Anno Liturgico 2004 - 2005

Omelie di Monsignor Antonio Riboldi e altri commenti alla Parola, a cura di miriam bolfissimo

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:40 pm

  • Prima domenica di Avvento. 28 novembre 2004
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La Liturgia di qs prima domenica di Avvento ci spinge a riflettere sull'incontro con il Signore Gesù che viene. Possiamo collocare qs venuta alla fine dei tempi oppure pensando alla fine della ns vita terrena: bisogna certamente prepararsi ad entrambe e tuttavia rischiano, nella ns mente, di essere due "venute" lontane, a cui pensare il - possibile.
Ma la ricchezza della Liturgia non si esaurisce nelle letture della Parola di Dio. Infatti in un prefazio dell'Avvento troviamo una frase che illumina la ns spiritualità e la ns preparazione all'incontro con Gesù: "Ora il Cristo Tuo Figlio viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo, xchè lo accogliamo nella fede e testimoniamo nell'amore la beata sxanza del suo Regno”. Magnifiche parole, che invitano a svegliarci dal sonno e a rivestirci del Signore Gesù Cristo. Comportandoci onestamente e senza seguire desideri peccaminosi, come ci ricorda San Paolo nella seconda lettura.
La carità è la misura della fede: accogliere ogni xsona (anche quelle che ci danno un po' fastidio!) è accogliere Gesù Cristo che ci viene incontro, e testimoniare un amore che ha la sua radice nell'Amore del Padre e che può trasformare davvero il mondo. Il discepolo di Gesù, attendendo la sua venuta, non se ne sta con le mani in mano, ma oxa con coraggio ed entusiasmo x portare amore dove non c'è amore, x dare un po' di luce a chi vive nelle tenebre. (dR)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:41 pm

  • Seconda domenica di Avvento. 5 dicembre 2004
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"Accoglienti gli uni gli altri”: qs esortazione di San Paolo, contenuta nella seconda lettura di qs domenica, ci aiuta a precisare ancor meglio l'impegno del ns cammino di Avvento.
Nel brano evangelico, Giovanni il Battista esorta, con parole anche molto dure (“razze di vixe") alla conversione: ma su che cosa possiamo effettivamente esercitare la ns possibilità di cambiamento? Chissà quante volte, fin da quando eravamo piccoli, abbiamo promesso di essere + buoni x Natale, e poi non ci siamo riusciti! Forse è proprio xchè non abbiamo messo a fuoco un impegno ben preciso.
E allora ci viene in soccorso la Liturgia. Come domenica scorsa, anche oggi la prima lettura ci presenta una visione di pace: “…e il lupo dimorerà insieme con l'agnello ... il vitello e il leoncello pascoleranno insieme … non agiranno + iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio sacro monte…".
Il Regno di Dio si qualifica, dunque; come regno di pace, in cui tutte le creature saranno guidate dalla mitezza e dall'accoglienza reciproca: xchè non iniziare adesso a vivere qs accoglienza, come ci invita a fare San Paolo? Xchè non provare a fare gesti di pace, a dire parole di pace, ad avere pensieri di pace? Xchè non tentare un assoluto rispetto reciproco, vedendo il bene nell'altro, senza considerarlo un avversario? La pace del mondo comincia nel cuore di ciascuno di noi. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:42 pm

  • Terza domenica di Avvento. 12 dicembre 2004
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“Fratelli, non lamentatevi gli uni degli altri”: l'esortazione contenuta nella lettera di S. Giacomo, che la Liturgia ci propone oggi come seconda lettura, ci riporta ad un atteggiamento che contrasta con il senso profondo della venuta di Gesù. Egli è venuto per proclamare un messaggio di amore e di uguaglianza fra tutti gli uomini. Con la sua persona annuncia che l'amore vince sull'odio, che la violenza del peccato e della morte è destinata alla sconfitta, che ogni persona è chiamata a vedere nell'altro non un estraneo o un avversario, ma un fratello, qualunque sia il colore della pelle, o la cultura o l'istruzione o il conto in banca o ... la religione.
Il discepolo di Gesù sa che bisogna impegnarsi per costruire un mondo più fraterno e più giusto, non per un vago filantropismo, ma bensì perché cosi ha fatto Gesù, offrendo la propria vita: è Gesù che ha rivelato l'amore del Padre per ogni uomo e per ogni donna di ogni tempo. Se tutti siamo amati da Dio, perché, allora, lamentarci gli uni degli altri, suscitare discordie, essere "in guerra" magari addirittura con i propri parenti più stretti?
Se tutti siamo fratelli, perché erigere barriere ideologiche, fino a perdere il rispetto dell'altro, fino a considerarlo inferiore, solo perché la pensa diversamente da me oppure viene da un luogo "esoterico”? Quanto lavoro abbiamo da fare, come discepoli di Gesù! (dR)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:42 pm

  • Quarta domenica di Avvento. 19 dicembre 2004
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San Giuseppe è un xsonaggio che non ama la notorietà. È un uomo giusto, che mette in pratica la legge del Signore, ma che riesce anche ad andare oltre la legge mosaica x vivere già, in un certo modo, la novità xstiana.
In san Giuseppe possiamo cogliere alcune caratteristiche che dovrebbero essere anche nel ns stile di vita, soprattutto a Natale. Giuseppe infatti è l’uomo del silenzio: nel Vangelo non dice mai una parola. Penso al Natale della ns società, pieno di rumori e strepito, di lavoro stressante e di corse affannose. Xchè non fare un po’ di silenzio in qs gg, trovando qualche momento in + x la preghiera, x la riflessione?
Collegata strettamente al silenzio c’è un’altra caratteristica tipica di san Giuseppe: la capacità di ascolto. Giuseppe è l’uomo in costante ascolto della voce del Signore, che parla attraverso i suoi angeli e attraverso i suoi sogni. Qndo stiamo in silenzio, allora abbiamo modo di ascoltare la voce di Dio. Ma anche di ascoltare davvero, non x finta, gli altri. Dovremmo allenarci di + ad ascoltare, a cogliere la benevola presenza di Dio nella ns vita. Non è che le ns corse nascondono la paura di Dio, di qllo che potrebbe dirci se ci fermassimo ad ascoltarlo?
Ed infine, Giuseppe è un uomo d’azione: non parla, fa! Tutto ciò che il Signore gli chiede è prontamente eseguito, senza troppi xchè, fidandosi ciecamente di Dio. Un ottimo esempio, anche x noi. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:43 pm

