Anno liturgico 2011 - 2012

Omelie di Monsignor Antonio Riboldi e altri commenti alla Parola, a cura di miriam bolfissimo

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Messaggio da miriam bolfissimo » mar giu 26, 2012 2:53 pm

      • Natività di San Giovanni Battista. 24 giugno 2012
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Dal libro del profeta Isaia 49,1-6
Ascoltatemi, o isole, udite attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome. Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all'ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra. Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria». Io ho risposto: «Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio». Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza – e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d'Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra».



Dagli Atti degli Apostoli 13,22-26
In quei giorni, [nella sinagoga di Antiochia di Pisidia,] Paolo diceva: «Dio suscitò per i nostri padri Davide come re, al quale rese questa testimonianza: "Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri". Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d'Israele. Diceva Giovanni sul finire della sua missione: "Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali". Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza».



Dal vangelo secondo Luca 1, 57-66. 80
Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All'istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.




    • Natività di Giovanni Battista
    Generalmente, quando la memoria di un santo ricorre di domenica non si celebra o, al massimo, la si posticipa il giorno successivo. Con Giovani Battista no! Benché sia la XII domenica del tempo ordinario, la liturgia prescrive la celebrazione della solennità della natività di Giovanni Battista. Non possiamo sorvolare su una scelta del genere: significa che il precursore del Messia è davvero «il più grande tra i figli nati da donna» e merita il culto e la venerazione di tutti i fedeli. Perché?

    Perché con Giovanni Battista si consuma il più grande "strappo" nella storia del popolo d'Israele: «Si chiamerà Giovanni», disse Elisabetta. Le replicarono: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Giovanni Battista è il nome nuovo della speranza d'Israele! Giustissimo non rinnegare il passato, la storia, la tradizione, ma ad un certo punto bisogna che qualcuno abbia il coraggio di riconoscere la novità che Dio viene a portare... Non c'è come la "religione" a chiudere la realtà dentro i perimetri angusti delle sue certezze! Dio parla! Dio si rivela: c'è da rendersi disponibili al cambiamento!

    Perché Giovanni Battista ha parlato con la sua vita, con una coerenza davvero encomiabile. Ha mostrato come l'ascolto di Dio non può venire dentro il caos della consuetudine ma ha bisogno di luoghi e tempi appropriati: «Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele». I grandi personaggi della storia hanno sempre avuto il coraggio di stare in solitudine per diminuire la loro presunzione e far posto all'opera di Dio! Al momento opportuno, Giovanni Battista ha reso testimonianza e, non appena il Cristo si è manifestato, si è defilato e ha lasciato il posto a chi gli spettava... non è per niente usuale una disponibilità così grande! Ben venga il ricordo del Precursore!
    • don Natalino Pedrana
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 02, 2012 7:32 am

      • XIII domenica del Tempo Ordinario. 1 luglio 2012
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Dal libro della Sapienza 1,13-15; 2,23-24
Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano; le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte, né il regno dei morti è sulla terra. La giustizia infatti è immortale. Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura. Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 8,7.9.13-15
Fratelli, come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa. Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: «Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno».



Dal vangelo secondo Marco 5, 21-43
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giairo, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: alzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.




    • Dolore sanato dalla fede
    Quanti occhi gonfi di lacrime... quante bocche secche per estenuanti grida di dolore... quante braccia tese alla ricerca di un aiuto... il mondo degli uomini è un coacervo dì dolore e sofferenza alla ricerca disperata di consolazione e salvezza! È così oggi. Era così al tempo di Gesù. È così da sempre... Solo distrazione e indifferenza possono nascondere l'evidenza di un male così capillare e schiacciante. Gesù sceglie di passarci in mezzo. Sente e ascolta il grido dell'umanità: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani». Avverte anche il grido di chi non ha nemmeno la forza di gridare: «Una donna venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello».

    Bisogni. L'uomo è pieno di bisogni. Non riesce a cavarsela da solo. Ognuno di noi è un mendicante. Tante persone ci sono vicine ma nessuna riesce a darci la speranza a cui nascostamente il nostro cuore anela... Al massimo la gente ha una funzione consolatoria, ma la consolazione è un'altra cosa! È quella che cerchiamo! Le pacche sulle spalle possono lenire la sofferenza ma non guarirla... Lo sa bene il capo della sinagoga che insiste con Gesù affinchè intervenga a favore della sua figlioletta gravemente malata... insiste anche quando degli amici le riferiscono che è ormai morta,..

    La speranza che Gesù viene a portare non è un'illusione di salvezza: Gesù guarisce e fa vivere! A fronte di chi grida e strepita per la morte Gesù invita alla calma «Perché vi agitate e piangete! La bambina non è morta, ma dorme». La morte non è la fine! Lui lo sa e risveglia la fanciulla. Ci deve bastare questo segno: vale per tutti! Così come vale per tutti la guarigione dell'emorroissa! Vale per tutti perché la sostanza della guarigione è la fede: «La tua fede ti ha salvata»! Siamo salvi se abbiamo un briciolo di fede...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 09, 2012 7:22 am

      • XIV domenica del Tempo Ordinario. 8 luglio 2012
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Dal libro del profeta Ezechiele 2, 2-5
In quei giorni, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava. Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: "Dice il Signore Dio". Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli –, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro».



Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 12, 7-10
Fratelli, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.



Dal vangelo secondo Marco 6, 1-6
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.




    • Aprire bene gli occhi
    «Da dove gli vengono queste cose! E che sapienza e quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani! Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone! E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». «Ed era per loro motivo di scandalo»: i compaesani di Gesù non riescono a capacitarsi di come uno di loro possa essere così sopra le righe. Notano che ha una sapienza fuori dal comune, ma non vogliono accettarlo! "È impossibile!".

    È incredibile come gli uomini riescano ad arrivare a negare l'evidenza nei momento in cui questa destabilizza le loro sicurezze... "Gesù sarà pure bravo, intelligente, capace, ma è semplicemente il figlio di un falegname! Non si esageri nel considerare le sue virtù"... Tale atteggiamento è assolutamente radicato nei costumi di vita dell'uomo di ogni tempo: il bene è riconosciuto in senso assoluto ma non lo si ritiene possibile dentro il volto di persone concrete! C'è una diffidenza paurosa per cui il sospetto sull'altro prevale sulla realtà...

