • Udienza Generale di Sua Santità Benedetto XVI,

    6 febbario 2008, Mercoledì delle Ceneri
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Cari fratelli e sorelle!

quest’oggi, Mercoledì delle Ceneri, riprendiamo, come ogni anno, il cammino quaresimale animati da un più intenso spirito di preghiera e di riflessione, di penitenza e di digiuno. Entriamo in un tempo liturgico “forte” che, mentre ci prepara alle celebrazioni della Pasqua – cuore e centro dell’anno liturgico e dell’intera nostra esistenza – ci invita, anzi potremmo dire ci provoca, a imprimere un più deciso impulso alla nostra esistenza cristiana. Poiché gli impegni, gli affanni e le preoccupazioni ci fanno ricadere nell’abitudine, ci espongono al rischio di dimenticare quanto straordinaria sia l’avventura nella quale Gesù ci ha coinvolti, abbiamo bisogno, ogni giorno, di iniziare nuovamente il nostro esigente itinerario di vita evangelica, rientrando in noi stessi mediante pause ristoratrici dello spirito. Con l’antico rito dell’imposizione delle ceneri, la Chiesa ci introduce nella Quaresima come in un grande ritiro spirituale che dura quaranta giorni.

Entriamo dunque nel clima quaresimale, che ci aiuta a riscoprire il dono della fede ricevuta con il Battesimo e ci spinge ad accostarci al sacramento della Riconciliazione, ponendo il nostro impegno di conversione sotto il segno della misericordia divina. In origine, nella Chiesa primitiva, la Quaresima era il tempo privilegiato per la preparazione dei catecumeni ai sacramenti del Battesimo e dell’Eucaristia, che venivano celebrati nella Veglia di Pasqua. La Quaresima veniva considerata come il tempo del divenire cristiani, che non si attuava in un solo momento, ma esigeva un lungo percorso di conversione e di rinnovamento. A questa preparazione si univano anche i già battezzati riattivando il ricordo del Sacramento ricevuto, e disponendosi a una rinnovata comunione con Cristo nella celebrazione gioiosa della Pasqua. Così, la Quaresima aveva, ed ancor oggi conserva, il carattere di un itinerario battesimale, nel senso che aiuta a mantenere desta la consapevolezza che l’essere cristiani si realizza sempre come un nuovo diventare cristiani: non è mai una storia conclusa che sta alle nostre spalle, ma un cammino che esige sempre un esercizio nuovo.

Imponendo sul capo le ceneri il celebrante dice: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai” (cfr Gen 3,19), oppure ripete l’esortazione di Gesù: “Convertitevi e credete al Vangelo” (cfr Mc 1,15). Entrambe le formule costituiscono un richiamo alla verità dell’esistenza umana: siamo creature limitate, peccatori bisognosi sempre di penitenza e di conversione. Quanto è importante ascoltare ed accogliere questo richiamo in questo nostro tempo! Quando proclama la sua totale autonomia da Dio, l’uomo contemporaneo diventa schiavo di sé stesso e spesso si ritrova in una solitudine sconsolata. L’invito alla conversione è allora una spinta a tornare tra le braccia di Dio, Padre tenero e misericordioso, a fidarsi di Lui, ad affidarsi a Lui come figli adottivi, rigenerati dal suo amore. Con sapiente pedagogia la Chiesa ripete che la conversione è anzitutto una grazia, un dono che apre il cuore all’infinita bontà di Dio. Egli stesso previene con la sua grazia il nostro desiderio di conversione e accompagna i nostri sforzi verso la piena adesione alla sua volontà salvifica. Convertirsi vuol dire allora lasciarsi conquistare da Gesù (cfr Fil 3,12) e con Lui “ritornare” al Padre.

La conversione comporta quindi porsi umilmente alla scuola di Gesù e camminare seguendo docilmente le sue orme. Illuminanti sono al riguardo le parole con cui Egli stesso indica le condizioni per essere suoi veri discepoli. Dopo aver affermato che “chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà”, aggiunge: “Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima”? (Mc 8,35-36). La conquista del successo, la bramosia del prestigio e la ricerca delle comodità, quando assorbono totalmente la vita sino ad escludere Dio dal proprio orizzonte, conducono veramente alla felicità? Ci può essere felicità autentica a prescindere da Dio? L’esperienza dimostra che non si è felici perché si soddisfano le attese e le esigenze materiali. In realtà, la sola gioia che colma il cuore umano è quella che viene da Dio: abbiamo infatti bisogno della gioia infinita. Né le preoccupazioni quotidiane, né le difficoltà della vita riescono a spegnere la gioia che nasce dall’amicizia con Dio. L’invito di Gesù a prendere la propria croce e a seguirlo in un primo momento può apparire duro e contrario a quanto noi vogliamo, mortificante per il nostro desiderio di realizzazione personale. Ma guardando più da vicino possiamo scoprire che non è così: la testimonianza dei santi dimostra che nella Croce di Cristo, nell’amore che si dona, rinunciando al possesso di se stesso, si trova quella profonda serenità che è sorgente di generosa dedizione ai fratelli, specialmente ai poveri e ai bisognosi. E questo dona gioia anche a noi stessi. Il cammino quaresimale di conversione, che oggi intraprendiamo con tutta la Chiesa, diventa pertanto l’occasione propizia, “il momento favorevole” (cfr 2 Cor 6,2) per rinnovare il nostro abbandono filiale nelle mani di Dio e per mettere in pratica quanto Gesù continua a ripeterci: “Se qualcuno vuole venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mc 8,34), e così si inoltri sulla strada dell’amore e della vera felicità.

Nel tempo quaresimale la Chiesa, facendo eco al Vangelo, propone alcuni specifici impegni che accompagnano i fedeli in questo itinerario di rinnovamento interiore: la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Nel Messaggio per la Quaresima di quest’anno, pubblicato pochi giorni fa, ho voluto soffermarmi “sulla pratica dell’elemosina, che rappresenta un modo concreto di venire in aiuto a chi è nel bisogno e, al tempo stesso, un esercizio ascetico per liberarsi dall’attaccamento ai beni terreni” (n. 1). Noi sappiamo quanto purtroppo la suggestione delle ricchezze materiali pervada in profondità la società moderna. Come discepoli di Gesù Cristo siamo chiamati a non idolatrare i beni terreni, ma ad utilizzarli come mezzi per vivere e per aiutare gli altri che sono nel bisogno. Indicandoci la pratica dell’elemosina, la Chiesa ci educa ad andare incontro alle necessità del prossimo, ad imitazione di Gesù, che, come nota san Paolo, si è fatto povero per arricchirci della sua povertà (cfr 2 Cor 8,9). “Alla sua scuola - ho scritto ancora nel citato Messaggio – possiamo imparare a fare della nostra vita un dono totale; imitandolo riusciamo a renderci disponibili, non tanto a dare qualcosa di ciò che possediamo, bensì noi stessi”. Ed ho aggiunto: “L’intero Vangelo non si riassume forse nell’unico comandamento della carità? Ecco allora che l’elemosina, praticata con profondo spirito di fede, diviene un mezzo per capire e realizzare meglio la nostra stessa vocazione cristiana. Quando infatti, gratuitamente offre se stesso, il cristiano testimonia che non è la ricchezza materiale a dettare le leggi dell’esistenza, ma l’amore” (n. 5).

Cari fratelli e sorelle, chiediamo alla Madonna, Madre di Dio e della Chiesa, di accompagnarci nel cammino quaresimale, perché sia cammino di vera conversione. Lasciamoci condurre da Lei e giungeremo, interiormente rinnovati, alla celebrazione del grande mistero della Pasqua di Cristo, rivelazione suprema dell’amore misericordioso di Dio.

Buona Quaresima a tutti!
  • Benedetto XVI
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Messaggio da emmes » mer feb 06, 2008 7:36 pm

Convertirsi vuol dire cercare Dio, andare con Dio, seguire docilmente gli insegnamenti del suo Figlio, di Gesù Cristo; convertirsi non è uno sforzo per autorealizzare se stessi, perché l’essere umano non è l’architetto del proprio destino eterno. Non siamo noi che abbiamo fatto noi stessi. Perciò l’autorealizzazione è una contraddizione ed è anche troppo poco per noi. Abbiamo una destinazione più alta. Potremmo dire che la conversione consiste proprio nel non considerarsi i ‘creatori’ di se stessi e così scoprire la verità, perché non siamo autori di noi stessi. Conversione consiste nell’accettare liberamente e con amore di dipendere in tutto da Dio, il vero nostro Creatore, di dipendere dall’amore. Questa non è dipendenza ma libertà.

Benedetto XVI
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 11, 2008 11:23 am

  • 10 febbraio 2008, prima domenica di Quaresima.

    Missione tentata
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Le letture di questa domenica qui…


      • Meditiamo
La tentazione nel deserto non fu per nulla un gioco e non è un'invenzione. Gesù venne tentato come siamo tentati noi. Vari passaggi del Nuovo Testamento confermano che la tentazione accompagnò la vita del Messia. "Infatti non abbiamo - dice la lettera agli Ebrei 4,15 - un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità. Essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, come noi, escluso il peccato".

Sì, in ogni cosa: venne tentato nella fame, nel lavoro e nella fatica, nell'incomprensione dei suoi discepoli e nell'ostilità delle autorità. Le tre tentazioni nel deserto miravano a colpire Gesù nella sua vocazione e missione: "Satana - dice Fulton Sheen -propone a Cristo non il male, ma qualcosa di umanamente molto logico: la missione senza sacrificio, la redenzione senza dolore".

Anche nell'orto del Getsemani Cristo è tentato di eludere la sua missione. In questo momento di tentazione e di prova Gesù vince restando col Padre. Qualche ora prima, nell'ultima cena, aveva insegnato ai suoi discepoli: "lo ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore" (cfr. Gv 15,1-17). Chiede anche ai discepoli di rimanere fedeli nella prova, di non fuggire, di non tradire la loro vocazione, ma di affrontare con coraggio la lotta. Ogni giorno.
  • Teresino Serra

      • Ascoltiamo
Satana invita il Cristo a salire su un monte altissimo e, indicandogli tutti i regni del mondo, gli dice: "Tutte queste cose io ti darò, se prostrandoti, mi adorerai" (Mt 4,8-11). La tentazione si presenta sotto forma di contratto: io ti do ciò che mi appartiene, il potere politico e la gloria che porta con sé, e tu mi dai ciò che appartiene a te: l'omaggio di adorazione della creatura libera. "Se lo vedranno seduto in un trono - suggerisce il demonio - lo seguiranno molto più facilmente che se sarà inchiodato su una croce".

Ma Gesù risponde con un no deciso: Dio solo adorerai. Non c'è che un assoluto che è Dio e il vero potere cammina per i sentieri dell'amore, dell'apparente insuccesso e della croce. Dall'alto di un trono è molto difficile amare. Il trono allontana. La croce avvicina. Gesù sa che un Cristo potente non sarebbe vero e la sua redenzione per mezzo dell'oro sarebbe una conquista, non una redenzione.
  • J. L Martin Descalzo

      • Preghiamo
Signore, ci chiedi di vivere sotto il giudizio della tua parola,
perseveranti come i santi,
coraggiosi come i martiri,
umili come i poveri.

