NATALE ...CAPODANNO...EPIFANIA

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NATALE ...CAPODANNO...EPIFANIA

Messaggio da Beldanubioblu » mer dic 26, 2007 4:21 am

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NATALE

Tu
che
ne dici
SIGNORE se
in questo Natale
faccio un bell’albero
dentro il mio cuore, e ci
attacco, invece dei regali,
i nomi di tutti i miei amici: gli
amici lontani e gli amici vicini, quelli
vecchi e i nuovi, quelli che vedo ogni gior-
no e quelli che vedo di rado, quelli che ricordo
sempre e quelli a volte dimenticati, quelli costanti
e quelli alterni, quelli che, senza volerlo, ho fatto soffrire
e quelli che, senza volerlo, mi hanno fatto soffrire, quelli che
conosco profondamente e quelli che conosco appena, quelli che mi
devono poco e quelli ai quali devo molto, i miei amici semplici ed i miei
amici importanti, i nomi di tutti quanti sono passati nella mia vita.

Un albero con radici
molto profonde, perché
i loro nomi non escano
mai dal mio cuore; un
albero dai rami molto
grandi, perché i nuovi
nomi venuti da tutto il
mondo si uniscano ai già
esistenti, un albero con
un’ombra molto gradevole
affinché la nostra amicizia,
sia un momento di riposo
durante le lotte della vita



SIMBOLI, METAFORE E
ALLEGORIE DEL PRESEPIO




In ogni rappresentazione del "presepio", modesta o spettacolare che sia, compaiono indispensabili i simboli della liturgia cristiana, così come sono venuti assemblandosi ed evolvendo dalla lontana notte francescanadi Greccio. Anzitutto la parola stessa "presepio", che significa "magiatoia", il luogo primo deove fu posto il Bambino Gesù appena nato. Senza mangiatoia il presepio rimmarrebbe mutilo e non sarebbe più possibile fare riferimento al messaggio cristiano; tenuto conto che in una magiatoia si pone solitamente il fieno, che è il nutrimento degli animalida stalla, Gesù, umilmente si fa lui stesso fieno, nutrimento eccellenteper l'umanità dei fedeli. La simbologia salvifica si esalta, quindi, nella specifica tipologia dell'ambiente che accoglie la mangiatoia: una grotta-stalla di caravanserraglio, tra le più povere rimaste in Bethlemme dopo l'albergatura straordinaria di quella notte in cui era comparsa in cielo la cometa. Uno spazio fisico disadorno. Accanto a Gesù Bambino soltanto un buo e un asino. Il bue è simbolo di carattere forte, ma paziente, sottomesso; animale sacro in Asia Orientale e in Grecia dove interpretava anche il ruolo sacrificale; il bue è il popolo dei futuri cristiani, fedele al proprio mandato fino alla rinuncia perfino della vita.Anche l'asino è un animale importante nel contesto delle narrazioni bibliche; in Egitto l'asino rosso incontrava l'anima dopo la morte; in Grecia veniva sacrificato nel recinto sacro di Delfi; Dioniso e i suoi seguaci cavalcavano asini; Ezechiele, profeta, lo aveva eccezionalmente, identificato come simbolo di lussuria (Ez.23,20); nel Libro dei Numeri è conosciuto come l'animale che capisce Dio più di quanto riescano gli stessi uomini (Nm.22,22). Gesù entra in Gerusalemme cavalcando un'asina bianca (Mt.21,2), simbolo di intelligente umiltà. Asino e bue, insieme, sono metafora del presepio nella tradizione altomediovale, soprattutto quella di intonazione liturgica basiliana, o ortodossa (si veda l'esempio clamoroso nell'ipogeo di Pomponio, a Santa Maria in Stelle, in provincia di Verona, a coronamento di un ciclo iconografico di dipinti del del VII o VIII secolo).