    Dio è più vicino di quanto ce io immaginiamo, solo che fino a quando vige il clima del sospetto, mai potrà essere riconosciuto! Ci sembra che debba essere sempre da ricercare altrove... Non vorrei essere banale, ma anche la precarietà che connota la sfera dell'amore poggia su questo stesso equivoco: altrove c'è sicuramente di meglio... così si è insoddisfatti, incompiuti, irrealizzati...

    Spettacolare, al contrario, san Paolo che ai cristiani di Corinto così scrive «mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte»: le singole fragilità della vita non riescono a mettere in discussione la certezza dell'amore di Cristo! In Gesù il punto fermo della vita!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 16, 2012 7:33 am

      • XV domenica del Tempo Ordinario. 15 luglio 2012
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Dal libro del profeta Amos 7, 12-15
In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel,] disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno». Amos rispose ad Amasìa e disse: «Non ero profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sicomoro. Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge. Il Signore mi disse: Va’, profetizza al mio popolo Israele».



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1, 3-14
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi: ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.



Dal vangelo secondo Marco 6, 7-13
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.




    • Una semplice proposta
    Nel primo Testamento Dio ha sempre nascosto il suo volto: l'uomo non sarebbe sopravvissuto allo sguardo dell'Altissimo! Il privilegio più consistente fu quello riservato a Mosè nel famoso colloquio presso il roveto ardente dove Dio si rivelò come JHWH, «lo sono colui che sono». Già sapere il nome era da considerarsi un grande favore!

    Nel secondo Testamento — è ciò che determina il passaggio dal primo — Dio non solo rivela il proprio nome, ma mostra pure il suo volto nel suo Figlio Unigenito, Gesù. All'uomo è concesso di guardare in faccia e conoscere perfettamente l'identità di Dio. Nonostante questa possibilità offerta, sappiamo, non tutta la gente ha saputo approfittarne... domenica scorsa abbiamo sentito la reazione dei compaesani che screditava la testimonianza di Gesù in quanto troppo "umana", troppo "vicina"...

    Il destino dì Dio è quello di essere e di rimanere essenzialmente un mistero, comprensibile soltanto a fronte di una scelta di libertà! Dio non può che proporsi all'uomo dicendo "Ti fidi di me? Vuoi seguirmi? Accetti la mia proposta di alleanza!": così si è proposto Gesù agli uomini e così chiede di proporre Dio ai suoi discepoli. Nessuna strategia mirata di persuasione, ma la semplice offerta di un'amicizia! Gesù, mandando i suoi discepoli per il mondo, «ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura, ma di calzare sandali e di non portare due tuniche». Niente da dare. Povertà assoluta. Solo Dio basta...

    Qui il segreto di una missione riuscita... a volte penso all'evangelizzazione di oggi e mi interrogo se davvero è conforme al mandato di Cristo... studi pastorali, metodi d'annuncio, approfondimenti sociologici... Ma non basta Gesù?
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 23, 2012 7:13 am

      • XVI domenica del Tempo Ordinario. 22 luglio 2012
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Dal libro del profeta Geremia 23, 1-6
Dice il Signore: «Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Oracolo del Signore. Perciò dice il Signore, Dio d’Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere. Oracolo del Signore. Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno. Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una. Oracolo del Signore. Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele vivrà tranquillo, e lo chiameranno con questo nome: Signore-nostra-giustizia».



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 2, 13-18
Fratelli, ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.



Dal vangelo secondo Marco 6, 30-34
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.




    • Il Pastore e i pastori
    «Dice il Signore: "Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo"». Che minaccia! È ovvio che sento sulla mia pelle tutta la gravità di queste parole... La responsabilità che è affidata ad un pastore dentro la comunità è davvero enorme: non disperdere il gregge. Generalmente si chiede al pastore dì andare a cercare chi è fuori dal gregge, qui, invece, si chiede di non disperdere chi è già parte del gregge! Significa che è facile, da parte del pastore, essere di scandalo e divenire un ostacolo all'incontro con il Signore... Prego spesso affinché la mia persona non intralci l'opera di Dio... so bene, tuttavia, che pur non volendolo, ho mancato dì tatto e di carità! Pregate per me...

    Gesù, nel Vangelo di oggi, mi è di consolazione. Dopo aver inviato gli apostoli per la missione la chiama a sé e li esorta a riposarsi un po' perché «non avevano più nemmeno il tempo per mangiare». I discepoli rimangono inesorabilmente uomini, finiti e limitati... Ad un certo punto devono fermarsi perché non sono Dio! Non si può chiedere a loro di sovvenire ai bisogni dell'umanità perché loro stessi sono dei bisognosi...

    È così che Gesù invita i suoi amici a riposare e Luì prende in mano la situazione! «Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose»: ecco qui la mia grande consolazione! Il gregge è di Dio! È Lui che lo pasce! È Luì che lo conduce! È Luì che lo consola! Alle falle dei pastori è Gesù a mettere le pezze necessarie... Non è il desiderio di relativizzare la mia responsabilità ma di dare il giusto peso che ha il discepolo: guai ai pastori che occupano la scena che deve rimanere sempre e solo quella di Gesù...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 30, 2012 8:08 am

      • XVII domenica del Tempo Ordinario. 29 luglio 2012
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Dal secondo libro dei Re 4, 42-44
In quei giorni, da Baal Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all’uomo di Dio: venti pani d’orzo e grano novello che aveva nella bisaccia. Eliseo disse: «Dallo da mangiare alla gente». Ma il suo servitore disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?». Egli replicò: «Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare”». Lo pose davanti a quelli, che mangiarono e ne fecero avanzare, secondo la parola del Signore.



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4, 1-6
Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.



Dal vangelo secondo Giovanni 6, 1-15
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberiade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.




