Avvento 2006

Omelie di Monsignor Antonio Riboldi e altri commenti alla Parola, a cura di miriam bolfissimo

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Avvento 2006

Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 04, 2006 10:33 am

  • CELEBRAZIONE DEI PRIMI VESPRI DELLA DOMENICA I DI AVVENTO
    OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

    Basilica Vaticana - Sabato, 2 dicembre 2006
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Cari fratelli e sorelle!

La prima antifona di questa celebrazione vespertina si pone come apertura del tempo di Avvento e risuona come antifona dell’intero anno liturgico. Riascoltiamola: "Date l’annunzio ai popoli: Ecco, Dio viene, il nostro Salvatore". All’inizio di un nuovo ciclo annuale, la liturgia invita la Chiesa a rinnovare il suo annuncio a tutte le genti e lo riassume in due parole: "Dio viene". Questa espressione così sintetica contiene una forza di suggestione sempre nuova. Fermiamoci un momento a riflettere: non viene usato il passato – Dio è venuto –, né il futuro – Dio verrà –, ma il presente: "Dio viene". Si tratta, a ben vedere, di un presente continuo, cioè di un’azione sempre in atto: è avvenuta, avviene ora e avverrà ancora. In qualunque momento, "Dio viene". Il verbo "venire" appare qui come un verbo "teologico", addirittura "teologale", perché dice qualcosa che riguarda la natura stessa di Dio. Annunciare che "Dio viene" equivale, pertanto, ad annunciare semplicemente Dio stesso, attraverso un suo tratto essenziale e qualificante: il suo essere il Dio-che-viene.

L’Avvento richiama i credenti a prendere coscienza di questa verità e ad agire in conseguenza. Risuona come un appello salutare nel ripetersi dei giorni, delle settimane, dei mesi: Svegliati! Ricordati che Dio viene! Non ieri, non domani, ma oggi, adesso! L’unico vero Dio, "il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe", non è un Dio che se ne sta in cielo, disinteressato a noi e alla nostra storia, ma è il-Dio-che-viene. È un Padre che mai smette di pensare a noi e, nel rispetto estremo della nostra libertà, desidera incontrarci e visitarci; vuole venire, dimorare in mezzo a noi, restare con noi. Il suo "venire" è spinto dalla volontà di liberarci dal male e dalla morte, da tutto ciò che impedisce la nostra vera felicità. Dio viene a salvarci.

I Padri della Chiesa osservano che il "venire" di Dio – continuo e, per così dire, connaturale al suo stesso essere – si concentra nelle due principali venute di Cristo, quella della sua Incarnazione e quella del suo ritorno glorioso alla fine della storia (cfr Cirillo di Gerusalemme, Catechesi 15,1: PG 33,870). Il tempo di Avvento vive tutto di questa polarità. Nei primi giorni l’accento cade sull’attesa dell’ultima venuta del Signore, come dimostrano anche i testi dell’odierna celebrazione vespertina. Avvicinandosi poi il Natale, prevarrà invece la memoria dell’avvenimento di Betlemme, per riconoscere in esso la "pienezza del tempo". Tra queste due venute "manifeste" se ne può individuare una terza, che san Bernardo chiama "intermedia" e "occulta", la quale avviene nell’anima dei credenti e getta come un "ponte" tra la prima e l’ultima. "Nella prima – scrive san Bernardo - Cristo fu nostra redenzione, nell’ultima si manifesterà come nostra vita, in questa è nostro riposo e nostra consolazione" (Disc. 5 sull’Avvento, 1). Per quella venuta di Cristo, che potremmo chiamare "incarnazione spirituale", l’archetipo è sempre Maria. Come la Vergine Madre custodì nel suo cuore il Verbo fatto carne, così ogni singola anima e l’intera Chiesa sono chiamate, nel loro pellegrinaggio terreno, ad attendere il Cristo che viene e ad accoglierlo con fede ed amore sempre rinnovati.

La liturgia dell’Avvento pone così in luce come la Chiesa dia voce all’attesa di Dio profondamente inscritta nella storia dell’umanità; un’attesa purtroppo spesso soffocata o deviata verso false direzioni. Corpo misticamente unito a Cristo Capo, la Chiesa è sacramento, cioè segno e strumento efficace anche di questa attesa di Dio. In una misura nota a Lui solo la comunità cristiana può affrettarne l’avvento finale, aiutando l’umanità ad andare incontro al Signore che viene. E fa questo prima di tutto, ma non solo, con la preghiera. Essenziali e inseparabili dalla preghiera sono poi le "buone opere", come ricorda l’orazione di questa Prima Domenica d’Avvento, con la quale chiediamo al Padre celeste di suscitare in noi "la volontà di andare incontro con le buone opere" al Cristo che viene. In questa prospettiva l’Avvento è più che mai adatto ad essere un tempo vissuto in comunione con tutti coloro – e grazie a Dio sono tanti – che sperano in un mondo più giusto e più fraterno. In questo impegno per la giustizia possono in qualche misura ritrovarsi insieme uomini di ogni nazionalità e cultura, credenti e non credenti. Tutti infatti sono animati da un anelito comune, seppure diverso nelle motivazioni, verso un futuro di giustizia e di pace.

La pace è la meta a cui aspira l’intera umanità! Per i credenti "pace" è uno dei più bei nomi di Dio, che vuole l’intesa di tutti i suoi figli, come ho avuto modo di ricordare anche nel pellegrinaggio dei giorni scorsi in Turchia. Un canto di pace è risuonato nei cieli quando Dio si è fatto uomo ed è nato da donna, nella pienezza dei tempi (cfr Gal 4,4). Iniziamo dunque questo nuovo Avvento – tempo donatoci dal Signore del tempo – risvegliando nei nostri cuori l’attesa del Dio-che-viene e la speranza che il suo Nome sia santificato, che venga il suo Regno di giustizia e di pace, che sia fatta la sua Volontà come in Cielo, così in terra.

