Quaresima 2011

Omelie di Monsignor Antonio Riboldi e altri commenti alla Parola, a cura di miriam bolfissimo

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Quaresima 2011

Messaggio da miriam bolfissimo » mar mar 08, 2011 8:47 am

Miei carissimi tutti, pace e bene! andiamo ad incominciare con gioia il tempo prezioso di conversione che ci offre questa quaresima: così ci suggerisce la Mamma Celeste nel messaggio di qs febbraio...
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...che dono prezioso: la Mamma Celeste è con noi nel cammino, e intercede x la ns conversione! avviamoci dunque, riponendo in Dio Padre che è Amore ogni ns speranza, tt la ns fiducia...

Un abbraccissimo, miriam bolfissimo ;)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » mar mar 08, 2011 8:48 am


  • Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la Quaresima 2011
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      • Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti (cfr Col 2,12)
Cari fratelli e sorelle!

la Quaresima, che ci conduce alla celebrazione della Santa Pasqua, è per la Chiesa un tempo liturgico assai prezioso e importante, in vista del quale sono lieto di rivolgere una parola specifica perché sia vissuto con il dovuto impegno. Mentre guarda all’incontro definitivo con il suo Sposo nella Pasqua eterna, la Comunità ecclesiale, assidua nella preghiera e nella carità operosa, intensifica il suo cammino di purificazione nello spirito, per attingere con maggiore abbondanza al Mistero della redenzione la vita nuova in Cristo Signore (cfr Prefazio I di Quaresima).

1. Questa stessa vita ci è già stata trasmessa nel giorno del nostro Battesimo, quando, “divenuti partecipi della morte e risurrezione del Cristo”, è iniziata per noi “l’avventura gioiosa ed esaltante del discepolo” (Omelia nella Festa del Battesimo del Signore, 10 gennaio 2010). San Paolo, nelle sue Lettere, insiste ripetutamente sulla singolare comunione con il Figlio di Dio realizzata in questo lavacro. Il fatto che nella maggioranza dei casi il Battesimo si riceva da bambini mette in evidenza che si tratta di un dono di Dio: nessuno merita la vita eterna con le proprie forze. La misericordia di Dio, che cancella il peccato e permette di vivere nella propria esistenza “gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5), viene comunicata all’uomo gratuitamente.

L’Apostolo delle genti, nella Lettera ai Filippesi, esprime il senso della trasformazione che si attua con la partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo, indicandone la meta: che “io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti” (Fil 3,10-11). Il Battesimo, quindi, non è un rito del passato, ma l’incontro con Cristo che informa tutta l’esistenza del battezzato, gli dona la vita divina e lo chiama ad una conversione sincera, avviata e sostenuta dalla Grazia, che lo porti a raggiungere la statura adulta del Cristo.

Un nesso particolare lega il Battesimo alla Quaresima come momento favorevole per sperimentare la Grazia che salva. I Padri del Concilio Vaticano II hanno richiamato tutti i Pastori della Chiesa ad utilizzare “più abbondantemente gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale” (Cost. Sacrosanctum Concilium, 109). Da sempre, infatti, la Chiesa associa la Veglia Pasquale alla celebrazione del Battesimo: in questo Sacramento si realizza quel grande mistero per cui l’uomo muore al peccato, è fatto partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo stesso Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti (cfr Rm 8,11). Questo dono gratuito deve essere sempre ravvivato in ciascuno di noi e la Quaresima ci offre un percorso analogo al catecumenato, che per i cristiani della Chiesa antica, come pure per i catecumeni d’oggi, è una scuola insostituibile di fede e di vita cristiana: davvero essi vivono il Battesimo come un atto decisivo per tutta la loro esistenza.

2. Per intraprendere seriamente il cammino verso la Pasqua e prepararci a celebrare la Risurrezione del Signore - la festa più gioiosa e solenne di tutto l’Anno liturgico - che cosa può esserci di più adatto che lasciarci condurre dalla Parola di Dio? Per questo la Chiesa, nei testi evangelici delle domeniche di Quaresima, ci guida ad un incontro particolarmente intenso con il Signore, facendoci ripercorrere le tappe del cammino dell’iniziazione cristiana: per i catecumeni, nella prospettiva di ricevere il Sacramento della rinascita, per chi è battezzato, in vista di nuovi e decisivi passi nella sequela di Cristo e nel dono più pieno a Lui.

La prima domenica dell’itinerario quaresimale evidenzia la nostra condizione dell’uomo su questa terra. Il combattimento vittorioso contro le tentazioni, che dà inizio alla missione di Gesù, è un invito a prendere consapevolezza della propria fragilità per accogliere la Grazia che libera dal peccato e infonde nuova forza in Cristo, via, verità e vita (cfr Ordo Initiationis Christianae Adultorum, n. 25). É un deciso richiamo a ricordare come la fede cristiana implichi, sull’esempio di Gesù e in unione con Lui, una lotta “contro i dominatori di questo mondo tenebroso” (Ef 6,12), nel quale il diavolo è all’opera e non si stanca, neppure oggi, di tentare l’uomo che vuole avvicinarsi al Signore: Cristo ne esce vittorioso, per aprire anche il nostro cuore alla speranza e guidarci a vincere le seduzioni del male.

Il Vangelo della Trasfigurazione del Signore pone davanti ai nostri occhi la gloria di Cristo, che anticipa la risurrezione e che annuncia la divinizzazione dell’uomo. La comunità cristiana prende coscienza di essere condotta, come gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, “in disparte, su un alto monte” (Mt 17,1), per accogliere nuovamente in Cristo, quali figli nel Figlio, il dono della Grazia di Dio: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo” (v. 5). É l’invito a prendere le distanze dal rumore del quotidiano per immergersi nella presenza di Dio: Egli vuole trasmetterci, ogni giorno, una Parola che penetra nelle profondità del nostro spirito, dove discerne il bene e il male (cfr Eb 4,12) e rafforza la volontà di seguire il Signore.

La domanda di Gesù alla Samaritana: “Dammi da bere” (Gv 4,7), che viene proposta nella liturgia della terza domenica, esprime la passione di Dio per ogni uomo e vuole suscitare nel nostro cuore il desiderio del dono dell’ “acqua che zampilla per la vita eterna” (v. 14): è il dono dello Spirito Santo, che fa dei cristiani “veri adoratori” in grado di pregare il Padre “in spirito e verità” (v. 23). Solo quest’acqua può estinguere la nostra sete di bene, di verità e di bellezza! Solo quest’acqua, donataci dal Figlio, irriga i deserti dell’anima inquieta e insoddisfatta, “finché non riposa in Dio”, secondo le celebri parole di sant’Agostino.

La “domenica del cieco nato” presenta Cristo come luce del mondo. Il Vangelo interpella ciascuno di noi: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. “Credo, Signore!” (Gv 9,35.38), afferma con gioia il cieco nato, facendosi voce di ogni credente. Il miracolo della guarigione è il segno che Cristo, insieme alla vista, vuole aprire il nostro sguardo interiore, perché la nostra fede diventi sempre più profonda e possiamo riconoscere in Lui l’unico nostro Salvatore. Egli illumina tutte le oscurità della vita e porta l’uomo a vivere da “figlio della luce”.

Quando, nella quinta domenica, ci viene proclamata la risurrezione di Lazzaro, siamo messi di fronte al mistero ultimo della nostra esistenza: “Io sono la risurrezione e la vita… Credi questo?” (Gv 11,25-26). Per la comunità cristiana è il momento di riporre con sincerità, insieme a Marta, tutta la speranza in Gesù di Nazareth: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo” (v. 27). La comunione con Cristo in questa vita ci prepara a superare il confine della morte, per vivere senza fine in Lui. La fede nella risurrezione dei morti e la speranza della vita eterna aprono il nostro sguardo al senso ultimo della nostra esistenza: Dio ha creato l’uomo per la risurrezione e per la vita, e questa verità dona la dimensione autentica e definitiva alla storia degli uomini, alla loro esistenza personale e al loro vivere sociale, alla cultura, alla politica, all’economia. Privo della luce della fede l’universo intero finisce rinchiuso dentro un sepolcro senza futuro, senza speranza.

Il percorso quaresimale trova il suo compimento nel Triduo Pasquale, particolarmente nella Grande Veglia nella Notte Santa: rinnovando le promesse battesimali, riaffermiamo che Cristo è il Signore della nostra vita, quella vita che Dio ci ha comunicato quando siamo rinati “dall’acqua e dallo Spirito Santo”, e riconfermiamo il nostro fermo impegno di corrispondere all’azione della Grazia per essere suoi discepoli.

