La Madonna dell’Incoronata (Foggia)

Luoghi di devozione alla Madonna

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miriam bolfissimo
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La Madonna dell’Incoronata (Foggia)

Messaggio da miriam bolfissimo » ven ott 05, 2007 8:15 am

alfonso ha scritto:
      • IL SANTUARIO DELL’INCORONATA DI FOGGIA
        (tra storia e leggenda)
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La festa della Madonna Incoronata si celebra la prima settimana di maggio. Comitive di pellegrini di dieci persone e sino a settanta e più, guidate qualche volta dal parroco del villaggio e più spesso da un capo che riceve le oblazioni per l’altare, giungono alla chiesa.

L’arrivo di queste carovane è molto singolare e pittoresco. Si sentono in lontanaza le loro preghiere alternate, voci di uomini e voci di donne, riforzarsi man mano che si avvicinano al bosco delle querce. Qui arrivano sfiniti e scalzi, appoggiati al loro bastone di pellegrini, che ha in cima una croce e più sotto due uncini di ferro, da dove pendono una zucca con l’acqua ed un ramo di abete o di olivo. Appena giunti fanno tre volte il giro della chiesa e poi s’inginocchiano davanti alla porta.

L’altare, dove si venera l’immagine miracolosa della Vergine, è situato al di sopra dell’originale cappella, dove si conserva anche dietro una grata di ferro, il ramo di quercia sul quale l’immagine fu vista.

Si sale all’altare, salendo una doppia fila di scalini, ciò che dà un’aria d’assoluta originalità a quella chiesa. Il quadro miracoloso rappresnta la vergine, nera, con le mani distese. Essa è ricoperta di lacci d’oro e d’argento, catene d’orologi, orecchini, fermagli, anelli e medaglioni, che non rimangono visibili, se non la faccia e le mani. Tutto l’altare poi è coperto di ex voto di ogni genere. Gambe d’argento e di cera, braccia, teste, occhi, cuori… e una quantità di piccoli dipinti primitivi, rappresentanti la nera Madonna nelle nuvole che salva persone dall’annegare o dal cadere o dal bruciare.
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            La Madonna dell’Incoronata
La modesta cappella, all’inizio custodita da un anacoreta, fu ingrandita in seguito per poter accogliere i fedeli e soprattutto i pellegrini che passavano in massa, diretti al santuario dell’Arcangelo Michele in Monte Sant’Angelo. Nel corso dei secoli mai è venuta meno la devozione, né è mancata la frequenza del popolo. Ordini religiosi e Congregazioni si sono succeduti nella cura delle anime. La nuova chiesa fu affidata ai monaci basiliani, che la tennero fino al 1139. Dal secolo XIII al secolo XVI nel santuario vi furono i monaci Cistercensi. La loro operosità e la loro dedizione ai pellegrini fecero del santuario uno dei maggiori centri religiosi della Capitanata. Nella seconda metà del secolo XVI il santuario fu sottratto ai cistercensi e dato in commenda prima ad Antonio Carafa e poi ad altri dignitari ecclesiastici, molti dei quali si resero benemeriti del santuario.

“Il tempio, scrive P. Niccolò Borrelli, nulla ti porge da osservare né semplicità, né ornamento di architettura; se n’eccettui due scale, che volgonsi per destra e per manca delle pareti laterali, e mettono capo ad una cappella soprana, dov’è, per cura del cardinal Salerni, eretto un altare con sopra una nicchia, che serba all’adorazione dei fedeli la statua miracolosa della Madonna. La quale, come tutte le altre statue che camparono dalla persecuzione degli Iconoclasti, ha le mani e la faccia nere, ed in particolare tre corone sopra la testa, donde è che piacque ai pietosi intitolarla Incoronata. A destra di cotesta cappella entri per un uscio in un corridoio formato da due ordini di camere, che riescono ad un terrazzo, sul quale passeggiando puoi vedere ciò che v’ha d’intorno a tre lati del Santuario, e solamente l’entrata della chiesa, e la casa a quella aderente, fabbricata a spese del comune per albergo degli ufficiali, ti si celano alla veduta”.