Lasciamoci guidare, in questa attesa, dalla Vergine Maria, Madre del Dio-che-viene, Madre della Speranza. Ella, che tra pochi giorni celebreremo Immacolata, ci ottenga di essere trovati santi e immacolati nell’amore alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo, al quale, con il Padre e lo Spirito Santo, sia lode e gloria nei secoli dei secoli. Amen.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 04, 2006 10:38 am

  • ANGELUS DI SUA SANTITA' BENEDETTO XVI

    Piazza San Pietro - Domenica, 3 dicembre 2006
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Cari fratelli e sorelle!

Desidero ringraziare ancora una volta, insieme a voi, il Signore per il Viaggio apostolico che nei giorni scorsi ho compiuto in Turchia: in esso mi sono sentito accompagnato e sostenuto dalla preghiera dell’intera Comunità cristiana. A tutti il mio grazie cordiale! Mercoledì prossimo, durante l’Udienza generale, avrò modo di parlare più diffusamente di questa indimenticabile esperienza spirituale e pastorale, dalla quale spero possano scaturire frutti di bene per una cooperazione sempre più sincera tra tutti i discepoli di Cristo e per un dialogo proficuo con i credenti musulmani. Mi preme ora rinnovare la mia gratitudine a quanti hanno organizzato il viaggio, ed hanno contribuito in vario modo al suo pacifico e fruttuoso svolgimento. Un pensiero speciale rivolgo alle Autorità della Turchia e all’amico popolo turco, che mi ha riservato un’accoglienza degna del suo tradizionale spirito di ospitalità.

Vorrei soprattutto ricordare con riconoscente affetto la cara comunità cattolica che vive in terra turca. Penso ad essa mentre, con l’odierna domenica, entriamo nel tempo dell’Avvento. Ho potuto incontrare e celebrare la Santa Messa insieme con questi nostri fratelli e sorelle, che si trovano in condizioni spesso non facili. È veramente un piccolo gregge, variegato, ricco di entusiasmo e di fede che, potremmo dire, vive costantemente ed in maniera forte l’esperienza dell’Avvento sostenuto dalla speranza. In Avvento la liturgia ci ripete spesso e ci assicura, quasi a vincere la naturale nostra diffidenza, che Dio "viene": viene a stare con noi, in ogni nostra situazione; viene ad abitare in mezzo a noi, a vivere con noi e in noi; viene a colmare le distanze che ci dividono e ci separano; viene a riconciliarci con Lui e tra di noi. Viene nella storia dell’umanità, a bussare alla porta di ogni uomo e di ogni donna di buona volontà, per recare agli individui, alle famiglie e ai popoli il dono della fraternità, della concordia e della pace. Per questo l’Avvento è per eccellenza il tempo della speranza, nel quale i credenti in Cristo sono invitati a restare in un’attesa vigilante ed operosa, alimentata dalla preghiera e dal fattivo impegno dell’amore. Possa l’avvicinarsi del Natale di Cristo riempire i cuori di tutti i cristiani di gioia, di serenità e di pace!

Per vivere nel modo più autentico e fruttuoso questo periodo di Avvento, la liturgia ci esorta a guardare a Maria Santissima, e ad incamminarci idealmente insieme a Lei verso la Grotta di Betlemme. Quando Dio bussò alla porta della sua giovane vita, Ella lo accolse con fede e con amore. Tra qualche giorno La contempleremo nel luminoso mistero della sua Immacolata Concezione. Lasciamoci attrarre dalla sua bellezza, riflesso della gloria divina, perché "il Dio che viene" trovi in ognuno di noi un cuore buono e aperto, che Egli possa colmare dei suoi doni.
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 04, 2006 11:14 am

Immagine In cammino verso il Natale: è tempo di svegliarsi!

Con il tempo di Avvento inizia l'anno liturgico. È un tempo di attesa e di preparazione al Natale, che commemora la prima venuta di Gesù nella storia umana; la Chiesa, in questo spazio di tempo, prepara lo spirito dei fedeli anche all'attesa della venuta del Figlio di Dio alla fine dei tempi.

La tradizione della Chiesa parla anche di una triplice venuta di Cristo: la prima è quella storica che si è realizzata con la sua nascita a Betlemme; la seconda è quella sacramentale, che si attua nell'incontro personale con Gesù attraverso i sacramenti. La terza è la venuta escatologica, detta anche parusía, che avverrà alla fine dei tempi.

L'Avvento, quindi, ha il grande compito di creare una coscienza escatologica, cioè di attesa orientata alle realtà ultime.

Nelle domeniche di questo tempo nella liturgia sono proclamate le profezie messianiche dell'Antico Testamento; in particolare è letto il libro del profeta Isaia, il profeta della speranza di Israele; queste letture mettono in luce l'attesa che il popolo di Israele aveva del Messia Salvatore:
  • «...un germoglio spunterà dal tronco di Iesse (padre di Davide), un virgulto germoglierà dalle sue radici» (Is 11,1)
    «...ecco, verranno giorni - dice il Signore - nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra» (Ger 23,5)
Durante l'Avvento è presentata la figura di Giovanni Battista, chiamato il precursore, poiché prepara la strada a Gesù; per questa sua missione è indicato dal Vangelo come il profeta dell'Altissimo (cfr. Lc 1,76). Giovanni nella sua predicazione richiama le folle all'attesa per la prossima venuta del Signore e invita alla conversione:
  • «In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, dicendo: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!"» (Mt 3,1-2).
In questo tempo liturgico la vergine Maria è presentata come colei che fa la volontà di Dio e attende con fede la realizzazione delle promesse divine. Ella, portando nel grembo il Figlio di Dio, ha sperimentato in un modo tutto particolare la gioia e la speranza dell'attesa; gioia e speranza che si sono rafforzate, giorno dopo giorno, nel vedere i segni che Gesù operava durante la sua vita terrena.

