Anno liturgico 2010 - 2011

Omelie di Monsignor Antonio Riboldi e altri commenti alla Parola, a cura di miriam bolfissimo

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Anno liturgico 2010 - 2011

Messaggio da miriam bolfissimo » lun giu 27, 2011 7:32 am

      • Solennità del Corpo e Sangue di Cristo. 26 giugno 2011
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Dal libro del Deuteronomio 8, 2-3. 14b-16a
Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che neppure i tuoi padri avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Non dimenticare il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua; che ha fatto sgorgare per te l'acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 10, 16-17
Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane.



Dal vangelo secondo Giovanni 6, 51-58
In quel tempo, Gesù disse alle folle dei Giudei: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».




    • Un'eternità possibile
    Dopo aver riflettuto sul mistero di Dio nella sua intimità, quasi azzardando sulla sua identità, la liturgia ci dispone a stupirci per il fatto che Dio non è argomento complicato da indagare e da discutere ma, piuttosto, compagno di viaggio da scorgere vicino... semplice e buono come un pezzo di pane.

    Dio è un pezzo di pane! Da mangiare... per poter vivere! "I nostri padri hanno mangiato la manna del deserto e sono morti": possiamo mangiare di quello che ci sostenta per il tempo della vita, ma alla fine la morte si presenta inesorabile! Gesù ci assicura che per saziarci di vita eterna dobbiamo mangiare di lui... una pretesa esagerata!

    Forse appare un paradosso la pretesa di Gesù, ma di certo corrisponde con quanto noi sentiamo dentro come la più profonda aspirazione dell'anima: con un pezzo di pane ci viene assicurata una vita piena! Non possiamo superficialmente privarci di una possibilità come questa! Solo gli stolti si possono precludere una grazia così grande!

    Spesso mi chiedo come mai la gente non faccia la comunione. Caspita: ti è dato di avere la vita eterna! Per avere un giorno in più di vita si fanno dei sacrifici indescrivibili... Per la vita eterna, niente da fare! E pensare che Dio ha trovato una maniera così semplice per farci accedere a Lui... un pezzo di pane... A volte mi viene la tentazione di pensare che si è così poco soddisfatti della vita che non la si desidera per l'eternità... è bruttissimo! Quando la vita è vuota di Dio non può che essere ritenuta deludente.

    L'Eucaristia ci dischiude un senso: nel pegno dell'eternità che è promesso ci viene offerta una pienezza di vita e di senso impareggiabili! Una vita piena non può che essere desiderio di eternità e l'eternità è concepibile solo dentro una vita vissuta in pienezza. Queste due tensioni si concentrano e si condensano nel mistero del Corpo e del Sangue di Cristo che oggi celebriamo! Non perdiamoci questo anticipo di paradiso!
    • don Natalino Pedrana
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 04, 2011 8:25 am

      • XIV Domenica del Tempo Ordinario. 3 luglio 2011
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Dal libro del profeta Zaccaria 9, 9-10
Così dice il Signore: «Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina. Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l'arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti, il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 9. 11-13
Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l'aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete.



Dal vangelo secondo Matteo 11, 25-30
In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».




    • Un Dio semplice
    Nel dialogare attorno al mistero di Dio, mi sembra di percepire nella maggioranza delle persone una sorta di profonda schizofrenia della conoscenza: da una parte si fatica a credere e ad aderire a tutto ciò che non è dimostrabile ed evidente secondo un rigoroso metodo sperimentale, dall'altra si è disposti a credere a tutto ciò che viene detto di Dio, a condizione che rimanga indistinto e nebuloso. Una sorta di ritorno al "credo quia absurdum" (= io credo perché assurdo) secondo quanto sosteneva l'antico apologeta Tertulliano.

    Percorrendo passivamente questa strada si corre forte il rischio di divaricare rovinosamente la vita di fede dalla vita ordinaria, quasi che un conto è la vita concreta/reale e un conto è la vita spirituale/astratta. Le due vite sembrano non coincidere, anzi, sembra debbano proprio essere contrarie: inutile che un credente cerchi di mostrare la credibilità della propria fede, essa è affare della sola intimità del singolo. Guai a chi viola, poi, il diritto individuale a credere tutto e il contrario di tutto.

    Tutte queste espressioni non sono altro che la fuga dalla realtà che è molto più semplice di quanto ce la rappresentiamo, o meglio, ci viene rappresentata... Dice Gesù, nel Vangelo di questa domenica, una frase estremamente illuminante «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli»: Dio è Signore del cielo e della terra! Inabita intimamente tutte le cose! L'ordine e la logica che razionalmente riconosciamo non sono quelli che diamo noi, ma sono quelli che sono!

    Coloro che appaiono i dotti e i sapienti credono di aver dato loro una logica alle cose, mentre i piccoli sono coloro che sanno riconoscere nelle cose una logica e vi aderiscono! I piccoli sono coloro che non hanno voce in capitolo, non prendono la parola nelle grandi convention, ma nell'ordinarietà esprimono la cura dell'essenziale parlando il linguaggio dell'amore e del servizio...

    ...non contano niente ma, insieme a Dio, scrivono la storia!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 11, 2011 8:41 am

      • XV domenica del Tempo Ordinario. 10 luglio 2011
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Dal libro del profeta Isaia 55, 10-11
Così dice il Signore: Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 18-23
Fratelli, io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità — non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa — e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.



Dal vangelo secondo Matteo 13,1-23
Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca; si pose a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava, una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un'altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c'era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò. Un'altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi intenda». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?». Egli rispose: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Così a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono. E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice: "Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e io li risani". Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono. In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l'udirono! Voi dunque intendete la parabola del seminatore: tutte le volte che uno ascolta la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è l'uomo che ascolta la parola e subito l'accoglie con gioia, ma non ha radice in sé ed è incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della parola, egli ne resta scandalizzato. Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo e l'inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà frutto. Quello seminato nella terra buona è colui che ascolta la parola e la comprende; questi dà frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta».




    • Grazie don Alberto!
    «Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi»: san Paolo si riferiva alle persecuzioni alle quali i cristiani erano sottoposti, tuttavia, mi piace interpretare queste parole rileggendole nella prospettiva del saluto che oggi facciamo a don Alberto.