3. Il nostro immergerci nella morte e risurrezione di Cristo attraverso il Sacramento del Battesimo, ci spinge ogni giorno a liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, da un legame egoistico con la “terra”, che ci impoverisce e ci impedisce di essere disponibili e aperti a Dio e al prossimo. In Cristo, Dio si è rivelato come Amore (cfr 1Gv 4,7-10). La Croce di Cristo, la “parola della Croce” manifesta la potenza salvifica di Dio (cfr 1Cor 1,18), che si dona per rialzare l’uomo e portargli la salvezza: amore nella sua forma più radicale (cfr Enciclica Deus caritas est, 12). Attraverso le pratiche tradizionali del digiuno, dell’elemosina e della preghiera, espressioni dell’impegno di conversione, la Quaresima educa a vivere in modo sempre più radicale l’amore di Cristo. Il digiuno, che può avere diverse motivazioni, acquista per il cristiano un significato profondamente religioso: rendendo più povera la nostra mensa impariamo a superare l’egoismo per vivere nella logica del dono e dell’amore; sopportando la privazione di qualche cosa - e non solo di superfluo - impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro “io”, per scoprire Qualcuno accanto a noi e riconoscere Dio nei volti di tanti nostri fratelli. Per il cristiano il digiuno non ha nulla di intimistico, ma apre maggiormente a Dio e alle necessità degli uomini, e fa sì che l’amore per Dio sia anche amore per il prossimo (cfr Mc 12,31).

Nel nostro cammino ci troviamo di fronte anche alla tentazione dell’avere, dell’avidità di denaro, che insidia il primato di Dio nella nostra vita. La bramosia del possesso provoca violenza, prevaricazione e morte; per questo la Chiesa, specialmente nel tempo quaresimale, richiama alla pratica dell’elemosina, alla capacità, cioè, di condivisione. L’idolatria dei beni, invece, non solo allontana dall’altro, ma spoglia l’uomo, lo rende infelice, lo inganna, lo illude senza realizzare ciò che promette, perché colloca le cose materiali al posto di Dio, unica fonte della vita. Come comprendere la bontà paterna di Dio se il cuore è pieno di sé e dei propri progetti, con i quali ci si illude di potersi assicurare il futuro? La tentazione è quella di pensare, come il ricco della parabola: “Anima mia, hai a disposizione molti beni per molti anni…”. Conosciamo il giudizio del Signore: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita…” (Lc 12,19-20). La pratica dell’elemosina è un richiamo al primato di Dio e all’attenzione verso l’altro, per riscoprire il nostro Padre buono e ricevere la sua misericordia.

In tutto il periodo quaresimale, la Chiesa ci offre con particolare abbondanza la Parola di Dio. Meditandola ed interiorizzandola per viverla quotidianamente, impariamo una forma preziosa e insostituibile di preghiera, perché l’ascolto attento di Dio, che continua a parlare al nostro cuore, alimenta il cammino di fede che abbiamo iniziato nel giorno del Battesimo. La preghiera ci permette anche di acquisire una nuova concezione del tempo: senza la prospettiva dell’eternità e della trascendenza, infatti, esso scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte che non ha futuro. Nella preghiera troviamo, invece, tempo per Dio, per conoscere che “le sue parole non passeranno” (cfr Mc 13,31), per entrare in quell’intima comunione con Lui “che nessuno potrà toglierci” (cfr Gv 16,22) e che ci apre alla speranza che non delude, alla vita eterna.

In sintesi, l’itinerario quaresimale, nel quale siamo invitati a contemplare il Mistero della Croce, è “farsi conformi alla morte di Cristo” (Fil 3,10), per attuare una conversione profonda della nostra vita: lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito Santo, come san Paolo sulla via di Damasco; orientare con decisione la nostra esistenza secondo la volontà di Dio; liberarci dal nostro egoismo, superando l’istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Cristo. Il periodo quaresimale è momento favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere, con una sincera revisione di vita, la Grazia rinnovatrice del Sacramento della Penitenza e camminare con decisione verso Cristo.

Cari fratelli e sorelle, mediante l’incontro personale col nostro Redentore e attraverso il digiuno, l’elemosina e la preghiera, il cammino di conversione verso la Pasqua ci conduce a riscoprire il nostro Battesimo. Rinnoviamo in questa Quaresima l’accoglienza della Grazia che Dio ci ha donato in quel momento, perché illumini e guidi tutte le nostre azioni. Quanto il Sacramento significa e realizza, siamo chiamati a viverlo ogni giorno in una sequela di Cristo sempre più generosa e autentica. In questo nostro itinerario, ci affidiamo alla Vergine Maria, che ha generato il Verbo di Dio nella fede e nella carne, per immergerci come Lei nella morte e risurrezione del suo Figlio Gesù ed avere la vita eterna.
  • Benedetto XVI
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Ospite

Da una riflessione di Don Tonino Bello

Messaggio da Ospite » mer mar 09, 2011 10:04 am

In condivisione, da una riflessione di don Tonino Bello Vescovo, "Buon cammino di Quaresima"


  • ACQUA E CENERE
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Carissimi,
cenere in testa e acqua sui piedi.

Tra questi due riti, si snoda la strada della quaresima. Una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri.
A percorrerla non bastano i cinquanta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala.
Pentimento e servizio.
Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all’acqua, più che alle parole. Non c’è credente che non venga sedotto dal fascino di queste due prediche. Le altre, quelle fatte dai pulpiti, forse si dimenticano subito. Queste, invece, no: perché espresse con i simboli, che parlano un «linguaggio a lunga conservazione».
È difficile, per esempio, sottrarsi all’urto di quella cenere.
Benché leggerissima, scende sul capo con la violenza della grandine. E trasforma in un’autentica martellata quel richiamo all’unica cosa che conta: «Convertiti e credi al Vangelo».
Peccato che non tutti conoscono la rubrica del messale, secondo cui le ceneri debbono essere ricavate dai rami d’ulivo benedetti nell’ultima Domenica delle Palme. Se no, le allusioni all’impegno per la pace, all’accoglienza del Cristo, al riconoscimento della sua unica signoria, alla speranza di ingressi definitivi nella Gerusalemme del cielo, diverrebbero itinerari ben più concreti di un cammino di conversione.
Quello «shampoo alla cenere», comunque, rimane impresso per sempre: ben oltre il tempo in cui, tra i capelli soffici, ti ritrovi detriti terrosi che il mattino seguente, sparsi sul guanciale, fanno pensare per un attimo alle squame già cadute dalle croste del nostro peccato.
Così pure rimane indelebile per sempre quel tintinnare dell’acqua nel catino. È la predica più antica che ognuno di noi ricordi. Da bambini, l’abbiamo «udita con gli occhi», pieni di stupore, dopo aver sgomitato tra cento fianchi, per passare in prima fila e spiare da vicino le emozioni della gente.Una predica, quella del giovedì santo, costruita con dodici identiche frasi: ma senza monotonia. Ricca di tenerezze, benché articolata su un prevedibile copione. Priva di retorica, pur nel ripetersi di passaggi scontati: l’offertorio di un piede, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio, il sigillo di un bacio.Una predica strana. Perché a pronunciarla senza parole, genuflesso davanti a dodici simboli della povertà umana, è un uomo che la mente ricorda in ginocchio solo davanti alle ostie consacrate.
Miraggio o dissolvenza? Abbaglio provocato dal sonno, o simbolo per chi veglia nell’attesa di Cristo? «Una tantum» per la sera dei paradossi, o prontuario plastico per le nostre scelte quotidiane?

Potenza evocatrice dei segni!

Intraprendiamo, allora, il viaggio quaresimale, sospeso tra cenere e acqua. La cenere ci bruci sul capo, come fosse appena uscita dal cratere di un vulcano. Per spegnerne l’ardore, mettiamoci alla ricerca dell’acqua da versare… sui piedi degli altri.

Pentimento e servizio. Binari obbligati su cui deve scivolare il cammino del nostro ritorno a casa.

Cenere e acqua. Ingredienti primordiali del bucato di un tempo. Ma, soprattutto, simboli di una conversione completa, che vuole afferrarci finalmente dalla testa ai piedi.

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Messaggio da miriam bolfissimo » mer mar 09, 2011 10:48 am


  • Messaggio ai Sacerdoti del cardinale Mauro Piacenza per la Quaresima 2011
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Carissimi Confratelli,

il tempo di grazia, che insieme ci è dato di vivere, ci chiama ad una conversione rinnovata, come sempre nuovo è il Dono del Sacerdozio ministeriale, attraverso il quale, il Signore Gesù si rende presente nelle nostre esistenze e, attraverso di esse, nella vita di tutti gli uomini.