Ravenna Mausoleo di Galla Placida
"Il cielo della notte santa" sec.V

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Di Maria, madre di Gesù, si descrivono le identità telogogiche nei vari repertori mariani; Maria l'immacolata nata di natura preternaturale, senza peccato original; vera madre; mentre Giuseppe, simbolo della virtù matrimoniale e contemporaneamente responsabile della famiglia, assiste moralmente la sposa e accudisce il figlio putativo.
Nel cortile di quel caravanserraglio di Bethlemme stazionavano nella notte santa, alcuni pastori e carovanieri con il loro seguito; tra quelli erano anche le donneche prestarono amorevolmente soccorso alla privelegiata puerpera: serventi e spose, pratiche di parto. I Vangeli apocrifi ne ricordano in particolare una: Salomè, scettica, incredula, inquietante: rimase parallizata a un braccio per aver tentato la verginità di Maria, fino al perdono. Salomè è simbolo della crisi, dell'incredulità per ignoranza, e ancora occasione di egoismo; capiterà la stessa avventura a un'altra Salomè, quella che danzerà la storia leggendaria dei "setti veli" pretendendo in cambio la testa del Battista. I carovanieri e i pastori sono la Palestina, tutta, cioè la mosaica "terra promessa"; un popolo, selezionato da Jahvè. Ad esso Javhè manda ambasciatore un angelo per annunciare l'Evento della notte santa, e quel popolo, dopo aver sostato in stupefatta meravigliadavanti alla mangiatoia, riprende, ostinato, il cammino lungo le vie del desrto, che sono le strade impervie, fatali dell'esistenza.


Ottranto (LE) - Duomo -litosturto "Basilisco",
simbolo del male sec. XII

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Muovono dal recinto di Bethlemme dove hanno vissuto il miracolo del Messia davanti al fuoco, al riparo di una grande palma.Il fuoco è la la vita stessa, l'energia vitale; è nel profondo del cuore umano, come eiste nelle profondità della terra, un fuoco fisico che la natura provvede a rivelare attraverso i terremoti e le eruzioni dei vulcani. La grande palma, invece, è raffigurazione analogica dell'"Albero della vita", pianta misteriosa che Dio aveva creato nel giardino dell'Eden, accanto all'alberodella "conoscenza del bene e del male"; del primo potevano cibarsi i progenitori, Adamo ed Eva, mentre la frutta del secondo era proibita. Nella rappresentazione tradizionale, naturalistica del presepio l'albero della vita è solitamente simboleggiato con la palma; questa, già di per sè , era considerata albero della pace e dell'abbondanza, tipico dell'area culturale mediorientale, ma anche "Albero della vittoria". L'ingresso di Gesù in Gerusalemme avviene, infatti su un tappeto di fogliedi palma, metafora della vittoria di Cristo sulla superstizione ignorante della plebaglia politica.
Col passare del tempo le tradizioni presepistiche tado mediovali formatesi nei vari stati europei, specie del continente centromeridionale, hanno interpretato con eccezioni particolari la qualificazione originaria dei pastori e dei carovanieri, trasformandola in quella intellettualistica di "operai della vigna e del Signore"; vale a dire: contadini, artigiani, veicolanti, falegnami, boscaioli, fabbri e maniscalchi, etc.: le donne intente a impastare il pane, dare becchime ai polli, al pozzo a prender acqua, e così via. I figuranti variano nel costumeda latitudine a latitudine; parlano ciascuno il linguaggio proprio della regione d'origine; ancora a pochi è data un'educazione aristocratica e con essa l'uso di un lessico dai significati comuni, separazioni etniche o di casta si conserveranno per secoli ostacolando l'esercizio di quella "caritas" implicita nell'annunzio natalizio: vedi la parabola evangelica del "buon samaritano" o la storia del fariseo e del pubblicano. Liturgia della nascente Chiesa di Cristo, i pastori; liturgia della della cultura e della sapienza, i Magi, straordinario ospiti del presepio, un presepio tutto nuovo, a Nazareth, se è vero che giunsero alla casa di Mariae di Giuseppe quando già la "famiglia" era tornata in Galilea. Erano partiti dal lontano regno di Saba, di dove era pure venuta a Gerusalemme per visitare Salomone, secoli addietro, una bellissima e sfolgorante regina. I Magi vestono più simboli; anzitutto quello delle dinastie etniche bibbliche originatesi dopo la sconfitta della torre di Babele: semitica camitica e japetica; sono anche i depositari del tesoro di Adamo: davanti alla grotta del monte Nud, il monte del Paradiso, per millennihanno gelosamente custodito il tesoro raccolto da Adamo, comprendente una grossa mela d'oro e trenta denari d'argento, gli stessi che donati a Maria, perduti casualmente durante la rapida fuga in Egitto, trovati da un levita e consegnati al tempio di Gerusalemme sarebbero serviti per pagare Giuda Iscariota.
Il sole non ti serve per vedere perchè tu luce sei in mezzo al buio...(Lucia Di Iulio)

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