    È oggettivamente triste e motivo di sofferenza il doverci distaccare da una persona cara dopo anni di condivisione e di fraternità: è giusto non nascondere il rammarico e il dispiacimento! Ma da cristiani è altrettanto doveroso riconoscere che dentro questo distacco si sta disegnando la trama della provvidenza divina. Nulla di ciò che accade è privo di implicazioni salvifiche: «Tuffo concorre al bene per coloro che amano Cristo».

    «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra... così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca»: il passaggio di don Alberto nella nostra Comunità è stato una Parola uscita dalla bocca di Dio! Attraverso il suo annuncio fatto di parole e di gesti si è reso per noi visibile il Vangelo di Cristo: non porremo far finta di non aver visto e di non aver sentito! Qualcosa in noi ha attecchito e ha inaugurato una storia nuova! Non si tratta di meriti da riconoscere a don Alberto ma della potenza della Parola da Lui annunciata! Per un prete questa verità è fondamentale per interpretare correttamente il proprio servizio e riconoscere la propria relatività all'agire di Dio.

    «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada... Un'altra parte sul terreno sassoso... Un'altra parte cadde sui rovi... Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto...»: ebbene sì, questa è l'avventura dell'annuncio! Don Alberto ha seminato tanto, nelle liturgie così come nella catechesi, nell'animazione dell'oratorio così come nella cura del sociale: a noi la verifica se siamo stati terreni accoglienti o no... Tutto sarà evidente con il passare dei mesi e degli anni... cresceranno i semi diventando alberi o si smarriranno nella terra senza portare frutto?
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 18, 2011 8:00 am

      • XVI domenica del Tempo Ordinario. 17 luglio 2011
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Dal libro della Sapienza 12, 13. 16-19
Non c'è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall'accusa di giudice ingiusto. La tua forza infatti è principio di giustizia; il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti. Mostri la forza se non si crede nella tua onnipotenza e reprimi l'insolenza in coloro che la conoscono. Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza; ci governi con molta indulgenza, perché il potere lo eserciti quando vuoi. Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini; inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi dopo i peccati la possibilità di pentirsi.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 26-27
Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.



Dal vangelo secondo Matteo 13, 24-43
In quel tempo, Gesù espose alla folla una parabola: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio». Un'altra parabola espose loro: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami». Un'altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti». Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: "Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste" fin dalla fondazione del mondo. Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!».




    • Silenzioso e nascosto cresce...
    Da che l'uomo pensa si è sempre interrogato sulla presenza fastidiosa del male. Un male che non solo è attorno a sé ma anche dentro di sé. Il male: così difficile da definire e così ostico da arginare... Tutti siamo capaci di riconoscere il male quando ci tocca sul vivo, personalmente, meno quando attacca gli altri. Quando ci attacca vorremmo subito contrastarlo ed eliminarlo, ma spesso è troppo tardi!

    Una operazione subdola che avanza nella cultura contemporanea è lo sdoganamento di tutta una serie di ambiti ritenuti "questioni meramente personali" sui quali è illegittimo sentenziare contro: vedi il tema della vita, della famiglia, dell'educazione... non viene riconosciuta minimamente la possibilità di sollevare dubbi di liceità di una scelta rispetto ad un'altra! L'unico male è l'intromissione nella vita "privata" delle persone... (un privato sempre più pubblico...).

    Gesù spazza via ogni tipo di dubbio: il male c'è e convive con il bene. Il seme buono è quello che produce il grano e il seme cattivo è la zizzania. Il seme buono cresce anche in mezzo alla zizzania, certo, con molta fatica e disagio. La zizzania, generalmente, è più appariscente e sembra avere la meglio sul grano buono ma, al tempo opportuno, alla mietitura, essa sarà affastellata e bruciata, mentre il grano buono sarà raccolto e messo nel granaio.

    Qual è il compito del discepolo! Non è quello di stare a guardare il crescere della zizzania, adirarsi, ribellarsi e far di tutto per estirparla, ma adoperarsi con cura e con attenzione affinchè il proprio mandato sia svolto con impegno fino alla fine! La lotta non è contro il male che c'è attorno a noi ma al male che nasce dentro di noi! Siamo noi il grano buono che può marcire nella cattiveria e nell'ira contro tutto e contro tutti...

    Gesù dice che toccherà a Dio, alla fine dei tempi, separare il grano buono dalla zizzania: non è compito del discepolo! Al discepolo è rivelata la presenza della zizzania, cioè la consapevolezza della presenza del male: chiamare per nome la zizzania è già un vantaggio...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun lug 25, 2011 8:40 am

      • XVII domenica del Tempo Ordinario. 24 luglio 2011
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Dal primo libro dei Re 3, 5. 7-12
In quei giorni il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte e gli disse: «Chiedimi ciò che io devo concederti». E Salomone disse: «Signore mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide mio padre. Ebbene io sono un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che ti sei scelto, popolo così numeroso che non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male, perché chi potrebbe governare questo tuo popolo così numeroso?». Al Signore piacque che Salomone avesse domandato la saggezza nel governare. Dio gli disse: «Perché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te né una lunga vita, né la ricchezza, né la morte dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento per ascoltare le cause, ecco faccio come tu hai detto. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: come te non ci fu alcuno prima di te né sorgerà dopo di te».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8, 28-30
Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.



Dal vangelo secondo Matteo 13, 44-52
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».




    • Un tesoro tra le nostre mani
    Ancora delle parabole sul Regno di Dio. Chissà quanto ci ha pensato su Gesù per dire qualcosa che fosse accessibile alla nostra limitata comprensione... Ci ha portato tutta una serie di esempi, terra-terra, in modo tale che ognuno di essi potesse aprirci degli spiragli e così cogliere la sorprendente bellezza del Vangelo.

    Il regno dei cieli è simile ad un campo in cui viene posto del seme, è simile ad un piccolo granello di senape che diventa grande, è simile ad un po'di lievito che fermenta tutta la pasta, è simile ad un mercante di perle che per acquistare quella che gli piace è disposto a tutto, è simile ad una rete gettate in mare che raccoglie ogni tipo dì pesci... è simile ad un campo con un tesoro!

