GOCCE DI LUCE Marzo e Aprile 2014

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Don Armando Maria
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GOCCE DI LUCE Marzo e Aprile 2014

Messaggio da Don Armando Maria » sab mag 31, 2014 9:49 am

      • GOCCE DI LUCE - Gesù parla ad un’anima
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Marzo 2014 - “Abbeveratevi di queste Gocce che si fanno, una unita all’altra, non solo sorgente, ma fiumi di Grazia”

01 03 14 “Signore, e quando i Paesi sono nell’indigenza e muoiono di fame?...”. Figli, non è Iddio che impoverisce; Egli dona la Provvidenza e la materia prima per tutti”

“Mia piccola Maria, le tue preghiere sono già esaudite; Io sto operando per formare e volgere gli avvenimenti al loro compimento. Stasera il vangelo scandisce: “Non si possono servire due padroni; o si amerà l’uno e si odierà l’altro, o si seguirà uno e si rifiuterà l’altro. Non si possono unire ad un’unica sostanza due nature diverse e contrapposte: l’una prevaricherà, distruggerà l’altra. Gli uomini però sono riusciti a trovare una terza via. Una parte delle genti segue il male assoluto, e il male è tenebra che copre, con la sua oscurità, portando la sua distruzione. La moltitudine delle genti vuole e segue sia un po’ di bene, ma non rinuncia ai propri interessi, e cosa non compie nel peccato per ottenerli!... Tale male compiuto ricopre, annulla, fa perdere valore al bene fatto.
Una parte ricerca il bene assoluto. Ed esso ha il potere di lavare gli errori passati, e non può che divenire un bene che evolve e cresce nell’amore, portando la sua costruzione. Come seguire il Padrone che conduce al bene? E’ con la fede nel Padre Celeste, la fede al suo amore per voi, la ricerca di una rapporto con la sua Persona: l’affidamento della vostra vita nelle sue mani, è seguire il suo insegnamento, vivere la rettitudine; come dice il vangelo: “Cercate anzitutto il Regno di Dio e la sua Giustizia, e il resto vi verrà dato in aggiunta. Iddio, nella sua benedizione, sfamerà, moltiplicandolo, ad ogni giustizia, il pane sulle mense.
Se vedeste come la moltitudine si affanna e si agita nel possedere le cose! Non è bastante il necessario alla vita, ma ricerca l’abbondanza del superfluo; e cosa non commette per averlo! Si preoccupano del lusso di molti abiti, di cibi raffinati e succulenti, del bene stare. L’Italia che è pervasa e percorsa da questa crisi, che non è solo economica ma morale, si allarma, e molti si disperano. Ma se fosse un popolo autenticamente cristiano, rivolgerebbe il cuore al Padre suo nei Cieli, pregando e ponendosi a conversione secondo i suoi Dettami, offrendo nelle sue mani la direzione di tale Paese. L’Eterno, con il suo Soffio, allontanerebbe la caligine spessa del nemico, che ottenebra le menti, sbrogliandone i nodi della corruzione intessuta dal padrone cattivo. La sua benedizione su di voi donerebbe pane, lavoro, ed ogni cosa necessaria.
Non affannatevi per il futuro! A quanti si sono adoperati, nell’angoscia, per il domani, Io vi dico: ”A cosa è servita tale preoccupazione?”. Molti di essi non sono giunti al tramonto del loro giorno e né all’attesa di un altro: non siete i detentori del tempo. Vivete l’oggi: il Padre Santissimo è il Dio di un presente senza fine. Lodatelo per quello che avete vissuto nel giorno trascorso e affidategli il domani che Egli forma e crea per voi. Voi mi direte: “Signore, e quando i Paesi sono nell’indigenza e muoiono di fame?...”. Figli, non è Iddio che impoverisce; Egli dona la Provvidenza e la materia prima per tutti. E’ l’uomo che defrauda il fratello per arricchire ed avere potere. Se le terre rimangono aride, i pozzi secchi, la vita sfugge agli innocenti, i corpi vagano denutriti, soprattutto in Africa, è perché spesso c’è un popolo che non ha fede in Me e ricerca nell’idolatria, nel culto che appartiene al mio nemico, l’ appagamento alla loro necessità e alla loro risposta; ed egli in cambio sparge la sua distruzione. Tornino a Me! Ti benedico”.

04 03 14 “Anime mie, seguire Cristo non è perdita ma vantaggio: seguire Me non è sconfitta ma vittoria”

“Mia piccola Maria, tuo padre è gioioso per questa Santa Messa: una pioggia di Grazia è discesa su di lui. E’ a buon punto nel suo cammino e, pur nella sua purificazione, è nella gioia. Mando il tuo Angelo per il tuo saluto e il tuo messaggio. Sappi che potete mandare i vostri Angeli Custodi a dare il vostro sostegno, il vostro abbraccio, le vostre parole.
”Che me ne viene?... Che me ne viene a seguire Gesù Cristo?”. Quanti cristiani lo ripetono! Simile domanda stasera nel vangelo mi pone San Pietro: ”Cosa ce ne viene in cambio a noi che abbiamo lasciato per Te: case, beni, affetti, ecc…?”. Ed Io rispondo: “Chi lascia tutto per Me: casa, lavoro, beni, affetti, ecc…. riceve il centuplo già qui da questa terra, insieme a persecuzioni, e la vita eterna”.
Cosa ve ne viene, figli miei!?... L’Alleanza, l’amicizia con il Padre Celeste, l’effluvio della sua Grazia che vi santifica, il suo sostegno, il suo soccorso, che vi segue per l’esistenza sino ad aprirvi la porta alla gloria del Regno. Seguirmi significa anche la Croce: significa persecuzione; e quanti cristiani, alla prima difficoltà, al primo contrasto, abbandonano, mi rifiutano e rinnegano. Anime mie, seguire Cristo non è perdita ma vantaggio: seguire Me non è sconfitta ma vittoria. Le stesse persecuzioni, i dolori subiti e offerti, il frutto del loro bene è superiore alla loro pena, è maggiore nel valore che se ne ottiene nella Grazia su di voi, sulla famiglia, e che si sparge ai fratelli, è il bene che nella vostra purificazione maggiora e rende migliore l’umanità. Riceverete l’amore di Dio che, al suo abbraccio, dona la pace e la vera gioia nel cuore, pur foste nel dolore.
Seguitemi! Le orme dei miei piedi stampano, nel cammino, gemme preziose; venendomi dietro, le raccoglierete; vi costerà fatica piegarvi, ma alla fine del percorso avrete la grande scoperta, aperta la porta del Regno, … lo stupore!... Ecco, il tesoro, fattosi completo, irradia la sua piena luce, che nella sua meraviglia, godrete per l’infinito. Ti benedico”.

05 03 14 “Non cercate il plauso degli uomini, il loro beneplacito; non ambite di voler essere stimati bravi, giusti, buoni per essi”

“Mia piccola Maria, ti sono molto vicino. Oggi inizia la Quaresima, tempo di purificazione, segno del percorso della vostra esistenza che, nella sua continua conversione, porta alla Risurrezione. Per giungervi dovete liberarvi dalle scorie del peccato, dal sudiciume del male, per essere anime pure e radiose, che possono vivere la Pasqua.
Le Ceneri vi ricordano la vostra caducità, che ha bisogno di trasformazione, che cambia e si eleva solo per mezzo di Dio che vi offre i tre mezzi di cui parla stasera il vangelo: la preghiera che deve farsi più intensa, a tu per tu con il vostro Padre Celeste e in unione con i fratelli; la carità, che è amore che lava una moltitudine di peccati; il digiuno che è offerta nel cambiamento, dono della rinuncia che si fa prezioso. Per far sì però che questi mezzi siano una primizia da offrire al Padre Santissimo siano vissuti nell’umiltà, nel nascondimento, perché sia pura, incontaminata dalla vanità del mondo, incorrotta dal suo vuoto, mantenuta sacra, intatta, degna del suo dono. Non cercate quindi il plauso degli uomini, il loro beneplacito; non ambite di voler essere stimati bravi, giusti, buoni per essi; fatelo per amore di Dio e a favore dei fratelli. Non guardatevi intorno, cercandone l’applauso.
Se vivrete ciò, la vostra via di purificazione non sarà lunga o tortuosa: voi sarete, già in questo mondo, una luce risorta. La vostra preghiera, la vostra carità, la vostra mortificazione si fanno soccorso: la mano che aiuta l’altro perché giunga a vivere anch’egli la sua Pasqua. Ti benedico”.