Conversione, per noi Sacerdoti, significa innanzitutto adeguare sempre più la nostra vita alla predicazione, che quotidianamente ci è dato di offrire ai fedeli, diventando, in tal modo, “brani di Vangelo vivente”, che tutti possono leggere ed accogliere.

Fondamento di un tale atteggiamento è, senza dubbio, la conversione alla propria identità: dobbiamo convertirci a ciò che siamo! L’identità, ricevuta sacramentalmente ed accolta dalla nostra umanità ferita, domanda la progressiva conformazione del nostro cuore, della nostra mente, dei nostri atteggiamenti, di tutto quanto noi siamo all’immagine di Cristo Buon Pastore, che in noi è stata sacramentalmente impressa.

Dobbiamo entrare nei Misteri che celebriamo, specialmente nella Santissima Eucaristia, e farci plasmare da essi; è nell’Eucaristia che il Sacerdote riscopre la propria identità! È nella celebrazione dei Divini Misteri che si può scorgere il “come” essere pastori e il “che cosa” sia necessario fare, per esserlo davvero al servizio dei fratelli.

Un mondo scristianizzato richiede una nuova evangelizzazione, ma una nuova evangelizzazione reclama Sacerdoti “nuovi”, non certo nel senso della superficiale rincorsa di ogni effimera moda passeggera, ma in quello di un cuore profondamente rinnovato da ogni Santa Messa; rinnovato secondo la misura della carità del Sacratissimo Cuore di Gesù, Sacerdote e Buon Pastore.

Particolarmente urgente è la conversione dal rumore al silenzio, dall’affannarci nel “fare” allo “stare” con Gesù, partecipando sempre più consapevolmente al Suo essere. Ogni agire pastorale deve essere sempre eco e dilatazione di ciò che il Sacerdote è!

Dobbiamo convertirci alla comunione, riscoprendo ciò che essa realmente è: comunione con Dio e con la Chiesa, e, in essa, con i fratelli. La comunione ecclesiale si caratterizza fondamentalmente dalla coscienza rinnovata e vissuta di vivere ed annunciare la stessa Dottrina, la stessa Tradizione, la stessa storia di santità e, perciò, la medesima Chiesa. Siamo chiamati a vivere la Quaresima con profondo senso ecclesiale, riscoprendo la bellezza di essere in un esodo di popolo, che include tutto l’Ordine sacerdotale e tutta la nostra gente, che ai propri Pastori guarda come a modello di sicuro riferimento e da essi attende rinnovata e luminosa testimonianza.

Dobbiamo convertirci alla partecipazione quotidiana al Sacrificio di Cristo sulla Croce. Come Egli disse e realizzò perfettamente quella sostituzione vicaria, che ha reso possibile ed efficace la nostra Salvezza, così ogni sacerdote, alter Christus, è chiamato, come i grandi santi, a vivere in prima persona il mistero di tale sostituzione, al servizio dei fratelli, soprattutto nella fedele celebrazione del Sacramento della Riconciliazione, cercato per se stessi e generosamente offerto ai fratelli, unitamente alla direzione spirituale, e nella quotidiana offerta della propria vita in riparazione dei peccati del mondo. Sacerdoti serenamente penitenti davanti al Santissimo Sacramento, capaci di portare la luce della sapienza evangelica ed ecclesiale nelle contemporanee circostanze, che paiono sfidare la nostra fede, divengono in realtà autentici profeti, capaci, a loro volta, di lanciare al mondo l’unica autentica sfida: quella del Vangelo, che chiama a conversione.

Talvolta, la fatica è davvero molta e facciamo l’esperienza di essere pochi, rispetto alle necessità della Chiesa. Ma, se non ci convertiamo, saremo sempre meno, perché solo un sacerdote rinnovato, convertito, “nuovo” diviene strumento, attraverso il quale, lo Spirito chiama i nuovi sacerdoti.

Alla Beata Vergine Maria, Regina degli Apostoli, affidiamo questo cammino quaresimale, implorando dalla Divina Misericordia, che sul modello della Madre celeste, anche il nostro cuore sacerdotale divenga “Refugium peccatorum”.
  • Cardinal Mauro Piacenza, Prefetto della Congregazione per il Clero
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » mer mar 09, 2011 2:36 pm


  • Udienza Generale di mercoledì 9 marzo, Mercoledì delle Ceneri
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Cari fratelli e sorelle!

Oggi, segnati dall’austero simbolo delle Ceneri, entriamo nel Tempo di Quaresima, iniziando un itinerario spirituale che ci prepara a celebrare degnamente i misteri pasquali. La cenere benedetta imposta sul nostro capo è un segno che ci ricorda la nostra condizione di creature, ci invita alla penitenza e ad intensificare l’impegno di conversione per seguire sempre di più il Signore.

La Quaresima è un cammino, è accompagnare Gesù che sale a Gerusalemme, luogo del compimento del suo mistero di passione, morte e risurrezione; ci ricorda che la vita cristiana è una “via” da percorrere, consistente non tanto in una legge da osservare, ma nella persona stessa di Cristo, da incontrare, da accogliere, da seguire. Gesù, infatti, ci dice: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23). Ci dice, cioè, che per giungere con Lui alla luce e alla gioia della risurrezione, alla vittoria della vita, dell’amore, del bene, anche noi dobbiamo prendere la croce di ogni giorno, come ci esorta una bella pagina dell’Imitazione di Cristo: “Prendi, dunque, la tua croce e segui Gesù; così entrerai nella vita eterna. Ti ha preceduto lui stesso, portando la sua croce (Gv 19,17) ed è morto per te, affinché anche tu portassi la tua croce e desiderassi di essere anche tu crocifisso. Infatti, se sarai morto con lui, con lui e come lui vivrai. Se gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai compagno anche nella gloria” (L. 2, c. 12, n. 2).

Nella Santa Messa della Prima Domenica di Quaresima pregheremo: “O Dio nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi ai tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita” (Colletta). É un’invocazione che rivolgiamo a Dio perché sappiamo che solo Lui può convertire il nostro cuore. Ed è soprattutto nella Liturgia, nella partecipazione ai santi misteri, che noi siamo condotti a percorrere questo cammino con il Signore; è un metterci alla scuola di Gesù, ripercorrere gli eventi che ci hanno portato la salvezza, ma non come una semplice commemorazione, un ricordo di fatti passati.

Nelle azioni liturgiche, Cristo si rende presente attraverso l’opera dello Spirito Santo, quegli avvenimenti salvifici diventano attuali. C’è una parola-chiave che ricorre spesso nella Liturgia per indicare questo: la parola “oggi”; ed essa va intesa in senso originario e concreto, non metaforico. Oggi Dio rivela la sua legge e a noi è dato di scegliere oggi tra il bene e il male, tra la vita e la morte (cfr Dt 30,19); oggi “il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15); oggi il Cristo è morto sul Calvario ed è risuscitato dai morti; è salito al cielo e siede alla destra del Padre; oggi ci è dato lo Spirito Santo; oggi è tempo favorevole. Partecipare alla Liturgia significa allora immergere la propria vita nel mistero di Cristo, nella sua permanente presenza, percorrere un cammino in cui entriamo nella sua morte e risurrezione per avere la vita.

Nelle domeniche di Quaresima, in modo del tutto particolare in quest’anno liturgico del ciclo A, siamo introdotti a vivere un itinerario battesimale, quasi a ripercorrere il cammino dei catecumeni, di coloro che si preparano a ricevere il Battesimo, per ravvivare in noi questo dono e per far in modo che la nostra vita recuperi le esigenze e gli impegni di questo Sacramento, che è alla base della nostra vita cristiana. Nel Messaggio che ho inviato per questa Quaresima, ho voluto richiamare il nesso particolare che lega il Tempo quaresimale al Battesimo. Da sempre la Chiesa associa la Veglia Pasquale alla celebrazione del Battesimo, passo per passo: in esso si realizza quel grande mistero per cui l’uomo, morto al peccato, è reso partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti (cfr Rm 8,11).

Le Letture che ascolteremo nelle prossime domeniche e alle quali vi invito a prestare speciale attenzione, sono riprese proprio dalla tradizione antica, che accompagnava il catecumeno nella scoperta del Battesimo: sono il grande annuncio di ciò che Dio opera in questo Sacramento, una stupenda catechesi battesimale rivolta a ciascuno di noi.