    È su quest'ultima parabola che vorrei soffermare l'attenzione: qualcuno ha posto un tesoro in un campo. Chi è che ha messo questo tesoro? Perché non l'ha tenuto per sé? È stato Dio! Nella sua generosità senza limiti ha voluto riempire le cose di senso, di bellezza, di stupore - Salomone, come ci è raccontato nella prima lettura, ha avuto l'intelligenza di chiedere a Dio la capacità di scorgere il tesoro... non gli interessavano le "bigiotterie" dei beni... - così che l'uomo potesse entusiasmarsi dello splendore della Verità.

    Il problema è che risulta difficile ai più trovare il tesoro. Perciò, Dio stesso decide di "trovarlo" nella persona del Figlio Gesù. Il Vangelo che è Gesù è la manifestazione più chiara del tesoro nascosto, è la mappa a cui tutti possono accedere per individuare il campo nel quale il tesoro è nascosto!

    C'è un passaggio ulteriore: l'uomo che trova il tesoro lo nasconde di nuovo! Non poteva lasciarlo visibile a tutto evitandoci la fatica di scavare? Vi dirò: fa di più! Vende tutto quello che ha, la sua vita, per trenta denari (!), e compra il campo! Gesù ha comprato il mondo! Perché nessuno potesse impossessarsi del tesoro e farne una proprietà privata! Il tesoro è nelle mani di Gesù: tutti coloro che vogliono accedere al tesoro lo possono fare senza alcuna restrizione!

    Trovare il tesoro è trovare Gesù... trovare Gesù è trovare il tesoro...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ago 01, 2011 7:54 am

      • XVIII domenica del Tempo Ordinario. 31 luglio 2011
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Dal libro del profeta Isaia 55,1-3
Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8,35.37-39
Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.



Dal vangelo secondo Matteo 14,13-21
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.




    • Pane per tutti
    "O voi tutti che siete assetati venite": c'è da aver sete per abbeverarci alla fonte di Dio! Chi è già dissetato non ha bisogno di acqua. Poi, ci sarà da vedere con che cosa ha calmato la sete... Ci si adatta a tutto! JHWH offre ad Israele, in esilio a Babilonia, "vino e late", segni evidenti di abbondanza e floridezza. Molti Israeliti decidono di accontentarsi di molto meno: al vino e al latte promessi preferiscono acqua putrida...ma sicura!

    Sembra una pazzia, ma la tipologia di comportamento non si discosta molto dallo stile di vita del nostro mondo: ubriachi di cose manifestiamo una sazietà apparente, ma poveri di Dio sentiamo dentro crampi di fame inenarrabili! Le folle, nel Vangelo, assetate, vanno a cercare Gesù che si era appartato in un luogo solitario: quando si tocca il fondo si va anche in capo al mondo alla ricerca di Dio!

    Gesù mostra immediata compassione: "vino e latte" sono assicurati a tutti! Ai suoi discepoli lascia il compito di distribuire tutto il bene in eccesso che ha prodotto: "le dodici ceste avanzate" sono la grazia che Gesù ha guadagnato per gli uomini e che la Chiesa ha il dovere di distribuire! Se il mondo ha sete di Dio, noi dobbiamo dissetarlo con il vino buono che ci è stato affidato!

    Tutti noi che abbiamo incontrato Cristo abbiamo ricevuto qualcosa ed ora dobbiamo dare... nessuno può ritenersi tanto povero da non poter condividere un pezzo di pane con i fratelli... Buona domenica
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » mar ago 30, 2011 1:42 pm

      • XIX domenica del Tempo Ordinario. 7 agosto 2011
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Dal primo libro dei Re 19,9.11-13
In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 9,1-5
Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.



Dal vangelo secondo Matteo 14,22-33
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
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Messaggio da miriam bolfissimo » mar ago 30, 2011 1:43 pm

      • XX domenica del Tempo Ordinario. 14 agosto 2011
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Dal libro del profeta Isaia 56, 1.6-7
Così dice il Signore: « Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché prossima a venire è la mia salvezza; la mia giustizia sta per rivelarsi». Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saliranno graditi sul mio altare, perché il mio tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 11, 13-15.29-32
Fratelli, ecco che cosa dico a voi, Gentili: come apostolo dei Gentili, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione, se non una risurrezione dai morti? Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia per la loro disobbedienza, così anch'essi ora sono diventati disobbedienti in vista della misericordia usata verso di voi, perché anch'essi ottengano misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!



Dal vangelo secondo Matteo 15, 21-28
In quel tempo, partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro». Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele». Ma quella venne si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.
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Messaggio da miriam bolfissimo » mar ago 30, 2011 1:45 pm

      • XXI domenica del Tempo Ordinario. 21 agosto 2011
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Dal libro del profeta Isaia 22, 19-23
Così dice il Signore contro Sebna sovrintendente del palazzo: «Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto. In quel giorno chiamerò il mio servo Eliakim, figlio di Chelkìa; lo rivestirò con la tua tunica, lo cingerò della tua sciarpa e metterò il tuo potere nelle sue mani. Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda. Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide; se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire. Lo conficcherò come un paletto in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 11, 33-36
O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! "Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì che abbia a riceverne il contraccambio?". Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.



Dal vangelo secondo Matteo 16, 13-20
In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
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Messaggio da miriam bolfissimo » mar ago 30, 2011 1:48 pm

      • XXII domenica del Tempo Ordinario. 28 agosto 2011
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Dal libro del profeta Geremia 20, 7-9
Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno; ognuno si fa beffe di me. Quando parlo, devo gridare, devo proclamare: «Violenza! Oppressione!». Così la parola del Signore è diventata per me motivo di obbrobrio e di scherno ogni giorno. Mi dicevo: «Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome!». Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 12, 1-2
Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.



Dal vangelo secondo Matteo 16, 21-27
In quel tempo, Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima? Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni».




    • Appello alla libertà
    Gesù legge nel cuore a Pietro: una volta lo trova fortissimo, capace di sfide impossibili, un'altra volta lo trova fragilissimo, miope, incapace di scrutare gli orizzonti delle scelte di Dio! Pietro, fratello nostro, subito disposto, sull'onda dell'entusiasmo, a dichiararsi al fianco del Messia e, poi, al primo ostacolo, in balia delle trame perverse del maligno...

    Discepoli non ci si improvvisa. C'è bisogno di "scuola", di giorni, mesi e anni passati alla sequela del Maestro, rimuovendo le inclinazioni più subdole che portano alla disobbedienza del progetto del Padre. «5e qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua»: ebbene sì, per seguire Gesù, c'è da rinnegare se stessi! Non piace al mondo contemporaneo una proposta così radicale: è giudicata contraria alla libera espressione della personalità del singolo...

