Anno Liturgico 2006 - 2007

Omelie di Monsignor Antonio Riboldi e altri commenti alla Parola, a cura di miriam bolfissimo

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miriam bolfissimo
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Anno Liturgico 2006 - 2007

Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 18, 2007 8:49 am

      • XI domenica del tempo ordinario. 17 giugno 2007
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  • Dal secondo libro di Samuele (12, 7-10; 13)
    [7]Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell'uomo! Così dice il Signore, Dio d'Israele: Io ti ho unto re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, [8]ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa di Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro. [9]Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'Hittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. [10]Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l'Hittita.
    [13]Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai.



    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati (2, 16; 19-21)
    [16]Fratelli, sapendo tuttavia che l'uomo non è giustificato dalle opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Gesù Cristo per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; poiché dalle opere della legge non verrà mai giustificato nessuno».
    [19]In realtà mediante la legge io sono morto alla legge, per vivere per Dio. [20]Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me. [21]Non annullo dunque la grazia di Dio; infatti se la giustificazione viene dalla legge, Cristo è morto invano.



    Dal Vangelo secondo Luca (7, 36-8, 3)
    [36]Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. [37]Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; [38]e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. [39]A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». [40]Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, dì pure». [41]«Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. [42]Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?». [43]Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». [44]E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. [45]Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. [46]Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. [47]Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco». [48]Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». [49]Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?». [50]Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; và in pace!».
    [1]In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. [2]C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, [3]Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni.
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La storia umana, anche quella di ciascuno di noi, è intrisa di peccato. Il bene ed il male si mescolano molto spesso e constatiamo che questo avviene, ogni giorno, anche dentro di noi. E ad aggravare ancora di più le cose c'è quella tendenza (ben presente nel brano evangelico di questa domenica, attraverso la figura di colui che invita a pranzo Gesù, Simone il fariseo) a considerare gli altri peggiori di noi e i loro peccati più grandi dei nostri. Costruiamo muri di separazione tra i presunti buoni (noi!) e i presunti cattivi (gli altri!) e pretendiamo, esattamente come Simone il Fariseo, che tutti si adeguino al nostro schema.

Gesù, invece, rompe gli schemi. Egli sa benissimo che la donna che bagna di lacrime i suoi piedi e li asciuga con i capelli è una peccatrice. Ma, a differenza del fariseo, Gesù sa cogliere quella fede e quell'amore comunque presenti nella donna.

Gesù non è mai sceso a patti con il peccato, non ha mai detto che il male è bene, tuttavia ha sempre mostrato una grande accoglienza, un grande amore verso i peccatori, per farci capire che solo l'accoglienza e l'amore possono aiutare il peccatore a liberarsi dal suo fardello, che lo appesantisce e lo rende incapace di seguire fino in fondo il progetto di Dio.

D'altronde fermarsi al giudizio negativo, prendere le distanze dal peccatore ci pone nella sua stessa situazione di lontananza da Dio. Con l'illusione di essere bravi e giusti". È la situazione tremenda di chi non si ritiene bisognoso di perdono, di chi è solito dire "io non faccio peccati", di chi non sa riconoscere il proprio peccato. Chi più arriva vicino a Dio più si sente peccatore e più è disposto ad accogliere il peccatore, Chi è lontano da Dio...
  • don Roberto Pandolfi
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 25, 2007 9:50 am

      • XII domenica del tempo ordinario. 24 giugno 2007
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  • Dal libro del profeta Isaia (49, 1-6)
    [1]Ascoltatemi, o isole,
    udite attentamente, nazioni lontane;
    il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
    fino dal grembo di mia madre ha pronunziato il mio nome.
    [2]Ha reso la mia bocca come spada affilata,
    mi ha nascosto all'ombra della sua mano,
    mi ha reso freccia appuntita,
    mi ha riposto nella sua faretra.
    [3]Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele,
    sul quale manifesterò la mia gloria».
    [4]Io ho risposto: «Invano ho faticato,
    per nulla e invano ho consumato le mie forze.
    Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore,
    la mia ricompensa presso il mio Dio».
    [5]Ora disse il Signore
    che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
    per ricondurre a lui Giacobbe
    e a lui riunire Israele,
    - poiché ero stato stimato dal Signore
    e Dio era stato la mia forza -
    [6]mi disse: «È troppo poco che tu sia mio servo
    per restaurare le tribù di Giacobbe
    e ricondurre i superstiti di Israele.
    Ma io ti renderò luce delle nazioni
    perché porti la mia salvezza
    fino all'estremità della terra».



    Dagli Atti degli Apostoli (13, 22-26)
    [22]In quei giorni, Paolo diceva: “Dio suscitò per Israele come re Davide, al quale rese questa testimonianza: Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri. [23]Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio trasse per Israele un salvatore, Gesù. [24]Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di penitenza a tutto il popolo d'Israele. [25]Diceva Giovanni sul finire della sua missione: Io non sono ciò che voi pensate che io sia! Ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di sciogliere i sandali. [26]Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata questa parola di salvezza.



    Dal Vangelo secondo Luca (1, 57-66; 80)
    [58]I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei. [59]All'ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. [60]Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». [61]Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». [62]Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. [63]Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. [64]In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. [65]Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. [66]Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: «Che sarà mai questo bambino?» si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui.
    [80]Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

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La natività di S. Giovanni Battista ci spinge a riflettere sul ruolo del profeta. Una figura importante nella storia del popolo di Israele ed anche per i primi cristiani. Il profeta era chiamato da Dio per fare da intermediario tra Lui e il popolo. A seconda del bisogno doveva spronare o richiamare, essere dolce o duro, provocare conversione in un popolo superbo o suscitare speranza in popolo deluso e prostrato.

Nei Vangeli, Giovanni il Battista ci viene presentato come uomo austero, dalla predicazione dura, tagliente, senza cedimenti. Un uomo tutto d'un pezzo, che univa ad un eccezionale rigore di vita personale, il richiamo al pentimento e alla conversione di tutte le categorie sociali. E questo amore per la coerenza e la verità gli è costato la vita.

Dovremmo pensare più spesso che anche noi, attraverso il Battesimo, siamo diventati profeti. Anche noi siamo stati scelti e chiamati fin dal seno materno. Il Signore "ha reso la nostra bocca come spade affilate, ci ha nascosto all'ombra della sua mano, ci ha reso come freccia appuntita”.

Tradotto per noi, oggi, significa che non dobbiamo rinunciare alla funzione di richiamo davanti ad un mondo che sembra smarrire tanti valori. Significa che dobbiamo essere estremamente coerenti con il Vangelo che Dio ci ha donato, perché la nostra parola possa essere più vera. Significa, ancora, che dobbiamo portare un po' di speranza e di gioia ai tanti che oggi sono delusi e rischiano di restare schiacciati dagli affanni della vita.
  • don Roberto Pandolfi
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 02, 2007 2:12 pm

      • XIII domenica del tempo ordinario. 1 luglio 2007
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  • Dal primo libro dei Re (19, 16; 19-21)
    [16]In quei giorni, disse il Signore ad Elia: «Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsi, come re di Israele e ungerai Eliseo figlio di Safàt, di Abel-Mecola, come profeta al tuo posto.
    [19]Partito di lì, Elia incontrò Eliseo figlio di Safàt. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il decimosecondo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. [20]Quegli lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elia disse: «Và e torna, perché sai bene che cosa ho fatto di te». [21]Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con gli attrezzi per arare ne fece cuocere la carne e la diede alla gente, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.



    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati (5,1; 13-18)
    [1]Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.
    [13]Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. [14]Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso. [15]Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri! [16]Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; [17]la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. [18]Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge.



    Dal Vangelo secondo Luca (9, 51-62)
    [51]Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme [52]e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. [53]Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. [54]Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». [55]Ma Gesù si voltò e li rimproverò. [56]E si avviarono verso un altro villaggio. [57]Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». [58]Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». [59]A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre». [60]Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio». [61]Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». [62]Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».
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Spesso il passaggio di Gesù suscitava grandi entusiasmi e molti erano coloro che si dicevano disposti a seguirlo. È famoso l'episodio, narrato da Giovanni, in cui le folle vogliono proclamarlo addirittura re. Gesù è sempre stato molto guardingo verso questi entusiasmi, smascherandone le motivazioni non sempre altissime: “Voi volete farmi re perché avete mangiato quei pani e vi siete saziati!”, oppure cercando di raffreddarli un po', prospettando l'impegno costante e grande che richiede essere suoi discepoli.

A volte succede anche oggi: capita di incontrare persone tutte prese da Gesù, entusiaste, persone che iniziano un cammino spirituale o di impegno verso gli altri che sembrerebbe non finire mai, e poi ... Poi, alle prime difficoltà, ai primi accenni di aridità interiore, quando pregare costa fatica, quando impegnarsi per gli altri comporta il sottrarre tempo a ciò che piace, quando coloro a cui fai del bene non dimostrano una grande gratitudine, quando la via si fa stretta e in salita ... allora si molla tutto, si rientra nei ranghi di una scialba mediocrità.

Viene da pensare che l'entusiasmo fosse causato più da un proprio bisogno motivo, piuttosto che da sincero amore per Gesù e per il prossimo. Gesù non fa sconti. A chi promette di seguirlo ovunque, indica la strada della povertà, dell'insicurezza materiale, della croce. La strada di chi non ha altro che Gesù, di chi si fida solo di Lui.