08 03 14 “Nel vangelo di stasera Io entro nel deserto per affrontare la mia grande battaglia con colui che è il nemico di Dio e degli uomini di tutti i tempi”

“Mia piccola Maria, l’importante è che tu abbia avuto, con l’assoluzione, il perdono dei tuoi peccati. Credi che la tua preghiera è invece preziosa ed utile, e giunge su tuo figlio, pur nella sua situazione, a portare soccorso e benedirlo. Iddio non è, come dice il sacerdote da cui ti sei recata in confessione: colui che vive ed agisce solo in funzione della vita eterna, del suo futuro. Iddio è Padre, ed opera nel presente, entrando nel vissuto della realtà umana, potando il suo sostegno, la sua azione, la conversione. Egli si occupa anche di ciò di cui oggi ha bisogno l’uomo.
Ecco, nel vangelo di stasera Io entro nel deserto per affrontare la mia grande battaglia con colui che è il nemico di Dio e degli uomini di tutti i tempi. Sottopongo la mia umanità, accogliendo il gelo, la fame, le tentazioni, la solitudine, gli attacchi terribili del demonio, e ne ho vittoria nella mia risposta nell’obbedienza; mi sottopongo all’estrema ed estenuante lotta con lui, e vinco nell’obbedienza al Padre. Ho lottato per voi, per far sì che, per i meriti di questa vittoria voi, nei tempi di prova e di attacchi da parte del nemico, ne siate vittoriosi. Chiedete per i meriti del mio dolore sofferto, dolore che è amore: unitevi la vostra orazione ed offerta, ed Io agisco, lavoro nelle coscienze, smuovo i cuori, preparo gli eventi per condurre tutto a liberazione, guarigione e conversione. La vostra preghiera e offerta porta al cambiamento.
Quando siete dinanzi a situazioni senza uscita, quando i vostri figli vi fanno soffrire e non ascoltano, e tutto sembra irremovibile, fermo, immutabile nel suo male, voi perseverate nella preghiera: è condizione simile al ferro rigido, duro, che non si plasma; voi, nella vostra intercessione, date a Me: in questo modo l’immergete nel mio Fuoco divino, e vi fate, con le vostre lacrime e le vostre preci, martelli che continuano a battere sopra il ferro che, nel tempo si piega, si modella, e prende forma; e il ferro che prima poteva solo colpire diviene utensile utile per il bene comune. Chiedete non perché a ciò che viene chiesto è pretenzioso il suo avere, ma perché se ciò che chiedete è cosa buona e santa, da Padre, come non poter accogliere? Persistete! La porta prima o poi si apre. Pregate ed offrite per i miei meriti, per la mia sofferenza, per la vittoria nel deserto contro il demonio… A quanti giungerà la liberazione! Ti benedico”.

12 03 14 “Quanto fariseismo nella Chiesa! Molti, anche nelle parrocchie, ad un posto dato, invece di un servizio, lo valutano e lo vivono come un podio”

“Mia piccola Maria, non rammaricartene! Certi rigorismi a formalità nella Chiesa non mi appartengono, non sono miei. Accettane la mortificazione; una mortificazione accolta che deriva dall’incomprensione, dall’ingiustizia, ha molto valore: scardina l’anima sino alle viscere, e la fa crescere. Quanto è duro però accettarla! In questo tempo di quaresima in cui vi è più richiesta un’intensità maggiore nella preghiera, nella carità e nella penitenza, Io vi dico che è più facile accogliere una penitenza fisica, una rinuncia corporale, che una mortificazione morale e spirituale, poiché essa dà dolore all’anima, dà confronto, evidenzia la vostra povera realtà ma, se offerta, v’innalza nello spirito.
Quante anime, in questo periodo, offrono le loro orazioni, danno i loro oboli e fioretti, ma non cambiano il cuore, non si pongono a conversione: rimangono trincerati nelle loro idee; ritengono di avere sempre ragione, impongono il loro modo di vedere nel quale restringono Dio stesso e lo impongono agli altri; non si mettono in discussione, non hanno capacità d’ascolto e il loro cuore rimane duro. A parole dichiarano di essere peccatori, ma nel loro intimo si ritengono dei grandi giusti!
Quanto fariseismo nella Chiesa! Molti, anche nelle parrocchie, ad un posto dato, invece di un servizio, lo valutano e lo vivono come un podio; invece di mettersi il grembiule detengono un autoritarismo sui fedeli, e credono poi di aver offerto un servizio a Dio. Chiusi nei loro ragionamenti, nelle angustezze del loro pensiero, non cambiano, mentre il Padre Celeste è Colui che apre le braccia, le dilata, abbraccia, e continuamente arricchisce della sua Sapienza. Chi si converte? Chi si fa povero, chi comprende i propri limiti, chi sa ascoltare, è umile, non porta il discorso sempre su sé stesso e non dà rilievo alla sua persona.
Ninive stasera, nella Santa Parola, si pone in umiltà, si ricopre di cenere e fa penitenza: riconosce il proprio peccato, chiede a Dio il suo perdono, cambia la sua condotta nella prospettiva non propria ma del Creatore. E cos’è il segno di Giona nel vangelo? E’ vivere, accogliendo la mortificazione di un’offerta che passa nel buio del ventre della balena, attraverso la prova, la solitudine, l’ingiustizia, le crisi e i dubbi di fede, l’incomprensione, ecc… , ma nell’attesa di una speranza, che è certezza, della sua risurrezione. E’ questo passaggio che vi pone nell’opera di cambiamento che vi fa risorgere. L’offerta di tale avvilimento è mortificazione che, mediante la preghiera, la carità, la penitenza, deve essere e divenire un dono. Ha valore nell’amore dato. L’amore vale più di mille sacrifici. E’ dal cuore che nasce il cuore, è dall’amore la capacità di far amare; è dalla ricerca del vero, dell’onestà di coscienza che nasce l’autentica conversione. Ti benedico”.

15 03 14 “E come avere più fede e non essere smarriti? Il vangelo stasera vi risponde nella mia Trasfigurazione”

“Mia piccola Maria, Io sono in te e tu sei in Me. Ti sono accanto nonostante la tua poca fede e il tuo smarrimento. E come avere più fede e non essere smarriti? Il vangelo stasera vi risponde nella mia Trasfigurazione: nella contemplazione, nell’adorazione di Dio, nell’ incontro e nella fusione con Lui voi venite arricchiti nella fede. Nello smarrimento vi viene data la luce che è certezza della via da seguire, la capacità di amare. E come poter venire a questo incontro? La prima lettura vi insegna: il Padre Santissimo chiama Abramo: “Abramo, Abramo lascia la tua terra!”. E Abramo abbandona tutto per seguire il cammino che lo conduce al paese promesso da Dio. Lasciate la vostra terra, il vostro mondo, i vostri schemi! Lasciate il vostro io per abbandonarvi alla Volontà divina e seguire la via della meta che Egli ha tracciato per voi, per mettervi in cammino, in un’ascesa al monte dello Spirito che aiuta ad elevarvi dalla vostra povera umanità, liberandovi, nella fatica, nel sacrificio che costa la salita dalle vostre zavorre, dai vostri pesi e impedimenti nel male che impediscono il mio incontro. In questo percorso di purificazione e di elevazione voi vi rendete liberi, scevrati, svuotati di voi stessi, resi atti alla visione del godimento della bellezza dell’Eterno.
E’ qui che, giunti a questo incontro con Me, vostro Signore, nella mia Trasfigurazione vi rendo trasfigurati delle mie doti: vi dono fede, vigore, forza, certezza, energia, entusiasmo perché, ritemprati e rinvigoriti come soldati armati e provvisti, possiate ridiscendere dal monte per andare nel mondo, difesi dalle armi mie, pronti alle battaglie che vi faranno gli uomini e gli attacchi del nemico. Senza di Me non potete nulla, ma con Me, trasfigurati dalla mia Luce, che acceca le tenebre del male, non c’è che la vittoria. E come dico nel vangelo di stasera agli Apostoli timorosi e smarristi: “Alzatevi e non temete!”. Ti benedico”.