L'Avvento è il tempo che deve far nascere in noi il desiderio di Gesù; è, in certo modo, l'attesa del Vangelo, cioè la buona notizia della venuta del Figlio di Dio per la nostra salvezza. Per questo l'Avvento dà voce alle attese spirituali che ci portiamo dentro, le quali superano e danno anche senso alle attese esclusivamente umane che viviamo quotidianamente:
  • «Perciò, carissimi, nell'attesa di questi eventi, cercate di essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace» (2Pt 3,14).
E il tempo che dà anche la giusta immagine della vita come pellegrinaggio da vivere nella gioia, nella pazienza e nella speranza verso il compimento del «giorno del Signore»:
  • «Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino!» (Fil 4,4-5)
    «...siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina» (Gc 5,8)
Il cristiano, infatti, è colui che vive nel «già e non ancora», cioè nel regno di Dio già presente, inaugurato da Gesù con la sua prima venuta, ma non ancora compiuto in pienezza, che avverrà alla fine dei tempi, con la venuta definitiva di Gesù.

La liturgia dell'Avvento ci scuote dal torpore e ci invita alla vigilanza e alla preghiera, per accogliere il Signore con le lampade accese; in questo cammino di preparazione riecheggiano le parole di san Paolo:
  • «E ormai tempo di svegliarvi dal sonno... La notte è avanzata, il giorno è vicino.
    Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce» (Rm 13, 11-12).
La vigilanza e la preghiera sono importanti per non farci distrarre dal clima consumistico che, in questo tempo, si respira per le strade e che può allontanare dal messaggio dell'Avvento, facendoci cadere nell'indifferenza e nell'apatia spirituale.

Il compito di questo tempo liturgico, quindi, è di creare in noi una coscienza vigile, aperta alla trascendenza e attenta ai segni, per cogliere la presenza di Gesù.

L'attesa deve essere operosa, non passiva. Per fare questo dobbiamo far fruttificare i talenti che Dio ci ha donato, impegnandoci a testimoniare la nostra fede nella società, purificando il nostro cuore da tutto ciò che ci impedisce di accogliere Gesù in modo degno.
  • «I cristiani, nel pellegrinaggio della vita presente, nascosti con Cristo in Dio e liberi dalla schiavitù delle ricchezze, mentre mirano ai beni eterni, con animo generoso si dedicano totalmente a estendere il regno di Dio e ad animare e perfezionare con lo spirito cristiano l'ordine delle realtà temporali. Nelle avversità della vita trovano la forza nella speranza, pensando che "le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi"» (Rm 8,18)
Il cuore è spazio segreto di ciascuno, dove si radica la volontà e dove nascono i pensieri, i progetti, le decisioni e le azioni!
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 04, 2006 11:19 am

Immagine I Settimana di Avvento - Aprire gli occhi
          • Chiudere gli occhi assomiglia talvolta a una fuga:
            il mondo è ruvido ogni mattina,
            e chi lo affronta conta allora, ridendo e senza paura, di essere crivellato…

            Chiudere gli occhi porta a mettersi
            nella penombra, nella calma,
            lontano dagli abituali stridori e dalle continue sollecitazioni.

            Chiudere gli occhi, per sonno o per scelta,
            significa ritirarsi dal mondo e dai circuiti rumorosi dove, in una furiosa sarabanda,
            girano le preoccupazioni, le inquietudini e i problemi da risolvere.

            Chiudere gli occhi è spesso necessario per strapparsi
            alla fatica, all'aggressione del rumore
            e alla vertigine dell'agire.

            Colui che, lungo i giorni, per paura della realtà,
            sceglie di vivere con gli occhi chiusi
            non conoscerà mai il fremito della solidarietà
            che propaga le sue onde fraterne
            né l'olivo schiacciato sotto i carri
            che mostra le sue foglie in mezzo alle case fracassate.

            Solo colui la cui fede è sveglia
            vedrà Colui che viene tra i suoi per aprire loro gli occhi
            sulle meraviglie di Dio che brillano sulla terra e nel cuore di ogni uomo.

            Marana tha, vieni Signore Gesù!
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 04, 2006 11:24 am

Immagine I domenica di Avvento - Pericolo di morte

Reloaded. Ricominciamo un nuovo anno liturgico: le vetrine addobbate di rosso e le tante (troppe?) luminarie nelle strade del centro ci avvertono che la minaccia del Natale ci sta per piombare addosso.

Preoccupazioni legittime su come risparmiare qualche euro nel rito del regalo inutile e schiere di babbinatale assiepati dietro gli angoli bui pronti a sbranarci.

Ma vi piace davvero il Natale? Vi piace davvero tutto questo forzato buonismo, questa collettiva manifestazione a scadenza?

Sono 14 anni che sono prete e a parte l'angoscia della preparazione dei presepi viventi mi sono accorto – sconcertato – di un dato sociale spaventoso: a Natale la sofferenza media della popolazione esplode.

Non ho mai fatto una statistica, ma l'impressione è che un buon 50% della gente aspetta Natale come un incubo, lo vive come il peggiore giorno dell'anno.

