Anno liturgico 2007 - 2008

Omelie di Monsignor Antonio Riboldi e altri commenti alla Parola, a cura di miriam bolfissimo

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Anno liturgico 2007 - 2008

Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 03, 2007 10:51 am

      • I domenica di Avvento. 2 dicembre 2007
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Dal libro del profeta Isaia 2, 1-5
Visione di Isaia, figlio di Amoz, riguardo a Giuda e a Gerusalemme. Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà elevato sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli. Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra. Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 13, 11-14
Fratelli, è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri.

Dal vangelo secondo Matteo 24, 37-44
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà».


    • "Vegliate, dunque..."
    Inizia un nuovo anno liturgico con le parole, stupende e piene di speranza, della prima lettura: "Verranno giorni, oracolo del Signore, nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto...".

    Siamo cercatori instancabili, e qualche volta affamati, del "bene". Spesso questo "bene" lo facciamo coincidere con quello che noi riteniamo essere il "nostro" bene. Cerchiamo di star bene in salute, cerchiamo di star bene psicologicamente, cerchiamo, in una parola, di evitare i fastidi.

    Il "bene" che cerchiamo, invece, dovrebbe essere quello che da sempre anche i filosofi hanno indicato con l'iniziale maiuscola: il Bene ultimo che da senso anche a tutti gli altri, il Bene che ci coinvolge in progetti di bene e, per dirla con le parole della seconda lettura, "ci fa crescere e abbondare nell'amore vicendevole e verso tutti".

    È Dio, infatti, che può riempire i nostri cuori e placare la nostra sete di felicità. Altrimenti si passa da una delusione all'altra, senza mai trovare quella pace che è dono dell'Altissimo e che, sola, può davvero cambiare la nostra esistenza.

    Non per niente il Vangelo di Luca ci ricorda che "la nostra liberazione è vicina": senza Dio l'uomo è schiavo di sé stesso e senza il Dio Amore quante atrocità possono venire giustificate, anche con motivazioni pseudo religiose. Ecco perché sarebbe davvero bello, in questo anno, metterci davvero alla scuola del Vangelo, per conoscere sempre meglio Gesù, per frequentarlo personalmente e lasciare che sia proprio Lui a parlare al nostro cuore, per far sì che abbiamo in noi gli stessi sentimenti che furono in Lui.
    • don Roberto Pandolfi
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 10, 2007 11:31 am

      • II domenica di Avvento. 9 dicembre 2007
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Dal primo del profeta Isaia 11,1-10
In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i poveri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese. La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio. Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà. Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare. In quel giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli, le genti la cercheranno con ansia, la sua dimora sarà gloriosa.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 15,4-9
Fratelli, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza. E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti ad esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo si è fatto servitore dei circoncisi in favore della veracità di Dio, per compiere le promesse dei padri; le nazioni pagane invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: Per questo ti celebrerò tra le nazioni pagane, e canterò inni al tuo nome.



Dal vangelo secondo Matteo 3,1-12
In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: "Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri"! Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano. Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione, e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile».




    • "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!"
    Le parole di Giovanni il Battista risuonano sferzanti, in questa seconda domenica di Avvento. Qual "razza di vipere", rivolto ai farisei e ai sadducei, riflette tutta la personalità di quest'uomo, incapace di doppiezza, e ci da l'idea della drammaticità dell'attesa del Messia.

    Per accogliere adeguatamente colui che, nella prospettiva di Giovanni il Battista, "battezzerà in Spirito Santo e fuoco e terrà in mano il ventilabro per pulire la propria aia brucerà la pula con fuoco inestinguibile", bisogna veramente convertirsi, cambiare vita e dare un taglio netto al peccato.

    Le altre due letture ci dicono con più chiarezza che cosa si intende per conversione: Isaia ci presenta la visione di un mondo dove, grazie alle opere del Messia, regna la pace; persino gli animali feroci desisteranno dai loro istinti e "il lupo dimorerà con l'agnello e la pantera si sdraierà accanto al capretto".

    San Paolo ci invita a guardare all'esempio di Gesù, per avere i suoi stessi sentimenti: "accoglietevi perciò gli uni agli altri come Cristo accolse voi, per la gloria di Dio". Forse proprio questo è il cuore della conversione che ci viene richiesta in Avvento: guardare a Gesù per poter essere e fare come Lui. Ricostruire un autentico rapporto con Dio, alla scuola di Gesù, è la base per una riconciliazione e una pace che riguardano innanzitutto le nostre persone e poi coinvolgono tutti quelli che ci incontrano e ci circondano.

    Viva, allora, il "buonismo" natalizio, quando "essere più buoni" significa lasciar trasparire Gesù ed essere, anche noi, portatori e comunicatori della sua pace, per la gloria del Dio "della perseveranza e della consolazione".
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 17, 2007 11:04 am

      • III domenica di Avvento. 16 dicembre 2007
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Dal primo del profeta Isaia 35,1-6a. 8a. 10
Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto.
Ci sarà una strada appianata e la chiameranno "Via santa"; su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo;gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto.



Dalla lettera di san Giacomo apostolo 5, 7-10
Fratelli, siate pazienti fino alla venuta del Signore. Guardate l'agricoltore: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge d'autunno e le piogge di primavera. Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Prendete, o fratelli, a modello di sopportazione e di pazienza i profeti che parlano nel nome del Signore.



Dal vangelo secondo Matteo 11, 2-11
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me». Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te. In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.




    • "Sei tu colui che deve venire?"
    Come era prevedibile, visto il suo carattere e le sue attese, Giovanni il Battista è andato un po' in crisi! Certo, il carcere in cui l'ha rinchiuso Erode non doveva essere il luogo ideale per avere pensieri positivi, e tuttavia il dubbio che assale Giovanni riguardo a Gesù è radicale: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attendere un altro?".

    Forse, dopo aver annunciato l'arrivo di un Messia che "avrebbe bruciato la pula con fuoco inestinguibile", "che avrebbe avuto in mano il ventilabro per ripulire la sua aia", cioè, fuori di metafora, un Messia che avrebbe eliminato e distrutto i peccatori, Giovanni il Battista si trova un po' a disagio nel trovarsi di fronte un Gesù, da lui indicato come "l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato dal mondo", che accoglie e perdona i peccatori, che alla fermezza sui principi accosta la dolcezza verso il peccatore, che non risparmia nulla a chi era reputato e si reputava santo e si china con tanta misericordia sui miseri e i poveri.

    Un Messia che frequenta le case dei Farisei e quelle dei Pubblicani, che ha pietà delle povere vedove, ma anche delle prostitute e delle adultere è difficile da accettare per chi ha i suoi schemi, rigidi e prefissati.

    Lo è anche per noi, quando perdiamo di vista il vangelo e ci facciamo prendere da un sacro furore verso quelli che riteniamo "peccatori" e quindi, implicitamente, peggiori di noi o inferiori a noi. Forse in questo Avvento sarebbe opportuno guardare alla trave nel nostro occhio, per poter aiutare il vicino a togliere la pagliuzza dal suo.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » dom dic 23, 2007 10:29 pm

      • IV domenica di Avvento. 23 dicembre 2007
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Dal libro del profeta Isaia 7, 10-14
In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall'alto». Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». Allora Isaia disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 13, 11-14
Fratelli, è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri.



Dal Vangelo secondo Matteo 1, 18-24
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa "Dio con noi". Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.




    • "Sarà chiamato Emmanuele, Dio-con-noi"
    Ci prepariamo al Natale in mezzo a notizie desolanti: bambini abbandonati nei cassonetti, giovani madri uccise con i loro figli, famiglie in balia dei rapinatori. Ci viene da dire: "Ma il mondo non migliora mai?".

    Chissà, forse non ci sono solo le notizie brutte, forse non ci sono solo i drammi familiari, i ladri e gli assassini; forse non ci sono solo le mamme che abbandonano i loro figli. Ci pensiamo bene e tagliamo decisamente il "forse": il mondo non è solo cattivo, come vogliamo farlo apparire. La logica dell'informazione ha preso ormai una direzione univoca, ma anche duemila anni fa la notizia della nascita più importante è arrivata solo a qualche pastore ed a alcuni Magi.

    Dio utilizza altri canali, per parlare. Dio oggi si manifesta al nostro cuore come un piccolo Bambino che riesce a suscitare i nostri sentimenti più belli. Ancora oggi questo Bambino ci sospinge, con la dolcezza ferma dell'Amore vero, ad aiutarci vicendevolmente, ad accoglierci come fratelli.

    Oggi il profumo di questo neonato si diffonde per farci respirare aria di bontà, di purezza, per farci pregustare il profumo di quell'Eternità dove la morte e la sofferenza non saranno più.

    Oggi il Vagito di un Bambino, che è nato per noi, ci richiama intorno ad una mangiatoia, in una povera stalla, a contemplare, stupiti, il Mistero di un Dio che entra in punta di piedi nell'umanità.

