La Chiesa di N.S. di Czestochowa In Roma

La Madonna di Czestochowa a Cracovia: luoghi e storia

Moderatore: Staff

Rispondi
Avatar utente
Giammarco De Vincentis
Fondatore del Forum
Fondatore del Forum
Messaggi: 3650
Iscritto il: ven mag 06, 2005 4:11 pm
Località: San Benedetto dei Marsi (AQ)
Contatta:

La Chiesa di N.S. di Czestochowa In Roma

Messaggio da Giammarco De Vincentis » sab nov 05, 2005 7:35 pm

Immagine

La Chiesa di N.S. di Czestochowa
(Tratto da Arte Cristiana, Vol.LXII)

Tra le nuove chiese sorte a Roma in questo ultimo decennio si fa notare per la singolarità del concetto architettonico quella della Madonna alla quale nella cattolicissima Polonia e precisamente a Czestochowa è stato eretto uno splendido tempio.

Questo che sorge alla Rustica, una borgata all'estrema periferia di Roma, se non può competere in sfarzo e ricchezza con la chiesa polacca, offre però degli originali elementi intelligentemente disposti.

Due parole innanzi tutto per spiegare perché a Roma, ove numerosi templi sono stati elevati alle nostre Madonne, questo sia stato dedicato ad una Vergine, diciamo così, straniera.

Alla chiusura del Concilio Ecumenico, avendo il cardinale Wichinski comunicato al Pontefice che i Polacchi festeggiavano proprio in quell’anno il millennio della conversione al Cattolicesimo della Polonia (nel 965 infatti Micislao duca dei Polacchi aveva abbracciato il Cristianesimo}, il Santo Padre gli annunciò che per ricordare e solennizzare quella ricorrenza, avrebbe intitolato una nuova Parrocchia di Roma alla Madonna di Czestochowa.

Dei tre progetti che gli vennero presentati S.S. Paolo VI scelse quello elaborato dall'architetto Tonelli, particolarmente significativo per purezza e semplicità di forme, d'impianto e d'espressione.

Fu posta la prima pietra il 5 dicembre 1965 alla presenza del cardinale Wichinski e dei vescovi polacchi convenuti per la chiusura del Concilio. I lavori iniziati nel 1969, vennero compiuti in due anni ed il 30 ottobre 1971 il cardinale Wichinski, giunto espressamente dalla Polonia, il cardinale Angelo Dell'Acqua, Vicario generale di S. Santità ed una larga rappresentanza del clero polacco e della Colonia di Roma, presenziarono all'inaugurazione della nuova chiesa parrocchiale.

Secondo don Valerio Vigorelli, <<formula di una sana e giusta architettura è il raggiungere l’armonia della semplicità nell'articolata varietà delle funzioni in unità strutturale, organica ed ambientale >>, questo fine ci sembra sia stato pienamente raggiunto dall'architetto Tonelli il quale ha saputo ideare un tempio che nella sua austera ed al tempo stesso lieta semplicità, offre un insieme armonico e profondamente religioso nel quale si compenetra semplicità, lettura razionale e tensione emotiva sensoriale.

Partito dal concetto di creare un contrasto fra la realtà caotica della borgata e la purezza geometrica del tempio e di provocare una comunicazione-partecipazione tra l'esterno e l'interno, si da non fare dell'edificio religioso un corpo a se stante, ma di immetterlo quasi nella vita pulsante che lo attornia, ideò che non mura, porte e portali facessero una barriera tra tempio e passanti, ma che soltanto una grande vetrata trasparente, con intelaiatura metallica separasse la Chiesa dal piazzale antistante, sì che anche gettando uno sguardo distratto dal di fuori la gente partecipasse, se pur inconsciamente, alle cerimonie che si svolgevano all'interno ed il gran fascio di luce fosse quasi un richiamo a varcare la soglia.

Allo stesso concetto si è ispirato il pittore Luciano Vinari nell'esecuzione della vetrata-scultura da lui concepita in funzione dell'antistante Tabernacolo e della luce che lo investe dalla finestra posteriore. Egli, per lasciare che la luminosità naturale ed il verde accogliessero dal difuori il Tabernacolo in un ambiente senza soluzione di continuità dall'interno verso l'esterno, progettò questa vetrata che circonda la sfera pur lasciandola sospesa in uno spazio luce.

Accennando al Tabernacolo abbiamo usato la parola sfera perché il Tonelli lo ha pensato e realizzato come un magico globo argenteo sospeso nel vuoto che, al pari di un frutto, aprendosi mostra all'interno (rivestito di pietra color rosso ardente) l'Ostensorio; uguale simbolo si ritrova nel fonte battesimale formato da una grande sfera che si schiude a metà, entrambi sono i punti chiave nella progettazione di questo tempio, sono proprio questi elementi, nelle intenzioni e in parte nella realtà, a determinare in chi guarda questa chiesa le impressioni, le sorprese suscitate.