D'altronde: sin d'ora (un mese prima!) ci arrivano dagli schermi immagini di famigliole serene che addentano panettoni intorno ad un gigantesco abete addobbato. E chi è solo, chi ha vissuto un fallimento matrimoniale, i tanti che non sono contenti di loro stessi, chi è in carcere, come pensate che vivano questa melassa incombente? Con dolore, appunto.

Piglio polemico, quest'anno, caro don. No, amici, sano realismo e voglia di ridefinire l'avvento, di capire queste quattro preziose settimane, antidoto all'altronatale, occasione di guardare dentro, sveglia teologica, buona novella, buona novella, buona novella.

Perché, come la parabola di Luca, dobbiamo aggrapparci al piolo della Parola di Dio per non essere spazzati via dall'alluvione del consumismo in piena, perché abbiamo bisogno di sentire Geremia (il pessimista e lamentoso!) che promette la realizzazione del bene che Dio vuole ad Israele, ci urge l'ammonimento di Paolo a crescere nell'amore aspettando il ritorno di Gesù.

Mai una festa di compleanno è stata così rovinata, mai così stravolta, Natale che doveva significare silenzio e stupore davanti al mistero di un Dio che si compromette, è diventato la fiera degli improbabili buoni sentimenti che non scalzano, non irritano, non convertono ma, anzi, anestetizzano, tranquillizzano, emozionano e asfaltano.

Così che la sconcertante presenza di Dio diventa sussulto emotivo davanti ad un neonato carino e indifeso.

Ah, che mistero che è il cuore dell'uomo, che abisso il suo pensiero che non sa vedere, non sa leggere, non sa capire!

Disastro, tragedia, ansia e angoscia se non siamo capaci di levare il capo, come dice Gesù, levare il capo e alzarci in piedi perché la liberazione è vicina.

Benedetto Dio che si è raccontato, benedetto Dio che è venuto a scuoterci nel torpore mortale delle nostre abitudini, benedetto Dio che in Gesù si racconta e ci salva.

Ecco allora la necessità di vivere bene questi giorni, senza appesantirci in dissipazioni (la vita sbrindellata in mille corse quotidiane), in ubriachezze (ciò che intontisce, dalla tivù al possesso) e affanni (se avessi un altro lavoro, se pesassi meno, se fossi...).

Vegliamo e preghiamo, cavolo, fermiamoci ogni giorno per non essere spazzati via dalla quotidianità, dal dolore, dall'attesa inutile di ciò che non può salvare, perché possiamo sfuggire a tutto ciò che deve accadere e comparire davanti al Figlio dell'uomo.

Certo Gesù è già nato, e tornerà nella gloria, ma ora deve nascere in noi, in me, perché la vita è questa ricerca, la vita è questo incontro sereno e misterioso.

Sì, l'avvento serve a prepararci ad un appuntamento unico, comparire davanti al Signore, perché lui ci sarà, statene certi, ma noi potremmo non esserci, soffocati dall'ansia natalizia, spazzati via dal delirio quotidiano, sconfitti e rassegnati, infine.

Siateci, ve ne prego, perché fuggire davanti ad un Dio consegnato per amore?
  • (don Paolo Curtaz)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 11, 2006 3:52 pm

ImmagineII Settimana di Avvento - Guardare
          • Voi lo credete, perché siete suoi discepoli:
            il Signore dell'universo è venuto nel mondo
            ed è passato in mezzo ai suoi per posare su di loro, su ciascuno di loro,
            il suo sguardo misericordioso.

            I suoi occhi hanno guardato l'adultera, voi,
            senza durezza né giudizio,
            e il suo sguardo su di lei, su di voi, era già il perdono accordato.

            I suoi occhi hanno guardato gli apostoli, voi,
            senza soffermarsi alla povertà dell'abbigliamento,
            e il suo sguardo su di loro, su di voi, era già la chiamata del vangelo.

            I suoi occhi hanno guardato il lebbroso, voi,
            senza ignorare pudicamente le sue piaghe, le vostre piaghe,
            e il suo sguardo su di lui, su di voi,
            era già la guarigione che lo raggiunge, vi raggiunge, fino nel cuore.

            I suoi occhi hanno guardato il mendicante, voi,
            senza disgusto né rifiuto,
            e il suo sguardo su di lui, su di voi, era già la tenerezza di Dio
            totalmente riposta fra le sue mani, fra le vostre mani.

            Egli continua a passare in mezzo a voi, ogni giorno,
            e a posare su di voi il suo sguardo. Ci credete?

            Marana tha, vieni Signore Gesù!
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 11, 2006 4:08 pm

ImmagineII domenica di Avvento - Lavori in corso

Scusate, non lo farò più! Lo so, lo so, la scorsa domenica era un po' forte la riflessione, un filo polemica senza – spero – essere moralista. Ma non pensavo davvero di suscitare tanta emozione.

Grazie ai tanti che mi hanno scritto; grazie soprattutto ai tanti che mi hanno confermato che per chi vive un momento difficile Natale è un tempo disastroso.

E questo m'inquieta: il messaggio del Natale non è proprio la sconcertante notizia di un Dio che scende tra gli uomini, meglio, tra gli ultimi? Non è forse la consapevolezza della consolazione, della dolcezza della speranza per i senza speranza?

Ma se l'altronatale, quello delle pubblicità, fa breccia, allora è un disastro, una morte. Perciò abbiamo bisogno di avvento, perciò ci urge capire, fare diga, non lasciarci travolgere.

Domenica scorsa Gesù descriveva una situazione di terrore, di angoscia e ansia molto simile a quella che stiamo vivendo, tra una minaccia di terrorismo e la fatica del quotidiano. E concludeva: quando vedrete accadere tutte queste cose, alzate la testa, vedrete la vostra liberazione.