    Oggi non possiamo essere felici da soli! La nostra preghiera, i nostri gesti, le nostre parole oggi non possono che accordarsi al messaggio di infinita tenerezza di quel bambino nato a Betlemme.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » dom dic 30, 2007 7:14 pm

      • Santa Famiglia. 30 dicembre 2007
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Dal libro di Siracide 3, 2-6. 12-14
Il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli, ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Chi onora il padre espia i peccati; chi riverisce la madre è come chi accumula tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi riverisce il padre vivrà a lungo; chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre. Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore. Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata, ti sarà computata a sconto dei peccati.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 3, 12-21
Fratelli, rivestitevi, come eletti di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti! La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre. Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.



Dal vangelo secondo Matteo 2, 13-15. 19-23
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio. Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e và nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino». Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele. Avendo però saputo che era re della Giudea Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno».




    • "Rivestitevi di sentimenti di tenerezza"
    È proprio opportuno, in questa Festa della Santa Famiglia, rileggere con attenzione quanto San Paolo scrive nella lettera ai Colossesi, che ci viene proposta come seconda lettura: "Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza , di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri ... Ma sopra tutte queste cose, rivestitevi di amore".

    Sarebbe bello riscoprire la bellezza di questi sentimenti e metterli in pratica nelle nostre famiglie, vivendoli nelle quotidianità dei rapporti tra sposi e tra genitori e figli. D'altronde sono sentimenti come questi che tengono in piedi una famiglia. Se dovessero prevalere l'orgoglio e l'egoismo, si capisce bene che le cose non potrebbero durare. Quante volte occorre saggezza, nella vita di ogni giorno!

    Il puntiglio, le prese di posizione estreme, la ricerca esclusiva del benessere individuale distruggono in poco tempo quello che invece richiede anni di pazienza e di bontà, per essere costruito. In questi ultimi tempi, di fronte alla cronaca di tanti fatti di sangue capitati all'interno delle famiglie, siamo tentati (e molti la insinuano abilmente, questa tentazione!) di credere che la famiglia sia solo oppressione, frustrazione ... insomma, un inferno! La cronaca, però, non parla di quei milioni di famiglie, che vivono (certo con sacrificio, qualche volta) i valori proposti da San Paolo e nelle quali regna la "pace di Cristo".

    Il male, anche se nettamente minoritario, si fa più pubblicità del bene, che invece è silenzioso, non fa rumore, ed è diffusissimo. Sta a noi accorgercene e viverlo!
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun gen 07, 2008 11:53 am

      • Epifania del Signore. 6 gennaio 2008
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Dal libro del profeta Isaia 60,1-6
Alzati, rivèstiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. A quella vista sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 3,2-3a.5-6
Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro beneficio: come per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Questo mistero non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che i Gentili cioè sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo.



Dal vangelo secondo Matteo 2,1-12
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele" ». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo». Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.



L'annunzio del giorno della Pasqua.
Fratelli carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno. Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza. Centro di tutto l'anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 23 marzo 2008. In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte. Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi: Le Ceneri, inizio della Quaresima, il 6 febbraio 2008. L'Ascensione del Signore, il 4 maggio 2008. La Pentecoste, l'11 maggio 2008. La prima domenica di Avvento, il 30 novembre 2008. Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli Apostoli, dei Santi e nella commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore. A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli. Amen.





    • “Cammineranno le genti alla Tua luce”
    I Magi che adorano Gesù rappresentano i popoli pagani, i non ebrei, coloro che vivono in attesa di qualcosa, di Qualcuno che possa cambiare la propria vita, che possa offrire orizzonti diversi, più grandi. I Magi sono uomini curiosi, nel senso più nobile del termine, non si accontentano, scrutano il cielo alla ricerca di una stella, di un evento.

    Diventano immagine vivente, questi Magi, dell'uomo che ricerca Dio, che è disposto ad abbandonare le proprie sicurezze per seguire Colui che è fedele alle promesse. Dio è spesso imprevedibile: la nostra vita è piena della Sua presenza, una presenza amorevole e, qualche volta sconcertante. Certo Dio non ci lascia seduti comodi a goderci i nostri successi: ci mette continuamente di fronte ai nostri limiti e alle nostre potenzialità, per insegnarci ad essere umili e, nello stesso tempo, per indurci ad un continuo superamento di noi stessi.

    E per sostenerci e guidarci nel cammino Dio ci ha regalato tante "stelle": il Vangelo, innanzitutto, e poi la Chiesa, madre e maestra, e poi i Sacramenti, dai quali acquistiamo sapienza e forza, e poi le tante persone e le lante situazioni che quotidianamente incontriamo.

    Se sappiamo guardare con occhi non superficiali e distratti, scopriamo che davvero la presenza di Dio è continua e vuole condurci alla felicità piena, che è il Paradiso. Ovviamente, non possiamo solo e sempre correre affannati, se vogliamo accorgerci di questa presenza e accoglierla in tutta la sua bellezza: abbiamo bisogna di sostare, di fermarci a riflettere e pensare. Altrimenti rischiiamo di perdere la strada, come i Magi, e di finire, anziché nella casa di Gesù, nel palazzo di Erode.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun gen 21, 2008 10:43 am

      • Battesimo del Signore. 13 gennaio 2008
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Dal libro del profeta Isaia 42,1-4.6-7
Così dice il Signore: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento. Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».



Dagli Atti degli Apostoli 10,34-38
In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».



Dal Vangelo secondo Matteo 3,13-17
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».




    • “Io, il Signore, ti ho preso per mano”
    Sono bellissime queste parole, che troviamo nella prima lettura tratta dal libro del profeta Isaia. Esprimono la realtà di Gesù e quella di ogni suo discepolo: Dio, il Padre, ci prende per mano, ci conduce lungo i sentieri della vita, per portare a compimento il progetto di amore che ha pensato per ciascuno.

    È così per Gesù, che con il battesimo inizio il suo ministero pubblico, è così per noi, che siamo stati chiamati, per grazia di Dio, a costituire il nuovo popolo sacerdotale, regale e profetico. Davvero Dio ci ha amato per primo! Davvero ci ha chiamati dalle tenebre alla sua ammirabile luce! Le parole che il Padre dice quando Gesù viene battezzato potrebbero essere riferite anche a ciascuno di noi: "Questo è il figlio mio, è l'amato: in lui mi sono compiaciuto". Siamo amati e siamo chiamati ad amare.

    Certo, inutile negarlo, qualche volta facciamo un po' di fatica a capire l'amore di Dio e qualche altra volta facciamo fatica a lasciarci coinvolgere nei suoi progetti. Eppure con il Battesimo è iniziato anche per noi il tempo favorevole, il tempo della Grazia divina, ci possiamo gloriare della nuova dignità di figli, siamo inviati a tutte le genti per proclamare le meraviglie del suo amore.

    Come è grande il Dio che si manifesta in Gesù: solidale con i peccatori, in fila con loro per ricevere il Battesimo da un uomo. E' lo stesso Dio che nasce povero a Betlemme e lo stesso che morirà in croce: sempre per noi, per salvarci e per dare l'esempio di come si salva. Dio ci chiama ad essere come Lui, che ha amato i suoi fino alla fine.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun gen 21, 2008 10:45 am

      • II domenica del Tempo Ordinario. 20 gennaio 2008
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Dal libro del profeta Isaia 49, 3. 5-6
Il Signore mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria». Il Signore che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele, — poiché ero stato stimato dal Signore e Dio era stato la mia forza — mi disse: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele. Io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra».



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1, 1-3
Paolo, chiamato ad essere apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.



Dal vangelo secondo Giovanni 1, 29-34
In quel tempo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele». Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».




    • “Ecco l'agnello di Dio!”
    Il compito di Giovanni il Battista non è solo quello di preparare un terreno fecondo al Messia, inducendo il popolo alla purificazione e alla conversione, ma anche quello di indicare il Messia presente, dandogli testimonianza ed invitando a seguirlo. Uno dei motivi di grandezza di Giovanni, infatti, è quello di suscitare in alcuni dei suoi discepoli il desiderio di seguire Gesù. In fondo, è quello che dovremmo fare noi, oggi.

    Siamo noi, oggi, gli annunciatori del Vangelo, siamo noi coloro che devono dare indicazioni perché gli uomini e le donne di oggi possano trovare e incontrare Gesù. A volte capita di avere paura a parlare di Dio, si ha quasi vergogna ad affrontare discorsi così "impegnativi" o, potrebbe sembrare a qualcuno, così lontani dai problemi concreti della gente. Eppure sono convinto che se noi, discepoli di Gesù, avessimo il coraggio di fare come Giovanni il Battista, di dire agli altri, a chi ha i problemi, a chi soffre, a chi ha un'esistenza vuota, priva di senso, "guarda che Gesù può darti un po' di forza, può sostenerti, può offrire alla tua vita orizzonti grandi di amore", allora avremmo davvero aiutato il mondo ad essere migliore.