    • Il miracolo della condivisione
    La gente ha fame e va da Gesù, Non è tanto fame di pane quanto di una vita piena, senza i limiti della malattia e della sofferenza: «Lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi». Nell'esperienza del limite l'uomo scopre il bisogno e la necessità di Dio... anche la sofferenza può manifestarsi come una grande benedizione, se sfocia nella scoperta dell'amore di Dio! Gesù guarisce chi è malato ma va oltre. L'amore non è semplice risposta a delle richieste ma è intuizione e cura di ciò che l'altro nemmeno sa di aver bisogno. Gesù vede una folla che non ha da mangiare: è necessario fare qualche cosa!

    Gesù potrebbe cavarsela benissimo da solo: un miracolo dal nulla e tutto sarebbe sistemato! Invece no. È un altro il miracolo che vuole compiere: desidera far breccia nel cuore duro ed egoista dei suoi discepoli e insegnare loro la logica della condivisione! Non è tanto la quantità di pane moltiplicato a stupire: il miracolo vero è, invece, la generosità con la quale un ragazzo mette a disposizione il poco che ha - cinque pani d'orzo e due pesci - per un improbabile sanazione del bisogno e il conseguente sviluppo virtuoso della generosità!

    Mi piace far notare che Filippo e i suoi amici cercano di svignarsela dall'impegno... è un anonimo ragazzo a determinare la soluzione del problema! Questo per dire che non sono i ruoli a santificare il mondo ma la disponibilità a mettere a servizio degli altri le proprie risorse! Non bisogna mai aspettare che siano gli altri a risolvere i problemi: ognuno di noi deve semplicemente fare la propria parte e il resto viene per imitazione! Siamo nel mese delle vacanze: le famiglie vivono, finalmente, un tempo di stretta vicinanza e condivisione! Auguro a tutti di gustare l'abbondanza che scaturisce dal mettere in comune il tempo gratuito della relazione.
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » mer ago 29, 2012 5:17 pm

      • XVIII domenica del Tempo Ordinario. 5 agosto 2012
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Dal libro dell'Esodo 16,2-4.12-15
In quei giorni, nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nella terra d'Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine». Allora il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà à raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina o no secondo la mia legge. Ho inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: "Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore, vostro Dio"». La sera le quaglie salirono e coprirono l'accampamento; al mattino c'era uno strato di rugiada intorno all'accampamento. Quando lo strato di rugiada svanì, ecco, sulla superficie del deserto c'era una cosa fine e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si dissero l'un l'altro: «Che cos'è?», perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: «E il pane che il Signore vi ha dato in cibo».



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4, 17. 20-24
Fratelli, vi dico e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri. Voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l'uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità.



Dal vangelo secondo Giovanni 6, 24-35
In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbi, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: "Diede loro da mangiare un pane dal cielo"». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
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Messaggio da miriam bolfissimo » mer ago 29, 2012 5:18 pm

      • XIX domenica del Tempo Ordinario. 12 agosto 2012
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Dal primo libro dei Re 19, 4-8
In quei giorni, Elia s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Alzati, mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. Tornò per la seconda volta l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Alzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb.



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4, 30 - 5, 2
Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione. Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo. Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.



Dal vangelo secondo Giovanni 6, 41-51
In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: "Sono disceso dal cielo"?». Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: "E tutti saranno istruiti da Dio". Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
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Messaggio da miriam bolfissimo » mer ago 29, 2012 5:19 pm

      • XX domenica del Tempo Ordinario. 19 agosto 2012
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Dal libro dei Proverbi 9, 1-6

La sapienza si è costruita la sua casa, ha intagliato le sue sette colonne. Ha ucciso il suo bestiame, ha preparato il suo vino e ha imbandito la sua tavola. Ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città: «Chi è inesperto venga qui!». A chi è privo di senno ella dice: «Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato. Abbandonate l'inesperienza e vivrete, andate diritti per la via dell'intelligenza».



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 5, 15-20
Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore. E non ubriacatevi di vino, che fa perdere il controllo di sé; siate invece ricolmi dello Spirito, intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.



Dal vangelo secondo Giovanni 6, 51-58
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
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Messaggio da miriam bolfissimo » mer ago 29, 2012 5:22 pm

      • XXI domenica del Tempo Ordinario. 26 agosto 2012
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Dal libro di Giosuè 24, 1-2.15-17.18b
In quei giorni, Giosuè radunò tutte le tribù d'Israele a Sichem e convocò gli anziani d'Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio. Giosuè disse a tutto il popolo: «Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrei, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore». Il popolo rispose: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio».



Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 5, 21-32
Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell'acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!

Dal vangelo secondo Giovanni 6, 60-69
In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».




    • Decidersi per Gesù
    Due espressioni molto simili, la prima dall'Antico testamento Giosuè disse a tutto il popolo: «Sceglietevi oggi chi servire», e la seconda dal Nuovo testamento: Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voli». Parole nette che necessitano di una presa di posizione chiara! Questa posizione dicesi "FEDE"! La fede non è un sentimento, non è un'affezione, non è un'emozione! La fede è una scelta. Per lo più drammatica. Nel senso che richiede una determinazione tale da indurre la propria libertà a strappi netti e decisi...

    Mi piace che Giosuè parli di servizio. C'è da decidersi su chi servire: l'alternativa non è tra l'essere servi e l'essere liberi, ma a quale padrone sottomettersi! Tutti siamo a servizio di qualcuno: il credente ritiene che sia opportuno servire Dio piuttosto che degli idoli... Bellissimo quando Giosuè dice "voi servite pure chi volete, io e la mia famiglia serviremo il Signore"! Ognuno è arbitro del proprio destino e di quello dei propri cari: dalle scelte fatte dipende la felicità e la realizzazione di tutti... Di strappo deciso parla anche Gesù: c'è da stabilire se seguire Lui o andarsene! Le mezze scelte, i "ni" e i "ma" non fanno parte del linguaggio dei discepoli cristiani! Intransigente? Sì! Sulle decisioni non ci possono essere mediazioni! Sulla effettiva coerenza con le decisioni prese, invece, si può discutere...

    Non ci si spaventi di questa radicalità: viviamo in una cultura cosiddetta "liquida", cioè sfuggente, indefinibile, relativa... nessuno sembra più avere il coraggio di dire con chiarezza dove stia la verità! Sono certo che come credenti abbiamo questo compito nel mondo: come Pietro affermare senza mezzi termini «Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna».
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 03, 2012 10:26 am

      • XXII domenica del Tempo Ordinario. 2 settembre 2012
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Dal libro del Deuteronomio 4, 1-2. 6-8
Mose parlò al popolo dicendo: «Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo. Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: "Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente". Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?».