La Prima Domenica, chiamata Domenica della tentazione, perché presenta le tentazioni di Gesù nel deserto, ci invita a rinnovare la nostra decisione definitiva per Dio e ad affrontare con coraggio la lotta che ci attende per rimanergli fedeli. Sempre c'è di nuovo questa necessità di decisione, di resistere al male, di seguire Gesù. In questa Domenica la Chiesa, dopo aver udito la testimonianza dei padrini e dei catechisti, celebra l’elezione di coloro che sono ammessi ai Sacramenti pasquali.

La Seconda Domenica è detta di Abramo e della Trasfigurazione. Il Battesimo è il sacramento della fede e della figliolanza divina; come Abramo, padre dei credenti, anche noi siamo invitati a partire, ad uscire dalla nostra terra, a lasciare le sicurezze che ci siamo costruite, per riporre la nostra fiducia in Dio; la meta si intravede nella trasfigurazione di Cristo, il Figlio amato, nel quale anche noi diventiamo “figli di Dio”. Nelle Domeniche successive viene presentato il Battesimo nelle immagini dell’acqua, della luce e della vita.

La Terza Domenica ci fa incontrare la Samaritana (cfr Gv 4,5-42). Come Israele nell’Esodo, anche noi nel Battesimo abbiamo ricevuto l’acqua che salva; Gesù, come dice alla Samaritana, ha un’acqua di vita, che estingue ogni sete; e quest’acqua è il suo stesso Spirito. La Chiesa in questa Domenica celebra il primo scrutinio dei catecumeni e durante la settimana consegna loro il Simbolo: la Professione della fede, il Credo.

La Quarta Domenica ci fa riflettere sull’esperienza del “Cieco nato” (cfr Gv 9,1-41). Nel Battesimo veniamo liberati dalle tenebre del male e riceviamo la luce di Cristo per vivere da figli della luce. Anche noi dobbiamo imparare a vedere la presenza di Dio nel volto di Cristo e così la luce. Nel cammino dei catecumeni si celebra il secondo scrutinio.

Infine, la Quinta Domenica ci presenta la risurrezione di Lazzaro (cfr Gv 11,1-45). Nel Battesimo noi siamo passati dalla morte alla vita e siamo resi capaci di piacere a Dio, di far morire l’uomo vecchio per vivere dello Spirito del Risorto. Per i catecumeni, si celebra il terzo scrutinio e durate la settimana viene consegnata loro l’orazione del Signore: il Padre nostro.

Questo itinerario della Quaresima che siamo invitati a percorre nella Quaresima è caratterizzato, nella tradizione della Chiesa, da alcune pratiche: il digiuno, l’elemosina e la preghiera. Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria. Tutto questo però non è ancora la realtà piena del digiuno: è il segno esterno di una realtà interiore, del nostro impegno, con l’aiuto di Dio, di astenerci dal male e di vivere del Vangelo. Non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio.

Il digiuno, nella tradizione cristiana, è legato poi strettamente all’elemosina. San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: “Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale consistente nell’astinenza non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai peccati. A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell’elemosina, la quale sotto il nome unico di ‘misericordia’ abbraccia molte opere buone. Immenso è il campo delle opere di misericordia. Non solo i ricchi e i facoltosi possono beneficare gli altri con l’elemosina, ma anche quelli di condizione modesta e povera. Così, disuguali nei beni di fortuna, tutti possono essere pari nei sentimenti di pietà dell’anima” (Discorso 6 sulla Quaresima, 2: PL 54, 286). San Gregorio Magno ricordava, nella sua Regola Pastorale, che il digiuno è reso santo dalle virtù che l’accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità, che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una nostra privazione (cfr 19,10-11).

La Quaresima, inoltre, è un tempo privilegiato per la preghiera. Sant’Agostino dice che il digiuno e l’elemosina sono “le due ali della preghiera”, che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio. Egli afferma: “In tal modo la nostra preghiera, fatta in umiltà e carità, nel digiuno e nell’elemosina, nella temperanza e nel perdono delle offese, dando cose buone e non restituendo quelle cattive, allontanandosi dal male e facendo il bene, cerca la pace e la consegue. Con le ali di queste virtù la nostra preghiera vola sicura e più facilmente viene portata fino al cielo, dove Cristo nostra pace ci ha preceduto” (Sermone 206, 3 sulla Quaresima: PL 38,1042).

La Chiesa sa che, per la nostra debolezza, è faticoso fare silenzio per mettersi davanti a Dio, e prendere consapevolezza della nostra condizione di creature che dipendono da Lui e di peccatori bisognosi del suo amore; per questo, in Quaresima, invita ad una preghiera più fedele ed intensa e ad una prolungata meditazione sulla Parola di Dio. San Giovanni Crisostomo esorta: “Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Rendi splendida la tua abitazione con la luce della giustizia; orna le sue pareti con le opere buone come di una patina di oro puro e al posto dei muri e delle pietre preziose colloca la fede e la soprannaturale magnanimità, ponendo sopra ogni cosa, in alto sul fastigio, la preghiera a decoro di tutto il complesso. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia. Egli ti concederà di trasformare la tua anima in tempio della sua presenza” (Omelia 6 sulla Preghiera: PG 64,466).

Cari amici, in questo cammino quaresimale siamo attenti a cogliere l’invito di Cristo a seguirlo in modo più deciso e coerente, rinnovando la grazia e gli impegni del nostro Battesimo, per abbandonare l’uomo vecchio che è in noi e rivestirci di Cristo, per giungere rinnovati alla Pasqua e poter dire con san Paolo “non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Buon cammino quaresimale a voi tutti! Grazie!
  • Benedetto XVI
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » mer mar 09, 2011 2:38 pm

ImmagineSignore della mia vita

  • Signore della mia vita, allontana da me
    lo spirito dell'ozio, della tristezza,
    dell'amore per il dominio e le parole vane.

    Accorda al tuo servo
    lo spirito di temperanza e di umiltà,
    di perseveranza e la carità che non verrà mai meno.

    Sì, mio Signore e mio re,
    concedimi di vedere i miei peccati
    e di non giudicare il mio fratello.

    Perché tu sei benedetto nei secoli dei secoli. Amen.

    • Efrem il Siro: preghiera ortodossa per la Quaresima
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Messaggio da Ospite » dom mar 13, 2011 10:17 am

Immagine "La Quaresima è il tempo della rinascita" (GOCCE DI LUCE DI FEBBRAIO 2010)
"La Quaresima inizia nell'annuncio della mia Passione, del mio deserto"

"Oggi la quaresima inizia, nella prima domenica, nell'annuncio della mia Passione, del mio deserto, ancora poco sondato dalla Chiesa. L'ho vissuto, nella mia Umanità, nella persecuzione del diavolo, come nessun uomo e l'ho vissuta per voi, per espiare le vostre persecuzioni, per darvi forza nel tempo della sua prova.

É il deserto tempo di purificazione, di cui Io non necessitavo, ma vivevo per voi, per purificare le vostre persone, per prepararmi alla predicazione, che da lì avrei iniziato, per entrare nei cuori delle genti, e così farsi feconda.

Io vivo quaranta giorni di Passione che anticipa quella futura: vengo dilaniato nella carne e nello spirito, nelle vessazioni del diavolo. Colpito continuamente dalle pietre, lacerato, e morse le mie membra, e quanta oscurità che, in apparenze bestiali, mi si presentavano: quanti scorpioni e serpenti si avventavano, e tentazioni di ogni tempo, che mi invadevano ovunque.

Io le soffrivo tutte in Me. Vedevo il peccato degli uomini dell'intera umanità, e in ogni generazione, cadere nelle trappole infernali, e l'inferno stesso. Io sono stato immerso nell'inferno. Chi può capire ciò che ho vissuto? Solo mia Madre ha dato sostegno al mio dolore e alla mia solitudine, e una roccia alla quale mi sono aggrappato e sulla quale ho riversato le mie lacrime. É stata la battaglia con l'inferno, che Io vivevo, e vincevo per voi; e come la vincevo se non con la preghiera, la sofferenza e il digiuno?

Ancora voi, come potete vivere e vincere le prove del maligno, le tentazioni a cui siete sottoposti, le tenebre che cercano di offuscarvi la vita se non nella preghiera, offrendo la sofferenza, il digiuno?

Le tentazioni de diavolo sono le stesse, dalla notte dei tempi, ma pure i mezzi, che il Signore vi ha dato, sono di sempre: i mezzi divini attraverso i quali voi lo potete, ogni volta, sconfiggere e vincere.