19 03 14 “Consacratevi al Cuore buono e santo di Giuseppe! Affidate voi stessi, la crescita dei vostri figli, le vostre famiglie, le vostre parrocchie”

“Mia piccola Maria, San Giuseppe ti è vicino e ti ama. Oggi la Chiesa volge il suo sguardo a San Giuseppe, al mio forte e tenerissimo Padre. Egli porta in sé l’impronta, lo stampo trasmesso dalla Paternità di Dio e ne fa le veci nella sua paternità umana, espressa e vissuta con Me, il Figlio dell’Altissimo. “Ti ho costituito Padre di molti popoli”, dice la seconda lettura, non soltanto riferito ad Abramo, ma propria anche su San Giuseppe che, per la Grazia e i meriti partecipati nella sua Paternità, ha ricevuto e si è accreditata la potenzialità di una paternità universale, diffusa e maggiorata, che ha autorità e grazie di bene su tutta l’umanità. Egli è Padre delle creature, Padre sulla Chiesa, sul Sacerdozio come nelle famiglie, ecc… Giuseppe è il tutore di voi, di cui si prende cura e mai vi abbandona. Tale universale e nobile paternità è stata ricevuta, ma anche ottenuta per le virtù, per le qualità eccelse di Lui, che manifesta in Sé e trasmette gli attributi dell’autorevolezza amorosa del Padre Celeste. Per l’obbedienza vissuta Egli è l’obbediente che si abbandona totalmente alla volontà divina: pur dinanzi al mistero, alle situazioni inesplicabili, alle difficoltà che sembrano senza via d’uscita, si affida completamente al Signore Iddio.
Giuseppe è il castissimo nell’intera persona da sempre che, per ispirazione dello Spirito Santo, si consacra per essere sua appartenenza totale, e che prosegue, con il medesimo consenso della sua Sposa per la vita. Giuseppe è il fedele, l’umile, il giusto, poiché adempie a tutta la Sacra Legge, irrorandola di una straordinaria carità e una profonda misericordia; nessuno, chiedendo a Lui soccorso, tornò senza il suo aiuto. Virtù che qualificano un uomo forte, virile, e non la debolezza di un povero anziano, intessuto però di una grande sensibilità e tenerezza, manifestata nella generosità del cuore e nell’amorevole cura, nel rispetto degli altrui sentimenti.
Giuseppe è come una pianta vigorosa, possente, simile ad una quercia secolare, che affonda nelle viscere della sostanza della natura di Dio e ne assorbe le proprietà: che esprime nella sua florida e ridente fioritura, che incanta nel suo splendore e nel copioso e abbondante frutto sì da far piegare i suoi rami in modo che sia più facile la raccolta per i figli. Giuseppe è la mano solida, robusta, autorevole, che non trema, non tentenna, indica la via, insegna, ma non cambia sentiero; ma è pure la mano che avvolge le spalle e vi sostiene, la mano che vi accarezza per darvi la sua consolazione.
Andate a Lui, ponetevi sotto l’ombra della sua pianta, e ne riceverete il nutrimento e la protezione. Stringendogli la mano, vi prenderà l’onore di essere tutore nella vita e persino a ciò che vi è caro: non permetterà che vi perdiate, e maggiorerà il vostro bene per la vita eterna.
Consacratevi al Cuore buono e santo di Giuseppe! Affidate voi stessi, la crescita dei vostri figli, le vostre famiglie, le vostre parrocchie, il sacerdozio, il lavoro, la malattia e la morte. San Giuseppe ne ha la facoltà. Iddio si fida così tanto di Lui da avergli affidato i suoi Beni più preziosi, da avere molto potere ed ascendente sul suo Cuore. Partecipando della sua Paternità santa, affidandosi a Giuseppe, Egli v’innalza, dalla sua umana, per volgervi alla Paternità suprema dell’Altissimo: a riceverla, ad amarla, a servirla. In Giuseppe rivivrete e scoprirete la bontà infinita del Padre dei Cieli. Ti benedico”.

23 03 14 “Abbeveratevi di queste Gocce che si fanno, una unita all’altra, non solo sorgente, ma fiumi di Grazia”

“Mia piccola Maria, ti sei trovata bene… ne hai trovato uno buono? Sì, essere cristiani è difficile, se vogliamo fare da soli, se ci si pone in prima persona, ma se ci si abbandona a Dio, tutto diviene lieve e semplice. Ciò è simile ad una sorgente nativa il cui passaggio è ostruito da un masso: a fatica ne passano pochi rivoli d’acqua ma, tolto il masso del proprio io, l’acqua torna a fluire e a scorrere velocemente.
Stasera il vangelo vi presenta il mio incontro con la Samaritana. Io l’attendevo al pozzo e, giuntavi, le chiesi: “Dammi da bere!”, in modo che, da un atto di carità, Io trovi lo spunto per condurla, da uno stadio di vita naturale ed istintiva ad un altro che si eleva nello Spirito: da un’acqua creata, dalla sete umana, all’approfondimento della conoscenza di un’acqua mistica, che è l’acqua della mia Grazia. Così come il corpo umano: un organismo non può vivere senza bere e, in poco tempo senza acqua, muore; ugualmente le piante, se non ne ricevono, avvizziscono e si fanno sterili, i terreni non danno raccolto e divengono un deserto; lo stesso l’anima, se non si abbevera dell’acqua della Grazia, si fa agonizzante fino a perire.
Come ricevere quest’acqua salutare? Vivendo il mio Vangelo, nei Sacramenti, nella Comunione partecipata alla mia Persona. “Dammi da bere!”, chiesi alla Samaritana, ma lo chiedo anche a voi. Anch’Io ho sete, ho sete d’amore: sono l’arsura dell’amore che si disseta e si placa nel vostro; e nel darmi quest’intimità affettiva Io vi travaso il mio in un comunione scambievole che vi arricchisce dei tesori della mia Grazia, che è acqua viva che sgorga in Me e fa rinascere a vita nuova, sopranaturale. La Samaritana attendeva questa vita ricreata dal Messia, dal Cristo atteso, ed Io le dichiarai: “Sono Io, Colui che ti parla!”.
Dico a voi: “Avete questa sete? Volete bere? Desiderate, volete di quest’Acqua viva? Sono ancora Io il Signore che adesso parlo a voi. Abbeveratevi di queste Gocce che si fanno, una unita all’altra, non solo sorgente, ma fiumi di Grazia che, nella mia ulteriore conoscenza, vi conducono alla mia intimità, ad amarmi, per attingere a piene mani di quello Spirito e Sapienza che vi aiuta a santificarvi.
Io mi rapportavo con la Samaritana in modo diretto, a tu per tu, semplicemente: non venivo a condannarla ma a richiamarla a verità. Sempre mi trovavo in rapporto con le donne, similitudine alla mia natura; il colloquio era in linea con il mio Cuore, dato che esse agivano e vivevano nell’intento e finalizzate al cuore: più aperte alla disponibilità, alla misericordia, al dono, a dare vita. Le donne mi sono più complementari a differenza dell’uomo con cui il rapporto era ed è spesso ostacolato e duro poiché infrange nelle vedute della ragione e dell’orgoglio.
Per mezzo di questa apertura dello spirito Io posso entrare ed operare, anche se richiesi alla Samaritana una revisione della propria vita, che si disponesse alla Volontà divina, che è ciò che è bene. Fatelo! Allora si apriranno, da pur una fessura, il passaggio non solo di Gocce di acqua viva, ma scorreranno correnti di acque ricche ed impetuose della mia Grazia che conducono a santificazione. Ti benedico”.

24 03 14 “Se nella Madonna questo processo dell’Incarnazione è avvenuto in pochi secondi… per gli uomini questo processo è più lungo”

“Mia piccola Maria, tuo padre si è fatto prossimo alla porta del Paradiso e già contempla e ne intravede la luce di Dio. Stasera, alla sua vigilia, voi celebrate l’Annunciazione del Signore, l’Annuncio di Gabriele a Maria. Ecco, la storia e il tempo rimasero per alcuni istanti come sospesi ad un filo, nel silenzio e nell’attesa della risposta di una Fanciulla, una Fanciulla Vergine, pura, umile, nascosta al mondo, ma di una straordinaria bellezza celestiale di cui l’esterno, nelle sue fattezze, ne riflette lo splendore e a cui lo sguardo del Padre si compiace e glorifica. A quell’Annuncio Maria rimane piena di stupore, sconcertata: conosceva le Sacre Scritture, la profezia di Isaia: “la Vergine concepirà un Figlio, che si chiamerà Emanuele”, e diceva tra Sé: “Chi sarà mai questa mirabile Creatura?”, non pensando mai a Lei, riconoscendosi che fosse tale creatura. Offre però il suo Sì, offre la sua disponibilità poiché, abbandonata alla Volontà di Dio, divenisse strumento nelle sue mani per la salvezza degli uomini.
Al suo consenso Maria dona una nuova creazione nella Nascita del Redentore. Lo Spirito di Dio entra in Lei e ne riceve le Carni sue. Ma la Madre Santissima non si ritiene detentrice nemmeno della sua Maternità, offrendosi a suo servizio: rimane Maria come un’infante, nella sua gestazione: piccola Bimba a sua volta immersa nel Grembo, nelle Acque creative dell’Onnipotente, per far sì che Iddio, attraverso di Lei, potesse continuamente creare e trasmettere vita, per gestire le creature e portarle alla Grazia. Ella ricopre e cura la sua Maternità come uno scrigno prezioso da conservare, come primizia celestiale all’unico sguardo geloso del Padre Santissimo, lasciando a Lui quando e come lo voglia svelare.
Come poter vivere voi il vostro annuncio in Dio ed incarnarlo? Facendovi simili alla Madre Santissima: vergini nell’animo, casti nel corpo, poveri, umili, nascosti alle borie del mondo. In questo stato acquisito Gesù, Io vostro Signore, vengo ad abitare nel vostro cuore. Dovrete poi non ritenervi detentori dei doni di Dio, ma porli a suo servizio.
Se nella Madonna questo processo dell’Incarnazione è avvenuto in pochi secondi e poi mantenuto perennemente, dato che Lei è sempre, e tutt’ora, gravida nello Spirito Santo, per gli uomini questo processo è più lungo: a volte dura l’acquisizione dell’intera vita; altre volte continua nel Purgatorio, dato che, se non è avvenuta la fusione con la divinità non c’è nascita al Regno dei Cieli. E due sono i segreti per attuarla: unirsi alla Madonna, prendendola per Madre e assimilarsi al suo Cuore, e farvi bambini, creature che, pur nati al mondo e fattisi adulti, devono vivere il processo inverso di un’infanzia nell’anima: farsi piccoli feti che si lasciano immergere nel Grembo della Madre, che vi formerà a nascere per il Cielo. Diverrete e sarete parte di Me: mia Carne, mio Sangue, mia Anima, Mente e Cuore, mio Spirito. Ti benedico”.