Dalla lettera di san Giacomo apostolo 1, 17-18. 21b-22.27
Fratelli miei carissimi, ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall'alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c'è variazione né ombra di cambiamento. Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature. Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi. Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.



Dal vangelo secondo Marco 7,1-8.14-15.21-23
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini". Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo».




    • Il dentro e il fuori
    Gesù è una persona tranquilla e affabile con tutti, però, quando si trova di fronte a scribi e farisei, improvvisamente, sembra accendersi di rabbia e di sdegno. Non riesco ad immaginarmi e nemmeno a credere che il Figlio di Dio possa avere un odio così viscerale nei confronti di una categoria, di persone... È probabile che gli evangelisti abbiano calcato un po' la mano sulla scorta dì esperienze, successive alla morte di Cristo, piuttosto traumatiche con questi gruppi. Fatto sta che i principi enunciati non fanno una grinza!

    Gesù punta il dito - sempre per correggere e mai per condannare - verso tutti coloro che vivono una vita divisa tra l'interiorità e l'esteriorità! Non sopporta chi voglia a tutti i costi presentarsi buono e giusto buttando addosso agli altri tutti i difetti possibili ed immaginabili! È un vizio diffusissimo in tutti coloro che hanno una scarsa conoscenza di sé ed una patologica attenzione ai comportamenti altrui...

    Uno dei capisaldi dell'annuncio di Gesù consiste proprio nel riconoscere anzitutto il proprio peccato! Il vantare un comportamento ineccepibile come pretesto per un'accusa sfrontata verso chicchessia non è mai accettabile! L'interiorità dell'uomo è connaturalmente malata! «Impurità, furti omicidi, adulteri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno»!

    Siamo tutti sporchi! Non c'è nessuno che possa vantare un cuore lindo, lontano da miseria e piccineria... Non abbiamo nemmeno la scusa - che spesso utilizziamo come giustificazione ai nostri peccati - che "è la società che rovina"... È sempre e solo il nostro cuore, la nostra libertà a scegliere il bene e il male: «Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro». Ravvediamoci!.
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 10, 2012 9:48 am

      • XXIII domenica del Tempo Ordinario. 9 settembre 2012
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Dal libro del profeta Isaia 35, 4-7
Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi».Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso sorgenti d'acqua.



Dalla lettera di san Giacomo apostolo 2, 1-5
Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali. Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d'oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui, comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi? Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?



Dal vangelo secondo Marco 7, 31-37
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».




    • Cuori sordi
    Ci sono sordi e sordi: quelli che sono nati tali e quelli che scelgono di esserlo! C'è anche un proverbio che asserisce questo concetto "Non c'è più sordo di chi non vuoi sentire". Ed è proprio così: i sordi dalla nascita fanno di tutto per apprendere degli strumenti chi li abilitino al sentire. Quelli al contrario, che sono sordi per scelta evitano in tutte le maniere di creare le condizioni per ascoltare qualcosa... È ovvio che Gesù desidera guarire in modo particolare la seconda categoria dei sordi: sono quelli i veri ammalati! Quelli che si chiudono in sé stessi in maniera autoreferenziale e non sono disposti ad accogliere nulla di quanto viene proposto dall'esterno.

    La sordità del cuore - più che quella degli orecchi - è malattia alquanto grave perché si contrappone al comandamento primario che Dio rivolge al suo popolo: «Ascolta, Israele!». Il sentire, più che il vedere, è la modalità ideale attraverso la quale accogliere Dio che sì rivela all'uomo.

    Dio non smette di parlare agli uomini, ogni giorno esce da sé, si espone. Eppure quanti uomini continuano a sostenere che Dio non parli mai... dicono "non lo sento"... C'è di mezzo una sordità! Non sempre è chiara la causa, ma va ricercata! Se non si sente Dio si è ammalati! So che non è facile ammetterlo... ci sono dei nonnini che, non accettando il calo dell'udito, accusano chi comunica con loro di essere incapaci di parlare! Anche a noi capita la stessa cosa: piuttosto di cercare di rimuovere le cause che ci precludono l'ascolto di Dio preferiamo pensare che Lui non parli chiaro!

    Certamente una cura maggiore nel ricercare spazi dì silenzio e di raccoglimento sarebbero salutari ad una più proficua accoglienza della Parola Dio... quanto facciamo per creare queste condizioni?
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 17, 2012 7:53 am

      • XXIV domenica del Tempo Ordinario. 16 settembre 2012
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Dal libro del profeta Isaia 50, 5-9a
Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso. È vicino chi mi rende giustizia: chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci. Chi mi accusa? Si avvicini a me. Ecco, il Signore Dio mi assiste: chi mi dichiarerà colpevole?



Dalla lettera di san Giacomo apostolo 2, 14-18
A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede».



Dal vangelo secondo Marco 8, 27-35
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell'uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va' dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».




    • "Tu sei il Cristo..."
    Un giorno mi trovavo a casa da una coppia amica. Mi avevano chiamato perché c'era qualcosa che non funzionava e desideravano chiarirsi alla mia presenza. Ad un certo punto la moglie uscì con questa domanda "Ma io chi sono per te?". Erano marito e moglie: chi più di due persone così intime ha conoscenza dettagliata dell'altro? Eppure, non basta la frequentazione e la conoscenza delle abitudini perché il rapporto sia legame! Non è la conoscenza ma l'accoglienza incondizionata dell'altro a definire la bellezza di un rapporto!

    Gesù fa un po' la stessa cosa con i suoi Dodici amici: «Ma voi, chi dite che io sia?». Che cosa ho a che fare con la vostra vita? Che cosa imprime in voi la relazione con me? Qual è la mia specificità, la mia identità più vera? È dalla considerazione di questa originalità che ne deriva un rapporto significativo!