  • Domenica della Sacra Famiglia. 26 dicembre 2004
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”Fratelli, rivestitevi di sentimenti di misericordia e di bontà”: qs invito, tratto dalla seconda lettura di qs domenica, si intona magnificamente con il natale e i con i sentimenti e gli atteggiamenti che esso vuole suscitare. Sarebbe veramente bello se riuscissimo tutti, in qs giorni, ad essere misericordiosi, buoni e, continua san Paolo, umili, mansueti, pazienti.
A partire dalle ns famiglia, dove regnerebbero la pace e la serenità, x arrivare al mondo intero. So già che qlcuno potrebbe dire che si tratta di facile sentimentalismo, di desideri infantili, di utopie irrealizzabili. Certo, se vogliamo accusare il Vangelo di sentimentalismo e di infantilismo, facciamo pure. Ma se vogliamo seriamente guardare alla xsona di Gesù, oltre che al suo msg, scopriamo facilmente un uomo che ha realizzato tutto qs, che invita a fare qllo che lui ha fatto. E poi basterebbe guardare a tanti santi nella storia millenaria della chiesa; o forse basterebbe guardare con + attenzione attorno a noi: ci accorgeremmo di tante xsone veramente umili, buone e pazienti, che non fanno rumore e, in silenzio, oxano x il bene dell’umanità.
Le ns famiglie, allora, dovrebbero essere le prime fucine di qs nobili sentimenti e il primo teatro oxativo in cui essi vengono messi in pratica. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:46 pm

  • II domenica dopo Natale. 2 gennaio 2004
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In qs gg che chiudono un anno e ne aprono un altro, viene spontaneo fare bilanci ed esprimere desideri o coltivare illusioni. Se ci pensiamo bene, xò, x un discepolo di Gesù, tutto deve essere letto alla luce del mistero di un dio fatto uomo. Qs è la luce che illumina ogni uomo di ogni tempo. Qs è la chiave interpretativa del passato, del presente e del futuro. Da qui scaturisce la speranza che ci ama e che ci xmette di cogliere la luce di Dio che brilla anche nelle situazioni che apparentemente ne sono + lontane. Sto pensando al dolore, alla sofferenza, alla morte. Sto pensando alle difficoltà quotidiane, anche qlle, molto materiali, di far quadrare i bilanci a fine mese. Tutto può essere illuminato dalla luce di Dio!
Certo, occorre fede, una fede non suxficiale, di qlle che si riscoprono ogni volta che ci capita qlcosa di brutto e che viene rimessa nel dimenticatoio appena la burrasca è passata. Occorre una fede forte e, soprattutto, costante, quotidiana, che deve essere continuamente alimentata dalla preghiera e deve essere sostegno di una profonda ed universale carità.
fede Speranza e Carità: un terzetto fondamentale x trascorrere un anno che non sia un trionfo delle tenebre, dell’insoddisfazione e del rimpianto. Xchè dove c’è la luce di Dio, c’è serenità. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:48 pm

  • Battesimo del Signore. 9 gennaio 2005
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La prima lettura di qs domenica è tratta dal libro del profeta Isaia e, in particolare, dai “canti di del servo di Jahvè", una raccolta di brani che ci presentano una figura di Messia che prefigura Gesù. Il servo di Jahvè, infatti, è inviato da Dio x salvare il popolo non attraverso i miracoli o spettacolari azioni guerresche, bensì attraverso la sofferenza. Non verrà x distruggere i peccatori, ma x salvarci e ridare speranza all’umanità.
È proprio l’immagine di Gesù che ci trasmette l’evangelista Matteo, descrivendo la scena del battesimo. Gesù non ha nulla del messia roboante, tutto fuoco e fiamme, pronto ad incenerire i peccatori. Anzi sembra essere venuto per vivere accanto a loro, andando a cercarli per redimerli.
La seconda lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, ci ricorda che Gesù di Nazareth passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo. Un'esistenza, quella di Gesù, spesa a servizio dell'uomo x amore dei Padre. E ad un'esistenza simile sono chiamati tutti coloro che hanno ricevuto il Battesimo.
Incorporati in Cristo, uniti alla sua morte e risurrezione, siamo chiamati ad avere i suoi stessi sentimenti, a perpetuarne la presenza amorevole attraverso tanti piccoli (o grandi) gesti di carità. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:48 pm

  • II domenica del tempo ordinario. 16 gennaio 2005
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Il saluto di san Paolo alla comunità di Corinto diventa un augurio anche x noi, all’inizio del tempo ordinario. Siamo invitati ad accogliere da Dio i doni della sua benevolenza e, soprattutto, qllo della pace. In un mese di gennaio che è tradizionalmente legato alla riflessione sul tema della pace, le parole di san Paolo, unite a quelle di Isaia e di Giovanni il Battista, ci riempiono il cuore di gioia, ma, allo stesso tempo, sollecitano il nostro impegno.
Nella prima lettera, infatti il profeta parla ancora del servo di Jahvè che è reso “luce delle nazioni, per portare la salvezza fino all’estremità della terra”, mentre nel vangelo Giovanni il Battista identifica in Gesù “l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato dla mondo”.
La pace è, innanzi tutto, un’armonia interiore, dono di Dio che ci fa essere pienamente riconciliati con lui, con noi stessi con gli altri, con il creato intero. È l’armonia distrutta dal peccato originale ed ogni giorno incrinata dai nostri peccati.
Il Signore Gesù è venuto portarci la pace autentica xchè ci offre l’immagine xfetta dell’uomo, che è anche immagine di Dio. In Gesù l’uomo ritrova se stesso, torna ad unirsi al suo Dio e diventa elemento di comunione x tutto il genere umano. È il segreto della pace autentica, qlla che ti impedisce ogni violenza, anche verbale o di pensiero. Qlla che, davvero, rende fratelli tutti gli uomini. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:49 pm