Sì, nella fatica della vita Dio realizza il suo sogno, non accanto, ma compromesso col caos che gli uomini creano. La venuta del Messia è una venuta compromessa, Dio si sporca le mani, si incarna, accetta cioè di assumere su di sé tutto il limite per redimerlo, per salvarlo.

La logica di Dio si manifesta nel vangelo di oggi.

Avete notato con quanta pomposità, con quanto puntiglio Luca descrive, da storico quale è, la situazione politica del suo tempo. È tutto un susseguirsi di titoli altisonanti: 'Imperatore', 'governatore', 'tetrarca'... e invece Dio sceglie Giovanni nel deserto per manifestare la sua Parola. Non sa che farsene della potenza, dell'orgoglio delle nazioni.

È nel deserto che Giovanni si scontra con la Parola. Nel deserto del silenzio e della spogliazione, nel deserto della sofferenza e della solitudine possiamo, paradossalmente, ritrovare la Parola. Perché, come diceva Dostoiewskj, il grande scrittore russo del secolo scorso: "Nella sofferenza la verità si fa più chiara".

Domenica scorsa riflettevamo su come il discepolo di Gesù sia chiamato ad alzare lo sguardo proprio quando tutto sembra crollare. Occorre davvero uno sguardo di fede per accorgerci della presenza di Dio in questo mondo caotico! E una buona vista per passare dal grande al piccolo, dai titoli altisonanti ad un piccolo profeta sperduto nel deserto che parla nel nome di Dio.

È così: noi cristiani crediamo in un Dio un po' burlone che ama nascondersi, che invita l'uomo ad andare oltre e a guardarsi dentro.

L'Avvento - questa è la seconda indicazione per questo nostro cammino - è una Parola che scende, una Parola diversa da tutte le altre parole.

L'iniziativa è sempre di Dio, è lui che ti viene incontro, è lui che si fa trovare, è lui che si svela.

Ma, sembra dirci Giovanni, per accogliere questa Parola che viene, questo Dio misterioso occorre spianare la strada, dipanare un sentiero dentro il nostro delirio quotidiano. La descrizione è minuziosa, ripresa peraltro dal profeta Baruc che, duecento anni prima di Cristo, vagheggia un ritorno alla gloria dell'ormai disperso popolo di Israele: ma per farlo ci vogliono dei lavori.

È Dio che prende l'iniziativa, vero. Basta con una fede fatta di cose da fare o non fare. Verissimo. Ma occorre che questo Dio possa incontrarci.

Quanti non-credenti conosco che si lamentano del fatto di non credere in Dio salvo poi non dare nessuna opportunità a Dio per farsi incontrare!

La Scrittura è realista: Dio c'è, lavora, opera, si svela. E l'uomo? C'è? Dov'è?

Ecco allora un programma concreto di lavori in corso: raddrizzare i sentieri, riempire i burroni, spianare le montagne.

Raddrizzare i sentieri: un pensiero semplice, lineare, senza troppi giri di testa. La fede è esperienza personale che nasce nella fiducia, che diventa abbandono. La fede va interrogata, nutrita, è intelleggibile, ragionevole. Ma ad un certo punto diventa salto, ragionevole salto tra le braccia di questo Dio. Abbiamo bisogno di pensieri veri nella nostra vita, di pensieri positivi e buoni per poter accogliere la luce.

Riempire i burroni delle nostre fragilità. Tutti noi portiamo nel cuore dei crateri più o meno grandi, più o meno insidiosi, delle fatiche più o meno superate. Ebbene: occorre stare attenti a non lasciarsi travolgere dalle nostre fragilità o, peggio, mascherarle. Ognuno di noi porta delle tenebre nel cuore: l'importante è che non ci parlino, l'importante è non dar loro retta.

Spianare le montagne. In un mondo basato sull'immagine conta più l'apparenza della sostanza. Bene il fitness, ottimo il body-building per stare in forma. È bene curare il proprio modo di vestire. Ma occorre aprire qualche palestra di spirit-building, qualche estetista del cuore e dell'anima!

Ai grandi titoli di Erode e Ponzio Pilato e di Cesare Augusto si contrappone la voce e la nudità dell'anticonformista Giovanni. Che ridere! Erode il grande è ricordato solo grazie a quel bambino che vorrà togliere di mezzo! Così va la storia quando è Dio a guidarla...

Essenzialità, verità, desiderio: questi gli strumenti per trovare un sentiero verso Dio.

E questo già ci procura gioia, l'attesa già ci scuote dentro, ci apre lo stupore... gioia come quella che san Paolo prova per la sua comunità greca di Filippi, come quella che il salmista descrive per il ritorno dei prigionieri da Babilonia a Gerusalemme.

Allora, amici resistenti, carbonari dello spirito, discepoli del Rabbì, su di voi piccoli e fragili e dispersi Dio fa scendere la sua Parola. Alzate lo sguardo, ve ne prego. Animo, mano ai badili spirituali e ai picconi interiori: c'è da fare in settimana...
  • (don Paolo Curtaz)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 18, 2006 2:09 pm

ImmagineIII Settimana di Avvento - Riflettere
          • Amici in cammino
            come piantare la generosità nel tessuto indurito del pianeta?

            A quale fontana di acqua viva invitare l'umanità assetata
            a forza di smarrirsi nel deserto delle futilità?

            A quale sole di giustizia aggrappare le leggi e i regolamenti
            perché diritti e doveri siano equamente ripartiti sulla terra degli uomini?

            Quali sentieri tracciare ostinatamente,
            attraverso conflitti e rotture accumulate,
            perché la pace apra una breccia
            nell'armatura indurita delle nazioni arenate
            nei loro interessi e nel loro orgoglio?