Donaci la sapienza del tuo Spirito,
che rifiuta i miopi idoli del mondo
e ci riconcilia con la tua verità e la tua vita.

Vieni, Signore Gesù!
  • Bruno Forte
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 11, 2008 4:00 pm


Il tempo di Quaresima, che nel suo duplice carattere "battesimale e penitenziale" è tutto proteso e polarizzato verso la Pasqua, ripropone al popolo cristiano un cammino impegnativo di conversione. Vale a dire, siamo chiamati a ritornare al Signore, concentrando la nostra attenzione su di Lui e scoprendo che Egli ci attende e ci guarda con infinita misericordia. Ma lo sguardo di Dio su di me (che grazia poterlo avvertire!) desidera incontrare il mio sguardo su di Lui. Se Dio mi guarda io non posso guardare altrove. È questa, precisamente, la tentazione che subiamo di continuo: voltare le spalle a Lui per lasciarci catturare da ciò che non è Dio e non può assicurarci felicità e salvezza.

È la tragica esperienza, fatta dall'umanità alle sue origini, che si prolunga nel corso della storia e nell'esistenza quotidiana degli uomini (Gn. 2,7-9; 3,1-7: I lettura). L'uomo - che Dio nel suo amore ha "plasmato" per farne il suo capolavoro e ha posto in una condizione di felicità - fallisce miseramente: con l'ingratitudine più nera cade nell'infedeltà al suo Creatore e Signore. L'uomo e la donna cedono alle suggestioni del Maligno, che li porta a dubitare della parola e dell'amore di Dio, ritenendolo geloso della loro felicità e interpretando il suo comando come una minaccia alla loro autonomia e libertà.

Vogliono fare di propria testa, decidendo essi ciò che è bene e ciò che è male e cercando di realizzarsi senza Dio e contro Dio. L'autore sacro, narrando col linguaggio delle immagini il peccato delle origini, descrive in definitiva la dinamica di ogni tentazione e la sostanza di ogni peccato che gli uomini compiono e moltiplicano nella storia. La conseguenza è un disastro senza proporzioni: "conobbero di essere nudi", spogliati di ogni dono di Dio, privati del rapporto di amicizia e di comunione con Lui, unica vera fonte di vita e di felicità.

Al racconto della Genesi si riferisce San Paolo (Rm. 5, 12-19: II lettura), che mette in contrasto parallelo sia il comportamento di Adamo e quello di Cristo, sia i risultati tanto diversi del loro operato. La ribellione e la disobbedienza del primo hanno causato la separazione da Dio e la morte di tutti gli uomini, provocando il moltiplicarsi dei peccati. L'obbedienza perfetta di Cristo, invece, ha ottenuto a tutti la pienezza della grazia e della vita. L'opera di Cristo- cioè la redenzione- non ha semplicemente "riparato" il danno prodotto da Adamo. Ma ha "scatenato" la comunicazione "sovrabbondante" e senza misura dell'amore e della vita di Dio. Nella presentazione dell'Apostolo, il peccato con le sue tragiche conseguenze diventa come lo sfondo su cui risaltano con maggiore evidenza la vittoria di Cristo e il trionfo dell'amore gratuito di Dio. In questa pagina di rara potenza sentiamo vibrare la commozione, l'entusiasmo, la gratitudine di Paolo. Consapevoli di un dono così grande, riceviamo anche la forza per percorrere l'itinerario quaresimale di conversione, imitando l'obbedienza di Cristo, che lo ha portato ad accettare la passione e la morte. Obbedienza a Dio di cui ha dato prova concreta nella lotta contro la tentazione.

Tradizionalmente la prima domenica di Quaresima ci pone in contatto con Gesù che nel deserto subisce l'assalto del diavolo, ma non soccombe, riporta vittoria su di lui e su tutte le sue suggestioni. Il Figlio di Dio non è risparmiato dalla tentazione, che riguarda proprio il suo rapporto col Padre. Satana cerca di allontanare Gesù da Dio, di metterlo in contrasto con Lui. Vuole persuaderlo a non comportarsi da figlio, rinnegando addirittura la sua relazione filiale col Padre. "Se tu sei Figlio di Dio", usa il potere di cui disponi per soddisfare ora le tue necessità vitali e, poi, per risolvere ogni problema economico dell'umanità offrendo alla gente un'abbondanza di beni materiali. Tutto questo puoi farlo, senza dipendere da tuo Padre, non aspettandoti l'intervento della sua provvidenza (I tentazione). Ma Gesù si abbandona al Padre e respinge la tentazione riferendosi a un alimento che per Lui è più importante del pane: la Parola di Dio.

"Se tu sei Figlio di Dio", usa il tuo potere per compiere miracoli clamorosi e gesti spettacolari con cui conquisterai la gente: "Gettati giù...", manifestando così la tua fiducia in Dio. Questa però non è la vera fiducia del Figlio, ma un mettere Dio alla prova (II tentazione). "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo". Gesù si manifesta vero Figlio di Dio che ha scelto di vivere nell'umiltà e nel nascondimento e non ha bisogno di forzare Dio a dimostrargli che lo ama. Si fida semplicemente di Lui.

Nella terza tentazione Satana scopre le sue carte. Offre a Gesù il dominio politico ed economico del mondo, a una condizione: adorare lui al posto di Dio, apostatando quindi da Dio. Ma Gesù reagisce con forza estrema: smaschera l'Avversario svelando la sua identità ("Satana") e gli ordina decisamente di andarsene ("Vattene!").

Le proposte di Satana sono apparentemente sagge e suggestive. Corrispondono, infatti, al buon senso, alle aspettative e alla concezione corrente, allora come oggi, secondo cui la salvezza viene da un messianismo facile e trionfalistico e non invece dall'amore che si abbandona a Dio e si fa servizio sino alla Croce. Questa tentazione non ha aggredito Gesù soltanto nel deserto, ma lo ha accompagnato lungo tutto il suo ministero, raggiungendo poi una violenza inaudita nella Passione. Attraverso questa tentazione, che assume le forme più diverse, è Satana, il grande nemico - non un simbolo, ma una presenza reale, personale, anche se misteriosa - che cerca di separare Gesù da Dio suo Padre boicottando il disegno di Dio. Ma Gesù in una lotta dura, sofferta, perseverando nella sua scelta controcorrente, rimane fedele a Dio e al suo progetto fino alla morte. In tal modo riporta una vittoria completa sulla tentazione, alla quale aveva invece ceduto Israele nel deserto e, prima ancora, l'umanità ai suoi inizi.

I cristiani non possono pretendere che sia loro risparmiata la prova. L'affrontano però nella certezza che il loro Signore ha vinto Satana e li sostiene nella lotta. Gesù rimane accanto a noi e ci insegna a pregare il Padre: "Non ci indurre in tentazione", cioè fa' che non soccombiamo alla tentazione di tradirti, di perdere la fede. In definitiva, è la fede che il tentatore cerca di insidiare, portando un "figlio di Dio" a essere diverso da come suo Padre lo vuole.

Da Gesù impariamo anche con quale strategia possiamo vincere ogni forma di tentazione. Il segreto è il rapporto vivo con la Parola di Dio. Gesù resta fedele alla volontà del Padre e tale volontà la legge nella Scrittura. A ogni attacco del diavolo risponde citando un breve testo della Sacra Scrittura. Non si tratta di una schermaglia di parole, ma di una precisa volontà di lasciarsi muovere e misurare dalla Parola. Spesso, quando sentiamo forte la tentazione - dell'avere, del valere, del potere - basta lasciare risuonare dentro di noi una Parola di Dio per trovare la forza di resistere e di unirci a Lui, l'unico Signore da adorare e servire.

Come attuare nel concreto la nostra conversione? Tre sono le parole-chiave che indicano il percorso quaresimale: preghiera-penitenza-carità. Non sono soltanto mezzi per arrivare a Gesù e quindi al Padre, ma sono suoi doni che ti rendono uomo nuovo, cioè risorto.

La preghiera come dialogo d'amore col Signore. Impari ad ascoltare la sua voce che risuona nel cuore e la sua Parola contenuta nella Scrittura, soprattutto quella che Dio ti dona ogni domenica durante la celebrazione eucaristica. A tua volta, poi, tu parli con Lui, come il figlio col padre, come l'amico con l'amico, lodandolo, ringraziandolo, affidandogli te stesso e gli altri, domandandogli perdono. La penitenza come libertà interiore, quando ti accorgi che sei troppo dipendente da qualcosa o da qualcuno.

La carità come amore gratuito, come gesto concreto, come il saperti accorgere delle occasioni in cui Gesù si presenta a te piccolo, povero, bisognoso. "Il Signore Dio tuo adorerai: a Lui solo renderai culto".

Ogni volta che siamo tentati di mettere qualcos'altro al posto di Dio o prima di Lui, sentiamoci ripetere in fondo al cuore: "Adora Dio solo!" e ubbidiamo con grande fede a questa Parola. Cioè prendiamo Dio come ideale delle nostre azioni e diciamo coraggiosamente di no a ciò che Lui non vuole. Avremo così la forza di liberarci dall'idolatria, dall'adorare tante cose e proveremo la gioia di potergli dichiarare: "Sei tu, Signore, l'unico mio bene! Al centro del mio cuore ci sei solo Tu!" Sarà, ogni volta, un passo nuovo nel cammino di conversione.

Prova a chiederti cosa significa "Adorare Dio solo", cioè metterlo realmente al primo posto nella tua vita, nelle tue scelte, nei tuoi gesti. Quante volte ti è accaduto finora? Quante volte ti capita al giorno?
  • monsignor Ilvo Corniglia
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » ven feb 15, 2008 10:13 am

      • Venerdì 15 febbraio, primo venerdì di Quaresima
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          • Immagine

            Ti adoriamo, o Cristo, e ti lodiamo
            perchè infrangi il silenzio della morte
            con l'alleluia della risurrezione.

            (Valentino Salvoldi)
  • O Maria, Madre dolcissima di Dio e Madre nostra,
    ti affidiamo questo tempo di conversione:
    donaci, per intercessione del Tuo Cuore Addolorato ed Immacolato,
    la grazia di metterci in cammino,
    la forza di perseverare,
    il sostegno nelle cadute.

    Aiuto dei cristiani, donaci il coraggio
    di fare dono della nostra vita.
    Porta del cielo, donaci il desiderio
    di essere come il Tuo Dilettissimo figlio Gesù ci vuole.
    Rifugio dei peccatori, donaci l’umiltà
    di vedere i nostri errori, e chiedere perdono. Amen
Con tutto il mio piccolo cuore, miriam bolfissimo ;)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 18, 2008 10:32 am

  • 17 febbraio 2008, seconda domenica di Quaresima.

    Trasfigurato e sfigurato
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Le letture di questa domenica qui…


      • Meditiamo
A Pietro piace vedere il volto di Cristo trasfigurato. Per Pietro, Giacomo e Giovanni è un'esperienza straordinaria quella del monte Tabor, e Pietro esclama: "Signore, è bello per noi restare qui". Pochi giorni dopo gli stessi tre discepoli, nell'orto del Getsemani, vedranno il volto sfigurato di Cristo e non lo accettano. Il Cristo sanguinante, il servo sofferente in preda alla paura e all'angoscia, nella solitudine più triste, non conviene e non piace.