  • III domenica del tempo ordinario. 23 gennaio 2005
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Gesù predica:, il suo annuncio consiste in un pressante invito alla conversione, al cambiamento di mentalità e di vita. Ma Egli non si limita a predicare: nel suo xegrinare lungo le rive del Lago di Galilea coinvolge alcuni uomini, pescatori, nel suo progetto di salvezza.
È il primo nucleo della Chiesa, la comunità chiamata a rendere presente Gesù nel mondo. Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni seguono Gesù, rispondono alla sua chiamata. X intraprendere qs nuovo cammino, materiale e spirituale allo stesso tempo, devono lasciare qlcosa: le reti, il lavoro (la sicurezza economica), il padre (la sicurezza della famiglia), insomma tutto ciò che contava veramente x un uomo di qll’epoca.
La prima conversione, qndi, consiste nella totale fiducia in Gesù. Lui, e solo Lui, ci deve dare sicurezza. Dobbiamo abbandonare i ns idoli, cmq fragili, e dobbiamo impostare la ns vita su ideali diversi: dare invece di prendere, aprirci invece di chiuderci, accogliere invece di giudicare. Siamo chiamati davvero ad una vita diversa, certamente non di moda, poco popolare, eppure così semplice ed appagante! Seguire Gesù significa camminare con Lui, lasciandoci prendere x mano nei passi + difficili. Il Signore, infatti, non ritoglie dalle difficoltà, ma ci dà un forte aiuto x suxarle. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:50 pm

  • IV domenica del tempo ordinario. 30 gennaio 2005
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Siamo giunti al cuore del messaggio xstiano. L’evangelista Matteo ci presenta Gesù che inizia un lungo discorso, il “discorso della montagna”. In esso vengono elencati i principi della legge nuova portata dal Signore. Sintesi e introduzione del discorso sono le beatitudini. Sembra che Gesù voglia parlarci di sé qndo elenca i diversi atteggiamenti interiori che procurano la beatitudine, cioè la felicità. Sì, proprio la felicità!
La ricerca continua e affannosa dell’uomo viene appagata da Gesù con una ricetta un po’ strana, apparentemente incapace di realizzare ciò che promette. Come si fa, verrebbe da dire oggi, ad essere felici vivendo da poveri, da puri di cuore, da misericordiosi? Non si rischia di essere fuori dla mondo, messi continuamente da parte, calpestati? Non si rischia ii diventare lo zimbello dei furbi e dei prepotenti, che sembrano essere in numero sempre maggiore e sempre più agguerriti? Si rischia, certo. E tuttavia vale la pena correre questo rischio, xchè possiamo davvero essere beati, e non solo nell’altra vita! Qnte volte le ns giornate sono vissute nell’affanno, nella preoccupazione del possedere, del non farci scavalcare, dell’essere x forza suxiori agli altri…che vita!
Le beatitudini ci riportano alla vita vera,qlla che trova in Gesù il suo senso primo ed autentico. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:51 pm

  • V domenica del tempo ordinario. 6 febbraio 2005
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"Voi siete il sale della terra e la luce del mondo": le ultime parole del brano evangelico di qs domenica illuminano molto bene che cosa il Signore intenda, affermando che i suoi discepoli sono sale della terra e luce del mondo: cosi la vs luce risplenda davanti agii uomini xchè vedano le vs oxe buone e rendano gloria al vs Padre che è nei cieli
La Luce, qndi, è associata alle “oxe buone": sarebbe, infatti, almeno imbarazzante, x un xstiano, pretendere di illuminare gli altri, restando poi lui nelle tenebre più fitte. Ma quali sono qs “oxe buone" di cui parla Gesù?
Potremmo richiamarci alla memoria le Beatitudini, ascoltate domenica scorsa: essere miti, misericordiosi, puri di cuore, costruttori di pace… Ma anche in qs domenica possiamo trovare delle indicazioni nella prima lettura. Dice infatti il profeta Isaia: spezza il tuo pane con l'affamato, introduci in casa i miseri, i senza tetto, vesti chi è nudo ... se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all'affamato, se sazierai chi è digiuno allora brillerà fra le tenebre la tua luce.
Che siano davvero qs azioni il modo migliore x rendere lode al Crocifisso! (dR)
Ultima modifica di miriam bolfissimo il lun nov 20, 2006 2:52 pm, modificato 1 volta in totale.
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:51 pm