            Come fecondare di benevolenza ogni incontro e ogni dialogo
            affinché sia esclusa l'intransigenza delle rivendicazioni egoiste?

            Dove cogliere la grazia che sfida l'ossessione di possedere e di consumare?

            Amici cristiani, quale cibo distribuiremo nelle nostre chiese che,
            in molti frammenti di pane quotidiano,
            farà gustare l'insuperabile tenerezza di Dio?

            Amici di attesa, viene, il Signore della luce,
            la cui Parola illumina le vostre coscienze!

            Marana tha, vieni Signore Gesù!
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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miriam bolfissimo
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun dic 18, 2006 2:11 pm

ImmagineIII domenica di Avvento - Sei la gioia di Dio!

"Che cosa dobbiamo fare?" Ce li immaginiamo i soldati, i pubblicani, i padri di famiglia che raggiungono Giovanni nel deserto affascinati dalla sua predicazione. Il mondo ha sete di profeti, oggi come allora.

"Che cosa dobbiamo fare?" è anche la domanda che sorge nel nostro cuore quando ci guardiamo dentro, quando lasciamo che il silenzio evidenzi, smascheri la nostra sete di felicità e di bene, quando una tragedia ci ridesta alla durezza e alla verità della vita.

"Che cosa dobbiamo fare?" e il mondo ci risponde: "Sistemati, lavora, guadagna, riposati, curati..." tutte cose piuttosto vere. Ma saranno poi davvero capaci di riempire il cuore? Dove avete puntato la prua della vostra nave? Quale strada state percorrendo? Vi porterà davvero alla felicità?

Giovanni risponde in maniera dolce e sorprendente: consigli spiccioli, spicchi di vita: "condividete, non rubate, non siate violenti..." Tutto lì? Attenti a non cadere nella sindrome del buon cristiano della domenica: "non rubo, non uccido" pronti a ricevere il bollino blu della buona condotta. No: questo atteggiamento di verità, di desiderio di cambiamento (i pubblicani abitualmente rubavano, i soldati abitualmente erano violenti) è un trampolino per la riflessione che Giovanni sta per fare.

La gente è turbata: Giovanni è un uomo buono, mostra loro una strada semplice, dà loro retta... che sia lui il Messia? Ed ecco la notizia: arriva uno più forte che battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

Arriva il Cristo, è lui la risposta al cosa dovete fare, è lui colui che brucia dentro, che dà forza. Giovanni ancora non lo conosce eppure il suo cuore pulsa di gioia. Si sente quanto è affascinato da colui che annuncia, quanto ne è turbato, quanto lo desideri.

Già: la gioia. Il tema di oggi è proprio la gioia. Curiosamente (e drammaticamente) pensare al Vangelo non dà gioia. I giovani che incontro declinano la parola "fede" con "noia, dovere, obbligo, Dio rompiscatole..." come mai? Forse hanno visto le nostre facce all'uscita di Messa! E si sono detti: "e questi sono coloro che hanno incontrato il risorto?" Ah! Di quanta conversione abbiamo bisogno!

Giovanni ha già il cuore colmo di gioia anche se ancora aspetta, anche se ancora non vede. Ma già gioisce.

L'annuncio che vi faccio, la "buona novella" in mezzo a tante orribili notizie che ci raggiunge è proprio questa: Dio ti ama e te lo dimostra in Gesù Cristo.

Accogliere Gesù è avere il cuore pieno di gioia. La fede cristiana è anzitutto gioia. Non gioia semplice, sciocca, ingenua. Mediteremo a lungo, fra qualche mese, di come la gioia cristiana sia una tristezza superata, sia una gioia conquistata a caro prezzo...

Nel frattempo Paolo dice ai Filippesi e a noi: "rallegratevi nel Signore sempre!"; aggiunge che la nostra gioia deve essere nota a tutti, cioè che la gente deve pensare ai cristiani come gente serena e piena di luce! Per Paolo, che pure di cose tristi ne subisce e ne vede, la pace che viene da Dio custodisce i nostri cuori.

Ma se la mia vita è un calvario? Se proprio la sofferenza è la nota dominante della mia vita? Se la depressione o la solitudine hanno minato alla radice il mio buonumore? Perché mai devo essere felice?

La risposta di Sofonia, profeta vissuto nel 640 a.C., è bruciante: "Il Signore tuo Dio... esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore". Sii felice: tu sei la gioia di Dio! Sii felice: Dio ti ama teneramente con il suo amore ed è il suo amore che ti rinnova, ti cambia.

Tutta la Bibbia, tutta l'esperienza di Israele prima e della Chiesa poi dice questo: sei amato, il vero volo di Dio è uno sguardo di bene e di amore che ti ricostruisce.

Natale si avvicina e siamo invitati a riscoprire questo atteggiamento fondante della fede cristiana: non come sforzo ma come consapevolezza; siamo la gioia del nostro Dio e questo riempie la nostra vita di gioia per essere discepoli di colui che è fuoco e dona lo Spirito...
  • (don Paolo Curtaz)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » ven dic 22, 2006 11:39 pm

ImmagineIV settimana di Avvento - Levarsi
          • Voi, fratelli miei dormienti
            nei morbidi bozzoli che da molto tempo avete intessuto
            di deliziose comodità e di comportamenti ordinari,
            uscite fuori dove sta colui che vi indica i luoghi innumerevoli
            dove Dio e gli uomini invocano la vostra presenza!

            Voi, fratelli miei inerti,
            convinti dell'inutilità di ogni azione,
            che avete deciso di tapparvi nel vostro rifugio
            e di guardare da lontano il mondo affondare nelle onde di rutilanti insulsaggini,
            alzatevi, perché eccolo colui che viene a stendere la luce e suscitare la gioia!