Eppure ogni discepolo è chiamato a tutti gli appuntamenti con Cristo: a volte ci incontreremo col Cristo glorioso, a volte col Cristo doloroso. Rimanere con lui sul Tabor può essere bello, ma la sua logica è un'altra. La tenda, i discepoli devono farla tra i poveri, tra quelli che soffrono, tra quelli che non contano, tra i fratelli del Cristo sfigurato. È significativa, sia in Matteo che in Luca, la nota che segue all'esperienza del Tabor: "Appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo che chiedeva la guarigione del figlio epilettico".

L'insegnamento è per davvero ovvio: il discepolo deve scendere dalla montagna. In valle c'è gente che soffre e che aspetta. Il discepolo di Cristo deve mettere le sue tende nella terra della sofferenza e delle lacrime dei suoi fratelli e sorelle..
  • Teresino Serra

      • Ascoltiamo
Dov'è il Dio onnipotente, il Creatore del cielo e della terra? Dov'è il potere manifestato da Gesù con i suoi miracoli ai malati e ai poveri? Dove si cela il potere del Cristo del Tabor, del Cristo Risorto? Dove si nasconde lo Spirito Santo, creatore e datore di vita, che genera profeti, eroi e liberatori, che regala doni e carismi?

Apparentemente Dio è morto, il popolo è schiacciato e la religione non ha nulla da dire. Restano solo la rassegnazione, l'impotenza, il silenzio. È la stessa situazione di tutti i popoli perseguitati e tormentati della storia. È la situazione di Gesù in croce, quando sente di essere stato lasciato solo da suo Padre e si lamenta che Dio lo ha abbandonato.

Dio dove sei? Dio è sceso dal monte: "Ha visto la miseria del suo popolo, ha udito il suo grido di dolore a causa dei suoi sorveglianti ed è sceso per liberarlo". Dio ha messo la sua tenda in mezzo alle lacrime del suo popolo (cfr. Es 3,7).
  • Ist. Form. Guatemala

      • Preghiamo
Dammi, Signore, il tuo amore
affinché possa oggi andarti incontro
e cercarti negli altri;
incontrare te nei fratelli
e animarli di un amore che li faccia incontrare tra loro;
diventare io stesso una persona religiosa
in cui gli altri possano sentirsi a loro agio,
incontrarti e incontrarsi fra loro.
  • E. Van Broeckhoven
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Quaresima 2008

Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 18, 2008 10:54 am


Il testo della Genesi (12, 1-4: I lettura) narra una tappa fondamentale, anzi una svolta decisiva, nella storia della salvezza: Dio chiama Abramo a mettersi in cammino verso una destinazione sconosciuta. Gli fa una promessa: lo renderà "padre" di un popolo numeroso e fonte di "benedizione" per tutte le genti. La richiesta divina comporta l'abbandono traumatico di ogni sicurezza rappresentata dal suo paese e dalla sua parentela.

Come non esitare e non nutrire dubbi? "Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore". È l'obbedienza scattante della fede, con cui l'uomo si affida interamente a Dio e alla sua parola. I passi della conversione quaresimale sono i passi della fede. Una fede che ha bisogno di essere continuamente rafforzata.

La Trasfigurazione è un'esperienza senza dubbio straordinaria, unica, per Gesù anzitutto, e per i suoi discepoli. "Fu trasfigurato davanti a loro". Trasfigurato da Dio: è Lui che opera tale prodigio, tale meraviglia nell'umanità di Gesù. Un Gesù incredibilmente nuovo. L'evangelista sottolinea la sua luminosità: "il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce". È la "gloria" di Dio, cioè la pienezza traboccante della vita di Dio, che rifulge sul volto e su tutta la persona di Gesù. È la "gloria" segreta di Gesù, quella vitalità infinita, quel fascino, quello splendore divino, che abitualmente si nascondeva sotto un'umanità comune, e che ora trapela, anzi esplode all'esterno, seppure per un attimo.

I discepoli rimangono letteralmente "inchiodati", estasiati da tanta bellezza. Ma prima ancora, Gesù stesso è sopraffatto dallo stupore, è inondato e sommerso dalla gioia di Dio. In questo modo il Padre fa sperimentare a Gesù e fa intravedere ai tre discepoli un "assaggio" di quella gloria che, risorgendo dai morti, possederà per sempre dal mattino di Pasqua. Il Gesù trasfigurato è già in qualche modo e per anticipo il Signore risorto.

Questa esperienza vuole infondere coraggio e fiducia in Gesù e nei discepoli di fronte alla prospettiva della sofferenza e della morte. Ecco dove conduce il cammino verso Gerusalemme. Qui Gesù sarà ucciso: fallimento totale della sua opera e dispersione dei discepoli. Ma non è questo lo sbocco ultimo e definitivo. Il traguardo finale è la vita nuova vittoriosa sulla morte, è la luce della risurrezione.

Nell'itinerario quaresimale, noi cristiani siamo impegnati ogni giorno a seguire Cristo con fedeltà tenace, anche se sofferta. È il richiamo di Paolo a ciascuno di noi: "con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo" (2Tm. 1,8-10: II lettura). La Trasfigurazione di Gesù ricorda, appunto, che questo cammino ci porta a gioire a Pasqua col Signore risorto, ma ci conduce pure immancabilmente alla nostra futura "trasfigurazione". È un annuncio, quindi, del nostro vero destino, un rilancio di quella speranza senza complessi, che resiste a ogni sfida, anche a quella della morte. Una speranza che, specialmente nei cristiani più fervorosi, diventa quasi nostalgia, impazienza, desiderio struggente di essere come Lui e con Lui, il Signore "trasfigurato", il Signore risorto. Tale attesa, però, non può distogliere dal cammino concreto nella storia, non può distogliere dall'impegno di servizio all'uomo, che è la via percorsa da Gesù.

Pietro, inebriato dalla gioia di questa esperienza, propone di restare lì sul monte. Vorrebbe "fissare" quel momento di beatitudine. Perché salire a Gerusalemme, dove un tragico destino attende Gesù? In realtà Pietro pensa solo a sé e ai due compagni, dimenticando gli altri, dimenticando soprattutto che la "trasfigurazione" sarà il traguardo di un cammino di dolore. L'estasi è, appunto, di breve durata e i discepoli si ritrovano col Gesù di tutti i giorni, in viaggio verso Gerusalemme. Allo stesso modo i cristiani non possono dimorare stabilmente su nessun "Tabor". Il Signore ogni tanto può regalarci nelle forme più diverse momenti di particolare luce o gioia, che assomigliano sia pure lontanamente all'esperienza dei discepoli sul monte.

Tuttavia il cammino ordinario è quello di una fede che va avanti, spesso con fatica, nella quotidianità, nella ferialità, in compagnia di un Gesù che non ci incanta col suo fascino. Questa fede, che ha un modello stupendo in Abramo (I lettura), ci consente di riconoscere nel Gesù che ci parla nella Scrittura e nella Chiesa, nel Gesù che si nasconde nei fratelli ed è presente soprattutto nell'Eucaristia, il Gesù "trasfigurato", il Signore risorto, che ci catturerebbe irresistibilmente se si mostrasse nella sua realtà visibile. Non lo fa perché è geloso della nostra libertà.

Questa fede ci aiuta a riconoscere la voce del Padre, mentre avvolge i discepoli con la sua presenza (cfr. la "nube"): "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo". È il culmine di tutta la scena. Il Padre ripete la dichiarazione già fatta nel battesimo: "questo Gesù è mio Figlio, il mio unico tesoro, il mio tutto...". Qui però all'indicativo si aggiunge l'imperativo: "Ascoltatelo". Cioè accogliete la sua parola. Fate quello che vi dice. Accettate Gesù così com'è e non come vorreste voi: accettatelo cioè come il Messia sofferente, che arriva alla gloria attraverso il servizio ostinato agli uomini fino alla morte. Seguitelo sulla stessa strada. Le parole del Padre sono confermate anche dalla presenza di Mosè e di Elia, che rappresentano la Legge e i profeti, indicando che tutta la rivelazione dell'Antico Testamento trova il suo compimento in Gesù. È Lui l'unico Maestro degli uomini. Il racconto aggiunge pure che i discepoli, dopo aver udito la voce del Padre, vedono Gesù soltanto: non hanno bisogno di nessun altro. Hanno con loro Colui che porta la rivelazione definitiva di Dio.

La "Trasfigurazione" non è soltanto un avvenimento futuro che il credente aspetta nella speranza. Ma nella sua vita è già in corso una misteriosa "trasfigurazione" del suo essere, un rapporto di progressiva assimilazione a Cristo attraverso l'amore. Una "trasfigurazione" che in certi cristiani più maturi non di rado traspare anche all'esterno. Quando per esempio visito malati che mi accolgono col sorriso e accettano con serenità la loro sofferenza, quando trovo ragazzi e giovani che sanno andare controcorrente e si mantengono puri in un ambiente inquinato e inquinante; quando incontro persone di ogni età che sono capaci di perdonare; persone che hanno deciso di giocare la loro vita su Dio soltanto, rinunciando all'idolo del denaro, del successo, del potere, del sesso...in tutti questi casi penso a tale trasfigurazione in atto.

Noi cristiani abbiamo un debito nei confronti di chi non crede o è in ricerca: offrirgli momenti di manifestazione di Dio, di "trasfigurazione". Ciò avviene quando il Vangelo di Gesù pervade la nostra vita e risplende attraverso i nostri gesti e le nostre parole (cfr. 2Tm. 1,10: II lettura). Soprattutto se pratichiamo il comandamento dell'amore scambievole: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli (scopriranno cioè che io sono tra voi), se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv. 13,35).

Lungo la nostra giornata quanti gesti forse scivolano via, vuoti d'amore, e ci lasciano insoddisfatti! Non potresti provare a "trasfigurare" ognuno dei tuoi gesti, a trasformarlo cioè in un gesto di attenzione agli altri, in un capolavoro d'amore? Comincia subito con le persone che ti stanno vicino e non ti scoraggiare.

Molte volte al giorno io posso raccogliermi in una pausa di silenzio oppure posso attivare la mia attenzione durante il lavoro, il gioco, e anche in mezzo alla confusione, per avvertire la voce del Padre che mi ripete: "Gesù è il mio Figlio, è tutto il mio amore, è tutta la mia gioia. Ascoltalo". Cioè accogli la sua Parola, mettila in pratica, accetta la sua guida, ubbidisci a Lui.

Il rapporto con la parola di Gesù, come anche la preghiera, ci "trasfigura" interiormente rendendoci sempre più simili a Lui, altri Lui. Il custodire nel cuore, lungo la giornata, anche una sola delle parole di Gesù, che ci sono state donate nella celebrazione domenicale o che abbiamo colto leggendo il Vangelo, "trasfigura" a poco a poco il nostro modo di pensare e di agire e rende il nostro volto più luminoso, quasi trasparenza del volto di Gesù.