28 03 14 “Nell'Amore di Dio è la felicità. Quando l' uomo è felice? Quando ama!”

“Mia piccola Maria, stasera nel Vangelo mi si accostano e mi chiedono: "Signore, qual' è il primo dei Comandamenti?". Ed Io rispondo: “Il primo e il più grande è: amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le tue forze. Il secondo è simile al primo: amerai il tuo prossimo come te stesso”. Nell'Amore di Dio è la felicità! Quando l' uomo è felice? Quando ama! Allora l'esistenza nelle sue varie realtà prende senso, si arricchisce della bellezza e dei suoi colori, diviene come un motore, che si accende nell' entusiasmo. L'amore di Dio ne è la completezza, il fulcro, l'essenza.
Dio è Amore. Come poterlo ricevere? Dipende dalla vostra disposizione, dal vostro desiderio, dall' ascolto: "Ascolta Israele, Ascolta!", ed è un ascolto che deve integrare tutto l'essere: il cuore, la mente, le mani. Più ci si pone in questo atteggiamento, più si vive accanto al Signore e lo si desidera, tanto più Egli ve lo offre e ve lo travasa in abbondanza. Simile ad una corrente di energia che trapassa la persona e ne permea la mente, al cui pensiero da luce nella verità, ne colma il cuore nei suoi sentimenti e lo accende nell'ardore, perché ne corrisponda a lui nella sua comunione, nella partecipazione e misericordia ai fratelli. Ne dà forza all'agire perché ne dia concretezza nel suo dono.
La seconda disposizione è riconoscere nel Signore il suo unico Dio, che è viverne la priorità, liberandosi dall'idolatria del proprio io, che ricerca gli altri idoli nel mondo in funzione sempre di sé stesso. E’ una corsa alla felicità per compensare quel vortice di vuoto che affama, cercando nei suoi idoli, che non appagano e non saziano.
Nell'amore di Dio, l'uomo si realizza e da motivazione e compimento alla sua vita; anche nel suo dolore la pena è conglobalizzata, sublimata nell'amore, da divenire unità, l'unica essenza che si fa offerta: ove il sacrificio, ove l'olocausto, dato che nel dono esso si fa gioia. Ti benedico”.

29-03-2014
“Quando l' umanità mi accoglierà come suo Cristo Signore, nella mia luce diffusa nei cuori, si vivrà il bene, la giustizia e la verità sull'intera terra”

“Mia piccola Maria, si che voglio, si che voglio sanare queste creature. Guardo la terra e la vedo ricoperta e permeata di oscurità, pur illuminata dal pieno giorno. Le moltitudini delle genti vivono pervase e occupate nelle tenebre dello spirito, perché non accolgono, non riconoscono Me, Cristo Signore, luce del Mondo. Non riescono a vedermi, dato che i loro occhi sono ostruiti dalle cataratte dei loro peccati, accecati e chiusi dalla corruzione del loro comportamento; non filtra la mia luce, anche dinanzi a prodigi e segni divini. Quando solo si riconosce il proprio peccato e ci si va a lavare nella piscina del proprio pentimento, nel lavacro della Confessione, liberati da tali massi che impediscono di riconoscermi, la mia luce passa e porta chiarore alla vista dell'anima. Il Mondo dà visibilità all'esteriorità, Io nell'interiorità do luce allo Spirito.
Samuele nella Santa Parola di stasera vaglia i figli di Jesse alla ricerca dell'Unto di Dio, e lo ritrova nel più piccolo e dimenticato di essi, non tenuto nemmeno di conto, che sarà il futuro re: in Davide. L'Eterno gli dichiara: "Gli uomini guardano all'apparenza, Iddio guarda al cuore". E’ nel cuore la vostra luce! E per mantenerla, per irradiarla, così come vi indica San Paolo, dovete ricercare di vivere ciò che a Dio compiace: il bene, la giustizia, la verità! Virtù che sono i falò che illuminano e portano di Me immagine e significato.
Nel Vangelo risano un cieco dalla nascita, conosciuto da tutti per essere tale, dato che, dalla sua più giovane età, era dedito a chiedere la carità tra la gente; eppure gli uomini, pur dinnanzi al prodigio del recupero della vista, lo combattono, lo ostruiscono, lo cacciano. Non possono accreditare a guarigione miracolosa, poiché dovrebbero riconoscere in esso anche Colui che l' ha compiuta come Inviato di Dio: riconoscere in questo evento il suo Dito divino che opera in Me e, riconoscendolo, dovrebbero anche accogliervi il messaggio che porto e che richiede il suo cambiamento.
Io vado incontro a questo mio povero figlio per dargli, oltre la vista degli occhi, la luce della Fede: "Credi tu nel Figlio dell'uomo?", ed egli mi risponde: "Si credo, Signore!", e si prostra dinanzi a Me, adorandomi riconoscente.
Dico a voi: "Credete che Io sono il Signore?". Allora ponetevi prostrandovi nell'adorazione e nel servizio, e riceverete, conserverete e sarete diffusori della mia luce.
Quando l' umanità mi accoglierà come suo Cristo Signore, nella mia luce diffusa nei cuori, si vivrà il bene, la giustizia e la verità sull'intera terra. Ti benedico”.



Aprile 2014 - “In questo mondo di oggi l'umanità si è pervertita, si è prostrata in adorazione della bestia rivestita d'oro. Cos'è quest'oro se non l'idolo del denaro?”

03 04 14 “In questo mondo di oggi l'umanità si è pervertita, si è prostrata in adorazione della bestia rivestita d'oro. Cos'è quest'oro se non l'idolo del denaro?”

Mia piccola Maria, Io si, voglio salvarli, e già opero per l'opera di liberazione. Stasera nella Santa Parola l'Eterno Padre chiama Mosè: ”Mosè, Mosè, scendi dal monte, perché il popolo si è pervertito. Non ha seguito le mie vie e si è prostrato in adorazione di un vitello d'oro, di un idolo!”.
La ferita dell'offesa al Cuore di Dio è grande, e la sua ira sta per scatenarsi contro questo popolo. Ma cosa fece Mosè? Si alleò alla sua condanna? No! Mosè si mise ad intercedere per la sua salvezza e, con impeto, si elevò la sua supplica: “Cosa te ne farai di un popolo che si perde? A cosa è servita tanta opera di liberazione dalla prigionia dell'Egitto? Ricordati del seme di coloro che ti hanno servito per offrire ancora la tua Alleanza”.
In questo mondo di oggi l'umanità si è pervertita, si è prostrata in adorazione della bestia rivestita d'oro. Cos'è quest'oro se non l'idolo del denaro? Esso nasconde la più intima e profonda idolatria che è quella nel proprio io. Tale denaro è per appagare potere e diletti per sé stessi. E cos'è la bestia, se non satana che offre la sua luce falsa nel luccichio del suo oro per attrarre gli uomini e distruggerli, e togliere gloria all'Altissimo? Cosa potete fare per operare questa liberazione? La preghiera forte e persistente d'intercessione per la salvezza di tale umanità. La preghiera fa da muro, da specchio, tra la bestia con la sua falsa luce e le creature: si infrange nell'immagine riflessa e torna indietro senza poter colpire l'uomo. Io cerco i Mosè, gli Abramo, la fede degli antichi profeti, e la cerco nella Chiesa, tra i sacerdoti, i fedeli. Ma quanti sono coloro che, arditi, si pongono dinanzi a difesa delle genti esponendo la propria vita? Dato che, se così fosse, se si vivesse questa fede, molti ne troverei, e ciò perché avrebbero dato ascolto alle mie parole e creduto alla mia testimonianza.
A cosa serve lo studio erudito delle Sacre Scritture, sondandole in modo che, alla loro cultura e conoscenza, ne riceviate la vita eterna? Non basta, anzi diviene inutile e di maggiore responsabilità se non ci si pone a vivere ciò che esse sono: porsi in concretezza nell'opera di liberazione ed intercessione.
Vivetemi! Allora avrete creduto in Me e nella mia testimonianza: non mi vedete, ma mi potete conoscere nella mia Opera che è Carità che darà al vostro cuore e alla vostra anima la comprensione e la conoscenza di Me nella pace, nella gioia, nel sentirsi bene dentro la coscienza, si da dire: “questa è la via della Verità!”. Sappiate che ciò che viene dal maligno, e la sua idolatria, da nel tempo la sua divisione, la sua agitazione, rabbia e tormento; mentre quel che viene da Me, vostro Signore, vi porta l’ unione, la quiete, l'equilibrio e la serenità. Ti benedico”.