            Voi, fratelli miei caduti
            a terra sotto i pesi dello sconforto gettati alla rinfusa in tutti i vostri giorni,
            guardate al limite delle vostre esistenze oppresse
            Colui che viene a caricare sulle sue spalle
            i pesi che impediscono di raddrizzarvi!

            E voi, fratelli miei saldati nella sofferenza,
            leverete la mani verso Colui che viene
            a cancellare le vostre lacrime e i vostri lutti,
            a prendervi nelle sue braccia stese
            e a trascinarvi nella fioritura della vita?

            Voi, fratelli miei la cui fede è diventata blanda,
            tutti noi, fratelli nell'attesa,
            riconosceremo Colui che viene
            a dispiegare la nostra umanità
            ed elevarci alla sorprendente statura divina.

            Marana tha, vieni Signore Gesù!
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » ven dic 22, 2006 11:53 pm

ImmagineIV domenica di Avvento – Beata colei che ha creduto!

La gioia, dicevamo domenica scorsa. Pare essere una caratteristica dell'altronatale. Cos'è l'«altronatale»? È quello che ci piomba addosso ogni anno, con le sue luci, i suoi regali, i suoi riti pseudocristiani, il buon vecchio Babbo Natale generoso che porta i regali e che scalza l'insipido bambinello di Betlemme.

E tra le luci e le copertine patinate c'è la solita retorica: "È Natale, sii felice". Bene grazie. Perché mai dovrei essere felice? Per quale dannato motivo devo essere felice se non ho ciò che mi serve per celebrare l'altronatale?

Molti, domani, non faranno il cenone; per molti (troppi!) questa festa non farà che acuire la sofferenza, molti la passeranno da soli o sfollati o scontenti... perché cavolo dovrebbero essere felici nel vedere ciò che loro non hanno?

L'altronatale propone tutti questi valori: pace del cuore, gioia, serenità, bontà; ma non spiega come ottenerli, si limita a venderli. Dice: "se fai così, se ti adegui a questo standard sarai felice".

Natalevero dice quasi la stessa cosa. Ricordate Paolo domenica? "Rallegratevi sempre nel Signore". E Sofonia? "Tu sei la gioia di Dio".

E oggi, alla vigilia di Natale, torna lo stesso tema, se possibile ancora più intenso: leggete l'incontro fra le due donne nel Vangelo. È tutto un sussulto, un complimento: Giovanni Battista che riconosce il Messia dal grembo e scalcia; Elisabetta, anziana donna che vede imprevedibilmente realizzato il suo agognato sogno di maternità e fa i complimenti alla piccola cuginetta Maria. Maria, ancora scossa da quanto le è successo, che comincia a ballare e a fare i complimenti a Dio che la salva. Si sente la tensione, lo stupore, l'inaudito che si realizza. È vero, allora, Dio ha scelto di venire, Dio si rende presente, Dio – il Dio d'Israele – è qui.

E questo scatena la gioia, contagia, stupisce...

Stupisce soprattutto Maria ed Elisabetta, che non se l'aspettavano, perché decisamente fuori dai canoni dell'altronatale. Povere entrambe, nate in un tempo senza hi-tech e vacanze, senza possibilità di finire sulle copertine, senza lavori da donne-manager, Maria ed Elisabetta rappresentano l'assoluta mediocrità, la totale normalità, proprio quella che noi rifiutiamo continuamente cercando di uscire fuori dal pantano dell'anominato (grande fratello docet).

Ecco, questa sì che è una buona notizia: puoi essere felice anche se povero e sfortunato, puoi realizzare la tua vita anche se abiti in un paese arido e senza poesia, puoi essere ricolmo più di un re perché ascolti la Parola che Dio ti vuole dare.

Dio viene per colmare il tuo cuore: questa è una buona notizia. Buon Dio! Se vi dicessi: hai una vita riuscita, un lavoro che ti realizza e che ti da' vagonate di soldi, una casa da sogno, una splendida moglie, figli educati e sensibili, il salone di casa con l'alberone e le luci e il clima di festa giusto perciò sii felice, cosa dico di straordinario? Che buona notizia è? Un Dio che da' pace alle persone già felici?

No: la cosa inaudita è proprio il contrario: la felicità è altrove, è la salvezza di un Dio che ti ama talmente da consegnarsi come un neonato, è una felicità accessibile anche al povero, anzi forse più ancora al povero perché più disposto, più accogliente.

La gioia come dimensione essenziale del Natale. La gioia del sentirsi ed essere veramente salvati da Dio. Siamo veramente nel cuore e nel desiderio di Dio!

Due piccole annotazioni conclusive.

La prima gioia è la fede, è credere: "beata colei che ha creduto".

Non quella fede un po' approssimativa che tiriamo fuori alle feste comandate. No: la fede del povero che vede l'inatteso riempirgli la vita. Inoltre – l'avrete notato – il vangelo si chiude su Maria che fa i complimenti a Dio per tutto ciò che ha fatto a Israele suo popolo.

Maria ha la capacità di gioire per ciò che Dio fa per gli altri. Fossimo capaci!

Eccoci allora: Dio è presente, Dio viene. Viene per me, per te, per chi lo cerca veramente con tutte le forze...
  • (don Paolo Curtaz)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » sab dic 23, 2006 12:00 am

  • UDIENZA GENERALE DI SUA SANTITA' BENEDETTO XVI

    Aula Paolo VI - Mercoledì, 20 dicembre 2006



    Mistero del Natale
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Cari fratelli e sorelle!