Quante volte lungo la giornata mi capita di leggere o ascoltare o lasciare risuonare nel mio cuore una parola del Vangelo e di impegnarmi subito a viverla? Perché non comunicare anche con qualcuno della famiglia e con altri ciò che abbiamo potuto capire e vivere?
  • monsignor Ilvo Corniglia
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » gio feb 21, 2008 10:22 am

      • Venerdì 22 febbraio, secondo venerdì di Quaresima
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          • Immagine

            Ti adoriamo, o Cristo, e ti lodiamo
            perchè infrangi il silenzio della morte
            con l'alleluia della risurrezione.

            (Valentino Salvoldi)
  • O Maria, Madre dolcissima di Dio e Madre nostra,
    ti affidiamo questo tempo di conversione:
    donaci, per intercessione del Tuo Cuore Addolorato ed Immacolato,
    la grazia di metterci in cammino,
    la forza di perseverare,
    il sostegno nelle cadute.

    Aiuto dei cristiani, donaci il coraggio
    di fare dono della nostra vita.
    Porta del cielo, donaci il desiderio
    di essere come il Tuo Dilettissimo figlio Gesù ci vuole.
    Rifugio dei peccatori, donaci l’umiltà
    di vedere i nostri errori, e chiedere perdono. Amen
Con tutto il mio piccolo cuore, miriam bolfissimo ;)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 25, 2008 10:09 am

  • 24 febbraio 2008, terza domenica di Quaresima.

    Dialogo presso il pozzo
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Le letture di questa domenica qui…


      • Meditiamo
C'è una donna, una samaritana. È sola. Mai una donna andava sola per strada, era contro la tradizione. Si tratta di un'emergenza o di un'imprudenza? È una donna diversa, fuori da ogni norma. Parla da sola con un uomo in pubblico. Ciò era proibito. Certamente non era una donna fedele alle leggi. Sembra una donna ribelle alla tradizione, una donna sincera e un po' aggressiva: quello che pensa lo dice e quello che dice lo crede.

Non è una donna né previdente né provvidente: rimane senz'acqua e va ad attingerla in orario inconsueto. Si incontra con Gesù.

Qual è l'atteggiamento di Gesù nei confronti di questa donna? Gesù provoca, si propone e si rivela. Provoca: "Dammi da bere". Si fa servire. Si propone: "Devi cono-scermi bene, devi sapere chi sono". Si rivela: "Sono colui che può farti essere". E inizia il dialogo. Gesù dice: "Vedi, hai amato cinque mariti e non ti senti amata; il sesto marito non è tuo. lo voglio essere il settimo marito, quello che può farti essere persona felice". La donna si lascia interessare, vuole camminare con questo viandante. Vuole cercare la verità della sua vita con colui che la sta cercando.

Nel finire del dialogo, la donna si allontana. Va via senza acqua, senza brocca e con molta sete: la sete della verità personale, la sete di voler essere una persona nuova.
  • Teresino Serra

      • Ascoltiamo
Quali sono i nostri mariti, i nostri amori? Forse:
  • - il marito della stupidità disinformata e conformista che ci fa credere che la situazione del mondo non ha rimedio e che la cosa più sensata che possiamo fare è adattarci;

    - il marito neoliberista e consumista che ci crea sempre crescenti necessità di comfort, di avere e accumulare;

    - il marito individualista che ci seduce con la facilità di una vita volgare e distratta, in cui il dolore degli altri non ci raggiunge;

    - il marito secolarista che ci allontana dall'incontro profondo con il Signore, "secolarizza" il nostro cuore e ci rende incapaci di esprimere l'esperienza spirituale;

    - il marito idolatra che ci fa rendere culto ai mezzi e agli strumenti, alle istituzioni, ai riti e alle leggi, rendendo sempre più difficile quell'adorazione che il Padre cerca.
Bisogna essere svegli e vigili perché questi "pretendenti a marito e altri" ci corteggiano costantemente, bussando alla nostra porta.
  • Dolores Aleixandre

      • Preghiamo
Come la cerva anela ai corsi d'acqua,
così l'anima mia anela a te, o Dio.

L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
quando verrò e vedrò il volto di Dio?

Di giorno il Signore mi dona la sua grazia,
di notte per lui innalzo il mio canto,
la mia preghiera al Dio vivente.
  • Salmo 42
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 25, 2008 10:32 am


Il cammino quaresimale è caratterizzato dalla lotta vittoriosa contro la tentazione e il peccato (I domenica), dalla "trasfigurazione" graduale dell'esistenza (II domenica), dal dono della "vita nuova" che si riceve nei Sacramenti pasquali, Battesimo-Riconciliazione-Eucaristia (in questa domenica e nelle seguenti). Così, la liturgia interpreta l'"acqua viva" e "lo Spirito", di cui parla Gesù nel Vangelo di oggi, in riferimento al Battesimo. L'intento più profondo, però, dell'evangelista e della Chiesa è provocare l'interesse per Gesù, la scoperta della sua persona e l'adesione di fede in Lui.

Il brano da una parte presenta Gesù che progressivamente si rivela e dall'altra il lento itinerario alla fede di una donna samaritana. Un itinerario esemplare per noi. Gesù è stanco, ha veramente sete: abbiamo qui un rapido flash sull'umanità del Figlio di Dio. Ma non si tratta solo di avere un po' d'acqua per dissetarsi. Per lui la domanda che rivolge alla donna è l'avvio di un colloquio, attraverso il quale con una abilità psicologica ed una pedagogia divina guida la donna grado grado fino all'adesione di fede. Con la battuta iniziale Gesù provoca il suo stupore (è "donna" e "samaritana"), chiedendole: "Dammi da bere!" (v.7) e la conduce poi passo passo a chiedere a Lui: "Signore, dammi quest'acqua!" (v.15). Senza acqua si muore.

L'acqua è elemento essenziale di vita e simbolo della vita piena. "Colui che domandava da bere aveva sete della fede della samaritana" (Sant'Agostino). Si noti il rovesciamento di posizioni: non è l'uomo assetato che va alla ricerca di Dio, "sorgente della vita", ma Dio stesso che ha sete dell'uomo e domanda di essere da lui riconosciuto e accolto. Non è la sete che cerca la sorgente, ma la sorgente cerca la sete, per dissetare sovrabbondantemente.

L'uomo stanco e assetato, seduto presso il pozzo, è il nostro Dio che in Gesù si è identificato con tutti gli stanchi e assetati. Mentre domanda da bere per placare la sua sete, Gesù dichiara alla donna di avere qualcosa di infinitamente migliore da dare: il "dono di Dio", che è poi Lui stesso. Egli ha da offrire un'acqua più pura e dissetante. Il suo "dono" Gesù lo chiama "acqua viva", "sorgente zampillante" che può estinguere la sete per sempre e dare la vita eterna (v.14).

L'"acqua viva" è la rivelazione di Gesù, la sua parola, che, accolta e interiorizzata mediante lo Spirito Santo, trasforma l'intimo dell'uomo, lo rigenera, lo ringiovanisce, gli comunica la vita divina. Il miracolo dell'acqua, che Dio aveva fatto scaturire dalla roccia per il suo popolo assetato (Es. 17,3-7: I lettura), si realizza ora in modo pieno e imprevedibile: la "roccia" che dona l'acqua inesauribile per la sete di ogni uomo è una persona, Gesù.

"Signore, dammi quest'acqua!". La donna non comprende ancora e riduce il dono di Dio a qualcosa di utilitaristico: si risparmierà la fatica di venire ad attingere. Si accontenta di poco, mentre ciò che Gesù offre è immenso. Noi, però, possiamo fare nostra l'invocazione della donna con una comprensione più piena di ciò che chiediamo.

Gesù imprime un nuovo corso al colloquio e la donna arriva a riconoscerlo come "profeta" (v.19). Allora gli sottopone il vecchio problema che divideva Giudei e Samaritani: qual è il luogo legittimo per adorare Dio? Nella sua risposta (vv. 21-24) Gesù dichiara che d'ora in poi Dio non è più interessato al luogo dell'adorazione, ma al modo. Non lo si adora in un luogo, ma in un rapporto personale. Dio cerca adoratori che lo adorino come "Padre in Spirito e Verità".

È il culto indirizzato al Padre da coloro che lo Spirito ha rigenerati e resi figli di Dio. È il culto di coloro che, animati dallo Spirito Santo, hanno accolto e vivono la Verità, cioè la rivelazione su Dio Padre, offerta da Gesù e che si identifica con Lui stesso (cfr. "Io sono la Verità"). Si tratta, appunto, di adorare il "Padre": è un culto, una preghiera essenzialmente filiale rivolta a Dio, rivelato da Gesù come Padre e riconosciuto come tale grazie allo Spirito Santo, il quale ci fa penetrare la rivelazione di Gesù e ci comunica l'esperienza filiale di Gesù stesso. Per noi è decisivo il giusto rapporto con Dio: Gesù ce lo indica e ce lo dona. È questa, in definitiva, la "fonte che zampilla" e non si esaurisce, l'"acqua viva". Il tempio vero, cioè il luogo dove Dio si rende presente, incontra gli uomini e si fa incontrare da loro, è Gesù.

Rimane l'ultimo passo: "So che deve venire il Messia..." (v.25). "Sono io, che parlo con te" (v.26): Colui che tutti aspettano e di cui hanno bisogno, è qui con te. Una confidenza che deve aver lasciato la donna senza fiato.

Il colloquio è interrotto dall'arrivo dei discepoli. La donna, però, è nuova. Lascia lì la sua brocca. L'acqua del pozzo non le interessa più, dopo che ha ricevuto la rivelazione dell'"acqua viva". Essa corre a dare l'annuncio nel villaggio e trascina a Gesù i suoi compaesani. L'itinerario di fede, che Gesù ha fatto percorrere alla donna, si conclude nella testimonianza entusiasta e convincente. Non importa il punto di partenza, non importa come Gesù ti trova. Basta che tu stia al suo gioco e ti lasci condurre da Lui.

L'esperienza della Samaritana dice che nel cuore della gente apparentemente più lontana o più disperata ci sono un desiderio di salvezza e un filo di speranza. Gesù ha fiducia in ogni persona e, amandola, la apre alla ricerca esplicita di Dio e all'incontro con Lui.

Anche Paolo evoca l'immagine dell'acqua che viene versata, quando descrive l'esperienza cristiana nella lettera ai Romani (5, 1-8: II lettura): "La speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato". L'amore che Dio ci porta non ci viene soltanto "dimostrato" nella morte di Cristo per noi. Ma ci viene realmente comunicato: "è riversato" dentro di noi "per mezzo dello Spirito Santo". In che senso? Lo Spirito ci assicura che Dio ci ama ed è Lui il segno, la garanzia di tale amore. Di più, è Lui l'Amore che lega indissolubilmente tra loro il Padre e il Figlio. La sua presenza in noi è la presenza dell'"Amante" (il Padre), dell'"Amato" (il Figlio) e del loro reciproco "Amore". Sta qui il fondamento più saldo della nostra speranza.