05-04-14 “Il giusto viene perseguitato, accusato, spesso tormentato e messo anche a morte”

“Mia piccola Maria, Padre Pio è da sempre accanto a questo figliolo, se ne è preso cura ed è sotto la sua tutela; e se qualcuno è protetto e sotto la sua ala, potrà andare perduto? Stasera il libro della Sapienza vi parla: “Il giusto viene perseguitato, accusato, spesso tormentato e messo anche a morte”. E perché questo? Il giusto è luce, luce che svela ciò che si nasconde nelle tenebre, smaschera quel che si trama nel male, nell’oscurità: la disonestà, la malvagità, l’errore dell’uomo; infastidisce la sua sola parola, dà molestia la sua persona, poiché nel suo comportamento parla alla coscienza altrui, la irrita e ne dà visione allo sguardo che cerca di occultare e di non riconoscere il proprio stesso male, preferendo rimanere nel nascondimento delle tenebre in cui ricopre il nemico. Per questo si cerca di eliminarlo, per non volere affermare e riconoscere al proprio essere ciò che è vero e viene da Dio, e cosa è male. Cosa fare? Il giusto perseveri nel suo abbandono a Dio: il Padre Santissimo poserà la sua parola sulla sua bocca, la sua mano per indicare la via, per dare forza al suo agire. Egli si porrà in lotta contro l' ingiustizia, dato che la giustizia non è la vostra umana, ma è la Giustizia di Dio. Ecco, Io vengo perseguitato, accusato, non riconosciuto nella mia identità divina e cercano di uccidermi: irrita non solo la Parola ma anche solo la vista, la presenza della mia Persona, e vogliono eliminarmi. Sono il Giusto, la Luce purissima, la Verità assoluta nella mia trasparenza, e di cui ogni incrinatura nell'errore viene svelato. Il malvagio mi rifiuta, poiché le mie opere lo condannano. Non potranno uccidermi finché non sia giunto il tempo; e non saranno gli uomini a prendermi la vita, ma Io ad offrirla.
Oggi, nel primo venerdì, in cui ricordate il mio Divin Cuore, Esso non è solo spezzato dal dolore e sminuzzato, lacerato in ogni parte, per l' offesa dei peccati contro la mia Persona, ma pure per le ingiustizie effettuate contro le creature, gli uni contro gli altri, e soprattutto verso le più deboli.
Sono l'uomo dei dolori che ha conosciuto e conosce fino all'intima fibra il suo patire, e perciò ne compatisco; e, come dice il salmo: “Iddio è vicino a chi ha il cuore spezzato”, ancor di più vi dico: si fanno un tutt'uno, un cuore unico che batte all'unisono per la medesima lotta, per la vittoria del bene. Il vostro cuore è spezzato? Ciò accade maggiormente per l'offesa e nell'ingiustizia subita che porta la sua ferita. Date a Me, perseverate, rimanete fissi al mio sguardo! Datemi la possibilità, Io in voi, di combattere e diffondere la mia Giustizia. Cosa ne avrete? I malvagi non sperano, per la rettitudine, la ricompensa; e né credono ad un premio per una vita irreprensibile, come dice la Sapienza, ma Io vi dichiaro: siate figli del mio Cuore, credete in Me, siate giusti per mio amore! La vostra rettitudine avrà il pagamento dell'infinito, la gloria del mio Regno. Ti benedico”.

06-04-2014 “Si nasce per risorgere. Credete in Me! io sono la Risurrezione: in Me non c'è che la Vita. Il mio Regno è dei viventi”

Mia piccola Maria per … è iniziata la via di redenzione. Ieri sera è stato il primo strappo al tralcio che lo vincola, il primo taglio alla fune, che lo tiene legato al male e altri ne seguiranno finché essa sia recisa.
Stasera il Vangelo vi presenta la Resurrezione di Lazzaro, testimonianza e segno della mia prossima Resurrezione. Vi sono Io presente: il Signore della storia, l'Umile e il Potente, l'Uomo creato che possiede, ed è, l'Energia vivificante che genera perennemente e senza esaurimento. Sono l'Autore della vita, dando resurrezione dal nulla alla creazione della natura, alla materia vivente, dalla morte del peccato, dà resurrezione alla Grazia e, dalla morte fisica, dà resurrezione alla vita eterna. Io chiamo Lazzaro dal luogo delle anime che attendevano la resurrezione, chiamo il suo spirito perché torni ad unirsi alle membra, ormai decadute, per dare testimonianza che è lo spirito il motore che accende le funzioni al corpo; e che al corpo, alla fisicità, lo spirito ne è superiore.
E’ il mio Spirito, che torna al mio corpo ormai perito, lo riaccende alla sua fusione e alla sua gloria. È’ al mio incontro che voi, unendovi al mio Spirito, divenite appendice della sua natura che è giovinezza eterna, e che non può morire. Esso possiede l'eternità! Spirito che dà vita e va oltre la morte fisica: la vince, la supera, e genera una nuova creazione per l'infinito gaudio. Chi in me si tuffa, chi mi assimila, chi crede in Me, pur se nelle sue vecchie membra, malate o moribonde, ha in se la mia giovinezza: è un giovane che non conoscerà tramonto.
“Esci fuori, Lazzaro, esci fuori!”, lo dico a tutti, e vi chiamo ognuno per nome. Uscite dai vostri sepolcri, dalle tombe della morte del peccato che vi tiene prigionieri! Liberatevi dallo scudo, dai legacci che vi tengono schiavi, fermi, impediti, venite al cammino che vi porta al mio incontro, a ricevere il mio Spirito. Quanti ne conoscete di schiavi della morte dell'anima che non riescono a liberarsi? Pregate voi, anime mie, simili a Marta e Maria! Intercedete con la vostra fede, credete in Me, portatemi questi figli agonizzanti che finiscono ostruiti dalle pietre dei loro mali che impediscono la vita; ed Io, che sono la Risurrezione, li richiamerò ad uscire per risorgere alla Grazia e alla vera libertà, che è nel mio Spirito.
Cosa si nasce a fare a questo Mondo? Per essere creature anonime e di passaggio che tracciano, con le orme del loro passo, pochi decenni di esistenza su questa terra? Che senso ha nascere alla terra se poi è solo per morire ad essa? Si nasce per risorgere. Credete in Me! io sono la Risurrezione: in Me non c'è che la Vita. Il mio Regno è dei viventi. Ti benedico”.