    La cosa bella è che, in realtà, Gesù non viola assolutamente la libertà personale di alcuno: il suo, al contrario, è un invito diretto alla determinazione della volontà... "se vuoi"... Proviamo a far passare come, invece, il mondo tenda a coercire la libertà dell'uomo condizionandola subdolamente, illudendola di essere originale! Oggi più che mai la sfida del discepolato cristiano si presenta come una opzione di grande libertà: non ci si può più definire cristiani per tradizione! La tradizione cristiana - per certi versi, fortunatamente - è stata subissata dal secolarismo e dal relativismo. Chi vuole essere discepolo deve persuadersi di dover lavorare sodo per spogliarsi dell'uomo vecchio, portando la croce della abnegazione, della rinuncia di sé, del camminare contro corrente...

    Mi piace far notare un particolare: prima di pronunciare queste parole così feroci verso Pietro - «Dietro a me, satana» - Gesù già lo ha dichiarato "fondamento della Chiesa": significa che la fiducia di Gesù, nei suoi - nostri - confronti, anticipa la coerenza, la fedeltà, la perseveranza... Una richiesta alta quella di Gesù, ma splendidamente promuovente!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 05, 2011 7:32 am

      • XXIII domenica del Tempo Ordinario. 4 settembre 2011
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Dal libro del profeta Ezechiele 33, 7-9
Mi fu rivolta questa parola del Signore: «O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 13, 8-10
Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.



Dal vangelo secondo Matteo 18, 15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».




    • I care
    Una delle regole fondamentali che sembra caratterizzare la società contemporanea nel comportamento nei confronti dell'altro è "farsi gli affari propri"... Ognuno deve guardare al proprio orticello e astenersi nella maniera più assoluta dal fare considerazioni o osservazioni a chicchessia! Tranne, poi, dare carta bianca al gossip e alla chiacchiera da osteria... Di fatto, palesemente, ogni valutazione di merito è stigmatizzata come importuna e inadeguata!

    La Parola di Dio che ascoltiamo oggi ha tutt'altre indicazioni riguardo alla gestione delle relazioni con il prossimo: il suggerimento è quello di un'assunzione in carico del destino del fratello! L'altro non è una scocciatura da cui stare alla larga, ma un fratello verso il quale esercitare tutta la cura necessaria per la sua felicità e la sua realizzazione. Forte è l'ammonizione che JHWH rivolge a Ezechiele: «Se io dico al malvagio: "Malvagio, tu morirai", e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te». Il discepolo che desidera compiere la volontà di Dio non può chiamarsi fuori dalle scelte che i fratelli fanno: ha il compito di richiamare, di esortare, di incoraggiare, affinchè chi compie il male desista dalla sua condotta e ritrovi di nuovo la gioia piena della vita!

    Gesù nel Vangelo chiarisce molto bene come deve strutturarsi un intervento di correzione: alla base di tutto deve essere posta la carità! Guai al giudizio gratuito, allo scredito vile, alla esclusione senza possibilità di riscatto... Ogni giudizio che viene esercitato dal discepolo deve avvenire in tre passaggi: prima di tutto il colloquio personale, poi, un confronto con dei testimoni e, infine, un richiamo pubblico. La tutela e il rispetto della buona fama deve essere a fondamento di ogni correzione fraterna! È brutto constatare come, nel tempo, tutto questo impianto si sia perso per strada... persino capovolto!

    E noi, come siamo messi nella cura dei fratelli?
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » sab set 10, 2011 8:30 am

      • XXIV domenica del Tempo Ordinario. 11 settembre 2011
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Dal libro del Siracide Sir 27, 30 - 28, 9
Rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro. Chi si vendica subirà la vendetta del Signore, il quale tiene sempre presenti i suoi peccati. Perdona l'offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati. Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore? Lui che non ha misericordia per l'uomo suo simile, come può supplicare per i propri peccati? Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore, come può ottenere il perdono di Dio? Chi espierà per i suoi peccati? Ricordati della fine e smetti di odiare, della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti. Ricorda i precetti e non odiare il prossimo, l'alleanza dell'Altissimo e dimentica gli errori altrui.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 14, 7-9
Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.



Dal vangelo secondo Matteo 18, 21-35
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa". Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quello che devi!". Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò". Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?". Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».




    • Vivi per misericordia ricevuta
    Esagerato Gesù... come sempre! «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli! Fino a sette volte!». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette». Cioè: sempre!

    Effettivamente Gesù non fa mai richieste di basso profilo: quando c'è da fare dei passi nei confronti di chi è ancora lontano non lesina accoglienza e disponibilità ad oltranza, ma quando c'è da educare i discepoli ad uno stile di vita autenticamente convergente a quello di Dio non accenna al minimo sconto! Non lo fa per rendere la vita più faticosa ma per far sperimentare ai propri amici la bellezza e la gioia del cuore di Dio! Dio è amore infinito, in Lui non c'è traccia di rancore e di vendetta, per questo vive in una situazione paradisiaca! Se desideriamo la gioia non possiamo che assumere lo stesso stile.

    Perdonare non è per niente facile... Quando siamo feriti il dolore ci chiama a vendetta! È un istinto malefico con il quale ci dobbiamo misurare... Chi non conosce Gesù non ha motivi stringenti per cui cercare di mitigare tale propensione naturale, se non per un ritorno a proprio vantaggio... Capisco chi, da non cristiano, non avverte minimamente il dovere della riconciliazione... Ma chi ha conosciuto Gesù e il suo vangelo non può sottrarsi al dovere di perdonare!

    Certo, c'è da lottare con se stessi, sopprimendo l'orgoglio e il senso di giustizia commutativa che il buoni senso ci ha insegnato... ma la consapevolezza di essere stati oggetto di un perdono radicale e senza condizioni non può non obbligarci all'esercizio della misericordia che a nostra volta abbiamo ricevuto!