    Con la mitezza e nell'umiltà che il Signore ci chiede, dovremmo però essere fermamente certi che abbiamo qualcosa in più da donare agli altri: abbiamo la serenità del perdono, della riconciliazione, abbiamo una proposta di pace e di solidarietà che non si fonda sulle sole capacità umane, abbiamo la forza dello Spirito Santo che agisce e trasforma il cuore dell'uomo. Come possiamo tenere solo per noi tutto questo?
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun gen 28, 2008 11:41 am

      • III domenica del Tempo Ordinario. 27 gennaio 2008
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Dal libro del profeta Isaia 8,23b - 9,3
In passato il Signore umiliò la terra di Zabulon e la terra di Neftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano e il territorio dei Gentili. Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando si spartisce la preda. Poiché tu, come al tempo di Madian, hai spezzato il giogo che l'opprimeva, la sbarra che gravava le sue spalle e il bastone del suo aguzzino.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1,10-13. 17
Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d'intenti. Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che vi sono discordie tra voi. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «E io di Cefa», «E io di Cristo!». Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati? Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo.



Dal vangelo secondo Matteo 4, 12-23
Gesù, avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: "Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata". Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono. Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.




    • “Venite dietro a me”
    Gesù cammina lungo le rive del mare di Galilea, invitando alla conversione "perché il regno dei cieli è vicino". E proprio in questo peregrinare mette le basi per la costruzione della nuova Comunità dell'Alleanza, la Chiesa, chiamando i primi discepoli, i quali sono subito invitati, anch'essi, a camminare: "Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini". Simone e Andrea, i due fratelli, "subito lasciarono le reti e lo seguirono".

    Gesù non ci vuole fermi sulle nostre posizioni, attendendo che altri pensino, dicano o facciano al nostro posto. Gesù ci provoca a seguirlo per i sentieri a volte stretti di una vita spesa per Lui, per annunciare i grandi valori evangelici, per proclamare la salvezza e la liberazione dal peccato. Gesù ci vuole scattanti e pronti a lasciare le nostre comode posizioni per diventare apostoli di un messaggio difficile, ma stupendo: costruire il genere umano nell'unità dell'amore.

    È, questo, il compito precipuo della Chiesa e la prima testimonianza che essa deve offrire al mondo. Ce lo ricorda San Paolo nella seconda lettura quando invita i cristiani di Corinto a non dividersi in fazioni, ma a guardare a Cristo, riscoprendosi uniti in Lui, che con la sua croce ha redento il mondo.
    "Essere in perfetta unione di pensiero e di sentire": è una delle sfide che, come discepoli di Gesù, abbiamo oggi davanti. Senza una scialba uniformità, senza un miserevole appiattimento, ma nella ricchezza delle diverse sfumature riconoscersi portatori di una speranza che apre orizzonti nuovi a tutti gli uomini di buona volontà.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 04, 2008 11:06 am

      • IV domenica del Tempo Ordinario. 3 febbraio 2008
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Dal libro del profeta Sofonia 2,3; 3, 12-13
Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra, che eseguite i suoi ordini; cercate la giustizia, cercate l'umiltà, per trovarvi al riparo nel giorno dell'ira del Signore. Farò restare in mezzo a te, Israele, un popolo umile e povero; confiderà nel nome del Signore il resto d'Israele. Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna; non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta. Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1, 26-31
Considerate la vostra vocazione, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto: "Chi si vanta si vanti nel Signore".



Dal vangelo secondo Matteo 5,1-12a
In quel tempo: vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».




    • “Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli”
    Il Vangelo di questa Domenica è il brano delle Beatitudini e inizia con la celebre frase: “Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli”. L’affermazione “beati i poveri in spirito” è oggi spesso fraintesa, o addirittura citata con un risolino di compatimento, come qualcosa da lasciare credere agli ingenui. E infatti Gesù non ha mai detto semplicemente: “Beati i poveri in spirito!”; non si è mai sognato di dire una cosa simile. Ha detto: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”, che è una cosa ben diversa.

    Si fraintende completamente il pensiero di Gesù e lo si banalizza quando si cita la sua frase a metà. Guai a separare la beatitudine dal suo motivo. Sarebbe, per fare un esempio grammaticale, come se uno pronunciasse una protasi, senza far seguire alcuna apodosi. Supponiamo che qualcuno dica: “Se oggi seminate...”; cosa si capisce? Nulla! Ma se aggiunge: “domani mieterete”, di colpo tutto diventa chiaro. Così, se Gesù avesse detto semplicemente: “Beati i poveri!”, la frase suonerebbe assurda, ma quando aggiunge “perché di essi è il regno dei cieli”, tutto diventa comprensibile.

    Ma cos’è questo benedetto regno dei cieli che ha operato la vera “inversione di tutti valori”? È la ricchezza che non passa, che i ladri non possono rubare, né la tignola consumare. È la ricchezza che non si deve lasciare ad altri con la morte, ma che si porta con sé. È il “tesoro nascosto” e la “perla preziosa” per avere la quale vale la pena, dice il Vangelo, dare via tutto. Il regno di Dio, in altre parole, è Dio stesso

    La sua venuta ha prodotto una specie di “crisi di governo” di portata mondiale, un riassetto radicale. Ha aperto orizzonti nuovi. Un po’ come quando, nel Quattrocento, si scoprì che esisteva un altro mondo, l’America, e le potenze che detenevano il monopolio del commercio con l’oriente, come Venezia, si trovarono di colpo spiazzate ed entrarono in crisi. I vecchi valori del mondo -denaro, potere, prestigio- sono risultati cambiati, relativizzati, anche se non rinnegati, a causa della venuta del regno.

    Chi è ormai il ricco? Un uomo che ha messo da parte un’ingente somma di denaro; nella notte c'è stata però una svalutazione del cento per cento; al mattino si alza che è un “nullatenente”, anche se ancora forse non lo sa. I poveri, al contrario, sono avvantaggiati dalla venuta del regno di Dio, perché, non avendo nulla da perdere, sono più pronti ad accogliere la novità e non temono il cambiamento. Essi possono investire tutto sulla nuova moneta. Sono più pronti a credere.

    Noi siamo portati a ragionare diversamente. Crediamo che i cambiamenti che contato sono quelli visibili e sociali, non quelli che avvengono nella fede. Ma chi ha ragione? Noi abbiamo conosciuto, nel secolo scorso, molte rivoluzioni di questo tipo, ma abbiamo anche visto quanto facilmente, dopo un po’ di tempo, esse finiscono per riprodurre, con altri protagonisti, la stessa situazione di ingiustizia che dicevano di voler eliminare.

    Ci sono piani e aspetti della realtà che non si colgono a occhio nudo, ma solo con l’aiuto di una luce speciale. Vengono effettuate oggi, dai satelliti artificiali, fotografie ai raggi infrarossi di intere regioni della terra e come appare diverso il panorama alla luce di questi raggi! Il Vangelo, e in particolare la nostra beatitudine dei poveri, ci da un’immagine del mondo a “luce radente”, “ai raggi infrarossi”. Permette di cogliere quello che c’è sotto, o al di là, della facciata. Permette di distinguere quello che resta da quello che passa.
    • padre Raniero Cantalamessa
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 11, 2008 11:25 am

      • I domenica di Quaresima. 10 febbraio 2008
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Dal libro della Gènesi 2, 7-9; 3, 1-7
Il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «E' vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete» . Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5, 12-19
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini. E non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo: il giudizio partì da un solo atto per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.



Dal vangelo secondo Matteo 4, 1-11
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"». Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede"». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: "Non tentare il Signore Dio tuo"». Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto"». Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servirono




    • Non di solo pane vivrà l'uomo”
    Quest'anno la Quaresima è vicinissima al tempo di gioia del Natale. Più o meno un mese fa si celebrava l'Epifania del Signore, con la gioia adorante dei Magi, e oggi siamo già arrivati al tempo della Penitenza. Tempo di grazia, però anche questo della Quaresima. Tempo in cui siamo invitati a dare importanza alle "cose dello Spirito", ad essere un po' più staccati dalla materialità delle cose per trovare più tempo da dedicare alla preghiera e più risorse da donare nella carità.

    Lo scorrere inesorabile dei giorni dovrebbe fare riflettere sulla nostra caducità, lo scoprirsi così inclini a cedere alla tentazione dovrebbe aiutarci nella consapevolezza della nostra fragilità: la Quaresima, apertasi con la solennità del rito delle Ceneri, ci vuole umili, ci vuole servitori premurosi di Dio e del prossimo e ci mostra che questo è possibile, con la grazia di Dio e il nostro impegno.

    Come sarebbe bello, in Quaresima, avere più tempo (o più voglia) per frequentare la santa Messa, magari anche quella feriale: faremmo così una "scorta" di Grazia, accostandoci alla Comunione, lasciandoci interpellare dalla Parola di Dio, condividendo con i fratelli di fede l'esperienza di essere accolti, amati e inviati da Gesù. Nel brano evangelico odierno Gesù vince la tentazione di satana perché per quaranta giorni digiuna e prega, nutrendosi della presenza di Dio, vivendo in relazione intima con Lui. È un ottimo esempio anche per noi di come possiamo affrontare meglio le difficoltà, piccole o grandi, che la vita ci mette di fronte ogni giorno. Davvero, allora, la Quaresima è tempo di Grazia!
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 18, 2008 10:17 am

      • II domenica di Quaresima. 17 febbraio 2008
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Dal libro della Genesi 12, 1-4a
In quei giorni, il Signore disse ad Abram: «Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra». Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.



Dalla lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 1, 8b-10
Carissimo, soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia; grazia che ci è stata data in Cristo Gesù fin dall'eternità, ma è stata rivelata solo ora con l'apparizione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'immortalità per mezzo del vangelo.



Dal vangelo secondo Matteo 17, 1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo. E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».




    • “Alzatevi e non temete”
    A ricordarci che la vita cristiana (anche quella quaresimale), non è tristezza, musi lunghi e pessimismo cronico, ecco il lampo di luce che oggi coinvolge noi come ha coinvolto Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni: la trasfigurazione. Questo evento della vita di Gesù ci aiuta a gettare lo sguardo sul mistero della Risurrezione. La Chiesa ci invita a considerare il significato più profondo della morte in croce di Gesù alla luce della potenza del Padre, che risuscita il Figlio. Abbiamo la certezza, così, che Colui che è morto sulla Croce non è solo un sant'uomo incompreso, non è solo una persona con un alto ideale umano di uguaglianza e libertà, ma è Dio stesso che porta, attraverso il suo gesto d'amore, la liberazione radicale dai due mali terribili che affliggono l'uomo, il peccato e la morte.

    Anche quando fa penitenza durante la Quaresima, dunque, il discepolo di Gesù è sempre animato dalla gioia profonda tipica di chi è entrato "nella vita" e possiede la dignità di Figlio di Dio: non siamo più schiavi, ma "amici"! Il digiuno, le rinunce, gli impegni di mortificazione non sono quindi fini a se stessi, non servono solo a rafforzare la nostra volontà, in una sorta di autodominio teso a farci credere che possiamo salvarci da soli.

    Invece, sostenuti dalla Grazia di Dio, che viene in aiuto della nostra debolezza, noi siamo consapevoli che il nostro impegno è semplicemente un modo per dimostrare l'amore che nutriamo verso Gesù, per diffondere sempre più la carità nel mondo, per staccarci dalle cose terrene e guardare ai "beni del cielo".
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun feb 25, 2008 9:50 am

      • III domenica di Quaresima. 24 febbraio
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Dal libro dell'Esodo 17, 3-7
In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatti uscire dall'Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?». Allora Mosè invocò l'aiuto del Signore, dicendo: «Che farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!». Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e và! Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull'Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d'Israele. Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5, 1-2. 5-8
Fratelli, giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.



Dal vangelo secondo Giovanni 4, 5-42
In quel tempo, Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le disse: «Và a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito"; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?» , o: «Perché parli con lei?». La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». Uscirono allora dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto» . E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».




    • “Dammi da bere”
    Forse facciamo un po' fatica, noi moderni, occidentali, a capire fino in fondo che cosa significa "aver sete". Doveva essere, questa, un'esperienza molto più comune per un antico orientale, così come lo è oggi, purtroppo, per tante popolazioni africane. Ci siamo troppo abituati, noi moderni, ad avere l'acqua in casa e ne sprechiamo tantissima, così che non riusciamo più ad avvertirne la preziosità.

    Chissà, allora, se riusciamo a comprendere Gesù che nelle ore calde della giornata orientale si siede stremato al pozzo di Sicar, dove incontra la donna samaritana. La sete fisica di Gesù diventa, per l'evangelista Giovanni, segno di un'altra sete: quella spirituale. Gesù ha sete della fede di quella donna. Ma questa fede ha bisogno di essere suscitata: da qui il dialogo sempre più stringente, che porterà la donna a vedere in Gesù il Messia e a farsi portatrice di questo annuncio ai suoi concittadini samaritani.

    Anche della nostra fede Gesù ha sete: ci vuole discepoli entusiasti, annunciatori intrepidi, capaci di rendere presente oggi la sua Persona che ama, che soccorre il povero, che perdona il peccatore. A sua volta Gesù ci dona l'acqua viva che fa diventare anche noi sorgenti che zampillano per la vita eterna. Scopriamo così ciò che siamo, le nostre capacità, le nostre energie; tutto dobbiamo donare a Lui perché Lui lo trasformi in AMORE SPEZZATO PER I FRATELLI.

    Riusciremo allora a coinvolgere tanti altri "samaritani", desiderosi di ascoltare parole di vita e di speranza, desiderosi di dare un senso profondo alla propria esistenza, gettandosi nell'impresa di cambiare il mondo.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 03, 2008 10:51 am

      • IV domenica di Quaresima. 2 marzo 2008
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Dal primo libro di Samuele 16, 1b.4a. 6-7. 10-13a
In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi di olio il tuo corno e parti. Ti ordino di andare da Iesse il Betlemmita, perché tra i suoi figli mi sono scelto un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato. Quando Iesse e i suoi figli gli furono davanti, egli osservò Eliab e disse: «È forse davanti al Signore il suo consacrato?». Il Signore rispose a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né all'imponenza della sua statura. Io l'ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l'uomo. L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore». Iesse presentò a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo che ora sta a pascolare il gregge». Samuele ordinò a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Quegli mandò a chiamarlo e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e gentile di aspetto. Disse il Signore: «Alzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell'olio e lo consacrò con l'unzione in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi.



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 5, 8-14
Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate ciò che è gradito al Signore, e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente, poiché di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare. Tutte queste cose che vengono apertamente condannate sono rivelate dalla luce, perché tutto quello che si manifesta è luce. Per questo sta scritto: «Svegliati, o tu che dormi, déstati dai morti e Cristo ti illuminerà».



Dal vangelo secondo Giovanni 9, 1-41
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Siloe (che significa "Inviato")». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui» ; altri dicevano: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?». Egli rispose: «Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: "Va' a Siloe e lavati!". Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov'è questo tale?». Rispose: «Non lo so». Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». E c'era dissenso tra di loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori risposero: «Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l'età, parlerà lui di se stesso». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età, chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». Quegli rispose: «Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Allora lo insultarono e gli dissero: «Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui». Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi. Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: "Noi vediamo", il vostro peccato rimane».




    • “Tu credi nel Figlio dell'uomo?”
    La tematica della fede fa da guida al famoso brano del cieco nato, che la liturgia ci propone in questa Domenica. L'evangelista Giovanni ci mette di fronte al percorso di quest'uomo (cieco dalla nascita e guarito da Gesù), che arriva ad esclamare "credo, Signore". Il miracolo ricevuto, la persecuzione patita da parte dei farisei, l'incontro con Colui che l'ha guarito dalla cecità, tutto porta quest'uomo a divenire "discepolo", a qualificarsi come credente in Gesù, a vederlo fin da subito almeno come un profeta, per poi arrivare alla Sua proclamazione come "Figlio dell'uomo".

    Già, la fede. Potremmo essere tentati di pensare che in fondo era facile per questo ex cieco credere in Gesù: aveva ricevuto un miracolo non da poco... Ma noi sappiamo che quella scaturita da un miracolo non è, per Gesù, una fede autentica. Solo incontrando veramente Lui, lasciarsi interpellare dalla sua richiesta, dialogare con Lui, questo porta alla fede vera.

    La stessa cosa vale anche per noi: se non conosciamo personalmente Gesù, se non lo frequentiamo assiduamente nella preghiera e nei Sacramenti, se non riversiamo sul prossimo il nostro amore, non possiamo dire di aver fede in Lui. Proveremo, certo, un qualche sentimento bello nei Suoi confronti, saremo pieni di zelo in tante attività, ma, sotto sotto, ci accorgeremmo di essere a servizio di noi stessi, dei nostri desideri, della nostra ricerca di gratificazioni.

    Irrimediabilmente finiremo per farci un'idea tutta nostra di Dio, per non accoglierlo nella sua vera realtà, ma secondo un'immagine che ci siamo costruiti noi, a seconda di quello che ci torna più comodo. Gesù ci vuole discepoli autentici, disposti a dimostrare la nostra fede seguendolo anche quando è scomodo.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 10, 2008 11:14 am

      • V domenica di Quaresima. 9 marzo 2008
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Dal libro del profeta Ezechiele 37, 12-14
Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nel paese d'Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 8-11
Fratelli, quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.



Dal vangelo secondo Giovanni 11, 1-45
In quel tempo, era malato un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato». All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce». Così parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s'è addormentato, guarirà». Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. Betania distava da Gerusalemme meno di due miglia e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell'ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo». Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là». Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: «Dove l'avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?». Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dài ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.




    • “Liberatelo e lasciatelo andare”
    Il miracolo della risurrezione di Lazzaro ha un significato ancora più profondo di quello, già di per sé grande, di un morto che ritorna alla vita. Lazzaro infatti anticipa, in un certo modo, quello che avverrà a Gesù e, di conseguenza, all'umanità intera. Con la differenza che il ritorno alla vita terrena da parte di Lazzaro è provvisorio (prima o poi dovrà nuovamente morire) mentre lo stato di vita nel quale Gesù entra e al quale tutti siamo chiamati è definitivo.

    Gesù, dunque, è davvero "la resurrezione e la vita". Davvero Egli libera l'uomo dai due mali più tremendi che lo affliggono: il peccato e la morte. La morte è entrata nel mondo come conseguenza del peccato e l'uomo, davanti ad essa, prova da sempre un senso di smarrimento, se non di angoscia e di paura. Davanti alla morte la mente umana formula domande che resterebbero senza risposta se non ci fosse la luce della fede. Soprattutto la domanda sul "dopo", su che cosa ci sarà dopo la morte si affaccia spesso ai nostro cuore.

    "Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me non morirà in eterno": questa proclamazione di Gesù illumina il "dopo", ci dice che la morte non è la parola ultima sull'esistenza umana. Gesù è Colui che toglie le catene che imprigionano gli uomini e le donne, anche di oggi, in orizzonti limitati, che li rendono schiavi dei propri istinti individualistici, dove c'è ben poco spazio per l'amore autentico, che dona gratuitamente. La liberazione dalla morte è il culmine di tante altre liberazioni realizzate da Gesù, il quale, fondamentalmente, ci rende liberi di amare senza limiti.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 17, 2008 10:07 am

      • Domenica delle Palme. 16 marzo 2008
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Dal libro del profeta Isaia 50,4-7
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati. Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 2,6-11
Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.



Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo 26,14-27,66
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.

Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto»

Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio». E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Allora Gesù disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge, ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». E Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli.

Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina».

Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». E subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono.

Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione. I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte; ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni». Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?».

Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ed egli negò davanti a tutti: «Non capisco che cosa tu voglia dire». Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo giurando: «Non conosco quell'uomo». Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito all'aperto, pianse amaramente.

Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire. Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato. Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Veditela tu!». Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue». E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato "Campo di sangue" fino al giorno d'oggi. Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d'argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.

Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose «Tu lo dici». E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose attestano contro di te?». Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore. Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!». Disse loro Pilato: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?» . Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli aggiunse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora urlarono: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile (disse) di questo sangue; vedetevela voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli». Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.

Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: «Salve, re dei Giudei!». E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo.

Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui. Giunti a un luogo detto Golgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere. Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. E sedutisi, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei». Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!». Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.

Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!». E Gesù, emesso un alto grido, spirò.

Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!». C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.

Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l'altra Maria.

Il giorno dopo, che era quello successivo alla Parascève, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risuscitato dai morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete». Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.




    • “Un branco di cani mi circonda”
    Questa frase, tratta dal salmo responsonale di questa domenica, può apparire un po' cruda per un giorno di festa come quello della solenne entrata di Gesù in Gerusalemme.

    Tuttavia, il salmo 21, da cui la frase è tratta, indica molto bene lo scopo per il quale Gesù fa il suo ingresso nella città santa: lo aspetta infatti la morte in croce. Il mistero dell'Amore di Dio trova pieno compimento nell'offerta sacrificale di Gesù. Colui che viene oggi osannato e benedetto, tra pochi giorni sarà schernito, oltraggiato e ucciso. E magari, chissà, da quelle stesse persone che lo avevano accolto stendendo i propri mantelli sulla strada, al suo passaggio.

    Come siamo volubili! Certo, spesso capita anche a noi di avere momenti di grande fervore, momenti in cui abbiamo una gran voglia di pregare, in cui ci sembra che la nostra fede sia forte e invincibile e altri in cui regna la trascuratezza spirituale, in cui la preghiera è annoiata e superficiale e la nostra stessa testimonianza di vita cristiana si allenta fin quasi a scomparire.

    Qualche volta corriamo addirittura il rischio di mettere Dio sotto accusa, di non cogliere più il suo amore misericordioso, di dimenticarci che Lui è fedele e non può venir meno alle sue promesse. E proprio la fedeltà al Padre porta Gesù ad affrontare la prova suprema della Passione e della Croce. Gesù ci dimostra nei fatti, e non a parole, il significato più profondo della parola "Amore". Ecco perché oggi proviamo ad accompagnarlo stendendo anche noi la nostra vita al suo passaggio, come segno di condivisione e d'offerta.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » mar mar 25, 2008 10:00 am

      • Domenica di Pasqua. 23 marzo 2008
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Dagli Atti degli Apostoli 10, 34a. 37-43
In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio. Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 3, 1-4
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria.



Dal vangelo secondo Luca 24, 13-35
In quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino» . Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.




    • "E noi siamo testimoni"
    La Risurrezione è l'evento che ha cambiato la storia del mondo! Con la Risurrezione, infatti, sia ha la certezza che quel Gesù morto in croce è veramente il Figlio di Dio.

    Alla luce di questo fatto gli Apostoli e tutti coloro che avevano conosciuto Gesù rileggono la vita e le opere del Maestro, andando ad annunciare in tutto il mondo la salvezza da Lui operata. E dopo di loro altre migliaia e migliaia di discepoli hanno portato il Vangelo in ogni angolo della terra. Da duemila anni, dunque, un messaggio d'amore continua ad arrivare al cuore dell'uomo per aiutarlo a mettere a frutto i suoi talenti, per portare a compimento tutte le potenzialità di bene che ognuno possiede, Senza la Risurrezione di Gesù sarebbe vana la nostra fede e il nostro sarebbe un ideale puramente umano, destinato prima o poi a finire.

    E invece l'amore di Cristo, il vivente, ci spinge a portare la sua persona attraverso la Chiesa, agli uomini e alle donne in attesa di una speranza, di una dignità nuova, di non essere più considerati "servi, ma amici". Certo, non è facile, e qualche volta, proprio perché sono umani, anche i discepoli di Gesù possono sbagliare.

    Tuttavia, insieme al peccato, c'è anche la forza dello Spirito Santo, c'è una spinta soprannaturale che rende anche i più deboli capaci che abbracciare la croce e di percorrere la strada già percorsa da Gesù: è il mistero di un amore più grande di noi, di un amore che non ha confini e che ci vuole suoi testimoni ovunque e in ogni momento.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 31, 2008 8:47 am

      • Domenica della Divina Misericordia. 30 marzo 2008
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Dagli Atti degli Apostoli 2,42-47
I fratelli erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo.



Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 1, 3-9
Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi tempi. Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po' afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo: voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime.



Dal vangelo secondo Giovanni 20, 19-31
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.




    • "Esultate di gioia indicibile e gloriosa"
    Questa bellissima espressione della prima lettera di Pietro c'invita a contemplare in tutta la sua portata l'evento pasquale e la salvezza realizzata da Cristo per noi. Con stupore dobbiamo coglierci come creature infinitamente amate da Dio, ricolmate d'ogni bene, in vista della salvezza eterna.

    E tutto questo siamo chiamati a manifestarlo nelle nostra vita, personale e comunitaria. Come comunità, infatti, dovremmo mettere in pratica le parole degli Atti degli Apostoli: "Quelli che erano stati battezzati erano perseveranti nell'insegnamento degli Apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Ogni giorno ... prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando a Dio e godendo il favore di tutto il popolo".

    La gioia, dunque, viene dalla consapevolezza di fare la volontà di Dio; quante volte facciamo un mucchio di progetti e poi, se vanno male, ci arrabbiamo e perdiamo la serenità! Ma davanti ad un progetto (è giusto farne, ci mancherebbe) pensiamo anche a quale potrebbe essere il parere di Dio? Chiediamo il Suo Aiuto? Ci lasciamo interrogare dal Vangelo per uniformarvi il nostro progetto?

    Dio ha realizzato il Suo progetto di salvezza nei nostri confronti a costo di morire in croce. Noi siamo veramente capaci di fare sacrifici per Lui? lo credo che ci sia una gioia immensa nel fare qualcosa che ci costa fatica per qualcuno o per qualcosa che amiamo. Penso all'alpinista che conquista una vetta, al navigatore solitario che attraversa l'oceano e, più semplicemente, alla meta delle vacanze raggiunta dopo estenuanti ore di coda sulle strade. L'amore muove le nostre azioni: che cosa facciamo esclusivamente per amore di Dio?
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 07, 2008 9:22 am

      • III domenica di Pasqua. 6 aprile 2008
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Dagli Atti degli Apostoli 2, 14a. 22-33
Nel giorno di Pentecoste, Pietro, levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò a voce alta così: «Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazaret — uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua, come voi ben sapete —, dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l'avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: " Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; poiché egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua; ed anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai l'anima mia negli inferi, né permetterai che il tuo Santo veda la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza ". Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e la sua tomba è ancora oggi fra noi. Poiché però era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: "Questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne vide corruzione". Questo Gesù Dio l'ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».



Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 1, 17-21
Carissimi, se pregando chiamate Padre colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le sue opere, comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio. Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi. E voi per opera sua credete in Dio, che l'ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria e così la vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio.



Dal vangelo secondo Luca 24, 13-35
In quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.




    • “Si fermarono, con il volto triste”
    Il volto triste dei due discepoli di Emmaus è immagine del volto triste di tanti uomini e donne d'oggi. Forse, diciamolo con onestà, anche di tanti discepoli di Gesù. Che cosa manca, per essere felici? A che cosa ci si può aggrappare per avere una vita serena? Una vita senza guai, senza problemi, senza sofferenze...?