08-04-2014 “Oggi questo mondo è invasato da serpi in ogni luogo. I serpenti che sono i demoni che escono dagli inferi, prendono potere, invocati dal peccato degli uomini”

Mia piccola Maria, la fede è il percorso di una vita. Un giorno vi pare di toccare con un dito il Cielo con l’ aver raggiunto la sua pienezza, l'altro dopo precipitare in un deserto arido per le prove, e pare che Dio non ci sia. Per questo la Fede va alimentata continuamente e nella sua contemplazione chiederne al Padre Celeste la sua ricchezza.
Oggi nella prima lettura si apre la scena del deserto. Gli israeliti vengono morsi dai serpenti, e molti di essi muoiono. E da dove vengono questi serpenti? Perché ciò accade? I serpenti prendono forma, si concretizzano per il peccato delle loro lingue cattive, per la mormorazione contro Iddio e Mosè, portando con il loro veleno distruzioni dell'amore di Dio e la sua speranza nel popolo. Essi rimproverano e criticano Iddio, rimpiangendo la schiavitù d'Egitto e rinnegando l'opera di liberazione del Signore. Ma dinanzi al segno dei serpenti e delle conseguenti morti si pentono chiedendo a Mosè che interceda presso l'Eterno per essere salvati; e l'Eterno dona la sua risposta per la fede di Mosè e per il pentimento del popolo, chiedendo che fosse innalzata un'asta su cui porre l'immagine di un serpente di bronzo: chiunque di coloro che sarebbero stati morsi l'avrebbe guardato, sarebbe stato salvato. La gente comprende in questo segno che bisogna guardare verso l'alto, ricercare il Cielo e il suo Signore per far si che il male sia debellato ed esserne salvi.
Oggi questo mondo è invasato da serpi in ogni luogo. I serpenti che sono i demoni che escono dagli inferi, prendono potere, invocati dal peccato degli uomini. Quanto veleno dalle bocche che imprecano e bestemmiano ovunque il nome Santissimo di Dio! Quanta maldicenza, critica, condanna dappertutto contro il fratello! Quanta ricerca della gola e di ogni malizia, si che tali serpenti portano a distruzione le creature, non solo nell'anima, ma le portano anche nella distruzione fisica della morte. Cosa fare? Io sono l'antidoto: “Guardate a Colui che hanno trafitto!”: Guardate a Me, il Crocifisso, che sull'asta della Croce ho assorbito e inchiodato a Me tutti i serpenti con il loro veleno, che sono i vostri peccati: in Me, nel mio dolore e amore, Io li lavo, li redimo, li dissolvo.
Credete questo? Credete in Me? Allora ponetevi in ginocchio dinnanzi alla Croce, contemplate la sua salvezza e piangete i vostri peccati. Dateli a Me! Venite al lavacro della Confessione ove alle lacrime del vostro pentimento, Io travaso dalla mia Croce il mio Divin Sangue che lava, ricreandovi a nuova salute. Ove sono i serpenti? Ove il loro morso? Io sono il Potere salvifico dell'amore crocifisso, che vi partorisce a vita nuova. Ti benedico”.

11-04-2014 “Quando siete nella tribolazione: la persecuzione si accanisce per la vostra fede, siete colpiti dalla aridità e dal dubbio, non abbandonatevi allo sconforto”

Mia piccola Maria, ogni cosa giunge al suo compimento come un tassello che s'incastra nell'altro sino a giungere alla completezza dell'armonia dell'intero mosaico. I vostri giorni vissuti sono racchiusi nell'opera del mio Tempo. Stasera la Parola vi presenta Geremia, il mio Geremia, il mio profeta sofferente che subisce tribolazioni, persecuzioni e tradimenti a causa della sua fede e della sua testimonianza: il mio Servo sofferente che mi prefigura nella sua persecuzione e che più si allinea e collima al mio Cuore. La sua delicatezza d'animo, la sua profondità interiore, la sua finezza di sentimenti maggiora il suo dolore, poiché cozza contro la grossolanità degli animi e dei cattivi intenti dei suoi conterranei.
A chi mi segue spesso è dato questo pedaggio. Io sono il Perseguitato; cercano di uccidermi, vogliono lapidarmi, e in questo Vangelo di stasera Io dico loro: “Per quale opera buona compiuta mi volete lapidare?”. Ma essi non mi accusano per esse, dato che sanno che il loro atto di condanna per la mia carità non avrebbe giustificazione, ma mi accusano di essermi dichiarato “Figlio di Dio” e per questo di aver bestemmiato! Eppure Io attesto ciò che sono: la mia è una testimonianza verace, le opere che compio sono prodigi che attestano la presenza di Dio; ma perché mi avversano? Il nemico sobilla, incita, acceca, e lo può perché trova il peccato: coloro che hanno scelto il male e le sue cattive opere. Io però persisto per portare a compimento il Volere del Padre mio, la sua missione, la Redenzione degli uomini; persisto come Geremia sino alla fine.
Figli miei, quando siete nella tribolazione, la persecuzione si accanisce per la vostra fede, siete colpiti dall’ aridità e dal dubbio, non abbandonatevi allo sconforto: persistete continuamente nella preghiera e chiedete fede; venite in chiesa! Il Padre vostro vi risponde, vi parla, sussurra al vostro orecchio le sue parole dolci, soffia il suo alito santo e vi infonde coraggio, sapienza, amore, per darvi forza a superare tutti gli ostacoli che sopraggiungono, e vi farà già intravedere in fondo al traguardo, ove vi attendo Io, il vostro Signore e Sposo, con il trofeo in mano per la vostra vittoria. Ti benedico”.

12-04-2014 “Mai come in questo tempo, vedo le fauci del diavolo aprire la bocca e ingurgitare anime, aiutatemi a salvarle!”

Mia piccola Maria, stasera voi celebrate la solennità delle Palme. Io entro in Gerusalemme e la folla stende tappeti di palme al mio passaggio, inneggia alla mia regalità: è l'ultima gioia condivisa sulla terra con il popolo, quello stesso popolo che oggi mi osanna e il giorno dopo griderà a Me il suo “crocifiggilo!”. Quanto è incostante il cuore umano! E’ simile ad una bandiera che volteggia a secondo del soffio del vento, poiché non è ancorato a saldezza nella verità nell'Amore di Dio. Eppure è per essi, e per tutti gli uomini, che Io vengo a patire la mia atroce Passione, e morire. Sono come una madre che grida lo spasimo delle sue doglie sulla Croce, nel parto indicibile di un'intera umanità! Chi raccoglie sotto di essa le mie Lacrime, il mio Sangue? Chi partecipa al mio dolore? Chi si ricorda del suo strazio? Vengo tradito, accusato, umiliato, crocifisso, ma in tutto ciò ad essere colpito e processato in Me, è il peccato. Nel mio tradimento è posto il tradimento degli uomini contro Dio e fra di loro. Nella mia accusa viene posto sotto accusa tutto il male compiuto. Nella mia umiliazione sofferta è l' umiliazione subita nella prevaricazione dell'uno sull'altro.
Nella mia crocifissione è il peccato che viene inchiodato alla mia Carne, trafitta e unita alla Croce per far si che s'immergesse in essa, fosse fuso perché la linfa del mio Corpo nel mio Sangue lavasse, neutralizzasse e dissolvesse il peccato di ognuno.
Nella mia morte è la vostra nascita a creatura nuova, a rinnovata umanità! Quale spasimo di maggiore sofferenza se non nell'agonia del Getzemani, ove violento la mia natura umana, quando alla putredine del vomito, emesso dall'intero genere umano, da dover trangugiare, provo il ribrezzo di chi volge il capo per il disgusto e lo sforzo inumano contro tutte le forze che mi si oppongono, me ne abbevero per darvene liberazione. Eppure dinanzi a tale sacrificio ove sono gli uomini riconoscenti? Quanti figli vedo perire, voltarmi le spalle e andare al nemico! Io li chiamo, li chiamo addolorato: guardo i miei figli finire agli inferi, e il diavolo che mi deride e mi ghermisce, …quale scherno nel suo oltraggio, e la mia anima grida: ”A che pro? A che pro?!”. Eppure crocifiggo l'anima mia al volere del Padre per portare a termine il mio martirio. Non lasciatemi solo!
Non lasciatemi solo! La Chiesa e i cristiani mi fanno memoria in questo tempo di Quaresima e poi per lo più dimenticano che la mia agonia continua sino a quando il peccato sussiste, e le creature sono da salvare. Io godo nel Regno con i miei figli salvi giunti a Casa, ma patisco ancora: sono il Vittorioso, ma la Pasqua è frutto della mia Passione! Ora è nella meditazione di essa e della vostra partecipazione che voi ottenete frutti di Resurrezione nelle anime. Meditate il mio dolore che è Amore partecipato nella Carne e nel Sangue, nel Cuore e nell'Anima in una simbiosi concreta e mistica per dare a voi la salvezza.
La contemplazione della mia Passione sempre dà Redenzione, come nel mio reale vissuto crocifigge il peccato, redime i peccatori, sconfigge il nemico, da forza alla mia preghiera, ed opera. Statemi accanto, asciugatemi il sudore di sangue, asciugate le mie lacrime! Ho bisogno della vostra consolazione e della vostra compagnia.
Mai come in questo tempo, vedo le fauci del diavolo aprire la bocca e ingurgitare anime, aiutatemi a salvarle!
Quando si riconosce un amico? Gli uomini amano maggiormente stare assieme e partecipare nel tempo dei diletti e dei banchetti, ma poi abbandonano quando il fratello è nella prova. Infatti voi riconoscete un vero amico quando vi è accanto e vi soccorre nel dolore e nel bisogno, e poi, a guarigione raggiunta, è bello festeggiare e rimanere uniti! Siate i miei amici, i miei amanti, sarete coloro che spandono su questa terra, e poi nella Gerusalemme Celeste, i tappeti al Padre per inneggiare e godere nella gioia della condivisione la mia Regalità con un'amicizia ormai stabile per sempre. Ti benedico.