Pregate la mia Passione nel deserto quando siete tentati, e nella prova. Chiedete per i meriti di essa, per i meriti acquisiti nei miei inenarrabili dolori a cui la Chiesa ancora non ha sondato nella sua profondità, e voi ne riceverete fortezza, luce, protezione, vittoria. Per i suoi meriti il maligno verrà fatto fuggire, e ne sarete sempre vittoriosi. Meditate la mia solitudine, il mio freddo che penetrava le ossa, la mia fame, le sofferenze fisiche e spirituali, alle quali il diavolo mi ha sottoposto. Io l'ho vissuta per dare a voi, se la pregate, la mia vittoria, Ti benedico".
(21 febbraio 2010)


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Messaggio da Giammarco De Vincentis » dom mar 13, 2011 11:12 am

Signore della mia vita, allontana da me
lo spirito dell'ozio, della tristezza,
dell'amore per il dominio e le parole vane.

Accorda al tuo servo
lo spirito di temperanza e di umiltà,
di perseveranza e la carità che non verrà mai meno.

Sì, mio Signore e mio re,
concedimi di vedere i miei peccati
e di non giudicare il mio fratello.

Perché tu sei benedetto nei secoli dei secoli. Amen.


Efrem il Siro: preghiera ortodossa per la Quaresima
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Messaggio da Ospite » dom mar 13, 2011 11:29 am

Carissimo Giammarco in comunione...

  • Signore della mia vita, allontana da me
    lo spirito dell'ozio, della tristezza,
    dell'amore per il dominio e le parole vane.

    Accorda al tuo servo
    lo spirito di temperanza e di umiltà,
    di perseveranza e la carità che non verrà mai meno.

    Sì, mio Signore e mio re,
    concedimi di vedere i miei peccati
    e di non giudicare il mio fratello.

    Perché tu sei benedetto nei secoli dei secoli.
    Amen.
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Messaggio da Redazione » lun mar 14, 2011 9:06 am

la nostra carissima ilary ha scritto:
ora di adorazione nel tempo di Quaresima

Dobbiamo prendere il coraggio tra le mani e abbandonarci al Signore portando la nostra croce, rinnegando noi stessi ed i nostri idoli…accettando anche i rimproveri di Dio perché Egli è amore, come disse Gesù:
“ Chi crede in me non rimarrà confuso….se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua….venite a me voi tutti che siete stanchi ed io vi darò ristoro”

Estratto della trasmissione radiofonica di Radio Mater “ Ora di adorazione nel tempo di Quaresima di Don Mario”

Scusate per la qualità del suono…l’ho registrato su mp3

prima parte.
http://www.youtube.com/watch?v=v0vHu6Vm ... re=related

2 parte
http://www.youtube.com/watch?v=bJeNsOU9 ... re=related

3 parte
http://www.youtube.com/watch?v=Ryng0tzq ... re=related
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 14, 2011 9:34 am


  • Angelus di Sua Santità Benedetto XVI

    per la I domenica di Quaresima, 13 marzo 2011
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Cari fratelli e sorelle!

Questa è la Prima Domenica di Quaresima, il Tempo liturgico di quaranta giorni che costituisce nella Chiesa un itinerario spirituale di preparazione alla Pasqua. Si tratta in sostanza di seguire Gesù che si dirige decisamente verso la Croce, culmine della sua missione di salvezza. Se ci domandiamo: perché la Quaresima? perché la Croce?, la risposta, in termini radicali, è questa: perché esiste il male, anzi, il peccato, che secondo le Scritture è la causa profonda di ogni male. Ma questa affermazione non è affatto scontata, e la stessa parola “peccato” da molti non è accettata, perché presuppone una visione religiosa del mondo e dell’uomo.

In effetti è vero: se si elimina Dio dall’orizzonte del mondo, non si può parlare di peccato. Come quando si nasconde il sole, spariscono le ombre; l’ombra appare solo se c’è il sole; così l’eclissi di Dio comporta necessariamente l’eclissi del peccato. Perciò il senso del peccato – che è cosa diversa dal “senso di colpa” come lo intende la psicologia – si acquista riscoprendo il senso di Dio. Lo esprime il Salmo Miserere, attribuito al re Davide in occasione del suo duplice peccato di adulterio e di omicidio: “Contro di te – dice Davide rivolgendosi a Dio – contro te solo ho peccato” (Sal 51,6).

Di fronte al male morale, l’atteggiamento di Dio è quello di opporsi al peccato e salvare il peccatore. Dio non tollera il male, perché è Amore, Giustizia, Fedeltà; e proprio per questo non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Per salvare l’umanità, Dio interviene: lo vediamo in tutta la storia del popolo ebraico, a partire dalla liberazione dall’Egitto. Dio è determinato a liberare i suoi figli dalla schiavitù per condurli alla libertà. E la schiavitù più grave e più profonda è proprio quella del peccato.

Per questo Dio ha mandato il suo Figlio nel mondo: per liberare gli uomini dal dominio di Satana, “origine e causa di ogni peccato”. Lo ha mandato nella nostra carne mortale perché diventasse vittima di espiazione, morendo per noi sulla croce. Contro questo piano di salvezza definitivo e universale, il Diavolo si è opposto con tutte le forze, come dimostra in particolare il Vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto, che viene proclamato ogni anno nella Prima Domenica della Quaresima. Infatti, entrare in questo Tempo liturgico significa ogni volta schierarsi con Cristo contro il peccato, affrontare – sia come singoli, sia come Chiesa – il combattimento spirituale contro lo spirito del male (Mercoledì delle Ceneri, Orazione Colletta).

Invochiamo perciò il materno aiuto di Maria Santissima per il cammino quaresimale da poco iniziato, perché sia ricco di frutti di conversione. Uno speciale ricordo nella preghiera domando per me e per i miei collaboratori nella Curia Romana, che questa sera inizieremo la settimana di Esercizi spirituali.
  • Benedetto XVI
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 14, 2011 9:35 am

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  • Signore Gesù, la vita dell'uomo è di continuo esposta
    alla prova e alle seduzioni del maligno:
    non permettere mai che per una temporanea soddisfazione
    e per una limitata visione della realtà
    diventiamo succubi dei beni terreni.

    Aiutaci a ricondurre l'utilizzo delle nostre e altrui risorse
    nell'ottica dell'eternità e non lasciare che il nostro cuore
    rimanga soffocato dalla sete di potere e di successo. Amen
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 14, 2011 9:38 am

...in comunione con il Santo Padre, xchè il nostro cammino sia ricco di frutti di conversione e possiamo riscoprire il senso di Dio, e il senso del peccato...
  • Ave, o Maria,
    piena di grazia:
    il Signore è con Te!

    Tu sei benedetta fra le donne
    e benedetto è il frutto del Tuo seno, Gesù.

    Santa Maria, Madre di Dio,
    prega per noi peccatori:
    adesso e nell’ora della nostra morte. Amen
Con tutto il mio piccolo cuore, miriam bolfissimo ;)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da Ospite » mar mar 15, 2011 4:55 pm

  • Il digiuno che piace al Signore:

    Digiuna dal giudicare gli altri: scopri Cristo che vive in loro.
    Digiuna dal dire parole che feriscono: riempiti di frasi che risanano.
    Digiuna dall'essere scontento: riempiti di gratitudine.
    Digiuna dalle arrabbiature: riempiti di pazienza.
    Digiuna dal pessimismo: riempiti di speranza cristiana.
    Digiuna dalle preoccupazioni inutili: riempiti di fiducia in Dio.
    Digiuna dal lamentarti: riempiti di stima per quella meraviglia che è la vita.
    Digiuna dalle pressioni e insistenze: riempiti di una preghiera incessante.
    Digiuna dall'amarezza: riempiti di perdono.
    Digiuna dal dare importanza a te stesso: riempiti di compassione per gli altri.
    Digiuna dall'ansia per le tue cose: compromettiti nella diffusione del Regno.
    Digiuna dallo scoraggiamento: riempiti di entusiasmo nella fede.
    Digiuna da tutto ciò che ti separa da Gesù: riempiti di tutto ciò che a Lui ti avvicina.

    Spirito Santo, che hai condotto Gesù nel deserto,
    dove Egli ha digiunato per quaranta giorni e quaranta notti,
    per l'intercessione di Maria Santissima Madre di Gesù e Madre mia,
    aiutaci a digiunare così come tu vuoi. Amen.
    • Immagine

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 21, 2011 9:07 am


  • Angelus di Sua Santità Benedetto XVI

    per la II domenica di Quaresima, 20 marzo 2011
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Cari fratelli e sorelle!