Come abbiamo detto il Tabernacolo riceve luce dalla ovoidale vetrata-scultura del Vinari, realizzata in vetri <<dalles>>, resina e ferro, i movimenti si esprimono per mezzo di un linguaggio del segno personale dell'artista.

L'originalità della soluzione si basa sulla dinamica dell'opera che in luogo della tradizionale raggiera, non cerca l'esterno ma da questo converge al Tabernacolo.

Tre gradini conducono al misterioso e scarno altar maggiore cuneiforme, di lucido acciaio inossidabile, specchiante, che riflette il colore violaceo del tappeto. Ai lati l'Epistola e l'Evangelo, semi-cilindrici sono in cemento, mentre il pavimento è di granito.

L’immagine della Patrona della chiesa - una icone della Madonna di Czestochowa, copia dell’opera originale del sec. XIV – non è posta, come di consueto su l’altare maggiore, ma nell’unica cappella piccolissima laterale, in contrasto con la grande sala, dalle oscure pareti e dal soffitto bassissimo a Lei dedicata e che si apre sul lato sinistro della Chiesa. Il quadro è situato in basso, quasi a livello dei devoti rendendo a loro più vicina la sacra immagine che una fonte di viva illuminazione rischiara, lasciando in penombra il resto della cappella.

Questa cappella con singolare accorgimento, è stata ricavata da una specie di grande serbatoio esterno che raccoglie l'acqua piovana e la fa defluire in piccole vasche con piacevole effetto.

Di particolare rilievo la tensione strutturale e di sospensione della grande piastra di copertura quasi aerea che non poggia su pilastri o colonne ma su piccoli cunei di acciaio e sembra vibrare nell’alto; occhi di diverse dimensioni, aperti sul cielo lasciano discretamente piovere la luce; l’architetto aveva progettato particolari lampadari, fragili sfere di vetro sospese, i cui riflessi avrebbero posto in rilievo la ricca serie di effetti visuali raggiunti efficacemente, sia pure, come abbiamo detto, con un’architettura semplicissima, ma questi ancora non si sono potuti mettere in loco, come pure sono tuttora in lavorazione il campanile e la Via Crucis.

AMINA ANDREOLA

cliccate qui La Chiesa di N.S. di Czestochowa
(Tratto da Arte Cristiana, Vol.LXII)

Tra le nuove chiese sorte a Roma in questo ultimo decennio si fa notare per la singolarità del concetto architettonico quella della Madonna alla quale nella cattolicissima Polonia e precisamente a Czestochowa è stato eretto uno splendido tempio.

Questo che sorge alla Rustica, una borgata all'estrema periferia di Roma, se non può competere in sfarzo e ricchezza con la chiesa polacca, offre però degli originali elementi intelligentemente disposti.

Due parole innanzi tutto per spiegare perché a Roma, ove numerosi templi sono stati elevati alle nostre Madonne, questo sia stato dedicato ad una Vergine, diciamo così, straniera.

Alla chiusura del Concilio Ecumenico, avendo il cardinale Wichinski comunicato al Pontefice che i Polacchi festeggiavano proprio in quell’anno il millennio della conversione al Cattolicesimo della Polonia (nel 965 infatti Micislao duca dei Polacchi aveva abbracciato il Cristianesimo}, il Santo Padre gli annunciò che per ricordare e solennizzare quella ricorrenza, avrebbe intitolato una nuova Parrocchia di Roma alla Madonna di Czestochowa.

Dei tre progetti che gli vennero presentati S.S. Paolo VI scelse quello elaborato dall'architetto Tonelli, particolarmente significativo per purezza e semplicità di forme, d'impianto e d'espressione.

Fu posta la prima pietra il 5 dicembre 1965 alla presenza del cardinale Wichinski e dei vescovi polacchi convenuti per la chiusura del Concilio. I lavori iniziati nel 1969, vennero compiuti in due anni ed il 30 ottobre 1971 il cardinale Wichinski, giunto espressamente dalla Polonia, il cardinale Angelo Dell'Acqua, Vicario generale di S. Santità ed una larga rappresentanza del clero polacco e della Colonia di Roma, presenziarono all'inaugurazione della nuova chiesa parrocchiale.