17-04-2014 “Stasera voi celebrate il Giovedì Santo, la notte Santa in cui vi faccio dono dell'espressione massima del mio amore nell’ Eucarestia”

Mia piccola Maria, così come da un ramo spoglio improvviso appaiono i germogli e poi dallo stupore dello sguardo la sua fioritura, ugualmente sarà la conversione di tuo figlio.
Stasera voi celebrate il Giovedì Santo, la notte Santa in cui vi faccio dono dell'espressione massima del mio amore nell’ Eucarestia. Io vado a morire ma non voglio lasciarvi orfani e soli, e vi dono l'Eucarestia, perché vi lavi e vi nutra, vi sostenga, vi santifichi. Essa nasce dal mio Sacrificio: Io piego la mia natura umana al servizio dell'immolazione. Nella croce traggo tutto il male a Me, per far si che nella mia Carne e nel mio Sangue venga lavato, e voi riconquistiate la purezza perduta. Tanto più voi venite lavati dal vostro peccato e ricreati a mia somiglianza, nel vostro continuo lavaggio, voi divenite purificatori per il mondo: voi lo lavate, dato che nella mia Carne è unita e deposta la carne e il sangue dei vostri fratelli; vi fate servitori della carità, vi ponete al servizio delle membra di tanti figli nelle loro povertà e necessità materiali e spirituali.
Il frutto diretto dell'Eucarestia è la Carità. Divenendo mia Carne, voi vi fate redentivi: divenite quell'agnello immolato che s'immola con Me, il sangue del vostro sacrificio deposto e unito agli stipiti delle porte del mondo a difesa delle anime delle vostre famiglie; lava ulteriormente il peccato e allontana dalla presa di morte del mio nemico, che dovrà passare oltre. L'adorazione al Santissimo Sacramento, l'amore ad esso, il suo ricevermi nella verità, vi forma a Me e, con Me, Cristo Signore, vi ponete in ginocchio, vi piegate al servizio delle creature che diviene, nella carità vissuta, testimonianza palese del mio amor, servizio nella carità che, per essere santo, autentico e fruttuoso, va praticato nell'umiltà. Ve ne do segno nella lavanda dei piedi dei miei apostoli: Io, il Signore Dio, mi prostro per lavare; e in essi lavo tutti i sacerdoti, la Chiesa, l'umanità: ed è per insegnare a voi e per dare testimonianza dell'umiltà. Ricordatevi! l'Eucarestia è frutto nel suo lavaggio che porta a servizio nell'umiltà.
In questa sera santa Io vi dono anche il Sacerdozio in modo che i sacerdoti perpetuino l’Eucaristia nei secoli. Ma Io vi offro anche mia Madre, che era nel Cenacolo con Me, nella sala accanto; e dopo aver comunicato gli apostoli, è Lei la prima a ricevermi, Lei Madre dell'Eucarestia, Madre dei sacerdoti. Sono sue le mani che si fanno calice per contenermi, suo il Grembo che forma il Sacerdozio, suo il Cuore che vi dona la piccolezza nell'amore. Racchiudendosi nel suo abbraccio, nel suo valore; e nelle lacrime che scendono, ricoprendovi, venite ulteriormente lavati e formati perché viviate una Comunione partecipata e feconda, un Sacerdozio fedele e santo, un servizio umile fruttuoso.
Venite, seguitemi! io mi addentro nell'orto, e sono solo: mi apparto nei meandri degli abissi oscuri. Mi accingo a lottare contro l'intero inferno; e qui saranno ancora le mie Lacrime, ancora il mio Sangue che vi laveranno. Accompagnatemi! Ti benedico”.

18-04-2014 “Ora Io vivo il Venerdì Santo che prosegue nel vostro: nelle vostre croci, nelle vostre sofferenze, che conosco fino all'ultima fibra”

“Mia piccola Maria, oggi nella Chiesa di tutta la terra si celebra il memoriale della mia Santissima Passione e della mia morte al mondo. Ho elevato grandi grida e suppliche al Padre mio perché mi liberasse da essa, ma me ne sono sottoposto perché solo nel consenso della mia risposta vi sarebbe stata per voi la salvezza. Chi sarebbe potuto entrare in Paradiso, chi avrebbe potuto averne accesso? Io sono la Porta che ve ne dà l'apertura. Il dolore da Me patito è la chiave che ve l’ apre. La mia Passione è stata uno stillicidio nel corpo e nell'anima. Ogni brandello della mia Carne è stato lacerato: non c'era un lembo che non fosse strappato, né pausa fra un frammento e l'altro: tanto la ferocia degli uomini l'ha colpita scagliandosene contro in modo tale da farne un ammasso di piaghe sanguinolenti, si da aver perso l'immagine d'apparenza umana, sicché le persone che mi incontravano, per il ribrezzo e la paura della mia visione, si volgevano altrove per non guardarmi. Uno stillicidio nell'anima simile a un punteruolo che penetra e squarcia il cuore in tutte le sue parti per l'offesa, l'oltraggio, l'odio, l'accanimento contro ciò che sono, per la sofferenza amara nel contemplare il dolore della Madre mia e il digrignare dei denti dei diavoli visibili e presenti solo al mio sguardo e a quello della mia Santa Madre, che beffardi mi presentavano la loro vittoria nelle anime a Me strappate. Mi si scagliavano contro con i morsi e i terribili graffi che penetravano sino a scoprire le ossa.
Chi mi ha dato la forza di accogliere pugni, calci, fustigate, spine, chiodi e lo sputo del rifiuto umano, se non l' amore? L'amore verso il Padre mio e l'amore per le creature, che supera il dolore, lo congloba, l'assimila, va oltre: dolore e amore che si fondono; l’amore che trasfonde nel dolore la sua potenza, la sua energia che lo eleva e l'innalza in se: ne dà Risurrezione, e ne vivo la mia Pasqua.
Ora Io vivo il Venerdì Santo che prosegue nel vostro: nelle vostre croci, nelle vostre sofferenze, che conosco fino all'ultima fibra, ne ho conoscenza in ogni sfaccettatura e nei suoi molteplici toni e aspetti, …e chi più di Me, vostro Signore Crocifisso? Date a Me il vostro patire, i vostri affanni: uniteli ai miei! Poggiate il vostro capo sul mio petto. Imparate da Me ad amare: il vostro amore acquisito si unisce alla sofferenza, la eleva, l'innalza allo spirito e la fa risorgere. Con Me sappiate attendere e sperare la vostra Domenica di Pasqua. Ti benedico”.

19-04-2014 - Veglia di Pasqua nella Basilica di San Giovanni a Roma

Mia piccola Maria,… e sarà vittoria piena! Di queste creature per cui mi preghi, nessuna andrà perduta.
Ecco, il mio grido potente si eleva e si espande su tutta la terra, in Purgatorio e nel Regno dei Cieli: “O morte dov'è la tua vittoria?”. Io sono il Vittorioso, io sono il Risorto! Si, ancora gli uomini chiudono gli occhi a questa terra, ma Io li riapro alla mia vita: passa per essi la scena di questo mondo, ma Io offro ad essi il mio Regno, ove non si scandiscono più le ore, i giorni, l'alternarsi delle stagioni, l'affanno del domani, ove il tempo più non sussiste, ma è l'eterno presente e l'abitazione di una Casa, che è quella dell'Eccelso, che ivi vi ha preparato meraviglie, che ora non è possibile comprendere, ma il cui stupore non cesserà nella sua perenne conoscenza.
Il mio Corpo era esanime nel sepolcro, le mie membra morte; ma il mio Spirito vivo: discese nel luogo dell'attesa dove gli antichi, con brama, attendevano la loro liberazione, ed Io li condussi in Paradiso per poi tornare a congiungermi con quel Corpo inanimato. La mia Energia d'amore l'irradiò e lo penetrò perché si ricomponesse ad unità divina e spiritualizzata con quel Corpo che era stato mezzo e strumento di salvezza e che doveva anche condividerne la sua gloria.
È per la mia Risurrezione che do vittoria all'esistenza di tutti: dagli antichi progenitori, a coloro che sono stati una scintilla, un istante di vita, e per quelli che seguiranno, in modo che ogni creatura non vada persa nello scorrere del tempo, nello sbiadirsi del ricordo della sua memoria. Io sono la vostra memoria che do presenza e valore alla vostra storia. Siete solo un passaggio su questa terra, ma io vi offro l'eternità della mia Vita: non siete solo orme che ricoprono la polvere e ne cancella il vostro transito; in Me voi divenite realtà preziosa che si fa incancellabile e permanente.
La sofferenza patita non va perduta ma si innalza e diviene nobile e feconda: ogni esistenza di chi, pur se non è stato mai riconosciuto, e dimenticato, nel vostro Salvatore, nel mio risorgere, acquista visibilità e rilievo. Nell'economia di Dio niente va perduto, tutto acquista valore e preziosità: persino il male Iddio cerca di trasformarlo per volgerlo al bene, e della totalità del vostro vissuto ne vuole trarre il meglio per far si che se ne raccolgano ori finissimi con cui adornarvi e ornare i palazzi della sua gloria.
Il mio grido di trionfo scuote l'inferno, che trema con i suoi demoni: annichilisce il nemico per decretare il mio potere che ancora oggi vince, tutt'ora risorge su tutto il male e grida: “Ove la tua vittoria?”. Credete in Me, nella mia Resurrezione! Voi siete risorti! Ti benedico”.