Ringrazio il Signore che mi ha donato di vivere nei giorni scorsi gli Esercizi Spirituali, e sono grato anche a quanti mi sono stati vicini con la preghiera. L’odierna domenica, la seconda di Quaresima, è detta della Trasfigurazione, perché il Vangelo narra questo mistero della vita di Cristo. Egli, dopo aver preannunciato ai discepoli la sua passione, “prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” (Mt 17,1-2). Secondo i sensi, la luce del sole è la più intensa che si conosca in natura, ma, secondo lo spirito, i discepoli videro, per un tempo breve, uno splendore ancora più intenso, quello della gloria divina di Gesù, che illumina tutta la storia della salvezza. San Massimo il Confessore afferma che “le vesti divenute bianche portavano il simbolo delle parole della Sacra Scrittura, che diventavano chiare e trasparenti e luminose” (Ambiguum 10: PG 91, 1128 B).

Dice il Vangelo che, accanto a Gesù trasfigurato, “apparvero Mosè ed Elia che conversavano con lui” (Mt 17,3); Mosè ed Elia, figura della Legge e dei Profeti. Fu allora che Pietro, estasiato, esclamò: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia” (Mt 17,4). Ma sant’Agostino commenta dicendo che noi abbiamo una sola dimora: Cristo; Egli “è la Parola di Dio, Parola di Dio nella Legge, Parola di Dio nei Profeti” (Sermo De Verbis Ev. 78,3: PL 38, 491). Infatti, il Padre stesso proclama: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo” (Mt 17,5). La Trasfigurazione non è un cambiamento di Gesù, ma è la rivelazione della sua divinità, “l’intima compenetrazione del suo essere con Dio, che diventa pura luce. Nel suo essere uno con il Padre, Gesù stesso è Luce da Luce” (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 357). Pietro, Giacomo e Giovanni, contemplando la divinità del Signore, vengono preparati ad affrontare lo scandalo della croce, come viene cantato in un antico inno: “Sul monte ti sei trasfigurato e i tuoi discepoli, per quanto ne erano capaci, hanno contemplato la tua gloria, affinché, vedendoti crocifisso, comprendessero che la tua passione era volontaria e annunciassero al mondo che tu sei veramente lo splendore del Padre” (Κοντάκιον είς τήν Μεταμόρφωσιν, in: Μηναια, t. 6, Roma 1901, 341).

Cari amici, partecipiamo anche noi di questa visione e di questo dono soprannaturale, dando spazio alla preghiera e all’ascolto della Parola di Dio. Inoltre, specie in questo tempo di Quaresima, esorto, come scrive il Servo di Dio Paolo VI, “a rispondere al precetto divino della penitenza con qualche atto volontario, al di fuori delle rinunce imposte dal peso della vita quotidiana” (Cost. ap. Pænitemini, 17 febbraio 1966, III, c: AAS 58 [1966], 182). Invochiamo la Vergine Maria, affinché ci aiuti ad ascoltare e seguire sempre il Signore Gesù, fino alla passione e alla croce, per partecipare anche alla sua gloria.
  • Benedetto XVI
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 21, 2011 9:09 am

Immagine

  • Signore Gesù, non è sempre facile per noi
    riconoscere nel fratello che incontriamo
    l'impronta del tuo amore e del tuo Spirito.

    Purtroppo, i nostri occhi si fermano solo all'apparenza
    e non ci sforziamo di scorgere quel seme d'eternità
    che Tu hai posto in ciascuno di noi.

    Aiutaci a riscoprire la nostra dignità
    che troverà la sua completa realizzazione
    quando ci renderai simili a Te trasfigurati di luce. Amen
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 21, 2011 9:11 am

...in comunione con il Santo Padre, xchè possiamo ascoltare e seguire sempre il Signore Gesù, fino alla passione e alla croce, per partecipare anche alla Sua gloria....
  • Ave, o Maria,
    piena di grazia:
    il Signore è con Te!

    Tu sei benedetta fra le donne
    e benedetto è il frutto del Tuo seno, Gesù.

    Santa Maria, Madre di Dio,
    prega per noi peccatori:
    adesso e nell’ora della nostra morte. Amen
Con tutto il mio piccolo cuore, miriam bolfissimo ;)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Ospite

Messaggio da Ospite » mar mar 22, 2011 8:02 pm

  • La sapienza eterna di Dio
    ha previsto fin dal principio la croce che Egli ti invia
    dal profondo del Suo cuore
    come un dono prezioso.
    Prima d'inviartela egli l'ha contemplata
    con i Suoi occhi onniscienti,
    l'ha meditata col Suo divino intelletto,
    l'ha esaminata al lume della Sua sapiente giustizia.
    E le ha dato calore
    stringendola tra le Sue braccia amorose,
    l'ha soppesata con ambo le mani
    se mai non fosse di un millimetro troppo grande
    o di un milligrammo troppo greve.
    Poi l'ha benedetta nel Suo nome santissimo,
    l'ha cosparsa col balsamo della Sua grazia
    e col profumo del Suo conforto.
    Poi ha guardato ancora a te,
    al tuo coraggio...
    Perciò la croce viene a te dal cielo,
    come un saluto del Signore,
    come una elemosina del Suo misericordioso amore.
    (S. Francesco di Sales)
  • Immagine
  • "Sia fatta sempre la tua volontà Signore,
    disponi di me come Tu vuoi...."

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Messaggio da Ospite » mer mar 23, 2011 7:09 pm

  • O Signore,
    in questo tempo di quaresima
    tu ci chiami al pentimento e alla conversione
    ci inviti a pregare di più
    e ad ascoltare la tua parola.

    Tu ci chiedi
    di rinunciare a qualche spesa superflua
    per aiutare i nostri fratelli
    che sono nel bisogno.
    Immagine
  • Concedi a noi
    di rispondere con generosità al tuo appello,
    di purificare le anime nostre
    col sacramento del perdono e della gioia
    per prepararci degnamente
    alla Pasqua.
    Amen.[/i]
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 28, 2011 9:14 am


  • Angelus di Sua Santità Benedetto XVI

    per la III domenica di Quaresima, 27 marzo 2011
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Cari fratelli e sorelle!

Questa III Domenica di Quaresima è caratterizzata dal celebre dialogo di Gesù con la donna Samaritana, raccontato dall’evangelista Giovanni. La donna si recava tutti i giorni ad attingere acqua ad un antico pozzo, risalente al patriarca Giacobbe, e quel giorno vi trovò Gesù, seduto, “affaticato per il viaggio” (Gv 4,6).

Sant’Agostino commenta: “Non per nulla Gesù si stanca … La forza di Cristo ti ha creato, la debolezza di Cristo ti ha ricreato … Con la sua forza ci ha creati, con la sua debolezza è venuto a cercarci” (In Ioh. Ev., 15, 2).

La stanchezza di Gesù, segno della sua vera umanità, può essere vista come un preludio della passione, con la quale Egli ha portato a compimento l’opera della nostra redenzione. In particolare, nell’incontro con la Samaritana al pozzo, emerge il tema della “sete” di Cristo, che culmina nel grido sulla croce: “Ho sete” (Gv 19,28). Certamente questa sete, come la stanchezza, ha una base fisica. Ma Gesù, come dice ancora Agostino, “aveva sete della fede di quella donna” (In Ioh. Ev. 15, 11), come della fede di tutti noi.

Dio Padre lo ha mandato a saziare la nostra sete di vita eterna, donandoci il suo amore, ma per farci questo dono Gesù chiede la nostra fede. L’onnipotenza dell’Amore rispetta sempre la libertà dell’uomo; bussa al suo cuore e attende con pazienza la sua risposta.

Nell’incontro con la Samaritana risalta in primo piano il simbolo dell’acqua, che allude chiaramente al sacramento del Battesimo, sorgente di vita nuova per la fede nella Grazia di Dio. Questo Vangelo, infatti, - come ho ricordato nella Catechesi del Mercoledì delle Ceneri - fa parte dell’antico itinerario di preparazione dei catecumeni all’iniziazione cristiana, che avveniva nella grande Veglia della notte di Pasqua. “Chi berrà dell’acqua che io gli darò – dice Gesù – non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,14).

Quest’acqua rappresenta lo Spirito Santo, il “dono” per eccellenza che Gesù è venuto a portare da parte di Dio Padre. Chi rinasce dall’acqua e dallo Spirito Santo, cioè nel Battesimo, entra in una relazione reale con Dio, una relazione filiale, e può adorarLo “in spirito e verità” (Gv 4,23.24), come rivela ancora Gesù alla donna Samaritana. Grazie all’incontro con Gesù Cristo e al dono dello Spirito Santo, la fede dell’uomo giunge al suo compimento, come risposta alla pienezza della rivelazione di Dio.