  • I domenica di Quaresima. 13 febbraio 2005
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La Quaresima inizia con il ricordo del peccato e della tentazione. Il peccato di Adamo ed Eva e la tentazione subita da Gesù, nel deserto, ad oxa di satana. L’uomo sembrerebbe essere in balia della propria fragilità e dei propri difetti, alimentati e potenziati dal tentatore, che sa toccare le corde giuste x muoverci verso il peccato. Egli promette di innalzare l’uomo al cielo, di farlo diventare “come Dio” e invece lo fa precipitare nell’abisso del peccato, lo allontana da Dio e dalla felicità, gli toglie la dignità, facendolo sentire “nudo”.
E tuttavia è possibile resistere alla tentazione: Gesù, nel deserto, riesce a sconfiggere satana, rimettendosi completamente nelle mani di Dio, fidandosi del progetto del Padre, che vuole la salvezza del mondo. Anche noi, sulla scia di Gesù, possiamo restare dalla parte di Dio. La ns vita è piena, ogni giorno, di tentazioni. Siano continuamente chiamati a scegliere tra la carità e l’egoismo, tra l’orgoglio e l’umiltà: ma in tutto qs noi abbiamola forza che ci è data dal nuovo Adamo, Gesù Cristo. Egli ha sconfitto il peccato e ci ha fornito tutto il necessario x essere vittoriosi: la sua Parola e, soprattutto, i Sacramenti.
La Confessione e l’Eucaristia, infatti, sono bacini inesauribili di grazia, a cui possiamo attingere e a piene mani oppure che possiamo lasciare inutilizzati. Il Signore Gesù ha qndi fatto la sua parte: tocca a noi fare la ns. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:53 pm

  • II domenica di Quaresima. 20 febbraio 2005
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La chiamata di Abramo che deve partire dalla sua terra x andare dove il Signore gli indicherà; la salita dei discepoli, con Gesù, al monte Tabor, x essere testimoni della trasfigurazione: la fede comporta sempre un cammino, spesso non facile, x conseguire una meta. Il Signore promette ad Abramo una terra ed una discendenza, ma lo invita a seguirlo x una via ignota: la fede è assoluta fiducia in Dio, nella convinzione che Lui vuole, sempre e cmq, il ns bene.
Le promesse di Dio si realizzeranno, anche se x vie tortuose, anche se, come nel caso di Gesù, bisognerà passare attraverso la Croce. Ai suoi discepoli Gesù indica il traguardo ultimo e cioè la gloria. Ma x arrivare a qs occorre camminare in salita, faticare, vivere una intensa esperienza di comunione con Lui.
Non è facile: qlche volta ci facciamo prendere dallo scoraggiamento, qlche volta vorremmo vedere immediatamente i risultati del ns impegno, della ns preghiera, vorremmo vedere esaudite subito le ns richieste. E invece il Signore ci chiede di seguirlo, semplicemente fidandoci di Lui, sapendo che Lui è il “Figlio prediletto”, che bisogna ascoltarlo.
Siamo in cammino, nel tempo e nella fede: non possiamo mai fermarci, con la presunzione di essere arrivati. Fermarsi nel cammino di fede è la fine, x il discepolo. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:54 pm

  • III domenica di Quaresima. 27 febbraio 2005
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“Che farò io per questo popolo?”: è la domanda angosciata di Mosè di fronte alla tragica situazione del popolo di Israele che sta morendo di sete nel deserto. Mosè afferma la propria totale impotenza e, nello stesso tempo, rivolge un’accorata ed implicita preghiera al Signore: solo tu puoi fare qualcosa!
Spesso anche noi ci troviamo in situazioni difficili, dalle qli non ci sono vie d’uscita: sto pensando alla sofferenza che non può essere alleviata, ai vicoli ciechi in cui ci troviamo dal punto di vista affettivo e lavorativo: che fare in qs casi? A volte prendiamo poco sul serio la fede: qndo stiamo bene, qndo i ns cari stanno bene, qndo la vita ci riserva solo soddisfazioni, ci sembra che l’ “acqua viva”, di cui parla Gesù alla samaritana, sia un di più. Salvo poi scoprire una fede, (che qlche volta proprio x le circostanze in cui viene vissuta, sconfina nella superstizione o nella magia), che ci serve x suxare il momento difficile.
L’ “acqua viva” invece non può essere limitata ai ns momenti di bisogno. Certo, accorgersi di non potere fare nulla aiuta ad alzare gli occhi al cielo x cercare aiuto. Ma ql Qualcuno a cui chiediamo aiuto in realtà chiedeva a noi, dal giorno del ns battesimo, di uniformare la nostra vita alle sue proposte. Proviamo allora a vivere una fede autentica, non di comodo. Solo allora non avremo + sete. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:54 pm

  • IV domenica di Quaresima. 6 marzo 2005
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Nella seconda lettura, tratta dalla lettera agli Efesini, Paolo ci invita a comportarci come “figli della luce”. Qlla luce che risplende, finalmente, anche x il cieco nato, protagonista del brano evangelico, e che viene guarito da Gesù non solo nel corpo, ma anche nell’anima. Egli era cieco, infatti, anche interiormente xchè non sapeva cogliere la presenza di Gesù; simbolo di tutti coloro che non accolgono il Signore e che rimangono nelle tenebre, qs’ uomo, dopo il miracolo che gli dona la vista, diventa annunciatore di una vita nuova, trasformata dall’incontro con Gesù.
È la vita a cui ognuno di noi è chiamato, una vita che potremmo definire “di santità”, “di luce”; e così san Paolo ci rivolge un invito perentorio, che suona come un imperativo: “comportatevi come figli della luce”. Specificando, poi, in modo molto pratico, che “il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità”. Luce e tenebre sono solitamente compresenti nella ns vita quotidiana: anche se abbiamo fatto la scelta fondamentale x Gesù, tuttavia la ns debolezza e la nostra fragilità ci inclinano a cedere.
Occorrono davvero, allora, i momenti di grazia particolare, come la Quaresima, nei qli possiamo rinvigorire il ns spirito x essere più forti di fronte alle tentazioni. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:55 pm