    Dire all'altro chi è per noi è uno sforzo che dobbiamo compiere! Faticosissimo... Ma in questa maniera sveliamo all'altro chi è per noi e l'altro può riconoscerei in quanto gli raccontiamo così come può chiarire meglio la propria identità se non si sente propriamente identificato... Alla moglie che chiede "chi sono per te", il marito non può rispondere "sei la migliore amica": manca qualcosa! C'è un personale modo di vedere ma c'è pure un oggettivo che si impone: le due dimensioni devono tendere ad identificarsi perché ci sia verità!

    La gente dice tante cose di Gesù: ognuno ha un suo modo di vederlo, di sentirlo e di seguirlo! Ma alla fine è necessario che si arrivi a riconoscerlo come professa Pietro «Tu sei il Cristo»! Tutte le nostre idee su Gesù vanno bene, sono quelle che sentiamo dentro, ma la fede deve arrivare a sovrapponi a quella di Pietro, cioè a quella che la Chiesa, nella sua millenaria tradizione, ci ha trasmesso! So che questa prospettiva non va per la maggiore ma il vangelo parla chiaro...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 24, 2012 9:38 am

      • XXV domenica del Tempo Ordinario. 23 settembre 2012
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Dal libro della Sapienza 2, 12.17-20
[Dissero gli empi:] «Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d'incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l'educazione ricevuta. Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine. Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza e saggiare il suo spirito di sopportazione. Condanniamolo a una morte infamante, perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà».



Dalla lettera di san Giacomo apostolo 3,16-4,3
Fratelli miei, dove c'è gelosia e spirito di contesa, c'è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall'alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia. Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni.



Dal vangelo secondo Marco 9, 30-37
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafarnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato»




    • La lotta spirituale
    «Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d'incomodo e si oppone alle nostre azioni, ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l'educazione ricevuta». È un versetto del libro della Sapienza, scritto circa cinquant'anni prima della nascita di Cristo; niente di nuovo sotto il sole! Da che mondo è mondo le persone che richiamano alla verità sono scomode... e il desiderio immediato è quello di zittirle per non sentirsi costantemente pungolati dalle loro parole... mi viene in mente Pinocchio con il grillo parlante... Non si pensi che tale atteggiamento sia solo dei violenti e dei criminali! Tutti, indistintamente, a fronte di qualcuno che ci contesta qualcosa, abbiamo una reazione di stizza, di irritazione. Generalmente siamo capaci di contenere il fastidio evitando rimostranze esagerate, tuttavia, la decisione intima è quella di girare alla larga da persone così scomode e inquietanti...

    È fuori dubbio che Gesù è una di queste! È stato un grido di verità nella società del suo tempo e sempre lo sarà! È stato tolto di mezzo allora e sempre lo sarà! Anche da noi vicini, non chiamiamoci fuori... Si guardi ai discepoli: Gesù confida loro il suo destino di dolore, di sofferenza, di rifiuto ed essi stanno a discutere su chi sia il più grande fra di loro! Si può stare accanto a Gesù e non lasciarsi minimamente intaccare dalla sua Parola... illudersi di essere bravi discepoli è la disgrazia più grande che possa capitare!

    L'amicizia con Gesù non ci può lasciare sempre tranquilli... l'ascolto sincero della sua Parola tocca le pieghe di male più nascoste e provoca dolore... ne deve derivare un desiderio costante di conversione, di cambiamento radicale... è la lotta spirituale da cui mai saremo esonerati!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 01, 2012 1:59 pm

      • XXVI domenica del Tempo Ordinario. 30 settembre 2012
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Dal libro dei Numeri 11, 25-29
In quei giorni, il Signore scese nella nube e parlò a Mosè: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito. Ma erano rimasti due uomini nell'accampamento, uno chiamato Eldad e l'altro Medad. E lo spirito si posò su di loro; erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell'accampamento. Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell'accampamento». Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!». Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!».



Dalla lettera di san Giacomo apostolo 5, 1-6
Ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore onnipotente. Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza.



Dal vangelo secondo Marco 9,38-43.45.47-48
In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geenna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».




    • Tutti missionari
    Siamo nel tempo nel quale ripartono tutte le attività pastorali della parrocchia. Gli incontri con le persone che si impegnano a vario titolo si moltiplicano: consiglio pastorale, catechisti, animatori, ecc... Tutti attivati per rispondere ad un compito preciso di responsabilità verso i fratelli nel nome di Gesù.

    Sì: nel nome di Gesù! Guai a noi se ciò che mettiamo in piedi non ha come origine Lui: sarebbe tutto tempo perso! Le attività che si organizzano devono avere sempre come unico obiettivo quello di far sperimentare a tutti la gioia data dal Vangelo. Le invidie e le contese che spesso serpeggiano - «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demoni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva» - non hanno minimamente ragione d'esserci - «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi» -.

    Aiutiamoci a vicenda nell'opera di evangelizzazione, più siamo e meglio è! Si parla tanto di qualità: certamente è importante, ma non perdiamo di vista l'istanza missionaria! Il vangelo deve raggiungere tutti: per ognuno c'è una parola che salva! Gesù non ha inviato i suoi a inquadrare tutti dentro un sistema ordinato e preciso di regole e convenzioni! Gesù ha inviato i Dodici perché guarissero i malati e liberassero gli indemoniati... In questo mese missionario che iniziamo, il cui tema è "Ho creduto perciò ho parlato", lasciamoci nuovamente prendere dal fuoco della testimonianza: ognuno nel suo campo, intra o extra ecclesiale, si senta incaricato di far giungere a tutti e a ciascuno il Vangelo che è Gesù Cristo, il Figlio di Dio, morto e risorto per noi! Forza genitori! Forza catechisti! Forza animatori! Forza addetti alla pulizia, alla cucina, alla manutenzione! Tutti per la stessa causa!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 08, 2012 8:35 am

      • XXVII domenica del Tempo Ordinario. 7 ottobre 2012
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Dal libro della Genesi 2, 18-24
Il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l'uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall'uomo è stata tolta». Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un'unica carne.



Dalla lettera agli Ebrei 2, 9-11
Fratelli, quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti. Conveniva infatti che Dio - per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria - rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza. Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli.



Dal vangelo secondo Marco 10, 2-16
In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall'inizio della creazione (Dio) li fece maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.