Ognuno di noi può immedesimarsi con la donna Samaritana: Gesù ci aspetta, specialmente in questo tempo di Quaresima, per parlare al nostro, al mio cuore. Fermiamoci un momento in silenzio, nella nostra stanza, o in una chiesa, o in un luogo appartato. Ascoltiamo la sua voce che ci dice: “Se tu conoscessi il dono di Dio…”. Ci aiuti la Vergine Maria a non mancare a questo appuntamento, da cui dipende la nostra vera felicità.
  • Benedetto XVI
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 28, 2011 9:19 am

Immagine

  • Signore Gesù, Tu dici che
    l'acqua che ci darai diventerà in noi
    sorgente di vita eterna.

    Fa’, o Signore, che la sorgente che sgorga
    in colui che beve l'acqua data da Gesù
    zampilli verso la vita eterna,
    vale a dire verso il Padre
    che trascende la vita eterna. Amen
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun mar 28, 2011 9:22 am

...in comunione con il Santo Padre, xchè sappiamo farci trovare all'appuntamento con nostro Signore che ci fa conoscere il dono che Lui ha per noi...
  • Ave, o Maria,
    piena di grazia:
    il Signore è con Te!

    Tu sei benedetta fra le donne
    e benedetto è il frutto del Tuo seno, Gesù.

    Santa Maria, Madre di Dio,
    prega per noi peccatori:
    adesso e nell’ora della nostra morte. Amen
Con tutto il mio piccolo cuore, miriam bolfissimo ;)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Ospite

Messaggio da Ospite » mer mar 30, 2011 11:31 am

È Quaresima, Facciamo Il Check Up

La Quaresima è tempo di medicina. …Perché??? Perché la nostra fede è spesso malata e abbiamo malate molte zone della nostra vita. Guardati bene: hai occhi che disprezzano, lingua maldicente, cuore incredulo, dita che indicano e giudicano, mani avare nell'elemosina, sedere pigro nel fare il bene, piedi che corrono veloci dietro capricci e meschinità, testa superba e ostinata.... In questi quaranta giorni che precedono la Vittoria Pasquale di Gesù Cristo sulla nostra morte e sul nostro peccato, la Chiesa, che è Madre, provvede alle nostre malattie con un tempo di cura. Se non c’è questo check up della nostra vita, se non andiamo in clinica a vedere come stiamo, come stanno messi i nostri organi, se non ci rendiamo conto di quali sono le parti malate e non cominciamo a curarle con le piccole medicine e pasticche di ogni giorno, non potremmo certamente essere pronti per l’operazione chirurgica che il nostro Medico Gesù Cristo vuole operare in noi. In questo tempo di cura è la stessa diagnosi che ci fa capire qual è la terapia. Ci siamo fatti del male, tutti!!! Siamo ridotti in cenere, alla frutta e abbiamo bisogno di conversione. Ecco la terapia! Hai camminato troppo appresso e troppo fiducioso nei soldi, nei piaceri senza limiti, nell’attaccamento alle tue ragioni, ai tuoi giudizi, alle tue cose e Gesù non lo senti più, l’hai messo in disparte e non ne ricevi più un aiuto vero e concreto. Devi cambiare capoccia (in greco metanoia) e tornare a capire che quello che vale di più è la tua relazione viva e personale con Gesù, l’intimità con Lui, la percezione della Sua presenza nella tua vita, vederlo operare dietro e dentro i fatti di ogni giorno. L’amicizia con Lui è l’UNICA vera strada per essere veramente felici. Tutte le altre vite conducono o prima o poi alla morte. Se la conversione è la terapia, le ricette che il Medico ci prescrive sono essenzialmente tre perché tre sono i grossi malacci.

Il primo malaccio è la nostra volontà di dominare (libido dominandi).
Guardati bene: vuoi sempre essere di più, di più, di più… stai sempre in ansia per paura di perdere. Vuoi avere di più degli altri nella casa, nella macchina, nel prestigio, nel contare e te ne freghi di tutti. Piuttosto crepino o vadano al diavolo! Agli ultimi posti! Se vuoi sconfiggere questo cancro maledetto che ti corrode devi semplicemente cominciare a passare un po’ di tempo nella preghiera. Vai da solo, davanti a Gesù, in Chiesa, magari leggendo un passo del Vangelo, e gli dici che hai bisogno di Lui, che sei debole e povero, che fai sempre di testa tua e sbagli e, quindi, gli chiedi di avere pietà di te. Allora cominci a far fuori dalla tua vita la superbia e sei pronto per accettare anche gli ultimi posti e, quindi, diventi disponibile per aiutare ed amare gli altri.

Il secondo malaccio è il nostro amore possessivo (libido amandi),

l’amore che è un cappio al collo, un nodo che strangola gli altri. Ci sono mamme-chioccia che non lasciano crescere i figli e mariti e mogli che sono sempre insoddisfatti. Siamo tutti tanto pieni di queste dipendenze affettive. Se l’altro non ci saluta, guai a lui! Abbiamo sempre drammaticamente bisogno del ciuccio, di essere coccolati e fuggiamo da ogni responsabilità. Non esiste il dare ma solo il ricevere. Sono tutti meccanismi molto profondi e radicati che creano un sacco di guai e solo la Chiesa ne è una casa di cura. La ricetta è il digiuno. Esso mortifica l’affettività malata, la uccide, la taglia. Togliersi un cibo succulento, spegnere la Tv, rinunciare a qualcosa cui si tiene, per amore a Gesù, è un segno concreto che vogliamo essere aiutati a guarire per poter amare con un amore corretto, che non obbliga, non sporca e non soffoca chi vive con noi.

Il terzo male è l’affanno dei beni, del futuro, dei soldi, delle sicurezze (libido possidendi).
Questo tumore c’indurisce l’anima, ci corrompe il cuore e neanche ce ne accorgiamo. La cura è l’elemosina, che si fa per noi prima che per i poveri. Solo così ci strappiamo dall’affanno e dall’avarizia. Le persone troppo indecise, che non fanno scelte sono semplicemente degli avari: non possono lasciare nulla e, quindi, non scelgono. Se la tua vita si è paralizzata perché non riesci a fare una scelta, a deciderti, comincia col fare una bella elemosina: è questa la strada per poter rispondere generosamente al Signore.
Queste medicine di pronto intervento sono utili, ma poi ci vuole dell’altro. Commentando il passo del Vangelo di Giovanni della piscina miracolosa, San Gaspare Del Bufalo sottolineava come agl’infermi per essere guariti “non bastava stare sotto il portico, ma bisognava tuffarsi nelle acque” della piscina e così, allo stesso modo, a tutti noi peccatori non bastano queste medicine, ma alla fine bisogna “tuffarsi nel bagno della Confessione” (Scritti Spirituali, IV, 382). Con questo sacramento siamo totalmente e miracolosamente guariti come in un’operazione chirurgica finale. A questo punto nella notte di Pasqua possiamo veramente essere totalmente uniti a Gesù Cristo Risorto, nutrendoci del Suo Corpo e bevendo il Suo Sangue. Questo sangue prezioso, che è il suo DNA di Amore, di Bene e di Gioia totale, comincerà così a scorrere anche nelle nostre vene.

Font :Primavera Missionaria

ALICE
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Messaggio da ALICE » mer mar 30, 2011 12:05 pm

Signore della mia vita, allontana da me
lo spirito dell'ozio, della tristezza,
dell'amore per il dominio e le parole vane.

Accorda al tuo servo
lo spirito di temperanza e di umiltà,
di perseveranza e la carità che non verrà mai meno.

Sì, mio Signore e mio re,
concedimi di vedere i miei peccati
e di non giudicare il mio fratello.

Perché tu sei benedetto nei secoli dei secoli. Amen.


Efrem il Siro: preghiera ortodossa per la Quaresima

Ospite

Messaggio da Ospite » dom apr 03, 2011 1:29 pm

  • "Signore, la tua crocifissione e
    la tua risurrezione
    ci insegnino ad affrontare la
    lotta della vita quotidiana e
    ad attraversare l'angoscia della morte,
    affinché viviamo in una pienezza
    più grande e più creatrice.
    Umilmente e pazientemente hai
    accettato i fallimenti della vita
    umana, come la sofferenza della
    tua crocifissione.