  • V domenica di Quaresima. 13 marzo 2005
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Il Vangelo vede spesso, nei suoi episodi, il contrasto tra morte e vita. Una morte che spesso è simbolo della morte spirituale, dell’incredulità, delle tenebre, dell’errore e del rifiuto della xsona di Gesù, come Figlio di Dio.
La vita, invece, diventa segno di una nuova vitalità, che fa “rinascere” colui che crede, che è conseguenza dell’aver accolto senza paura Gesù e il suo msg sconvolgente di rivelazione.
Nel miracolo della risurrezione di Lazzaro il contrasto tra vita e morte raggiunge il suo apice: il Signore Gesù dà la vita fisica ad un morto xchè si creda che Egli è la Risurrezione e la Vita. Alla sorella di Lazzaro, Marta, Gesù chiede una professione di fede, prima di oxare il miracolo. E Marta darà il suo assenso: “Sì, o Signore, io credo che tu sei Il Cristo, il figlio di Dio che deve venire al mondo”.
Il dolore, la sofferenza, persino il vacillare della fede trovano la loro medicina nella xsona di Gesù. In Lui si può risorgere, non solo nell’ultimo giorno, ma già oggi, nel senso che la fede in Lui ci fa essere nuovi ogni giorno, non ci lascia preda della sconforto e degli idoli che abbiamo sempre la tentazione di fabbricarci.
Gesù ci rivela il senso pieno della ns vita, xchè con Lui ogni cosa assume il suo significato e il suo giusto valore. Senza di Lui, invece, la ns vita è tutto un correre ad un affermarsi, senza meta. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:56 pm

  • Domenica delle Palme. 20 marzo 2005
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“Gesù Cristo si è fatto obbediente fino alla morte”: la frase tratta dalla lettera ai Filippesi di san Paolo Apostolo ripropone lo sfondo di qs domenica ed dell’intera Settimana Santa. L’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, le acclamazioni della folla e il tripudio dei discepoli lasceranno presto il posto alle grida di condanna, alla fuga precipitosa, ai rinnegamenti e persino al tradimento.
Itinerario difficile qllo che si prospetta x Gesù. Solo abbandonato, subirà l’estrema tentazione della debolezza umana nell’orto degli ulivi, ma riuscirà ad essere fedele alla missione che il Padre gli ha affidato. L’intimità con il “Padre suo” diventa allora la sorgente a cui attingere le forze fisiche e spirituali fino al compimento del tutto sulla croce. Intimità che diventa obbedienza amorosa ad un progetto che prevede una morte atroce, ma capace di far capire al mondo lo smisurato amore del Figlio x il Padre e x gli uomini.
Ma anche i discepoli sono chiamati a xcorrere un itinerario, in qs settimana. Itinerario x nulla glorioso, caratterizzato non da slanci d’amore e di obbedienza, bensì da paure, da incomprensioni, da tradimenti. Un itinerario decisamente in discesa, qllo dei discepoli, che toccano con mano la propria fragilità e il proprio egoismo. E anche noi, discepoli di oggi, siamo chiamati a camminare con Gesù. Saremo come gli apostoli, pieni di facili e passeggeri entusiasmi oppure sapremo davvero accompagnare Gesù sulla via dell’Amore costante e quotidiano? (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:56 pm

  • Pasqua di Risurrezione. 27 marzo 2005
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La Risurrezione di Gesù porta nuova linfa alla ns vita materiale e spirituale. L’invito che san Paolo ci rivolge nella seconda lettura ci indirizza verso quei beni che costituiscono l’autentico tesoro x la vita eterna. Il Signore Gesù, risorto dai morti, ci manifesta, infatti, come tutta la sua vita sia stata spesa in modo santo e giusto, secondo la volontà del Padre.
Dobbiamo, dunque, imitarlo nella sua donazione totale, nella sua passione di annunciare la lieta notizia, nel suo desiderio di rivelare il vero volto di Dio a tutti gli uomini. Dobbiamo essere come Lui nella sua dedizione ai piccoli e agli ultimi, ai malati e a coloro che venivano esclusi da tutti. Potremmo davvero far ns le parole di san Paolo: “…non sono + io che vivo, ma Cristo che vive in me…”.
Sarebbe qs la realizzazione piena dell’ideale a cui siamo chiamati: diventare santi come Lui è santo. La Risurrezione ci xmette di contemplare l’oxa meravigliosa di Dio nel suo Figlio Gesù, ma, nello stesso tempo, ci xmette di guardare oltre i ns limiti e gli affanni di cui spesso ci riempiamo la vita, x vedere “le cose di lassù”, x pregustare qlla gioia che vivremo in pienezza in paradiso, ma che possiamo già provare su qs terra ogni volta che amiamo, doniamo, regaliamo un po’ di noi stessi agli altri. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:57 pm

  • II domenica di Pasqua. 3 aprile 2005
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Qs affermazione, contenuta nella prima lettera di san Pietro apostolo, che ci viene proposta nella liturgia di qs domenica, si trova in un contesto un po’ strano. Infatti la comunità xstiana è sottoposta alla xsecuzione ed è afflitta da varie prove e sofferenze.
Tuttavia il pensiero della Resurrezione di Cristo e l’essere stati rigenerati in Lui porta i credenti ad avere in sé una gioia “indicibile gloriosa”. Dovrebbe essere, qs, la caratteristica dei discepoli di Gesù in ogni tempo. Se guardiamo bene la realtà, senza inutili rimpianti o nostalgie, ci accorgiamo che ogni epoca, nella st delle comunità xstiane. ha avuto le sue difficoltà, in ogni epoca il messaggio di Xsto ha trovato ostacoli nell’essere accolto e recepito, qlche volta xsino da chi si diceva discepolo.
Esattamente come nel passato, anche oggi, il discepolo autentico deve dare una testimonianza gioiosa della propria appartenenza a Gesù. Non siamo molto credibili se annunciamo il Vangelo come profeti tristi, arrabbiati, immusoniti. La speranza che abbiamo nel cuore deve renderci sereni e gioiosi anche nelle avversità, xchè noi sappiamo che Dio ci ama e che nulla ci potrà mai separare dal Suo Amore. Il papa, in visita a Como nel 1996, invitava i giovani ad essere “custodi del sorriso del mondo”: penso che possa valere anche x i xstiani di ogni età. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 2:59 pm