    Mi chiedo: perché facciamo così fatica a perdonare le offese ricevute! Non è semplice cattiveria e nemmeno scarsa volontà. È, peggio ancora, ignoranza totale del nostro peccato e della misericordia di Dio! Crediamo dì essere i terminali del bene e del male e, quindi, ci arroghiamo il diritto di stabilire noi chi, come, quando e se perdonare... Se esistiamo, è solo perché Dio ha misericordia di noi... non possiamo dimenticarcene.
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun set 19, 2011 2:19 pm

      • XXV domenica del Tempo Ordinario. 18 settembre 2011
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Dal libro del profeta Isaia 55, 6-9
Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 1,20c-24.27a
Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo. Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.



Dal vangelo secondo Matteo 20, 1-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».




    • Un Dio infaticabile
    Ogni volta in cui si ripresenta la cosiddetta "parabola degli operai dell'ultima ora" è un rebus: chi ascolta rimane regolarmente stizzito... "non è giusto!" - si commenta. Secca che il padrone non riconosca il merito di chi si è affaticato tutto il giorno sotto il sole! La generosità scriteriata del padrone non piace... ognuno deve guadagnarsi la sua paga, faticando se è possibile...

    Non posso non riconoscere che, d'istinto, condivido tale discorso, ma nel momento in cui cerco di entrare nell'ottica di Gesù, trovo l'atteggiamento del padrone davvero spettacolare! La "paga" che Dio elargisce non sono soldi, ma amore! L'amore non si merita! È gratuità assoluta! Ed è uguale per tutti! Perché i servi non sono schiavi ma figli... e l'amore per i figli è sempre lo stesso!

    Gesù non voleva, a mio parere, spiegare come meritarsi il paradiso, ma voleva annunciare quanto grande fosse l'ansia di Dio di portare tutti i propri figli a salvezza! Alla fine della giornata mi sembra più stanco il padrone che è andato in cerca di operai per la vigna che gli operai stessi... la vera fatica la fa lui! Dio vuole che nessuno dei suoi figli si perda! E vuole che i figli, che condividono con lui la stessa gioia fin dalla prima ora, partecipino i fratelli di una grazia così unica!

    «Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino» ci esorta il profeta Isaia! Ma ci rendiamo conto che Dio ci ha cercato? Siamo consapevoli che se siamo nella Chiesa è perché Lui ci ha chiamato! E siamo coscienti che Dio ancora sta cercando? Siamo contenti del fatto che molti fratelli siano aggregati al nostro destino di salvati? Sentiamo l'urgenza di portare a Dio coloro che sono lontani!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » sab set 24, 2011 8:34 am

      • XXVI domenica del Tempo Ordinario. 25 settembre 2011
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Dal libro del profeta Ezechiele18, 25-28
Così dice il Signore: «Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 2, 1-11
Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.



Dal vangelo secondo Matteo 21, 28-32
In quel tempo, disse Gesù ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L'ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli».




    • Curare le radici del bene
    Ma è semplicemente spettacolare! Sentite cosa ci dice questa domenica il Signore: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». Non è bellissimo! A me sembra estremamente liberante una notizia come questa! Sono contentissimo che il bene autentico non è quello che noi valutiamo ma quello che Dio legge nel profondo del nostro cuore!

    Mi trovo spesso a dover essere arbitro nel giudicare la rettitudine o meno di alcuni comportamenti, valutandone la conformità alle leggi e alle norme della Chiesa: lo faccio sempre con molto imbarazzo, consapevole che la mia sentenza, benché scrupolosamente vagliata e soppesata, è sempre legata alla sola dimensione fattuale... le vere ragioni del cuore sono note solo a Dio... e lui solo sa quanta sofferenza e fatica stanno dietro a situazioni irregolari e legittimamente perseguibili...

    La sola consolazione da cui mi sento raggiunto è la certezza che alla fine, che conta, è ciò che sta al fondo del cuore di ciascuno e che solo Dio è in grado di conoscere e rispettare... Così sono certo di tanto bene che mi circonda anche se i miei occhi non sono in grado di riconoscerlo!

    Quanti anticlericali, agnostici, immorali che agli occhi nostri crediamo esclusi dalla grazia sono, al contrario, persone che davanti a Dio stanno facendo il bene loro richiesto... Sì, perché il bene non è quello che noi riteniamo tale e che passa al vaglio della nostra verifica: il bene è quello che nel silenzio edifica senza clamori e senza altisonanza e che solo Dio, nel segreto vede!

    Per questo, noi cristiani della prima ora, spesso e volentieri convinti di avere aperta la corsia preferenziale al Regno è bene che ci mettiamo a verificare profondamente quanto le azioni che compiamo siano autentiche espressioni del cuore e non opportunismi di facciata! Ricordiamocelo che Dio giudicherà le nostre intenzioni, non le nostre benemerenze! La coscienza di ciascuno sa bene di che cosa parlo.
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 03, 2011 8:13 am

      • XXVII domenica del Tempo Ordinario. 2 ottobre 2011
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Dal libro del profeta Isaia 5,1-7
Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi. E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi? Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 4,6-9
Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!



Dal vangelo secondo Matteo 21,33-43
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».




    • Pretesa di autonomia
    Ancora delle letture che parlano della vigna... nel periodo autunnale l'argomento si addice perfettamente! Non ho mai coltivato una vite, ma mi ricordo, dalla mia prima esperienza pastorale ad Ardenno, l'impegno costante dei viticoltori: non c'era mese in cui non fosse previsto un particolare trattamento delle viti!

    Il fatto che le Scritture parlano del mondo come una vigna è sintomatico: non c'è giorno in cui Dio non si occupi e si preoccupi della vite pregiata che è l'umanità. Così parla poeticamente Isaia di Israele: «Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l'aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate,- in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino».

    Se il mondo è una grande vigna, il popolo d'Israele è per Dio la vite pregiata: per essa ha investito le risorse più ingenti! Un dono grande certamente, ma anche un compito impegnativo: nel momento in cui Dio fa un investimento desidera ovviamente un un riconoscimento e ritorno degno!

    Che cosa contesta Gesù al popolo d'Israele! «Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono»: Israele, invece di manifestare gratitudine e riconoscenza a Dio, ha pensato bene di tentare una rapina e di accaparrarsi di tutti i diritti sulla vigna... Israele non è da considerarsi il popolo responsabile di tutti i mali... egli è il "tipo" di tutta l'umanità! Israele è stato scelto tra tutti i popoli perché attraverso di Lui a tutti fosse manifestato l'amore di Dio per l'umanità e, di rimando, il tradimento e la meschinità dell'umanità nei confronti di Dio!

    Ci accorgiamo di quanto grande sia l'investimento di Dio su di noi! Siamo grati e riconoscenti a Dio attribuendogli i meriti della nostra fecondità! Oppure pensiamo che tutto sia nostro merito misconoscendo pure il prezzo della salvezza pagato dal Figlio! "Siamo solo umili servitori nella vigna del Signore..."
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 10, 2011 9:00 am

      • XXVIII domenica del Tempo Ordinario. 9 ottobre 2011
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Dal libro del profeta Isaia 25,6-10a
Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l’ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato. E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza, poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».



Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi 4,12-14.19-20
Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni. Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù. Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.



Dal vangelo secondo Matteo 22,1-14
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».




    • Basta Gesù...
    Sono due anni che vivo con voi. Ringrazio il Signore per il dono della vostra fraternità. Il tempo permette di appartenere sempre di più a ciascuno di voi e di avvertire, insieme alle gioie anche le tante sofferenze che si celano dentro i vostri volti. A volte mi sembra di non essere in grado di dare ciò che mi è chiesto... avverto le domande ma non so dare risposte...

    Leggendo San Paolo nella seconda lettura che ci è proposta oggi un sussulto di coraggio e un fremito di gioia mi hanno invaso il cuore: «Tutto posso in colui che mi da la forza»! Sì, fratelli cari, se posso assumermi l'onere di stare davanti alla Comunità come pastore è solo nel nome di Gesù! L'unica forza che possiedo è Lui! Non ho altro...

    Tutti dobbiamo poter riconoscere con san Paolo «so vivere nella povertà come so vivere nell'abbondanza, sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza»: se troviamo Gesù e comprendiamo quanto sia importante nella nostra vita non c'è più nulla in grado di buttarci a terra!

    Provate a pensare come siamo facili alla lamentela: sembra sempre che ognuno di noi viva la vita più difficile e faticosa del mondo. .. Ma che vita desideriamo! Dov'è che abbiamo posto la nostra gioia! In chi cerchiamo la forza! Ma dove sta Gesù! Sembra che avercelo o no, la nostra gioia risieda sempre in altro...

    Con Santa Tersa d'Avila vorrei che tutti pregassimo: "Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Chi ha Dio nulla gli manca! Solo Dio basta!". Guardate che è vero! La gioia non è in niente se non c'è Lui! Non lo affermo per fede ma per constatazione: chi ha trovato Dio è capace di sorridere in ogni situazione! Tutto ciò in cui il mondo pone la sua gioia è assolutamente effimero, non da pace!

    Fratelli e sorelle carissimi, non buttiamo via tempo! Non perdiamo l'occasione di partecipare al banchetto di nozze che Dio ha preparato per noi! Facciamo festa e riconosciamo in Gesù l'unica fonte di ogni dono perfetto!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 17, 2011 9:12 am

      • XXIX domenica del Tempo Ordinario. 16 ottobre 2011
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Dal libro del profeta Isaia 45,1.4-6
Dice il Signore del suo eletto, di Ciro: «Io l’ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui i battenti delle porte e nessun portone rimarrà chiuso. Per amore di Giacobbe, mio servo, e d’Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca. Io sono il Signore e non c’è alcun altro, fuori di me non c’è dio; ti renderò pronto all’azione, anche se tu non mi conosci, perché sappiano dall’oriente e dall’occidente che non c’è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n’è altri».



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 1,1-5b
Paolo e Silvano e Timoteo alla Chiesa dei Tessalonicési che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace. Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro. Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione.



Dal vangelo secondo Matteo 22,15-21
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».




    • Invito alla lealtà
    Una pagina del Vangelo di Matteo dove viene messa chiaramente in evidenza il motivo del conflitto tra Gesù e i farisei: si tratta dello scontro tra la lealtà e l'ipocrisia!

    I farisei si sono appena incontrati fra di loro per trovare la maniera di cogliere in fallo Gesù e accusarlo davanti al potere costituito. Non possono sopportare la ventata di libertà e di autenticità che Gesù a portato, buttando all'aria tradizioni umane schiavizzanti e oppressive... Eppure, nel momento in cui si presentano da Gesù l'approccio è mellifluo e civettuolo: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità». Una ipocrisia davvero disdicevole... quanto è ancora viva anche oggi!

    Gesù è troppo intelligente per cadere nel tranello. Accetta l'interpellanza dei farisei. Non ha nulla da nascondere. Chi è vero non ha da difendere interessi secondi o terzi: parla diretto, secondo la sapienza de! cuore! Il quesito riguarda il pagamento del tributo a Cesare, il nemico, l'invasore inviso. Non risponde con giri di parole, non fa il sofista della situazione accampando motivazioni teologiche o filosofiche: le monete portano l'immagine di Cesare e a Cesare vanno restituite! Se Cesare sia un farabutto o un disonesto dovrà vedersela al momento opportuno con il Padre eterno... Intanto detiene il potere e perciò va riconosciuto.

    Non si ferma qui, però, nella risposta. Se è giusto «dare a Cesare ciò che è di Cesare» è pure necessario «dare a Dio ciò che è di Dio»! Alla casta dei farisei che ritiene di avere l'esclusiva della fede, Gesù lancia una provocazione di grande spessore! Se Cesare è illecito occupante della terra dei Padri, i Farisei non di meno sono stolidi usurpatori delle coscienze! Non permettono ai loro fratelli di seguire il Signore, ma si interpongono fra Dio e gli uomini, oscurando la via della libertà!

    Meraviglioso Gesù nella sua schiettezza: non cerca consensi facili, cavalcando la polemica ma di nuovo annuncia l'essenziale!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun ott 24, 2011 8:29 am

      • XXX domenica del Tempo Ordinario. 23 ottobre 2011
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Dal libro dell’Esodo 22,20-26
Così dice il Signore: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani. Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse. Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 1,5c-10
Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene. E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell’Acaia. Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne. Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.



Dal vangelo secondo Matteo 22,34-40
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».




    • Essenza della legge
    Ci siamo abituati a vivere dentro un ginepraio di leggi che normano la vita sociale ed economica: oggi come ieri ci sono gli esperii delle leggi che le interpretano e le applicano ai singoli casi. Quelli ritenuti bravi sono coloro che sanno usare le leggi per aggirarle ed ottenerne il massimo beneficio... Le leggi, nel loro intento, sono necessarie alla tutela del bene, ma l'uomo le moltiplica perché facilmente perde il riferimento al bene...

    Ai tempi di Gesù le prescrizioni e le norme della Legge pullulavano, nemmeno i più esperti conoscitori della Torah erano in grado di conoscerne tutti i particolari... ovviamente non si trattava che di norme stabilite dagli uomini, colpevoli di avere allontanato alquanto dai principi inderogabili dettati da Dio. Il rischio che si correva era quello di rispettare norme marginali a discapito di quelle essenziali... Ma chi aveva il coraggio di assumersi la responsabilità dì definire la volontà archetipa di Dio...?

    Un dottore della Legge, con l'intento di mettere alla prova Gesù e poterlo accusare di blasfemia, va da Lui e pone la domanda fatidica a cui nessuno osava dare risposte: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento!». Gesù non accenna a dubbi o a perplessità e con esemplare autorevolezza dichiara: «"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente"... "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

    È un'affermazione di una categoricità raggelante! Non ci sono scappatoie: la volontà di Dio è assolutamente chiara ed evidente. Al centro di tutto ci deve essere l'amore per Dio, garanzia di una dipendenza costante dalla fonte della verità. E strettamente connesso all'amore per Dio, l'amore per gli uomini, immagine preziosa e prediletta di Dio nella storia. Saremo giudicati sull'amore... l'amore per Dio e per i fratelli! Non disperdiamoci nei dettagli e lavoriamo sull'essenziale!
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » sab ott 29, 2011 8:37 am

      • XXXI domenica del Tempo Ordinario. 30 ottobre 2011
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Dal libro del profeta Malachia 1,14-2,2.8-10
Io sono un re grande – dice il Signore degli eserciti – e il mio nome è terribile fra le nazioni. Ora a voi questo monito, o sacerdoti. Se non mi ascolterete e non vi darete premura di dare gloria al mio nome, dice il Signore degli eserciti, manderò su voi la maledizione. Voi invece avete deviato dalla retta via e siete stati d'inciampo a molti con il vostro insegnamento; avete distrutto l'alleanza di Levi, dice il Signore degli eserciti. Perciò anche io vi ho reso spregevoli e abietti davanti a tutto il popolo, perché non avete seguito le mie vie e avete usato parzialità nel vostro insegnamento. Non abbiamo forse tutti noi un solo padre? Forse non ci ha creati un unico Dio? Perché dunque agire con perfidia l'uno contro l'altro, profanando l'alleanza dei nostri padri?



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 2,7-9.13
Fratelli, siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari. Voi ricordate infatti, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio. Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l'avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti.



Dal vangelo secondo Matteo 23,1-12
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati "rabbì" dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate "padre" nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare "guide", perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».




    • Gesù, l'unico Maestro
    Nel Vangelo di Matteo troviamo questa esortazione di Gesù «Non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli»: è una sottolineatura importante che mostra il ruolo assoluto di Gesù come maestro e la conseguente relatività di ogni ministero nella Chiesa.

    Papa, vescovi, preti, diaconi, religiosi e religiose non sono un'appendice di Dio ma semplici fratelli che hanno il compito di ricordare e orientare alla sequela ogni battezzato. Sant'Agostino amava ripetere che prima di essere un Vescovo era un Battezzato: a sottolineare che la dignità del battesimo è superiore a quella ministeriale!

    Leggendo il vangelo di oggi sentiamo una forte presa di posizione di Gesù contro i maestri e i rabbi del suo tempo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno». Non possiamo pensare che una affermazione così perentoria non sia attuale per chi svolge un servizio nella Chiesa...

    Spesso e volentieri si sentono commenti e giudizi severi contro preti e affini: a volte hanno ragion d'essere, a volte no! Qualcuno afferma: "lo non credo nei preti"! Di solito rispondo "Neanche io"! Ringrazio di cuore i preti per il loro servizio ma non sono loro a condizionare la mia fede e il mio amore per Gesù!

    Non chiediamo ai preti di essere simpatici e "moderni": quanto più essi si fanno piccoli e trasparenti, tanto più si evidenzia l'assolutezza di Cristo! Guai a noi se andiamo in Chiesa solo perché il prete ci è amico! Sarebbe pura idolatria! Ai preti chiediamo di indicarci Gesù e di essere il più possibile veri nella loro sequela dietro all'unico Maestro!

    Quanto vorrei poter ripetere con Paolo: «Rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l'avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti».
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 07, 2011 9:10 am

      • XXXII domenica del Tempo Ordinario. 6 novembre 2011
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Dal libro della Sapienza 6,12-16
La sapienza è splendida e non sfiorisce, facilmente si lascia vedere da coloro che la amano e si lascia trovare da quelli che la cercano. Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano. Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà, la troverà seduta alla sua porta. Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta, chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni; poiché lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei, appare loro benevola per le strade e in ogni progetto va loro incontro.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 4,13-18
Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell'ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti. Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.



Dal vangelo secondo Matteo 25,1-13
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! Andategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: "Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono". Le sagge risposero: "No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene". Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". Ma egli rispose: "In verità io vi dico: non vi conosco". Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora».




    • Novembre: mese della memoria
    Il mese di novembre è tradizionalmente riservato alla memoria di chi è passato avanti. L'esordio è dato dalla Solennità dei Santi: siamo invitati a contemplare il cielo e scorgerlo pieno di gente che con una vita fedele a Cristo ha meritato la perfetta comunione con Dio. Guardare a loro significa assumerli come modelli di vita, riferimenti concreti per vivere un'esistenza davvero piena...

    Poi la memoria dei defunti: tutti abbiamo persone che ci hanno preceduto nel sonno della pace! Non possiamo scordarli! Non sono più disponibili al nostro tatto ma sono quanto mai vivi nel nostro cuore e nella nostra mente. Li abbiamo amati... Ci hanno amato... ma di loro abbiamo conosciuto anche i lati più oscuri... La morte non cancella la vita, ma la mette al vaglio di fronte alla verità! Da qui la necessità di una supplica accorata perché Dio "non guardi di loro peccati ma alla fiducia della Chiesa* che prega e spera!

    Un ricordo particolare è, inoltre, riservato ai caduti di tutte le guerre... Convivono insieme sentimenti di riconoscenza per il loro sacrificio come lo sdegno per l'inutilità della violenza nella soluzione dei problemi... Con il beato Giovanni Paolo II gridiamo "Mai più la guerra, avventura senza ritorno!".

    Infine, pensiamo anche a noi! A noi stessi! Così alieni da un pensiero nitido e articolato attorno al nostro destino... Non ricordiamo solo chi è morto, ma ricordiamoci pure di noi che dobbiamo morire! La vita deve essere il tempo vissuto ih preparazione all'evento clou dello spiramento: a chi renderemo il respiro?

    La parabola delle dieci vergini, di cui cinque sagge e cinque stolte, ci deve esortare a vivere con la lampada della fede accesa. La luce che promana dalla fede ci permette di fare passi sapendo dove stiamo mettendo i nostri piedi... Ci permette di vivere nella costante attesa non della morte - bruttissimo! - ma del Signore che ci viene incontro - spettacolare! Ragionare e discutere sulla morte è sempre più tabù... ci si sta scordando che si tratta della pienezza della vita...
    • don Natalino Pedrana
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 14, 2011 9:21 am

      • XXXIII domenica del Tempo Ordinario. 13 novembre 2011
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Dal libro dei Proverbi 31,10-13.19-20.30-31
Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani. Stende la sua mano alla conocchia e le sue dita tengono il fuso. Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero. Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani e le sue opere la lodino alle porte della città.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 5,1-6
Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri.



Dal vangelo secondo Matteo 25,14-30
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».




    • Vita da spendere bene

    Dicevo domenica scorsa che la vita deve essere considerata come la preparazione di una grande festa di matrimonio: noi - la sposa - con Dio - lo sposo! La vita è una storia d'amore, di desiderio, di nostalgia dell'amato... Nella prima lettura di oggi sì parla della donna perfetta: è la descrizione della sposa con la quale Dio vuole sposarsi. Si tratta di una donna attiva, laboriosa, servizievole e caritatevole. Non particolarmente bella esteriormente ma ricca di virtù... Così ci desidera il Signore! Così dobbiamo essere per non essere ripudiati!

    Di laboriosità e di impegno parla anche il Vangelo con la notissima parabola dei talenti: un padrone che distribuisce tutti i suoi averi ai suoi servi e se ne va. Non c'è una richiesta precisa. Non esige nulla in cambio: semplicemente, condivide i suoi averi con i suoi servi.

    Mi ha sempre fatto specie notare come i beni fossero stati distribuiti in parti impari. Mi sembrava una ingiustizia dare a qualcuno di più e a qualcuno di meno. In realtà, la distribuzione avviene con il massimo rispetto della peculiarità di ciascun servo. Tant'è che al rendiconto la riconoscenza non è in base alla quantità resa ma all'impegno...

    Il padrone non si arrabbia con il servo a cui ha consegnato un talento perché non ha reso, ma perché per paura del di luì giudizio non si è dato da fare. È il giudizio negativo che il servo dà «Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura...» a provocare l'ira incontenibile del padrone!

    Non possiamo vivere la vita con il terrore del giudizio: non stiamo andando incontro ad un boia ma ad uno sposo! Non siamo chiamati a dimostrare niente, come uno sposa al suo sposo: solo ci è chiesto di amare, di cercare di tutto per essere la gioia dell'amato!

    Quello che ne verrà sarà frutto dell'amore e non della paura: del resto, Gesù ce lo ha detto in tutte le salse «saremo giudicati sull'amore»... Lui sa quali sono le nostre capacità e le riconoscerà, piccole o grandi che siano. L'importante è non sotterrarle!

    • don Natalino Pedrana
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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Iscritto il: dom mag 22, 2005 2:27 pm
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Messaggio da miriam bolfissimo » lun nov 21, 2011 8:59 am

      • Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo. 20 novembre 2011
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Dal libro del profeta Ezechiele 34,11-12.15-17
Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia. A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri.



Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 15,20-26a.28
Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.



Dal vangelo secondo Matteo 25,31-46
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».




    • Solo in Gesù c'è salvezza
    Ecco la meta della storia: Gesù a capo di tutto! Tutti gli eventi sono in funzione della collocazione di Gesù al vertice, riconosciuto come snodo unico ed assoluto per l'ingresso del mondo in Dio. L'evangelista Giovanni dirà che «Gesù è la porta»: nessuno entra nell'intimità di Dio se non attraverso di Lui! Atei, mussulmani, induisti, agnostici, tutti riceveranno da Gesù il premio o la condanna!

    Noi oggi, quindi, siamo chiamati a ridire la nostra fede e il nostro amore per Gesù, origine e fonte di ogni salvezza! Lui è il salvatore: non c'è salvezza al di fuori di Lui! Il conoscere questa verità è un privilegio di cui ringraziare e da cui mai prescindere.

    La tentazione di salvarci con i nostri meriti, in seguito a delle buone azioni è sempre in agguato! Si tratta di un equivoco assolutamente demoniaco: bastare a se stessi, prescindendo da Cristo... Questo è il rischio pericolosissimo nel quale si potrebbe incorrere a seguito di una lettura superficiale del vangelo odierno: basta dar da mangiare agli affamati, da bere agli assetati etc... e le porte dei cieli si spalancano. Non è esattamente così...

    Le opere di misericordia sono certamente da ritenere lo stile di vita proprio di chi agisce secondo il cuore di Dio, ma il giudizio ci sarà per tutti a prescindere! E il giudice sarà Cristo! È Lui il criterio della vera carità! Non c'è opera di carità autentica se non collima perfettamente con la gratuità e il disinteresse proprio di Cristo!

    Si dice, ormai con ingenua certezza, che il paradiso sia pieno e l'inferno vuoto: sarei più cauto nel dichiarare verità così sensibili... Nessuno può arrogarsi il merito e nemmeno garantirlo agli altri! A ciascuno di noi è chiesto di esercitare l'amore a servizio dei più poveri e bisognosi nella convinzione di farlo per Lui. A tempo debito ci presenteremo davanti a Gesù e solo Lui leggerà il nostro cuore e ne riconoscerà il bene e il male.

    Da qui la consapevolezza che nessuno si può dare la patente per il cielo: a ciascuno è chiesto di vivere con impegno e verità la propria vita e affidarsi costantemente alla sola misericordia che salva... Gesù!
    • don Natalino Pedrana
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