    • Aiutaci ad accettare le pene
      e le lotte che ogni giornata ci porta,
      come delle occasioni di crescere
      e di assomigliarti maggiormente.
      Rendici capaci di affrontarle
      pazientemente e con coraggio,
      con una piena fiducia nella tua
      protezione. Facci capire che
      giungeremo alla pienezza della
      vita soltanto tramite una
      morte incessante a noi stessi
      ai nostri desideri egoisti.
      Soltanto morendo con te infatti
      potremo risuscitare con te."
    • (Madre Teresa di Calcutta )
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 04, 2011 8:13 am


  • Angelus di Sua Santità Benedetto XVI

    per la IV domenica di Quaresima, 3 aprile 2011
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Cari fratelli e sorelle!

L’itinerario quaresimale che stiamo vivendo è un tempo particolare di grazia, durante il quale possiamo sperimentare il dono della benevolenza del Signore nei nostri confronti. La liturgia di questa domenica, denominata “Laetare”, invita a rallegrarci, a gioire, così come proclama l’antifona d’ingresso della celebrazione eucaristica: “Rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione” (cfr Is 66,10-11).

Qual è la ragione profonda di questa gioia? Ce lo dice il Vangelo odierno, nel quale Gesù guarisce un uomo cieco dalla nascita. La domanda che il Signore Gesù rivolge a colui che era stato cieco costituisce il culmine del racconto: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?” (Gv 9,35). Quell’uomo riconosce il segno operato da Gesù e passa dalla luce degli occhi alla luce della fede: “Credo, Signore!” (Gv 9,38). È da evidenziare come una persona semplice e sincera, in modo graduale, compie un cammino di fede: in un primo momento incontra Gesù come un “uomo” tra gli altri, poi lo considera un “profeta”, infine i suoi occhi si aprono e lo proclama “Signore”. In opposizione alla fede del cieco guarito vi è l’indurimento del cuore dei farisei che non vogliono accettare il miracolo, perché si rifiutano di accogliere Gesù come il Messia. La folla, invece, si sofferma a discutere sull’accaduto e resta distante e indifferente. Gli stessi genitori del cieco sono vinti dalla paura del giudizio degli altri.

E noi, quale atteggiamento assumiamo di fronte a Gesù? Anche noi a causa del peccato di Adamo siamo nati “ciechi”, ma nel fonte battesimale siamo stati illuminati dalla grazia di Cristo. Il peccato aveva ferito l’umanità destinandola all’oscurità della morte, ma in Cristo risplende la novità della vita e la meta alla quale siamo chiamati. In Lui, rinvigoriti dallo Spirito Santo, riceviamo la forza per vincere il male e operare il bene.

Infatti la vita cristiana è una continua conformazione a Cristo, immagine dell’uomo nuovo, per giungere alla piena comunione con Dio. Il Signore Gesù è “la luce del mondo” (Gv 8,12), perché in Lui “risplende la conoscenza della gloria di Dio” (2 Cor 4,6) che continua a rivelare nella complessa trama della storia quale sia il senso dell’esistenza umana. Nel rito del Battesimo, la consegna della candela, accesa al grande cero pasquale simbolo di Cristo Risorto, è un segno che aiuta a cogliere ciò che avviene nel Sacramento. Quando la nostra vita si lascia illuminare dal mistero di Cristo, sperimenta la gioia di essere liberata da tutto ciò che ne minaccia la piena realizzazione.

In questi giorni che ci preparano alla Pasqua ravviviamo in noi il dono ricevuto nel Battesimo, quella fiamma che a volte rischia di essere soffocata. Alimentiamola con la preghiera e la carità verso il prossimo. Alla Vergine Maria, Madre della Chiesa, affidiamo il cammino quaresimale, perché tutti possano incontrare Cristo, Salvatore del mondo.
  • Benedetto XVI
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 04, 2011 8:17 am

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  • Signore Gesù, concedici di non essere
    invidiosi, arroganti, superbi,
    violenti, avari, ribelli verso i genitori.

    Tu non Ti manifesti a coloro che si comportano in questo modo,
    se prima non ci siamo purificati da ogni macchia:
    abbi pietà di noi!

    Tutte queste cose portano le tenebre dentro di noi,
    rendendo i nostri occhi incapaci
    di fissare la luce del sole e di riconoscerTi, Dio. Amen
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 04, 2011 8:19 am

...in comunione con il Santo Padre, xchè possiamo ravvivare il dono ricevuto nel Battesimo, alimentandolo con la preghiera e la carità verso il prossimo...
  • Ave, o Maria,
    piena di grazia:
    il Signore è con Te!

    Tu sei benedetta fra le donne
    e benedetto è il frutto del Tuo seno, Gesù.

    Santa Maria, Madre di Dio,
    prega per noi peccatori:
    adesso e nell’ora della nostra morte. Amen
Con tutto il mio piccolo cuore, miriam bolfissimo ;)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

Ospite

Messaggio da Ospite » gio apr 07, 2011 8:08 am

  • Maria silenziosa,
    che tutto immaginasti
    senza parlare,
    oltre ogni visione umana,
    aiutami ad entrare
    nel mistero di Cristo
    lentamente e profondamente,
    come un pellegrino arso di sete
    entra in una caverna buia
    alla cui fine oda un lieve correr d'acqua.
    Fa' che prima di tutto m'inginocchi
    ad adorare,
    fa' che poi tasti la roccia fiducioso,
    e m'inoltri sereno nel mistero.
    Fa' infine ch'io mi disseti
    all'acqua della Parola
    in silenzio
    come Te.
    Forse allora, Maria,
    il segreto del Figlio Crocifisso
    mi si rivelerà
    nella sua immensità senza confini
    e cadranno immagini e parole
    per fare spazio solo all'infinito.
    (JOHN HENRY NEWMAN)
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun apr 11, 2011 9:31 am


  • Angelus di Sua Santità Benedetto XVI

    per la V domenica di Quaresima, 10 aprile 2011
[/size]

Cari fratelli e sorelle!

Mancano solo due settimane alla Pasqua, e le Letture bibliche di questa domenica parlano tutte della risurrezione. Non ancora di quella di Gesù, che irromperà come una novità assoluta, ma della nostra risurrezione, quella a cui noi aspiriamo e che proprio Cristo ci ha donato, risorgendo dai morti. In effetti, la morte rappresenta per noi come un muro che ci impedisce di vedere oltre; eppure il nostro cuore si protende al di là di questo muro, e anche se non possiamo conoscere quello che esso nasconde, tuttavia lo pensiamo, lo immaginiamo, esprimendo con simboli il nostro desiderio di eternità.

Al popolo ebraico, in esilio lontano dalla terra d’Israele, il profeta Ezechiele annuncia che Dio aprirà i sepolcri dei deportati e li farà ritornare nella loro terra, per riposarvi in pace (cfr Ez 37,12-14). Questa aspirazione ancestrale dell’uomo ad essere sepolto insieme con i suoi padri è anelito ad una “patria” che lo accolga al termine delle fatiche terrene. Questa concezione non contiene ancora l’idea di una risurrezione personale dalla morte, che compare solo verso la fine dell’Antico Testamento, e ancora al tempo di Gesù non era accolta da tutti i Giudei. Del resto, anche tra i cristiani, la fede nella risurrezione e nella vita eterna si accompagna non raramente a tanti dubbi, a tanta confusione, perché si tratta pur sempre di una realtà che oltrepassa i limiti della nostra ragione, e richiede un atto di fede. Nel Vangelo di oggi – la risurrezione di Lazzaro – noi ascoltiamo la voce della fede dalla bocca di Marta, la sorella di Lazzaro.

A Gesù che le dice: “Tuo fratello risorgerà”, ella risponde: “So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno” (Gv 11,23-24). Ma Gesù replica: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Gv 11,25-26). Ecco la vera novità, che irrompe e supera ogni barriera! Cristo abbatte il muro della morte, in Lui abita tutta la pienezza di Dio, che è vita, vita eterna. Per questo la morte non ha avuto potere su di Lui; e la risurrezione di Lazzaro è segno del suo pieno dominio sulla morte fisica, che davanti a Dio è come un sonno (cfr Gv 11,11).

Ma c’è un’altra morte, che è costata a Cristo la più dura lotta, addirittura il prezzo della croce: è la morte spirituale, il peccato, che minaccia di rovinare l’esistenza di ogni uomo. Per vincere questa morte Cristo è morto, e la sua Risurrezione non è il ritorno alla vita precedente, ma l’apertura di una realtà nuova, una “nuova terra”, finalmente ricongiunta con il Cielo di Dio. Per questo san Paolo scrive: “Se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” (Rm 8,11). Cari fratelli, rivolgiamoci alla Vergine Maria, che già partecipa di questa Risurrezione, perché ci aiuti a dire con fede: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio” (Gv 11,27), a scoprire veramente che Lui è la nostra salvezza.
  • Benedetto XVI
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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