24-04-14 “In questa terra Io vorrei che la mia presenza si facesse più tangibile, che ne sentiste il tocco nel cuore, la percezione concreta che Io sono in mezzo a voi”

Mia piccola Maria, tutto è nelle mie mani, e nemmeno una tua lacrima andrà perduta. stasera nel Vangelo Io appaio agli Apostoli nel Cenacolo, ove paurosi stavano rinchiusi. Io vengo per portare pace alla loro agitazione, vigore ai loro timori, fede ai loro dubbi. Vengo a dare testimonianza della mia natura risorta!
Sto in mezzo a loro presente: sono il Vivente! Li guardo, parlo loro, mi faccio toccare, li abbraccio, li esorto, Io Vivo, sono il loro Maestro, carne e ossa, di un corpo che porta i segni della mia Passione, di ciò che ho patito, ma che nella sua natura umana ho vissuto e ha subito la sua trasformazione in un corpo spiritualizzato e divinizzato, perennemente risorto: vittoria che è la vostra; in Me la vostra caducità umana trionfa per divenire risorta e santa. Chi crede in Me non può che avere vittoria.
Io vengo tra gli Apostoli: pur tra le loro paure e i loro limiti accorro alla loro preghiera incessante che chiede la mia presenza, il mio segno, il mio aiuto; ed Io vengo in loro soccorso perché in Me, loro Maestro, acquistino coraggio, conoscenza, fortezza, per uscire ed andare ad evangelizzare e a portare la mia Misericordia, il perdono dei peccati, di un Dio che ama, che va oltre le miserie degli uomini, oltre le loro povertà e cadute.
In questa terra Io vorrei che la mia presenza si facesse più tangibile, che ne sentiste il tocco nel cuore, la percezione concreta che Io sono in mezzo a voi. Ma ove è il desiderio della mia conoscenza e della mia condivisione come i discepoli di Emmaus, ove la preghiera incessante degli apostoli? Dato se così fosse cosa mi arresterebbe? Al posto delle guerre ci sarebbe la pace, alle malattie la guarigione, al peccato la conversione, alle angustezze del cuore la liberà d'amore. Lo testimonia San Pietro nella prima lettera, quando alla guarigione di uno storpio e allo stupore della gente dice: “Lo ha guarito la fede in Gesù Cristo, Colui che avete ucciso, ma che è l'Autore della vita, il Risorto. La fede in Lui ha salvato quest'uomo!”
Ove Io sono in mezzo a voi? Ove mi faccio più presente su questa terra? Nell'Eucarestia. Dallo spezzare del Pane mi riconoscerete. Venite a Me, portatemi la vostra ricerca, il desiderio di conoscenza e condivisione, la preghiera fervorosa, e ne riceverete pace, vigore: la fede! Ti benedico”.

27-04-2014 “Chi non vuole credere, non crede, e nemmeno se potesse avermi in visione e toccarmi crederebbe. E perché questa incredulità?”

Mia piccola Maria, aver paura è umano, ma quando giungono quei momenti pensa e di’ tra di te: “Il mio Signore Gesù è con me!”. E se Io sono con te, cosa devi temere?
Stasera nel Vangelo io vengo a portare soccorso alla incredulità di Tommaso. Appaio di nuovo nel Cenacolo agli Apostoli e lo chiamo: “Metti qua le tue mani nelle mie piaghe e nel mio costato e non essere più incredulo ma credente!”.
Tommaso mi amava, oh, se mi amava! Ma da artigiano qual'era di fine manifattura, abituato a trattare e plasmare la materia nei metalli e gli ori preziosi, soleva comprendere ciò che l'uomo nella sua opera porta a compimento su questa terra, e la visibilità della mia Risurrezione era per lui imperscrutabile.
Dinanzi però alla presenza della mia umanità risorta, di cui portavo i segni gloriosi nelle carni, egli mi dichiara e attesta la sua fede e il suo amore: “Mio Signore e mio Dio!”. Tommaso sarà un grande Apostolo della mia Resurrezione. Quanti in tutte le generazioni continuano ad affermare: “Ah, io sono come Tommaso, se non vedo e non tocco, non credo!”. Oppure: “Ah, se vedessi il Signore, comunicassi con Lui, allora io crederei!”.
Ma io vi dico: chi non vuole credere, non crede, e nemmeno se potesse avermi in visione e toccarmi crederebbe. E perché questa incredulità? Per la durezza del cuore, per non mettere in discussione sé stesso e il cambiamento della sua vita. Dato che si, la fede è una grazia, ma va ricercata! Se un'anima mi cerca in verità, Io non posso che venire in soccorso; se desidera conoscermi, se mi invoca e mi richiede nella preghiera, Io accorro. É umano avere dubbi, tempi di crisi o aridità, ma se mi si vuole Io do risposta al dubbio, sciolgo gli intrecci dei nodi creati nelle crisi, do fecondità nella mia luce alla vostra aridità. Se uno mi vuole ascoltare Io porto la sua anima alla bocca del mio Cuore e soffio i venti del mio Amore; e mi faccio percettivo: mi faccio sentire, scoprire, amare. Parlo al suo intimo, lo prendo per mano e lo conduco per la via del Cielo.
Stasera preannunciate la giornata della Divina Misericordia. Essa è nata dall'effluvio dell'Acqua e Sangue scaturita dal mio Cuore squarciato sulla Croce, offerto a voi per l'eccesso di amore per le creature. A chi vuole Io trabocco e travaso i fiumi della mia Misericordia. A chi mi ricerca Io mi dono senza risparmio: a nessuna è esclusa la via della salvezza. Credete! Ti benedico”.

30-04-2014 “L'uomo deve rinascere dall'alto, rinascere mediante lo Spirito”

Mia piccola Maria, Io sono con te. Quel che ti dico è ciò che hai ascoltato durante la Santa Messa e che Io confermo: “Il povero grida, e il Signore lo ascolta”, come dice il salmo stasera. E non credi che Io ascolti la tua preghiera? Sono Io che dispongo la tua giornata, che ti assisto nella tua vita quotidiana: tu, così fragile, così sola, non potresti sussistere. E per tuo figlio ti ribadisco che si convertirà; ora come non ascolta la tua parola, ugualmente non ascolta il mio richiamo, ma per la tua preghiera Io opero e preparo gli eventi, le situazioni, le persone che potrà incontrare e a cui darà ascolto.
Ecco, il povero grida e il Signore accorre al suo richiamo. Perseverate nella preghiera e credete! Sono venuto non per condannare l'uomo ma per liberarlo. La condanna giungerà solo al Giudizio quando l'anima avrà persistito, sino alla fine, al rifiuto del mio amore. L'uomo è prigioniero nella sua natura umana e nei suoi limiti, e cosa lo libera? È lo Spirito che libera la materia, è Dio che libera l'umanità. A Nicodemo che viene a parlarmi, nella lettura di questo Vangelo dico: “L'uomo deve rinascere dall'alto, rinascere mediante lo Spirito”. È lo Spirito che modella, che plasma la medesima materia, la natura umana ai suoi fini, che sono fini altissimi di santità. E come ricevere lo Spirito? Unitevi alla mia Persona, pregate, usate tutti i mezzi che Iddio vi ha donato. Io sono lo Spirito, sono la Luce, sono il Cielo: chi mi prega e a Me si unisce, Io mi trasfondo in lui; e voi vi fate spirito, luce, cielo. Vi fate liberi. Ti benedico”.
Gesù e la Mamma Celeste vi amano assai e vi benedicono; e anche io, nel loro Santissimo Amore vi voglio bene e vi benedico per intercessione del Cuore Immacolato di Maria: nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Don Armando Maria

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