Il 1° aprile dell’Anno Santo 1950 Mons. Fortunato Maria Farina, vescovo di Foggia, che teneva molto a cuore quel luogo mariano, l’affidò alla congregazione di don Orione, sacerdoti che curano ancora oggi il Santuario, nella persona di don Giuseppe Callegari. Nel giro di 15 anni, grazie alla collaborazione delle autorità e soprattutto alla generosità dei fedeli, sulle fondamenta dell’antica chiesa, divenuta fatiscente e pericolante, sorse il nuovo Tempio, inaugurato il giorno 11 aprile 1965. E’ un moderno complesso di fede popolare. Rappresenta un faro luminoso di fede e di grande devozione mariana, come perenne richiamo ai valori dello spirito.
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            La Chiesa dell’Incoronata oggi
Diverse sono le leggende che parlano dell’origine della cappella. Una sola cosa le accomuna: la Madonna apparve su una quercia nel bosco l’ultimo sabato di aprile.

Alcuni legnaioli un giorno sentirono una musica divina fra i rami di un’annosa quercia. Sollevato il capo, videro degli angeli che adoravano l’immagine della Madonna. Ritornati a Foggia raccontarono la cosa al vescovo, il quale recatosi nel bosco con il clero in processione, prese la venerata effigie e, con pompa magna, andò a depositarla nella cattedrale della città. Il giorno dopo l’effigie era scomparsa. Nuovamente i legnaioli sentirono le voci angeliche e rividero l’immagine al posto di prima. Tre volte il vescovo tentò di riportare il miracoloso dipinto nella cattedrale, ma per tre volte di seguito il dipinto ritornò sull’albero di quercia. Finalmente si capì che la miracolosa Vergine aveva scelto di rimanere solitaria nella foresta e lì si costruì a lei una chiesa.

“Matteo Spinelli, racconta P. Niccolò Borrelli, fu il primo, che tentando di dare a noi colla scrittura notizia certa dell’avvenimento, lo falsò per rispetto di amicizia, che aveva con la famiglia Gueguàra. Ond’egli narra così: un conte di Gueguàra, andando a far caccia nel bosco, di cui poco dopo accenneremo, in giorno venerdì ultimo di aprile di non so qual anno, avvenne che il giorno appresso avanti allo spuntar dell’alba ei vide un ammasso di abbaglianti splendori. A nessuno dei suoi compagni dava l’animo inoltrarsi per conoscere la cagione di cosa tanto nuova e straordinaria. Il conte, solo ed animoso, si addentrava nel bosco, con pieno il petto di speranza e di gioia, assai discostandosi dai suoi che pensavano lui follemente andare incontro a manifesto pericolo. E poiché videro metterlo tra le fiamme, che il bosco incendiavano, ebbero per certo la morte sua. Quei splendori e quelle fiamme pareano al conte nell’avvicinarvisi, che fosse barlume: a cui pervenuto andò collo sguardo ad una statua, ch’era posta come seduta sopra un querciolo. Ei svenne, ei cadde e ripensando vieppiù trepido e affannoso desiderava fuggire. E fuggiva, ma non potea dilungarsi, che il piede venia rattenuto per una forza invincibile. Perché sostatosi alquanto intese andar mancando il timore, e l’animo ristorarsi, ed il petto soffuso di celestiale delizia, ed un succedersi, ed un rimescolarsi di affetti. Ecco per avventura un bifolco a lui correre decisamente, e narrargli come i suoi bovi non altrimenti che avessero l’intelletto, erasi prostrati inginocchioni innanzi a quella statua. E in questo dire gli brillavano gli occhi. La religione in quell’istante aveva appaiato il nobile al plebeo. L’uomo rozzo era diventato eloquente, il gentiluomo ammirava in quel rozzo un cuore capace di sentire le stesse impressioni che il suo. Il devoto e lo sventurato intendono ché valga accendere una lucerna innanzi le immagini di coloro che vegliano al cielo su le umane sventure. Laonde quei due pietosi sospesero a lato della statua miracolosa una lampada accesa per quel poco d’olio, unica masserizia del povero bifolco. La Vergine gradì quel tenue dono, ché lo scarso alimento bastò a tener viva continuamente e per molti anni la fiamma, e servì di medela e di balsamo alle ferite e ai morbi”.