Certo, è un ideale da realizzare gradualmente e che inizia con tanto entusiasmo. Ma richiede che l'entusiasmo resti uguale, anche nella lunga quotidianità della vita.
  • don Roberto Pandolfi
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 09, 2007 8:10 am

      • XIV domenica del tempo ordinario. 8 luglio 2007
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  • Dal libro del profeta Isaia (66, 10-14)
    [10]Rallegratevi con Gerusalemme,
    esultate per essa quanti la amate.
    Sfavillate di gioia con essa
    voi tutti che avete partecipato al suo lutto.
    [11]Così succhierete al suo petto
    e vi sazierete delle sue consolazioni;
    succhierete, deliziandovi,
    all'abbondanza del suo seno.
    [12]Poiché così dice il Signore:
    «Ecco io farò scorrere verso di essa,
    come un fiume, la prosperità;
    come un torrente in piena
    la ricchezza dei popoli;
    i suoi bimbi saranno portati in braccio,
    sulle ginocchia saranno accarezzati.
    [13]Come una madre consola un figlio
    così io vi consolerò;
    in Gerusalemme sarete consolati.
    [14]Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore,
    le vostre ossa saran rigogliose come erba fresca.
    La mano del Signore si farà manifesta ai suoi servi,
    ma si sdegnerà contro i suoi nemici.



    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati (6, 14-18)
    Fratelli, [14]Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. [15]Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l'essere nuova creatura. [16]E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l'Israele di Dio.



    Dal Vangelo secondo Luca (10, 1-12; 17-20)
    [1]Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. [2]Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. [3]Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; [4]non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. [5]In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. [6]Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. [7]Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. [8]Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, [9]curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. [10]Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: [11]Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. [12]Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.
    [17]I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». [18]Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. [19]Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. [20]Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli».
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Gesù invia settantadue discepoli, a due a due, dando loro istruzioni precise e preavvisandoli di ciò che li aspetta, li attende, infatti, una grande messe, davanti alla quale potrebbe far paura la scarsità numerica degli operai. E tuttavia la messe non è composta sola di spighe disposte dolcemente a farsi mietere.

È una messe un po' ribelle, nella quale esistono non pochi lupi, davanti ai quali i missionari devono presentarsi con la mitezza degli agnelli. Noi siamo portati a pensare "ai lupi" come a persone lontane, ci vengono in mente di persecuzioni che ancora oggi i cristiani subiscono in diverse parti del mondo, ci viene spontaneo pregare per il Padre missionario sequestrato nelle Filippine...

Ma siamo proprio sicuri che i "lupi" siano solo coloro che combattono la religione e la Chiesa. E se quei "lupi" fossimo anche noi, con la nostra presunzione di essere dei bravi cristiani, con la nostra facciata di perbenismo, con la nostra prontezza nel calunniare e nel giudicare subito male gli altri? E che dire dei rancori e delle discordie che albergano nel nostro cuore, frutto di orgoglio e di superbia, che ci rendono spesso impermeabili alle parole del Vangelo, che pure magari ascoltiamo tutte le domeniche a Messa?

Scopriamo così che ognuno di noi può essere uno dei "lupi" di cui parla Gesù. Scopriamo che anche noi sappiamo deridere, isolare e non accogliere coloro che vengono armati solo di mitizza e di Vangelo. E, quel che è peggio, continuiamo a ritenerci buoni e bravi.
  • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 16, 2007 9:13 am

      • XV domenica del tempo ordinario. 15 luglio 2007
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  • Dal libro del Deuteronomio (30, 10-14)
    Mosè parlò al popolo dicendo: [10]«Obbedirai alla voce del Signore tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge; quando ti sarai convertito al Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l'anima. [11]Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. [12]Non è nel cielo, perché tu dica: Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? [13]Non è di là dal mare, perché tu dica: Chi attraverserà per noi il mare per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? [14]Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica».



    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (1, 15-20)
    [15]Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; [16]poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. [17]Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. [18]Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. [19]Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza [20]e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.



    Dal Vangelo secondo Luca (10, 25-37)
    [25]Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». [26]Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». [27]Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». [28]E Gesù: «Hai risposto bene; fà questo e vivrai». [29]Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». [30]Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. [31]Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. [32]Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. [33]Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. [34]Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. [35]Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. [36]Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». [37]Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Và e anche tu fa’ lo stesso».
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La parabola del buon Samaritano ci è nota fin da quando siamo piccoli. È il pezzo forte di sacerdoti e catechisti che vogliono spiegare quale debba essere lo stile del cristiano nei confronti del prossimo . Ma sempre, però, si sottolinea il valore che Gesù vuoi dare, qui, alla parola "prossimo".

Qualche anno fa il cardinal Martini, arcivescovo di Milano, aveva scritto una bellissima lettera pastorale dal titolo "Farsi prossimo". Proprio è il concetto di Gesù: siamo noi che dobbiamo farci "prossimo", cioè dobbiamo farci "vicini" all'altro e ai suoi bisogni. Il Samaritano non sceglie di passare accanto, dando uno sguardo preoccupato e frettoloso al poveraccio malconcio, ma senza fermarsi. Il Samaritano non passa "oltre", come il sacerdote e il levita. Il Samaritano "ebbe compassione" ("provò sentimenti matern", sarebbe meglio dire) per l'uomo malconcio. "Gli si fece vicino", "Gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino ... si prese cura di lui".

Il discepolo di Gesù deve avere come modello quest'uomo di Samaria, che è l'immagine di Gesù stesso. Il cristiano non può essere indifferente o superficiale verso i gemiti di tanta parte dell'umanità che trascina la propria esistenza nella sofferenza e nel dolore. Gesù è venuto beneficando e sanando tutti: così deve essere anche la nostra presenza nel mondo. Magari anche il vostro vicino di casa ha bisogno di un aiuto materiale o morale: non guardiamolo superficialmente, non chiudiamoci nella nostra vaga sicurezza, credendo che noi non avremmo mai bisogno di nessuno.

Ognuno di noi, infatti, può essere il "prossimo" che dona, ma anche il "prossimo" che chiede.
  • don Roberto Pandolfi
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 23, 2007 9:09 am

      • XVI domenica del tempo ordinario. 22 luglio 2007
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  • Dal libro della Genesi (18, 1-10a)
    [1]Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. [2]Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, [3]dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. [4]Si vada a prendere un pò di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero. [5]Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fà pure come hai detto». [6]Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce». [7]All'armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. [8]Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr'egli stava in piedi presso di loro sotto l'albero, quelli mangiarono. [9]Poi gli dissero: «Dov'è Sara, tua moglie?». Rispose: «E' là nella tenda». [10]Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio».



    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (1, 24-28)
    [24]Fratelli, sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa. [25]Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi di realizzare la sua parola, [26]cioè il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi, [27]ai quali Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi, speranza della gloria. [28]E' lui infatti che noi annunziamo, ammonendo e istruendo ogni uomo con ogni sapienza, per rendere ciascuno perfetto in Cristo.



    Dal Vangelo secondo Luca (10, 38-42)
    [38]Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. [39]Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; [40]Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». [41]Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, [42]ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».
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Partendo dall'ospitalità data a Gesù da Marta e Maria, oggi siamo invitati a riflettere sul nostro modo di accogliere e ascoltare il Signore. Marta e Maria, accolgono con amore Gesù e si mettono in suo ascolto: l’una servendolo, l'altra tenendogli compagnia. A un certo punto, però, i molti servizi, distraggono Marta: ella è tanto occupata, affannata e agitata che perde di vista ciò che è veramente importante: Gesù, la persona da accogliere, ascoltare e servire. E così inizia a lamentarsi, si mette in "competizione" con Maria...

Anche noi, come Marta, corriamo il rischio di distrarci per "le molte cose" e di perdere di vista Gesù che quotidianamente ci fa visita e ci chiede di accoglierlo, ospitarlo, ascoltarlo, servirlo...

Le "troppe cose" ci possono impedire di dedicare del tempo al silenzio, alla preghiera e all'ascoltò della Parola di Dio, ma anche impedirci il vero servizio. Fare molto è segno di amore, ma può anche far morire l'amore. L'ospitalità ha bisogno di compagnia, di ascolto, di dialogo, non soltanto di cose. Persino il troppo "dare", anche per Amore, rischia di togliere spazio alle relazioni.
  • don Stefano Rampoldi
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 30, 2007 9:56 am

      • XVII domenica del tempo ordinario. 29 luglio 2007
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  • Dal libro della Genesi (18, 20-21; 23-32)
    [20]Disse allora il Signore: «Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. [21]Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
    [23]Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l'empio? [24]Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? [25]Lungi da te il far morire il giusto con l'empio, così che il giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». [26]Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città». [27]Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere... [28]Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque». [29]Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». [30]Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». [31]Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». [32]Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci».



    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (2, 12-14)
    [12] Fratelli, con Cristo infatti siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. [13]Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l'incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, [14]annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce.



    Dal Vangelo secondo Luca (11, 1-13)
    [1]Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». [2]Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; [3]dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, [4]e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione». [5]Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, [6]perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; [7]e se quegli dall'interno gli risponde: Non m'importunare, la porta è gia chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; [8]vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza. [9]Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. [10]Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. [11]Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? [12]O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? [13]Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».
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Proseguendo nella descrizione delle caratteristiche del discepolo, Gesù, attraverso le parole dell'Evangelista Luca, ci invita a fermare l'attenzione sulla preghiera.

È importante dire che San Luca è, tra gli evangelisti, quello che maggiormente sottolinea la presenza assidua della preghiera nella vita di Gesù. Il Figlio di Dio è continuamente bisognoso di stare in relazione intima con il Padre, non perde occasione per restare da solo con Lui, lo prega nelle circostanze più importanti della sua missione, lo loda, lo ringrazia...

Il discepolo, quindi, se vuole seguire la via tracciata dal Maestro, non può che costruire un rapporto con Dio come con un Padre. Non può che sentirsi figlio teneramente amato e costantemente ricercato, soprattutto quando tende ad allontanarsi dalla casa paterna. E come Gesù, sulla scia di tanti personaggi dell'Antico testamento (la prima lettura ci ricorda Abramo, ma potremmo aggiungere tanti altri, a partire da Mosè), si fa spesso intercessore, così anche il discepolo è chiamato ad intercedere per il mondo intero, impegnandosi a chiedere, per sé e per gli altri, il dono dello Spirito Santo, che purifica ogni richiesta e la fa essere secondo il cuore di Dio.

Siamo chiamati a riscoprire, se se ne fosse bisogno, il grande ruolo della preghiera nella vita del mondo e della Chiesa. La preghiera, di ognuno e di tutti, è il motore che permette ai missionari di annunciare il Vangelo, ai volontari di soccorrere i poveri, a tutti di camminare sulla via della santità.
  • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 04, 2007 1:26 pm

      • XVIII domenica del tempo ordinario. 5 agosto 2007
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  • Dal libro del Qoèlet (1,2; 2,21-23)
    [2]Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità.
    [21]perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e grande sventura. [22]Allora quale profitto c'è per l'uomo in tutta la sua fatica e in tutto l'affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole? [23]Tutti i suoi giorni non sono che dolori e preoccupazioni penose; il suo cuore non riposa neppure di notte. Anche questo è vanità!



    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (3,1-5; 9-11)
    [1]Fratelli, se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; [2]pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. [3]Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! [4]Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria. [5]Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria.
    [9]Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni [10]e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore. [11]Qui non c'è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti.



    Dal vangelo secondo Luca (12,13-21)
    [13]In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, dì a mio fratello che divida con me l'eredità». [14]Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». [15]E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni». [16]Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. [17]Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? [18]E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. [19]Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. [20]Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? [21]Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio».
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Parole apparentemente lugubri, quelle che risuonano nel brano evangelico odierno: sono, però, parole che richiamano una sapienza antica, già presente nei libri sapienziali come il Qoelet, I Proverbi, il Siracide. D'altronde basterebbe riflettere sul fatto incontrovertibile che la morte comporta un distacco totale da tutto ciò che abbiamo "posseduto" su questa terra e ci riuscirebbe più facile comportarci da persone intelligenti, che sanno di essere di passaggio e pensano ad "arricchire davanti a Dio", anziché accumulare tesori per sé.

Tante volte si ha l'impressione di trovarsi davanti persone che ritengono di non dover morire mai. Le si vede così attaccate ai soldi, alle cose materiali, al potere che fanno un po' pena e viene quasi spontaneo un sorrisino di compatimento. Che diventa però una smorfia di indignazione quando, per quelle cose, si calpestano valori grandi come la concordia della famiglia, la solidarietà, la dignità delle persone. Vengono in mente le parole di Giovanni Paolo II quando aveva tuonato, ad Agrigento, contro i mafiosi: "Convertitevi! Verrà un giorno il giudizio di Dio!".

Il discepolo di Gesù ha davanti a se la strada ben tracciata: arricchire davanti a Dio con gesti di altruismo, di generosità, di amore. Favorendo nel mondo l'affermarsi di una mentalità di condivisione anziché di accaparramento , di solidarietà anziché di egoismo. Guardandosi attorno verrebbe da dire che il lavoro da fare è ancora tanto.

Mi viene spontaneo concludere, visto che è il centenario della fondazione, con il motto scout: "Signore, aiutami a lasciare questo mondo migliore di come l'ho trovato".
  • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 04, 2007 1:42 pm

      • XIX domenica del tempo ordinario. 12 agosto 2007
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  • Dal libro della Sapienza (18, 3; 6-9)
    [3]La notte della liberazione, desti al tuo popolo, Signore, una colonna di fuoco, come guida in un viaggio sconosciuto e come un sole innocuo per il glorioso emigrare.
    [6]Quella notte fu preannunziata ai nostri padri, perché sapendo a quali promesse avevano creduto, stessero di buon animo. [7]Il tuo popolo si attendeva la salvezza dei giusti come lo sterminio dei nemici. [8]Difatti come punisti gli avversari, così ci rendesti gloriosi, chiamandoci a te. [9]I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto e si imposero, concordi, questa legge divina: i santi avrebbero partecipato ugualmente ai beni e ai pericoli, intonando prima i canti di lode dei padri.



    Dalla lettera agli Ebrei (11, 1-2; 8-19)
    [1]Fratelli, la fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. [2]Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza.
    [8]Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. [9]Per fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. [10]Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso. [11]Per fede anche Sara, sebbene fuori dell'età, ricevette la possibilità di diventare madre perché ritenne fedele colui che glielo aveva promesso. [12]Per questo da un uomo solo, e inoltre gia segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia innumerevole che si trova lungo la spiaggia del mare. [13]Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra. [14]Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria. [15]Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; [16]ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città. [17]Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unico figlio, [18]del quale era stato detto: In Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome. [19]Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo.



    Dal Vangelo secondo Luca (12, 32-48)
    [32]In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. [33]Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. [34]Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. [35]Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; [36]siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. [37]Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. [38]E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro! [39]Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. [40]Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate». [41]Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». [42]Il Signore rispose: «Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? [43]Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. [44]In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. [45]Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, [46]il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l'aspetta e in un'ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli. [47]Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; [48]quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
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Riprendendo il discorso della scorsa domenica, Gesù radicalizza ulteriormente la massima sapienziale che invitava, in vista della morte, ad arricchire davanti a Dio anziché accumulare beni su questa terra, utilizzandoli solo per sé. Oggi, infatti, ascoltiamo frasi che siamo tentati di riferire solo ai frati e alle suore, come "vendete ciò che avete e datelo in elemosina": oppure con paragoni molto forti, del tipo "se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro non si lascerebbe scassinare la casa".

Si torna, dunque, sull'argomento dei beni terreni in rapporto alla morte che introduce alla vita ultraterrena. E per beni non si intendono necessariamente i soldi, quanto, piuttosto, ciò a cui siamo attaccati, i nostri "tesori". Quali sono le realtà per le quali siamo disposti a fare sacrifici anche grandi? Queste sono le realtà che contano davvero nella nostra vita!

E, qualche volta, non sono quelle che immediatamente ci piacciono. Forse potrebbe proprio essere questa una caratteristica dell'Amore: la capacità di far sacrifici: nel matrimonio, fra genitori e figli, nelle altre vocazioni non si può evitare il sacrificio. E, purtroppo, quante volte capita che i sacrifici si facciano per altri "tesori" decisamente meno importanti di questi. Penso in particolare a chi privilegia nella propria vita il divertimento, ai tanti che sottraggono soldi ed attenzioni alla propria famiglia perché sono presi dal demone del gioco d'azzardo, a quanti trascurano tutto il resto, figli compresi, per dedicarsi ai passatempi (non sempre leciti) preferiti.

Forse sarebbe il caso di farci tutti un esame di coscienza, chiedendoci seriamente quale sia il nostro tesoro.
  • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 04, 2007 1:52 pm

      • XX domenica del tempo ordinario. 19 agosto 2007
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  • Dal libro del profeta Geremia (38, 4-6; 8-10)
    [4]In quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte questo uomo, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché questo uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». [5]Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi». [6]Essi allora presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia, principe regale, la quale si trovava nell'atrio della prigione. Calarono Geremia con corde. Nella cisterna non c'era acqua ma fango, e così Geremia affondò nel fango.
    [8]Ebed-Mèlech uscì dalla reggia e disse al re: [9]«Re mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame sul posto, perché non c'è più pane nella città». [10]Allora il re diede quest'ordine a Ebed-Mèlech l'Etiope: «Prendi con te da qui tre uomini e fà risalire il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia».



    Dalla lettera agli Ebrei (12, 1-4)
    [1]Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, [2]tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio. [3]Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. [4]Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato.



    Dal Vangelo secondo Luca (12, 49-57)
    [49]In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse gia acceso! [50]C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! [51]Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. [52]D'ora innanzi in una casa di cinque persone [53]si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». [54]Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. [55]E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. [56]Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? [57]E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?»
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Gesù comincia a specificare la sua missione. Il suo compito è quello di portare sulla terra il fuoco dell'amore di Dio. Un fuoco che deve infiammare anche i nostri cuori, permettendoci di esserne testimoni, anche a costo della vita.

La seconda lettura, dalla Lettera agli Ebrei, ci invita, infatti, ad essere circondati da testimoni, che guardano al Cristo come al proprio modello di donazione. E la prima lettura ci presenta l'esempio del profeta Geremia, che sopporta la persecuzione per essere rimasto fedele portavoce di Dio. Lo stesso brano evangelico di oggi ci pone di fronte alla realtà della persecuzione, del rifiuto della testimonianza cristiana (e, ovviamente, dei testimoni) anche da parte di coloro che dovrebbero essere legati per affetto umano.

Non tutti sono disposti ad accogliere. E, del resto, anche noi non siamo sempre testimoni credibili di questo amore sconvolgente. Qualche volta la pigrizia e l'egoismo prendono il sopravvento, altre volte ci lasciamo assorbire dal "così fan tutti" e ci adeguiamo al malcostume, alla mentalità materialista che ci fa agire come se Dio non ci fosse, come se il Vangelo fosse una bella favoletta scritta per gli ingenui e i sempliciotti.

Certo, non è facile essere testimoni di Gesù oggi. Forse non lo è mai stato in questi duemila anni di storia cristiana. Eppure la sfida è proprio questa anche oggi: dare al mondo un'anima d'amore, nella convinzione che "colui che guarda a Cristo, l'uomo perfetto, si fa lui pure già uomo", per usare le parole del Concilio Vaticano II.
  • don Roberto Pandolfi
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 04, 2007 2:06 pm

      • XXI domenica del tempo ordinario. 26 agosto 2007
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  • Dal libro del profeta Isaia (66, 18-21)
    [18]Così dice il Signore: «Io verrò a radunare tutti i popoli e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. [19]Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle genti di Tarsis, Put, Lud, Mesech, Ros, Tubal e di Grecia, ai lidi lontani che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunzieranno la mia gloria alle nazioni. [20]Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutti i popoli come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari al mio santo monte di Gerusalemme, dice il Signore, come i figli di Israele portano l'offerta su vasi puri nel tempio del Signore. [21]Anche tra essi mi prenderò sacerdoti e leviti».



    Dalla lettera agli Ebrei (12, 5-7; 11-13)
    [5]Fratelli, avete gia dimenticato l'esortazione a voi rivolta come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d'animo quando sei ripreso da lui; [6]perché il Signore corregge colui che egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio». [7]È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non è corretto dal padre?
    [11]Certo, ogni correzione, sul momento, non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo però arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati. [12]Perciò rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia infiacchite [13]e raddrizzate le vie storte per i vostri passi, perché il piede zoppicante non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.



    Dal Vangelo secondo Luca (13, 22-30)
    [22]In quel tempo, Gesù passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme. [23]Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: [24]«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. [25]Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. [26]Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. [27]Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità! [28]Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. [29]Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. [30]Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi».

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Da quando l'uomo ha cominciato a porsi il problema dell'aldilà penso che si sia posto anche quello della salvezza eterna. Se esiste l'aldilà, chi potrà entrarvi? Come sarà la vita, di là? Ci sarà un premio per i buoni e un castigo per i cattivi?

Tutte queste domande trovano una risposta nelle parole di Gesù riportate nell'odierno brano evangelico. La vita eterna esiste, la salvezza, la felicità eterna esistono, solo bisogna sforzarsi di "entrare per la propria stretta". Sono molto dure anche le frasi che seguono, perché ci mettono di fronte ad una realtà che preferiremmo non prendere in considerazione: qualcuno resterà "chiuso fuori", comincerà a bussare, a presentare i propri titoli di merito ("abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze"), ma il Signore risponderà in modo terribile: "Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti, operatori d'iniquità!".

Queste persone sono dunque destinate al luogo dove "sarà pianto e stridore di denti". Gesù si rivolge così ai suoi contemporanei che avevano rifiutato il suo messaggio e la sua persona. Ma queste parole hanno valore anche oggi. E non solo per tutti gli indifferenti, per quelli che vivono come se Dio non ci fosse, per quelli che riempiono la propria vita di vuoto o di iniquità, ma anche per chi mangia e beve con Lui e ascolta la santa Messa.

Papa Paolo VI diceva che il mondo contemporaneo ha bisogno di santi. E non si diventa santi ascoltando passivamente o, peggio, con una partecipazione abitudinaria e un po' fariseica alle funzioni religiose. La Santità delle grandi virtù cristiane deve essere la nostra identità.
  • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » mar set 04, 2007 2:39 pm

      • XXII domenica del tempo ordinario. 2 settembre 2007
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  • Dal libro del Siracide (3, 17-18; 20; 28-29)
    [17]Figlio, nella tua attività sii modesto,
    sarai amato dall'uomo gradito a Dio.
    [18]Quanto più sei grande, tanto più umiliati;
    così troverai grazia davanti al Signore;
    [20]perchè dagli umili egli è glorificato.
    [28]Una mente saggia medita le parabole,
    un orecchio attento è quanto desidera il saggio.
    [29]L'acqua spegne un fuoco acceso,
    l'elemosina espia i peccati.



    Dalla lettera agli Ebrei (12, 18-19; 22-24)
    [18]Fratelli, voi infatti non vi siete accostati a un luogo tangibile e a un fuoco ardente, né a oscurità, tenebra e tempesta, [19]né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano che Dio non rivolgesse più a loro la parola.
    [22]Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all'adunanza festosa [23]e all'assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, [24]al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell'aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele.



    Dal Vangelo secondo Luca (14, 1; 7-14)
    [1]Avvenne un sabato che Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo.
    [7]Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola: [8]«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te [9]e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. [10]Invece quando sei invitato, và a metterti all'ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. [11]Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». [12]Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. [13]Al contrario, quando dài un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; [14]e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

      • Immagine
Possono suonare particolarmente strane e fuori dal tempo, oggi, queste parole di Gesù. Viviamo nella società dell'apparire, dove sembra assolutamente necessario mettersi in mostra e attirare l'attenzione; e non è solo questione di andare in televisione o di finire su qualche giornale: purtroppo si vede quotidianamente una quantità incredibile di persone, di ogni età e di ogni ceto sociale, che sembra soffrire di "adolescenzialità".

A che cosa è dovuto tutto ciò? Forse ad una fragilità che si diffonde sempre più, forse ad un vuoto affettivo, forse ad una mancanza di ideali forti che permettono di impegnarsi anche nel nascondimento. Alla fine ci si guarda attorno e si vedono atteggiamenti, abbigliamenti, modi di parlare incredibili e che rivelano solo una grande frustrazione. Un'alternativa più che valida, a mio parere, è quella che offre Gesù: "non credere di essere migliore se tutti fanno inchini o si voltano per strada a guardarti quando passi; cerca invece di operare nel bene, cambiando il mondo senza farti pubblicità, restando umile e mite di cuore".

Accontentarsi di quello che si è costituisce il passo fondamentale per una vita felice. Accogliere le proprie virtù e metterle al servizio di Dio e degli altri, senza dimenticare di tenere un po' sotto controllo i nostri difetti: questo ci chiede, in fondo, il Signore Gesù. Senza bisogno di avere per forza gli occhi puntati addosso: basta il Suo sguardo, che penetra nel profondo, per rivelarci con assoluta onestà a noi stessi. E forse è proprio questo che ci manca: sentire su di noi lo sguardo di misericordiosa accoglienza da parte di Dio.
  • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 10, 2007 11:31 am

      • XXIII domenica del tempo ordinario. 9 settembre 2007
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  • Dal libro della Sapienza (9, 13-18)
    [13]Quale uomo può conoscere il volere di Dio?
    Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
    [14]I ragionamenti dei mortali sono timidi
    e incerte le nostre riflessioni,
    [15]perché un corpo corruttibile appesantisce l'anima
    e la tenda d'argilla grava la mente dai molti pensieri.
    [16]A stento ci raffiguriamo le cose terrestri,
    scopriamo con fatica quelle a portata di mano;
    ma chi può rintracciare le cose del cielo?
    [17]Chi ha conosciuto il tuo pensiero,
    se tu non gli hai concesso la sapienza
    e non gli hai inviato il tuo santo spirito dall'alto?
    [18]Così furono raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra;
    gli uomini furono ammaestrati in ciò che ti è gradito;
    essi furono salvati per mezzo della sapienza».



    Dalla lettera di san Paolo apostolo a Filemone (9-17)
    Carissimo, [9] io Paolo, vecchio, e ora anche prigioniero per Cristo Gesù; [10]ti prego dunque per il mio figlio, che ho generato in catene, [11]Onesimo, quello che un giorno ti fu inutile, ma ora è utile a te e a me. [12]Te l'ho rimandato, lui, il mio cuore.
    [13]Avrei voluto trattenerlo presso di me perché mi servisse in vece tua nelle catene che porto per il vangelo. [14]Ma non ho voluto far nulla senza il tuo parere, perché il bene che farai non sapesse di costrizione, ma fosse spontaneo. [15]Forse per questo è stato separato da te per un momento perché tu lo riavessi per sempre; [16]non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello carissimo in primo luogo a me, ma quanto più a te, sia come uomo, sia come fratello nel Signore.
    [17]Se dunque tu mi consideri come amico, accoglilo come me stesso. [18]E se in qualche cosa ti ha offeso o ti è debitore, metti tutto sul mio conto. [19]Lo scrivo di mio pugno, io, Paolo: pagherò io stesso. Per non dirti che anche tu mi sei debitore e proprio di te stesso! [20]Sì, fratello! Che io possa ottenere da te questo favore nel Signore; dà questo sollievo al mio cuore in Cristo!



    Dal Vangelo secondo Luca (14, 25-33)
    [25]Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: [26]«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. [27]Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. [28]Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? [29]Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: [30]Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. [31]Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? [32]Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. [33]Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
      • Immagine
Continuano, nei brani di Vangelo di queste domeniche, le richieste di Gesù nei confronti di chi vuoi diventare suo discepolo. Richieste dure, a volte quasi incomprensibili, come quelle che ascoltiamo oggi: "Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita non può essere mio discepolo".

Ma come, ci domandiamo, Gesù non predica sempre l'amore verso il prossimo? Come può spingere ad odiare addirittura le persone più care, ad infrangere gli affetti più sacri? Sono domande che ci vengono spontanee, ma che non colgono il significato autentico delle parole di Gesù.

Semplicemente il Maestro vuole dire che un suo discepolo deve essere disposto a anteporre a tutto e a tutti la fedeltà a Gesù. Una fedeltà che richiede, ovviamente, l'amore per Dio e per il prossimo. Una fedeltà disposta a combattere contro chiunque la voglia impedire. Anche a costo della vita.

Dunque non un incitamento a rompere i legami della famiglia o al suicidio, ma l'invito ad una coerenza totale con il comandamento dell'Amore che trova la sua massima espressione nel sacrificio della Croce. Nulla e nessuno può impedire al discepolo di amare, nulla e nessuno può spingerlo verso il peccato o verso il rinnegamento della propria fede in Gesù. Pretese eccessive? Manie di grandezza da parte di Gesù? Niente di tutto questo, bensì l'invito a vivere senza appropriarsi di nulla e di nessuno e senza avere altre divinità all'infuori di Lui.
  • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 17, 2007 10:37 am

      • XXIV domenica del tempo ordinario. 16 settembre 2007
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  • Dal libro dell'Esodo (32, 7-11; 13-14)
    [7]Allora il Signore disse a Mosè: “Và, scendi, perché il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d'Egitto, si è pervertito. [8]Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicata! Si son fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: Ecco il tuo Dio, Israele; colui che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto”. [9]Il Signore disse inoltre a Mosè: “Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. [10]Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece farò una grande nazione”. [11]Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: “Perché, Signore, divamperà la tua ira contro il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d'Egitto con grande forza e con mano potente?
    [13]Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo e tutto questo paese, di cui ho parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che lo possederanno per sempre”. [14]Il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo.



    Dalla lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (1, 12-17)
    [12]Rendo grazie a colui che mi ha dato la forza, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi al ministero: [13]io che per l'innanzi ero stato un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo senza saperlo, lontano dalla fede; [14]così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. [15]Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. [16]Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità, a esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. [17]Al Re dei secoli incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen



    Dal Vangelo secondo Luca (15, 1-32)
    [1]Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. [2]I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». [3]Allora egli disse loro questa parabola: [4]«Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? [5]Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, [6]va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. [7]Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. [8]O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? [9]E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. [10]Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». [11]Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. [12]Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. [13]Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. [14]Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. [15]Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. [16]Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. [17]Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! [18]Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; [19]non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. [20]Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. [21]Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. [22]Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. [23]Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, [24]perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. [25]Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; [26]chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. [27]Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. [28]Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. [29]Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. [30]Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. [31]Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; [32]ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
      • Immagine
La parabola dei Figliol Prodigo (o del Padre misericordioso), ha una nota stonata. Nella bontà generale, tra gli abbracci e le lacrime, spicca la figura dell'altro figlio, quello che è sempre rimasto nella casa del Padre, quello che lo ha sempre servito fedelmente, senza mai chiedere neanche un capretto per far festa con gli amici. Questo fratello si indigna quando vede l'altro, che ha sperperato i soldi con le prostitute, che ha banchettato e si è divertito senza ritegno, riducendosi sul lastrico, riaccolto a casa come se nulla fosse, anzi, addirittura con una festa grandiosa.

Diciamo la verità: non ci è totalmente antipatico, questo fratello che si indigna. E di sicuro condividiamo un po' la sua indignazione. Ci vengono in mente tante situazioni nelle quali sembra che i disonesti e gli scapestrati trionfino. Ci domandiamo, a volte: "Ma dov'è la giustizia di Dio?" E spesso abbiamo l'impressione che anche la Chiesa usi due pesi e due misure: una per i ricchi, che possono fare (se poi la fanno!) tanta beneficenza e una per i poveri che possono dare al massimo 1 euro quando vengono a Messa e che, anche se non hanno lasciato moglie e tre figli, per sposare la giovanissima segretaria, anche se sono rimasti sempre fedeli al proprio coniuge e non si sono mai sognati di tradirlo, non possono nemmeno sognarsi di avere come camera ardente, alla loro morte, la Cattedrale della città.

Povero "fratello maggiore"! Fa un po' di fatica a capire l'amore di Dio e ad accettare il fratello un po' monello. Chissà se alla fine avrà partecipato anche lui al banchetto. In ogni caso siamo sicuri che il padre avrà continuato ad amarlo. E poi un po' di sana indignazione ogni tanto forse fa anche bene.
  • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 24, 2007 10:38 am

      • XXV domenica del tempo ordinario. 23 settembre 2007
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  • Dal libro del profeta Amos (8, 4-7)
    [4]Ascoltate questo, voi che calpestate il povero
    e sterminate gli umili del paese,
    [5]voi che dite: «Quando sarà passato il novilunio
    e si potrà vendere il grano?
    E il sabato, perché si possa smerciare il frumento,
    diminuendo le misure e aumentando il siclo
    e usando bilance false,
    [6]per comprare con denaro gli indigenti
    e il povero per un paio di sandali?
    Venderemo anche lo scarto del grano».
    [7]Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:
    certo non dimenticherò mai le loro opere.



    Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (2, 1-8)
    [1]Carissimo, ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, [2]per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità. [3]Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, [4]il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. [5]Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, [6]che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l'ha data nei tempi stabiliti, [7]e di essa io sono stato fatto banditore e apostolo - dico la verità, non mentisco -, maestro dei pagani nella fede e nella verità. [8]Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese.



    Dal Vangelo secondo Luca (16, 1-13)
    [1]In quel tempo, Gesù diceva anche ai discepoli: «C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. [2]Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. [3]L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. [4]So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. [5]Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: [6]Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. [7]Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. [8]Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. [9]Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne. [10]Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. [11]Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? [12]E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? [13]Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona».
      • Immagine
La parabola dell'amministratore infedele, che viene lodato dal padrone per la sua scaltrezza, può suscitare in noi qualche perplessità. Tuttavia Gesù vuole semplicemente invitarci ad applicare tutte le nostre risorse alla proclamazione del Vangelo. "I figli della luce" sono più tiepidi, nel diffondere la luce, rispetto ai "figli delle tenebre". Se ci pensiamo bene e facciamo un serio esame di coscienza rischiamo di scoprire che il meglio di noi stessi lo dedichiamo non certo all'annuncio del Vangelo, alla testimonianza che dovremmo rendere a Gesù.

Ci sono persone che hanno deciso di servire "l'altro padrone" (il denaro, la carriera, il quieto vivere, il divertimento, il proprio comodo ...) e che usano ogni mezzo e consumano interamente se stessi pur di riuscire nel proprio scopo. Non hanno nessuna paura, non si tirano mai indietro quando si tratta di calunniare qualcuno, di rifiutare un favore, di negare aiuto, di fare una prepotenza, di evadere le tasse.

E invece i discepoli di Gesù, che hanno tantissime altre cose da fare, spesso si dimenticano che il Vangelo è salvezza per tutti, perché tutti hanno bisogno di incontrare Gesù poer aprire nuovi orizzonti alla propria vita. Certo, non sempre è facile e semplice annunciare il Vangelo e testimoniarlo.

Tuttavia potremmo davvero utilizzare meglio le occasioni che la vita ogni giorno ci offre: incontriamo tante persone, per amicizia o per lavoro o per interessi comuni, e molte di esse hanno magari solo un vago ricordo di Dio e degli elementi principali della nostra fede. Perché non aiutarle a spolverarli, magari usando un po' di fantasia e di applicazione?
  • don Roberto Pandolfi
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 01, 2007 11:07 am

      • XXVI domenica del tempo ordinario. 30 settembre 2007
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  • Dal libro del profeta Amos (6, 1; 4-7)
    [1]Guai agli spensierati di Sion
    e a quelli che si considerano sicuri
    sulla montagna di Samaria!
    [4]Essi su letti d'avorio e sdraiati sui loro divani
    mangiano gli agnelli del gregge
    e i vitelli cresciuti nella stalla.
    [5]Canterellano al suono dell'arpa,
    si pareggiano a David negli strumenti musicali;
    [6]bevono il vino in larghe coppe
    e si ungono con gli unguenti più raffinati,
    ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
    [7]Perciò andranno in esilio in testa ai deportati
    e cesserà l'orgia dei buontemponi.



    Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (6, 11-16)
    [11]Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose; tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. [12]Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni. [13]Al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose e di Gesù Cristo che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, [14]ti scongiuro di conservare senza macchia e irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, [15]che al tempo stabilito sarà a noi rivelata dal beato e unico sovrano, il re dei regnanti e signore dei signori, [16]il solo che possiede l'immortalità, che abita una luce inaccessibile; che nessuno fra gli uomini ha mai visto né può vedere. A lui onore e potenza per sempre. Amen.



    Dal Vangelo secondo Luca (16, 19-31)
    In quel tempo, Gesù disse ai farisei: [19]«C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. [20]Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, [21]bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. [22]Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. [23]Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. [24]Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. [25]Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. [26]Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. [27]E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, [28]perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. [29]Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. [30]E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. [31]Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».
      • Immagine
Dopo le parole molto forti ascoltate domenica scorsa ("non si può servire a Dio e a mammona"), oggi siamo di fronte alla parabola cosiddetta "del ricco epulone e del povero Lazzaro".

La situazione che vi si descrive è nota e, soprattutto, uguale in ogni epoca della storia: il ricco che banchetta ogni giorno, ricoperto di vesti preziose, e che non si accorge del povero che muore di fame, "bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco". Quello che fa più impressione è l'indifferenza di questo ricco: non si accorge nemmeno del povero, non fa nemmeno il gesto di donare gli avanzi del suo banchetto (il povero infatti deve aspettare che cadano, a causa di qualche gesto sbadato, dalla tavola).

Questa autosufficienza, questa pienezza di sé, il disinteresse per tutti gli altri: ecco i peccati terribili del ricco. Aveva la possibilità di condividere parte dei suoi beni, anche solo di donare un pollo arrosto, ma è troppo chiuso in sé per capire. Viene spontaneo applicare la parabola a tante situazioni del giorno d'oggi. In Italia e nel mondo. E si riesce bene a comprendere anche la carica e la forza sociale del Cristianesimo, che non è un messaggio intimistico, tipico di chi da Dio prende, senza dare nulla a nessuno, rifugiandosi in una consolante preghiera, che suona un po' falsa.

Quanto è forte l'immagine del ricco "che sta all'inferno, tra i tormenti” bramoso di una semplice goccia d'acqua, lui che aveva banchettato per : tutta la vita! Aiutare i poveri, sollevarli e toglierli dalla loro situazione, non è, dunque, facoltativo. È un obbligo per chiunque abbia un po' di beni più del necessario.
  • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 08, 2007 10:53 am

      • XXVII domenica del tempo ordinario. 7 ottobre 2007
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  • Dal libro del profeta Abacuc (1,2-3; 2, 2-4)
    [2]Fino a quando, Signore, implorerò
    e non ascolti,
    a te alzerò il grido: «Violenza!»
    e non soccorri?
    [3]Perché mi fai vedere l'iniquità
    e resti spettatore dell'oppressione?
    Ho davanti rapina e violenza
    e ci sono liti e si muovono contese.
    [2]Il Signore rispose e mi disse:
    «Scrivi la visione
    e incidila bene sulle tavolette
    perchè la si legga speditamente.
    [3]È una visione che attesta un termine,
    parla di una scadenza e non mentisce;
    se indugia, attendila,
    perchè certo verrà e non tarderà».
    [4]Ecco, soccombe colui che non ha l'animo retto,
    mentre il giusto vivrà per la sua fede.



    Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (1,6-8;13-14)
    [6]Carissimo, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l'imposizione delle mie mani. [7]Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza. [8]Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio.
    [13]Prendi come modello le sane parole che hai udito da me, con la fede e la carità che sono in Cristo Gesù. [14]Custodisci il buon deposito con l'aiuto dello Spirito santo che abita in noi.



    Dal Vangelo secondo Luca (17, 5-10)
    [5]In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: [6]«Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.
    [7]Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? [8]Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? [9]Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? [10]Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».
      • Immagine
La richiesta degli Apostoli è quanto mai attuale! Oggi la fede sembra essere l'unica arma a nostra disposizione per non cedere al pessimismo, alla disperazione. Avere fede significa innanzi tutto avere fiducia in Dio che guida le vicende umane ad un fine di salvezza. La storia dell'uomo, e anche la nostra personale, ha, dunque, una dimensione più profonda di quella che immediatamente appare.

Certo, qualche volta, viene anche a noi spontaneo lo sfogo del profeta Abacuc, che ascoltiamo nella prima lettura: "Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti, a te alzerò il grido "violenza" e non soccorri? Perché mi fai vedere l'iniquità e resti spettatore dell'oppressione? Ho davanti rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese".

Sembra di sentire la descrizione del mondo oggi, dove sembrano trionfare i disonesti, gli imbroglioni, coloro che opprimono gli altri, dove agli assassini vengono comminati pochi anni di carcere e gli spacciatori di droga girano spavaldi e impuniti. E ancora quanti scandali avvengono (anche nella Chiesa), mettendo a dura prova la nostra fede, ma, alla fine, ci troviamo a fissare lo sguardo in Gesù: è Lui la risposta di Dio.

È una risposta di mitezza e di verità, è una risposta di Amore portato all'estremo. È in Lui che si fonda la nostra fede. E noi restiamo affascinati da questo uomo - Dio che vince l'odio con l'Amore, che dice che l'unica via percorribile per sanare il mondo è il perdono. Ci sentiamo impegnati a lavorare, sul suo esempio, per un mondo con meno ingiustizie, con più solidarietà. "Guardate a Lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti".
  • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 15, 2007 11:03 am

      • XXVIII domenica del tempo ordinario. 14 ottobre 2007
      [/size]
  • Dal secondo libro dei Re (5, 14-17)
    [14]in quei giorni, Naaman Siro scese e si lavò nel Giordano sette volte, secondo la parola dell'uomo di Dio, e la sua carne ridivenne come la carne di un giovinetto; egli era guarito. [15]Tornò con tutto il seguito dall'uomo di Dio; entrò e si presentò a lui dicendo: «Ebbene, ora so che non c'è Dio su tutta la terra se non in Israele». Ora accetta un dono dal tuo servo». [16]Quegli disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». Nàaman insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. [17]Allora Nàaman disse: «Se è no, almeno sia permesso al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne portano due muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dei, ma solo al Signore.



    Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (2, 8-13)
    [8]Carissimo, ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti, secondo il mio vangelo, [9]a causa del quale io soffro fino a portare le catene come un malfattore; ma la parola di Dio non è incatenata! [10]Perciò sopporto ogni cosa per gli eletti, perché anch'essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. [11]Certa è questa parola: Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; [12]se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch'egli ci rinnegherà; [13]se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.



    Dal Vangelo secondo Luca (17, 11-19)
    [11]Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. [12]Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, [13]alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!». [14]Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. [15]Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; [16]e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. [17]Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? [18]Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse: [19]«Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».
      • Immagine
Gran cosa, la gratitudine! Gesù guarisce dieci lebbrosi, li restituisce al vivere civile, al consorzio umano, ma uno solo, un Samaritano, torna indietro, "gettandosi ai piedi di Gesù, per ringraziarlo" e lodando Dio a gran voce.

A volte capita di ricordarci di Dio solo quando abbiamo bisogno. Capita di pregare con intensità e fervore quando vogliamo ottenere qualcosa che ci sta particolarmente a cuore. E poi ... e poi, se la richiesta non viene esaudita nei tempi da noi fissati, smettiamo di pregare, arrabbiandoci pure. Se la richiesta viene esaudita spesso ci dimentichiamo di ringraziare, oppure il ringraziamento non ha certo la durata e l'intensità sentimentale della richiesta. Questi lebbrosi, che guariscono e non ringraziano, sono dunque emblematici di un'umanità che utilizza Dio come un rubinetto: lo si apre solo quando si ha bisogno di acqua, per il resto rimane chiuso.

Certo, sarebbe bello sentire sempre profondamente "il bisogno" di Dio, il desiderio di stare sempre in sua compagnia. In fondo Dio dovrebbe essere come l'aria che respiriamo: indispensabile per la nostra vita. Stare con Lui è possibile anche in mezzo a tutte le nostre attività quotidiane: possiamo cogliere la Sua presenza nelle persone che incontriamo, nelle cose che ci circondano, nelle situazioni che ci troviamo a vivere. Allora tutto ci parla di Lui e ci porta a Lui, nella quotidianità della vita.

Noi ci alleniamo a cogliere la sua volontà di salvezza nelle piccole cose, nei miracoli di ogni giorno. Cosi impariamo la gratitudine. Così impariamo ad accogliere anche ciò che, a prima vista, non ci sembra bello.
  • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 22, 2007 10:39 am

      • XXIX domenica del tempo ordinario. 21 ottobre 2007
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  • Dal libro dell’Esodo (17, 8-13)
    [8]In quei giorni, Amalek venne a combattere contro Israele a Refidim. [9]Mosè disse a Giosuè: “Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio”. [10]Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalek, mentre Mosè, Aronne, e Cur salirono sulla cima del colle. [11]Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek. [12]Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l'altro dall'altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. [13]Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo.



    Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (3, 14-16; 4, 1-2)
    [14]Carissimo, rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l'hai appreso [15]e che fin dall'infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù. [16]Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
    [1]Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: [2]annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina.