    I due discepoli di Emmaus sono tristi perché hanno perso la speranza: "Noi speravamo che Egli fosse colui che avrebbe liberato Israele…”. Una speranza terrena, ferma ad una liberazione materiale dal dominio straniero: una speranza ristretta, come tutte le speranze legate a questa terra. Certo, anche queste speranze possono essere legittime: è giusto sperare in un aumento di stipendio o della pensione, è giusto sperare in una bella vacanza, è giusto sperare nella salute e in tante altre cose importanti. Ma sono tutte cose che passano, sono speranze parziali, che finiscono, prima o poi, per lasciarci con il volto triste, perché la salute se n'è andata, la vacanza è finita, lo stipendio è aumentato, ma non basta lo stesso.

    Solo Dio non delude.

    C'è una speranza che va oltre questo mondo. Che nasce dalla fede e si compie nella carità. È la speranza che ci fa guardare verso il cielo per vedere uno spiraglio di luce anche dove le tenebre sono più fitte; siamo così proiettati oltre i limiti dell'umano e riempiamo il nostro cuore d'infinito. Ecco perché capita di incontrare persone che non hanno i soldi, non hanno la salute, nemmeno la macchina e la casa, eppure comunicano una profonda serenità e aiutano ad arrivare più vicino a Dio. Anche noi, allora, come i due discepoli di Emmaus, "partiamo senza indugio" per incontrare questa speranza.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 14, 2008 9:34 am

      • IV domenica di Pasqua. 13 aprile 2008
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Dagli Atti degli Apostoli 2, 14a.36-41
Nel giorno di Pentecoste, Pietro levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò a voce alta così: «Sappia con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!». All'udir tutto questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse: «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro». Con molte altre parole li scongiurava e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone.



Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 2, 20b-25
Carissimi, se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, quando era oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime.



Dal vangelo secondo Giovanni 10, 1-10

In quel tempo, Gesù disse; «In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza».




    • "lo sono venuto perché abbiano la vita"
    La IV Domenica di Pasqua nei suoi tre cicli contempla ogni anno Gesù buon pastore che conduce il suo gregge verso l’ovile unico: la casa del Padre. Gesù è la porta unica delle pecore: il vero Tempio che mette in comunione con il Padre del cielo. È guida del gregge, cioè compagno di vita, pronto a condividere con le sue pecore i pericoli, il sole infuocato, il freddo notturno. È pastore che chiama le pecore «una per una», e per ognuna ha un messaggio specifico. E nel farle uscire dall’ovile, «cammina innanzi» a loro, ed esse lo seguono sicure verso pascoli erbosi (Salmo responsoriale). Il falso pastore, invece, che non porta le pecore al pascolo, è un ladro che «sale da un’altra parte» e non dalla porta, seminando il panico. Un brigante venuto per depredare. Un estraneo la cui voce provoca paura e sconcerto.

    Le pecore del buon pastore, «tornate al guardiano delle loro anime» (II Lettura), devono seguire Gesù come discepole dietro al Maestro. Come hanno riconosciuto la voce di Gesù quanti hanno ascoltato le parole di Pietro il giorno di Pentecoste, i quali si sentirono trafiggere il cuore, ma dopo essersi pentiti, ricevettero il battesimo e quindi il dono dello Spirito (I Lettura).
    • Sergio Gaspari, smm
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 21, 2008 9:15 am

      • V domenica di Pasqua. 20 aprile 2008
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Dagli Atti degli Apostoli 6, 1-7
In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest'incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola». Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani. Intanto la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli a Gerusalemme; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede.



Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 2, 4-9
Carissimi, stringetevi a Cristo, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: "Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chi crede in essa non resterà confuso". Onore dunque a voi che credete; ma per gli increduli "la pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra angolare, sasso d'inciampo e pietra di scandalo". Loro v'inciampano perché non credono alla parola; a questo sono stati destinati. Ma voi siete "la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose" di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce.



Dal vangelo secondo Giovanni 14, 1-12
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.




    • "Dio nessuno l'ha mai visto ..."
    Mi vengono in mente le ultime parole del prologo del Vangelo di Giovanni: "Dio nessuno l'ha mai visto, il Figlio Unigenito, Lui ce lo ha raccontato". Gesù ci mostra il Padre: per capire Dio dobbiamo fissare lo sguardo su Gesù. Egli è Colui che compie le opere del Padre, è Colui che dice le parole del Padre.

    Solo guardando Gesù riusciamo a vedere l'amore sconvolgente di Dio. Gesù ci parla di un Dio che ama, che vuole a tutti i costi la salvezza del peccatore, che va alla ricerca della pecorella smarrita e attende con ansia il ritorno del figliol prodigo. È un Dio, quello di Gesù, che "si fa tutto a tutti pur di guadagnare ad ogni costo qualcuno": pranza con i peccatori e i pubblicani, si lascia lavare i piedi dalle prostitute per dire a tutti parole di speranza, per incitare tutti alla conversione.

    Non è un Dio facilone e amicone, il buon compagnone ingenuo che si può imbrogliare come si vuole: è un Dio anche severo, che conosce il valore del sacrificio per amore, che si fa "prossimo", compagno di strada, che non fa sconti, prima di tutto a sé stesso. Con un Dio così ci siamo imbarcati sulla navicella della Chiesa: Lui tiene il timone chiedendo ad ognuno di noi di svolgere bene il proprio compito.

    Chi crede in Gesù compirà le sue stesse opere, cioè lo renderà presente, ben visibile agli uomini e alle donne d'oggi. Anche noi, in fondo, siamo chiamati a parlare di Dio agli altri e a farlo prima di tutto con la nostra vita. Chissà se anche noi potremo rispondere, a chi ci chiede di mostragli Gesù: " Chi a visto me ha visto Gesù".
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 28, 2008 7:37 am

      • VI domenica di Pasqua. 27 aprile 2008
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Dagli Atti degli Apostoli 8, 5-8. 14-17
In quei giorni, Filippo, sceso in una città della Samaria, cominciò a predicare loro il Cristo. E le folle prestavano ascolto unanimi alle parole di Filippo sentendolo parlare e vedendo i miracoli che egli compiva. Da molti indemoniati uscivano spiriti immondi, emettendo alte grida e molti paralitici e storpi furono risanati. E vi fu grande gioia in quella città. Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e vi inviarono Pietro e Giovanni. Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.



Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 3, 15-18
Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. E' meglio infatti, se così vuole Dio, soffrire operando il bene che facendo il male. Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito.



Dal vangelo secondo Giovanni 14, 15-21
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».




    • “E vi fu una grande gioia in quella città”
    Filippo porta il primo annuncio della morte e risurrezione di Gesù in Samaria. E in questa regione eretica, guardata con molto sospetto dalle autorità ebraiche di Gerusalemme, il Vangelo viene accolto con entusiasmo: le folle prestano molta attenzione alla predicazione di Filippo, molti malati vengono guariti. L'incontro con Gesù, attraverso le parole di Filippo, porta "grande gioia in quella città".
    Chissà, forse perché per noi il Vangelo non è un nuovo annuncio, forse perché ci siamo un po' "abituati", forse perché le circostanze della vita ci hanno un po' indurito il cuore, sta di fatto che non sempre dimostriamo una grande gioia di essere cristiani. E pensare che dovremmo essere portatori e comunicatori della speranza più grande, quella di Gesù che sconfigge il peccato e la morte!
    La seconda lettura di questa Domenica ci rivolge un invito particolarmente importante, cioè quello di essere "pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi". Mi verrebbe da dire che, prima ancora di rendere ragione, dovremmo mostrare di averla davvero in noi, la speranza. La fede autentica non può non donarci un fondo di serenità, non può non farci provare la gioia di essere figli amati, coccolati, figli a cui Dio ha donato, e dona ogni giorno, i suoi tesori, come l'Eucaristia.
    Anche nelle difficoltà della vita il discepolo di Gesù non si abbatte e si dispera, perché è sempre consapevole della presenza amorevole di Dio. Non siamo "orfani", ci ricorda Gesù nel brano evangelico odierno. Dio non ci abbandona mai. Da qui la nostra speranza e la nostra gioia.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 05, 2008 8:21 am

      • Acensione del Signore. 4 maggio 2008
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Dagli atti degli apostoli 1,1-11
Nel mio primo libro ho già trattato, o Teòfilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo. Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre «quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni». Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?» . Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo».



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1, 17-23
Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti secondo l'efficacia della sua forza che egli manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro. Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose.



Dal vangelo secondo Matteo 28, 16-20
In quel tempo, gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».




    • "Fate discepoli tutti i popoli"
    Ogni tanto si sente ancora discutere sull'attività missionaria della Chiesa. Ci si chiede se sia ancora valida, in un epoca di tolleranza, di dialogo fra religioni, di rispetto e riconoscimento reciproco. Qualcuno rievoca il passato, accusando la Chiesa cattolica (chissà perché sempre e soltanto lei!) di aver violentato le coscienze, di non aver accolto le culture diverse dalla propria, di aver contribuito allo sterminio di intere popolazioni (vedi aztechi e popoli sudamericani, dimenticandosi di Bartolomeo de Las Casas e di quanti altri si impegnarono e diedero la vita perché quei popoli fossero rispettati!).