    • L'uomo e la donna
    «Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo": ebbene sì, la solitudine è una condizione che anche Dio respinge categoricamente! Lui stesso non è solo: è Uno e Trino... e quanto lavora perché la comunione ìntra-trinitaria si allarghi e coinvolga più persone possibile! Insomma: siamo creati per vivere in relazione! Le relazioni a cui siamo stati invitati fina dalla creazione sono molteplici: l'uomo è in rapporto con gli animali, con le piante e con la natura in genere. Tutto Dio ha creato perché l'uomo non si sentisse solo! Sono comprensibili, da questo punto di vista, le passioni che molti hanno per gli animali e le piante. Ma... c'è un ma!

    Nel momento in cui Dio attornia l'uomo di piante e animali si accorge che manca qualcosa... Certo: tutta la bellezza del creato è in grado di attenuare il senso di solitudine ma solo la creazione della donna rende l'uomo pienamente soddisfatto e realizzato! «L'uomo disse: "Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne"!» Il cuore dell'uomo è carico di gioia nel momento in cui si relaziona con il suo simile! È chiaro che è più impegnativo... non per niente chiede una esclusività «Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un'unica carne». L'uomo e la donna per entrare in comunione devono mettersi seriamente in gioco, devono mettersi nudi uno di fronte all'altro, uno dentro all'altro, rivelando le proprie fragilità e scoprendo quelle dell'altro...

    Ogni tanto sento ancora dire che "sono meglio gli animali che le persone"... è semplice compensazione alla solitudine e alla propria incapacità di amare e di essere amati! Non si fugga dalla fatica di amarsi tra simili: solo lì c'è la possibilità di divenire una carne sola e scoprire l'identità di Dio che nella diversità è piena unità! ...diventare Dio...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 15, 2012 8:28 am

      • XXVIII domenica del Tempo Ordinario. 14 ottobre 2012
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Dal libro della Sapienza 7, 7-11
Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza. La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto, non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l'oro al suo confronto è come un po' di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l'argento. L'ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce, perché lo splendore che viene da lei non tramonta. Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.



Dalla lettera agli Ebrei 4, 12-13
La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto.



Dal vangelo secondo Marco 10, 17-30
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre"». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».




    • Vogliamo la vita eterna?
    «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?», chiese un giovane a Gesù. Una domanda ambiziosa. L'evangelista Marco sottolinea che il giovane era ricco: probabilmente si poteva permetter ogni cosa, ma non l'eternità... Qualcuno dice che la morte è l'unica cosa giusta perché è uguale per tutti! Anche i ricchi la possono schivare!

    Gesù è stupito dal fatto che il giovane lo abbia definito «buono»: quell'aggettivo aveva tanto il sapore della ruffianata... Gesù non si lascia circuire così facilmente... La vita eterna non la si compra: o la si possiede o non c'è verso di acquistarla! La vita eterna ha a che fare con una vita buona, dove l'essenziale è Dio! Il giovane ricco è pieno di sé, delle sue sicurezze, delle sue agiatezze: vorrebbe solo avere la tranquillità per mantenersi in quella condizione! Gesù lo invita a vendere i suoi averi, a fidarsi di lui e a seguirlo... Proposta indecente! Giudicata stolta e per niente vantaggiosa...

    Eppure il sapiente, come ci è ricordato nella prima lettura che oggi ascoltiamo nella liturgia eucaristica dice: «Preferii la sapienza a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto, non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l'oro al suo confronto è come un po' di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l'argento». Il giovane ricco non è un'astrazione! È uno che ci rappresenta in maniera speculare... La vita eterna è possibile assicurarsela già qui nel momento in cui l'affanno maggiore riguarda l'impegno a seguire Gesù e non i beni! Per un ricco è difficilissimo entrare nel regno dei cieli perché è in tutt'altre faccende affaccendato! Si deve parlare di alternativa secca tra regno e ricchezza? Non so. Di certo c'è da pensare...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 22, 2012 9:29 am

      • XXIX domenica del Tempo Ordinario. 21 ottobre 2012
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Dal libro del profeta Isaia 53,10-11
Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità.



Dalla lettera agli Ebrei 4, 14-16
Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.



Dal vangelo secondo Marco 10, 35-45
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi cori Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».




    • Che cosa desideriamo?
    Mi fa sempre un'impressione incredibile questo versetto del Vangelo: «Si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: "Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo"». È il tentativo - mai finito - di ridurre Dio alla propria volontà e ai propri desideri; la preghiera non è "sia fatta la tua volontà", ma la mia! L'approfondimento costante del Vangelo mi fa riconoscere la meschinità delle mie pretese... quante volte desidero che si realizzino i miei progetti, le mie ambizioni, i miei sogni... Poi, mi scontro con la Parola di Gesù che mi obbliga a discernere: "i tuoi, progetti, le tue ambizioni, i tuoi sogni, sono quelli di Dio!"...

    Sto imparando a capire che Dio ha visuali molto più ampie delle mie. Riconosco che il compito del discepolo è solo quello di essere eco del Maestro! Non ci sono obiettivi da raggiungere! Il Vangelo è Buona notizia, non programma aziendale con tanto di valutazione di bilanci e consenso... A Dio non dobbiamo chiedere di fare quello che vogliamo noi! Che faccia quello che vuole Lui! E se questo vuoi dire buttare all'aria i nostri progetti, ben venga! Il Vangelo non trionfa se va in porto quello che abbiamo concepito noi! Certe cocenti delusioni che pastoralmente sperimentiamo sono un toccasana perché il primato non sia il nostro, ma quello di Dio!

    Ognuno di noi è chiamato a farsi un serio e permanente esame di coscienza: in base a che cosa mi giudico credente? Quali sono i criteri attraverso i quali verifico se le mie iniziative sono cristiane o no? Le nostre proposte ecclesiali non funzionano perché gli altri sono stolti o perché hanno poco il sapore del Vangelo? Ciò che sperimentiamo nella sequela ci porta gioia oppure è ininterrotto lamento?
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 29, 2012 9:00 am

      • XXX domenica del Tempo Ordinario. 28 ottobre 2012
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Dal libro del profeta Geremia 31, 7-9
Così dice il Signore: «Innalzate canti di gioia per Giacobbe, esultate per la prima delle nazioni, fate udire la vostra lode e dite: "Il Signore ha salvato il suo popolo, il resto d'Israele". Ecco, li riconduco dalla terra del settentrione e li raduno dalle estremità della terra; fra loro sono il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente: ritorneranno qui in gran folla. Erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni; li ricondurrò a fiumi ricchi d'acqua per una strada dritta in cui non inciamperanno, perché io sono un padre per Israele, Èfraim è il mio primogenito».