Stefano Tatullo racconta che una notte di fine aprile del 1001, il conte di Ariano Irpino sognò di fare una caccia copiosa di selvaggina nel bosco di Cervaro, vicino l’odierna Foggia. Si mise subito in viaggio. L’ultimo sabato del mese, durante una battuta alle prime luci dell’alba, il conte ferì un daino che però, nonostante sanguinasse, riuscì a fuggire. L’uomo lo inseguì e poco dopo lo trovò inginocchiato ai piedi di una grande quercia. Si avvicinò per prenderlo, ma, quando fu sotto la quercia, l’albero fu avvolto da una luce abbagliante. Quella stessa mattina anche Strazzacappa, un pastore del luogo, aveva perso due buoi nel bosco. Anch’egli li ritrovò sotto la quercia e quando si avvicinò per prenderli fu, come il conte, folgorato da grande bagliore. “Non abbiate paura”, disse, “io sono Maria, la Madre di Dio. Desidero qui una cappella in mio onore, e io la renderò famosa per le grazie concesse a quanti mi invocheranno con amore sincero di figli. Pregatemi dunque dinanzi a quest’immagine”. Strazzacappa, per devozione alla Madonna mise dell’olio nella “caldarella”, la pentola di rame che usava per cuocere il cibo, e con uno stoppino ne fece una lampada votiva che appese ai rami della quercia.

I pellegrini che venivano a salutare la Madonna e a lei si rivolgevano per chiedere le grazie di cui avevano bisogno, ungendosi con l’olio della “caldarella”, erano risanati da ogni male.

Il trasferimento delle greggi che iniziava ogni anno il 15 d'ottobre, avveniva lungo tratturi, che erano vere e proprie arterie erbose. Lungo i tratturi erano previsti i riposi, vaste aree in cui i pastori potevano sostare con le greggi.

Erano strade lungo le quali si muoveva un esercito di uomini e animali, per trascorrere la maggior parte dell’anno nelle terre di Capitanata. Queste persone erano tra i primi a recarsi al Santuario dell’Incoronata per salutare la Madonna e chiederle le grazie. Ecco perché la Madonna dell’Incoronata è anche la protettrice dei pastori e delle greggi.

I pellegrini aumentavano sempre di più, alcuni per devozione ed altri per ricevere grazie dalla Vergine. Tutti quelli che si recavano al Santuario si ungevano con l’olio della piccola lampada ed erano graziati.

Molti furono i Cardinali, re e Pontefici che vennero a visitarla. Sono venuti a pregare la Madonna San Francesco d’Assisi, S. Antonio da Padova, S. Vincenzo Ferreri, San Gerardo e tanti altri. Non mancò la visita di Padre Pio da Pietrelcina, durante la sua breve permanenza nel convento di Foggia.

Nel 1978, il vescovo di Foggia Mons. Giuseppe Lenotti invitò il Santo Padre Paolo VI a visitare il Santuario e, su richiesta dello stesso vescovo, elevava il Santuario a Basilica Minore.
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            Piazza dell’Incoronata
Fu solo agli inizi del XX secolo che il Santuario ritornò, sotto la giurisdizione delle autorità ecclesiastiche, alla sua antica funzione di Casa di Dio. Nel 1987, in occasione della visita del Santo Padre Giovanni Paolo II, fu posto dal papa stesso un bambino, scolpito in legno da un artigiano di Oristei, tra le braccia della Vergine .

L’ultimo sabato d’aprile si celebra la festa dell’apparizione. In questo giorno solenne i devoti arrivano da ogni parte, anche a piedi per onorare la Sacra Immagine. Fin dalle quattro del mattino, ora in cui si pensa sia apparsa nel bosco, i fedeli si raccolgono in preghiera davanti all’immagine della Madonna.

Ora molte usanze, comprese alcune pratiche penitenziali un po’ spettacolari, sono scomparse. E’ rimasto soltanto, quale omaggio alla Madonna, il triplice giro che le compagnie compiono intorno al Santuario prima di entrare nella chiesa.
  • (tratto dal libro: La Via dei Santuari di Alfonso Chiaromonte)
      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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Messaggio da miriam bolfissimo » ven ott 05, 2007 8:25 am

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      • Io voglio amare soltanto per Te tutto quello che amo... (santa Teresa di Lisieaux)[/list:u][/list:u][/list:u]

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