  • III domenica di Pasqua. 10 aprile 2005
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“Pietro, levatosi in piedi parlò a voce alta”: risuona un po’ strana qs frase della liturgia, in qs domenica di sede vacante. È morto Giovanni Palo II, una figura straordinaria che tante volte, in ogni parte del mondo. Si è levato in piedi x parlare ad alta voce, x farsi sentire dai potenti e dagli umili, x richiamare gli uni e gli altri alla verità fondamentale della ns fede: “…questo Gesù, Dio lo ha risuscitato!”
Come Pietro, così ogni papa ha il compito di confermare nella fede tutti i suoi fratelli. Come Pietro, così ogni papa è chiamato a servire la chiesa pendendone il timone, xchè la barca sia governata anche in mezzo alle tempeste. Con la certezza che Dio si serve degli uomini, ma offre il suo decisivo contributo.
Le struggenti parole dell’evangelista Luca nel brano dei discepoli di Emmaus ci aiutano a capire meglio; ”Rimani con noi xchè si fa sera… Egli entrò, x rimanere con loro”. Viviamo nell’attesa trepidante di conoscere chi sarà il nuovo timoniere, ma sappiamo che Egli, il Signore Gesù, rimane con al sua Chiesa. Sappiamo che nella Chiesa ogni xsona è preziosa, con la sua originalità, con il suo modo d’essere. Ma le xsone passano,mentre Dio resta.
Vale x il papa, vale x ognuno di noi. Siamo poveri servi, non siamo indispensabili. Che il Signore ci aiuti ad avere sempre qs consapevolezza. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 3:00 pm

  • IV domenica di Pasqua. 17 aprile 2005
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In qs domenica cosiddetta del “Buon Pastore”, san Pietro ci invita nella seconda lettura a guardare a Xsto come modello d’amore, di offerta di sé x gli altri. Secondo san Pietro, Xsto ci ha lasciato un esempio con il suo stile di mitezza: ”Egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, quando era oltraggiato non rispondeva con oltraggi e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a Colui che giudica con giustizia”. Gesù si fida totalmente del Padre e ci offre un esempio che ha attirato ed entusiasmato miliardi di xsone , nei secoli.
E ancora oggi non si può negare il fascino ad un simile stile di vita: spendersi in modo totale x gli altri, prendere le difese del povero e del misero, annunciare la buona notizia della salvezza, della liberazione dal peccato, presentare un Dio che è Padre e ama i suoi figli…
Gesù l’ha vissuto in pienezza, ma qnti altri si sono impegnati x seguirlo! Il Buon Pastore ha lasciato un segno, ha tracciato un solco profondo, nel qle i suoi discepoli possono camminare sicuri, anche se con un po’ di fatica. Si tratta di pensare il vangelo non come un insieme di belle frasi astratte, ma come un serio e realizzabile programma di vita. Il mondo ha bisogno di santi! E ognuno di noi è chiamato ad esserlo! (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 3:01 pm

  • V domenica di Pasqua. 24 aprile 2005
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Oggi Gesù ci fa una proposta: andare a vivere nella casa del Padre, occupare quel posto che Lui ha preparato. Sentendolo, noi siamo tentati di fare scongiuri pensando che si riferisca ad un momento dopo la morte. In questo modo dimentichiamo che il Paradiso, se vogliamo, inizia qui ed ora nella misura in cui accettando il suo invito, viviamo da figli e sentiamo la gioia di essere parte della sua famiglia.
Il Vangelo è la carta topografica che ci indica la strada, la bussola sono i consigli delle xsone che camminano davanti a noi e con noi. Gesù è la guida paziente e sicura che ci aiuta a trovare la strada, a raggiungere la meta, a vivere la vita nella gioia di essere figli di Dio, xchè Egli conosce la strada e abita già in qs case.
Non dimentichiamo che nella casa del Padre noi siamo già entrati! Tutto è iniziato nel giorno del ns battesimo. Continua qndo chiediamo il suo xdono, raggiunge il vertice qndo ci riuniamo x celebrare la pasqua settimanale che, ancora, diventa l’occasione x seguire Gesù, camminare al suo fianco, ascoltare i suoi consigli, seguire le sue indicazioni, imparare a compiere le sue oxe di carità.
Sentiamo dunque vive ed attuali le parole di Gesù: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. (dR)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 3:04 pm

VI domenica di Pasqua. 1 maggio 2005

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Dal vangelo secondo Giovanni (14, 15-21)

[15]Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. [16]Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, [17]lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. [18]Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. [19]Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. [20]In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. [21]Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».

L’amore verso Gesù Cristo non può essere puramente teorico, pieno di emozioni e sentimentalismi e pi, all’atto pratico, non tradursi in un mettere in pratica la Sua parola. Non possiamo riempirci la bocca di preghiere e lasciare vuoto il cuore davanti al fratello che ha bisogno. Non possiamo ricordarci di Dio qndo ci fa comodo e qndo ne abbiamo voglia, dimenticandoci che ogni domenica ci aspetta x L’Eucaristia.
Essere cristiani è impegnativo molto + facile essere battezzati o semplicemente credenti!
Gesù Xsto non è un Dio vago, indefinibile, consolatorio e bonaccione. Colui che ha raccontato la parabola del figliol prodigo ha anche detto che “…chi non crede nel Figlio dell’uomo non ha la vita eterna…”. E come dimenticare il capitolo 25 del vangelo di Matteo, con la scena del giudizio universale, nel qle le pecore e i capri riceveranno il premio o la condanna a seconda dell’amore verso il prossimo? Gesù chiede di mettere in pratica i suoi comandamenti, soprattutto qllo supremo, presente nel vangelo di Giovanni “…amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato…”.
Non facile, certo. Ma, come ha detto papa Benedetto XVI “…chi fa entrare Xsto non perde nulla, assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande… Egli non toglie nulla e dona tutto!”. (dR)

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 3:05 pm

Ascensione del Signore. 8 maggio 2005

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Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)

[16]Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. [17]Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. [18]E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. [19]Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, [20]insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Inizia il tempo della Chiesa. Xsto ascende al Padre e lascia agli apostoli il compito di continuare la sua oxa di salvezza, annunciandola e portandola fino agli estremi confini della terra. A xsone deboli e fragili, a noi, viene affidato un compito immane.
Se pensiamo al ns peccato, alle ns mancanze individuali, ci chiediamo come possa il Signore avere fiducia in uomini e donne che hanno tanto sbagliato nel corso della storia e tanto sbagliano ancora oggi. Ma ci viene in aiuto la certezza che lo Spirito Santo anima e guida la Chiesa, che la grazia di Dio è + grande del peccato, che la santità è un traguardo ma anche una realtà già vissuta da tanti membri della comunità ecclesiale. Ci guardiamo attorno e vediamo che il Vangelo è davvero annunziato fino agli estremi confini della terra, vediamo che dove c’è una sofferenza da alleviare, un aiuto umano da dare, lì è presente la Chiesa.
È con immensa gratitudine e con grande speranza che sentiamo risuonare oggi x noi il comando di Gesù: “Andate…”. Andiamo, Signore! Adiamo con le ns stanchezze e con il ns entusiasmo. Andiamo convinti che Tu sei con noi tutti i gg, sino alla fine del mondo. Andiamo con la gioia di chi ha trovato il tesoro + grande e vuole farne parte ai fratelli. (dR)

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 3:06 pm

Pentecoste del Signore. 15 maggio 2005

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Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-23)
[19]La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». [20]Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. [21]Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». [22]Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; [23]a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

II fuoco dello Spirito deve suscitare anche in noi, come negli Apostoli, il desiderio per la missione. Oserei dire che, per il cristiano, l’essere missionario deve essere un "istinto primordiale". Lo Spirito Santo, quando è adeguatamente accolto; suscita il desiderio profondo di comunicare a tutti la gioia che si ha nel cuore.
Dopo averci portato ad affermare che Gesù è il Signore, dopo averci indotto a dire Abbà, Padre, lo Spirito Santo ci spinge fuori dai confini di un incontro bello ma che vale solo per il singolo individuo: lo Spirito non ci vuole felici da soli! Siamo perciò catapultati in un mondo bisognoso di gioia e di speranza per essere annunciatori dell'Unico che può realizzare la piena felicità dell'uomo.
Cristo non toglie nulla: egli dona tutto ha detto Papa Benedetto XIV: ognuno di noi deve affermare questa realtà con la propria vita. Apostoli di gioia, apostoli di speranza, apostoli d'amore: persone che propagano le forze dello Spirito Santo, per annunciare al mondo il perdono dei peccati e la possibilità di vivere da Figli di Dio.
Partecipi, dunque, della stessa missione di Gesù, l'inviato del padre, chiediamo allo Spirito Santo il coraggio di essere testimoni credibili della bellezza che salva il mondo: coraggio perché la missione non è facile e, a volte, sembra che il mondo faccia di tutto per non essere salvato. (dR)

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 3:06 pm

Santissima Trinità. 22 maggio 2005

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Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-18 )
[16]Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. [17]Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. [18]Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

Il mistero della Santissima Trinità ci xmette di dare uno sguardo stupito nella vita di Dio, x farci intuire qualcosa di Lui. Padre, Figlio e Spirito Santo, il Dio uno e trino, sono, tra loro, in relazione d'Amore. Allora lo sguardo lanciato dentro il mistero si apre a conseguenze importanti x la ns vita.
San Paolo, nella seconda lettura, ci dice: "Vivete in pace e il Dio dell'Amore e della Pace sarà con voi". E l'evangelista Giovanni ci ricorda che "Dio ha tanto amato il mondo da dare i! Suo Figlio unigenito perché chiunque crede in Lui non muoia ma abbia la vita eterna". Scoprire che Dio è Amore e Pace significa necessariamente anche x noi vivere nell'Amore e nella Pace. In Dio, nella Trinità, troviamo l'esempio e la fonte de! ns vivere quotidiano. Potremmo anche tradire, nella ns vita, questo Amore, ma sappiamo cmq che da Lui veniamo e a Lui torneremo. Le nostre infedeltà non scalfiscono l'Amore.
Siamo chiamati, dunque, a rendere presente il mistero trinitario, a renderlo comprensibile agli uomini di oggi, perché, guardando noi, possano anch'essi intuire il mistero grande ed affascinante di un Dio che ama in modo totalmente gratuito. X noi, tentati di rifuggire nel ns egoismo davanti a tante delusioni, è una bella sfida: amare xchè si ama. (dR)

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 3:07 pm

Corpo e Sangue del Signore. 29 maggio 2005

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Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58 )

[51]Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». [52]Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». [53]Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. [54]Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. [55]Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. [56]Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. [57]Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. [58]Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

II Corpo di Cristo è vero cibo e il suo Sangue vera bevanda. L'Eucaristia ci introduce in una dimensione di vita e di comunione: riceviamo la vita eterna perché ci nutriamo di Lui, e nutrendoci di quel Corpo entriamo in una comunione tutta speciale con Dio, "dimoriamo” nel Padre e nel Figlio. Da questa strettissima unione con Dio, resa possibile dalla Grazia, nasce l'unità che deve contraddistinguere i discepoli di Gesù. Coloro che si nutrono di un solo pane formano un solo corpo e sono chiamati a rendere sempre più visibile e concreta questa unità.
Se in una comunità di discepoli ci sono divisioni, rancori, giudizi malevoli degli uni sugli altri, rivalità, il segno dell'Eucaristia diventa, agli occhi del mondo, molto più debole e davvero si può parlare di un grave oltraggio dei discepoli nei confronti del Maestro.
Di più, si potrebbe anche dire che quella controtestimonianza rende poco credibile l'intero messaggio evangelico e la persona stessa di Gesù, per non parlare della celebrazione eucaristica, viene ridotta al rango di teatrino, con attori ben poco convinti della parte. Eppure l'amore tra i discepoli dovrebbe essere, nelle intenzioni di Gesù, la rivelazione chiara e nitida dell'amore che li lega a Lui.
Quanto cammino dobbiamo fare, anche nella nostra comunità! Quante parole, quanti giudizi dobbiamo eliminare. Quanto siamo lontani dagli ideali di Gesù! (dR)

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 3:10 pm

X domenica del tempo ordinario. 5 giugno 2005

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Dal Vangelo secondo Matteo (9,9-13)

[9]Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. [10]Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. [11]Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». [12]Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. [13]Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Gesù, passando, vede un uomo seduto al banco delle imposte. È un pubblicano, un odiato esattore delle tasse, ed è amico dei peccatori. Sì chiama Matteo. È importante il nome proprio perché per Gesù quell'uomo non è oggetto di un giudizio massificante, non è una cosa o un essere, impersonale catalogabile tra le generalità dei peccatori.
È un uomo, una persona. Ha un nome e quindi una storia, una vita, ideali, affetti, aspirazioni. Certo, anche peccati. Ma Gesù sa scorgere il bene e il bello, sa vedere nel cuore dì quell'uomo peccatore e sa suscitare la sua parte migliore, quella che il giudizio malevolo dei farisei (i giusti, o presunti tali) non sarebbe mai riuscito a far emergere.
E allora, ecco il miracolo: il pubblicano, l'esattore delle tasse, il peccatore diventa apostolo. Si alza e segue Gesù perché ha già capito quello che il Maestro dirà esplicitamente ai farisei, che criticavano i! suo pasto con i peccatori: “Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori". Spesso può capitare anche a noi di ritenerci nel numero dei “giusti”, di quelli che hanno sempre il diritto di giudicare gli altri, di quelli che pensano e fanno sempre tutto bene: è triste non rendersi conto di quello che invece si è e così diventare incapaci di gustare l'amore di Dio. (dR)

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 3:12 pm

XI domenica del tempo ordinario. 12 giugno 2005

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Dal Vangelo secondo Matteo (9,36-10,8)

[36]Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. [37]Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! [38]Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!».

[1]Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità. [2]I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, [3]Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, [4]Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì. [5]Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; [6]rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. [7]E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. [8]Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.


Vedendo la folla stanca e sfinita, come pecore senza pastore, Gesù fa una constatazione valida oggi come allora: la messe diventa sempre più grande. Non solo nel mondo lontano (l'Asia, l'Africa…) ci sono le grandi sfide dell'evangelizzazione, dell'annuncio della "Buona Notizia", ma anche in quei paesi cosiddetti di tradizione cristiana assistiamo ad un progressivo abbandono della festa. Senza citare il Nord Europa, basta guardare la nostra situazione. Teoricamente ancora tutti sono cattolici: Battesimo, prima Comunione, Cresima nessuno li mette in discussione! Ma dietro questa prassi delle grandi occasioni che cosa c'è, in realtà? Il vuoto, o quasi. Non si approfondisce la conoscenza di Gesù, non si prega quasi mai, la Messa è riservata a momenti "obbligatori" (matrimoni, funerale, Natale, forse Pasqua…), la confessione è quasi un miraggio, la vita quotidiana scorre senza il minimo riferimento a Gesù, fa Chiesa è una congrega di vecchi che hanno mire di ingerenza politica ...
Eppure tutti hanno il coraggio di definirsi cristiani.. Un po' più di onestà non guasterebbe: forse "credenti di comodo" sarebbe una definizione più giusta. Amore per Dio e amore per il prossimo non possono essere facoltativi per chi si dice cristiano. Urgono operai nella messe del Signore! (dR)

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 20, 2006 3:12 pm

XII domenica del tempo ordinario. 19 giugno 2005

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Dal Vangelo secondo Matteo (10,26-33)

[26]Non li temete dunque, poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. [27]Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti. [28]E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna. [29]Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.
[30]Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; [31]non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!
[32]Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; [33]chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.


Gesù, dopo aver scelto gli apostoli, li! prepara ad andare in tutto il mondo per annunciare il Vangelo. E, tra le raccomandazioni più insistenti, c'è quella di non aver paura davanti alla possibili persecuzioni. Non bisogna aver paura perché non hanno potere di uccidere l'anima, ma soprattutto perché Dio accompagna i missionari e veglia su di loro.
Davanti alla fedeltà di Dio ed al suo amore, coloro che sono inviati devono nutrire assoluta fiducia nella sua opera di salvezza, nonostante tutte le difficoltà che dovranno affrontare. Difficoltà che incontriamo anche noi, ogni giorno.
II Cristiano va bene ed è bravo perché fa il compagnone, l'amicone che parla di pace e di solidarietà, che si occupa dei poveri ed emarginati. Ma quando prova a parlare di valori altrettanto grandi e importanti (la difesa della vita, la dignità del concepito, l'amore umano nella sua sacralità, la sessualità umana e il matrimonio…) allora diventa immediatamente un oscurantista clericale, un servo dei cardinali, uno che vuole fare tornare l'umanità all'era delle caverne, che vuole fermare la scienza e bruciare sul rogo tutti gli scienziati e gli spiriti “liberi”…
L 'ha ripetuto tante volte Giovanni PaoloII. L 'ha già ribadito Benedetto XVI. A noi raccogliere la sfida! (dR)

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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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