“Il Signore è vicino: venite, adoriamo”. Con questa invocazione la liturgia ci invita, in questi ultimi giorni dell’Avvento, ad avvicinarci, quasi in punta dei piedi, alla grotta di Betlemme, dove si è compiuto l’evento straordinario, che ha cambiato il corso della storia: la nascita del Redentore. Nella Notte di Natale ci fermeremo, ancora una volta, dinanzi al presepe, a contemplare stupiti il “Verbo fatto carne”.

Sentimenti di gioia e di gratitudine, come ogni anno, si rinnoveranno nel nostro cuore ascoltando le melodie natalizie, che in tante lingue cantano lo stesso straordinario prodigio. Il Creatore dell’universo è venuto per amore a porre la sua dimora tra gli uomini. Nella Lettera ai Filippesi, san Paolo afferma che Cristo “pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini” (2,6). È apparso in forma umana, aggiunge l’Apostolo, umiliando se stesso. Nel Santo Natale rivivremo la realizzazione di questo sublime mistero di grazia e di misericordia.

Dice ancora san Paolo: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4,4-5). In verità, da molti secoli il popolo eletto attendeva il Messia, ma lo immaginava come un potente e vittorioso condottiero che avrebbe liberato i suoi dall’oppressione degli stranieri. Il Salvatore nacque invece nel silenzio e nella più assoluta povertà. Venne come luce che illumina ogni uomo – nota l’evangelista Giovanni –, “ma i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1,9.11). L’Apostolo però aggiunge: “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio” (ivi, 1,12). La luce promessa rischiarò i cuori di coloro che avevano perseverato nell’attesa vigile ed operosa.

La liturgia dell’Avvento esorta anche noi ad essere sobri e vigilanti, per non lasciarci appesantire dal peccato e dalle eccessive preoccupazioni del mondo. È infatti vegliando e pregando che potremo riconoscere ed accogliere il fulgore del Natale di Cristo. San Massimo di Torino, Vescovo nel IV-V secolo, in una delle sue omelie, afferma: “Il tempo ci avverte che il Natale di Cristo Signore è vicino. Il mondo con le sue stesse angustie dice l’imminenza di qualche cosa che lo rinnoverà, e desidera con un’attesa impaziente che lo splendore di un sole più fulgido illumini le sue tenebre… Questa attesa della creazione persuade anche noi ad attendere il sorgere di Cristo, nuovo Sole” (Disc. 61a, 1-3). La stessa creazione dunque ci conduce a scoprire e a riconoscere Colui che deve venire.

Ma la domanda è: l’umanità del nostro tempo attende ancora un Salvatore? Si ha la sensazione che molti considerino Dio come estraneo ai propri interessi. Apparentemente non hanno bisogno di Lui; vivono come se non esistesse e, peggio, come se fosse un “ostacolo” da rimuovere per realizzare se stessi. Anche fra i credenti – siamo certi - alcuni si lasciano attrarre da allettanti chimere e distrarre da fuorvianti dottrine che propongono illusorie scorciatoie per ottenere la felicità. Eppure, pur con le sue contraddizioni, le sue angustie e i suoi drammi, e forse proprio per questi, l’umanità oggi cerca una strada di rinnovamento, di salvezza, cerca un Salvatore e attende, talora inconsapevolmente, l’avvento del Salvatore che rinnova il mondo e la nostra vita, l’avvento di Cristo, l’unico vero Redentore dell’uomo e di tutto l’uomo. Certo, falsi profeti continuano a proporre una salvezza a “basso prezzo”, che finisce sempre per generare cocenti delusioni. Proprio la storia degli ultimi cinquant’anni dimostra questa ricerca di un Salvatore a “basso prezzo” ed evidenzia tutte le delusioni che ne sono derivate. È compito di noi cristiani diffondere, con la testimonianza della vita, la verità del Natale, che Cristo reca a ogni uomo e donna di buona volontà. Nascendo nella povertà del presepe, Gesù viene ad offrire a tutti quella gioia e quella pace che sole possono colmare l’attesa dell’animo umano.

Ma come prepararci ad aprire il cuore al Signore che viene? L’atteggiamento spirituale dell’attesa vigile ed orante rimane la caratteristica fondamentale del cristiano in questo tempo di Avvento. È l’atteggiamento che contraddistingue i protagonisti di allora: Zaccaria ed Elisabetta, i pastori, i Magi, il popolo semplice e umile. Soprattutto l’attesa di Maria e di Giuseppe! Questi ultimi, più di ogni altro, hanno provato in prima persona l’affanno e la trepidazione per il Bambino che doveva nascere. Non è difficile immaginare come abbiano trascorso gli ultimi giorni, nell’attesa di stringere il neonato fra le loro braccia. Il loro atteggiamento sia il nostro, cari fratelli e sorelle! Ascoltiamo, in proposito, l’esortazione del già citato san Massimo, Vescovo di Torino: “Mentre stiamo per accogliere il Natale del Signore, rivestiamoci di indumenti nitidi, senza macchia. Parlo della veste dell’anima, non di quella del corpo. Abbigliamoci non con abiti di seta, ma con opere sante! Le vesti sfarzose possono coprire le membra ma non adornano la coscienza” (ibid.).

Nascendo fra noi, Gesù Bambino non ci trovi distratti o impegnati semplicemente ad abbellire con le luminarie le nostre case. Allestiamo piuttosto nel nostro animo e nelle nostre famiglie una degna dimora dove Egli si senta accolto con fede e amore. Ci aiutino la Vergine e san Giuseppe a vivere il Mistero del Natale con rinnovato stupore e pacificante serenità. Con questi sentimenti desidero formulare i più fervidi auguri per un santo e felice Natale a tutti voi, qui presenti, e ai vostri familiari, con un ricordo particolare per quanti sono in difficoltà o soffrono nel corpo e nello spirito. Buon Natale a voi tutti!
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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