    Con tutto questo, dicono i benpensanti, sempre inclini alla tolleranza (ovviamente solo verso chi la pensa come loro), deve convincerci che la parola "missione" va eliminata dal vocabolario della Chiesa, Già, come se potessimo cancellare, a nostro piacimento, le parole dette da Gesù!

    Il Vangelo di oggi è quanto mai chiaro: la missione fa parte dell'essenza della Chiesa. La Chiesa non sarebbe più sé stessa se non annunciasse il Vangelo a chi non lo conosce. Come potrebbe, la Chiesa, dimenticare la parola di Gesù, che oggi ascoltiamo nella liturgia: "A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato".

    La proposta del vangelo deve essere fatta a tutti. Certo, con dolcezza, senza ricatti e imposizioni, ma guai a noi se non annunciassimo il Vangelo! Il dialogo con le altre religioni non può impedirci di essere fedeli a noi stessi e di comunicare la gioia grande di avere incontrato l'unico Salvatore, il Maestro, Cristo Gesù.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 12, 2008 8:25 am

      • Pentecoste. 11 maggio 2008
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          • Messa vespertina della Vigilia
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Dal libro del profeta Gioèle 3,1-5
Così dice il Signore: «Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni. Anche sopra gli schiavi e sulle schiave, in quei giorni, effonderò il mio spirito. Farò prodigi nel cielo e sulla terra, sangue e fuoco e colonne di fumo. Il sole si cambierà in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il giorno del Signore, grande e terribile. Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato, poiché sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore, anche per i superstiti che il Signore avrà chiamati».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8,22-27
Fratelli, sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno gia vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza. Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.



Dal vangelo secondo Giovanni 7,37-39
Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: «Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me. Come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno». Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non c'era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato.


          • Messa del giorno
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Dagli atti degli Apostoli 2, 1-11
Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio».



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 12, 3b-7. 12-13
Fratelli, nessuno può dire «Gesù è Signore» se non sotto l'azione dello Spirito Santo. Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune. Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito.



Dal vangelo secondo Giovanni 20, 19-23
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».




    • "Ricevete lo Spirito Santo"
    Gesù dona lo Spirito Santo ai suoi Apostoli ed essi iniziano il loro ministero, che consiste nel proclamare la Parola di salvezza e nella possibilità di donare il perdono dei peccati. Ma la cosa per me più sorprendente è il cambiamento di atteggiamento, interiore ed esteriore, che lo Spirito Santo provoca negli Apostoli.

    Il libro degli Atti ci descrive molto bene come essi "cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi". Non c'è più "il timore dei Giudei", descrittoci dall'evangelista Giovanni, non c'è più nulla che possa trattenere questi uomini (che qualche difettuccio l'avevano!) dal proclamare a tutti la "buona notizia", il Vangelo.

    Guardiamo con un po' di commozione l'inizio della storia dei cristiani. Lo Spirito Santo è il protagonista di questo inizio: infiamma i cuori, dona il coraggio, ricompone addirittura l'unità del genere umano, disgregata dall'orgoglio dell'uomo che aveva voluto sfidare Dio con la Torre di Babele.

    Lo Spirito Santo, dunque, si manifesta come portatore di unità. Ce lo ricorda anche San Paolo, nella seconda lettura, quando guarda alla Chiesa come a un corpo nel quale ad ogni membro è data, dallo spirito, una funzione particolare e tutte le membra costituiscono l'unità del corpo.

    Lo Spirito Santo ha tolto la differenza: non ci sono più Giudei o Greci, schiavi o liberi poiché lutti sono stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo". Questo Spirito continua ad agire in noi, oggi. Anche oggi lo Spirito "lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido". Lasciamolo lavorare nel nostro cuore.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 19, 2008 9:12 am

      • Santissima Trinità. 18 maggio 2008
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Dal libro dell'Esodo 34, 4b-6. 8-9
In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano. Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà». Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa' di noi la tua eredità».



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 13, 11-13
Fratelli, siate lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.



Dal vangelo secondo Giovanni 3, 16-18
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio».




    • "Fratelli siate gioiosi, vivete in pace"
    Ci si potrebbe chiedere come si fa ad essere gioiosi, nell'attuale congiuntura economica e sociale. Nonostante le promesse di felicità fatte da qualche politico, molti non se la passano troppo bene e, in ogni casa, nella vita, ci sono variabili imprevedibili che possono improvvisamente sconvolgere, in peggio, i nostri progetti. Che valore ha, allora, l'invito di San Paolo ad essere gioiosi?

    Siamo chiamati a guardare ben oltre gli orizzonti ristretti della nostra vita materiale. Siamo chiamati a lanciare uno sguardo nella profondità di Dio per lasciarci illuminare dalla sua luce. La prima lettura, tratta dal libro dell'Esodo, ci ricorda che il Signore è "Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà": tutte le vicende della nostra vita andrebbero lette alla luce di questo Dio, cercando di cogliere in esse la sua misericordiosa fedeltà. Allora la gioia può non essere così lontana, allora sapremmo apprezzare di più quello che abbiamo e ci lamenteremmo un po' meno.

    Gli uomini e le donne di oggi hanno bisogno di ricevere da noi, discepoli di Gesù, la testimonianza di una fede vissuta, appunto, con gioia, nella disponibilità ad accogliere in pienezza il progetto di Dio, che è sempre progetto di bene e di salvezza eterna.

    Un Dio "uno e trino", che è amore: il centro della nostra fede ci da una grande speranza nelle "cose future", ma ci aiuta anche ad affrontare con una grande fiducia e un grande coraggio quelle presenti. Essere portatori di gioia e di pace: è la nostra missione, oggi.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mag 26, 2008 9:29 am

      • Solennità del Corpo e Sangue di Cristo. 25 maggio 2008
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Dal libro del Deuteronomio 8, 2-3. 14b-16a
Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che neppure i tuoi padri avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Non dimenticare il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua; che ha fatto sgorgare per te l'acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 10, 16-17
Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane.



Dal vangelo secondo Giovanni 6, 51-58
In quel tempo, Gesù disse alle folle dei Giudei: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».




    • "lo sono il pane vivo"
    "Prendete e mangiatene tutti. Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi": queste parole, ripetute da duemila anni, tutti i giorni, in ogni parte del mondo, ci fanno capire la grandezza del dono che ci è stato fatto nell'Eucaristia. Il Cristo risorto e vivente continua a nutrire la sua Sposa, la Chiesa, per darle l'energia necessaria a svolgere la sua missione, che è quella di renderlo presente nel mondo. Oggi siamo invitati a guardare con stupore commosso il Figlio di Dio che rinnova il suo sacrificio per noi.

    Qualche volta rischiiamo di abituarci troppo alla presenza eucaristica: ci sembra scontato che nelle nostre chiese ci sia il Santissimo Sacramento, come se fosse uno dei tanti elementi artistici della Chiesa, ali punto che potrebbe apparire più "bella" o più "commovente" una qualche statua della Madonna o dei santi!

    Povero Gesù! Chissà quanto spesso, anche oggi, si sente abbandonato come nell'Orto degli Ulivi, quando i suoi discepoli non sono stati capaci di vegliare un'ora sola con Lui. Dobbiamo davvero recuperare lo stupore di un evento che ci fa entrare nel cuore della storia della salvezza: la celebrazione della Messa è il vertice della vita della Chiesa e, quindi, di ciascuno di noi.

    La presenza eucaristica è il prolungamento e il richiamo continuo della celebrazione: come sarebbe più povero, il mondo senza Eucaristia! Siamo chiamati, dunque, ad una partecipazione sempre più autentica ed attiva al mistero eucaristico, non con uno sterile devozionismo, ma con il mettere in gioco la nostra vita nell'amore.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 02, 2008 1:24 pm

      • IX domenica del Tempo Ordinario. 1 giugno 2008
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Dal libro del Deuteronomio 11, 18. 26-28
Mosè parlò al popolo dicendo: «Porrete dunque nel cuore e nell'anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e le terrete come un pendaglio tra gli occhi. Vedete, io pongo oggi davanti a voi una benedizione e una maledizione: la benedizione, se obbedite ai comandi del Signore vostro Dio, che oggi vi do'; la maledizione, se non obbedite ai comandi del Signore vostro Dio e se vi allontanate dalla via che oggi vi prescrivo, per seguire dèi stranieri, che voi non avete conosciuti. [Avrete cura di mettere in pratica tutte le leggi e le norme che oggi io pongo dinanzi a voi]».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 3, 21-25a. 28
Fratelli, ora, invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue. Noi riteniamo infatti che l'uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della legge.



Dal vangelo secondo Matteo 7, 21-27
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».




    • "Non chiunque mi dice: Signore, Signore"
    La liturgia di questa domenica ci pone di fronte alle frasi di Gesù che concludono il discorso della montagna. Questo discorso occupa i capitoli 5°,6° e 7° del Vangelo di Matteo e si apre con le Beatitudini, per poi svilupparsi nella "legge nuova" data da Gesù: non più il voler bene solo a chi ci vuole bene, ma l'amore per i nemici, il porgere l'altra guancia, l'essere generosi oltre ogni misura, insieme alla fiducia totale nella Provvidenza di Dio, a cui ci rivolgiamo potendolo chiamare "Padre".

    È uno stile di vita completamente nuovo, perché è modellato su Gesù stesso. Questo significa "fare la volontà del Padre": vivere ciò che ha vissuto Gesù, essere e fare come Lui. È molto facile, per noi cristiani come per tanti altri, fermarsi ad una religiosità superficiale. Oppure ad una fede puramente emotiva, che cerca consolazioni interiori, senza però produrre una reale novità di vita, un distacco autentico dal peccato, un impegno serio di amore verso i fratelli.

    La fede del "Signore, Signore" finisce per essere fatta di parole, magari anche molto belle, di preghiere dette magari con molto fervore, ma solo "dette". È una fede che non sa chi è Dio realmente, perché è molto incentrata sull'uomo, su se stessi, sui propri problemi e desideri. In questa fede Dio è spesso solo il contorno, perché il piatto forte, il vero "celebrato e adorato" è il nostro "io".

    È una fede, questa, costruita sulla sabbia, che magari si crede forte, troppo spesso legata ai nostri stati d'animo. Mettere in pratica le parole di Gesù, anche quando costa sacrificio: questa è la fede autentica a cui il Vangelo di Matteo ci invita.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 02, 2008 1:24 pm

      • IX domenica del Tempo Ordinario. 1 giugno 2008
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Dal libro del Deuteronomio 11, 18. 26-28
Mosè parlò al popolo dicendo: «Porrete dunque nel cuore e nell'anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e le terrete come un pendaglio tra gli occhi. Vedete, io pongo oggi davanti a voi una benedizione e una maledizione: la benedizione, se obbedite ai comandi del Signore vostro Dio, che oggi vi do'; la maledizione, se non obbedite ai comandi del Signore vostro Dio e se vi allontanate dalla via che oggi vi prescrivo, per seguire dèi stranieri, che voi non avete conosciuti. [Avrete cura di mettere in pratica tutte le leggi e le norme che oggi io pongo dinanzi a voi]».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 3, 21-25a. 28
Fratelli, ora, invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue. Noi riteniamo infatti che l'uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della legge.



Dal vangelo secondo Matteo 7, 21-27
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».




    • "Non chiunque mi dice: Signore, Signore"
    La liturgia di questa domenica ci pone di fronte alle frasi di Gesù che concludono il discorso della montagna. Questo discorso occupa i capitoli 5°,6° e 7° del Vangelo di Matteo e si apre con le Beatitudini, per poi svilupparsi nella "legge nuova" data da Gesù: non più il voler bene solo a chi ci vuole bene, ma l'amore per i nemici, il porgere l'altra guancia, l'essere generosi oltre ogni misura, insieme alla fiducia totale nella Provvidenza di Dio, a cui ci rivolgiamo potendolo chiamare "Padre".

    È uno stile di vita completamente nuovo, perché è modellato su Gesù stesso. Questo significa "fare la volontà del Padre": vivere ciò che ha vissuto Gesù, essere e fare come Lui. È molto facile, per noi cristiani come per tanti altri, fermarsi ad una religiosità superficiale. Oppure ad una fede puramente emotiva, che cerca consolazioni interiori, senza però produrre una reale novità di vita, un distacco autentico dal peccato, un impegno serio di amore verso i fratelli.

    La fede del "Signore, Signore" finisce per essere fatta di parole, magari anche molto belle, di preghiere dette magari con molto fervore, ma solo "dette". È una fede che non sa chi è Dio realmente, perché è molto incentrata sull'uomo, su se stessi, sui propri problemi e desideri. In questa fede Dio è spesso solo il contorno, perché il piatto forte, il vero "celebrato e adorato" è il nostro "io".

    È una fede, questa, costruita sulla sabbia, che magari si crede forte, troppo spesso legata ai nostri stati d'animo. Mettere in pratica le parole di Gesù, anche quando costa sacrificio: questa è la fede autentica a cui il Vangelo di Matteo ci invita.
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 09, 2008 7:44 am

      • X domenica del Tempo Ordinario. 8 giugno 2008
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Dal libro del profeta Osea 6, 3-6
Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l’aurora. Verrà a noi come la pioggia d’autunno, come la pioggia di primavera che feconda la terra. Che dovrò fare per te, Efraim, che dovrò fare per te, Giuda? Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all’alba svanisce. Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti, li ho uccisi con le parole della mia bocca e il mio giudizio sorge come la luce: poiché voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 4, 18-25
Fratelli, Abramo ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza. Egli non vacillò nella fede, pur vedendo già come morto il proprio corpo — aveva circa cento anni — e morto il seno di Sara. Per la promessa di Dio non esitò con incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. Ecco perché gli fu accreditato come giustizia. E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato come giustizia, ma anche per noi, ai quali sarà egualmente accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, il quale è stato messo a morte per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.



Dal vangelo secondo Matteo 9, 9-13
In quel tempo, Gesù, passando, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte e gli disse «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».




    • "Seguimi!..."
    Gesù sconvolge un po' i nostri schemi, nella scelta degli Apostoli. Ci potrebbero andar bene i quattro piccoli imprenditori nel settore ittico, Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni. Ma oggi Gesù si cimenta con la chiamata di un pubblicano, un esattore delle tasse, professione odiata da molti in ogni epoca, e, a quell'epoca, giudicata poco onesta.

    Il suo imperioso richiamo rivolto a Matteo (Seguimi!) ci fa pensare che dentro il cuore di ogni uomo c'è il desiderio di qualcosa di grande, c'è un senso di vuoto, d'incompletezza che solo Gesù può colmare. E Gesù non si tira indietro. Egli è disposto a mangiare con i pubblicani e i peccatori per rendere presente la misericordia di Dio. Se pensiamo alla nostra chiamata battesimale scopriamo la totale gratuità del gesto di Dio: non siamo diventati suoi perché eravamo più bravi, i più intelligenti, i più santi!

    Ci ha chiamati per amore, perché Lui ama e va bene così! È proprio questo il volto di Dio che Gesù è venuto a mostrarci. E in volto così non c'è posto per il pregiudizio, per la condanna preventiva, per l'eliminazione quasi fisica del peccatore. C'è posto, invece, per una seconda occasione offerta, per una conversione continuamente proposta, per uno sguardo di benevolenza e di amore, qualche volta anche pieno di sofferenza.

    Gesù chiama il pubblicano Matteo: sono le nuove e inimmaginabili frontiere dell'amore di Dio e della fiducia che ripone nell'uomo. È bello sentirsi "stimati" da Dio, sapersi importanti per Lui. Dio non è indifferente e apatico, Questa certezza ci viene dall'opera e dalle parole di Gesù: Dio ci ama.
    • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 16, 2008 9:36 am

      • XI domenica del Tempo Ordinario. 15 giugno 2008
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Dal libro dell'Esodo 19, 2-6a
In quei giorni, gli Israeliti arrivarono al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte. Mosè salì verso Dio e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5, 6-11
Fratelli, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui. Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione.



Dal vangelo secondo Matteo 9, 36 - 10, 8
In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì. Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.




    • "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date"
    Gesù impressionato dalla grandezza della messe (le folle} e dalla scarsità degli operai, invita a pregare perché "il signore della messe mandi operai nella sua messe". E comincia subito anch'Egli ad inviare i suoi discepoli.

    Abbiamo così gli Apostoli, gli inviati: sono dodici, a richiamare il nuovo popolo di Dio, il nuovo Israele. Non più un popolo costituito su base etnica, sull'appartenenza ad una "razza", ma un popolo che si riunisce sulla base della fede in Gesù e che proviene da tutte le nazioni della terra: contempliamo oggi la Chiesa nella sua dimensione universale, contempliamo l'amore di Dio che è per tutti, anche e soprattutto ai peccatori, ai quali rivolge l'invito pressante della salvezza.

    Se pensiamo alla gratuità della nostra vocazione battesimale, comprendiamo il senso profondo del nostro essere missionari: il tesoro che gratuitamente abbiamo ricevuto, gratuitamente lo dobbiamo ridistribuire, predicando che il "Regno di Dio è vicino". E infatti, con Gesù, Dio si è fatto "prossimo", ha voluto farsi vicine ai poveri, agli emarginati, ai peccatori. Ha voluto soffrire con i sofferenti, condividendo anche questa realtà estrema della condizione umana. Ancora oggi la messe è grande e gli operai sono pochi.

    Dovremmo forse riscoprire la nostra missione, senza la tentazione di delegarla sempre ad altri. È ormai finito il tempo in cui le chiese erano piene e i sacerdoti in sovrannumero, le tre ordinazioni sacerdotali nella nostra diocesi in questi giorni ci fanno riflettere sulla scarsità di ministri ordinati e sulla necessità della riscoperta dei ministeri che i laici possono e devono svolgere. Con la certezza che Gesù accompagna e guida sempre la sua Chiesa.
    • don Roberto Pandolfi
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