Dalla lettera agli Ebrei 5, 1-6
Ogni sommo sacerdote è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell'ignoranza e nell'errore, essendo anche lui rivestito di debolezza. A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il popolo. Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato», gliela conferì come è detto in un altro passo: «Tu sei sacerdote per sempre, secondo l'ordine di Melchisedek».



Dal vangelo secondo Marco 10, 46-52
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.




    • Vedere di nuovo
    Letto con attenzione, il miracolo del cieco narrato nel Vangelo secondo Marco, è davvero un capolavoro simbolico! Racconta, con una lucidità unica, il cammino del discepolo di Cristo: dal "non vedere" al "vedere di nuovo". Mi colpisce particolarmente l'espressione "di nuovo": che cosa significa esattamente?

    Anzitutto è chiaro che il cieco di cui Marco riferisce non è tale dalla nascita: c'è stato un tempo in cui vedeva ed ora non ci vede più. Non interessa a noi sapere la malattia in cui è incorso: semplicemente sta davanti a Gesù uno che in un primo tempo era in grado di vedere e ora non più. La realtà è sempre la stessa ma mancano le condizioni per contemplarla... Mi sembra un simbolo mirabile della fede: capita di perdere la capacità di leggere la realtà con gli occhi dì Dio, di trovarsi ai bordi della vita senza più godere della sua bellezza, di sentire attorno un pessimismo accecante che toglie ogni speranza... sono tutta una serie di situazioni che buttano a terra e rendono oscura l'esistenza!

    C'è da avere il coraggio di gridare a Gesù, di non cedere al parere mortificante di chi vive nello scetticismo e nella sfiducia! Può accadere di essere i soli a gridare dentro un deserto di persone ridotte a sole ombre mute e sorde... Gesù sente il nostro grido accorato! Chiama e fa rialzare... Nel momento in cui fa rialzare il cieco non ci vede ancora, però è nelle condizioni di stare dentro la vita in una posizione di domanda, di ricerca! Gesù si fa attento alle domande dell'uomo e quando hanno il sapore della verità non disdegna di compiere miracoli!

    "Vedere di nuovo", dopo che si è camminato per un tratto di strada al buio, produce una gioia incontenibile! È una buona notizia, questa: è possibile vedere di nuovo, vedere diverso, vedere in profondità, vedere di più... È bene saperlo!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 05, 2012 9:37 am

      • XXXI domenica del Tempo Ordinario. 4 novembre 2012
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Dal libro del Deuteronomio 6, 2-6
Mosè parlò al popolo dicendo: «Temi il Signore, tuo Dio, osservando per tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandi che io ti do e così si prolunghino i tuoi giorni. Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica, perché tu sia felice e diventiate molto numerosi nella terra dove scorrono latte e miele, come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto. Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore».



Dalla lettera agli Ebrei 7, 23-28
Fratelli, [nella prima alleanza] in gran numero sono diventati sacerdoti, perché la morte impediva loro di durare a lungo. Cristo invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore. Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli. Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso. La Legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento, posteriore alla Legge, costituisce sacerdote il Figlio, reso perfetto per sempre.



Dal vangelo secondo Marco 12, 28-3
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Non c'è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.




    • La legge dell'amore
    Viviamo in un tempo nel quale tutto ciò che sa di legge e di norma viene respinto a piè pari! Così non ha senso sposarsi perché è "solo un pezzo di carta", non ha senso avere rispetto per tutti "perché non si può essere falsi", non ha senso vietare l'uso di sostanze stupefacenti "perché ognuno può fare quello che vuole della sua salute" ecc... Giustamente si sostiene che le cose vanno fatte con il cuore altrimenti non sono autentiche! Verissimo! Tuttavia... molto realisticamente la Parola di Dio parla di Comandamenti! Ad un uomo corrotto dal peccato non si può non ricordare il bene anche attraverso la nuda e fredda legge...

    Se tutti fossimo angeli non ci sarebbe bisogno di comandi: faremmo il bene sempre e soltanto per attrazione, non per costrizione! Ma così non è... A volte il bene lo si deve fare semplicemente perché è riconosciuto come tale dalla legge e non perché lo sentiamo tale! Non credo abbia sbagliato Gesù nel momento in cui ha definito nella categoria di Comandamento l'amore a Dio e l'amore al prossimo! Di per sé sarebbe legittimo considerare l'amore un movimento spontaneo dell'anima e non di certo un dovere! Eppure, con estrema schiettezza, Gesù lo pone come una legge!

    È chiaro che non si ama per legge ma, nel momento in cui non si riesce ad amare, è bene farlo almeno per legge! Così: se a volte non si ha voglia di pregare, di andare a messa, di fare meditazione, il comando di mettere Dio al di sopra dì ogni proprio desiderio diventa stimolo a superare la propria pigrizia! Se a volte delle persone non ci vanno proprio a genio, ben venga la legge a ricordarci che siamo chiamati ad amarle come amiamo noi stessi, benché non sempre ci andiamo a genio... Mi sembra così chiaro...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 12, 2012 9:14 am

      • XXXII domenica del Tempo Ordinario. 11 novembre 2012
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Dal primo libro dei Re 17, 10-16
In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere». Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». Elia le disse: «Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: "La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra"». Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.



Dalla lettera agli Ebrei 9, 24-28
Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l'aspettano per la loro salvezza.



Dal vangelo secondo Marco 12, 38-44
In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».




    • Oltre l'apparenza...
    Gesù continua a riportarci alla verità del nostro cuore! La salvezza non è una conquista ma una condizione! Non si è salvati attraverso riti o manifestazioni religiose: lo si è perché nel cuore si è invasi dall'amore di Dio e la vita ne viene trasfigurata! Fanno impressione gli atteggiamenti pomposi e appariscenti di quegli uomini religiosi appartenenti alla casta degli scribi e dei farisei descritti dal Vangelo di Marco: tutta scena e poca sostanza! Eppure che rilevanza sociale riuscivano ad avere... Non si vada troppo lontano: anche oggi, spesso e volentieri, chi sì atteggia credente provetto e super osservante, rischia di essere tanto "fuori" e poco "dentro"...

    Fratelli e sorelle care: abbiamo la gioia dentro? Siamo contenti? Noi che celebriamo ogni domenica la risurrezione di Cristo gioiamo di questa notizia? Oppure continuiamo a celebrare riti e sacramenti, mantenendo immutato il nostro cuore, con ansie e divisioni inutili? Sto insistendo con molti genitori affinchè i sacramenti non siano manifestazioni esteriori! Perché non siano la forma di un sostanziale vuoto del cuore! Meglio la salvezza dentro che il sacramento fuori! Non smettiamola mai di chiederci: nel rito esprimo ciò che ho dentro il cuore? Esprimo la mia radicale certezza che tutto nella mia vita dipende da Dio? Gesù che vede nel segreto conosce tutto...

    Insieme ai discepoli, Gesù osserva tutti i nostri gesti e sa benissimo che cosa c'è dietro... a che serve una faccia pulita davanti agli uomini, se davanti a Dio è più sporca del carbone... Guarda caso, nel vangelo di oggi, ad avere l'elogio e l'apprezzamento di Gesù non è qualcuno dì appariscente! È una povera vedova, per niente considerata dalla nomenclatura del tempo, ad avere la "prima pagina" del notiziario celeste... Che cosa interessa a noi?
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 19, 2012 9:35 am

      • XXXIII domenica del Tempo Ordinario. 18 novembre 2012
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Dal libro del profeta Daniele 12, 1-3
In quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Sarà un tempo di angoscia, come non c'era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro. Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.



Dalla lettera agli Ebrei 10, 11-14. 18
Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati. Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi. Infatti, con un'unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati. Ora, dove c'è il perdono di queste cose, non c'è più offerta per il peccato.



Dal vangelo secondo Marco13, 24-32
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».




    • ...nell'attesa della sua venuta
    "Tu quando verrai, Signore Gesù, quel giorno sarai un sole per noi. E senza tramonto la festa sarà, perché finalmente saremo con te": è una strofa di un canto noto che esprime molto bene il tema del Vangelo che leggiamo in questa domenica. Siamo agli sgoccioli dell'Anno liturgico. Voi sapete che l'Anno liturgico è Cristo vivo che ci accompagna «tutti i giorni, fino alla fine del tempo». Concludendosi l'Anno liturgico siamo chiamati, quindi, a pensare alla fine del tempo quando la presenza del Signore Gesù non sarà più nello Spirito ma sarà faccia a faccia! Per noi cristiani la fine della storia non è una minaccia, un castigo, un timore. È piuttosto il fine della storia: quando tutto e tutti saremo ricapitolati in Cristo! Ogni giorno che passa serve a questo scopo: Dio sta agendo per condurre ogni cosa a sé, salvando ogni sua creatura!

    È bellissimo vivere così: non c'è morte, né malattia, né disavventura che siano da temere perché, se siamo affidati alle mani di Gesù, nulla sarà contro dì noi! Spesso si sentono sette e movimenti che alzano la voce minacciando catastrofi e cataclismi e con essi la fine del mondo: lasciamoli pure gridare! Con Cristo non c'è nulla che possa nuocere alla nostra vita! Anche chi il mondo fosse alla fine, per noi non sarà mai la fine!

    «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo». È così chiaro! Gli eletti saranno radunati e saranno con Luì per sempre! Una domanda sorge spontanea: saremo tra gli eletti? Non lo so... intanto cerchiamo di esserlo!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 26, 2012 10:08 am

      • Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo. 25 novembre 2012
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Dal libro del profeta Daniele 7, 13-14
Guardando nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d'uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.



Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo 1, 5-8
Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e per lui tutte le tribù della terra si batteranno il petto. Sì, Amen! Dice il Signore Dio: Io sono l'Alfa e l'Omèga, Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!



Dal vangelo secondo Giovanni 18, 33b-37
In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno con­segnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».




    • Nel mondo con diversità
    Da qualche anno la nostra Chiesa diocesana sta chiedendoci di fare molta attenzione alle tappe dell'Anno liturgico: non è un semplice diversivo contenutistico ma il desiderio che i battezzati avvertano Gesù come il senso del tempo. I cristiani vivono la loro storia ritmandola non sulle logiche del mondo ma su quelle di Dio! Tutto è finalizzato affinchè Cristo diventi «tutto in tutti».

    Gesù interrogato da Filato risponderà: «Il mio regno non è di quaggiù»; i discepoli - i battezzati - non sono da meno del Maestro! Coloro che scelgono di seguire Gesù, come dice benissimo il vangelo di Giovanni, «sono nel mondo ma non sono del mondo»! Il fatto di vivere il tempo con una scansione diversa dall'anno civile sta ad indicare questa dimensione di originalità e di diversità. Non si tratta, quindi, di rinnegare il calendario civile come se fosse la causa di tutti i mali ma di percepire la chiamata a lasciarsi interpellare da Gesù lasciandogli la leadership assoluta della nostra libertà e della nostra volontà... C'è da strappare un po' con il mondo... non possiamo accettare che l'essere dì Cristo ci lasci totalmente sovrapponibili a chi Cristo non l'ha scelto...

    Gesù è venuto nel mondo «per dare testimonianza alla verità»: Pilato, figura dell'uomo impiegato testa e cuore nelle cose del mondo, non riesce a cogliere la verità che Cristo gli mostra nelle sue opere! O accetta di uscire dai suoi schemi mondani di giudizio oppure continuerà a far parte di quella fetta di umanità che ritiene Cristo ostile al mondo e, quindi, impenetrabile... «Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce»; l'accesso alla verità è dato dall'ascolto di Cristo! Dal tacitare tutte le voci che distolgono per mettersi a disposizione dell'ascolto dell'unica Parola che salva! In sostanza riconoscere Gesù, Re e Signore dell'universo!
    • don Natalino Pedrana
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