Sant'Agostino, che ama molto questo testo di Paolo, lo cita spesso e sottolinea una conseguenza concreta: se noi ci amiamo veramente, è segno che lo Spirito Santo dimora in noi. "Interroga il tuo intimo. Se è pieno di amore, hai lo Spirito di Dio".

Può essere utile rileggere questo brano (magari nella forma completa) immaginando di trovarmi io al posto di questa donna in un dialogo personale con Gesù e riascoltando ad una ad una le sue parole, che rivelano il mistero di Lui e del Padre e mi aiutano a ritrovare sempre più me stesso, per rendere la mia fede sempre più nuova e contagiosa.

L'incontro della donna con Gesù poteva sembrare casuale. Era invece pensato, voluto e atteso da sempre da parte di Dio. Nessuno dei nostri incontri con Gesù (come es. il ritrovarci insieme in famiglia per riflettere sul Vangelo e pregare) non è mai casuale. Ci può accadere come alla samaritana. Nel cammino graduale della samaritana, condotta da Gesù alla fede piena in Lui, si rispecchia il cammino graduale di chi oggi vuole riscoprire Gesù come Salvatore e il Battesimo ricevuto da bambino.

- Quali tappe di tale cammino ci pare di aver percorso o di stare percorrendo soprattutto per quanto riguarda la scoperta di Gesù, del Padre, dello Spirito Santo, e la relazione vitale con loro?

- Quali delle parole di Gesù, rivolte alla samaritana, sento più incisiva e decisiva per la mia vita?

- Siamo consapevoli che ogni domenica Gesù ci attende per dissetarci e sfamarci in un incontro con Lui, da cui ripartiamo ogni volta rinnovati?
  • monsignor Ilvo Corniglia
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » gio feb 28, 2008 5:07 pm

      • Venerdì 29 febbraio, terzo venerdì di Quaresima
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          • Immagine

            Ti adoriamo, o Cristo, e ti lodiamo
            perchè infrangi il silenzio della morte
            con l'alleluia della risurrezione.

            (Valentino Salvoldi)
  • O Maria, Madre dolcissima di Dio e Madre nostra,
    ti affidiamo questo tempo di conversione:
    donaci, per intercessione del Tuo Cuore Addolorato ed Immacolato,
    la grazia di metterci in cammino,
    la forza di perseverare,
    il sostegno nelle cadute.

    Aiuto dei cristiani, donaci il coraggio
    di fare dono della nostra vita.
    Porta del cielo, donaci il desiderio
    di essere come il Tuo Dilettissimo figlio Gesù ci vuole.
    Rifugio dei peccatori, donaci l’umiltà
    di vedere i nostri errori, e chiedere perdono. Amen
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 03, 2008 11:26 am

  • 2 marzo 2008, quarta domenica di Quaresima.

    Quando il cuore non vede
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Le letture di questa domenica qui…


      • Meditiamo
La convinzione superstiziosa che la malattia e la disgrazia siano un castigo di Dio esiste ancora. Ai tempi di Gesù, chiaramente, questa mentalità aveva radici più profonde nella gente. La cecità, poi, era ritenuta una vera maledizione perché il cieco non poteva studiare e leggere le Sacre Scritture. Da qui la domanda degli apostoli: "Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?". "Nessuno", risponde Gesù.

Il male non viene da Dio. Dio benedice, non maledice. E ripetendo il gesto del Dio creatore, Gesù ridona la vista al cieco.

Ritorna all'attacco la mentalità legalista dei farisei: Gesù ha guarito nel giorno di sabato! Per loro una legge vale di più di un malato che guarisce, di un morto che torna alla vita. Il vero cieco, allora, è chi vede il male nel bene e il bene nel male. I farisei non vogliono vedere ciò che gli altri vedono. Le guide cieche non riescono mai e poi mai "a soffrire con chi soffre e a gioire con chi gioisce" (Rm 12,15). Il cieco guarito vorrebbe godere la grazia di essere tornato alla luce. Invece, minacciato, deve fuggire. E Gesù lo cerca.

Dio cerca sempre coloro che gli uomini hanno escluso. Dio fa comunione con gli scomunicati e gli esclusi dagli uomini.
  • Teresino Serra

      • Ascoltiamo
La gioia dell'uomo passato dalle tenebre alla luce non viene neanche presa in considerazione dalle autorità, perché per esse non può esistere nulla di buono nella trasgressione della legge di Dio.

Abituati a trovare nei libri sacri una risposta valida per ogni situazione dei loro contemporanei, i capi religiosi vedono ogni novità come un attentato al loro credo. I capi tornano a interrogarlo: "Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?".

“Aprire gli occhi ai ciechi" è un'immagine con la quale il profeta Isaia indica la liberazione dalla tirannia (Is 35,5; 12,7). La ripetizione di questa espressione per ben sette volte nella narrazione vuole sottolineare quello che realmente preoccupa le autorità: che la gente apra gli occhi. I dirigenti religiosi possono spadroneggiare e imporre le loro verità fintanto che il popolo non vede, ma se qualcuno comincia ad aprire gli occhi alla gente, per loro è finita.
  • Alberto Maggi

      • Preghiamo
Spirito di Dio, fammi vedere ciò che mi illudo di sapere
e che invece non conosco,
soprattutto la verità di Dio e la verità di Cristo.

Fammi vedere ciò che potrei vedere
e che finora non ho notato:
le ingiustizie palesi a cui passo accanto come un cieco.

Fammi vedere tutto ciò che desideri farmi vedere.
  • Jean Galot
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Quaresima 2008

Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 03, 2008 11:45 am


Le prime letture delle domeniche di Quaresima richiamano in modo articolato le diverse tappe della Storia della Salvezza, orientata a Cristo: l'umanità delle origini (I Domenica), la vocazione di Abramo (II Domenica), il popolo di Israele che nel deserto Dio disseta con l'acqua sgorgata dalla roccia, simbolo di Cristo (III Domenica). Nell'attuale domenica il brano del I Libro di Samuele (1Sam. 16,1-13: I lettura) narra l'elezione e l'unzione regale di David, antenato e figura del Messia.

Nel brano evangelico di questa domenica (seguiamo la forma breve) domina il tema della luce (cfr la II lettura). Tutta la trama del racconto si comprende a partire da un'affermazione di Gesù (all'inizio del brano completo); "Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo" (v.5). Ecco chi è Gesù per l'uomo: la luce che rischiara la sua esistenza e la riempie di significato. È colui che dona la luce della fede. Infatti il cieco rappresenta l'uomo che non crede. Ma Gesù lo guarisce: fisicamente e anche spiritualmente. Alla luce piena della fede il "cieco nato" arriva attraverso un itinerario lento e laborioso (come era avvenuto per la samaritana).

Gesù passa, vede un cieco, un pover' uomo che da anni sta seduto in quel posto a chiedere l'elemosina. Si ferma, non va oltre. Lo ama. Gli si avvicina e lo tocca con tenerezza. Poi gli comanda: "Va' a lavarti nella piscina di Sìloe, che significa Inviato". "Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva" (v.7). La guarigione non è frutto di qualche magia. È molto più semplice: basta obbedire alla parola di Gesù.

Così anche per noi è possibile rivivere questa storia: è sufficiente lasciarsi toccare il cuore dal Vangelo, ascoltando cioè e mettendo in pratica la parola di Gesù, e immergerci nella "piscina di Sìloe" (che significa "Inviato" e quindi Cristo stesso), cioè incontrare Gesù nei Sacramenti. Saremo, così, guariti dalla cecità e potremo accorgerci di chi ci sta attorno. E saremo capaci di stendere a nostra volta le mani per toccare con affetto chi è solo, chi è bisognoso, chi chiede amicizia. O meglio, permetteremo a Gesù di agire Lui stesso attraverso di noi.

Tutto il racconto, però, intende sottolineare in modo molto accentuato due atteggiamenti contrapposti davanti al medesimo fatto (il miracolo della guarigione del cieco), o meglio davanti alla medesima persona, Gesù.

Da una parte c'è l'atteggiamento del cieco che, guarito fisicamente, giunge grado grado all'illuminazione totale, che è la luce della fede in Gesù. L'evangelista descrive, appunto, l'itinerario della fede cristiana nel suo progressivo chiarificarsi: per il cieco Gesù è dapprima "l'uomo che si chiama Gesù" (v.11) e che lo ha guarito: un uomo, cioè, che si è interessato di lui e gli ha voluto bene concretamente. In un secondo momento lo riconosce come "un profeta" (v.17); quindi uno che viene da Dio, cioè un suo inviato (v.33). Infine (è l'ultima tappa), in un incontro personale Gesù gli si rivela come il "Figlio dell'uomo", cioè come il Signore e Giudice universale, colui che viene dal cielo per radunare gli uomini e renderli partecipi della vita di Dio (Gv 1,51; 3, 14-15; 6, 62-63). Allora, prostrato a terra, il cieco guarito professa la sua fede piena: "Credo, Signore!" (vv.35-38). Una fede che è cresciuta in un contesto di ostilità.

Secondo l'evangelista, nel corso della storia si svolge un grande processo dove l'imputato è Gesù e ogni uomo è chiamato a prendere posizione, a scegliere se stare con Gesù oppure contro di Lui. Non è possibile rimanere neutrali. Il cieco guarito si schiera dalla parte di Gesù e per questo si espone alla persecuzione. Ma nelle difficoltà la sua fede matura e la sua testimonianza si fa più decisa. La fede può esigere una rottura violenta col mondo e con la sua logica. Può comportare l'esclusione dalla comunità: il cieco, infatti, viene espulso dalla comunità come peccatore (v.34). Perfino i suoi genitori si rifiutano di appoggiarlo. Una fede senza complessi, coraggiosa: il cieco si trova praticamente solo e contro tutti nel difendere Gesù, nel testimoniare in suo favore. Una fede, quindi, che espone alla solitudine. Ma questa solitudine è riempita dall'incontro permanente con Cristo.

Mentre il cieco vede sempre più, dall'altra parte gli avversari diventano sempre più ciechi. Tutto questo si coglie con più evidenza nella forma lunga del testo (vv.39-41). Veramente l'uomo, come ha la possibilità di aprirsi alla fede, porta anche in sé il terribile potere di accecarsi, cioè di fabbricarsi delle buone ragioni per non vedere, di crearsi delle false evidenze, di rifiutarsi di aprire gli occhi dicendo che "vede". È una tragica tentazione in continuo agguato nella nostra vita. In ogni azione che compiamo noi decidiamo sempre di sbarrare porte e finestre oppure di aprirle all'invasione della luce (cfr. Ef.5, 8-14: II lettura).

Come l'acqua nel racconto della samaritana, così la luce è simbolo del Battesimo, che nella Chiesa antica era chiamato anche "illuminazione". Così pure i battezzati erano detti anche "illuminati". Cfr. l'antico inno battesimale "Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà" (Ef. 5,14). Si noti inoltre: "Si lavò" e "ci vedeva" (Gv 9,7).

Attraverso quelle azioni speciali che la Chiesa compie accompagnandole con la parola di Gesù, cioè i Sacramenti, è Gesù stesso che opera: "Pietro battezza? Cristo battezza" (sant'Agostino). Sono le sue mani che toccano l'uomo e lo risanano. Così, nel Battesimo Gesù, che è la luce vera del mondo, illumina interiormente l'uomo e lo rende nuova creatura, figlio di Dio.

In corrispondenza al messaggio contenuto nel testo evangelico, quasi in un vero contrappunto musicale, san Paolo ricorda che l'esistenza e l'attività del battezzato sono un'esistenza e un'attività luminose: "Un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore". Luce come Cristo stesso, che è "la luce del mondo":"Comportatevi perciò come figli della luce", cioè "cercate di capire ciò che è gradito al Signore".

L'ascolto di questo brano, perciò, può aiutarci a riscoprire il significato del nostro Battesimo e l'identità di Gesù. Come fare? Ripercorrendo di tappa in tappa il medesimo itinerario del cieco guarito (come anche della samaritana).

In quanto credenti, sappiamo che Cristo è la luce, è colui che, col dono della fede, nel nostro Battesimo ha aperto i nostri occhi rendendoci capaci di vedere la realtà: la realtà di Dio e la realtà del mondo con gli occhi stessi di Dio. Tale dono, però, impegna al contatto costante con Cristo luce e alla testimonianza instancabile della fede.

Paul Claudel in una sua opera mette in bocca a un cieco questa domanda: "Voi che ci vedete, che ne fate della luce?" È una domanda che milioni di ciechi spirituali rivolgono oggi ai cristiani: "Voi che credete in Cristo che ne fate della vostra fede?"

- A che punto mi trovo nel cammino di fede?

- Permetto a Gesù di guarirmi col Vangelo e con i Sacramenti, oppure sono ancora cieco o miope?

- In che misura faccio mia la professione: "Io credo, Signore"?

Più si crede e più si testimonia. Ma anche, più si testimonia e più cresce la fede. "La fede si rafforza donandola". (Giovanni Paolo II)

- Com'è la mia testimonianza? Timida? Superficiale? Convinta? Entusiasta?
  • monsignor Ilvo Corniglia
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Messaggio da miriam bolfissimo » gio mar 06, 2008 2:52 pm

      • Venerdì 7 marzo, quarto venerdì di Quaresima
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            Ti adoriamo, o Cristo, e ti lodiamo
            perchè infrangi il silenzio della morte
            con l'alleluia della risurrezione.

            (Valentino Salvoldi)
  • O Maria, Madre dolcissima di Dio e Madre nostra,
    ti affidiamo questo tempo di conversione:
    donaci, per intercessione del Tuo Cuore Addolorato ed Immacolato,
    la grazia di metterci in cammino,
    la forza di perseverare,
    il sostegno nelle cadute.

    Aiuto dei cristiani, donaci il coraggio
    di fare dono della nostra vita.
    Porta del cielo, donaci il desiderio
    di essere come il Tuo Dilettissimo figlio Gesù ci vuole.
    Rifugio dei peccatori, donaci l’umiltà
    di vedere i nostri errori, e chiedere perdono. Amen
Con tutto il mio piccolo cuore, miriam bolfissimo ;)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 10, 2008 11:48 am

  • 9 marzo 2008, quinta domenica di Quaresima.

    Chi crede non muore
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Le letture di questa domenica qui…


      • Meditiamo
Incontrarsi con Cristo, credere in lui e stare con lui è risorgere e vivere la vera vita. Nei vangeli abbondano gli esempi di resurrezione.

Zaccheo si incontra con Cristo e risorge condividendo i suoi beni con i poveri.

Pietro si incontra col Maestro, piange amaramente e risorge.

Maria di Magdala risorge dopo il suo incontro con Cristo Gesù.

I due discepoli di Emmaus risorgono dopo l'incontro misterioso lungo la strada e nello spezzare il pane e tornano a Gerusalemme.

Cristo insegnò una fede profonda che fa muovere montagne. Perché la nostra fede, spesso, non riesce a muovere e far rotolare la pietra della nostra tomba? Le nostre tombe hanno un nome come hanno un nome i vizi capitali. Certamente vive nella tomba chi passa indifferente davanti alle lacrime di chi soffre. "Vive nella sua tomba -insegna Arturo Paoli - chi non difende i poveri, gli oppressi, gli affamati di giustizia; chi non difende la verità e tace per interesse o codardia".

"Vieni fuori dalla tua tomba", ci grida il Signore, "ritorna alla vita". Il Signore vuole la nostra resurrezione come ha voluto quella di Lazzaro ma anche di Marta e di Maria.
  • Teresino Serra

      • Ascoltiamo
Vorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono, ogni giorno: Pasqua è la festa dei macigni rotolati. È la festa del terremoto. La mattina di Pasqua le donne, giunte nell'orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro.

Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa all'imboccatura dell'anima che non lascia filtrare l'ossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l'altro.

È il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell'odio, della disperazione del peccato. Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l'inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la resurrezione di Cristo.
  • Tonino Bello

      • Preghiamo
Signore, nulla ho portato in questo mondo,
nulla ne posso portare via.

Se mi vorrò arricchire,
incapperò nella tentazione
e nei molti inutili desideri
che sommergono gli uomini
nella morte e nella perdizione.

Fammi trovare te, il vero povero.

Signore, dammi di ciò che è eterno,
sì, dammi la tua sapienza,
dammi il tuo verbo, Dio solo Dio e te Dio:
Padre, Figlio, Spirito Santo. Amen
  • sant’Agostino
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 10, 2008 2:55 pm


Nei brani evangelici delle ultime domeniche Gesù si è rivelato progressivamente. Egli è "l'acqua viva" che disseta il nostro bisogno di felicità e di infinito e lo fa in primo luogo con la sua parola (cfr. l'incontro con la samaritana). Egli è "la luce" che rischiara le nostre tenebre donandoci la fede, cioè una comprensione nuova di Dio, del mondo, di noi stessi (cfr. la guarigione del cieco nato). Nel brano di questa domenica Gesù, risuscitando Lazzaro da quattro giorni nel sepolcro, si rivela come Colui che possiede la pienezza della vita e la comunica.

La storia narrata in questo capitolo (forma breve), evidenzia, con accenti toccanti, il rapporto tenero e profondo che legava Gesù alla famiglia di Lazzaro. Le due sorelle mandano ad avvisare Gesù della malattia del fratello con queste parole: "Signore, ecco, colui che ami è malato" (v.3). L'evangelista osserva: "Gesù amava Marta, e sua sorella e Lazzaro" (v.5). Davanti, poi, alla sua tomba, Gesù si turberà fino al punto di scoppiare in lacrime, tanto che molti commentano: "Guarda come lo amava!" (vv.34-36). Questo atteggiamento amicale di Gesù (cfr. anche Gv 15, 14-15) è da ricuperare nei nostri rapporti con Lui. Gesù vuole essere l'amico personale di ciascuno di noi e delle nostre famiglie e desidera essere corrisposto.

Ma il miracolo strepitoso operato da Gesù contiene un messaggio immensamente più profondo. Gesù, richiamando Lazzaro dalla tomba, rivela se stesso: chi è Lui per l'uomo, per ogni uomo. "Io sono la risurrezione e la vita" (v.25). Questa dichiarazione solenne di Gesù a Marta rappresenta il culmine del racconto. Il miracolo illustra proprio questa affermazione. In che senso? Quando Gesù giunge a Betania, la situazione è irreparabile: Lazzaro è nel sepolcro già da quattro giorni. Ma Gesù, pur incontrandolo ormai prigioniero della morte, la sconfigge con la sua parola e libera il proprio amico. Precisiamo ulteriormente.

Il grido che chiama "Lazzaro, vieni fuori!" (v.43) è la voce di Colui che nell'ultimo giorno chiamerà i morti dai loro sepolcri. Gesù risusciterà i morti e sarà il contenuto della loro vita di risorti. Essi, cioè, parteciperanno alla sua vita gloriosa, saranno con Lui realizzati supremamente come uomini. Questo futuro che Gesù apre ai credenti non può essere un miraggio, frutto della fantasia degli uomini, inventato dalla loro disperazione davanti alla morte; ma semplicemente ciò che Dio ha promesso e che ha già cominciato ad attuare proprio in Lui, Gesù, il primo dei risorti (cfr. I e II lettura). Se davanti alla tomba di Lazzaro Gesù pensa che presto un'altra tomba si aprirà per accogliere anche Lui, Egli però sa vedere nella morte dell'amico, nella propria morte, nella morte di noi tutti un significato nuovo, per cui la morte diventa un sonno in attesa del risveglio (cfr. v.11). Al di là, perciò, dell'esperienza lacerante della morte, l'unica realtà che sembra vera e definitiva per gli uomini, il credente è invitato a vedere la vittoria di Cristo, il suo amore che salva l'uomo. Gesù è l'unico che davanti alla morte dell'amico continua a sperare. La tomba non può essere l'abitazione definitiva dei suoi amici.

La risurrezione di Lazzaro, però, non è soltanto simbolo della risurrezione futura (cfr. Gv 6,40.54. Cfr. "Aspetto la risurrezione dei morti"), ma è anche segno di un dono che il Signore Gesù già ora fa a chi crede. La "vita eterna" il credente la possieda già fin d'ora in attesa dell'esplosione e maturazione finale di tale vita. "Io sono la risurrezione e la vita": già adesso, nel presente, Gesù è per tutti i credenti quella vita divina, ineffabile, eterna che non morirà mai. Se Gesù è in loro, se è in te, non morirai. Questa vita è nata in te nel Battesimo e rinasce ogni volta nel Sacramento della Riconciliazione. Non puoi non essere felice: in te è la Vita, cioè Cristo stesso. Ma occorre credere. Come già nell'incontro con la samaritana (Gv 4) e col cieco guarito (Gv 9), così Gesù vuole condurre alla fede vera Marta e i discepoli: "Chi crede in me, anche se muore, vivrà. Credi questo?" (vv.25-26. Cfr vv.40.42). Credere significa non solo accettare le verità annunciate da Gesù, ma dire un sì totale a Lui, consegnarsi a Lui accogliendo e vivendo le sue parole, i suoi insegnamenti, che sono riassunti nell'amore. In tal modo si apre la porta a Lui, che è la Vita, perché dimori permanentemente in noi. Quando Gesù ci chiede di aderire a Lui, in fondo non ci propone altro che di diventare più vivi. Nel decidere se accettarlo o rifiutarlo noi decidiamo tra la vita e la morte. L'incontro con Gesù porta Marta a professare la sua fede: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo." (v27). I suoi occhi sono stati aperti. Essa riconosce Gesù come il suo "Signore", il Salvatore promesso ("il Cristo"), colui che vive in comunione senza inizio né fine con Dio suo Padre in assoluta parità con Lui ("il Figlio di Dio").

"Vieni fuori!" (v.43). Il grido con cui Gesù chiama Lazzaro è anche la voce di colui che già ora chiama i morti spiritualmente a risorgere e vivere. Non è solo un invito a ciascuno perché esca dalla tomba del proprio egoismo, torpore, grettezza, disperazione. Ma è anche parola efficace che libera realmente e dona di gustare il sapore della vita vera, perché la vita è Lui, Gesù.

Questo messaggio lo ritroviamo nel passo della lettera ai Romani (8, 8-11: II lettura), dove Paolo descrive l'esperienza più vera del cristiano. Grazie al battesimo, che lo ha unito intimamente a Cristo, la realtà nuova in cui ormai il credente si trova è determinata dal dono, dalla presenza in lui dello Spirito Santo: "lo Spirito di Dio abita in voi" (espressione che ricorre per tre volte). Questa vita trinitaria è destinata a esplodere nella totalità della sua persona anche sul piano fisico: "Colui che ha risuscitato Gesù dai morti...darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi".

Si compie nel senso più pieno la profezia di Ezechiele (37, 12-14: I lettura). In una celebre visione egli contempla una massa sterminata di ossa aride, che, investite dal soffio dello Spirito, si ricompongono, si coprono di carne e tornano in vita. Quale il significato? Dio opererà la restaurazione nazionale di Israele, la sua "risurrezione" come popolo. Il vocabolario della "risurrezione", però, poteva orientare gli animi all'idea e all'attesa della risurrezione sia spirituale che fisica, quale si è poi gradualmente sviluppata. San Paolo evoca questo testo di Ezechiele per mostrare quale potenza infinita di vita possiede ed è in grado di esplicare lo Spirito Santo, che il cristiano riceve da Gesù.

La rivelazione fatta a Marta Gesù oggi la ripete a ciascuno di noi: "Io sono la risurrezione e la vita". A ciascuno, poi, rivolge la domanda provocatoria: "Credi questo?". Credi che la vita, la tua vita, sono Io? Credi che Io risusciterò i morti, ma che già ora comunico la vita nuova e faccio uscire dalla tomba della propria solitudine, incomunicabilità, incapacità di amare, tutti quelli che, morti spiritualmente, si volgono a me? Marta ha risposto: "Sì, o Signore, io credo!". Mi accade di ripetere questa professione di fede? Che significato ha nel mio cuore e sulle mie labbra?

Mi riesce di sentire Gesù come una persona molto viva e fonte della vita? In quale misura gli permetto di risuscitarmi e comunicarmi la vita attraverso la sua Parola e i Sacramenti, in particolare il Sacramento della Riconciliazione?

Che grazia per Lazzaro avere un tale Amico! Ma non sono anch'io Lazzaro? Non lo sei anche tu? Qual è la qualità e il grado della mia amicizia con Gesù?
  • monsignor Ilvo Corniglia
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Messaggio da miriam bolfissimo » gio mar 13, 2008 11:53 am

      • Venerdì 14 marzo, quinto venerdì di Quaresima
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          • Immagine

            Ti adoriamo, o Cristo, e ti lodiamo
            perchè infrangi il silenzio della morte
            con l'alleluia della risurrezione.

            (Valentino Salvoldi)
  • O Maria, Madre dolcissima di Dio e Madre nostra,
    ti affidiamo questo tempo di conversione:
    donaci, per intercessione del Tuo Cuore Addolorato ed Immacolato,
    la grazia di metterci in cammino,
    la forza di perseverare,
    il sostegno nelle cadute.

    Aiuto dei cristiani, donaci il coraggio
    di fare dono della nostra vita.
    Porta del cielo, donaci il desiderio
    di essere come il Tuo Dilettissimo figlio Gesù ci vuole.
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 17, 2008 11:51 am

  • 16 marzo 2008, domenica delle Palme.

    Verso Gerusalemme
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Le letture di questa domenica qui…


      • Meditiamo
Era andato a Gerusalemme da bambino. Là aveva proclamato che doveva "occuparsi delle cose di suo Padre" (Lc 2, 49). Ritorna adesso, dopo tre anni di predicazione, in comunione di obbedienza con il Padre per consegnare "il tutto è compiuto" della sua missione.

In questa Settimana santa anche noi siamo invitati agli stessi appuntamenti di Cristo.

Giovedì Santo abbiamo l'appuntamento al banchetto eucaristico, non solamente per nutrirci, ma per rinnovare il nostro impegno nel trasformarci in persone euca-ristiche, persone, cioè, pronte a essere consumate per amore agli altri. L'eucaristia ci chiama a trasformarci in pane che sfama: pane di bontà, misericordia, perdono, comunione, fede. "Fate questo in memoria di me", disse Gesù. Chi non si dona tradisce l'amore ed entra nell'inutilità del niente.

Venerdì Santo il nostro appuntamento è con la croce. Stare ai piedi di Cristo significa stare con i crocifissi. E non c'è alternativa: o con i crocifissi o con i crocifissori. Il Cristo in croce ci dice di prendere un altro cammino, andare e stare con i crocifissi di ogni luogo e di ogni tempo.

Sabato Santo è il giorno dell'appuntamento con la speranza. È tempo di attesa del momento di Dio. Il silenzio di Dio si vive con fede e fiducia. Ma il silenzio è pesante, fa paura.
  • Teresino Serra

      • Ascoltiamo
È tragico constatare come la cultura della morte stia seminando vittime in ogni angolo del pianeta. Questa cultura della morte non tiene conto della sacralità della vita, dei diritti umani e favorisce l'aggravarsi dell'odio, dei conflitti etnici e delle vendette.

Le guerre continuano in ogni continente. Le chiamano guerre dimenticate. "Ricordati di dimenticare le guerre", è uno dei comandamenti della politica e dell'economia dei nostri tempi. Ormai il sangue delle vittime non ci impressiona più, come non ci impressionano quelle parti del mondo che chiamano emarginate.

Noi vogliamo guardare al futuro con fiducia nel Dio della vita. Il Dio della vita ci invita a dare una risposta di speranza. Egli continua a essere presente e operante nella storia e nelle culture dei popoli. Egli continua a sorprenderci là dove noi pensavamo che non ci fosse più nulla da fare.

Continuiamo a camminare verso Gerusalemme per essere puntuali agli appuntamenti con Dio e con la storia del nostro popolo
  • Teresino Serra

      • Preghiamo
Cantate al Signore da tutta la terra.

Cantate al Signore,
benedite il suo nome,
annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.

In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.
  • Salmo 59
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 17, 2008 2:53 pm


La liturgia di oggi ci presenta due grandi scene: la prima di gioia, l'altra di dolore.

Prima scena: l'ingresso di Gesù in Gerusalemme, acclamato come re da una folla entusiasta (Mt. 21, 1-11). I cristiani oggi, con la medesima esultanza, si stringono al loro Signore ormai vivo per sempre in mezzo a loro. Gesù entra nella Città Santa per affrontare la sua passione. Tale ingresso, però, è un annuncio della vittoria strabiliante che Egli riporterà sulla morte. I fedeli si associano a Lui e rivivranno in questi giorni il suo dramma, con lo sguardo orientato verso il traguardo della risurrezione. Il ramoscello di palma o di olivo - che portiamo a casa o regaliamo a qualcuno - non è un portafortuna, ma un segno-ricordo dell'esperienza di fede in Gesù che oggi abbiamo fatto e un richiamo a restargli fedeli.

Seconda grande scena: il racconto della passione del Signore secondo Matteo. L'evangelista ha ricevuto questa storia da testimoni oculari, da persone ormai certe che il Crocifisso era risorto, lo avevano incontrato, e consideravano la tragedia finale della sua vita un immenso tesoro da non dimenticare. Riconoscevano infatti nella passione di Gesù il compimento del disegno di Dio, annunciato nella Sacra Scrittura (cfr. es. Is.50,4-7: I lettura). Matteo è particolarmente attento a sottolineare questo aspetto. È l'interpretazione che troviamo nel grandioso inno paolino (Fil. 2,6-11: II lettura), dove la passione è vista in rapporto stretto e inseparabile con la glorificazione di Gesù da parte del Padre.

È un dono, e anche un grande atto di saggezza, sostare in ascolto e in contemplazione davanti alla Passione del Signore. Il cuore si riempirà di gratitudine.

Nel racconto di Matteo focalizziamo l'attenzione su due momenti estremamente significativi, che si corrispondono: la preghiera di Gesù nell'orto degli Ulivi e il suo grido desolato sulla croce. Matteo descrive anzitutto la "passione interiore" di Gesù. Schiacciato dall'angoscia e da una tristezza mortale, Gesù la confida al Padre nel suo dialogo solitario con Lui, mentre i discepoli dormono: "Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice!...". In questa preghiera Gesù manifesta la consapevolezza del proprio rapporto filiale con Dio. Se Dio è suo padre, perché non lo sottrae alla prova? Ma subito scatta la fiducia e l'abbandono senza riserve:"Però non come voglio io, ma come vuoi tu!".

Gesù è il perfetto obbediente in tutto e prontamente. Chiede la liberazione, ma solo se questa è compatibile col disegno del Padre: "... se è possibile...se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà...". Quest'ultima espressione fa parte del "Padre Nostro", che Gesù aveva insegnato ai discepoli e che ora è vissuto da Lui nella misura più piena ed eroica.

Nella preghiera Gesù trova la forza per superare la tentazione, rimanendo fedele a Dio e accettando la Passione. Nella preghiera Gesù viene come trasformato: rinuncia alla sua volontà per abbracciare, in una resa incondizionata, la volontà del Padre. Si rivela, così, veramente Figlio di Dio, a Lui perfettamente unito nell'amore.

Anche a me Gesù chiede di ripetere con Lui al Padre, in ogni circostanza fosse pure drammatica: "Si compia la tua volontà...ciò che tu vuoi anch'io lo voglio!". L'agonia di Gesù continua nella storia della Chiesa, nella storia dell'umanità sofferente, nella storia di milioni di uomini terribilmente provati nel corpo e nello spirito.

In ciascuno di essi Gesù - il quale "agonizza sino alla fine del mondo" (Pascal) - continua a implorare la nostra attenzione, continua a ripeterci nel tentativo di scuoterci dal sonno: "Restate qui e vegliate con me...Non siete capaci di vegliare con me una sola ora?". Solo Matteo sottolinea il "Vegliate con me". La vigilanza è intesa come comunione con Cristo, come condivisione della sua stessa esperienza di vita. È difficile cancellare dal nostro animo la scena di Gesù che, in preda a indicibile angoscia, va mendicando un po' di compagnia per la sua solitudine. E gli amici gli hanno negato la loro presenza vigile e amorevole. Gli amici non lo hanno capito, non hanno capito il dramma che Egli viveva. Gli amici dormivano. Quante volte Gesù ci passa accanto implorando un gesto di attenzione, di solidarietà, di amicizia!. È un nostro fratello povero, bisognoso soprattutto di affetto... È sempre Lui, Gesù, e noi.. restiamo insensibili, continuiamo a dormire?

"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Queste parole, le uniche che Matteo - seguendo Marco - pone sulle labbra di Gesù morente, esprimono una desolazione estrema: l'isolamento di Gesù è totale, la sua solitudine è senza misura. Anche il Padre tace e pare abbandonarlo completamente, ritirando la sua presenza. Gesù rivive il dramma spirituale dell'uomo giusto, oppresso, di cui Dio sembra non ricordarsi, perché non lo protegge (cfr. Sal. 22, Salmo responsoriale).

Un motivo, poi, di particolare sofferenza per Gesù sta nel fatto che la sua "causa" è la "causa" di tutti i poveri a cui si è legato, i quali perdendo Lui perdono la speranza di risolvere la loro situazione. Dio non interviene e sembra, così, smentire, anzi condannare tutto l'impegno di Gesù per i poveri, mostrando che la sua approvazione va ai capi del popolo che lo hanno mandato a morte. Di più, Gesù vive il dramma unico del "figlio" che si sente abbandonato da colui che egli considerava e chiamava il suo "Abba" (papà): la sua morte, allora, è vista come la rovina e il fallimento della "causa" stessa di Dio. Ma, più profondamente ancora, la ragione ultima espressa nel grido di Gesù dovremmo ricercarla nella sua scelta di spingere la sua solidarietà con gli uomini peccatori fino alle estreme conseguenze. Fino al punto, cioè, di sperimentare, di assaporare l'abisso della lontananza da Dio in cui si trovano gli uomini che sono preda del peccato. Durante l'esistenza terrena essi forse non avvertono, a un livello di coscienza riflessa, questo mostruoso stato di separazione da Dio e quindi di morte. Lui, Gesù, lo ha condiviso e vissuto con tragica lucidità, trasformandolo però in amore. "Mentre si identifica col nostro peccato, "abbandonato" dal Padre, Egli "si abbandona" nelle mani del Padre" (Nm I 26). Così Gesù, gridando sulla croce, fa suo il grido di tutti i poveri, sofferenti, oppressi della storia. Fa suo il grido dell'umanità infelice e lo lancia verso Dio. Non un grido di disperazione, ma di sconfinata fiducia. "Il grido di Gesù sulla croce...non tradisce l'angoscia di un disperato, ma la preghiera del Figlio che offre la sua vita al Padre nell'amore, per la salvezza di tutti" (Nm I 26).

Gesù in croce appare come il Povero per eccellenza, il quale riassume in sé tutto il dolore che, dall'ingresso del peccato nel mondo, ha travagliato l'umanità. Sulla croce c'è il Dolore: ecco perché ogni uomo che soffre richiama quasi naturalmente il Crocifisso. Ma - ed è paradossalmente l'altra faccia della stessa realtà - sulla croce c'è l'Amore. "Non i chiodi tennero Gesù sulla croce, ma l'amore" (Santa Caterina da Siena). "Se gli angeli potessero invidiare gli uomini, lo farebbero per due motivi: primo, perché Dio ha patito per loro; secondo, perché gli uomini possono patire per Dio" (San Francesco di Sales). Potremmo precisare: "patire col Figlio di Dio". Non soltanto riconoscere il suo "volto dolente" in ogni uomo che soffre. Ma, ogni volta che tu soffri, puoi scoprire accanto a te il Crocifisso che ti chiama: Soffri con me, stringiti a me, unisci la tua pena alla mia. Lascia che io ti associ al mio dolore e possa soffrire in te e con te. Così la tua sofferenza acquisterà l'efficacia redentiva della mia passione.

Lungo la settimana troverò il tempo per sostare ancora davanti alla tragica sequenza che il Vangelo oggi ci presenta, e in particolare davanti alle due scene sopra riportate. Contemplando, mi sentirò coinvolto e mi verrà da dire: tutto questo Gesù lo ha fatto per me, pensando a me! Lo ringrazierò. Gli chiederò anche che cosa si aspetta da me come risposta al suo amore.
      • "Ascolta chi è stato crocifisso,
        ascoltalo parlare al tuo cuore,
        ascoltalo, Lui che ti dice:
        Tu vali molto per me" (Giovanni Paolo II)
  • monsignor Ilvo Corniglia
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Messaggio da miriam bolfissimo » gio mar 20, 2008 4:41 pm


      • 20 marzo 2008 - Giovedì Santo (Messa in Cena Domini)
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  • Vi ho dato l'esempio, perchè come ho fatto io, facciate anche voi
Questa messa vespertina, che ricorda l'istituzione dell'Eucaristia, compiuta da Gesù nella cena pasquale, ha una duplice caratteristica.

Anzitutto pone in rilievo il comando di Gesù di celebrare con un rito perpetuo la sua pasqua storica di morte e di risurrezione, come già nell'antica economia si commemorava l'esodo di liberazione.

In secondo luogo questo comando è posto in connessione essenziale con l'altro 'mandato' della carità, rievocato attraverso il rito della lavanda dei piedi, simbolo del servizio sacrificale del Cristo.
  • "Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli".
Il Figlio di Dio che lava i piedi sporchi dei suoi discepoli, come uno schivo, diventa il grande modello di cosa deve essere ogni eucaristia: il servizio di alzarsi da tavola, di deporre gli indumenti della gloria, di chinarsi verso l'altro nel mistero del perdono: questa è vera fraternità.

Lavare i piedi è il segno dell'accoglienza, come si faceva per l'ospite. Gesù con ciò dice chiaramente di accogliere e ospitare in sé i suoi discepoli, di portarli con sé nelle vicende che egli affronterà.
  • "Venne da Simon Pietro e questi gli disse: Signore, tu lavi i piedi a me?... non mi laverai mai i piedi! "
Pietro non accetta l'umiliazione del suo Maestro, ma non poteva rifiutarsi a questo gesto, pena il non aver parte con Gesù al suo mistero di morte e di vita. Nell'atto del servizio di amore estremo di Gesù, già simboleggiato dal gesto della lavanda, la Pasqua diventa la nostra purificazione, perché significa lasciarsi perdonare e immergere nell'acqua del Battesimo che lava in Cristo i piedi sporchi del mondo, oltre che i nostri.
  • Monaci Benedettini Silvestrini
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » gio mar 20, 2008 4:46 pm


      • 21 marzo 2008 - Venerdì Santo (Passione del Signore)
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  • Tutto è compiuto...
Il racconto giovanneo ci presenta un groviglio di situazioni, nelle quali intervengono diverse persone: i discepoli, le donne, i sacerdoti, il governatore, i soldati. Ognuno a modo suo si accosta impotente all'uomo Gesù, che va verso la sua passione e morte con responsabile consapevolezza, sapendo ciò che fa e accettando con amore quanto gli viene imposto con superficialità e ferocia da tutti. È il vero dominatore degli eventi della sua passione e morte.

Egli si fa trovare dai suoi carnefici, ma si rivela a loro nella sua potenza di Signore, "Io sono"; egli afferma di essere re, ma non di questo mondo; egli si lascia intronizzare sul seggio giudiziale del procuratore (Litostrato) per dimostrare che è lui il vero giudice, nonostante sia condannato falsamente; egli è il vero re dei giudei secondo le profezie, per il titolo che portava l'iscrizione, posta sulla croce; infine dispone della sua madre, Maria, affidandola come madre al discepolo amato che è figura di tutti i credenti.

Per tale prospettiva di vincitore anche sul patibolo della croce, la preghiera universale che segue il racconto della passione, diventa come effusione permanente dello Spirito sulla Chiesa per tutti gli uomini per cui Cristo è morto. Il racconto della passione, concluso dalla preghiera universale dei fedeli, ci preparerà all'adorazione della croce come trofeo di morte e di vittoria.

La Chiesa fin dalle origini, vede nella croce, l'albero fiorito e fruttifero della vita, dal quale ciascuno coglie il frutto prezioso della salvezza: lo stesso Gesù che si offre in cibo. Questa croce, noi siamo invitati ad adorare, esprimendo con un bacio tutta la nostra gratitudine, per quanto da essa abbiamo ricevuto, e per essere solidali con quanti ancor oggi soffrono e amano. Oggi non si celebra l'eucaristia, poiché la Chiesa è impegnata a meditare sul contenuto stesso del 'Memoriale: la morte redentrice di Cristo, fonte di salvezza per ogni uomo.
  • Monaci Benedettini Silvestrini
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Messaggio da miriam bolfissimo » gio mar 20, 2008 4:51 pm


      • 22 marzo 2008 – Sabato Santo (Veglia Pasquale nella Notte Santa)
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  • Non è qui, è risuscitato!
Una lunga veglia notturna, un fuoco che arde nel buio della notte, un cero che squarcia le tenebre, tutta la storia dell'umanità raccontata da Dio stesso agli uomini, un canto di giubilo, un inno di Gloria, mai così opportuno, ed è mattino, luce piena, è la Pasqua di Risurrezione.

Una luce e un mattino che da sempre l'uomo attende, da quando ha avuto la prima percezione del peccato e la certezza di non essere stato abbandonato dal suo Dio. I tunnel e i meandri della vita, i peccati degli uomini scavano tombe e sepolcri per i viventi e nulla rende più tetra l'esistenza del male che s'incarna nel cuore, rendendolo incapaci di palpiti di amore o che l'acceca fino ad oscurargli il vero bene. Una tragedia che avrebbe seminato solo morte se Dio non avesse ricambiato l'offesa con l'infinita misericordia ed il perdono dandoci il suo Figlio da immolare sulla croce.

Questa è la Pasqua dei credenti, il felice ritorno dalle tombe, la luce nuova che illumina gli inferni costruiti sulla terra, la pace già compromessa dall'odio. La fratellanza riscoperta con il dono della vita e le lacrime asciugate con il sorriso del Vivente. Cristo è la Pasqua!

È Lui che ci dà gioia, è Lui il motivo perenne della festa. Ormai il male è uscito per sempre dai sepolcri, la morte ha ritrovato finalmente la sua vita e il peccato è stato cancellato dall'Amore. Buona pasqua a Tutti, cari amici, doniamoci la gioia che solo Cristo ci sa dare!

È l'annuncio che aspettavamo, ancora siamo increduli per la sua straordinaria bellezza. Parole umane non possono esprimere questo dilatarsi di cuori, la gioia di tale certezza! Forse il silenzio è la risposta migliore di fronte a tanta bellezza, il silenzio per contemplare questa luce, un silenzio di stupore, di adorazione e di commozione.

La luce della Resurrezione ci riempie di felicità, fa sparire tutte le ombre che così foscamente si erano addensate nei giorni precedenti, quando Gesù parlava di questo evento con parole che allora sembravano incomprensibili ed ora brillano di nuova luce. Questa luce rischiara la Passione che Cristo ha subito e consola anche noi che ricordiamo queste ore drammatiche e possiamo sopportarle solo per la certezza della Resurrezione.

Trasformiamo quindi lo stupore di Pietro nel vedere il sepolcro vuoto nella nostra gioia per vedere i cuori pieni. Sappiamo bene cosa significa la gioia della Resurrezione e come possa essere vera gioia! Sappiamo che questo significa un nostro impegno quotidiano nella vita di tutti i giorni che sembra non avere luci di riferimento, quando non punta su traguardi eterni e vanno oltre le mode, oltre i nostri egoismi, oltre il tempo.

Come è bella questa notte in cui avviene l'incontro col nostro Salvatore; come è gloriosa, cara e bella; in essa si radunano giovani e vecchi, portando lampade e cantando inni; il battesimo è pronto come una sposa gloriosa e dà la vita a coloro che vi si tuffano e rinascono, alleluia, dal suo seno puro.
  • Monaci Benedettini Silvestrini
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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