    Dal Vangelo secondo Luca (18, 1-8)
    [1] In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: [2]«C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. [3]In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. [4]Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, [5]poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi». [6]E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. [7]E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? [8]Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
      • Immagine
Invito caloroso e pressante, quello che san Paolo rivolge a Timoteo nella seconda lettura proposta dalla Liturgia di questa domenica; e invito che risuona particolarmente adatto alla giornata missionaria mondiale. Annunciare la Parola: è il senso profondo e ultimo di ogni attività del discepolo di Gesù.

Il Vangelo di Matteo si conclude con l'ordine perentorio di Gesù: "andate in tutto il mondo e rendete discepoli tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo". Quando pensiamo ai Missionari ci vengono in mente persone che spendono la propria vita per alleviare le sofferenze di popolazioni povere, per sfamare chi muore di fame, per aiutare tante persone a risollevarsi dalla miseria. Tutto bello e tutto vero. Ma non basta. Se i missionari facessero "solo" questo non ubbidirebbero all'ordine di Gesù.

Per aiutare un povero a non morire di fame o di malattia non è necessario essere cristiani, e tanto meno preti o suore. Tanti atei o appartenenti a religioni diverse dalla nostra fanno il bene! E, qualche volta, meglio di noi! Il brano Evangelico di questa domenica ci spinge a ripensare seriamente alle motivazioni del nostro agire: l'invito di Gesù a pregare senza stancarsi, la domanda finale posta a sé stesso, ma anche a noi ("il Figlio dell'Uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?"), ci fanno andare oltre ciò che è puramente umano.

Siamo al mondo per annunciare la Buona Notizia, per curare non solo i corpi, ma anche le anime, ad impegnarci per aiutare materialmente, ma anche spiritualmente. Consapevoli che il dono più grande che possiamo fare, ai poveri come ai ricchi, di ogni popolo e cultura, è Gesù.
  • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 29, 2007 11:15 am

      • XXX domenica del tempo ordinario. 28 ottobre 2007
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  • Dal libro del Siracide (35, 12-14; 16-18)
    [12]Perché il Signore è giudice e non v'è presso di lui preferenza di persone. [13]Non è parziale con nessuno contro il povero, anzi ascolta proprio la preghiera dell'oppresso. [14]Non trascura la supplica dell'orfano né la vedova, quando si sfoga nel lamento.
    [16]Chi venera Dio sarà accolto con benevolenza, la sua preghiera giungerà fino alle nubi. [17]La preghiera dell'umile penetra le nubi, finché non sia arrivata, non si contenta; [18]non desiste finché l'Altissimo non sia intervenuto, rendendo soddisfazione ai giusti e ristabilendo l'equità.



    Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (4, 6-8; 16-18)
    [6]Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. [7]Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. [8]Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.
    [16]Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Non se ne tenga conto contro di loro. [17]Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili: e così fui liberato dalla bocca del leone. [18]Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.



    Dal Vangelo secondo Luca (18, 9-14)
    [9]In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: [10]«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. [11]Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. [12]Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. [13]Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. [14]Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».
      • Immagine
Dopo la parabola della vedova importuna ed insistente, alla quale il giudice iniquo dà comunque soddisfazione, Gesù propone un altro racconto, diventato famosissimo: quello del Fariseo e del Pubblicano.

Il Fariseo sta in piedi davanti a Dio, consapevole dei propri meriti: non è un ladro, né ingiusto né adultero e neppure pubblicano! Digiuna due volte la settimana e paga le decime. È veramente un brav'uomo! Che cosa si può rimproverare ad una persona così! Potrebbe essere un valido esempio per tanti uomini d'oggi.

Ma Gesù trova qualcosa da ridire: quest'uomo si "esalta", si crede chissà chi, perde di vista la misericordia di Dio, non sentendosene bisognoso perché è già abbastanza bravo da sé. Forse pensa anche che la salvezza sia legata solo ed esclusivamente all'esecuzione di determinate pratiche (che rischiano di restare esteriori), senza guardare all'accoglienza, al cuore aperto verso il peccatore. D'altronde è normale, quando ci si sente bravi, pensare che tutti gli altri siano inferiori. Capita spesso di incontrare persone che vogliono sempre avere ragione, che "le cose bene come le fanno loro non le fa nessuno"... Poverine! Sono destinate a non capire mai né Dio, né gli altri, né sé stesse.

Gesù indica nel pubblicano colui "che tornò a casa giustificato", cioè reso giusto da Dio. Egli, infatti, "non osava nemmeno alzare gli occhi verso il cielo, ma si batteva il petto dicendo: o Dio, abbi pietà di me peccatore". Sapere di essere peccatori è il presupposto per riconoscere l'Amore di Dio e per iniziare un vero cammino di conversione. Chi si sente già a posto, già perfetto, che bisogno ha di cambiare?
  • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » ven nov 02, 2007 3:36 pm

      • Solennità di Tutti i Santi
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  • Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (7, 2-4; 9-14)
    [2]Io, Giovanni, vidi poi un altro angelo che saliva dall'oriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare: [3]"Non devastate né la terra, né il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi". [4]Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d'Israele.
    [9]Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. [10]E gridavano a gran voce: "La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello". [11]Allora tutti gli angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi, si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo: [12]"Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen". [13]Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: "Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?". [14]Gli risposi: "Signore mio, tu lo sai". E lui: "Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello.



    Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3, 1-3)
    [1]Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui. [2]Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. [3]Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.



    Dal Vangelo secondo Matteo (5, 1-12)
    [1]In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. [2]Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: [3]«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. [4]Beati gli afflitti, perché saranno consolati. [5]Beati i miti, perché erediteranno la terra. [6]Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. [7]Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. [8]Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. [9]Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. [10]Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. [11]Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. [12]Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.
      • Immagine
Perché oggi la Chiesa celebra tutti i santi insieme? Per praticità? Non riuscendo a venerarli singolarmente, li accomuna in un’unica festa; diversamente molti di loro, non sarebbero mai ricordati dalla pietà cristiana?

In realtà nella solennità odierna noi celebriamo il Cristo totale, Capo e membra, Sposo e sposa: due persone in una sola carne. Proprio in questa festa possiamo cogliere come la santità di Cristo capo si estende e fiorisce nei santi, membra gloriose del suo Corpo mistico.

I santi testimoniano il successo totale della Pasqua di Cristo, manifestano la potenza della sua risurrezione e rivelano la presenza dinamica dello Spirito santificatore. Come pure i santi rappresentano l’albero della Croce che fiorisce, il giardino primaverile della risurrezione che cresce e produce frutti.

Inoltre i santi costituiscono il corteo osannante di Cristo risorto e formano la sua eterna corona di gloria. Ne consegue che una vita d’intensa unione con Cristo deve necessariamente sfociare nel culto dei santi, i quali vanno venerati, anche perché ci ricordano che «la santa Chiesa ha due vite: una nel tempo, l’altra nell’eternità» (San Gregorio Magno) e, pertanto, non possiamo mai separare la Chiesa terrestre dalla Chiesa celeste (Cfr Sant’Agostino).
  • Sergio Gasperi, smm
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 05, 2007 9:51 am

      • XXXI domenica del tempo ordinario. 4 novembre 2007
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  • Dal libro della Sapienza (11, 22 - 12, 2)
    [22]Signore, tutto il mondo davanti a te, come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra. [23]Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento. [24]Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata. [25]Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza? [26]Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita,
    [1]poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose. [2]Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli e li ammonisci ricordando loro i propri peccati, perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore.



    Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (1, 11 - 2, 2)
    [11]Fratelli, anche per questo preghiamo di continuo per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e porti a compimento, con la sua potenza, ogni vostra volontà di bene e l'opera della vostra fede; [12]perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.
    [1]Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, [2]di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente.



    Dal Vangelo secondo Luca (19, 1-10)
    [1]In quel tempo Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. [2]Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, [3]cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. [4]Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. [5]Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». [6]In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. [7]Vedendo ciò, tutti mormoravano: «E' andato ad alloggiare da un peccatore!». [8]Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». [9]Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; [10]il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
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L'episodio di Zaccheo è, a mio parere, uno dei più belli del Vangelo. E non solo per la simpatia che comunica questo "capo dei pubblicani" di Gerico, ricco e piccolo di statura. Mi chiedo, infatti, che cosa lo spinge a salire sul sicomoro per vedere Gesù. Forse la curiosità? Forse un bisogno più profondo, che viene a chi è insoddisfatto della propria vita? Forse il desiderio di ascoltare una parola buona? Forse tutto questo messo insieme!

Di fatto, sembra che il gesto di salire sulla pianta fosse atteso da Gesù e quella frase, "Zaccheo, scendi subito perché oggi debbo fermarmi a casa tua", fosse pronta da sempre. Che bello pensare che Gesù può incrociare anche oggi la nostra strada! Certo abbiamo bisogno di avere nel cuore un desiderio profondo di qualcosa più grande delle nostre corse quotidiane, del nostro benessere spesso solo materiale.

Abbiamo bisogno di desiderare l'incontro con Gesù, che è una persona sconvolgente, che può cambiare, in meglio, la nostra vita. Zaccheo, che ha accumulato tanti beni perse, ora, con Gesù seduto a casa sua, si rende conto che ci sono anche i poveri da aiutare, ma soprattutto è reso consapevole di essere un peccatore ("se ho frodato qualcuno...").

Così quest'uomo diventa finalmente "grande", diventa adulto nella fede, si apre alla carità: da qui la gioia, che c'era già nell'accogliere Gesù e che ora diventa piena. Grande lezione anche per noi, con le ultime parole di Gesù: "il Figlio dell'Uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto". E se fosse venuto a cercare e a salvare anche noi?
  • don Roberto Pandolfi
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 12, 2007 11:25 am

      • XXXII domenica del tempo ordinario. 11 novembre 2007
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  • Dal secondo libro dei Maccabei (7, 1-2; 9-14)
    [1]Ci fu anche il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re a forza di flagelli e nerbate a cibarsi di carni suine proibite. [2]Uno di essi, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi di indagare o sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le patrie leggi».
    [9]E il secondo, giunto all'ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». [10]Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani [11]e disse dignitosamente: «Da Dio ho queste membra e, per le sue leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo»; [12]così lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza del giovinetto, che non teneva in nessun conto le torture. [13]Fatto morire anche costui, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. [14]Ridotto in fin di vita, egli diceva: «E' bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l'adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te la risurrezione non sarà per la vita».



    Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (2, 16 – 3, 5)
    [16]fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, [17]conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.
    [1]Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore si diffonda e sia glorificata come lo è anche tra voi [2]e veniamo liberati dagli uomini perversi e malvagi. Non di tutti infatti è la fede. [3]Ma il Signore è fedele; egli vi confermerà e vi custodirà dal maligno. [4]E riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore, che quanto vi ordiniamo gia lo facciate e continuiate a farlo. [5]Il Signore diriga i vostri cuori nell'amore di Dio e nella pazienza di Cristo.



    Dal Vangelo secondo Luca (20, 27-38)
    [27]In quel tempo, si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda: [28]«Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. [29]C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. [30]Allora la prese il secondo [31]e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. [32]Da ultimo anche la donna morì. [33]Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». [34]Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; [35]ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; [36]e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio. [37]Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. [38]Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui».
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Ci avviamo rapidamente verso la fine dell'anno liturgico: ci attende, tra breve, la festa di Cristo Re e poi inizierà un nuovo Avvento...

La Liturgia domenicale ci prepara, quindi, alle "realtà ultime", ci permette di lanciare uno sguardo sulla vita futura, ci prepara a quell'incontro con Dio che ci introdurrà in una diversa dimensione, nell'attesa della Risurrezione; nella domenica odierna Gesù, attraverso la risposta data ai Sadducei ("i quali negano che vi sia la Risurrezione") getta un lampo di luce sull'Aldilà: "Quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti non prendono moglie né marito, e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio". L'invito, quindi, è a non considerare la vita dopo la morte con i medesimi criteri che usiamo per la vita terrena.

Innanzitutto non ci sarà più "possesso" ("la donna che ha sposato sette mariti di chi sarà moglie", chiedono i Sadducei), ma tutti vivranno il sentimento e la dignità più importante: essere figli di Dio. Già oggi, qui, dovremmo riscoprire questo legame profondo che ci unisce.

Persino nei rapporti affettivi più stretti, quelli all'interno della famiglia, dovremmo vedere il coniuge, i genitori, i figli prima di tutto come "figli di Dio", cioè persone non da possedere, da gestire, ma come creature di un unico Padre, con una dignità uguale alla nostra, da rispettare sempre, nella consapevolezza che sono il più grande dono che Dio poteva farci. Allora cominceremo a realizzare un po', già su questa terra, quello che siamo chiamati a vivere nell'eternità. E ne saremo un po' più contenti.
  • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 19, 2007 11:51 am

      • XXXIII domenica del tempo ordinario. 18 novembre 2007
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  • Dal libro del profeta Malachia (3, 19-20)
    [19]Così dice il Signore: «Ecco infatti sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno venendo li incendierà - dice il Signore degli eserciti - in modo da non lasciar loro né radice né germoglio. [20]Per voi invece, cultori del mio nome, sorgerà il sole di giustizia».



    Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (3, 7-12)
    [7]Fratelli, sapete infatti come dovete imitarci: poiché noi non abbiamo vissuto oziosamente fra voi, [8]né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi. [9]Non che non ne avessimo diritto, ma per darvi noi stessi come esempio da imitare. [10]E infatti quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi non vuol lavorare neppure mangi. [11]Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. [12]A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace.



    Dal Vangelo secondo Luca (21, 5-19)
    [5]In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, disse: [6]«Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta». [7]Gli domandarono: «Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?». [8]Rispose: «Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: "Sono io" e: "Il tempo è prossimo"; non seguiteli. [9]Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine». [10]Poi disse loro: «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, [11]e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. [12]Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. [13]Questo vi darà occasione di render testimonianza. [14]Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; [15]io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. [16]Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; [17]sarete odiati da tutti per causa del mio nome. [18]Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. [19]Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime».
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Nella seconda lettera ai Tessalonicesi san Paolo affronta un problema allora spinoso: il prossimo ritorno del Signore Gesù. Si era infatti diffusa l'idea, fra i cristiani, che questo ritorno fosse imminente.
Alla "fine del mondo", quindi, mancava poco: che senso aveva continuare a lavorare, ad impegnarsi, a fare sacrifici? Molto meglio prepararsi spiritualmente all'incontro con Gesù, evitando tutte quelle preoccupazioni e quei fastidi che potevano danneggiare tale preparazione, e coinvolgere anche altri in questo stile di vita positivo ed attendista.

San Paolo non è per nulla d'accordo con questi "tali" e li richiama in modo molto forte ai propri doveri quotidiani: "non volete lavorare perché ritenete vicino il ritorno di Gesù? E allora non dovete nemmeno mangiare!" In questi concetti è riposta tutta la saggezza cristiana e tutto l'equilibrio che, sempre, viene richiesto ai discepoli di Gesù.

I cristiani non devono mai disimpegnati dal mondo: vivono nel mondo per aiutarlo a camminare nella via di Gesù, per renderlo più "vivibile" secondo i comandamenti di Dio e le beatitudini del Vangelo. Certo, devono anche guardare alla prospettiva ultraterrena, alla vita dopo la morte. Devono affrontare con coraggio le sfide quotidiane e persino le persecuzioni, come ci ricorda il brano evangelico di questa domenica.

Il discepolo di Gesù non si tira mai indietro quando c'è da dare il proprio contributo alla vita della Chiesa e del mondo. E fa tutto in modo disinteressato perché sa che la sua ricompensa è "nei cieli".
  • don Roberto Pandolfi
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 26, 2007 11:11 am

      • XXXIV domenica del tempo ordinario. 25 novembre 2007
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  • Dal secondo libro di Samuele (5, 1-3)
    [1]In quei giorni, vennero allora tutte le tribù d'Israele da Davide in Ebron e gli dissero: «Ecco noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne. [2]Gia prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: Tu pascerai Israele mio popolo, tu sarai capo in Israele». [3]Vennero dunque tutti gli anziani d'Israele dal re in Ebron e il re Davide fece alleanza con loro in Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re sopra Israele.



    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (1, 12-20)
    [12]Fratelli, ringraziamo con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. [13]È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, [14]per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. [15]Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; [16]poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. [17]Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. [18]Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. [19]Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza [20]e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.



    Dal Vangelo secondo Luca (23, 35-43)
    [35]In quel tempo, il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». [36]Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: [37]«Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». [38]C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei. [39]Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». [40]Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? [41]Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». [42]E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». [43]Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».
      • Immagine
È struggente il brano evangelico che ci viene proposto per la solennità di Cristo Re in questo ciclo di letture. Niente, infatti, è tanto lontano dalla nostra idea di regalità, quanto la scena della crocifissione di Gesù. Non più abituati agli splendori monarchici dell'epoca dei Savoia, siamo però tutti cresciuti con l'esperienza delle fiabe, nelle quali però ci sono a profusione re, regine e principi, buoni o malvagi, tutti ricchi, tutti in palazzi stupendi, circondati da eserciti di servitori.

E il nostro Re? Eccolo lì, inchiodato ad una croce; suona come una beffa, in quel contesto: "Questi è il re dei Giudei".

Eppure il Signore Gesù ci dà il senso pieno e profondo della sua regalità nel momento della croce, cioè nel momento dell'obbedienza assoluta alla volontà del Padre che lo porta ad offrire la propria vita nel sacrificio supremo. Diventa allora sublime il colloquio con il "buon ladrone". Il Figlio di Dio, tra le sofferenze della croce, agisce come il Salvatore, che perdona, accoglie e apre le porte del Paradiso.

Davanti a tutto questo pensiamo alla nostra regalità. Con il Battesimo anche noi siamo diventati re, e siamo chiamati a vivere come è vissuto Gesù.

Esprimeremo il nostro essere re quando ci metteremo a servizio degli altri, quando saremo capaci di donare senza pretendere nulla in cambio, quando riusciremo ad accogliere e a perdonare. È, questa, una delle dimensioni importanti del regno di Dio: quella che comincia nel nostro cuore e, attraverso le nostre parole e le nostre azioni, può diffondersi nel mondo intero.
  • don Roberto Pandolfi
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