Secondo don Valerio Vigorelli, <<formula di una sana e giusta architettura è il raggiungere l’armonia della semplicità nell'articolata varietà delle funzioni in unità strutturale, organica ed ambientale >>, questo fine ci sembra sia stato pienamente raggiunto dall'architetto Tonelli il quale ha saputo ideare un tempio che nella sua austera ed al tempo stesso lieta semplicità, offre un insieme armonico e profondamente religioso nel quale si compenetra semplicità, lettura razionale e tensione emotiva sensoriale.

Partito dal concetto di creare un contrasto fra la realtà caotica della borgata e la purezza geometrica del tempio e di provocare una comunicazione-partecipazione tra l'esterno e l'interno, si da non fare dell'edificio religioso un corpo a se stante, ma di immetterlo quasi nella vita pulsante che lo attornia, ideò che non mura, porte e portali facessero una barriera tra tempio e passanti, ma che soltanto una grande vetrata trasparente, con intelaiatura metallica separasse la Chiesa dal piazzale antistante, sì che anche gettando uno sguardo distratto dal di fuori la gente partecipasse, se pur inconsciamente, alle cerimonie che si svolgevano all'interno ed il gran fascio di luce fosse quasi un richiamo a varcare la soglia.

Allo stesso concetto si è ispirato il pittore Luciano Vinari nell'esecuzione della vetrata-scultura da lui concepita in funzione dell'antistante Tabernacolo e della luce che lo investe dalla finestra posteriore. Egli, per lasciare che la luminosità naturale ed il verde accogliessero dal difuori il Tabernacolo in un ambiente senza soluzione di continuità dall'interno verso l'esterno, progettò questa vetrata che circonda la sfera pur lasciandola sospesa in uno spazio luce.

Accennando al Tabernacolo abbiamo usato la parola sfera perché il Tonelli lo ha pensato e realizzato come un magico globo argenteo sospeso nel vuoto che, al pari di un frutto, aprendosi mostra all'interno (rivestito di pietra color rosso ardente) l'Ostensorio; uguale simbolo si ritrova nel fonte battesimale formato da una grande sfera che si schiude a metà, entrambi sono i punti chiave nella progettazione di questo tempio, sono proprio questi elementi, nelle intenzioni e in parte nella realtà, a determinare in chi guarda questa chiesa le impressioni, le sorprese suscitate.

Come abbiamo detto il Tabernacolo riceve luce dalla ovoidale vetrata-scultura del Vinari, realizzata in vetri <<dalles>>, resina e ferro, i movimenti si esprimono per mezzo di un linguaggio del segno personale dell'artista.

L'originalità della soluzione si basa sulla dinamica dell'opera che in luogo della tradizionale raggiera, non cerca l'esterno ma da questo converge al Tabernacolo.

Tre gradini conducono al misterioso e scarno altar maggiore cuneiforme, di lucido acciaio inossidabile, specchiante, che riflette il colore violaceo del tappeto. Ai lati l'Epistola e l'Evangelo, semi-cilindrici sono in cemento, mentre il pavimento è di granito.

L’immagine della Patrona della chiesa - una icone della Madonna di Czestochowa, copia dell’opera originale del sec. XIV – non è posta, come di consueto su l’altare maggiore, ma nell’unica cappella piccolissima laterale, in contrasto con la grande sala, dalle oscure pareti e dal soffitto bassissimo a Lei dedicata e che si apre sul lato sinistro della Chiesa. Il quadro è situato in basso, quasi a livello dei devoti rendendo a loro più vicina la sacra immagine che una fonte di viva illuminazione rischiara, lasciando in penombra il resto della cappella.

Questa cappella con singolare accorgimento, è stata ricavata da una specie di grande serbatoio esterno che raccoglie l'acqua piovana e la fa defluire in piccole vasche con piacevole effetto.

Di particolare rilievo la tensione strutturale e di sospensione della grande piastra di copertura quasi aerea che non poggia su pilastri o colonne ma su piccoli cunei di acciaio e sembra vibrare nell’alto; occhi di diverse dimensioni, aperti sul cielo lasciano discretamente piovere la luce; l’architetto aveva progettato particolari lampadari, fragili sfere di vetro sospese, i cui riflessi avrebbero posto in rilievo la ricca serie di effetti visuali raggiunti efficacemente, sia pure, come abbiamo detto, con un’architettura semplicissima, ma questi ancora non si sono potuti mettere in loco, come pure sono tuttora in lavorazione il campanile e la Via Crucis.

AMINA ANDREOLA

cliccate qui http://www.czestochowa.it/ per entrare nel sito web della chiesa
C'è piu' gioia nel dare :-) che nel ricevere
CLICCA QUI Per leggere le mie poesie. il mio tel è 348-3825993

Rispondi

Torna a “La Madonna di Czestochowa a Cracovia”

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite